
Nato ad Aiello Calabro (CS), il 23 agosto 1828 e deceduto a Firenze il 18 febbraio 1915, negli archivi parrocchiali e comunali era stato registrato con il nome di Costantino Adriano. Abbandonato alla nascita, venne ritrovato nello stesso giorno dalla levatrice Grazia Casanova in località Copano, frazione di Aiello. Sebbene alcune fonti riportino luogo e data di nascita diversi, i registri anagrafici di Aiello parlano chiaro, come peraltro già evidenziato dagli studi dello storico Rocco Liberti.
Il trovatello fu poi riconosciuto legalmente dal padre naturale, il «cerusico» Bonaventura Arlìa di Amantea, solo nel 1836 (la madre, come si legge sull’atto di morte del linguista, si chiamava Maria De Mundo).
La sua formazione scolastica inizia nel seminario di Tropea, nella cui Diocesi erano compresi all’epoca sia Aiello che Amantea. Nell’Archivio storico diocesano di Tropea non esiste alcuna documentazione relativa ai seminaristi del 1800, essendo andata perduta negli anni Cinquanta del secolo scorso. Pertanto, si può solo supporre che il periodo di studio dell’Arlìa presso l’istituzione religiosa, che sappiamo essere stato di tre anni, sia circoscrivibile, anno più, anno meno, al 1839-42.
In seguito, e dopo un periodo di studio da autodidatta, l’Arlìa si trasferirà a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza, verosimilmente intorno al 1851. Pur non avendo riscontri documentali, in quell’anno l’Arlìa ha ventitré anni, un’età compatibile con il conseguimento della Laurea.
È il 1861 quando inizia la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea. Da qui andrà a Torino come capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia; e poi a Roma. Nel 1890 si dimette per motivi di salute dall’incarico ministeriale di direttore della seconda divisione e subito dopo, è il febbraio 1891, si trasferirà a Firenze, assieme alla compagna Giuseppina Massaglia. Con quest’ultima si sposerà nella città del Giglio, ormai avanti con gli anni, il 4 febbraio 1906.
Nel capoluogo toscano, Costantino Arlìa passa a miglior vita nella sua casa di via S. Gallo 81, per una emorragia cerebrale, il 18 febbraio del 1915.
«L’ultimo periodo della sua lunga vita (morì a 86 anni) – recita il necrologio pubblicato sul «Giornale storico della letteratura italiana» (LXVI, secondo semestre 1915, p. 308) – venne funestato dalla cecità, ma egli sopportò con stoicismo la sua sventura, consolando le tenebre da cui era avvolto con le luci sempre vivide della memoria e dell’intelletto». Secondo l’anonimo estensore, fu «editore e annotatore amoroso e sagace», sebbene non «un letterato di professione, ma ciò non tolse che egli amasse e studiasse le lettere nostre con vera e instancabile passione».
L’Arlìa nella vita esercita la professione di magistrato prima e di funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia in seguito. Il suo maggiore interesse, tuttavia, fu per la lingua italiana. La profonda passione e la competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, ne fecero un autorevole linguista, tanto da essere chiamato a far parte dell’Accademia della Crusca.
Tra le sue opere possiamo menzionare: il noto Lessico dell’Infima e corrotta italianità , pubblicato a Milano per la prima volta nel 1877 (altre edizioni sono del 1881, 1890 e 1898) per i tipi della Casa Edizioni Paolo Carrara; Del linguaggio degli artigiani fiorentini del 1876; Giunte al Lessico dell’infima e corrotta italianità del 1884 e 1896 (Carrara editore, Milano); Filologia spicciola (Firenze, 1889); Note filologiche, 1891-1892; Il Dizionario bibliografico, pubblicato a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, che è una raccolta di locuzioni e voci del linguaggio bibliografico; Voci e maniere di lingua viva (Milano, 1895); Il parlare degli artigiani fiorentini, Milano, 1896; Ruscelleide di Vincenzo Borghini, Note raccolte da Costantino Arlia, 1898; Passatempi filologici (Novelle e bozzetti), Roma, Albrighi e Segati, 1903; Storia d’un libro, Treviso, 1904. I suoi studi filologici comprendono anche testi di Machiavelli, del Capperone, Borghini, Cecchi, Curzio da Marignola, Malatesti ecc.
Pubblicò, oltre ad alcune novelle, pure diverse raccolte di versi, originali e traduzioni. Ecco alcuni titoli: Sonetto, in raccolta Per le nozze di Domenico De Palco e Teresina Nobile, Napoli, Stab. Tip. Di G. Nobile, 1854; Canti calabresi, Il passatempo, 15 novembre e 1 dicembre 1864 (canti d’amore con versione italiana); Rose e viole (Canti e leggende popolari di varie nazioni, raccolte e tradotte), Tip. G. Favale e Comp., 1865; La novella di Geta e Birria riprodotta da un’antica, Bologna, Romagnoli, 1879; Le nozze del Diavolo: novella di G. B. Fagiuoli, Bologna 1886; La vita dello infame aretino, Editore S. Lapi, Città di Castello, a cura di C. Arlìa. Ecc.
Tra le altre pubblicazioni, la prima versione italiana, per i tipi di Giuseppe Marghieri, della Storia del Diritto Romano di Gustavo Hugo, edita a Napoli nel 1856. Del 1859, sempre per Marghieri, è la traduzione della Storia dei progressi del dritto delle genti in Europa e in America dalla pace di Westfalia fino ai giorni nostri con una introduzione sui progressi del diritto delle genti in Europa prima della pace di Westfalia di Henry Wheaton cui segue nel 1860 la traduzione di un’altra opera del medesimo autore, gli Elementi di diritto internazionale. Nel 1861 vede la luce Le Convenzioni d’estradizione tra il Regno d’Italia e gli Stati stranieri, edita a Torino.
Molti suoi manoscritti, per quanto prima di morire avesse predisposto che fossero bruciati, si trovano nell’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, dove è custodito il carteggio Arlìa (908 lettere comprese tra il 1871 e il 1905), acquisito nel 1915 per acquisto dalla libreria Lumachi, e diverse lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936 alla biblioteca. Altre lettere, come il carteggio Bongi, sono all’Archivio di Stato di Lucca [Archivio di Stato Lucca, Lettera del 27 Maggio 1886; 31 Maggio 1886; 12 Giugno 1886; 14 Luglio 1886; 28 Maggio 1886]; mentre all’archivio storico della Crusca è conservata tutta la documentazione prodotta dallo studioso.
Una gran mole documentale ancora da esaminare, dunque, assieme alle altre notizie biografiche ancora incomplete e da verificare, che aspettano di essere oggetto di ulteriori studi.
Per l’Arlìa, la purezza linguistica fu tra le sue più vive preoccupazioni e passioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani ad opera di Luigi Lerro, il Carducci lo definì “puntiglioso linguaiolo”, una definizione che il poeta aveva già usato anche per il Fanfani.
Nota bibliografica
«Giornale storico della letteratura italiana » LXVI, secondo semestre 1915, Loescher, Torino, p. 308;
Vito G. Galati, Gli scrittori delle Calabrie, I, Editore Vallecchi, Firenze 1928, pp. 229-231;
Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 4, 1962, voce Arlìa, Costantino, p. 214 o sul web: http://www.treccani.it/enciclopedia/costantino-arlia_%28Dizionario-Biografico%29/;
Accademia della Crusca, Archivio Digitale, alla voce Arlìa: http://www.adcrusca.it/ris_0.asp?digestore=4 parola1=arl%ECa INSito=0;
Rocco Liberti, Lo Stato di Ajello in Calabria, Barbaro Editore, Oppido Mamertina, 1978, pp. 227-231;
Bruno Pino, Calabresi Illustri, Costantino Arlìa, magistrato per professione e filologo per passione, «Calabria Sconosciuta », 133, gennaio-marzo 2012, pp. 71-73.
Nota archivistica
Archivio Comune di Aiello Calabro, Atti di Nascita, anno 1928, n. d’ordine 55 F. 28;
Archivio Comune di Firenze, Atto nr. 386, parte I, serie A e foglio di Famiglia n. 60276;
Archivio di Stato Lucca, Carteggio Bongi, Lettera del 27 maggio 1886; 31 maggio 1886; 12 giugno 1886; 14 luglio 1886; 28 maggio 1886;
SIUSA, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=43395&RicProgetto=personalita;
Fonte: Dizionario biografico della Calabria contemporanea, ICSAIC 2019.

Il 18 febbraio del 1915 a Firenze moriva Costantino Arlìa, l’illustre letterato, accademico della Crusca e magistrato, nato ad Ajello il 23 agosto 1828 (immagine creata da IA*).
Nel rinviarvi alla voce Arlìa Costantino del Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, curato dall’ICSAIC (https://www.icsaicstoria.it/dizionario/arlia-costantino/), ad un post sul Blog di Bruno Pino (https://brunopino.wordpress.com/…/costantino-arlia…/) e alle pagine 150-160 dell’antologia Aiello ad Litteram, vi segnaliamo pure le schede SIUSA che si riferiscono ai fondi Costantino Arlìa della Crusca e della Biblioteca Marucelliana (https://siusa-archivi.cultura.gov.it/…/siusa/pagina.pl… – https://siusa-archivi.cultura.gov.it/…/siusa/pagina.pl…).
Il rimando più importante, però, è per questa pagina di AbeBooks (https://www.abebooks.it/ricerca…/autore/arlia-costantino/) dove si possono acquistare volumi di Arlìa anche della fine del 1800. Un suggerimento per i prossimi acquisti della Biblioteca comunale di Aiello Calabro.
Il 2028 è vicino, ma c’è tempo a sufficienza per pensare a qualche iniziativa in suo onore. (bp)
* “L’immagine – è la spiegazione dell’IA alla quale abbiamo chiesto di immaginare come potesse essere Arlìa – potrebbe evocare un volto familiare proprio perché si rifà a un canone visivo ottocentesco condiviso da molti intellettuali italiani dell’epoca. Non è una somiglianza diretta con una persona specifica, ma una convergenza stilistica e culturale”.