
Pitticelle ‘e juri ‘e cucuzza
Sbocciano all’alba, accesi dal mattino, calici d’oro nell’orto bagnato, un ricamo di sole e di giardino che in un soffio d’estate viene amato.
Il fiore di zucca, fragile e regale, si fa scrigno d’un morbido ripieno: un pizzico di pepe, un filo di sale, filante di formaggio e d’un profumo pieno.
E poi ci son loro, le pitticelle, polpette nate da mani sapienti, della cucina povera il vero tesoro, che scalda i cuori e rende felici le genti.
Che siano di pane, di zucchine o patate, fritte nell’olio che spumeggia e canta, son storie di nonne, di sere d’estate, una magia d’infanzia che incanta.
Scricchiola l’olio, la tavola è pronta, tra il fritto perfetto e il sapore verace. Ogni morso è un ricordo che si racconta, un piccolo morso di felicità e di pace.
Poeta Geniale, con farina di altrui sacchi (sapimu?!)
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