Non ricordo bene l’anno. Forse era verso la fine degli anni ’80 o inizi ’90.
Oltre metà luglio. Era morto un mio parente. La notte prima dei funerali ero in giro per le vie del paese a prendere un po’ d’aria. Faceva caldo e c’era un’afa che a stare fermo la maglietta ti si attaccava alla pelle. Non c’era solo un gran caldo. Anche un’invasione di cavallette. Cavallette dappertutto. A volte capitava di schiacciarle non volendo.
Non ho misurato la temperatura. Posso dire la mia percezione del caldo a distanza di qualche decennio. Era un caldo che quello di questi giorni è un ragazzino timido.
Alcune estati, ad Aiello (560 slm), nella casa dove abitavo con mura di oltre 80 cm e considerata fresca, dovevo dormire a terra sul pavimento per prendere un po’ di sollievo.
L’altra sera, alla Praca (quartiere di Aiello Calabro), abbiamo dormito con finestre aperte ma poi è stato necessario ricogliere ‘u lenzuolu.
Dico questo perché a sentire la TV non faceva così caldo da 120 mila anni.
È sempre quella TV del se non ti vaccini muori (se se), delle sanzioni necessarie che piegheranno la Russia (hamu vistu), delle auto elettriche che salveranno il mondo (ahahahah risata, calabrischi calabraschi).
Io semplicemente: me ne fotto.
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