L'attività dell'Avis aiellese

Continua senza soste l’attività della sezione intercomunale Avis. Qualche giorno fa ha infatti organizzato l’ennesima raccolta di sangue ed il risultato delle donazioni è stato lusinghiero. La Presidente Leondina Vecchio è soddisfatta di quanto l’Avis locale sta facendo da quando si è costituita nel febbraio 2005. Anche se, come è opinione diffusa tra i sostenitori della sezione, si potrebbe fare meglio, auspicando che la cultura della donazione – in Italia in percentuali ancora molto basse – si possa diffondere sempre di più.
Come di consueto, la giornata di raccolta si è tenuta per tutta la mattinata del 16 giugno presso lo studio medico del dottor Ianni Lucio, dove una equipe medica ha accolto i volontari, rigorosamente a digiuno, e iniziato, non prima di una visita di controllo e un piccolo test sul sangue, la serie di prelievi.

Gli anziani di Aiello alle Terme

Si è concluso il periodo di cure che gli anziani della cittadina hanno trascorso alle Terme Luigiane.
Per il terzo anno consecutivo, una cinquantina di persone ha infatti usufruito di due settimane di cure e di riabilitazione fisioterapica presso il noto centro termale. Ad organizzare l’iniziativa, come di consueto, è stato il Centro Anziani “FSCJ” animato dalle suore Figlie del Sacro Cuore di Gesù, con il patrocinio e la fattiva collaborazione dell’Amministrazione comunale guidata da Gaspare Perri che ha messo a disposizione un pullman gratuito da Aiello a Guardia e viceversa.

Temesa, co-protagonista di un convegno all’Unical

RENDE – Le emergenze archeologiche di Serra Aiello hanno avuto una vetrina d’eccezione durante un convegno di studi organizzato dalla prof.ssa Giovanna De Sensi Sestito e tenutosi all’Unical in data 11 e 12 giugno. L’importante rendez-vouz culturale, a cui hanno partecipato tanti studiosi provenienti da tutta Italia, ha fotografato l’attuale situazione archeologica calabrese, puntando l’attenzione sui popoli degli Enotri e dei Brettii. In tale contesto, il Tirreno cosentino (ed in particolare l’area di Serra Aiello e Campora San Giovanni), è stato oggetto di alcune relazioni di Marco Pacciarelli, docente alla Federico II di Napoli che nel 2003 aveva guidato la ricognizione nel territorio di Serra, il quale ha parlato della Calabria tirrenica nella Protostoria; di Luigi La Rocca, già funzionario di zona della Soprintendenza che aveva diretto gli scavi della Necropoli di Chiane di cui ha illustrato nel dettaglio i risultati scientifici; Gioacchino Francesco La Torre che ha relazionato sul mondo indigeno lungo la costa tirrenica; e, infine, Fabrizio Mollo che ha informato la platea sulle nuove ricerche tra l’Olivo e il Torbido, tra il tardo arcaismo e la fase brettia.

Una occasione di approfondimento e di studio sulle tematiche attuali di archeologia che a fine anno porterà ad una importantissima mostra al Sant’Agostino di Cosenza.
Intanto, gli appassionati possono visitare, come abbiamo riferito nel numero passato, l’Antiquarium archeologico comunale di Serra aperto al pubblico a fine maggio scorso. In esso, come si ricorderà, sono esposti i “tesori” restaurati di 4 tombe di Chiane, dove tra il 2004 e 2005 erano state rinvenute dalla Soprintendenza e dal gruppo archeologico Alybas ben 26 sepolture risalenti al IX – VIII secolo a.C.
Ci si attende ora che anche la città di Amantea si doti a breve di un Museo comunale dove esporre le centinaia e centinaia di reperti rinvenuti nel territorio camporese. Che a quanto se ne sa, sono già stati restaurati ed ora custoditi a Reggio Calabria dalla Soprintendenza archeologica. Come ci informano gli addetti ai lavori, la Casa Cantoniera nel centro di Campora San Giovanni sarebbe adatta alla bisogna. E potrebbe essere, assieme alla struttura espositiva serrese, una delle attrazioni culturali e turistiche più interessanti del Tirreno cosentino.

Per il settantesimo anniversario dell'assassinio dei fratelli Rosselli

di Valdo Spini – (Fonte Repubblica il 10 giugno 2007)

Il settantesimo anniversario dell’assassinio dei fratelli Rosselli (Bagnoles de l’Orne 9 giugno 1937) sarebbe passato sostanzialmente sotto silenzio se proprio dalla città dei Rosselli non fosse venuta una tre giorni di manifestazioni e iniziative celebrative. E’ stato presentato un libro di Mimmo Franzinelli (“Il delitto Rosselli”) mentre, nella sede RAI è stato proiettato in anteprima un documentario , “Il caso Rosselli. Un delitto di regime”, di Stella Savino e Vania Del Borgo, che in cinquanta minuti, ricostruisce efficacemente la vicenda. Il delitto Rosselli è una pagina di storia, non solo italiana, ma europea, nella lotta contro il fascismo e il nazismo. Carlo Rosselli era accorso in Spagna a difendere la Repubblica contro il golpe militare del generale Franco. Mussolini invece interviene con truppe “volontarie” a fianco dello stesso Franco. Le truppe italiane subiscono a Guadalajara una rovinosa sconfitta dalle brigate internazionali”. Cinquecento italiani vengono presi e Rosselli, nel suo giornale “Giustizia e Libertà” pubblica le foto delle camicie nere fatte prigioniere, i loro nomi, e le loro dichiarazioni. Dal Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, parte l’ordine di eliminare Rosselli. Ma come? Rosselli è in convalescenza a Bagnoles de l’Orne. In una Francia in cui comincia la crisi del governo di Fronte Popolare vi è una setta politico-terroristica, la Cagoule, che agisce per realizzare un colpo di stato di destra. La Cagoule riceve mitra e bombe dal Servizio Informazioni Militari italiano in cambio dell’assassinio di Carlo Rosselli, che è stato raggiunto dal fratello, lo storico Nello. I due italiani vengono barbaramente uccisi. Si celebra un primo processo in Francia, ma viene interrotto dall’arrivo dei tedeschi a Parigi. Si riprende nel dopoguerra, ma solo uno dei sette cagoulard membri del commando subisce una condanna, gli altri sono tutti provvidenzialmente in salvo. La Cagoule ha fatto la sua capriola: è passata dalla parte di De Gaulle. Il documentario ricostruisce anche come uno dei cagoulard, Jean Bouvyier, sia amico di famiglia, e venga visitato in carcere dal ventenne François Mitterrand, allora simpatizzante di destra, prima della maturazione della sua svolta antinazista e della partecipazione alla Resistenza. Successivamente, Mitterrand ministro, darà un salvacondotto per meriti resistenziali allo stesso Bouvyier, che fuggirà in America Latina. In Italia ci sarà un primo processo nell’Italia liberata, (ma Galeazzo Ciano, diventato traditore, è stato nel frattempo fucilato dalla RSI). Imputati il capo del SIM, generale Roatta, che nel corso del processo, nel marzo 1945, viene fatto provvidenzialmente fuggire, il collaboratore di Ciano, Filippo Anfuso, e gli ufficiali del SIM, Santo Emanuele e Filippo Navale. Le condanne ci sono, durissime, fucilazione per Anfuso, ergastolo per gli altri, ma prima la Cassazione le annulla, poi, nel 1949 la Corte di assise di Perugia assolve tutti, chi con formula piena, chi, nei casi disperati, per insufficienza di prove. (Calamandrei, sdegnato, parlerà di “giustizia suicida”!). Settanta anni dopo il sacrificio dei Rosselli è una pietra miliare per chi vuole restituire una spina dorsale morale al nostro paese. Il messaggio ideologico di Carlo, il suo “Socialismo Liberale”, da testo eretico, criticato da tutta la sinistra tradizionale, addirittura duramente scomunicato dai comunisti, è oggi vivo ed attuale per una sinistra moderna, un potenziale punto di riferimento unitario per chi voglia difendere il sostantivo “socialismo”: un socialismo che non si faccia realizzatore delle libertà non è più degno di questo nome e l’affermazione delle libertà, necessita che ne sia promosso l’effettivo godimento per tutti. Un “socialismo delle libertà.” Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli ha proposto che la sede di Firenze venga intitolata ai Fratelli Rosselli. Una proposta giusta e intelligente. Sosteniamola.

***

Segnaliamo, sull’argomento, il libro di Mimmo Franzinelli, “Il Delitto Rosselli” (Mondadori, 2007).

Gli altarini del Corpus Domini

Si è svolta come ogni anno, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, la solennità liturgica del Corpus Domini. Prima con la celebrazione delle 9 officiata da don Jean Paul Mujinga e poi con quella delle 11, officiata dal parroco don Ortensio Amendola, durante la quale una decina di ragazzi ha ricevuto il sacramento della Prima Comunione.
La giornata è proseguita con la processione dell’Eucarestia per tutto il Centro Storico dove nei diversi quartieri, come vuole la tradizione, sono stati allestiti degli altarini dai quali il sacerdote ha impartito la benedizione eucaristica; mentre lungo tutto il percorso sono stati esposti dai balconi damaschi e coperte di seta.

La scuola e l'educazione stradale

Un recital sull’educazione stradale ha chiuso l’anno delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie della cittadina. A partecipare a tale iniziativa, che giunge dopo una serie di lezioni pratiche sulla segnaletica stradale, svolte durante l’arco dell’anno, sono stati ben 120 fanciulli (dal primo anno dell’asilo alla quinta elementare) del plesso aiellese dell’Istituto Comprensivo. Ognuno di loro, guidato dalle docenti, è stato protagonista di una scenetta, cantato canzoni o recitato poesie a tema. Tanti gli spettatori che si sono dati appuntamento in piazza Plebiscito, molti dei quali nonni e genitori, armati di cinepresa o di macchinetta digitale.

L'Antiquarium Archeologico di Serra D'Aiello (Cs) è una realtà

SERRA D’AIELLO – L’Antiquarium di Serra Aiello, aperto il 30 maggio scorso, finalmente, è una realtà di cui essere orgogliosi. Un passo importante verso la conoscenza e la divulgazione di quel patrimonio archeologico venuto alla luce, in particolare, durante le recenti campagne scavi. È certamente un esempio virtuoso che ogni piccolo o grande centro della nostra Calabria deve seguire.
L’inaugurazione del piccolo ma molto interessante museo comunale di Serra, questo paesino sinora conosciuto più per la vicenda del Papa Giovanni che per altro, è preceduta da una breve cerimonia di saluti e dalla presentazione del catalogo della mostra. Al tavolo dei relatori, mancano per impegni sopravvenuti, gli annunciati Stefania Covello, assessore alla Cultura della provincia di Cosenza, l’assessore regionale Sandro Principe ed il Soprintendente Guzzo. Ma non mancano il sindaco Cuglietta, emozionato ed orgoglioso di questa tappa importante della sua Amministrazione; Franco Froio, presidente del gruppo Alybas, che ha il merito maggiore di questo risultato per aver coinvolto e appassionato sin dal 2002, anno di costituzione dell’Associazione, la gente di Temesa – così l’ha definita lui stesso – in questa avventura alla ricerca delle vestigia della civiltà protostorica, e per averla educata al concetto di tutela preventiva del territorio; l’archeologo Fabrizio Mollo, un provetto Indiana Jones, animato dallo spirito del demone Alybas, costantemente impegnato in studi e scavi alla ricerca di Temesa. E naturalmente non poteva mancare la “vulcanica” Rossella Agostino, funzionario di zona della Soprintendenza Archeologica per Calabria la quale, nel corso del suo intervento, ha affermato che, nonostante l’iniziale scetticismo, la necropoli di Serra rappresenta una “scoperta da manuale di archeologia”. Un territorio quello in parola, che va valorizzato al meglio e fatto conoscere, e che certamente lo sarà, grazie al gruppo Alybas, fatto di “persone concrete” e ancora “genuinamente interessato all’archeologia”. Per ultima, la relazione della prof.ssa De Sensi Sestito, docente di Storia Greca dell’Unical, una delle prime a studiare Temesa. “Abbiamo tutta una intera storia di Temesa da recuperare – ha sostenuto -. Oggi la possiamo recuperare meglio, rispetto al passato, perché abbiamo un aggancio territoriale. Perché sappiamo che qui ci sono le tombe di coloro che avevano dato vita a questa comunità; gli oggetti di cui questi si erano serviti; i segni delle relazioni che avevano intessuto e dei commerci che praticavano; gli oggetti anche di decorazione di lusso di cui avevano il privilegio di potersi adornare grazie proprio grazie a questi scavi”. Per finire, Giovanna De Sensi Sestito, non ha mancato di spronare gli archeologi, gli studiosi e gli appassionati, e le Istituzioni, a continuare le ricerche e ha pure lanciato la proposta di creare una rete di parchi (l’offerta archeologica di Serra si arricchirà a breve, come abbiamo già scritto, di un Parco nel sito Cozzo Piano Grande, attualmente in fase di realizzazione), a cominciare per esempio dalla collaborazione tra i parchi di Terina e di Temesa.
La mostra. La grande presenza di appassionati di cultura, ha imposto la visita a scaglioni del museo comunale, che si trova al piano superiore della Scuola Materna, di fianco alla Casa municipale. Noi siamo stati tra i primi e tra i primi abbiamo avuto modo di compiacerci dei risultati del pregevole lavoro, fatto con una modesta somma (6.500 euro dall’Amministrazione locale e 10 mila euro da fondi europei messi a disposizione dall’Assessorato alla Cultura della regione Calabria). Un risultato ottimo a cui si è giunti in pochissimo tempo: tre anni circa dallo scavo, passando per il restauro, lo studio dei materiali, alla fruizione pubblica odierna, ed alla realizzazione del catalogo, in virtù, come ha sottolineato Froio, di una sinergia virtuosa tra Comune, Soprintendenza e gruppo Alybas.
La Principessa di Temesa è la protagonista principale dell’esposizione, allestita da F. Froio, S. Isabella, D. Merengoni, D. Perri, S. Perri, A. Sicoli del gruppo Alybas, che prende il nome di un Demone “sui generis”, “perché non ha nulla di demoniaco né di sanguinario, che dell’amore, sotto vari aspetti, ne ha fatto fonte della sua fama”. Così un bloggista, nemmeno tanto anonimo, racconta la storia romanzata di Alybas e della Principessa Anja. Una storia struggente che finisce con la morte di lei. Il racconto indugia poi sulla cerimonia della sepoltura. “Le donne del villaggio abbigliarono Anja con tutti i suoi gioielli di bronzo, ambra, cristallo, posti sul vestito della sua incoronazione, ricamato con minuscoli vaghi di ambra a formare tanti fiorellini, sul capo un velo ricamato con bottoncini di bronzo dal quale fuoriuscivano i suoi lunghi capelli intrecciati con ferma trecce e spiraline. Anja sembrava viva e sorridente. La fossa venne preparata con cura e profumata con l’incenso. In essa vennero riposte la fusaiola, i rocchetti ed i pesi da telaio nonché una grande olla di impasto rosso colma di grano, laskòs e le scodelle del pranzo rituale. L’incensiere bronzeo che comprai a Veio per come dono di anniversario lo riposi io stesso al suo fianco. Suo padre fissò con una spilla il suo anello da dito al petto di Anja. La terra la coprì, fredda e crudele. Anja era morta… morta morta… per sempre”.
Quattro le teche (sulle sette totali) che sfoggiano il corredo funerario della Principessa ritrovato durante gli scavi nella tomba numero 6. Una delle 26 sepolture a fossa semplice o segnate da cordoli in ciottoli di fiume, riconducibili al periodo tra la fine del IX sec. e la seconda metà del VIII sec. a.C., scoperte in località Chiane durante le campagne scavi del 2004 e 2005, ed eseguite dal gruppo archeologico Alybas e dalla Sovrintendenza archeologica della Calabria.
Centinaia e centinaia i reperti che erano stati rinvenuti nella Necropoli dell’età del Ferro proprio nel centro abitato del paese, e testimonianza di quella mitica Temesa, la città cantata da Omero, emporio mediterraneo di metalli e abitato forse da quegli Ausoni di cui parla Strabone, che oramai dopo i continui ritrovamenti può essere individuata tra la foce dei fiumi Savuto e Oliva, ed in particolare nei territori di Campora e Serra.
Una parte degli oggetti rinvenuti (oggetti di armamento di bronzo, vasellame di impasto e oggetti di ornamento, soprattutto fibule, in bronzo e ferro) e facenti parte delle tombe 5, 6, 10 e 12, sono stati restaurati dalla Soprintendenza, ed ora esposti nella mostra permanente. Il resto dei reperti sarà invece restaurato in seguito. Come il pezzo forte dell’intera collezione ovvero il disco d’oro etrusco (recuperato nella tomba 14 scavata nel 2004) che potrebbe, se si trovano i fondi necessari per il restauro (si parla di soli 5 mila euro) trovare presto collocazione all’interno dell’Antiquarium.
La mostra, allestita dalla Sovrintendenza e gestita dal gruppo Alybas, consta di 7 teche, di cui 4, come detto, dedicate a quella che gli allestitori hanno ribattezzato Principessa di Temesa
Gli orari di apertura della mostra, gestita dal Gruppo Alybas sono: mercoledì, dalle 9 alle 13; sabato, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19; mentre domenica solo il pomeriggio, dalle 15 alle 19. Il costo del biglietto è di 2 euro; ridotto di 1 euro (per le scolaresche); mentre è gratuito per i bimbi sotto i 6 anni. Per prenotazioni, telefonare al gruppo Alybas al numero 320.8462040.
Il Catalogo. Preceduto dalle presentazioni del Soprintendente Guzzo, del sindaco Cuglietta e del presidente Froio, il catalogo consta di una premessa di Rossella Agostino che ha curato il coordinamento scientifico, e dei testi di Mollo, La Rocca (già funzionario di zona e direttore degli scavi del 2004 e 2005), La Torre, Agostino e Froio, che analizzano, tra gli altri, la geomorfologia del territorio, la storia, le fonti letterarie, la storia delle ricerche, iniziate, com’è noto da Paolo Orsi nel 1924, il quadro archeologico, e la Necropoli di Chiane con le descrizioni delle tombe.

Il 30 maggio apre l’Antiquarium di Serra d’Aiello. Ricominciati i lavori al Parco archeologico di Cozzo Piano Grande

SERRA D’AIELLO – La Principessa di Temesa è la protagonista principale dell’Antiquarium archeologico che sarà inaugurato nel pomeriggio di mercoledì 30 maggio. Ben quattro le teche che sfoggiano il suo corredo funerario ritrovato durante gli scavi nella tomba numero 6. Una delle 26 sepolture a fossa semplice o segnate da cordoli in ciottoli di fiume, riconducibili al periodo tra la fine del IX sec. e gli inizi del VII sec. a.C., scoperte in località Chiane durante le campagne scavi del 2004 e 2005, ed eseguite dal gruppo archeologico Alybas e dalla Sovrintendenza archeologica della Calabria.
Centinaia e centinaia i reperti che erano stati rinvenuti nella Necropoli dell’età del Ferro proprio nel centro abitato del paese, e testimonianza di quella mitica Temesa, la città cantata da Omero, che oramai dopo i continui ritrovamenti può essere individuata tra la foce dei fiumi Savuto e Oliva, ed in particolare nei territori di Campora e Serra.
Ora, tutti quei reperti, oggetti di armamento di bronzo, vasellame di impasto e oggetti di ornamento, soprattutto fibule, in bronzo e ferro, restaurati dalla Soprintendenza, saranno esposti in una mostra permanente presso l’Antiquarium archeologico della cittadina che si trova al piano superiore della Scuola Materna, di fianco alla Casa municipale. I fondi che hanno permesso la realizzazione del progetto comunale, sono stati erogati per 6.500 euro dall’Amministrazione locale guidata dall’avv. Antonio Cuglietta; e per 10 mila euro da fondi europei messi a disposizione dall’Assessorato alla Cultura della regione Calabria. La mostra, allestita dalla Sovrintendenza e gestita dal gruppo Alybas, consta di 7 teche, di cui 4, come detto, dedicate a quella che gli allestitori hanno ribattezzato Principessa di Temesa.
Alla cerimonia inaugurale saranno presenti Antonio Cuglietta, sindaco di Serra; Stefania Covello, assessore alla Cultura della Provincia di Cosenza; Franco Froio, presidente del gruppo Alybas; Giovanna De Sensi Sestito, docente di Storia Greca dell’Unical (che presenterà il catalogo della mostra); Rossella Agostino, funzionario di zona della Soprintendenza Archeologica per Calabria; l’archeologo Fabrizio Mollo; Pietro Giovanni Guzzo, Soprintendente Archeologico ad interim per la Calabria e Sandro Principe, Assessore alla Cultura della Regione.
La mostra, come ci ha detto Rossella Agostino, «si pone come obbiettivo la conoscenza e la divulgazione del patrimonio archeologico del territorio fino ad oggi acquisito, un patrimonio che va tutelato costantemente ed adeguatamente per conservare così la propria storia e le proprie radici».
Sono ricominciati i lavori del Parco. Ma l’attività di riscoperta e di valorizzazione di quanto Serra conserva sotto i suoi terreni prosegue anche su un altro fronte. Sono infatti ricominciati il 23 maggio scorso, dopo alcuni problemi tecnici poi risoltisi, i lavori per la realizzazione del parco archeologico di Cozzo Piano Grande (uno dei tre siti di Serra, assieme a Chiane e Cozzo Carmineantonio), abitato tra l’Età del Bronzo e l’età ellenistica, all’interno del quale erano state rinvenute alcune sepolture a grotticella. Com’è noto, il progetto del Comune di Serra era stato finanziato per un importo di 500 mila euro provenienti dall’APQ – Beni Culturali del Por Calabria (delibera CIPE 20/2004). I lavori, aggiudicati per un importo di 361 mila euro alla LUFRACO srl di Rende, prevedono la realizzazione di accesso al parco, recinzione, percorsi pedonali interni, guardiola e servizi, scavo archeologico, restauro, tettoie di copertura delle emergenze, pannelli didattici, analisi scientifiche e pubblicazioni.

Le Vie della Seta di Luigina Guarasci

Storie di donne, di fatica e di bellezza. Il volume che le raccoglie è “La Calabria e la Seta” di Luigina Guarasci, appena pubblicato per i Quaderni de ilfilorosso di Rogliano. L’autrice, attualmente dirigente del Liceo Artistico Statale di Cosenza – istituto che da anni è impegnato nel progetto MIUR Aracne “Le Vie della Seta in Calabria” -, nel libro in parola ci conduce attraverso «una storia rimasta a lungo invisibile, per via di una storiografia miope, ma intensa e ricca di risvolti, che oggi deve essere portata alla luce». Cercando tra le carte, aprendo cassapanche, studiando trame, vivendo con gli occhi i colori dei tessuti e sapendo «ascoltare la viva voce di donne che ancora sono capaci di raccontare la loro storia, interrogare gli strumen­ti umili del passato che si utilizzavano per tirare e lavorare que­sto filo di seta, vedere gli spazi adibiti a tale fatica significa dare voce ad un vissuto, di cui il presente ha bisogno, se si intende progettare un futuro di autentico progresso e non di semplice sviluppo. Un futuro, insomma – afferma Luigina Guarasci -, che sappia sfruttare le moderne tecno­logie, senza dimenticare la grande tradizione di mestiere, che affonda le sue radici nel territorio e nella sua storia. E questa è la strada per un moderno operare capace di valo­rizzare una creatività eticamente forte, in grado di lasciare il se­gno nelle generazioni e, quindi, di produrre bellezze da non de­stinare al tritacarne del consumismo».
Nel libro, alla descrizione completa della produzione serica, dal bozzolo alla filatura e coloritura della seta, segue un paragrafo dedicato alle leggende cinesi che narrano della nascita e della diffusione in occidente di questa particolare e straordinaria produzione; ed alcune pagine che invece segnano le vicende delle vie della seta, a cominciare dall’apertura delle rotte carovaniere tra Roma e la Cina nel I sec. d.C. Nel prosieguo, Luigina Guarasci si occupa della produzione serica calabrese introdotta dai Bizantini e del periodo aureo di Catanzaro, tra il XV e XVI secolo, quale centro di eccellenza; come anche del lento declino della sericoltura calabrese iniziato nel corso del ‘600. Una parabola discendente che arriva sino alla crisi definitiva del settore nei primi anni del ‘900, quando si registra, dopo la fine dell’attività delle filande, il tentativo da parte del Governo di incentivare la gelsibachicoltura con l’istituzione nel 1912 del Consiglio per gli interessi Serici; un progetto che in Calabria viene messo in pratica dall’Osservatorio Bacologico, diretto da Luigi Alfonso Casella. Capitoli a parte per la storia della seta a Cosenza e i suoi Casali; e a Rogliano. Per la cittadina del Savuto, in particolare, sono state raccolte testimonianze sul campo che narrano di intere famiglie, soprattutto donne, dedite nei mesi di maggio e giugno alla raccolta delle foglie, alla cura dei bachi ed alla raccolta dei bozzoli.A corredo del volume anche alcune tavole raffiguranti velluti, coperte, damaschi e paramenti sacri in preziosa seta, appartenenti a collezioni pubbliche e private della provincia di Cosenza. Un libro, in definitiva, che racconta la Calabria di una volta e la storia di quelle donne «che con cura allevano bachi – è scritto in quarta di copertina – per contribuire alla economia familiare e nel contempo per esercitare, attraverso una tessitura di pregio, una creatività che si esprime in opere di rara bellezza, che hanno accompagnato e segnato i momenti più significativi della quotidianità non solo delle classi sociali elevate, ma anche di quelle più umili».

Fumata nera per la pro Loco

Fumata nera per la Pro Loco della cittadina tirrenica. L’assemblea dell’associazione turistica – da diversi anni inoperosa, com’era stato riportato a metà marzo scorso sulle colonne dal Quotidiano, che ne aveva auspicato la rinascita – era stata finalmente convocata per lo scorso fine settimana, anche su forte insistenza del sindaco Perri. Ma gli avvisi – con all’ordine del giorno una non meglio specificata dicitura di “comunicazioni del presidente” – erano stati esposti (e inadeguatamente visibili) solo uno o due giorni prima e così in pochissimi lo hanno saputo e meno ancora quelli che si sono presentati alla prima e seconda convocazione. Una scarsissima presenza che ha fatto slittare la riunione a data da destinarsi e che quasi certamente non mancherà di prorogare di molto tempo il rinnovo degli organi direttivi. È opinione diffusa infatti che per poter arrivare al rinnovo dei nuovi organi sociali, specialmente dopo il lunghissimo periodo di inattività, è prima necessario fare una ricognizione per esaminare la situazione economico-finanziaria del sodalizio, provvedendo contestualmente ad aprire una nuova campagna tesseramenti.
Intanto però, l’estate è alle porte ed oramai appare difficile fare una seria e puntuale programmazione. In ogni modo, chiunque abbia a cuore il bene dell’antico paese dovrebbe valutare bene la possibilità di impegnarsi in prima persona, per ridare ad Aiello un rinnovato slancio, non solo a favore della difesa e della promozione turistica del patrimonio, ma anche per rivitalizzare un centro storico sempre più abbandonato.