Franco Bazzarelli, sempre riconoscimenti per il poeta amanteano

Franco Bazzarelli di Amantea, classe 1948, poeta. A cadenze quasi regolari, fa sempre parlare di sé. Una volta per la lettura dei suoi versi durante la trasmissione televisiva Rai, Uno Mattina, un’altra per qualche recensione in importanti quotidiani e testate nazionali ed estere, un’altra ancora perché l’Accademia Montaliana gli scrive per invitarlo a farne parte. Ma il più delle volte è perché si è piazzato o ha vinto uno degli innumerevoli concorso letterari a cui partecipa.
Oggi è l’occasione per dire che Bazzarelli, il poeta autodidatta come lo hanno definito, ha vinto il secondo premio ex equo (sezione volumi di poesia) del Premio “Andrea da Pontedera”, organizzato dal periodico Identità della città toscana, la cui premiazione si terrà il prossimo 27 maggio. Il riconoscimento appena assegnato all’amanteano, si riferisce alla pubblicazione di poesie “La Notte possiede occhi di lanterna”. Il libro, come si ricorderà, era stato pubblicato per la prima volta nel 2004 dalla Comunità Montana Medio Tirreno e Pollino e poi ristampato poiché esaurito.
Non è difficile trovare opere di questo artista nostrano in riviste specializzate, come “Calabria Letteraria”; “Nuovo Diogene”, o anche sul quotidiano “America Oggi”, distribuito negli States assieme a “La Repubblica”. È pure di questi giorni la pubblicazione di un suo testo (la poesia si titola Similitudine) sulla rivista specializzata “Poesia”, mensile internazionale di cultura poetica (anno XX, maggio 2007, n° 216).

Il Consiglio Comunale del 17 maggio

La terza seduta dall’inizio dell’anno del Consiglio comunale, convocato per le 19 di giovedì scorso, inizia con buona mezz’ora di ritardo. Dopo il termine della partita Inter-Roma di Coppa Italia. E come oramai di consueto, senza quasi nessuno ad assistere ai lavori.
All’ordine del giorno vi sono solo un paio di argomenti, che saranno discussi molto velocemente. Il primo riguarda l’adesione all’Associazione Intercomunale Sud Tirreno Cosentino, nata dal disciolto Consorzio del Btc. Il voto per il nuovo organismo che si fonda sullo spirito della legge regionale n° 15 del 24 novembre 2006 sul riordino territoriale, è unanime. Come ha spiegato il sindaco Perri, la via da seguire, per una gestione efficace, efficiente
ed economica dei servizi, bisogna unirsi con altri comuni, come già peraltro avviene per strumenti come Pit, Apq, Piano strutturale ecc. Una politica condivisa anche dall’opposizione, la quale però ha sollevato la contraddizione della duplice anima di Aiello, che per alcuni servizi ricade nelle competenze del Tirreno, mentre per altri è parte integrante della Comunità Montana del Savuto.
Il secondo punto – sul quale si è registrata l’astensione di AdP – è stato invece un passaggio puramente formale e si riferiva all’inserimento nel programma triennale delle opere pubbliche già approvato nei mesi scorsi, dei lavori di messa in sicurezza del muro di cinta del cimitero, che come si ricorderà era franato nel mese di dicembre, provocando il crollo di alcune tombe. Ora, in virtù di un mutuo di circa 260 mila euro, il comune ripristinerà lo stato dei luoghi. A tale proposito, la discussione ha toccato anche l’opportunità, dal momento che i loculi a disposizione del comune stanno esaurendosi, di ampliare il Cimitero. Al momento questa però è una questione non risolvibile, poiché i terreni adiacenti non presenterebbero le condizioni geologiche prescritte.
Infine, a margine della seduta, i consiglieri hanno preso atto di una proposta della Commissione consiliare per l’intitolazione del Campo sportivo di Macchia. In pratica, si è deciso, per l’individuazione dei nominativi da valutare, di coinvolgere tutta la cittadinanza che dovrà esprimere la propria idea in una sorta di referendum popolare, con tanto di commissione e seggi elettorali.

Ancora disagi alle Poste aiellesi

Nulla è cambiato. I disservizi postali della cittadina, nonostante le proteste del primo cittadino Gaspare Perri che il mese scorso con un telegramma aveva chiamato in causa il responsabile del Recapito di Poste Italiane di Cosenza ed il Direttore delle Poste di via Vittorio Veneto della città bruzia, continuano a verificarsi senza soluzione di continuità.
Capita ancora che cartoline, lettere, ma purtroppo anche bollette del Gas, Enel, Acqua, Telefono ecc. vadano smarrite, o rispedite indietro per destinatario sconosciuto o trasferito. O che invece, erroneamente, vengano consegnate ad altri utenti, dall’altra parte della luna. Così succede che il povero ed ignaro utente, se la bolletta non arriva, si deve sobbarcare il peso di telefonare al gestore, farsi dire l’importo da pagare e provvedere all’incombenza con un nuovo bollettino.
I cittadini, e sono veramente tanti,
ora sono tutti “incazzati neri” e queste cose non le sopportano più…, proprio come nel film “Quinto Potere” di Sidney Lumet del 1976. È vero che per qualche caso, non essendoci le cassettine postali, la consegna si rende difficile. Ma è pur vero che la situazione di mancata consegna avviene anche in presenza di cassetta postale, numero civico ben specificato e con tanto di nome e cognome!
La situazione di disservizio va subito sanata. Oramai permane da molti mesi, ha veramente creato tanti malumori e c’è anche chi minaccia di adire le vie legali.

“Data l’importanza del servizio – scriveva il primo cittadino Perri qualche settimana fa – pregasi provvedere, ognuno per la propria competenza, con cortese sollecitudine onde evitare gravi disagi a questo Ente ed alla popolazione tutta”. Ma ancora si segna il passo. Eppure basta poco, che ce vò?

Una nuova Sinistra per Aiello

Costruiamo, insieme, una nuova Sinistra Democratica. È l’invito che Tonino Simone, già diessino ed ora esponente del Movimento nato dalle mozioni Mussi-Angius, rivolge alla sinistra aiellese in una sua articolata riflessione che prende in esame, dopo i recenti congressi nazionali della Margherita e dei Diesse, la definitiva scomparsa dalla scena politica nazionale dei due partiti e la prossima nascita del Partito Democratico.

Per Simone, la necessità politica di tale operazione, sebbene giustificata dall’esigenza di aprire un nuovo ciclo storico nella vita politica nazionale, ha seguito però un «percorso frettoloso ed al buio», ed «ha creato nell’immaginario collettivo molte perplessità e molti dubbi, diffidenze e scetticismo se non addirittura contrarietà anche in ampi settori della società civile tradizionalmente vicini ai partiti medesimi».

«Sicché – spiega Simone – il processo di unificazione, specie nei Ds, ha portato alla separazione ed al divorzio anche di molti iscritti e simpatizzanti in quanto consapevoli della costruzione di un futuro incerto e privo di reali valori di sinistra; della non chiara ed inequivocabile collocazione del nascente partito unico nel contesto politico internazionale; della aleatoria questione circa la capacità di difendere la laicità dello stato, specie dopo la massiccia ingerenza della chiesa su una miriade di problemi che riguardano le questioni sociali, la difesa della dignità della persona, la libera autodeterminazione di ciascun cittadino». Il rischio, secondo l’autore della lettera aperta, è quello di avere una sinistra debole, «oggi più che mai necessaria per difendere la democrazia, i ceti più deboli, la tenuta stessa del centrosinistra, la difesa di tante conquiste come il divorzio, l’aborto, lo statuto dei lavoratori, il diritto egualitario al lavoro, alla salute ed all’istruzione».

Nella seconda parte della nota, si prospetta invece la necessità di contribuire alla costruzione del Movimento “Sinistra Democratica per il socialismo europeo”. «Un movimento con l’obiettivo nobile non di formare un nuovo “partitino” della martoriata e frammentata sinistra italiana, ma di unire in un unico soggetto politico moderno, tutte le forze che si richiamano ai più nobili valori del socialismo e del riformismo europeo, per far rivivere quei grandi sentimenti di impegno e partecipazione, per riproporre con più forza e realismo quelle grandi questioni etiche e morali che il defunto compagno Berlinguer ha lasciato in eredità non sola all’Italia ed all’Europa di ieri, ma al mondo intero ed alla storia».

«Ad oggi – conclude Simone – le aspettative appaiono ampiamente lusinghiere, vista la massiccia e convinta partecipazione di compagni e cittadini alle prime riunioni di organizzazione del movimento e scala regionale e provinciale. Segno questo che il tentativo politico di creare una nuova sinistra democratica, prima ancora che una necessità, è un dovere morale verso quanti sono rimasti orfani di un soggetto politico che sappia ancora dire qualcosa di serio di sinistra. L’augurio è che anche Aiello Calabro non si sottragga a questo dovere storico».

Piazza Santa Maria, chiusa al traffico per restyling

Piazza Santa Maria e la strada provinciale adiacente sono dalla mattinata di lunedì 14 maggio chiuse al traffico veicolare e pedonale. Il motivo della chiusura, disposta da una ordinanza sindacale, è dovuto all’esecuzione dei lavori di pavimentazione dell’area. Una opera compresa in un ampio intervento di urbanizzazione primaria e secondaria, per un importo di alcune centinaia di migliaia di euro, che l’Amministrazione comunale sta effettuando da alcuni mesi e che prevede anche la realizzazione di nuove aree parcheggi in altre zone della cittadina.
L’intervento di restyling della piazza che ospita il duomo, non mancherà però di creare qualche piccolo disagio. Nella piazza infatti opera l’unica pompa di benzina del paese e una autofficina. Prevedibili difficoltà anche per chi si reca a messa quotidianamente, in occasione di funerali o matrimoni. C’è da attendersi che l’Amministrazione comunale farà di tutto per rendere il periodo di lavori il più breve possibile (l’estate è già in arrivo e anche la tradizionale festa della Madonna delle Grazie, adottando tutte le misure razionali e opportune.

Discorso a parte per il materiale lapideo che sarà usato per la pavimentazione. Da quanto sappiamo, Santa Maria e la strada adiacente alla chiesa, saranno ricoperte con pietra lavica. La scelta della giunta Perri però poteva certamente essere più felice. Secondo tanti interpellati, tra cui tecnici ed esperti di arte ed architettura urbana, la scelta ottimale sarebbe stata la pietra di fiume o la pietra verde di Calabria, come anche altre possibili soluzioni. In ogni modo, ora il dado è tratto.
Per la cronaca, un avviso alla cittadinanza dispone anche che i pullman delle Ferrovie della Calabria avranno come nuovo capolinea località Porta.

Sotto il segno dei Cybo

Sotto il segno dei Cybo. Si potrebbe ricordare così la presenza in Calabria, dal 28 aprile al primo maggio scorsi, di una nutrita rappresentanza della Sezione “Massa-Montignoso” di Italia Nostra, l’associazione nazionale per la tutela del Patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione.

Durante il periodo di permanenza in terra calabra, l’iniziativa programmata dal gruppo toscano si è articolata in una visita guidata nella cittadina tirrenica (uno dei tanti feudi appartenuti al Casato ligure-toscano, proprietario dello Stato di Aiello dal 1566 sino all’eversione della feudalità), incontri con la locale istituzione comunale, ed escursioni anche nelle principali mete turistiche calabresi come il Museo di Reggio Calabria, la Sila e la città dei Bruzi. Una occasione, questa, che aveva quale scopo principale, come ha riferito Agnese Bondielli, segretaria dell’associazione, quello di «far conoscere il territorio e la sua storia perché è attraverso la cultura, l’arte e le tradizioni che la gente ritrova e rinnova il senso di identità e appartenenza».

Il Casato feudatario rappresenta dunque il filrouge che lega l’antico Stato di Aiello (che sotto i Cybo era passato da Contea a Marchesato e poi a Ducato) a Massa e Carrara, a Ferentillo, a Padula Beneventana e ad altri centri sparsi per l’Italia. Tutti questi possedimenti cibei – com’è noto – sono oggetto di una serie di disegni. Una preziosa collezione (in tutto sono 56 stampe) di autore anonimo (secondo alcuni studiosi potrebbero attribuirsi al pittore fiammingo Giusto Utens e a suo figlio Domenico), databili tra la fine del XVI secolo e i primi decenni del XVII, cioè a cavallo tra l’ultima fase del governo albericiano e il periodo iniziale del principato di Carlo I, raffiguranti possedimenti dei Cybo Malaspina, di cui 28 sono vedute del Principato di Massa e del Marchesato di Carrara, con le rispettive frazioni collinari, mentre le altre 28 riguardano i Ducati di Ayello (comprese quelle di Serra, Terrati, Lago e Laghicello che facevano parte dell’antico Stato aiellese), Ferentillo, Padula e diverse altre località. Si tratta di vedute disegnate a penna con inchiostro seppia su carta filigrana – acquisite nel 1915 per il prezzo di 50 lire ed ora conservate presso l’Archivio di Stato di Massa -, molto probabilmente commissionate dai Cybo-Malaspina a scopo prevalentemente documentario, che costituiscono oggi una preziosa fonte iconografica per gli studi storici che «potrà rivelarsi – scrive il curatore della pubblicazione Claudio Palandrani – una straordinaria miniera di informazioni sull’evoluzione dei centri abitati e dei territori rappresentati ma anche, più in generale, consentire nuove scoperte o ricevere conferma di notizie storiche non altrimenti desumibili da documenti d’archivio».

Meritoria la pubblicazione del corpus completo della mappe, che la Sezione “Massa-Montignoso” di Italia Nostra ha voluto in occasione del 450° anno della fondazione di Massa Nova (o Cybea) da parte di Alberico I Cybo-Malaspina, con «il desiderio di farli conoscere agli abitanti degli ex feudi cybei, uniti da una comune vicenda storica, ed in particolare, portarli alla conoscenza dei numerosi ricercatori e studiosi che oggi si pongono il problema dell’iconografia urbana come straordinaria fonte documentale per la ricerca sul territorio».

Le mappe riguardanti Aiello (che erano state pubblicate per la prima volta dallo storico Fausto Cozzetto, autore tra l’altro del volume “Lo Stato di Aiello. Feudo, Istituzioni e Società nel Mezzogiorno Moderno”, Editoriale Scientifica, Napoli, 2001) – «ci mostrano – fa notare lo studioso Raffaele Borretti che ha fatto da cicerone ai turisti massesi – una città potente, ben difesa da mura e dalla possente rocca sovrastante, e le terre e casali dipendenti, boschi ricchi di cacciagione – come nei secoli hanno sempre testimoniato i viaggiatori – feconde attività produttive (un atto del 1618 attesta anche l’esistenza del “porto di Ajello”, sito probabilmente nella zona di Campora), numerosi edifici ecclesiastici».

25 aprile 2007 – Partigiani Aiellesi, un ricordo

Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione – conclusasi il 25 aprile del ’45 – è stato notevole, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Si parla di migliaia di Partigiani meridionali, molti dei quali calabresi, per lo più ex militari sbandati dopo l’8 settembre del ’43. Tanti morirono giovanissimi.
Ma quanti furono i Partigiani della Comunità tirrenica? Secondo alcune fonti, molti di più di quanto si pensi. Eroi dimenticati, spesso sconosciuti.

Per questo anniversario della Liberazione, vogliamo ricordarne qualcheduno. Primo fra tutti, Geniale Americo Bruni. Nato il 5 febbraio del 1923, da Giovanni e Maria Giuseppa Volpe, trascorre la sua giovinezza ad Aiello e poi ad Acquappesa dove si sposa. Presto però inizia la guerra e Geniale viene arruolato. Passerà nella fila partigiane della 143° Brigata Garibaldi dell’Emilia Romagna dal primo gennaio 1944 sino alla data della sua eroica morte. Il Partigiano Bruni – di cui abbiamo trovato una lapide ricordo a Parma in via d’Azeglio, posta nel 1955 in occasione del decennale della Resistenza – si era reso protagonista di un atto coraggioso alla Salvo d’Acquisto. Per salvare il gruppo di compagni della Brigata a cui apparteneva, si accusò come esecutore solitario dello scoppio di una bomba contro i tedeschi in fuga. Il gesto gli costò la deportazione in Germania dove morirà nel Lager di Mauthausen il 18 marzo 1945.

Peppe Verduci di recente ne ha ravvivato la memoria nel suo ultimo libro (Frammenti di Storia e Ricordi, Edizioni Pellegrini, Cosenza 2006), ricordando, a tutta la Comunità, l’intitolazione nell’immediato dopoguerra della sezione del Partito Comunista al giovane martire di soli 22 anni.
Dai ricordi del compagno Verduci affiorano anche i nomi di altri Partigiani ignoti alla memoria collettiva. Come Alfredo Bossio, partigiano a Valmontone, Carmine Mollame, Rosario Belluno e Raffaele Pucci, 91 anni il prossimo 18 settembre (tesserino 001183, appartenente ai Corpi volontari della Libertà, Comando I zona Piemonte – Biellese, XII divisione d’assalto “Nodo”, grado Garibaldino, nome di battaglia “Monsone”). “Raffaele – scrive Verduci nel suo libro – stava spesso con me e con Nando (Aloisio, fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, nda); ogni tanto, per dimostrarci la sua forte fede al Partito, saliva da Valleoscura portando in tasca il berrettino Partigiano, indossandolo poi nella sezione per mostrarci la falce ed il martello con la stella ricamata sulla visiera con filo argentato”.
Altri Aiellesi, che sono invece compresi nell’elenco dell’Icsaic di Cosenza, sono: Giovanni Coccimiglio (Aiello, 17 ottobre 1923), Partigiano dal 9 settembre 1943 al 15 gennaio 1944, e dall’11 agosto 1944 al 30 novembre dello stesso anno, nella Divisione Gramsci – Albania; Guglielmo Coccimiglio (Aiello, 29 febbraio 1917), soldato del 317° Fanteria Divisione Acqui, disperso in combattimento nel settembre 1943 in Grecia; Fortunato Lepore (Aiello, 5 febbraio 1914), Partigiano dall’11 ottobre 1943 al 30 novembre 1944, nella Divisione Gramsci – Albania; Francesco Vecchio (Aiello, 14 aprile 1919), Partigiano dal 9 settembre 1943 all’1 luglio 1944, nella Divisione Garibaldi – Jugoslavia. E forse tanti altri ancora sconosciuti.

La Biblioteca civica che fine ha fatto?

La Biblioteca Civica, istituita dalla precedente Amministrazione comunale, è caduta da troppo tempo nel dimenticatoio.

A lamentarsi dello stallo intellettuale che impera attualmente in paese sono oramai tanti aiellesi che avrebbero sperato e voluto un maggiore impegno del locale governo cittadino sul fronte delle attività culturali. Purtroppo così non è stato. Almeno sino ad ora, dopo quasi tre-anni-tre di consiliatura.

E così, il prossimo 23 aprile, data in cui si celebrerà in tutto il mondo la tredicesima Giornata Mondiale del Libro, promossa dall’Unesco, sarà una data senza alcun significato, come tante altre. Sì, perché la Biblioteca civica – allocata nei locali dell’ex Convento degli Osservanti -, resterà ancora chiusa. Eppure, era stata istituita con tanto entusiasmo. A fine 2003 era stato approvato dal Consiglio comunale il Regolamento di gestione; era stata inoltre dotata di scaffalatura, tavoli per la sala lettura, computer, programmi per la catalogazione. Poi, come capita spesso alle nostre latitudini, per un motivo o per un altro, quanto di buono si è fatto, viene buttato alle ortiche.

Non osiamo immaginare in quale condizione di abbandono saranno quei libri (più di un migliaio), a suo tempo affidati al comune in comodato d’uso gratuito da alcuni benefattori sulla base di una consolidata fiducia verso chi si è occupato – quotidianamente – di promuovere la cultura e la memoria storica nella comunità.

A Sorrento in mostra l’Erbario essiccato del calabrese Domenico Coscarelli da Lago (Cs)

IL “PICCIOLO Erbario” di Domenico Coscarelli del 1804 è un esemplare unico di manoscritto, che raccoglie e descrive centinaia di specie del regno vegetale, attualmente in esposizione al Museo Correale di Sorrento sino al 31 maggio prossimo.
La mostra bibliografica si compone di pannelli e gigantografie dell’Erbario sui quali sono riprodotti – oltre alle erbe essiccate, le virtù curative e i luoghi in cui esse crescono – anche degli acquerelli che rendono l’opera unica nel suo genere, con alcune scene campestri, galanti, e in particolare quelle di caccia o di inseguimenti di animali. Forse non un vero e proprio erbario con pretese scientifiche, ma certamente un importante documento iconografico sulla vita tra il Settecento e l’Ottocento.
L’autore, come dichiara egli stesso sul frontespizio dell’opera e come peraltro risulta dai registri comunali, era nato il 29 giugno 1772 a Lago (Cs), “Terra di Calabria Citra”, da Mario (o Carlo) e da Diana Scanga. Coscarelli, che fu Portabandiera del Reggimento Principessa Reale al servizio di S. M. Ferdinando IV Re di Napoli, in stanza a Capua, non era un vero e proprio addetto ai lavori, ma più semplicemente “un appassionato naturalista”, come lo definisce Mario Russo nella premessa del Catalogo a colori della mostra, pubblicato da Nicola Longobardi Editore di Castellammare di Stabia, con il contributo della Giunta Regionale della Campania – Settore Musei e Biblioteche. Secondo il curatore, il sottoufficiale borbonico aveva “tra i suoi molteplici interessi, anche quello di raccogliere ed essiccare erbe” e di “attingere, principalmente dalla cultura popolare tradizionale, informazioni sulle loro qualità medicinali”.

“Indubbiamente – dice Russo – l’opera del Coscarelli rientra, come la maggior parte degli erbari realizzati fino alla fine del secolo XIX, tra quelli che hanno esclusivamente carattere personale ad uso dello studioso stesso che lo forma per i suoi studi e per i confronti”. Tuttavia, non è da “escludere del tutto – aggiunge – che egli sia stato in contatto con i naturalisti napoletani del suo tempo o che fosse un frequentatore del loro ambiente”.

All'anima del Toro, una originale mostra di Leofilm

SI CHIAMA “Arles 2006 – All’Anima del Toro” ed è una singolare mostra fotografica dell’artista Leo Antoniello (in arte Leofilm) che racconta, attraverso scatti d’autore, emozionanti e coinvolgenti corride serali in una Arena Romana nel sud della Francia. Una mostra di fotografie dedicate alla corrida di Arles (Provenza) dove i tori non vengono uccisi, ma insieme ai ragazzi-toreri, al pubblico e ai turisti, condividono lo spirito di libertà e gli spazi selvaggi e naturali della Camargue.

Leofilm – che è stato l’autore di una mostra di successo sul Buddha tenutasi ad Aiello Calabro nell’estate dello scorso anno – ha scattato le foto nell’Arena sperimentando in prima persona i momenti magici dell’esibizione del toro e della sua corsa sfrenata che in pochi minuti riesce a trasmettere una intensa emozione che è forza e paura insieme.

Le fotografie realizzate – esposte dal 28 Marzo al 26 Aprile 2007 nei locali di Palazzo Litta in Corso Magenta a Milano – costituiscono non solo una peculiare documentazione, ma soprattutto sono un’essenza astratta di emozioni ricevute, vissute in prima persona e trasmesse dai tori, dai toreri, dagli spettatori. Un racconto delle emozioni dei Tori nei momenti diversi della corrida, delle espressioni e delle trasformazioni simboliche dei Tori in attimi intensi e nella velocità del movimento.

La mostra vuole anche essere un omaggio dell’artista alla terra di Camargue e alle sue tradizioni. Una di queste, particolarmente viva e tratto distintivo della cultura del delta del Rodano, è appunto la corsa camarghese, che affonda le sue radici nell’antichità. Il toro – in questo caso parliamo di quello della Camargue, dalle corna a forma di lira, più piccolo del suo cugino iberico – è il protagonista assoluto del gioco. Qui però, rispetto alla Corrida spagnola, lo spettacolo non è violento e non termina con la morte dell’animale. La posta in gioco consiste semplicemente nel togliere degli elementi fissati alle corna del toro.