Francesco Magli, artista

Francesco Magli o meglio Francesco d’Aiello (come ama farsi chiamare), nasce nella cittadina in provincia di Cosenza il 17 giugno 1945. I primi anni della sua infanzia li passa in paese, ma poi vivrà sino all’adolescenza in un collegio a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Da lì, andrà giovanissimo a Milano ed è qui, nella città meneghina, soprattutto nella sua Isola, il quartiere vicino alla stazione di Porta Garibaldi, che sceglierà la strada dell’arte con maestri e compagni di viaggio come Ibrahim Kodra, l’ultimo grande artista postcubista scomparso agli inizi del 2006, e grazie agli insegnamenti all’Accademia di Brera di Nicola Gianmarino (per la scultura), Pippo Spinoccia (per il Disegno) e Raffaele De Grada (per la storia dell’Arte e Critica sociale).
Un’arte, quella di Francesco Magli, che si estrinseca sulla tela, sui cartoni (interessanti quelli con tema “Il Quinto Stato” che si richiamano al celebre dipinto di Pellizza da Volpedo), nell’argilla e anche nel legno, e che narra, come scrive Carlo Franza, «la storia dell’uomo contemporaneo, delle sue lotte e delle sue tragedie, del suo radicarsi al prezzo dei cambiamenti e degli stili di vita, a ridare voce al suo grido di speranza e di sogno».
Era il 14 luglio del 1984, quando l’artista dipinge quei blocchi di cemento arrotondato (i panettoni spartitraffico) che a ogni angolo di Milano segnano un divieto o una proibizione. Blocchi che possono trasformarsi nelle mani di un artista in uno strumento di libera creatività, “come chiodi sul muro della città a cui appendere la propria rivolta” e “combattere la costrizione della legge con la libertà del colore”. Una data storica (la presa della Bastiglia) che l’artista calabrese sceglie per celebrare la rivolta popolare per eccellenza. Fu poi multato per aver imbrattato i panettoni di Piazza della Scala. Ma per Francesco – “pittore militante che ha fatto di Milano il suo terreno d’azione, della mappa della città un territorio reale e immaginario da cui lanciare i suoi strilli di megafono” – che con l’insegnamento e la pittura vuole far riflettere sulla realtà contemporanea e sulle contraddizioni del denaro e del consumo – era una azione irrinunciabile per protestare contro la politica degli sfratti. Contro le ingiustizie di una città tentacolare e grigia che lascia poco spazio alla creatività e alla forza del colore.
A quella data deve la sua popolarità di artista, guadagnandosi spazio su tutti i giornali dell’epoca. Da quel momento, ma anche da prima, la sua vita è votata all’arte. Arte e Vita sono inscindibili in un “cortocircuito di politica e pensiero”.
Sempre alla ricerca di nuove esperienze, di nuove iniziative per far conoscere le opere d’arte e soprattutto l’uomo che sta dietro di esse, la sua anima, per la affermazione della dignità dell’uomo, per il “grande dialogo”, per l’amicizia e la solidarietà tra gli uomini, per la Pace, la Giustizia (“A questo mondo io sono e sarò sempre dalla parte dei poveri”, dice Magli con Garcia Lorca). Le sue opere d’arte sono popolate da gente comune, di gente umile, di lavoratori, come lo zampognaro. La figura, come ci ha spiegato più volte, è una sorta di robot. Un ricordo delle sue esperienze, brevi, di lavoro e di alienazione presso una fabbrica di auto del centro Europa. Da lì a poco il robot diviene lo zampognaro calabro. O anche un suonatore di piffero; un pifferaio magico che ti invita a seguirlo in una “città del sole”.
La sua opera di creativo si sviluppa, anche, nel recupero di una zona degradata milanese, presso via Confalonieri, per il quale è lì a combattere come “un condottiero di viaggi immaginari tra le strade dell’Isola”.
Il quartiere Isola, popolare e operaio, delimitato dai binari della stazione di Porta Garibaldi è sempre stato il suo quartier generale.
Per Magli, il dovere di un artista è lavorare per l’armonia e la pace globale. Un agire che ha alla base la filosofia di Tommaso Campanella e la grande Poesia di Pier Paolo Pasolini. L’uomo e l’artista devono ogni giorno omaggiare la grande Madre Terra dove trovare ogni giorno uno spazio di libertà e di dialogo.
Dai primi anni duemila, Magli ha soggiornato spesso e per lunghi periodi ad Aiello. Si è dedicato a mostre di pittura, performance e laboratori di scultura, realizzazione di numeri civici in argilla, installazioni.
Da qualche anno, problemi di salute che lo affliggono, non gli hanno permesso di tornare. Ma non fa mancare agli amici di Aiello, telefonate, richieste, sproni, e proposte.
Così scriveva dell’artista lo storico Rocco Liberti in Storia dello Stato di Aiello in Calabria (1978).
“Il Magli, che ha all’attivo svariate opere, delle quali si ricordano: Zampognaro (1973), Gente di Calabria (1974) e un acrilico su tela «Guerra di popoli», ha tenuto numerose mostre personali, in particolare a Milano. Dell’arte pittorica dell’Aiellese si sono occupati vari critici, ma ci sembra che abbia maggiormente colto nel segno Flavio Edmondo Mansuino, il quale nella rivista Petrolieri d’Italia del dicembre 1975, trattando del Magli, così ebbe occasione di scrivere: «Quest’artista uomo combatte gli aspetti più deteriori della nostra civiltà, cementati di egoismo e di avidità. E rivoluzionari sono i protagonisti della sua arte, come “Lo zampognaro”, ma si tratta di personaggi smaniosi di sradicare il male dal mondo senza ricorrere alla violenza. Infatti, il credo del nostro Pittore è tutto basato sull’amore reciproco e sulla educazione morale»”.

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