Ricognizione delle Reliquie di San Geniale Martire

Ricognizione 
e firma dei verbali

AIELLO CALABRO – Il 28 dicmbre 2003, alla Casa delle Culture della cittadina, è stata presentata al pubblico l’operazione di Ricognizione, avvenuta a novembre 2003 (11 – 30), delle Reliquie di San Geniale Martire.
A organizzare l’appuntamento culturale è stato l’assessorato alla comunale alla cultura, unitamente alla Diocesi di Cosenza-Bisignano e alla Parrocchia di Santa Maria Maggiore. Alla conferenza, introdotta dalla storica Elisabetta Mazzei che ha relazionato sul culto dei martiri e delle persecuzioni diocleziane del 304 d.C., hanno partecipato: Francesco Iacucci, sindaco di Aiello Calabro; don Ortensio Amendola, parroco di Santa Maria Maggiore; e don Enzo Gabrieli, presidente della commissione di Ricognizione e vicepostulatore Causa dei Santi della Diocesi di Cosenza-Bisignano.

da Il Quotidiano
gennaio 2004 

Da Calabria Ecclesia del 16 gennaio 2004, n° 56
Conclusa la ricognizione canonica sul ”corpo santo” del martire Geniale, custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Aiello Calabro 
Si è conclusa la ricognizione canonica sul “corpo santo” del martire Geniale, custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Aiello calabro. 
Geniale è uno dei tantissimi martiri che la Chiesa annovera nei primi secoli: martiri non canonizzati, la cui santità cioè non è stata riconosciuta attraverso il procedimento canonico, ma venerati nelle catacombe e nei cimiteri di Roma perché hanno donato la propria vita per la fede cristiana. Il nome di Geniale – si legge nella parte storica della relazione di Don Enzo Gabrieli, Presidente della Commissione dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano per la ricognizione delle reliquie – si trovava in un’antica iscrizione ormai perduta; è riportato in un Istrumento notarile che riproduce il documento di accompagnamento del corpo, datato 10 giugno 1656: «Corpus S. Genialis mart., cum vitro sanguine tinto et lapide marmorea … de mandatio S. Coemeterio S. Laurentii»; ne parla anche un testo di storia locale (Scipione Solimena, S. Geniale Martire patrono in Aiello, Palmi 1902, ristampa Ed. Brenner, Cosenza, 1992, p. 18). 
Poche sono le fonti sulla vita di geniale. L’analisi medica effettuata in questa ed in altre precedenti ricognizioni descrive le ossa del martire come appartenenti ad un giovinetto: esclude, perciò, che si tratti di Geniale Flavio, Prefetto del Pretorio di Pidio Giuliano, come altre ipotesi. La narrazione trasmessa di padre in figlio ad Aiello (riportata anche nel citato volume di Solimena) è quella del martirio di sette fratelli davanti alla loro madre durante una persecuzione (il modello di tale narrazione può essere il racconto biblico del martirio dei sette fratelli nel secondo libro dei Maccabei, cap. 7). 
Le reliquie, secondo l’atto notarile, vennero inviate da Roma a Napoli, con un Rescritto di Papa Alessandro VI, dal Cardinale Alderano Cybo (pronipote di Alberico Cybo, primo marchese di Aiello Calabro), perché fossero consegnate al Padre Francesco da Pietramala dei Minori osservanti. Via mare, raggiunsero Amantea e sulla spiaggia – si legge nel documento notarile – avvennero i primi miracoli. Il 26 luglio 1667 la «capsula quatrata» contenente le reliquie e la boccia con il sangue del martire giunse ad Aiello Calabro e fu portata nella chiesa del Monastero di Santa Chiara. Il 6 maggio 1868, con l’arrivo del Vicario generale della Diocesi di Tropea, Don Orazio D’Amato, inviato dal Vescovo Mons. Luigi De Morales, frate agostiniano spagnolo, si constatò che i sigilli erano intatti e Geniale fu proclamato Patrono di Aiello Calabro. Le reliquie furono così trasferite nela convento dei Minori osservanti e depositate nella cappella gentilizia. 
Da allora, ogni prima domenica di maggio si celebra la festa di S. Geniale, Patrono di Aiello Calabro. 
Le reliquie – spiega ancora la relazione della Commissione diocesana – corrispondono a parte del corpo di una persona di giovane età. Erano dignitosamente conservate e munite di autentica. 
Il Parroco, Don Ortensio Amendola, ha inoltrato alle sedi competenti una richiesta di restauro del simulacro contenente le reliquie del martire Geniale, rappresentato a mezzo busto nell’iconografia classica dei giovinetti romani, munito della palma del martirio e della corona che richiama il “patronato” sulla città di Aiello Calabro. L’Amministrazione municipale ha provveduto a coprire le spese per la ricognizione canonica sulle reliquie. 
La ricognizione sul “corpo santo” del martire Geniale, disposta dall’Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano Mons. Giuseppe Agostino, è una tappa del cammino di riscoperta e valorizzazione della memoria dei santi e dei martiri che la Chiesa cosentino-bisignanese sta percorrendo. Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica Tertio Millennio Adveniente scrive: «La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei martiri. (…) Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti – sacerdoti, religiosi e laici – hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo. La testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti (…). È una testimonianza da non dimenticare. Come è stato suggerito nel Concistoro, occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione». 
La Commissione nominata da Mons. Agostino era composta dai seguenti membri: Don Enzo Gabrieli (Presidente), Don Bruno di Domenico (Promotore di giustizia), Don Francesco Zumpano (Notaio attuarlo), Sig. Francesco Reda (Notaio), Don Ortensio Amendola (Parroco di Aiello Calabro), Dott. Francesco Morrone (Perito medico), Sig. Aurelio Scaglione (Collaboratore medico), Sig. Vincenzo Leonetti (Operaio), Sig. Antonio Trozzo (Operaio). 

Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria. Una pubblicazione di Francesca Paolino che parla anche della Cappella Cybo di Aiello Calabro

Postiamo, retrodatandolo, il seguente articolo:
Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria 1550-1650” di Francesca Paolino, Laruffa Editore – Reggio Calabria, pp. 228, £. 50.000
Pubblicato su Il Quotidiano della Calabria, 20 aprile 2000, pag. 36

L’opera di Francesca Paolino – architetto, saggista, oltre che docente alla facoltà di Architettura dell’Università in riva allo Stretto – viene pubblicata in queste settimane, per i tipi di Laruffa di Reggio Calabria e grazie al contributo del Dipartimento di Architettura e Analisi della Città Mediterranea e del MURST.
L’autrice non è nuova a questo tipo di pubblicazioni. Già in precedenza si è distinta per aver dato alle stampe saggi di storia dell’architettura, come peraltro hanno fatto in anni recenti altri suoi colleghi quali Mussari, Scamardì, Cammera, i quali hanno posto una devota attenzione nello studio di opere di cui la Calabria è ricca e sulle quali si vuole intervenire verso una loro effettiva valorizzazione.
L’analisi del periodo artistico che il saggio della Paolino si ripropone nasce tuttavia non senza alcune difficoltà. Difficoltà indicate dalla stessa autrice che sono “la scarsità delle fonti documentarie” a cui attingere. Causa la poca attenzione che la storiografia in passato ha dedicato alla Calabria artistica tra la metà del ‘500 e la metà del ‘600. E solo in anni recenti, tale disattenzione – grazie anche all’apporto di nuovi studi da parte delle “giovani università calabresi” – affievolendosi, ha generato positivamente indagini approfondite. Sono comprese in queste indagini alcune tra le opere più rappresentative del periodo qui considerato. Si tratta di talune Cappelle gentilizie (nelle Chiese di San Domenico e San Francesco di Paola in Cosenza, La Cappella Spinelli nel Santuario di Paola, del SS. Sacramento e della Madonna Odigitria nella Cattedrale di Gerace e, infine, la Cappella Cybo-Malaspina dell’ex Convento dei Francescani Osservanti di Aiello Calabro) che appartengono “all’insieme delle opere dei secoli XVI e XVII presenti in terra calabrese ancora inesplorate e in molti casi del tutto ignote”.
“La Calabria – dice nel libro l’autrice – (…) mostra, attraverso un’indagine ormai largamente estesa, avviata da chi scrive, di possedere testi architettonici di notevole interesse e di grande suggestione, i cui caratteri sono estremamente variabili in ragione di fattori diversi e complessi. Ciò è attribuibile – continua – al fatto che la regione non arriva a formulare un’autonoma produttività artistica e architettonica, non esistendo i presupposti culturali, socio-politici ed economici per un siffatto salto di scala. Essa (la Calabria) si limita dunque ad accogliere opere concettualmente appartenenti ad aree culturalmente egemoni (Toscana, Roma, Napoli, Messina)…”. Ad emergere dall’analisi storiografica di siffatte opere di pregio, quale elemento caratterizzante, è la Committenza (per esempio la famiglia toscana dei Cybo per Aiello o le altre famiglie nobili anche calabresi o il Clero) che, esprimendo in esse opere “la lungimiranza e la volontà di autocelebrazione”, contribuiscono a renderle consone, almeno per quanto concerne le grandi opere d’arte, alla “temperie del periodo in cui – l’opera d’arte – è stata prodotta”. E validi esempi sono i monumenti nel libro presi in esame. “La fioritura – sostiene Francesca Paolino – di opere architettoniche – stimolata e sostenuta da intenti celebrativi e devozionali (espressione concreta dell’applicazione dei dettami del Concilio di Trento), attuata con l’apporto di idee e linguaggi innovativi rispetto al clima artistico della regione da maestranze ‘straniere’ -, è stata possibile grazie all’impiego di risorse litiche locali, calabresi, il cui sfruttamento è stato forse suggerito dalle stesse maestranze, integrato e completato da una parziale importazione di marmi bianchi di Carrara”. Già padre Giovanni Fiore da Cropani, il Barrio e il Pacichelli, tra i tanti storiografi, avevano decantato, nelle loro descrizione delle terre calabresi, le risorse litiche impiegate per la costruzione di “superbissime Cappelle, Colonne, Statue, e somiglianti…” (Barrio); come pure in epoca più recente nell'”Elenco degli edifici monumentali” del 1938 di Alfonso Frangipane, e in Paolo Orsi, precedentemente nel 1929, ne “Le Chiese Basiliane della Calabria”.
Il libro insomma “dà a ricomporre – per come suggerisce Rosario Gioffrè nella prefazione – un affresco culturale di un luogo e di un’epoca…”, ovvero la Calabria artistica tra il XVI e XVII secolo. “Le pagine, per esempio sulla Cappella Cybo (particolare in copertina) o su quella di San Francesco di Paola (La Cappella Spinelli), manifestano una chiarezza microchirurgica, settoria, nel riandare alla scoperta di ogni indizio fondabile su lacerti materici e informativi…”.


Bruno Pino