di Carmelina Sicari
L’Europa può essere rifondata a partire dal Sud, dove una straordinaria gesta, caduta in oblio, propone l’idea dell’unità dei popoli.
Da quando l’illustre filologo Marco Boni segnalava l’importanza del poemetto quattrocentesco Aspromonte, che riprendeva l’antica canzone di gesta omonima e che su di essa costruiva elementi innovativi di grande importanza, man mano che procedevo nello studio e poi nell’edizione integrale del poemetto mi rendevo conto di altri elementi non solo locali ma, per così dire, nazionali, fino alla scoperta — perché di questo si è trattato — dell’autore della redazione in ottave che ho fatto propria nell’ultima edizione del poemetto, che ne ebbe ben quattordici.
Lì, in quella che era la più vicina all’Ariosto, che riconosce il poemetto esplicitamente come una delle sue fonti, era indicato un nome: Verdizzotto.
Verdizzotto era un caposcuola dell’Accademia senese, diremmo con parole moderne un ricercatore sul terreno della lingua italiana.
È quello — dico oggi — che ha inventato nel poemetto la lingua letteraria.
Ma come mai si esprime qui?
Verdizzotto coglieva la tradizione della poesia cavalleresca, ampliata e prolungata da un esercito di cantastorie, come il momento opportuno per l’operazione della lingua letteraria.
Bisognava intervenire nella serie di rimaneggiamenti e di inserimenti che la tradizione offriva da tre secoli per operare una vera e propria rivoluzione linguistica.
Le corti favoriscono questa operazione, e le Accademie.
Non è un caso che le edizioni del poemetto riguardino Mantova, Milano, Firenze e Ferrara.
A Ferrara — e non è ancora un caso — c’era il più celebre dei cantastorie, detto il Cieco di Ferrara.
Le Accademie stabiliscono il procedimento, i modelli.
Ma la tensione verso l’Europa unita resta costante.
Anzi, i Normanni, nel cui ambito sorge la Canzone, in un certo modo snobbano i Carolingi, da cui parte il progetto di unità europea.
Non è un caso che Carlomagno nella Canzone venga rappresentato debole ed inetto, anzi sul punto di soccombere nel duello con il pagano Akminte.
Non è un caso che, sempre nello stesso testo, tenti di strappare Durlindana a Orlando, vincitore del duello.
I Normanni si rendevano ben conto, nella geopolitica, dell’importanza dell’unità e del contributo che il Sud poteva dare in questa direzione.
Due elementi fondamentali caratterizzano il poemetto: la costruzione della lingua letteraria e la paideia.
La lingua letteraria nasce con l’ausilio dei cantastorie.
Nel caso del poemetto, il cantastorie Bivonio è chiaramente indicato.
Si tratta di un soprannome o nome d’arte che indica in questo caso Bivona, cioè Vibbo, la città nel triangolo dei Normanni che comprendeva Reggio, Bagnara e Mileto.
Il cantastorie era fondamentale per la geografia dei luoghi, ed infatti nel poemetto si vede la perizia della descrizione dei luoghi nella salita della montagna di Namo di Baviera e nella descrizione dello Stretto.
Dai cantastorie Verdizzotto ricava il differimento, ossia l’espediente di rinviare al loro culmine gli eventi per aumentare la suspense e l’attesa.
I cantastorie erano l’unica forma di intrattenimento delle corti.
Il differimento aveva aspetti venali: talora il cantastorie chiede al signore un premio per continuare la sua narrazione, inventa pretesti come il sonno o la notte inoltrata per differire il racconto.
Verdizzotto riconosce la modernità di tale espediente e lo adotta.
Sarà seguito da Ariosto, spesso accusato proprio di interrompere la narrazione epica per inserire elementi comici, quotidiani.
Il differimento diventa dunque un mezzo per mescolare i toni.
La lingua letteraria assume un ruolo fondamentale di mediazione: integra ed include elementi della tradizione popolare.
Mentre nella precedente storia la lingua letteraria era costretta a dividersi in due tronconi — l’elemento comico e quello alto e sublime — qui i due elementi si fondono.
Quanto alla paideia, l’inclusione di tutti i territori attraverso eroi locali come Ruggiero di Risa era fondamentale.
Una nuova pedagogia è necessaria, che risponda alle esigenze di oggi, che combatta la violenza.
Come nel passato la persona e l’attivismo rispondevano ai bisogni e ai connotati della nuova società, così oggi l’impegno nel territorio potrebbe esprimere un nuovo volto della formazione.
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