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Bruno Pino
Bruno Pino è giornalista, blogger, appassionato di storia locale, fotografo - Cosenza & Aiello Calabro (Cs) - Contatti brunopino66@gmail.com | +39.3495767435
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Un commento su “Valle Oliva. Le dichiarazioni di Posa, del Comitato De Grazia, sul rinvio a giudizio degli imputati”
La Corte d’assise di Cosenza dovrà decidere la sorte dei cinque accusati di aver causato, attraverso il disastro ambientale, tra l’altro, la morte di un uomoAMANTEA Si svolgerà il 16 aprile del prossimo anno la prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Cosenza del processo sui “veleni” dell’Oliva. Davanti a quella corte, Cesare Coccimiglio – l’imprenditore edile ritenuto dall’accusa il principale responsabile di un «imponente ed illecito smaltimento di rifiuti industriali» – assieme ad altri quattro titolari di terreni – dove sarebbero stati occultati decine di migliaia di metri cubi rifiuti tossico-nocivi – dovrà rispondere di accuse pesantissime: aver determinato, proprio a causa dello smaltimento illecito, il disastro ambientale nella zona e l’avvelenamento delle acque utilizzate anche dall’uomo.Un comportamento che è stato attentamente valutato dal Gup di Paola, Carmine De Rose, nel suo decreto di rinvio a giudizio. Il giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto, infatti, che dal disastro ambientale sarebbe derivata, tra l’altro, la morte di Giancarlo Fuoco, il pescatore di Domanico – che abitualmente si recava al fiume Oliva con l’amico anch’egli ammalatosi di tumore – deceduto per neoplasia polmonare. «Si rileva come – afferma De Rose nel suo decreto di rinvio a giudizio – a stretto tenore di enunciazione imputativa, al capo A (disastro ambientale, ndr) risulta contestata in fatto la morte di Fuoco Giancarlo quale conseguenza diretta e prevista come possibile, da parte degli agenti, del disastro ambientale». Una decisione che accoglie in pieno la tesi del procuratore della Repubblica, Bruno Giordano – titolare della complessa indagine sull’inquinamento dell’intera area –, e che per questo rimette la valutazione su quanto accaduto nella valle dei “veleni” ai giudici della Corte di assise di Cosenza.Roberto De Santo
La Corte d’assise di Cosenza dovrà decidere la sorte dei cinque accusati di aver causato, attraverso il disastro ambientale, tra l’altro, la morte di un uomoAMANTEA Si svolgerà il 16 aprile del prossimo anno la prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Cosenza del processo sui “veleni” dell’Oliva. Davanti a quella corte, Cesare Coccimiglio – l’imprenditore edile ritenuto dall’accusa il principale responsabile di un «imponente ed illecito smaltimento di rifiuti industriali» – assieme ad altri quattro titolari di terreni – dove sarebbero stati occultati decine di migliaia di metri cubi rifiuti tossico-nocivi – dovrà rispondere di accuse pesantissime: aver determinato, proprio a causa dello smaltimento illecito, il disastro ambientale nella zona e l’avvelenamento delle acque utilizzate anche dall’uomo.Un comportamento che è stato attentamente valutato dal Gup di Paola, Carmine De Rose, nel suo decreto di rinvio a giudizio. Il giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto, infatti, che dal disastro ambientale sarebbe derivata, tra l’altro, la morte di Giancarlo Fuoco, il pescatore di Domanico – che abitualmente si recava al fiume Oliva con l’amico anch’egli ammalatosi di tumore – deceduto per neoplasia polmonare. «Si rileva come – afferma De Rose nel suo decreto di rinvio a giudizio – a stretto tenore di enunciazione imputativa, al capo A (disastro ambientale, ndr) risulta contestata in fatto la morte di Fuoco Giancarlo quale conseguenza diretta e prevista come possibile, da parte degli agenti, del disastro ambientale». Una decisione che accoglie in pieno la tesi del procuratore della Repubblica, Bruno Giordano – titolare della complessa indagine sull’inquinamento dell’intera area –, e che per questo rimette la valutazione su quanto accaduto nella valle dei “veleni” ai giudici della Corte di assise di Cosenza.Roberto De Santo