
Pensiero del 29 maggio 2026
… ad aprile 2000, per escursioni tra “fidanzati”, LaVuretta e Geniale si fecero una passeggiata a Parigi. Non ricordano il giorno esatto della partenza. Tuttavia, il girno prima o giorni prima erano andati al concerto di De Gregori al Rendano. Il giorno della partenza lo videro all’aeroporto di Lametia Terme in partenza pure lui. Lo hanno salutato e complimentato per lo spettacolo. Lui: e voi ragazzi dove andate? Ah, a Parigi? bello, divertitevi, e mangiate le ostriche, mi raccomando! Quando gli hanno chiesto di farsi un selfie (lo sapete no? che è assodato storicamente che è stato inventato da Geniale??!) lui, si è affrettato a dire che no, mai e poi mai…
e vabbè, ce ne faremo una ragione Francè.
In ogni modo, un artista è prima di tutto una persona. E deve poter dire cosa pensa sui fatti del mondo.
Statte bbuonu
Pensiero del 23 maggio 2026
“Geniale Adacquacerze si chiede” 👇
Sulla condanna del sindaco di Civita per la tragedia del Raganello, mi domando: quando è mosso il mare, se qualcuno molto imprudentemente fa lo stesso il bagno e poi malauguratamente annega, viene condannato il sindaco di quel territorio rivierasco?
Citazione del 20 maggio 2026
“Discutevano di tutto. […] del lavoro che non c’era, della gente che andava via, lontano lontano, a cercare quella provvidenza che a Mambrici non raggiungeva mai se non per pochi eletti, cioè i soliti figli di papà che possedevano l’albero dei soldi sempre in fiore“.
Pantaleone Sergi, Rosso podestà, Pellegrini 2026, p. 80
Citazione del 16 maggio 2026
«Le pecore quando muoiono diventano nuvole». Da “Pecore sotto copertura”, film visto a maggio 2026
Citazione del 13 maggio 2026 (13.11)
Pepè Pellicari vide di malocchio quei movimenti e tacciò di socialista il giovane prete che si batteva per dare la terra ai contadini che davano il sangue zappando nell’anta.
<<Sono usurpatori che hanno in odio gli onesti proprietari terrieri>>, contestò il Padovese vedendo che decine e decine di persone, muovendo già quando albeggiava, avevano occupato terre morte e abbandonate da molti anni, diventate regno di spine e di serpenti, e cominciarono ad ararle e concimarle.
Pantaleone Sergi, Rosso podestà, Pellegrini 2026, pp. 73-74
Pensiero del 22 aprile 2026 (ore 22 circa)
Sanità pubblica | Sanità privata
Come saprete, sono donatore Avis. Ho 60 anni. Come donatore, ho la possibilità di fare la visita cardiologica gratuita.
Con il foglio rilasciato da Avis mi reco dal medico che mi rilascia la ricetta dematerializzata bianca. Procedo – anturella – a fare la prenotazione con il Cup online. Risultano 13 appuntamenti disponibili, come di seguito, spalmati da domani, 23 aprile al 19 ottobre 2026. Nessuno a Cosenza, dove abito.
Ragionamento: una visita a pagamento costa circa 120 euro o anche meno e ti prenoti, dai privati, in un battibaleno. Se decidi di recarti a Rossano, Cariati, Trebisacce, San Giovani in Fiore, Cassano o Longobucco, ci vogliono i soldi per la benzina e il tempo. A conti fatti, a 120 euro è regalata la visita dai privati a Cosenza.
Conclusioni: tiratele voi.
P.s. Geniale Adacquacerze si può permettere (ancora) di andare dai privati e subito.
Povera Calabria, povera Italia.
Voi continuate a tifare una squadra invece che un’altra. Io la soluzione ce l’ho. E si richiama al 1789. Ma pure peggio.
Vostro Geniale Robespierre “affine une plante de chêne” Adacquacerze
Elenco dei 13 Appuntamenti disponibili (alle ore 21.30 circa):
1. 23 aprile ore 11.20 Poliambulatorio di Trebisacce
2. 23 aprile ore 16 Poliambulatorio di Trebisacce
3. 30 aprile ore 15.57 Centro diagnostico ACCR ANMI Corigliano Rossano
4. 18 giugno ore 9 Centro diagnostico ACCR ANMI Corigliano Rossano
5. 10 luglio ore 10.30 Poliambulatorio Cariati
6. 13 luglio ore 10.17 Poliambulatorio San Giovanni in Fiore
7. 24 luglio ore 17.16 Istituti accreditati Corigliano Rossano
8. 27 luglio ore 12 Poliambulatorio di Longobucco
9. 8 settembre ore 9.50 Istituti accreditati Corigliano Rossano
10. 14 settembre ore 10 Poliambulatorio di Cassano
11. 21 settembre ore 12.30 Ospedale di Corigliano Rossano
12. 19 ottobre ore 10.30 Ospedale di Cariati
13. 19 ottobre ore 9.30 Ospedale di Trebisacce
Pensiero del 21 aprile 2026
Capisco ma non giustifico chi non vuole fare la raccolta differenziata. Ma non capisco e non giustifico chi va a buttare la spazzatura non differenziata, 30 secondi dopo che gli operatori l’hanno ritirata.
“Lo fanno a spregio”, ha chiosato Geniale Adacquacerze
Citazione del 19 aprile 2026
“Garrone fu l’ultimo che abbracciai, nella strada, e soffocai un singhiozzo contro il suo petto: egli mi baciò sulla fronte. Poi corsi da mio padre e da mia madre. Mio padre mi domandò: – Hai salutati tutti i tuoi compagni? – Dissi di sì. – Se c’è qualcuno a cui tu abbia fatto un torto, vagli a dire che ti perdoni e che lo dimentichi. C’è nessuno? – Nessuno, – risposi. – E allora addio! – disse mio padre, con la voce commossa, dando un ultimo sguardo alla scuola. E mia madre ripeté: – addio! – E io non potei dir nulla.”
E. De Amicis, Il libro Cuore, Addio – E abbiamo finito di leggerlo…
Citazione del 18 aprile 2026
“Ma tanto questa mattina non poté reggere e s’addormentò d’un sonno di piombo. Il maestro lo chiamò forte: – Coretti! – Egli non sentì. Il maestro, irritato, ripeté: – Coretti! – Allora il figliuolo del carbonaio che gli sta accanto di casa, s’alzò e disse: – Ha lavorato dalle cinque alle sette a portar fascine. – Il maestro lo lasciò dormire, e continuò a far lezione per una mezz’ora. Poi andò al banco da Coretti e piano piano, soffiandogli nel viso, lo svegliò. A vedersi davanti il maestro, si fece indietro impaurito. Ma il maestro gli prese il capo fra le mani e gli disse baciandolo sui capelli: – Non ti rimprovero, figliuol mio. Non è mica il sonno della pigrizia il tuo; è il sonno della fatica.”
E. De Amicis, Il libro Cuore, 32 gradi
Pensiero del 17 aprile 2026
Osservando il consorzio umano e i tanti strumenti a disposizione per comunicare, non si può non notare invece la crescente incomunicabilità tra le persone. Si parla con il cugino in quindicesima dell’Australia, ma non si ascolta e non si vede il vicino.
Ebbene, questa situazione sempre più drammatica, mi ricorda la Torre di Babele.
***
Il racconto biblico della Torre di Babele, contenuto nel Libro della Genesi (capitolo 11, versi 1-9), narra che in origine tutti gli uomini parlavano un’unica lingua e si stabilirono nella pianura di Sennaar (Mesopotamia) per costruire una città e una torre la cui cima avrebbe dovuto toccare il cielo.
Gli uomini, mossi dall’ambizione di farsi un nome e di non disperdersi sulla terra come ordinato da Dio, iniziarono l’opera utilizzando mattoni cotti e bitume come cemento. Tuttavia, il Signore, osservando il progetto e comprendendo che un popolo unito da una sola lingua avrebbe potuto realizzare ogni impresa, decise di confondere le loro lingue per impedirne la comunicazione reciproca.
Di conseguenza, i costruttori non riuscirono più a capirsi, lavoro si interruppe e l’umanità fu dispersa su tutta la terra, dando origine alle diverse lingue e popoli. Il nome “Babele” deriva dall’ebraico bālal, che significa “confondere”, in riferimento all’evento divino che mise fine alla loro presunzione di raggiungere il cielo.
Ambizione umana: Il progetto rappresentava un tentativo di superbia e autosufficienza, volendo sostituire l’ordine divino con un potere centralizzato.
Intervento divino: Dio non punì il progresso in sé, ma l’orgoglio smisurato che avrebbe potuto portare a un totalitarismo pericoloso.
Risultato: La diversità linguistica e la dispersione geografica furono il mezzo per ristabilire la dipendenza dal Creatore e la dignità dei singoli individui.
***
Naturalmente, per il racconto biblico ho attinto paro paro dal webbe.
Citazione del 14.04.2026
“Marco fu portato via. I padroni e le donne uscirono in fretta; rimasero il chirurgo e l’assistente, che chiusero la porta. Il signor Mequinez tentò di tirar Marco in una stanza lontana; ma fu impossibile; egli parea inchiodato al pavimento. – Cosa c’è? – domandò. – Cos’ha mia madre? Cosa le fanno? E allora il Mequinez, piano, tentando sempre di condurlo via: – Ecco. Senti. Ora ti dirò. Tua madre è malata, bisogna farle una piccola operazione, ti spiegherò tutto, vieni con me. – No, – rispose il ragazzo, impuntandosi, – voglio star qui. Mi spieghi qui. L’ingegnere ammontava parole su parole, tirandolo: il ragazzo cominciava a spaventarsi e a tremare. A un tratto un grido acutissimo, come il grido d’un ferito a morte, risonò in tutta la casa. Il ragazzo rispose con un altro grido disperato: – Mia madre è morta! Il medico comparve sull’uscio e disse: – Tua madre è salva. Il ragazzo lo guardò un momento e poi si gettò ai suoi piedi singhiozzando: – Grazie dottore! Ma il dottore lo rialzò d’un gesto, dicendo: – Levati!… Sei tu, eroico fanciullo, che hai salvato tua madre”.
E. De Amicis, Libro Cuore, Dagli Appennini alle Ande
Pensiero del 10 aprile 2026
Mi piacerebbe “aggiustare” il mondo. Ma da solo non ce la posso fare. Perché forse abbiamo idee diverse di come aggiustarlo. E ognuno di noi va in direzione contraria alle azioni dell’altro, vanificandole.
Vostro Geniale
Pensiero del 7 aprile 2026
Più passano gli anni, più ho modo di osservare l’intelligenza altrui, e più penso che l’unica azione sensata è diventare eremita.
Citazione del giorno 7.04.2026
” […] gli uomini delle classi superiori sono gli ufficiali, e gli operai sono i soldati del lavoro” […] gli uomini delle classi superiori sono gli ufficiali, e gli operai sono i soldati del lavoro, ma così nella società come nell’esercito, non solo il soldato non è men nobile dell’ufficiale, perché la nobiltà sta nel lavoro e non nel guadagno, nel valore e non nel grado, ma se c’è una superiorità di merito è dalla parte del soldato, dell’operaio, i quali ricavan dall’opera propria minor profitto”
E. De Amicis, Libro Cuore, gli amici operai
Citazione del giorno 6.04.26
“- Io mi ricordo la prima volta che la mia povera madre m’accompagnò alla sua scuola. Era la prima volta che doveva separarsi da me per due ore, e lasciarmi fuori di casa, in altre mani che quelle di mio padre; nelle mani d’una persona sconosciuta, insomma. Per quella buona creatura la mia entrata nella scuola era come l’entrata nel mondo, la prima di una lunga serie di separazioni necessarie e dolorose: era la società che le strappava per la prima volta il figliuolo, per non renderglielo mai più tutto intero. Era commossa, ed io pure. Mi raccomandò a lei con la voce che le tremava, e poi, andandosene, mi salutò ancora per lo spiraglio dell’uscio, con gli occhi pieni di lacrime. E proprio in quel punto lei fece un atto con una mano, mettendosi l’altra sul petto come per dirle: “Signora, si fidi di me.” Ebbene, quel suo atto, quel suo sguardo, da cui mi accorsi che lei aveva capito tutti i sentimenti, tutti i pensieri di mia madre, quello sguardo che voleva dire: “Coraggio!” quell’atto che era un’onesta promessa di protezione, d’affetto, d’indulgenza, io non l’ho mai scordato m’è rimasto scolpito nel cuore per sempre; ed è quel ricordo che m’ha fatto partir da Torino.”
Edmondo De Amicis, Libro Cuore, Il maestro di mio padre
Citazione del giorno 1.04.26
— Sì, figliuolo, ti perdono, ti perdono con tutto il cuore. Pensa un po’ se non ti perdono. Levati d’in ginocchio, bambino mio. Non ti sgriderò mai più. Sei buono, sei tanto buono! Accendiamo il lume. Facciamoci un po’ di coraggio. Alzati, Ferruccio.
— Grazie, nonna, — disse il ragazzo, con la voce sempre più debole. — Ora… sono contento. Vi ricorderete di me, nonna… non è vero? vi ricorderete sempre di me… del vostro Ferruccio.
— Ferruccio mio! — esclamò la nonna, stupita e inquieta, mettendogli le mani sulle spalle e chinando il capo, come per guardarlo nel viso.
— Ricordatevi di me, — mormorò ancora il ragazzo con una voce che pareva un soffio. — Date un bacio a mia madre… a mio padre… a Luigina… Addio, nonna…
— In nome del cielo, cos’hai! — gridò la vecchia palpando affannosamente il capo del ragazzo che le si era abbandonato sulle ginocchia; e poi con quanta voce avea in gola disperatamente: — Ferruccio! Ferruccio! Ferruccio! Bambino mio! Amor mio! Angeli del paradiso, aiutatemi!
Ma Ferruccio non rispose più. Il piccolo eroe, il salvatore della madre di sua madre, colpito d’una coltellata nel dorso, aveva reso la bella e ardita anima a Dio.
Edmondo De Amicis, Libro Cuore, Sangue romagnolo
Citazione del giorno 21.03.26
La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna.
Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d’aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po’ il busto, si assesta con una mano il colletto dell’uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari
Citazione (marzo 2026)
Ma a un certo punto, istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato… si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.
Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari

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Servizio di LaC su dott. Camillo Ianni Lucio
https://www.lacplay.it/video/tracce-vite-che-lasciano-il-segno_101073/rubrica-tg—"tracce-vite-che-lasciano-il-segno"-un-medico-per-amico_104106/