AIELLO CALABRO – L’Agosto aiellese omaggia il 150° anniversario dell’Unità d’Italia con la presentazione dell’opera del professore universitario Giovanni Sole, “Tirate al petto! – La Calabria citeriore nel Risorgimento”, edita da Rubbettino. Oltre all’autore, presenzieranno al tavolo dei relatori l’assessore alla cultura della provincia di Cosenza, il professore di storia e filosofia Alfonso Lorelli ed il primo cittadino Franco Iacucci. Faranno da cornice, gli allievi della scuola dell’infanzia di Aiello Calabro che si esibiranno in una rappresentazione canora sempre seguendo il tema patriottico. Un momento importante, quindi, il 7 agosto, alle ore 18.00, in Piazza del Popolo, in cui ripercorrere storicamente cio’ che il Risorgimento è stato, ossia, come si legge nell’opera di Sole, “non solo una questione territoriale conclusasi con la proclamazione del Regno d’Italia. E’ stato anche, e soprattutto, un grande risveglio politico”.
“I patrioti insegnarono il disprezzo del successo, l’utilità dei sogni, il senso di abnegazione […] la solidarietà umana”. Ed è proprio da questa analisi che occorre interrogarsi sull’oggi: saremmo ancora disposti a farci colpire al petto? L’assessore Corigliano ben coglie nella prefazione all’opera che è la “precarietà che meglio definisce l’attualità italiana a livello istituzionale, politico, sociale e culturale e, la precarietà, si accompagna all’indebolimento della coscienza nazionale, del senso dell’appartenenza e della consapevolezza stessa di un’identità”. Di questo, e non solo, domani ad Aiello Calabro si parlerà, attualizzando la storia in un momento di certo più predisposto alla leggerezza che solo la stagione estiva porta con sé, ma è sempre opportuno e pronto il tempo di tenere per mano le nostre radici, di tenerle strette annoverandole non solo con un tricolore che sventola a festa, ma ricordando che per cucire i tre pezzi di questo stesso tricolore, di cui ognuno deve essere orgoglioso, nostri compatrioti hanno lottato, hanno incontrato la morte, hanno UNITO.
Il movimento referendario del basso tirreno cosentino organizza a un mese esatto dalla vittoria una festa per sottolineare l’eccezionalità dell’avvenimento che ha visto un’enorme partecipazione popolare, con un coinvolgimento diretto ed attivo anche dei cittadini del comprensorio amanteano che in maggioranza hanno risposto Si agli appelli dei comitati referendari. Insieme al Comitato Natale De Grazia, aderiscono alla manifestazione che si terrà a Belmonte Marina il 13 luglio dalle ore 19.00, il Gruppo Attivo Belmonte, la ProLoco e l’Amministrazione Comunale di Belmonte, i musicisti belmontesi che si esibiranno gratuitamente nel corso della manifestazione. La stessa prevede due cortei: uno di terra ed uno di mare che procederanno contemporaneamente, con partenza dal lungomare nord dopo un breve raduno, ora prevista 19.00, e arrivo sul lungomare sud, dove sono previsti gli interventi del comitato organizzatore, degli ospiti invitati, in particolare del prof. Alfonso Lorelli in rappresentanza del comitato e i sindaci di Amantea, Franco Tonnara e di Acquaformosa, Giovanni Manoccio, nonchè del Sindaco di Belmonte, Francesco Bruno. Tutti incentrati sulla possibilità di creare sinergie, magari consortili, per dare risposte utili e meno dispendiose per i cittadini, nella gestione dei servizi primari (acqua, rifiuti ecc).
Seguirà l’intrattenimento musicale e l’assaggio di un menu di terra: una lunga focaccia tricolore e uno di mare, tranci di tonno rosso arrosto. Fra le particolarità della serata che si annuncia allegra ma con spunti di utile riflessione sui beni comuni ed ambientali, l’esibizione di giovanissime ragazze belmontesi impegnate in coreografie su musiche riguardanti l’acqua pubblica, la presenza di un caratteristico carretto trainato da un’asina con asinello al seguito, sul quale prenderanno posto i musicisti belmontesi per profondere musica etnico-tradizionale, mentre il corteo di mare verrà aperto da una barca imbandierata. I due cortei, che effettueranno brevi fermate intermedie, saranno guidati da noti animatori locali che provvederanno a creare il giusto clima di festa con qualche imput riflessivo sulle tematiche referendarie e… con probabili ulteriori piacevole sorprese.
Il concorso letterario tra gli studenti delle scuole secondariesuperiori di Amantea, indetto dal Comitato civico “Natale de Grazia” e dal Forum zonale “Acqua pubblica”, patrocinato dall’amministrazione comunale , ha i suoi vincitori. La commissione, composta dalla prof.ssa Franca Furgiuele dell’ITC Mortati, dalla prof.ssa Ivana Vogliotti del Liceo scientifico e dal prof. Alfonso Lorelli del Comitato De Grazia, ha vagliato tutti i lavori che sono stati presentati ed ha deciso all’unanimità l’assegnazione dei premi previsti dal bando di concorso.
Il concorso è articolato in due sezioni: A) una sezione per il miglior componimento letterario, composto dagli alunni sotto la diretta sorveglianza dei rispettivi docenti i quali hanno effettuato una prima selezione di merito; B) una sezione “audivisivi” che prevede la presentazione di un breve documentario sull’acqua della durata massima di 15 minuti.
La Commissioneha assegnato il primo premio della sezioneletteraria alla studentessa ILENIA PASCALI dell’ITC Mortati; il secondo premio alla studentessa FELICIA OLEANDROdell’ITC Mortati; il terzo premio allo studente STEFANO FURGIUELEdel Liceo scientifico.
Il premio per il miglior audiovisivo è stato assegnato al documentario realizzato congiuntamente dalle studentesseMARIANGELA COSCARELLAE ANTONIETTA PELLEGRINO del Liceo scientifico.
Ai vincitori verranno consegnati come premio pacchi di libri donati dalla casa Editrice Rubbettino di Soveria Mannelli, dalla casa editrice Falco di Cosenza, dalle librerie “il Caffè” e “Morelli” di Amantea, dalla libreria “Ubik” di Cosenza.
La premiazione avverrà nel corso della manifestazione di chiusura dell’anno scolastico delle rispettive scuole.
L’esibizione dei bambini conclusa bruscamente dall’intervento della dirigente scolastica perché la rappresentante dell’amministrazione comunale ha parlato di referendum. Gli alunni (elementari e materne) non hanno capito perchè sono stati riportati in aula tra gli schiamazzi degli adulti
Amantea, 29 mag. 2011 – Gli alunni delle scuole materne ed elementari hanno partecipato con entusiasmo al progetto “Acqua…risorsa di vita” portato avanti per oltre tre mesi dal corpo docente in collaborazione con il Comitato civico Natale De Grazia, che si sarebbe dovuto concludere sabato scorso con la presentazione dei lavori realizzati nelle aule e con l’esibizione dei bambini presso l’auditorium delle scuole medie di Amantea. Centinaia di bambini non hanno potuto esibirsi e sono state riportati in aula per una incomprensibile decisione della dirigente delle scuole elementari Manzoni e Pascoli che ha interpretato un incidente di percorso del tutto fortuito come un mossa “studiata ad arte” per far passare un messaggio elettorale a favore dei referendum del 12 e 13 giugno.
Non era certamente nelle intenzioni del comitato strumentalizzare i bambini o la manifestazione a scopi elettorali. Né questo poteva avvenire, conoscendo lo sviluppo mentale dei bambini ed i conseguenti livelli di apprendimento ed interiorizzazione dei messaggi esterni mandati dagli adulti. La situazione incresciosa che si è venuta a creare e l’esempio dato da alcuni adulti sono stati alquanto diseducativi per i bambini che si sono impegnati nei lavori di gruppo e che volevano essere protagonisti della loro “recita” tanto attesa. Aver impedito ai bambini di esprimersi, essere protagonisti e far conoscere a tutti, genitori in primis, il lavoro svolto è stata una decisione per loro incomprensibile e che andava assolutamente evitata.
In realtà il progetto “Acqua risorsa di vita”, vista anche la tenera età dei bambini coinvolti, non rientrava certamente tra le iniziative portate avanti dall’associazione a favore della campagna referendaria “2 Si per l’acqua bene comune”, ma un modo per sensibilizzare i più piccoli al rispetto dei beni comuni e dell’ambiente e accrescere in loro la consapevolezza che le risorse naturali come l’acqua sono limitate e vanno salvaguardate. Questa iniziativa era la prima di una serie che il comitato intende portare avanti nei prossimi anni in collaborazione con le scuole del comprensorio e con le istituzioni, sulle tematiche ambientali.
Il comitato ha rispettato la volontà della dirigenza scolastica e la sua perentoria richiesta fatta nei giorni precedenti la manifestazione che consisteva nel divieto di non far riferimento ai referendum e di non esporre nell’auditorium il logo del comitato. Genitori e docenti hanno potuto constatare come la sala sia stata allestita principalmente con i lavori realizzati dagli alunni e nel rispetto della sensibilità dei bambini e come l’intervento del professore Alfonso Lorelli in rappresentanza del comitato De Grazia sia stato di carattere generale e molto educativo.
E’ evidente che l’invito ad andare a votare ai referendum espresso da Monica Sabatino – già presidente del consiglio comunale con delega alla cultura – come ella stessa ha riferito, è stata una dichiarazione di carattere personale determinata dal fatto che non era a conoscenza del divieto imposto dalla dirigente e di cui si è anche scusata con i presenti. Il suo era un intervento istituzionale legittimo e come tale non sottoponibile a divieti o condizionamenti da parte di altri. Il Comitato De Grazia aveva avvertito l’Amministrazione della volontà espressa dalla dirigente ma evidentemente per un difetto di informazione tale volontà non è stata riferita alla incolpevole Sabatino. Tra l’altro Gianfranco Posa, presidente del comitato De Grazia, nel corso di un precedente incontro aveva riferito alla dirigente scolastica che egli si faceva garante che nessun membro del comitato avrebbe proferito parola sui referendum ma cha allo stesso tempo il comitato non poteva ovviamente, sentirsi responsabile e farsi garante delle opinioni che sarebbero state espresse dall’amministrazione comunale, il cui invito era stato concordato con la scuola.
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin? Uccisi per una questione di donne! Natale de Grazia? Morto per un indigestione! La Jolly Rosso? Trasportava Baci Perugina! I rifiuti nella valle dell’Oliva? Qualche frigorifero e lavatrice buttati lì dagli stessi amantani! La Cunsky, l’Ivonne e la Sporadis? navi usate da Fellini per i suoi film! Il pentito Fonti? Un visonario che farà uso di LSD! gli ambientalisti? guerrafondai! i giornalisti di inchiesta? avvoltoi che scrivono per vendere libri! E’ sarcasmo questo? No è quanto davvero pensano i grandi rassicuratori regionali dopo aver letto la richiesta di archiviazione emessa dal procuratore aggiunto della Procura di Catanzaro Giuseppe Borrelli. La prima risposta a caldo viene da Alfonso Lorelli del Comitato De Grazia, che da insigne professore studioso di letteratura classica ci ricorda Tucidide. “La povera gente come noi, – scrive Lorelli – che si batte a mani nude per conoscere la verità su problemi enormi come l’affare nucleare, viene sempre zittita attraverso una vasta ed incontrollabile organizzazione dei poteri forti e coalizzati operanti in silenzio, che comprende sia la manipolazione dell’informazione che la somministrazione di una verità ufficiale le cui fonti di prova sono sempre sottratte ai cittadini. Come scrisse Tucidide, 2400 anni fa, “il mondo è retto dagli arcana imperii… alcune verità vanno nascoste al popolo nel superiore interesse del Principe….”. Ha colto nel segno Lorelli, ed ha sintetizzato bene il momento che viviamo. Il rischio che una verità, anzi tante verità, vengano definitivamente sepolte con dieci paginette di una richiesta di archiviazione.
Dovremo aspettare cosa deciderà il Gip a proposito, ma non ci illudiamo. Siamo abituati in Italia a queste operazioni. Lo siamo dalla strage di Piazza Fontana , dove ci fecero credere per diversi anni che la strage era stata compiuta dagli anarchici. E per anni subì la carcerazione e la continua persecuzione un anarchico come Pietro Valpreda, mentre l’amico Pinelli venne scaraventato giù da una finestra della Questura. Fu un suicidio ci dissero. Come ci dissero che era un terrorista Peppino Impastato. Ucciso dai clan palermitani e messo su un binario della ferrovia. Ci vollero anni per scoprire che era stato un omicidio. E ci volle la testardaggine della madre a scoprire la verità. Sulla strage di Ustica non sappiamo ancora niente. Ma ci vollero anni per stabilire che era stato colpito da un missile. Per anni ci dissero che era stato un incidente. Ci vorranno ancora anni per accertare che sono stati i francesi che sbagliarono obbiettivo , pensando di colpire l’aereo di Gheddafi. Come ci dissero che fu un incidente la morte di Mattei. Come fu un incidente la morte dei cinque anarchici calabresi investiti da un camion davanti l’abitazione del principe nero Julio Valerio Borghese. Potrei continuare per pagine e pagine, riscrivendo la storia dell’Italia, degli italiani, dei nostri governanti passati e presenti , del ruolo dei servizi segreti, del ruolo che hanno certi procuratori al servizio delle verità di Stato, degli “arcani imperi” come scrive Tucidide.
E di servizi segreti ne parla proprio Giuseppe Bellantone ex comandante della capitaneria di Porto di Vibo Valentia, presente allo spiaggiamento della Jolly Rosso,sulla spiaggia di Formciche, il 14 dicembre del 1990, interrogato dal Presidente commissione rifiuti , Gaetano Pecorella, l’8 marzo scorso. Alcune sue dichiarazioni sono sconcertanti, così come lo furono quelle di Moschitta e Scimone sul caso De Grazia. Bellantone prima si nasconde dietro tanti “non ricordo” , poi pressato dalla commissione comincia a far affiorare qualcosa dalla sua mente. Per esempio quando ammette che nessuno gli chiese, da parte della Procura di Paola e dei carabinieri di fare particolari accertamenti sul contenuto della nave . Bellantone dice: “Se qualcuno avesse voluto un mio intervento, me lo avrebbe detto. Quando la nave era lì, io comunicavo con la magistratura e con tutti, ma nessuno mi ha mai detto di fare accertamenti particolari su altre questioni, o di indagare. Nessuno mi ha mai rivolto una richiesta del genere. Certamente, se qualcuno mi avesse appoggiato su questioni fuori dalle mie competenze, io avrei potuto verificare molte altre cose, che invece in quelle circostanze non vedevo, perché nessuno mi diceva di approfondire. Dunque, io ho fatto la mia inchiesta. Quello che dovevo fare, l’ho fatto, e la cosa finiva lì “. E Pecorella insiste . “Senta io sono veramente sorpreso. Leggo testualmente dalle sue dichiarazioni: «Preciso che solo successivamente, riflettendo su quanto accaduto, misi a fuoco la circostanza che alcuni dei documenti di cui sopra facevano riferimento alla radioattività. Ciò accadde precisamente in seguito alla visita presso la Capitaneria di porto di Vibo Valentia del dottor Neri, oggi presente, del maresciallo Scimone» – che lei oggi dice di non aver incontrato – «e del compianto capitano De Grazia». E qui descrive che il capitano De Grazia le mostrò i documenti fatti come «triangoli» eccetera, e lei ricordò che erano sulla nave e così via.” Bellantone risponde di non conoscere quel verbale adducendo dubbi sulla sua compilazione da parte del dott. Neri , Procuratore di Reggio Calabria che indagava sulle navi affondate in Calabria. Poi si trincea dietro non ricordo.
Ma pressato dalla Commissione Bellantone comincia a ricordare qualcosa. Per esempio ricorda di aver avuto contatti con De Grazia e dice : “ Io ho sempre detto che la morte di De Grazia è rimasta senza alcuna spiegazione. Il capitano De Grazia era sano come un pesce e non aveva mai avuto problemi. Il primo ad avere la notizia della sua morte sono stato io, e quindi sono il primo ad essere rimasto male. Non me la spiego nemmeno adesso. Prima che De Grazia partisse per quel viaggio, ci eravamo sentiti e io gli avevo chiesto se era preoccupato. Lui mi disse di no e che in quel viaggio avrebbe dovuto esserci anche il dottor Neri. Io gli raccomandai di stare attento, perché sapevo che la questione era delicata, anche perché lui ogni tanto me ne parlava. Poi è successo quello che è successo”.
Così come ricorda che attorno alla nave ci fu un via vai continuo di gente che saliva e che scendeva, di camion che trasportavano rifiuti, di mancati controlli, che andrebbero tutti approfonditi in una inchiesta che nessuno al momento vuole più fare, considerando chiuso il caso. La richiesta di archiviazione del Procuratore Borrelli, non si accolla del lavoro che la commissione rifiuti sta facendo, e delle centinaia di ore di registrazione che ha a suo carico da diversi anni, di testimoni giunti da ogni parte dell’Italia. Persone che hanno detto tanto sulle navi affondate, sul lavoro svolto da persone come il capitano De Grazia che nelle dieci paginette non viene minimamente citato. La richiesta di archiviazione sembra scritta sulla Nave Oceano. Tutto proviene da quella settimana di lavoro, costata 345 mila euro . Lavoro che è consistito solo nello scandagliare quel pezzettino di tirreno davanti Cetraro riportando coordinate peraltro in contrasto con le altre prese dalla Coopernaut. Quella nave è il Catania, scrive il procuratore Borrelli, e nessuno lo mette in dubbio, ma nessuno esclude che a solo qualche centinaio di metri vi possa essere una nave affondata dal pentito Fonti o chi per esso. D’altra parte basterebbe leggere ciò che scrive la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria riguardo ad una quarantina di navi affondate lungo le coste calabresi e non rientranti in alcun censimento. Ciò non vuol dire che siano tutte navi tossiche, ma che non sono censite.
Buon senso avrebbe voluto che una nave giunta sul tirreno per valutare la presenza di navi tossiche facesse un lavoro ad ampio raggio censendo tutto ciò che vi è nei fondali calabresi. Sarebbe costato un poco di più di sicuro, ma alla fine tutto il lavoro finito sarebbe stato scientificamente perfetto al di là delle dichiarazioni di un pentito come Fonti, al quale tutto si chiede meno come facesse a sapere delle tre navi e della presenza di fronte a Cetraro di una nave affondata, se pur nella prima guerra mondiale. Fonti è un subacqueo ? Un esperto di battaglie navali ? Uno studioso della 1 guerra mondiale ? L’archiviazione peraltro smentisce tutto il lavoro fatto, non da alcuni giornalisti d’inchiesta e da ambientalisti, ma delle Procure di Reggio Calabria nella persona del procuratore Neri , dalle capitanerie di porto di Vibo e di Reggio Calabria, dal pm Francesco Greco che fu il primo a sviluppare un lavoro serio sulle navi dei veleni, la Jolly Rosso in particolare e poi quella davanti a Cetraro, per poi ritrattare clamorosamente tutto il suo stesso lavoro, dal capitano De Grazia, dall’ex assessore all’ambiente della regione Calabria Silvio Greco che attivò subito le ricerche tramite la nave Coopernaut, e per ultimo dal procuratore capo del Tribunale di Paola Bruno Giordano. Senza togliere il lavoro d’inchiesta fatto per decenni dalle associazioni ambientaliste quali Greenpeace, Legambiente e WWF. Lavoro di anni ed anni , inficiato e incredibilmente buttato a mare in dieci paginette. Così come viene buttato a mare , ed è il caso di dirlo, ciò che vide il tecnico della Coopernaut Giuseppe Arena. A pag.8 della richiesta di archiviazione, il procuratore Borrelli, a proposito della stiva piena di fusti, vista da Arena e poi negata dallo stesso, si riferisce alla commissione d’inchiesta scrivendo testualmente : “ analoghe dichiarazioni sono state rese,in maniera anche esplicita, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti”.
Andiamo a leggere queste “dichiarazioni rese in maniera esplicite”, che piuttosto, sembrano fatte in maniera contraddittoria. Giuseppe Arena parla esplicitamente di una stiva piena di sedimenti. Quindi la stiva non era vuota come sostenuto dal tecnico della Nave Oceano. Questo il passaggio:
“PRESIDENTE. Posto che le stive fossero piene, i sedimenti – sappiamo tutti che cosa sono – si appoggiano sul fondo. Comunque, per intenderci, siccome su questo punto ci sono notizie controverse, quando lei parla di una stiva che aveva dei sedimenti, anzi erano due le stive, lei le ha viste entrambe…
GIUSEPPE ARENA, Amministratore unico della società Arena Sub. No, ne ho vista soltanto una. Comunque, abbiamo guardato appena all’interno della seconda, giusto per capire di che…
PRESIDENTE. Era piena, nel senso che i sedimenti o qualunque cosa fosse riempivano completamente la stiva, o solo la parte…
GIUSEPPE ARENA, È una bella domanda la sua. Ripeto, al momento in cui ci siamo affacciati, come si evince anche dal filmato che lei sicuramente avrà visto, abbiamo notato i sedimenti , a livello di coperta. Tuttavia, non me la sento di dire con certezza assoluta che la stiva fosse piena.
PRESIDENTE. Era piena la stiva? GIUSEPPE ARENA . No, non mi sento di dirle che era piena. Sicuramente bisognerebbe fare una più approfondita indagine. Quello che ho visto, guardando subito dopo la murata, come si vede dal filmato, sono dei sedimenti presenti fino alla profondità di campo illuminata dai fari. Al di là, a 450 metri di profondità, non si riesce a vedere.
Insomma i sedimenti c’erano ma la stiva non era piena ? Vi sembra una dichiarazione esplicita questa ? E poi il presidente Pecorella chiede se lui avesse rilasciato un intervista al settimanale Espresso. Arena nega in parte che fosse stata un intervista , ma piuttosto una “chiacchierata” . Il presidente Pecorella chiede chiarimenti a proposito della dichiarazione fatta all’Espresso sui fusti ( «La nave che ho ispezionato aveva due stive ed erano piene, tanto che un pesce cercava di entrare e non riusciva») e Arena così risponde :“Ho detto che le stive sembravano piene e che c’è anche il pesce posato sopra” .Se una stiva si riempie di sedimenti vuol dire che è anche possibile che in quella stiva ci fosse qualcosa. Il Procuratore Borrelli , infine riporta la dichiarazione di due pescatori della zona che affermano che le reti si rompevano in quei punti già da 45-50 anni , per cui la nave era lì da moltissimi anni e non dall’anno dell’affondamento detto dal pentito Fonti. Ma perché non ascoltare il giornalista Riccardo Bocca che a sua volta aveva registrato le dichiarazioni di Arena ? Falsità del giornalista quindi ? Perché non aprire , allora, un procedimento su di lui per diffamazione ? Nella richiesta di archiviazione si parla anche della lunghezza della nave. Il procuratore Borrelli scrive “ che il relitto ispezionato dalla mare Oceano misura 103 metri, mentre la lunghezza del piroscafo Catania è indicata nel sito Miramar Ship Index in 95,8. La differenza tra la lunghezza di 103 mt e quella di 101,50 mt appare invece ben spiegabile con un imprecisione nella scansione e con eventuali fratture dello scafo quali effettivamente sembrano evidenziarsi dalla scansione tridimensionale “.
Insomma la misura della nave non è un dato scientificamente certo in quanto si parla di “eventuali fratture”. La nave trovata nel 2006 dal Pm Francesco Greco misurava 126 metri. Il ROv inviato dalla regione Calabria il 12 settembre del 2009 indicava una lunghezza di 116. Differenze quindi sostanziali che non possono essere spiegate con una “eventuale frattura” della Catania. Così come le coordinate . Fra quelle del registro navale e quella della Mare Oceano c’è una differenza di 3,8 miglia nautiche, che vogliono dire ben 7 chilometri. Vi è di conseguenza il ragionevole dubbio che le navi potessero essere due ? E sempre a proposito di fondali marini e sedimenti, la richiesta di archiviazione non dedica neanche un rigo alla famosa ordinanza di divieto di pesca fatta dalla capitaneria di Porto di Cetraro. In quell’ordinanza, è bene ricordarlo agli smemorati, la n. N° 03/2007, così recitava. “Il Capo del Circondario Marittimo e Comandante del Porto di Cetraro: VISTA la nota prot. n° 04.02.6748 del 10.04.2007 con la quale la Direziona Marittima – 5° C.C.A.P. di Reggio Calabria ha fatto pervenire la comunicazione della Procura della Repubblica di Paola relativa ai risultati di campionamenti di sedimenti marini a profondità compresa tra i 370 metri e i 450 metri nelle acque antistanti i Comuni di Belvedere M.mo (CS) e di Cetraro (CS) nelle zone di mare indicate nell’articolo 1 della presente ordinanza;
VISTI i risultati delle predette analisi che hanno evidenziato il superamento del valore di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) nei predetti sedimenti marini, relativamente all’arsenico (area 1 e 2) e al cobalto (area 2), nonché un valore molto alto per l’alluminio e valori del cromo di attenzione nelle aree 1 e RITENUTO necessario disporre misure immediate per eliminare gli effetti della presenza di tali sostanze, al fine della tutela della pubblica e privata incolumità…..ORDINA Con decorrenza immediata e fino a nuova disposizione è vietata l’attività di pesca a strascico nelle due aree sotto indicate e riportate nell’allegato stralcio di carta nautica, parte integrante della presente ordinanza.
Nell’archiviazione non si parla dell’ordinanza di divieto di pesca ma se ne parla indirettamente ed in materia contraddittoria, quando proprio nell’ultima pagina si parla della presenza di tracce di Cesio 137 (prodotto che proviene dalle centrali nucleari quindi altamente radioattivo) . Qui il procuratore Borrelli scrive che “ a proposito delle lievi tracce di CS137 rinvenute, ha evidenziato come la presenza di tale radionuclide nelle matrici ambientali “ è di sovente rilevata”. Quindi le tracce ci sono e dove sono state trovate se non nell’area controllata dalla Mare Oceano ? Tanto è vero che i pesci prelevati nell’area sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico di Portici che all’interno dei quali ha trovato la presenza di metalli che però scrive nell’archiviazione “ non sono superiori ai limiti previsti dalla direttiva 2000/60/CE emanata dal parlamento Europeo “. Sappiamo come funzionano queste direttive. Si tengono alti i limiti altrimenti dovrebbero vietare tutto il pescato del mediterraneo pieno di fogne, metalli pesanti, arsenico, cesio e chissà quant’altro.
Ed ecco subito all’attacco i rassicuratori. Non aspettavano altro. Si sono subito riuniti a Cetraro il 31 marzo scorso per organizzare, dicono, un rilancio della costa tirrenica, sollecitati dal direttore del quotidiano Calabria Ora, Piero Sansonetti, che dopo aver cercato di riabilitare con un convegno i fascisti della rivolta di Reggio Calabria , insieme al governatore Scopelliti, adesso vuole riabilitare la costa tirrenica “dalle falsità e bugie a mezzo stampa” . Tutti insieme , i rassicuratori organizzeranno un mega convegno nel mese di maggio, dal gruppo subacqueo paolano, agli albergatori, ai pescatori , agli imprenditori e naturalmente da tutti i sindaci ed amministratori vari provinciali e regionali se non nazionali a questo punto come la Ministro Prestigiacomo. Dovranno dimostrare che qui è tutto pulito; che non ci sono navi affondate; che non ci sono depuratori che vanno in tilt a Scalea e Santa Maria del Cedro, come dimostrato dal recente rapporto della Legambiente ; dovranno dimostrare , anche, che qui non ci sono cosche ‘ndranghetiste che gestiscono i traffici della droga, dell’usura, delle tangenti, e che Cetraro che ha avuto un mese fa, una quarantina di arrestati come appartenenti alla cosca Muto, è un paesino tranquillo. A questo punto potrebbero far intervenire anche il “Re del pesce”, che ha querelato il pentito Fonti sentendosi diffamato dalle sue affermazioni sul suo coinvolgimento nell’affondamento delle navi, dal momento che è stato definitivamente prosciolto nella richiesta di archiviazione. Ma il convegno potrebbe andare ben oltre, “già che ci siamo” come si usa dire. Potrebbe tranquillizzare l’opinione pubblica del tirreno riguardo ai centomila metri cubi di materiale tossico ritrovato , attraverso i carotaggi lungo il fiume Oliva, asserendo che trattasi di materiale normale. Così come la radioattività riscontrata nella cava lungo il fiume Oliva è normale e naturale. Anche i malati di tumore nella costa tirrenica, qualche migliaio, si potrebbe dire che quel tumore lo hanno preso in gita a Porto Marghera a Venezia, o all’ILVA di Taranto, o con le radiazioni venute da Cernobyl e recentemente da Fukushima . Potrebbero anche dire, “già che ci siamo” che le centinaia di morti di tumore alla Marlane di Praia a Mare sono dovuti al fumo di sigarette, essendo tutti ex fumatori, e potrebbero anche dire “già che ci siamo “ che la famiglia di Antonella Politano di Paola, sterminata dai vapori di una centralina elettrica posta di fronte a casa sua, è morta per le verdure che mangiavano. Rassicuriamo tutti, seppelliamo le verità insieme ai rifiuti tossici, tanto nessuno potrà mai dimostrare, cosa c’è a 500 metri di profondità. La ‘ndrangheta ha vinto, questo possiamo dirlo. Ha vinto perché ha dimostrato che questo lavoro sporco si può fare ed è più redditizio di qualsiasi altro lavoro. Basta andare in Bangladesh, come hanno dimostrato in un servizio televisivo “ le Iene” ( pensate chi fa le inchieste serie ! ndr) e registrare o comprare qualsiasi nave e rimetterla di nuovo in mare o destinare alla demolizione . Dopo di che , si affonda la nave piena di rifiuti tossici in qualche parte del mondo e se questa viene cercata, la ritroveranno iscritta nei registri in Cina ed in Bangladesh. Non ci aveva pensato nessuno!
Video sulla Jolly Rosso aggiunto il 14 aprile 2011 (inedito)
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del prof. Alfonso Lorelli, vice-presidente del Comitato civico Natale De Grazia di Amantea (Cs), sul caso “navi dei veleni” e fiume Oliva, alla luce dell’intervenuta archiviazione del “caso Cetraro” e della campagna stampa che ne è seguita.
di Alfonso Lorelli
Che sulla vicenda delle navi dei veleni e delle scorie radioattive potesse distendersi ancora una volta il silenzio di Stato, non abbiamo mai avuto dubbi; né che i costruttori di verità a tavolino potessero trovare megafoni sempre pronti e velinari sempre disponibili. La povera gente come noi, che si batte a mani nude per conoscere la verità su problemi enormi come l’affare nucleare, viene sempre zittita attraverso una vasta ed incontrollabile organizzazione dei poteri forti e coalizzati operanti in silenzio, che comprende sia la manipolazione dell’informazione che la somministrazione di una verità ufficiale le cui fonti di prova sono sempre sottratte ai cittadini. Come scrisse Tucidide, 2400 anni fa, “ il mondo è retto dagli arcana imperii… alcune verità vanno nascoste al popolo nel superiore interesse del Principe….”.
Uno dei grandi segreti che oggi il popolo non deve conoscere è quello delle scorie nucleari e della pericolosità delle centrali atomiche esistenti nel mondo; ed anche quando scoppia un incidente catastrofico come quello di Cernobyl o di Fukushima il “superiore interesse” fa scattare subito una valanga di bugie e disinformazioni da parte delle potentissime lobby (governi,industrie, stampa asservita). Queste losche alleanze cercano di minimizzare il pericolo al fine di impedire le rivolte popolari che potrebbero scatenarsi se venissero scoperte le loro terribili bugie come “ il nucleare pulito di terza o quarta generazione” , “ da noi fatti come quelli non potrebbero mai accadere” , “ le scorie non sono un problema irrisolvibile”, e così via cianciando.
Dopo quello che è successo in Giappone tutto è ormai possibile, la catastrofe nucleare è sempre dietro l’angolo, gli effetti di lunga durata sulla salute dell’umanità intera sono imprevedibili, la morte nucleare può arrivare anche dopo cento e mille anni se, oggi, gli uomini non si coalizzano per fermare i pazzi sedicenti scienziati che mettono la loro scienza al servizio del male assoluto, incuranti della distruzione del mondo. In Giappone non hanno retto le tecnologie più avanzate, figuriamoci in Italia; forse neanche le bugie che vengono somministrate quotidianamente possono reggere a lungo.
Il governo italiano, incurante del nostro futuro e della nostra salute, ha scelto il ritorno al nucleare, perciò, ancor più dopo Fukushima, ha bisogno di intorbidire le acque, di mettere fumo nei nostri occhi, di barattare bugie per verità, di impedire che la rabbia montante dei cittadini possa vincere e fermare definitivamente la costruzione delle sei nuove centrali nucleari. Ecco perché chiudere la bocca dei cittadini attivi sulle navi dei veleni e sulle scorie radioattive scaricate nei fondali marini è considerato fondamentale per i nostri “dottor Stranamore” programmatori di morte atomica.
Dentro questo quadro generale va dunque collocato ed interpretato l’uso che viene fatto, proprio in questi giorni, delle sedicenti verità ufficiali sulle navi dei veleni.
Così si sbandiera ai quattro venti che anche le ultime indagini sono state chiuse; che nel nostro mare non vi sono navi affondate con carichi nocivi; che i fusti fotografati in fondo al mare contengono granaglie e portarli alla luce non serve. Si ribadisce che chi afferma il contrario o solleva dubbi dice solo bugie, e se può dimostri il contrario “ altrimenti taccia per sempre”; ma poiché dimostrare il contrario è impossibile perché solo lo Stato ha i mezzi ed i capitali per farlo, bisogna accettare la verità ufficiale e tacere. Bisogna fare come gli struzzi, altrimenti si rischia di essere accusati di lesa maestà, di voler danneggiare le popolazioni, di voler continuare a dire bugie, di essere additato a nemico pubblico, di voler svegliare i dormienti.
Gli “arcana imperii” di cui parlava Tucidide 24 secoli fa hanno vinto ancora una volta.
Che i poteri forti possano ripetere lo stesso copione anche sull’inquinamento del fiume Oliva e sulla necessità della bonifica ci sembra più difficile ma non impossibile. Le centomila tonnellate di rifiuti scoperti possono essere sempre degradati a materiale non pericoloso; cesio, cadmio, piombo, mercurio e quant’altro possono sempre essere ridotti a scarti di lavorazione industriale innocui o ad elementi non pericolosi per la salute della gente; la radioattività artificiale scoperta nel 2004 può sempre diventare “naturale”; Foresta può diventare all’improvviso un’oasi eclogica dove andare a fare pic-nic; gli ambientalisti possono essere sempre rappresentati come pericolosi banditi che vogliono il male della gente; l’Autorità giudiziaria che ha scoperto tutto il materiale inquinante può essere trasformata in un nemico dello Stato che agisce nell’ombra; gli inquinatori, veri pirati dei fiumi, anziché mandarli in galera possono anche essere fatti santi subito.
Al di là di ogni amara ironia, vogliamo ancora una volta denunciare con molta preoccupazione i silenzi ed i ritardi ingiustificati che stanno caratterizzando la vicenda delle analisi sui campioni prelevati nel fiume Oliva circa un anno fa. L’Ispra, organismo statale che deve concludere e sintetizzare le risultanze sui prelievi dopo aver acquisito i dati forniti dalle diverse Arpa regionali incaricate delle analisi sui campioni, a ben otto mesi dalla conclusione delle operazioni di carotaggio del terreno, pare non abbia ancora fatto pervenire alcunché di definitivo all’Autorità giudiziaria. E l’Ispra è un ente tutt’altro che indipendente.
Le risultanze dell’Arpa Calabria, già consegnate da qualche mese alla Procura di Paola, pongono già, di per sé sole, il problema della necessità della bonifica di molti siti inquinati, stante la pericolosità elevata per la salute della gente.
Non vorremmo che i ritardi dell’Ispra dovessero essere collegati alle prossime elezioni referendarie, al panico per Fukushima oppure a qualche altro depistaggio o tentativo di costruire una verità ufficiale edulcorata, in nome della tranquillità sociale spesso tanto invocata a sproposito da qualche organo di stampa ma anche da amministratori comunali poco accorti, sempre più struzzi e sempre meno aquile.
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del prof. Alfonso Lorelli, vice-presidente del Comitato civico Natale De Grazia, sul caso “navi dei veleni” e fiume Oliva, alla luce dell’intervenuta archiviazione del “caso Cetraro” e della campagna stampa che ne è seguita.
di Alfonso Lorelli
Che sulla vicenda delle navi dei veleni e delle scorie radioattive potesse distendersi ancora una volta il silenzio di Stato, non abbiamo mai avuto dubbi; né che i costruttori di verità a tavolino potessero trovare megafoni sempre pronti e velinari sempre disponibili. La povera gente come noi, che si batte a mani nude per conoscere la verità su problemi enormi come l’affare nucleare, viene sempre zittita attraverso una vasta ed incontrollabile organizzazione dei poteri forti e coalizzati operanti in silenzio, che comprende sia la manipolazione dell’informazione che la somministrazione di una verità ufficiale le cui fonti di prova sono sempre sottratte ai cittadini. Come scrisse Tucidide, 2400 anni fa, “ il mondo è retto dagli arcana imperii… alcune verità vanno nascoste al popolo nel superiore interesse del Principe….”.
Uno dei grandi segreti che oggi il popolo non deve conoscere è quello delle scorie nucleari e della pericolosità delle centrali atomiche esistenti nel mondo; ed anche quando scoppia un incidente catastrofico come quello di Cernobyl o di Fukushima il “superiore interesse” fa scattare subito una valanga di bugie e disinformazioni da parte delle potentissime lobby (governi,industrie, stampa asservita). Queste losche alleanze cercano di minimizzare il pericolo al fine di impedire le rivolte popolari che potrebbero scatenarsi se venissero scoperte le loro terribili bugie come “ il nucleare pulito di terza o quarta generazione” , “ da noi fatti come quelli non potrebbero mai accadere” , “ le scorie non sono un problema irrisolvibile”, e così via cianciando.
Dopo quello che è successo in Giappone tutto è ormai possibile, la catastrofe nucleare è sempre dietro l’angolo, gli effetti di lunga durata sulla salute dell’umanità intera sono imprevedibili, la morte nucleare può arrivare anche dopo cento e mille anni se, oggi, gli uomini non si coalizzano per fermare i pazzi sedicenti scienziati che mettono la loro scienza al servizio del male assoluto, incuranti della distruzione del mondo. In Giappone non hanno retto le tecnologie più avanzate, figuriamoci in Italia; forse neanche le bugie che vengono somministrate quotidianamente possono reggere a lungo.
Il governo italiano, incurante del nostro futuro e della nostra salute, ha scelto il ritorno al nucleare, perciò, ancor più dopo Fukushima, ha bisogno di intorbidire le acque, di mettere fumo nei nostri occhi, di barattare bugie per verità, di impedire che la rabbia montante dei cittadini possa vincere e fermare definitivamente la costruzione delle sei nuove centrali nucleari. Ecco perché chiudere la bocca dei cittadini attivi sulle navi dei veleni e sulle scorie radioattive scaricate nei fondali marini è considerato fondamentale per i nostri “dottor Stranamore” programmatori di morte atomica.
Dentro questo quadro generale va dunque collocato ed interpretato l’uso che viene fatto, proprio in questi giorni, delle sedicenti verità ufficiali sulle navi dei veleni.
Così si sbandiera ai quattro venti che anche le ultime indagini sono state chiuse; che nel nostro mare non vi sono navi affondate con carichi nocivi; che i fusti fotografati in fondo al mare contengono granaglie e portarli alla luce non serve. Si ribadisce che chi afferma il contrario o solleva dubbi dice solo bugie, e se può dimostri il contrario “ altrimenti taccia per sempre”; ma poiché dimostrare il contrario è impossibile perché solo lo Stato ha i mezzi ed i capitali per farlo, bisogna accettare la verità ufficiale e tacere. Bisogna fare come gli struzzi, altrimenti si rischia di essere accusati di lesa maestà, di voler danneggiare le popolazioni, di voler continuare a dire bugie, di essere additato a nemico pubblico, di voler svegliare i dormienti.
Gli “arcana imperii” di cui parlava Tucidide 24 secoli fa hanno vinto ancora una volta.
Che i poteri forti possano ripetere lo stesso copione anche sull’inquinamento del fiume Oliva e sulla necessità della bonifica ci sembra più difficile ma non impossibile. Le centomila tonnellate di rifiuti scoperti possono essere sempre degradati a materiale non pericoloso; cesio, cadmio, piombo, mercurio e quant’altro possono sempre essere ridotti a scarti di lavorazione industriale innocui o ad elementi non pericolosi per la salute della gente; la radioattività artificiale scoperta nel 2004 può sempre diventare “naturale”; Foresta può diventare all’improvviso un’oasi eclogica dove andare a fare pic-nic; gli ambientalisti possono essere sempre rappresentati come pericolosi banditi che vogliono il male della gente; l’Autorità giudiziaria che ha scoperto tutto il materiale inquinante può essere trasformata in un nemico dello Stato che agisce nell’ombra; gli inquinatori, veri pirati dei fiumi, anziché mandarli in galera possono anche essere fatti santi subito.
Al di là di ogni amara ironia, vogliamo ancora una volta denunciare con molta preoccupazione i silenzi ed i ritardi ingiustificati che stanno caratterizzando la vicenda delle analisi sui campioni prelevati nel fiume Oliva circa un anno fa. L’Ispra, organismo statale che deve concludere e sintetizzare le risultanze sui prelievi dopo aver acquisito i dati forniti dalle diverse Arpa regionali incaricate delle analisi sui campioni, a ben otto mesi dalla conclusione delle operazioni di carotaggio del terreno, pare non abbia ancora fatto pervenire alcunché di definitivo all’Autorità giudiziaria. E l’Ispra è un ente tutt’altro che indipendente.
Le risultanze dell’Arpa Calabria, già consegnate da qualche mese alla Procura di Paola, pongono già, di per sé sole, il problema della necessità della bonifica di molti siti inquinati, stante la pericolosità elevata per la salute della gente.
Non vorremmo che i ritardi dell’Ispra dovessero essere collegati alle prossime elezioni referendarie, al panico per Fukushima oppure a qualche altro depistaggio o tentativo di costruire una verità ufficiale edulcorata, in nome della tranquillità sociale spesso tanto invocata a sproposito da qualche organo di stampa ma anche da amministratori comunali poco accorti, sempre più struzzi e sempre meno aquile.
Amantea, 18 mar. 2011 – Archiviazione perché la notizia di reato è infondata. Con questa motivazione il Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Genova, dott. Fucigna, ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero nei confronti del presidente del Comitato Natale De Grazia, Gianfranco Posa, e degli attivisti Alfonso Lorelli, Francesco Saverio Falsetti e Maria Elena Del Pizzo difesi dall’avvocato Antonella Bruno Bossio del foro di Roma. Secondo il Gip, infatti, la querela per diffamazione presentata dai legali della Ignazio Messina & C. Spa, società armatrice della motonave Rosso, la nave spiaggiata in località Formiciche di Amantea il 14 dicembre 1990, deve essere archiviata perché le dichiarazioni espresse dagli attivisti del Comitato “De Grazia” rientrano pienamente nell’esercizio del diritto di cronaca che il giudice delle indagini preliminari riconosce ai membri del “De Grazia”. Ma vi è di più, secondo il giudice «non pare potersi ravvisare nell’articolo in questione alcuna espressione ingiuriosa o latamente offensiva; i sottoscrittori dell’iniziativa infatti hanno utilizzato espressioni equilibrate e ragionevoli nella loro portata comunicativa».
I Messina avevano ritenuto oggetto di querela la lettera con la quale nel mese di agosto 2009 gli attivisti del comitato avevano chiesto al comune di Amantea di intitolare il lungomare della cittadina tirrenica al comandante Natale De Grazia ripresa e pubblicata da alcuni siti internet. I querelanti avevano invocato, citando in giudizio gli attivisti del De Grazia, l’ordinanza di archiviazione del procedimento penale che vedeva indagata la società Messina, emessa il 12 maggio 2009 dal gip di Paola, tale ordinanza, secondo la parte offesa, avrebbe definitivamente concluso il lungo e travagliato iter giudiziario che ha visto coinvolta per quasi vent’anni la società, così riabilitando completamente la posizione della stessa e mettendola al riparo da ogni accusa mossa in precedenza dimenticando, «tuttavia, che tale provvedimento di archiviazione – secondo il Gip – ha carattere parziale e non conclude l’intera vicenda relativa alla motonave Jolly Rosso».
Per tale denuncia il pubblico ministero aveva già chiesto l’archiviazione, verso la quale però la società Messina aveva presentato opposizione in relazione alla quale si è pronunciato il Gip Fucigna.
Nelle motivazioni contenute nella lunga ordinanza di archiviazione il Gip si addentra nel merito della vicenda valutando giustificati i molti dubbi sollevati dal “De Grazia” circa, sia i collegamenti tra la vicenda dello spiaggiamento della motonave e gli episodi di inquinamento riscontrati nella vallata dell’Oliva, sia anche il presunto legame tra il traffico dei rifiuti e la morte sospetta del capitano Natale De Grazia che stava indagando proprio sulla motonave Rosso. Il Gip si dilunga anche sull’altro aspetto non ancora chiarito e cioè i legami sospetti tra l’attività dell’ingegner Giorgio Comerio e il traffico portato avanti anche dalle cosche della ‘ndrangheta in materia di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Il tutto, per il gip, visto che sull’intera vicenda esiste ancora una indagine della magistratura paolana rientrerebbe appunto nel diritto di cronaca esercitato dai membri del Comitato e definisce «La censura mossa dall’odierno querelante (…), sebbene possa essere ritenuta del tutto comprensibile (…)lascia tuttavia trasparire una percezione dei fatti eccessivamente esacerbata». E’ da precisare che già nella richiesta di archiviazione formulata dal PM era stato affermato il principio secondo il quale deve ritenersi «lecitala condotta di coloro che, perseguendo la ricerca della verità storica su taluni fatti complessi ed insoluti, si limitino a riportare circostanze riferite in innumerevoli articoli di stampa ed oggetto di molteplici dibattiti da parte dei mezzi di comunicazione di massa, ancor più laddove si consideri che gli stessi, nel comunicare tali notizie, hanno altresì provveduto a precisare che si tratta di indagini ancora in corso» da qui la decisione del Gip di archiviare la querela.
Piena soddisfazione è stata espressa dai vertici del Comitato “De Grazia” che definiscono importante questa decisione perché restituisce serenità a chi negli anni si è impegnato per far emergere la verità sulla vicenda delle cosiddette “navi a perdere”. «Questa decisione adottata dal Gip, un risultato raggiunto per merito del grande lavoro svolto dal nostro avvocato Antonella Bruno Bossio, – afferma Posa – permetterà di dare nuovo slancio alla nostra attività finalizzata alla ricerca della verità e la difesa del nostro territorio, che è, e resterà sempre il principale obiettivo dei nostri sacrifici personali».
1- Il fiume Oliva deve il suo nome alla secolare presenza nella vallata di migliaia e migliaia di piante dell’albero che fu sacro per tutte le civiltà del Mediterraneo, qui arrivate dall’Asia minore forse tremila anni fa e che ancora oggi vegetano rigogliose sulle terre dei dolci declivi di Gallo, Formiciche, Imbelli, Carratelli. Queste terre hanno prodotto sempre olio di prima qualità che fino ai primi anni del Novecento veniva esportato in tutta Italia; anche la genovese Gaslini si riforniva di olio proveniente dai frantoi locali e commercilizzati attraverso la società Calabro-lombarda dei fratelli Furgiuele, con sede ad Amantea, che nel 1908 gestiva una catena di un centinaio di frantoi e sansifici sparsi per tutta la Calabria.
Il Quotidiano della Calabria 31.11.2010
Terre che anche il fiume, con il suo microclima, aveva reso fertili da sempre, sulle quali ancora oggi svettano olivi di 500 anni, accanto a migliaia di piante che giovani contadini ostinati a non voler abbandonare l’agricoltura di quelle zone, hanno impiantato negli ultimi 50 anni. Oggi quel fiume, dilaniato nelle sue carni, piange e con lui piangono le famiglie che abitano da quelle parti, per colpa di luridi porci, mangiatori di “sterco del demonio”, che lo hanno riempito di veleni.
2- Nell’ufficio del Procuratore di Paola, Bruno Giordano, l’Arpacal ha depositato le prime analisi sui campioni prelevati nel letto del fiume e lungo le sponde adiacenti; la mappa dei siti avvelenati incomincia a delinearsi con chierezza. Arsenico, cobalto, cadmio, antimonio, cromo, nikel, idrocarburi; migliaia di tonnellate di veleni sepolti nel ventre molle ed indifeso del nostro fiume da parte di uomini senza scrupoli, sempre pronti ad assassinare anche la madre pur di ingozzarsi di danaro. Ed a Foresta, polveri di marmo per la profondità di 15 metri (schermo di materiale radioattivo?) oltre i quali sono comparsi materiali ferrosi ed altro, ancora da analizzare. E’ stato ipotizzato che tutto sia accaduto negli ultimi 20 anni e fino a tre anni fa; se il 1990 dovessere essere lo spartiacque allora occorre ripensare molte cose.
Dunque, è stata accertata una devastazione ambientale enorme e persistente, compiuta da imprese mafiose, magari in possesso del certificato antimafia, che hanno operato per conto di industrie di altre regioni, forse anche di Stati sovrani; che hanno goduto della complicità o della semplice indifferenza sia delle istituzioni deputate ai controlli che della popolazione.
3- Tra qualche giorno dovrebbero arrivare anche i risultati delle analisi fatte da altri laboratori, dell’Ispra, dell’Arpa Piemonte, dell’Arpa Lombardia, dell’Arpa Emilia-Romagna; alcuni di questi enti sono in qualche modo “controllati” o controllabili dal governo anche attraverso i rispettivi governatori di regione; ma credo che non sarà possibile che si ripeta il “caso è chiuso”, affermazione con cui la Prestigiacomo ha seppellito la vicenda della Chunski dopo aver manovrato perché tutto fosse messo a tacere. Questa volta i 500 campioni prelevati durante i 91 carotaggi fatti nell’Oliva non possono essere manipolati più di tanto, perché sono lì ed hannno già “parlato” confermando quanto stiamo ripetendo da anni. Quanto alla radioattività, già a suo tempo rilevata dalla stessa Arpacal, pur convinti della volontà del governo di non far conoscere la verità, restiamo in attesa dei risultati delle analisi specifiche non ancora comunicate, sperando che ci possa essere risparmiata un’altra tragica beffa di Stato, dopo quella di Cetraro.
4- Ora gli struzzi sono invitati a togliere la testa dalla sabbia; è arrivato anche per loro il momento di guardare in faccia la realtà ed evitare di diffondere pessimismo o fatalismo con il “ ormai è accaduto, non si potrà fare più niente”. E’ arrivato il momento di smetterla con la solfa che ci hanno ripetuto in faccia per anni: “così facendo danneggiate l’economia del territorio, voi non volete bene ad Amantea ed alla Calabria”. E noi a ripetere che chi ama la propria terra la vuole pulita e vuole che chi l’ha sporcata la venga subito a ripulire. A differenza di molti di loro, che amano più gli imbrogli e gli affari sporchi o soltanto il danaro, noi amiamo tantissimo la terra dove siamo nati e viviamo, perciò la difendiamo, rischiando non poco, querele comprese, contro chiunque l’ha devastata o la vuole usare per il proprio immondo tornaconto; essa appartiene a tutti i calabresi, non soltanto ai mangiatori di sterco del demonio; perciò d’ora in avanti è necessario ri-organizzarsi per raggiungere l’obiettivo della bonifica.
5- Come dimostrano i casi di Crotone, Sibari, Praia ecc, ottenere la bonifica non sarà facile. Non solo perchè sono necessarie risorse finanziarie consistenti che Governo e Regione prometteranno ma non renderanno disponibili, magari trincerandosi dietro il prossimo disastro del federalimo, ma anche perché le istituzioni locali spesso non riescono ad essere compatte e determinate, facendosi condizionare da appartenenze politiche e preferendo far passare il tempo che affievolisce la memoria collettiva e rende rassegnata la popolazione. Inoltre da un governo regionale che fa venire in Calabria migliaia di tonnellate di rifiuti napoletani per far piacere a Berlusconi non c’è da aspettarsi nulla di buono in tema di difesa ambientale.
6 – Compito del Comitato De Grazia e di tutte le associazioni ambientaliste della Regione, d’ora in avanti, dovrà essere quello di tenere alta la mobilitazione popolare non solo ad Amantea e nei comuni vicini ma anche in tutta la Regione, per evitare che oltre al danno arrivi anche la beffa. Sappiamo che ci aspettano “lotte dure senza paure” e che, se necessario, dobbiamo alzare il tiro dello scontro con le istituzioni, anche rischiando di essere chiamati “ i nuovi briganti della Calabria”, il che, a 150 anni dall’Unità, non dispiace granchè. Ma sappiamo anche che con le istituzioni dobbiamo discutere per spingerle ad agire; perché in ultima istanza è assegnato a loro il compito di ridarci una Calabria senza veleni, loro hanno l’obbligo di organizzare e realizzare le bonifiche.
7- Bisogna porsi anche il problema di cosa fare affinchè quello che è accaduto non accada più. Finora è stato possibile ai “padroni dei fiumi” scavare delle enormi buche prelevandone la sabbia, riempirle di veleni e coprirle sotto decine di metri di terra. Controlli sulla loro attività, nessuno. Per tanti sciacalli vi sono stati profitti altissimi, ricavati sia dall’uso incontrollato di beni demaniali sia dal traffico dei veleni interrati. E’urgente porsi il problema di come sottrarre a questi banditi la disponibilità totale del demanio fluviale. Regione e Province devono innanzitutto porre mano ad una nuova legislazione e regolamentazione sull’uso dei beni pubblici in Calabria; Comuni e Province devono coordinarsi per realizzare un controllo continuo e rigido sul demanio attraverso le proprie Polizie; è necessario perseguire fino in fondo funzionari e controllori corrotti che aiutano i pirati dei fiumi ad agire indisturbati. Bonifiche e nuova organizzazione di difesa del territorio devono camminare insieme, altrimenti tutto continuerà come prima.
Fiume Oliva – Purtroppo una prima conferma è arrivata. Nel fiume Oliva sono stati interrati rifiuti tossici e pericolosi di ogni tipo: mercurio, zingo, rame, cadmio, berillio, cobalto, cesio ed altro ancora, che soltanto le analisi sui campioni prelevati potranno descrivere in maniera analitica. La loro pericolosità per la salute è comunque dimostrata dalla più ampia letteratura scientifica. I prelievi di terreno inquinato efffettuati attraverso decine di carotaggi distribuiti in aree diverse della vallata forse potranno rivelare anche l’origine di quei rifiuti, i luoghi di lavorazione e la provenienza. Forse sarà difficile, se non impossibile, contestare alle persone fisiche o alle società produttrici di quei veleni, i reati commessi a danno dei cittadini calabresi ed in particolare agli abitanti di tutta l’area interessata all’inquinamento. Non così invece per i responsabili dell’interramento, per i proprietari delle aree inquinate, per quelli che dovevano controllare e non lo hanno fatto. Per costoro uscire indenni dalla vicenda sarà molto difficile, e tutti dobbiamo sperare che su di loro cada inesorabile il rigore della legge. Comunque è ormai chiaro che si tratta di scarti di lavorazioni industriali, incompatibili con le poche attività produttive della nostra regione, che organizzazioni mafiose ed imprese criminali hanno sotterrato nel nostro fiume procurando danni incalcolabili alla salute degli abitanti, all’economia ed all’ambiente. Come a Crotone, a Cassano, a Locri, nella piana di Gioia ed in tante altre aree della Calabria, anche nel fiume Oliva il ricco Nord ha depositato, forse per decenni, i rifiuti velenosi delle proprie industrie. Giustizia commutativa vorrebbe che ora gli industriali del nord e lo Stato almeno fossero costretti a togliere le loro porcherie. La determinazione, il desiderio di verità e la capacità investigativa del Procuratore Bruno Giordano e dei suoi pochi fidati collaboratori hanno impedito che anche su questa vicenda venisse distesa una coltre omertosa di silenzio e di falsificazione della realtà, come è invece accaduto per il relitto di Cetraro. Le due vicende (Cetraro e valle Oliva), temporalmente parallele, dimostrano come sia molto più facile il controllo governativo su indagini condotte da apparati giudiziari centrali, nel nostro caso la DNA, che non sulle procure territoriali, nel nostro caso quella di Paola, quando queste ultime sono guidate da uomini seri, rispettosi della legge e della legalità, mossi dalla ricerca della verità nell’interesse dei cittadini e non da un privilegiato rapporto con i vertici dello Stato e di chi manovra gli “arcana imperii”. I risultati finora raggiunti nelle due vicende dimostrano anche quanto sia strumentale e carica di sventure l’idea di togliere alle procure territoriali la competenza ad indagare sui reati ambientali (art.51 C.P.P.) per assegnarla alla Direzione distrettuale o nazionale antimafia. Questa volta, per il fiume Oliva, i depistaggi ed i segreti di Stato non si sono sovrapposti ed imposti alla ricerca della verità, almeno fino ad ora. La “merda” industriale è stata trovata, farla scomparire definitivamente dietro un’operazione “congiunta” non è stato possibile. Il fatto che saranno diversi laboratori pubblici ad analizzare i campioni prelevati nel fiume e sulle colline contermini, dovrebbe rendere oltremodo difficile, ove si fosse messo in moto qualche depistaggio, manipolare i campioni o falsificare le risultanze e comunicare dati non corrispondenti al vero. Dovrebbe essere molto difficile anche una diversa valutazione dei campioni da parte di ciascuno dei tre laboratori perché le risultanze sono scientifiche e non affidabili all’interpretazione dei singoli analisti. Il procuratore Giordano ed i suoi collaboratori, ai quali i cittadini devono essere grati e riconoscenti, avranno certamente preso tutte le misure cautelari necessarie. Ora non dobbiamo più sapere se vi sono i rifiuti ma solo quali tipi di rifiuti, quante migliaia di tonnellate sono state sepolte nei diversi siti, quale e quanto inquinamento hanno prodotto, qual’è il grado di pericolosità e come possiamo neutralizzarlo o ridurlo al minimo. Ora gli “struzzi” tolgano la loro testa dalla sabbia; i negazionisti a priori e per motivi diversi tacciano finalmente; facciano il mea culpa i denigratori del Comitato De Grazia e delle centinaia di associazioni ambientaliste che hanno organizzato la giornata di lotta del 24 ottobre ad Amantea; i sindaci, i funzionari che hanno coperto le operazioni criminali, le altre istituzioni deputate a controllare e difendere il territorio, prendano atto quantomeno di una loro “culpa in vigilando” e cambino le loro scelte sul controllo del territorio. D’ora in avanti, senza più contrapposizioni, siamo tutti chiamati, dal nostro imperativo morale e dall’amore per la vita nostra e dei nostri figli e nipoti, alla costruzione di un nuovo fronte di lotta finalizzato ad ottenere la bonifica di tutti i siti inquinati. Passato il momento degli scetticismi e dei “distinguo” ricostruiamo il massimo di unità perché la soluzione non è facile ed il tempo dei giochi a nascondino è ormai passato. La storia ci insegna che la bonifica di vaste aree inquinate si ottiene soltanto se le popolazioni dimostrano compattezza e determinazione, perchè i fondi necessari sono tanti e gli stanziamenti sempre insufficienti; specialmente oggi, per la presenza congiunta di una crisi economica che colpisce molto di più il Mezzogiorno, di un governo sostanzialmente guidato dai ceti forti del Nord, di una “manovra” Tremonti-Berlusconi-Bossi che sottrae milioni di euro alle Regioni ed enti locali del Sud. Così le lobby criminali del nord, per interposto governo, dopo avere riempito la nostra terra di tutte le loro porcherie alleandosi ai tanti criminali nostrani, potrebbero negarci anche il diritto sacrosanto ad avere tutti i fondi necessari alla bonifica integrale di tutti i siti inquinati. Dunque, uniti, attrezziamoci per i prossimi ostacoli, per nuovi fronti di lotta. Fino a quando potremo dire “avevamo un problema, l’abbiamo risolto; e non permetteremo più che si ripeta.” Chi ama veramente la propria terra non ne nasconde i problemi, cerca di risolverli.