Geniale Adacquacerze è un personaggio che porta il nome che una volta era molto diffuso in paese, il nome del Patrono di Aiello Calabro, mentre il cognome è un programma di vita: adacquare o innaffiare querce, alberi che non hanno bisogno di essere innaffiati, ma Geniale lo fa lo stesso. Fa delle cose totalmente gratuite, e inutili. Ma è contento lo stesso di quello che fa e di come vive la sua vita. Le sperciate sono pensieri, osservazioni, considerazioni, minime, su come va il mondo.
Adacquacerze è anche il fondatore di Icichipedia, la famosa enciclopedia basata sull’Icica (ovvero sul si dice che…).
E’ pienzicologo, pissicologo, tutthologo e docente di campanilismo antico, moderno e contemporaneo presso l’Accademia della Caniglia. In fase organizzativa il premio internazionale “Trunzu Carrinu d’oru“. Geniale Adacquacerze – Icichipedia si trova anche su fessibuc.
P.s. Le sperciate, originariamente, sono state postate sui social ed ora, pian piano le metto anche qui, retrodatando.
Pitticelle ‘e juri ‘e cucuzza Sbocciano all’alba, accesi dal mattino, calici d’oro nell’orto bagnato, un ricamo di sole e di giardino che in un soffio d’estate viene amato. Il fiore di zucca, fragile e regale, si fa scrigno d’un morbido ripieno: un pizzico di pepe, un filo di sale, filante di formaggio e d’un profumo pieno. E poi ci son loro, le pitticelle, polpette nate da mani sapienti, della cucina povera il vero tesoro, che scalda i cuori e rende felici le genti. Che siano di pane, di zucchine o patate, fritte nell’olio che spumeggia e canta, son storie di nonne, di sere d’estate, una magia d’infanzia che incanta. Scricchiola l’olio, la tavola è pronta, tra il fritto perfetto e il sapore verace. Ogni morso è un ricordo che si racconta, un piccolo morso di felicità e di pace.
Poeta Geniale, con farina di altrui sacchi (sapimu?!)
L’ex Convento immaginato dalla IA, come potrebbe essere
Tra rigenerazione urbana, rispetto storico e le potenzialità della tecnologia, ridisegniamo il futuro di un luogo simbolo della nostra comunità, liberandolo finalmente dalle brutture del passato.
L’architettura e la storia locale non sono elementi statici da contemplare passivamente; sono organismi vivi che richiedono cura, visione e, talvolta, un pizzico di sana immaginazione.
L’ex Convento degli Osservanti di Aiello Calabro rappresenta uno dei cuori pulsanti della nostra memoria storica e artistica. Custode della splendida Cappella Cybo-Malaspina – autentico gioiello e testimonianza del Rinascimento calabrese risalente al 1597 – questo complesso ha subito nei decenni passati profonde ferite. Tra queste, spicca la parziale demolizione delle sue strutture originarie (le celle dei monaci a sinistra e il chiostro), avvenuta negli anni ’60, che ha compromesso l’armonia d’insieme di un’area così sacra e significativa.
Una visione per la futura Camera Mortuaria
Oggi si discute della futura realizzazione di una Camera mortuaria comunale. Questa imminente trasformazione non deve essere vista come un mero intervento burocratico o funzionale, ma rappresenta un’occasione imperdibile per avviare una vera e propria operazione di ricostruzione storica e ricucitura urbana.
La proposta che vogliamo lanciare è semplice quanto ambiziosa: recuperare la parte demolita del vecchio convento, ricostruendo e unendo i due locali attualmente esistenti (la casa mortuaria e l’ex casa del custode). L’idea è quella di ridare forma e dignità ai volumi andati perduti, integrando il nuovo intervento nel totale rispetto dei canoni architettonici originari del complesso.
Provando a dialogare con le moderne tecnologie di intelligenza artificiale per dare un volto grafico a questa idea, emerge una suggestione visiva straordinaria: un ritorno alla pietra, alla simmetria e alla spiritualità che quel luogo merita. La tecnologia può aiutarci a sognare e progettare, ma la determinazione della nostra comunità deve fare il resto.
Liberare la bellezza: la rimozione della cabina e dei tralicci Enel
Un restauro architettonico, tuttavia, non può dirsi completo se non si cura il contesto visivo e paesaggistico in cui è inserito. Da troppi anni, la prospettiva dell’antico monumento è deturpata dalla presenza ingombrante di una cabina elettrica dell’Enel, accompagnata da tralicci e da un groviglio aereo di cavi che ne imbruttiscono la facciata.
È tempo che si facciano decise e formali pressioni su Enel per interrare i cavi e rimuovere definitivamente la cabina. Parliamo di un monumento storico-artistico vincolato ed emerito: non è tollerabile che continui a essere sacrificato sull’altare di vecchie logiche infrastrutturali. Restituire decoro visivo alla facciata dell’ex Convento è un dovere morale verso la nostra storia e verso i turisti e appassionati che vengono a visitarlo.
Un invito al confronto
Questa proposta vuole essere uno stimolo, una traccia di riflessione per i cittadini, per gli amministratori locali e per tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio di Aiello Calabro.
Come immaginate il futuro dell’ex Convento degli Osservanti? Siete d’accordo con un recupero che rispetti la volumetria storica o preferite un approccio diverso?
Lasciate un commento qui sotto per farci sapere cosa ne pensate!
Geniale Adacquacerze grande amico mio e studioso dei luoghi in cui cammina o nuota, oggi al mare se ne esce con una sparata.
Lì per lì, gli dico: “ma chi caxxu cunti?“
Ma poi, riflettendoci un po’, forse non è campata in aria. Ecco. Mi dice, Geniale, guardando prima la Pietra della Formica, dove da giovane andava ogni mattina a nuoto (confermo che è la verità), e poi lo scoglio d’u Ginariu, che quest’ ultimo, chissà perché, ha il nome che si richiama al greco fiume Ocynarus, ovvero il fiume che i Romani poi hanno ribattezzato Savuto, che si riversa in mare, passata la foce dell’Olivo, più a Sud.
Insomma: Ocynarus.. Ginariu. Che assonanza! Chissà se c’è qualche legame?
Da piccolo, per intrattenermi, qualcuno mi raccontava che la Madonna delle Grazie di Aiello Calabro era stata trovata su un albero di ulivo… Il racconto di fantasia non c’entra nulla con il resto. Per vedere che sciruombulatina si sarebbe inventata l’intelligenza artificiale le ho sottoposto il racconto… Ecco di cosa è stata capace!!! 👇
“È un ricordo d’infanzia bellissimo, e c’è un fondo di verità poetica in quello che ti raccontavano! Le leggende legate al ritrovamento di statue mariane sugli alberi (spesso ulivi o querce) sono tipiche della tradizione popolare meridionale e calabrese. Nel caso specifico della Madonna delle Grazie di Aiello Calabro, la storia reale è leggermente diversa, ma si intreccia proprio con la natura e con un pizzico di “mistero”. Ecco come sono andate davvero le cose secondo la tradizione storica del paese: La vera storia della statua La splendida statua marmorea della Madonna delle Grazie (attribuita alla scuola del Gagini, scolpita intorno al XVI secolo) non è stata trovata su un ulivo, ma ha una provenienza legata al mare e al vicino comune di Amantea. L’arrivo via mare: Si racconta che la statua fosse arrivata via mare sulla spiaggia di Amantea. La disputa: Sia gli abitanti di Amantea che quelli di Aiello Calabro (e pare anche di altri paesi vicini) volevano la statua per la propria comunità. Il verdetto dei buoi: Per evitare scontri e decidere a chi spettasse il simulacro, si decise di affidarsi al “volere divino”. La statua fu caricata su un carro trainato da buoi lasciati liberi di andare senza guida. I buoi, ignorando le altre direzioni, si incamminarono decisamente verso la salita che portava ad Aiello Calabro, fermandosi proprio nel luogo in cui oggi sorge il Santuario della Madonna delle Grazie. Perché ti parlavano dell’albero di ulivo? Il dettaglio dell’ulivo che ti raccontavano da piccolo potrebbe derivare da due fattori: 1. La contaminazione delle leggende: In Calabria esistono moltissimi santuari nati proprio perché un pastorello ha ritrovato un’immagine sacra o una statuetta tra i rami di un ulivo o di una quercia (pensa alla Madonna della Catena a Cassano, o alla Madonna di Porto a Gimigliano). È facilissimo che i racconti dei nonni abbiano unito la storia del carro di buoi con il classico archetipo del “ritrovamento sull’albero”. 2. Il paesaggio di Aiello: La zona del Santuario e tutta la vallata di Aiello sono storicamente ricche di uliveti secolari. L’ulivo, simbolo di pace e di grazia, si sposa perfettamente nell’immaginario popolare con la figura della Madonna delle Grazie. Insomma, forse non era proprio sopra un ramo, ma l’idea della Madonna che “sceglie” la natura e la terra di Aiello per fermarsi è il cuore pulsante di quella bellissima storia che ti cullava da bambino.”
Sin qui, il senno perduto, o mai avuto, dell’IA che è stata capace di fare un minestrone improbabile. Non vi fidate MAI. Io la uso ma mi piace mandarla a raccogliere origano… Mi cce diviertu 😁 Vostro studioso della spertizza vinduleraGeniale Adacquacerze
Quando abitavo in corso Umberto ad Aiello, dal 1970 al 1991, nella casa dove adesso ha sede la proloco, i pomeriggi d’estate, per trovare un po’ di ricetto e frescura (quando non andavano a fare il bagno in una cibbia a Belliscura), dovevo stendermi per terra, sul pavimento a contatto con le mattonelle… Anche di notte faceva un gran caldo. E Aiello è in collina a 560 m. Che cosa voglio dire? Voglio dire che è vero che fa caldo, ma adesso, a Cosenza, che è notoriamente calda, dormo tranquillamente e senza condizionatore accesso. Pertanto, lasciate perdere i meteopiattisti e climavirologi, che sparano 40, 45 gradi, che vi pittano le cartine rosse, nere e viola ma solo per farvi spagnare. Io sistematicamente a chi fa terrorismo (in qualsiasi campo, capisciammè) lo mando a raccogliere origano alla discesa di Stresa, che è più distante dalla discesa di Paola! Ciao a tutti e viva (birra). Saluti calorosi, moccivò, da Geniale Adacquacerze, da Caldopiano!
Geniale Adacquacerze, dopo aver letto la frase del giornalista Mario Calabresi, uscita come traccia agli esami di maturità 2026, ovvero: “La fatica è un motore che ti fa conquistare le cose. Un carburante. C’è il senso del valore dell’impegno, dell’entusiasmo, della perseveranza.”, ha voluto commentare alla sua maniera.
“Ha ditthu a pica marina: U lavuru è nna ruvina!”. “Ha rispusu u carcarazzu: Si un lavuri, te mangi ssu cazzu!”.
Ecco condensata nel ditterio calabrese, la frase di Calabresi.
“Si lo avrei hattho io, armeno armeno 20 punti avessi preso”. Ha chiosato il mitico Geniale.
Ogni tanto utilizzo questo blog anche per scopi personali. Oggi, 15 maggio 2026, a 60 anni suonati, è d’uopo ricordare un traguardo importante: la mia 50ª donazione di sangue.
Forse non sono moltissime in assoluto, ma il mio percorso è iniziato tardi, solo il 21 luglio 2007 con la sezione Avis di Aiello Calabro e Serra d’Aiello. È un impegno — a metà tra solidarietà ed “egoismo” per la propria salute — che ho proseguito negli anni qui a Cosenza, dove vivo.
Per l’occasione ho giocato un po’ con l’IA: corredo queste righe con un’immagine di Bruno/Geniale Adacquacerze davanti a una torta (immaginaria, dato che mi ero quasi scordato dell’anniversario tondo). In foto, #icica, sembro più anziano della realtà, ma lasciamo correre!
Tra i tanti slogan dei donatori, questo è quello che sento più mio: “Donare sangue: una scelta per gli altri, una scelta per se stessi”.
Salute & Saluti
Post scriptum | Testo trovato in Avis Brescia e riadattato…
“Raggiungere la 50ª donazione di sangue è un traguardo straordinario, spesso riconosciuto con la medaglia d’oro. Rappresenta una vita dedicata alla solidarietà, capace di aiutare fino a 150 persone (considerando che ogni sacca può essere divisa in tre componenti: globuli rossi, plasma, piastrine). Ecco alcuni punti chiave su questo importante traguardo: – Benemerenza Oro AVIS: La medaglia d’oro viene assegnata dopo 20 anni di iscrizione e almeno 40 donazioni, oppure, in molte sedi, al compimento delle 50 donazioni. – Impatto delle 50 donazioni: Avendo donato circa 450 ml di sangue ogni volta, chi raggiunge questo numero ha contribuito con oltre 22 litri di sangue complessivi. – Salute del donatore: Donare con regolarità, fino alla 50ª e oltre, offre controlli periodici gratuiti e benefici cardiovascolari, come la riduzione del rischio di infarto e ictus. – Sostenibilità: Con 4 donazioni all’anno per gli uomini (ogni 3 mesi), raggiungere questo traguardo richiede una costanza che dura oltre un decennio. Complimenti (a me) per questo risultato eccezionale!“
A Geniale cci piace jocare. Ha addimandato alla teliggenza artifigiale di farci una disegno di illo. ‘Nde esciuto fuori un misto tra don Casciotta, Adacquacerze, un po’ di Jugale e anche tenente Giovanni Drogo, il protagonista de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, che aspetta, aspetta, aspetta, ma non arriva mai nessuno. E così, aspetterà per tutta la vita nella fortezza Bastiani… ih cosa fina, mammamà!
Oggi, il mio amico Geniale Adacquacerze mi ha parlato, così, all’intrasatta, della “Damnatio memoriae”, una locuzione latina che significa letteralmente “condanna della commemorazione”, una deliberata cancellazione di uno dato individuo dalle fonti storiche, “attuata con l’alterazione, abrasione o distruzione di ritratti, iscrizioni e altri documenti”.
Chiedo a Geniale il perché avesse tirato in ballo questo argomento, ma con il suo solito carattere spigoloso mi ha liquidato con: “su cazzi d’i mie”. E ha aggiunto: “va vida ‘ndo ha de jire, va”.
Amarcord. Da ragazzi, un po’ per goliardia, un po’ perché stando fuori da casa a giocare molte ore ci veniva fame, gli alberi da frutta nei giardini del paese erano meta delle nostra sch-carate. Il termine più o meno significa rubare la frutta di stagione per consumo sul posto ed era tollerata dai padroni degli alberi. Bei tempi.
Oggi, mi capita spesso di notare, specialmente in questo periodo, alberi di cachi, rangi e mandarini, carichi all’inverosimile, lasciati a marcire, cibo solo per gli uccelli o i cinghiali. A nessuno viene la voglia di scavalcare il muretto, o arrampicarsi, per gustare un bel caco o qualche mandarino. A me la voglia viene, ma non ho più l’età (non perché non riesco ad arrampicarmi o scavalcare un muretto, ma perché mi potrebbe vedere qualcuno…). Preferiamo farla marcire la frutta e andarla a comprare al supermercato. Mmah
P. S. Anni fa, in un cortile di una scuola c’erano delle cacumbare che ho mangiato avidamente. E un genitore mi guardava stupito. Sì, perché poi glielo ho spiegato che erano corbezzoli, che costui non conosceva. Jati bbielli, ja! Vostro Geniale Adacquacerze amarcordologo