Una poesia per Borgo Chianura di F. Pedatella


Riceviamo e pubblichiamo

Borgo “Chjanura” di Amantea.
di Franco Pedatella
Borgo “Chjanura” a nuova e intensa vita
stasera in te, Amantea, è ritornato,
la via degli abitanti antichi ha empita,
mestieri e professioni ha rinnovato.
Di panni popolani s’è vestito,
pregi e difetti antichi ha riportato
sul vecchio palcoscenico, ha vissuto
di vita popolana i dí passati.
C’era la via con gli archi ed i balconi,
le porte, i vicoletti ed il selciato
che fu per tanti lustri consumato,
nei secoli che il sol l’ha riscaldato,
da pescatori, donne ed artigiani,
da viaggiatori italici e d’oltralpe
che attratti dal tuo sole e dal tuo mare,
da secoli di storia e vita illustre
t’han visitato e il cuor tu hai lor rubato
perché nei lor Paesi t’han portato,
lustro nelle “Memorie” lor t’han dato,
dell’ospitalità t’han ripagato.
C’erano tutti al Borgo squattrinato:
sui tacchi ticchettava il calzolaio;
il pazzo c’era, che nel modo antico
lanciava i suoi liquami dal balcone;
c’era il sindacalista inascoltato
che, “l’Unità” del tempo sotto il braccio,
volea portare della CGIL
la voce ai popolani assai sfruttati,
ma quelli da altre beghe eran presi
e non sapean neppur di che parlasse
sí che la voce del sindacalista
sotto il vociar di donne era sommersa.
Qui scende d’alto loco don Luigi,
portando séco donna Serafina,
che sott’ampio cappèl con gli occhi ammicca
ad ogni popolan che le va intorno.
Questo con far s’inchina riverente
al sorridente sposo che a suo agio
sorrisi a buon mercato a ognun dispensa
con far di signorotto di provincia.
Perfin la “Cantinera”, Michelina,
gli usa rispetto quando gli rammenta
di pranzi e cene sconfinata lista
a credito che arriva fino a Roma.
Soltanto il calzolaio, screanzato,
sul tavolo del pranzo le aggiustate
scarpe gli posa e di essere pagato
con fare lesto chiede ed insistente.
Peccato, a disturbare il pranzo a sbafo,
da battibecchi in via intervallato,
vaso da notte arriva rovesciato
del liquido di Nicolino il Pazzo,
che or con fischietto, or con tromba o corno
appare dal balcone e annuncia un fatto,
disperazion di donna Carolina
e della figlia in cerca di marito!
Su altro balcone donna Carolina,
l’amabil sua figura nello specchio
sempre ammirando, mostra al vicinato
la sua bellezza e parla e vanta e loda
la riccioluta chioma che sul collo
a boccoli scendendo s’inanella
a incorniciarle il viso delicato.
E poi le qualità…oh, che gran lodi
delle sue doti di massaia e donna,
padrona di palazzo e cuoca fine,
di buongustaia e madre di famiglia!
Peccato aver per sposo Nicolino
il Pazzo, ‘u Ciüotu, pei vicini!
Ma questa è un’altra storia. È malasorte.
Intanto ai venti vanta:” Ho una figlia
bella da maritare e il mondo ha invidia”.
Che dolci motti, che lusinghe dolci
all’aria lancia al caldo canto d’Ilio,
che serenata intona in lievi note
portando l’armonia napoletana!
Infatti da una via che s’apre accanto
un canto e un suono giungon di chitarra,
struggente amor cantando ad una bella
che s’affacciar non vuole alla finestra.
Crea quest’incanto il professor De Luca:
richiama Carolina alla finestra,
che pronta coglie il senso della cosa
e volge a pro di sé e di figlia sposa.
A sé ed alla figlia attribuisce
il bel messaggio della serenata,
che allegra il cuore nella notte quieta
alla città e a tutto il vicinato.
Ma vita al tutto danno i pescatori,
che l’anima di te son, Amantea.
La fitta trama cucion delle reti
e intrecciano le mani alle parole
sí che nel mondo lor di marinai
s’intrecciano del mondo le vicende
e l’aspra vita d’uomini del mare
racchiude il bene e il male della storia.
Intorno a lor si muove Teresina,
che con don Ciccio battibecca in serie
perché quel che guadagna con le scarpe
lo porta a Michelina ‘a Cantinera.
Ma il pover’uom rincara: ”Non son ebbro!
Mi faccio a gocce solo un bicchierino”.
A testimoni chiama Michelina,
il falegname e chiunque è lí vicino.
Sbotta Natale, mastro falegname,
e se la prende con il mondo intero;
quindi agli attrézzi sparsi dà di piglio
e irato ai piè li scaraventa intorno.
Giura sulla virtú del calzolaio
Ricuzzo, il venditore, che ogni merce
offre ai passanti con il cuore in mano.
Vorrebbe gli comprasser pure i chiodi
cui sono appesi i manici dei cesti.
Quivi fan bella mostra pani e frutti
che attirano lo sguardo dei presenti:
mangiar con gli occhi par li voglian tutti.
Da un vicoletto sbucano ragazze
che con sorrisi, motti, atti e gesti
sui giovanotti, gusti e preferenze
scambiano senza freno confidenze.
Sui volti splende un raggio di speranza,
sul labbro è un risolino un po’ furbetto,
ma il tono e le parole son saggezza
nell’esplicar di vita un gran progetto.
Poi tutto intorno al tavolo si scioglie,
‘u don Luigi e donna Serafina
consumano la tavola imbandita
e tende ognun la mano e fa una presa.
Questo scenario e recita in costume
ti ha regalato Salvatore Sciandra,
il professore. Egli ha per costume
di far delle ricerche sul passato,
scavar tra le memorie, riportare
al dí presente quel ch’è già accaduto,
tradurre in verba quel che l’uomo è stato,
farne quadretti come fiori in cesto.

Franco Pedatella, Amantea, 29 agosto 2012

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In ricordo di Franco Marghella


Da Franco Pedatella, per la recente scomparsa di Franco Marghella, riceviamo e pubblichiamo.


A Franco Marghella
Ad uno ad uno cadon come foglie
i miei cugini, sangue del mio sangue.
Io, che i fratelli miei giammai conobbi,
come fratelli e zii tutti li ebbi.
Or l’ultimo sei tu, che nera Morte
rapíanzitempo all’affetto nostro
dopo impietosa e ingrata malattia
che ogni vitale nervo ti consunse.
Or naviga pei verdi prati e cogli
degli odorosi fior nettareo succo
síche di odor la tomba tua cospargi
e chi verrà a trovarti, un fior recando,
senta che intorno aleggia un grande odore
e un sacro Nume veglia e odor vi sparge!
Aiello Calabro, 29 agosto 2012 – Franco Pedatella (Dal Blog francopedatella.com)

Per il terremoto in Emilia

di Franco Pedatella
Il testo è stato ispirato dal ripetersi delle terribili scosse sismiche in Emilia e nei territori circostanti e dal dubbio che esse possano essere state provocate anche da cause legate all’attività dell’uomo: le attività estrattive  tramite trivellazioni del suolo e del sottosuolo.

Scosse, scosse, scosse, ancora scosse!
È come se ribelle Madre Terra
all’uomo per quel ch’ei le ha fatto fosse.
Perciò quel ch’ei costrusse Ella atterra.

Oh Dio, che pena! Oh Dio, che distruzione!
Oh Dio, quegli edifici al ciel rivolti
or genuflessi al suolo in prostrazione
giganti son, da fòlgore ai piè colti!
E barcollâr quali ebbri cui il vin mozza
il natural pensier e il retto andare,
fin che giù a terra van per ubriachezza.
A me poeta diè testimoniare
all’uom questo disastro Madre Terra,
cui il duol, pur nel punirlo, il cuore afferra
e stringe e tiene e blocca nelle vene
il sangue e il pianto agghiaccia sotto il ciglio.
Soffre la Madre, dentro, mille pene,
ma il braccio scote e all’opre dà di piglio.
Cleto, 2 giugno

Per la mamma

di Franco Pedatella
Alla mamma, nel giorno della festa a lei dedicato.
Il testo è stato suggerito dal bisogno di riproporre il valore della famiglia, basata sul sacrificio dell’uno per l’altro e centrata sulla figura della madre, in un mondo desolato che sembra avere smarrito o cancellato il senso e il ruolo della famiglia come primo nucleo sociale ed eretto, invece, a simbolo e consacrato ad idolo la ricerca sfrenata e tutta individualistica del piacere personale, immediato e momentaneo e della affermazione egoistica di sé. Quale giorno più adatto di questo, dedicato alla festa della mamma?

Colei, che il primo tuo respiro colse

e il primo diede agli occhi tuoi sorriso
e a cui dal labbro tuo cenno s’accese,
è la tua mamma.
Colei, che il tuo vagito lieta accolse,
perch’era il segno ch’entro a te pulsava
la vita ch’ella generato aveva,
è la tua mamma.
Colei, che a sé di bocca il cibo tolse,
per dar quel che per te ella disiava,
e in te fanciullo l’uomo immaginava,
è la tua mamma.
Colei, che ti sovvien, quando il sentiero
è pien di rovi e scarna è in te la voglia
di andar e rischi sperderti con doglia,
è la tua mamma.
A questa donna or sorridi e il giorno
festeggia a lei dicato e grazie rendi,
ché mai restituiràile quel che prendi,
con tutto il cuore!
Sarà per lei il regalo desïato
per una vita che ti ha consacrato
felice d’aver tutto a te donato
con grande amore.
Cleto, domenica 13 maggio 2012

O Milanesi, Milanesi miei

di Franco Pedatella
Il brano è stato ispirato dalle notizie relative a fatti di corruzione che hanno coinvolto la Giunta Regionale della Lombardia ed il suo presidente, Roberto Formigoni.
O Milanesi, Milanesi miei,
che contro il Barbarossa siete accorsi
e in fitta schiera in tanti vi stringeste
intorno ad Alberto da Giussano,
ma quello vero, cui ‘l Comun fu a cuore;
che nelle vie levaste barricate
per cinque giorni all’Austro invasore
e al mio paese, Aiello di Calabria,

pronti accorreste quando il terremoto
le poderose dalle fondamenta
mura divelse e il pianto a madri e spose
d’occhi strappò in risposta ai lamenti
che uscivano pietosi da macerie;
non più scegliete a governare il regno
chi come il Nazareno si presenta
in motti e gesti ma il pensier gli vola
a dispendiosi viaggi alle Maldive
al pari di un comune vacanziero
o villeggiante che la voglia prende
di festeggiar, malgrado tutto intorno
cresca chi astretto è a tendere la mano
ed ei no ‘l guarda, d’altro attratto e intento
al godimento pronto del momento,
che ignora chi n’è privo ed ha bisogno!
Così non fece mai il Nazareno,
che accorse  dove si chiedéa di lui,
ovunque per portare il suo soccorso.
Perciò vogliate eleggere in futuro
a governar la vostra bella terra
chi veste il saio e il piè gli punge il rovo
e del dolor che prova non si cura,
perch’altri al mondo soffre e niun l’ascolta.
Cleto, 19 aprile 2012

A Pino Grandinetti

di Franco Pedatella
Il brano è stato ispirato dalla dolorosa notizia che mio cugino Pino Grandinetti è venuto a mancare all’affetto di noi cari, piegato da un male inesorabile contro cui ha lottato tenacemente ma inutilmente. Subito, come in un flashback, ho rivissuto gli anni della nostra infanzia trascorsa insieme, le difficoltà che ci hanno accomunati, la sua partenza per Roma, i suoi studi e la sua carriera professionale. Su tutto, dominante, ha campeggiato nei miei ricordi la figura della madre, zia Gilda, onnipresente ed instancabile, eroina di una vicenda personale nella quale s’è fatta carico da sola di questo figlio, alle cui cure si è dedicata completamente e per tutta la vita, essendo il marito lontano.

Quivi si chiude la vicenda umana
di Pino Grandinetti, mio cugino,
figlio di donna di virtù speciale.
A lui le dita dell’Aurora il sole
tese e le guance tinse bianco-rosa.
La madre nulla a lui fece mancare,
non cibo, non vestiti né istruzione,
anzi d’ammirazion ne fece il segno
cui forse con invidia alcun guardava
nelle difficoltà del dopoguerra.
Ma questo non scalfì l’animo sano,
ché generosa l’indole natìa
gli era, e mai discese in basso loco,
ma sempre in alto l’occhio fiso affisse
per collocarsi là ov’ aere è puro,
lungi anni-luce da miserie umane.
Qual fior reclina il capo in verde campo,
anch’ei, da mal nascosto or vinto, il guardo
piega e in pensier teneramente abbraccia
gli amori che in sua vita ebbe compagni;    
e poi sen va pei inesplorati calli
ove il rumor mondano è solo un eco
di fiume in piena, che straripa e perde
la foce ov’ acqua giace e poi risorge,
per ritornar di nuovo a pura fonte,
donde di vita il ciclo ricomincia
e mai si ferma il corso alla speranza
che il tutto torni al tutto, ugual e eterno.
Aiello Calabro, 18 aprile 2012

Cleto. Le(g)ali al Sud, un incontro con don Panizza

Manifestazione finale Progetto PON Le(g)ali al Sud. Incontro con don Giacomo Panizza
Oggi (22 marzo) a Savuto di Cleto nell’edificio della Scuola Secondaria di 1° grado di Cleto, alle ore 9,30, si è svolta la manifestazione finale del Progetto PON Le(g)ali al Sud a cui ha partecipato come relatore don Giacomo Panizza, fondatore e presidente della “Comunità Progetto Sud” di Lamezia Terme.
Quest’incontro, insieme a quello svoltosi  precedentemente ad Aiello Calabro con l’onorevole Salvatore Magarò, presidente della Commissione Regionale contro la ‘ndrangheta, costituisce un importante momento programmato del progetto a cui l’Istituto Comprensivo di Aiello Calabro ha aderito, con il partenariato del Comune di Aiello, e che ha visto impegnati gli alunni delle quarte e quinte classi dei Plessi della Scuola Primaria di Aiello e di Cleto.

Il progetto, fortemente voluto dal Dirigente Scolastico, prof.ssa Caterina Policicchio, ha coinvolto il prof. Giuseppe De Vita, in qualità di Referente valutazione del progetto, le maestre Luisa Magli e Anna Maria Milito, nella veste di Tutor interne rispettivamente per il Plesso di Aiello e quello di Cleto, le dottoresse Eugenia Pagliaro e Laura Coccimiglio, quali Tutor esterne rispettivamente per il Plesso di Aiello e quello di Cleto, e la prof.ssa Franca Cuglietta, organizzatrice delle visite agli Enti locali previste nel progetto.
Oltre a questi, hanno presenziato all’incontro il Presidente del Consiglio d’Istituto, sig.ra Rosaria Falsetto, il Sindaco del Comune di Cleto, prof. Giuseppe Longo, il Vicesindaco di Cleto, Armando Bossio, l’Assessore alle politiche sociali del Comune di Aiello Calabro, dott.ssa Rosetta Lepore, in rappresentanza del Sindaco, altre autorità civili, quelle militari, rappresentate dai Carabinieri della locale Stazione di Aiello Calabro, e quelle associative del luogo.
A coordinare i lavori e moderare gli interventi è stato il prof. Giuseppe De Vita, che ha illustrato per grandi linee motivazioni, contenuti e finalità del Progetto e ringraziato tutti coloro, a cominciare dalle maestre tutor e dagli alunni, che con il loro lavoro hanno reso possibile la sua realizzazione.
Subito dopo  la proiezione del video tratto dalla trasmissione televisiva “Vieni via con me” di Fabio Fazio e di Roberto Saviano, in cui Panizza, che era ospite,  raccontava tutto quello che gli era piaciuto della Calabria e  smentiva lo stereotipo consolidato della nostra come regione della mafia, il prof. De Vita ha presentato la figura di don Giacomo Panizza, prete coraggio nel mirino della ‘ndrangheta.
La Dirigente Scolastica, rivolti i saluti di rito agli intervenuti, alle Autorità ed alle Associazioni e ringraziati caldamente quanti hanno collaborato alla realizzazione del Progetto ed alla preparazione della manifestazione, ha ricordato la bella esperienza del giorno prima quando, recatasi nell’aula della terza classe della Scuola Media, ha fatto proiettare il filmato della trasmissione televisiva “Vieni via con me” ed ha constatato l’attenzione e l’entusiasmo dei ragazzi. Da ciò ha tratto spunto per alcune considerazioni psico-pedagogiche e sociologiche sulla bontà della natura dei fanciulli nel momento della nascita e sull’influenza negativa che su di loro esercita poi la società, tendente a modificarne in peggio tale inclinazione naturale al bene. Da qui è passata ad illustrare la stretta connessione tra il rispetto dell’ambiente e del patrimonio naturale e paesaggistico e la difesa della legalità. Su questo piano è decisivo, ha affermato la Dirigente, l’intervento della scuola, con il suo progetto educativo orientato al rispetto delle regole che presiedono alla vita della comunità. Alla fine del suo intervento ha ricordato i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come esempi e maestri di vita, di una vita dedicata all’assolvimento del dovere al servizio della giustizia e della legalità.
Quindi l’insegnante tutor Anna Maria Milito, affiancata da alcuni alunni del plesso di Cleto, ha efficacemente illustrato le slide che riproducevano tutto il percorso didattico del Pon svolto, con i vari incontri ed appuntamenti che gli alunni hanno promosso e vissuto attivamente: con le elezioni del loro sindaco, con gli uffici municipali di Aiello, con il Palazzo della Provincia di Cosenza, con la sede del Consiglio Regionale a Reggio Calabria, in cui hanno simulato l’iter della proposta ed approvazione di una legge relativa alla tutela degli animali, con il riciclaggio della carta, con il trattamento del bergamotto e con gli antichi mestieri e gli attrezzi dell’artigianato tradizionale. http://www.scuoleaiello.it/progetto-legali-al-sud-cleto/
Ha poi preso la parola don Giacomo Panizza, che ha sottolineato l’importanza della scuola  nella battaglia quotidiana per la vittoria definitiva contro la mafia, con il suo progetto educativo capace di far crescere uomini e cittadini consapevoli.
Quindi, attraverso la proiezione ed il commento di alcune slide che riproducevano la sua attività in Calabria, ha raccontato la sua esperienza a Lamezia Terme, con linguaggio chiaro fatto di cose e con la semplicità del modo di porsi ed atteggiarsi che gli è tipico e congeniale, spiegando anche in modo interattivo, promovendo la partecipazione attiva dei bambini, alcuni concetti che stanno alla base della sua esperienza al fianco della legalità, permeando la legalità anche di valori umani che vanno oltre gli aspetti formali del rispetto della legge. Ha ricordato come dei diversamente abili entrati in comunità ha fatto uomini attivi pienamente dotati di eguale dignità con gli altri uomini, come dei Rom ha fatto elementi attivi della raccolta differenziata “porta a porta” dei rifiuti, operando positivamente per il superamento della diffidenza e dei pregiudizi che le famiglie di Lamezia nutrivano nei confronti di questi gruppi ed altre iniziative ancora con la semplice ma significativa parola d’ordine “io ci provo”. Ha posto poi l’accento sulla necessità di una riforma culturale, anche perché la mafia “lavora con i piedi per terra” e s’inserisce perfettamente nelle abitudini e nel modo di pensare della gente comune. Sa vestire pure i panni della religione, mostrandosi esteriormente e formalmente devota. Quindi noi dobbiamo bandire certi atteggiamenti dalle nostre abitudini, dal nostro modo di vivere e di pensare, perché anch’essi in un certo senso sono cultura.
L’intervento di don Panizza ha coinvolto i ragazzi di Aiello e di Cleto in un dibattito interessante, che ha visto gli alunni rivolgere appropriate domande.
È stata poi la volta dei rappresentanti delle Istituzioni locali.
Il vicesindaco di Cleto e l’assessore alle politiche sociali di Aiello Calabro hanno portato i saluti delle rispettive Amministrazioni e ringraziato don Panizza per la sua presenza a Cleto e per l’opportunità offerta oggi di discutere di un problema così sentito in Calabria.
Alla fine è seguito un brevissimo intervento di saluto di Franco Pedatella, in rappresentanza di Cletarte, che ha elogiato il comportamento dei bambini, che è stato la prima prova evidente dell’efficacia del corso, ed ha ricordato che la presenza delle Associazioni accanto alla Scuola ed alle altre Istituzioni può costituire una rete capace di vincere la battaglia per il trionfo della libertà, della felicità e della vita contro la delinquenza organizzata che invece rappresenta la morte.
L’incontro si è concluso alle ore 12,00 circa, con la distribuzione di gadget da parte dell’Associazione ANAI di Cleto.
Cleto, 22 marzo 2012
Franco Pedatella


Privilegiato sei!

(I privilegi)
di Franco Pedatella
Il componimento è stato scritto quando la tutela dei diritti, della salute, della dignità, della libertà, direi dell’umanità, del lavoratore è stata definita, da parte padronale e governativa, un privilegio. Viene definito privilegio il fondamentale diritto al lavoro, che poi è diritto alla vita ed alla partecipazione all’organizzazione sociale, civile, economica e politica del Paese da parte di tutti i cittadini, come viene enunciato nel primo articolo della Costituzione Repubblicana e precisato in quelli successivi. Mi è sembrato di trovarmi di fronte ad un capovolgimento dei valori, ad una specie di rovesciamento della storia e della civiltà, senza che questo abbia suscitato un sussulto di sacro sdegno in tutti coloro che sono in grado d’intendere e di volere.




Tu, che col freddo intenso o sotto il sole
cocente di canicola coltivi
la dura terra avara e del suo frutto
ben poco prendi, ch’altro è del padrone,


privilegiato sei, ché hai il lavoro!


Tu, che alla catena di montaggio
compi infiniti gesti, tutti uguali,
e li ripeti pure fuor d’azienda,
fin quando dormi par li fai a comando,


privilegiato sei, ché hai il lavoro!


Tu, che profonde scavi gallerie
e vivi la gran parte di tua vita
sotto gli abissi di tartarea terra
che tienti al buio e il sol ti nega agli occhi,


privilegiato sei, ché hai il lavoro!


Tu, che trascorri gli anni in fonderia
e guardi solo masse di metallo
incandescenti sciogliersi e versarsi
in stampi e sparger acidi e calore,


privilegiato sei, ché hai il lavoro!


Tu, che in miniera vivi come talpa
e v’entri a mane e fino a notte i’ resti
ed il sereno non conosci e ignori
lo svolazzare degli uccelli in festa,


privilegiato sei, ché hai il lavoro!


Tu, che dopo una vita di fatica
una pensione percepisci, scarna,
ché non v’è chi t’impieghi perché, lento,
regger non puoi a produzion globale,


privilegiato sei, ché hai lavorato!


Invece quei che su fornite navi
trecento giorni all’anno sta in crociera
e il resto siede in riverite scranne
fingendo di operare e mille servi


gli stanno intorno a prendere comandi;
e quelli che non han capienti tasche
a metterci il denaro mal ghermito,
che spender poi, ahimè, è grande affanno,


pretendono di tôrre i privilegi
a quelli che s’affannano a produrre
ricchezza a lor e scambian le parole
mutando il suono e il senso delle frasi


sí che chi deve dare invece prende
e quei che prender deve invece dona.
Amico, sembra un giuoco di parole,
invece è dura, amara realtà:


sudar, venir sfruttato è privilegio,
curarsi, se infermo, è privilegio,
avere il dí festivo la domenica
e riposar, se stanco, è privilegio.


E se, a lavoro fatto fido e pronto,
al tuo padron val bene licenziarti
e forze assumer nuove e braccia fresche,
perché le tue succhiate ha come un uovo,




non val che la tua vita sia distrutta
per lui; deve poter buttarti fuori
senza di legge straccio a tua difesa,
che ti protegga dalla belva umana.


Il non poter buttarti in strada pronto,
il non poterti fare schiavo a pieno,
togliendoti la consapevolezza
che il sei, e in te annullar coscienza d’uomo,


non esser merce, questo è il privilegio.


Un giorno eran diritti conquistati
dopo millenni di cruente lotte
avverso all’arroganza dei potenti.
Oggi nel nostro mondo capovolto,


mutato il suono e il senso alle parole,
il povero divien privilegiato
e il ricco a sé la libertà reclama
di dare o tôrre al povero il lavoro


secondo l’esclusivo suo interesse,
che a nulla che a suo lucro è sottoposto.
Che importa, poi, se quei con la famiglia,
ancora pigolante, sotto un ponte
finisce o in marciapiede a tender timida
la mano a viso basso e tremebonda,
ché non adusa, ad aspettar tintinno
da mano amica, cui quel che ha è bastante?


L’articolo diciotto, che protegge
il tuo diritto d’essere soggetto
e non oggetto dell’altrui volere,
donando dignità al tuo lavoro,


è un privilegio, anzi è il privilegio.
Così lo definiscono i signori.

Attento, Monti!

di Franco Pedatella
È una riflessione franca e sincera, forse anche istintiva, dettata dalla notizia del rifiuto del segretario nazionale del PDL, Angelino Alfano, di partecipare all’incontro, già programmato e concordato, dei partiti che sostengono il governo con il Presidente Mario Monti ed alcuni suoi ministri, in cui si sarebbe parlato, tra le altre cose, anche di riforma della giustizia e di televisione. Le motivazioni della marcia indietro mi sono sembrate ridicole, non sostenibili sul piano politico, a meno che questo non faccia tutt’uno con quello personale e degli affari, ed inoltre  offensive dell’intelligenza dei cittadini. 

Attento, Monti! Qui non devi andare!
Questa è la riserva dei padroni!
Nessuno può a ragion legiferare
ove ha piantato i piedi Berlusconi.
Ov’è pubblicità televisiva
e dove la giustizia è da bloccare,
quello è il terreno di riserva attiva
dove padron leone può cacciare.
E il popolo attende esterrefatto
se d’alcun colle lèvasi un guerriero,
che armato di giustizia e a pugna adatto
proponga se qual abil condottiero,
e non si guarda dentro, ove giace
vera democrazia che a tutti piace:
quivi è la forza della volontà,
che ai popoli è insegna di progresso!
Di sé fuor tragga giusta autorità
l’Itala gente se al futuro ha accesso!
Cleto, 8 marzo

Otto marzo 2012

di Franco Pedatella
Questo componimento è per un Otto marzo pacifico, in cui è data per acquisita la conquista dei diritti della donna, anzi di essa si fa una “Signora” che benevola ha nelle proprie mani il destino degli uomini. Solo l’eco lontana delle lotte del passato, date ormai per superate, rimane nell’animo, in una prospettiva di elevazione sentimentale e morale della vita, anche senza dimenticare i casi numerosi di discriminazione della donna, non soltanto nel mondo che noi occidentali consideriamo non democratico, ma anche nelle cosiddette democrazie occidentali, soprattutto quando la donna, per la sua ricca e naturale specificità, entra in contrasto con il maschilismo ottuso o con la logica del capitale, cioè quando nelle più diverse situazioni non è una merce docile.

Pronta a destriero in groppa, arco in spalla
e punte aguzze all’omero in faretra,
l’Amazzone si lancia e mai non falla
nel perseguir trionfo né più arretra.
Ma di’, Dòmina mia, a che l’attrezzo
porti a pugnar battaglia già trionfata?
L’uom che t’è a fronte quieto giace al rezzo
d’olmo e al suol ha l’arma sua posata.
Non vuol sommetter la compagna amata,
anzi la vuole al fianco sua Signora.
La guerra antica ormai è terminata.
Tu gli sei pari al lato ed ei t’adora,
tra le sue braccia con amor t’accoglie.
Col suo pensier ti corre dietro ognora
e cera al guardo intenso tuo si scioglie,
quando il tuo stral d’amore al cuor lo coglie.
Cleto, 8 marzo 2012