Il consigliere regionale e segretario questore: «Dopo gli incendi, con l’avvio anticipato della stagione venatoria, la Regione assesta un duro colpo alla fauna selvatica».
«Il prossimo 2 settembre si riapre la caccia. Così ha deciso la Giunta regionale, con l’approvazione del calendario venatorio 2026-27, nonostante gli innumerevoli roghi che hanno devastato il territorio regionale, assediato centri abitati, incenerito migliaia e migliaia di ettari di boschi, campi e di macchia mediterranea. Una “stagione di fuoco” ben lungi, purtroppo, dall’essersi conclusa. Infatti, lo stesso Piano Regionale per la Prevenzione e la Lotta Attiva agli Incendi Boschivi (Piano AIB) 2026 evidenzia che agosto e settembre rappresentano il periodo di maggior rischio e che quindi l’emergenza non è ancora finita. I dati satellitari indicano che, al 28 luglio, nella nostra regione, sono stati rilevati oltre mille grandi incendi boschivi. Uno scenario terribile, con animali selvatici morti in numero altissimo e che ora – quelli che sono sopravvissuti – dovranno vedersela con migliaia di fucili pronti, puntati su di loro, senza alcuna considerazione per il disastro che ha colpito l’ambiente calabrese e senza tenere conto dei danni subiti dalle specie, in questi giorni di fuoco e di siccità». È quanto dichiara il consigliere regionale, segretario questore, Ferdinando Laghi.
«A parte il danno diretto della morte di migliaia di animali e dei loro piccoli nati – dichiara – gli incendi hanno ridotto e frammentato notevolmente gli habitat idonei, costringendo la fauna a concentrarsi in aree più ristrette. Anticipare l’apertura della caccia, come se nulla fosse accaduto, è dunque un atto che da deplorevole in assoluto, diventa vergognoso, alla luce degli accadimenti di queste settimane».
«La Regione – spiega Laghi – ha “tirato diritto” rispetto anche a quanto prevede la stessa legge nazionale, che fissa l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, in aperto contrasto con la stessa legge quadro, la 157/92, che consente la preapertura solo “a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori”, ovviamente relativi alla situazione delle specie oggetto di caccia anticipata. E il piano faunistico calabrese risale addirittura al 2003, ben oltre venti anni fa. Sarebbe stato opportuno e necessario, invece, applicare l’art.19 comma 1, sempre della legge n.157/92, che permette alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”».
«La Regione, invece si è comportata come se gli animali, anziché essere stati uccisi dalle fiamme e dal caldo torrido – sottolinea ancora il consigliere regionale – si fossero ulteriormente moltiplicati; come se lo spazio a loro disposizione, piuttosto che ridursi in seguito agli incendi, si fosse allargato a dismisura. E la stessa Regione dovrebbe spiegare ai tanti calabresi perché mai gli interventi straordinari invocati a gran voce, debbano interessare solo il patrimonio boschivo o quello agricolo e non lo stesso patrimonio faunistico, che costituisce un tutt’uno con i precedenti».
«La risposta è drammaticamente semplice, anche se inespressa: gli animali non votano – conclude Ferdinando Laghi – i cacciatori sì. Ma dovrebbe esserci pure un limite, e questo limite, con l’apertura anticipata dell’attività venatoria, è stato, con ogni evidenza, ampiamente superato. E, danno che si aggiunge a danno, c’è addirittura l’intenzione da parte della Regione di chiedere la caccia in deroga a specie attualmente protette tra cui il fringuello che pesa circa 20 grammi».
Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una proposta di legge che vieta contenitori, stoviglie, bicchieri e cannucce usa e getta negli uffici regionali, negli enti vigilati e nelle manifestazioni finanziate dalla Regione, e premia i materiali riutilizzabili nelle gare pubbliche.
«In un mondo invaso dalla plastica, il modo migliore per avere rispetto della nostra “casa comune” è provare in ogni modo a eliminarla dal quotidiano usa e getta. Per questo ho depositato una proposta di legge che vieti i prodotti in plastica monouso negli uffici e nelle sedi della Regione, degli enti strumentali e delle aziende vigilate, distributori automatici compresi, e nelle fiere e nelle manifestazioni che la Regione organizza o finanzia anche solo in parte. Chi chiede ai cittadini comportamenti responsabili ha il dovere di adottarli per primo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«I numeri raccontano una realtà ormai insostenibile – evidenzia Laghi –. Della plastica, a livello globale se ne ricicla appena il nove per cento, mentre la sua produzione, che dipende dai combustibili fossili, pesa per circa il quattro per cento delle emissioni globali di gas serra. Calore, umidità e raggi ultravioletti, poi, sbriciolano i rifiuti disperdendoli e accelerano il rilascio di sostanze tossiche; piogge, alluvioni, e incendi fanno il resto, trasportandole nei mari, nei suoli e nell’aria».
«Una zavorra che ci portiamo dietro – afferma il consigliere regionale –. Microplastiche, nanoplastiche e sostanze chimiche associate, molte delle quali cancerogene o interferenti endocrini, vengono rilevate ormai in ogni organo del corpo umano e persino all’interno delle cellule, e attraversando la barriera placentare vanno a contaminare anche il bambino prima ancora che nasca. A questo si aggiunga una filiera del riciclo sotto pressione, con i centri di raccolta e selezione ingolfati e un rischio incendi che d’estate diventa ancora più concreto. Quindi, ogni oggetto usa e getta che non entra in un ufficio pubblico è un problema in meno lungo tutta la catena». «La proposta di legge che ho presentato suggerisce passaggi semplici – prosegue Laghi –: nelle gare regionali l’uso di materiali riutilizzabili diventi un elemento che fa punteggio, accanto ai criteri ambientali minimi già obbligatori, così da spingere le imprese verso soluzioni durevoli. Il tutto avviene con il personale e le risorse già disponibili, senza un euro in più a carico del bilancio regionale».
«Chiedo alla Commissione competente di calendarizzare presto l’esame del testo e ai colleghi di tutti i gruppi di sostenerlo, perché sul terreno della tutela della salute e della salvaguardia dell’ambiente le appartenenze politiche contano poco», conclude Ferdinando Laghi.
La norma introduce limiti più restrittivi agli scarichi nelle acque, istituisce un Comitato tecnico scientifico regionale e garantisce la pubblicazione dei dati sui controlli. Laghi: «Una legge di civiltà che allinea la Calabria alle regioni più avanzate».
E’ legge la proposta di Ferdinando Laghi che tutela i cittadini calabresi dai PFAS, meglio conosciuti come inquinanti eterni. Nel corso dell’ultima seduta, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta del Segretario Questore che stabilisce nuove misure per la riduzione dell’inquinamento da sostanze poli-e perfluoroalchiliche (PFAS), composti chimici di sintesi, ampiamente utilizzati per le loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e antiaderenti, presenti in oggetti di uso quotidiano come padelle antiaderenti, tessuti tecnici, imballaggi alimentari e schiume antincendio. Queste sostanze sintetiche sono estremamente persistenti in quanto non si degradano in natura e si accumulano nel corpo umano e negli ecosistemi. Una esposizione cronica a queste sostanze è stata associata a un aumento del rischio di tumori del rene e dei testicoli, oltre che a disfunzioni ormonali, immunitarie, epatiche e riproduttive. Nelle donne in gravidanza c’è poi il rischio della contaminazione del feto.
Recenti campionamenti confermano la presenza delle PFAS nei pesci e nelle acque potabili in Calabria, rendendo perciò ulteriormente utile una legge che riduce gli attuali valori-limite di emissione per sostanze PFAS negli scarichi in acque superficiali. La legge, inoltre, prevede l’istituzione di un Comitato Tecnico Scientifico Regionale che svolgerà un importante ruolo nel campo del monitoraggio e controllo dei PFAS.
“E’ una legge, questa, che punta alla tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare, della qualità delle risorse idriche e della salubrità degli ecosistemi presenti nel territorio della Regione Calabria – dichiara Laghi, firmatario della legge, sottoscritta anche dal presidente della Commissione Ambiente, Sergio Ferrari. È per questo che il dipartimento competente, elaborerà un piano annuale di controllo, i cui dati saranno pubblicati sui siti istituzionali della Regione Calabria entro trenta giorni dalle rilevazioni effettuate, affinché tutti i cittadini possano conoscere lo stato di salubrità dell’ambiente in cui vivono o che frequentano. Una legge, tra l’altro, a costo zero per la Regione, dal momento che non sono previsti oneri finanziari aggiuntivi. Una legge di civiltà che rafforza la tutela della salute dei cittadini calabresi e allinea finalmente la nostra regione a quelle più virtuose a livello nazionale”.
Legambiente: “Una buona notizia. Ora si faccia piena luce su una vicenda che attende da trent’anni verità e giustizia”.
“Accogliamo con favore la decisione della Commissione parlamentare d’inchiesta di avviare un nuovo filone d’indagine sulla morte del Capitano Natale De Grazia e sul fenomeno delle navi dei veleni – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. La decisione di oggi riattiva l’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta, anche sulla base delle richieste puntuali fatte da Legambiente, a cui si devono relazioni importanti nelle passate legislature, rese a fare chiarezza su una vicenda grave. Un tema che Legambiente ha portato con forza su tutti i tavoli istituzionali, arrivando per la prima volta anche nel cuore dell’Europa lo scorso 18 marzo, presentando a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, sei proposte concrete alla Commissione e al Parlamento UE. In quell’occasione abbiamo chiesto con solerzia in particolare alla Commissaria per l’ambiente, Jessica Roswall, di acquisire tutta la documentazione sugli affondamenti sospetti e di avviare, tramite la Commissione ENVI, un’indagine conoscitiva in collaborazione con la Commissione d’inchiesta italiana. Ora si affermi verità e giustizia. Non si tratta solo di onorare la memoria di un servitore dello Stato come De Grazia, ma di affrontare un rischio grave per l’ambiente e per la legalità che persiste ancora oggi”. “Come ribadito in sede europea sono diversi gli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo su cui mancano risposte – aggiunge Enrico Fontana, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente – . Chiediamo che il lavoro della Commissione proceda ora senza sconti, con l’obiettivo di trasformare questo nuovo filone d’inchiesta in una verità storica e giudiziaria definitiva, e che si raccordi con le nostre proposte europee: dall’analisi dei fondali con tecnologie avanzate al coinvolgimento di Europol e Interpol per tracciare i traffici di rifiuti radioattivi. Legambiente, come sempre, non farà mancare il suo contributo”.
PROGRAMMA Ore 10:30 Ritrovo dei partecipanti presso il casello di Monte Cocuzzo.
Ore 11:00 Distribuzione dei kit per la raccolta dei rifiuti;
Ore 14:00 Pranzo con panino con carne e salsiccia Degustazione di prodotti tipici locali;
Ore 15:00 Momento di convivialità e intrattenimento musicale con il gruppo I Cucuzzari;
Giochi tradizionali della ruzzola(lancio del formaggio )a cura di FIGeST Calabria sezione Cosenza;
Laboratorio scientifico a cura di ARPACAL con contributo di educazione ambientale e divulgazione tecnico-scientifica sugli impatti dei rifiuti sugli ecosistemi;
Ore 16:30 Escursione (facoltativa) presso la cima di Monte Cocuzzo con guida AIGAE;
Ore 19:00 Previsto rientro.
NOTE ORGANIZZATIVE L’evento è totalmente gratuito. È plastic free. Stoviglie compostabili in ovatta e amido di mais. Si chiede ai partecipanti di non portare bottiglie di plastica. Chi desidera contribuire può portare un dolce.
RINGRAZIAMENTI:
Ass. Arca di Noè
Ass.Erbanetta
Ass.Marano Green
Ass. Sportlife
Guardie Ecozoofile
Azienda Api in Movimento 2012
Azienda agro zootecnica Il Passo dei Greci
Azienda San Donato
Bar Risorgimento
Cantine Benvenuto
Comune di Fiumefreddo Bruzio
Comune di Longobardi
Comune di Mendicino
FIGeST Cosenza
Oasi Sant’Antonio di Cerisano
Panificio Mendicino
Pizzeria Acqua e Farina
Plastic Free
Despar Cerisano
UNPLI – Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, sezione Cosenza.
Sarà presente anche il consigliere regionale Ferdinando Laghi.
Il consigliere regionale ha depositato un’interrogazione sulla tutela ambientale e sanitaria del territorio: «L’innovazione tecnologica non può prescindere dal rispetto della salute e dalla salvaguardia di un territorio a rischio idrogeologico».
«La politica ha il compito di farsi interprete non solo delle necessità di ammodernamento dei servizi, ma soprattutto della custodia dell’integrità dei luoghi e della salute di chi li vive. È in questo solco, tracciato dal necessario equilibrio tra innovazione e sicurezza, che si inserisce l’atto di sindacato ispettivo che ho inteso rivolgere alla Giunta regionale in merito alla prevista installazione di un’imponente infrastruttura di telefonia mobile nel cuore urbano di Marano Marchesato, in provincia di Cosenza». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi. «La vicenda, che vede il progetto di una torre 5G alta 35 metri in un’area densamente popolata, non può essere derubricata a mera pratica amministrativa. Ci troviamo di fronte a una criticità – spiega Laghi – che definirei “multilivello”: da un lato la prossimità estrema alle abitazioni – solo pochi metri -, dall’altro una fragilità geologica certificata. L’area individuata ricade infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), zone a rischio medio ed elevato dove la prudenza non è un’opzione, ma un obbligo morale e normativo». «La tutela della salute pubblica e la sicurezza del suolo sono i pilastri su cui poggia il benessere di una comunità. Ignorare il grido d’allarme di un’Amministrazione comunale e di un comitato di cittadini – rimarca il segretario questore del Consiglio regionale della Calabria – significa abdicare al ruolo di governo del territorio». «Il Comune di Marano Marchesato ha agito con estrema responsabilità, non opponendo un diniego ideologico, ma proponendo soluzioni alternative e siti idonei – ricorda anche Ferdinando Laghi nell’interpellanza – che permettano la connettività senza sacrificare la sicurezza. Eppure, ci troviamo dinnanzi al rischio di un’imposizione in dissonanza anche con la Legge Regionale n. 44 dell’ottobre 2023, da me proposta. La norma impone chiaramente il criterio della minimizzazione delle esposizioni e riconosce ai Comuni la potestà di indirizzare la localizzazione degli impianti nel rispetto degli standard urbanistici e sanitari». «Con questa interrogazione chiedo alla Giunta regionale – afferma ancora il consigliere regionale – di farsi parte attiva di un confronto a più voci – la società Inwit, le autorità locali, i cittadini e, non da ultimo anche la Protezione Civile. È fondamentale verificare la reale distanza strutturale dell’impianto dalle abitazioni e, soprattutto, avviare una mediazione che tenga pienamente conto degli interessi e dei diritti anche della popolazione e non soltanto dell’azienda». «Non possiamo permettere che la transizione digitale avvenga a scapito della serenità dei residenti e dell’incolumità del territorio. La Calabria ha bisogno di infrastrutture moderne, ma devono essere armonizzate con la bellezza e la fragilità del nostro paesaggio. L’ascolto dei cittadini e delle istituzioni locali – conclude Ferdinando Laghi – non è un intralcio burocratico, ma la linfa vitale di una democrazia che voglia dirsi davvero evoluta».
Il consigliere regionale, segretario questore spiega che «non sarà un “museo chiuso” ma un “cantiere” a cielo aperto per tutelare la biodiversità, salvaguardare la salute, favorire lo sviluppo economico di tutta l’area e bloccare lo scempio ambientale che si sta perpetrando».
«Ho nuovamente presentato in Consiglio Regionale la proposta di legge per l’istituzione della “Riserva naturale regionale Fascia pedemontana – Lande parasteppiche di Castrovillari”. Proposta che dopo essere stata approvata – all’unanimità – dalla Commissione di merito, nella precedente legislatura, era stata “bloccata”, per circa un anno e mezzo, nel suo iter naturale, a poche settimane dall’approvazione definitiva in aula di consiglio. Alle iniziali motivazioni che avevano portato alla prima proposta, oggi se ne aggiunge un’altra, importantissima: la riserva naturale, come i fatti hanno purtroppo dimostrato, è l’unico strumento che possa bloccare lo scempio paesaggistico e ambientale a cui stiamo assistendo, cioè quello dell’invasione di un mare di pannelli fotovoltaici. Trentaquattro ettari già perduti, oltre sessanta in via di assegnazione, quasi altri trecento a rischio! Rimangono invece, seppur penalizzati, tutti quegli elementi che avevano suggerito la presentazione della proposta. Cioè la tutela di un territorio di eccezionale valore naturalistico e paesaggistico, situato ai piedi del Monte Pollino, che rappresenta uno dei siti più importanti dell’intera Italia meridionale. Ma anche la possibilità di bonificare alcune aree che mettono a rischio la salute dei cittadini e sviluppare tutte quelle attività – turistiche, di studio, ricreative, imprenditoriali – da cui l’intera Comunità trarrebbe grande vantaggio». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi, nell’illustrare la sua proposta di legge appena presentata. «Bisogna fare in fretta, però – continua Laghi – ogni giorno che passa fa aumentare le possibilità che ulteriori, grandi aree si aggiungano a quella già aggredita dai pannelli solari. Che, tra l’altro, non hanno portato, né porteranno, nulla di positivo alla cittadinanza: né occupazione, né riduzioni di tariffe elettriche, mentre direttamente collegati alla istituzione delle riserve naturali, ci sono importantissimi finanziamenti regionali ed europei. Con buona pace di chi sosteneva di essere “contro la Riserva e contro i pannelli!”. Il risultato è sotto gli occhi – e le orecchie – di tutti. È stata bloccata la riserva, lasciando invece via libera alla devastazione di un intero territorio. Adesso vedremo se, rispetto alla nuova proposta, modificata e con una estensione sensibilmente ridotta – per eliminare ogni possibile strumentale critica – l’interesse di una intera Comunità avrà la meglio, seppur con colpevole ritardo, oppure se a prevalere saranno interessi affaristico-clientelari». «L’istituzione della Riserva – conclude il consigliere regionale e segretario questore – è una scelta di campo: significa utilizzare la “qualità ambientale” come volano economico, promuovendo filiere produttive locali d’eccellenza e un’accoglienza turistica consapevole e di qualità, come già accaduto per diverse altre riserve naturali della nostra Regione. Un’opportunità di sviluppo che non possiamo permetterci di perdere, in linea con le più avanzate strategie europee sulla biodiversità».
Il consigliere regionale, segretario questore, invita l’amministrazione locale «al rispetto della legge da me proposta nel 2024 e poi approvata all’unanimità».
«Esprimo piena solidarietà e convinto sostegno all’iniziativa intrapresa dalla sezione locale di Italia Nostra che ha denunciato pubblicamente quanto sta accadendo a Praia a Mare, dove in questi giorni si sta procedendo ad un taglio massivo del patrimonio arboreo urbano, lungo via Roma e via Fratelli Cervi». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi. «Quello che viene denunciato dall’associazione — spiega Laghi —, decine e decine di alberi sani, stabili, nel pieno delle loro funzioni ecosistemiche, abbattuti nel quadro di lavori di manutenzione straordinaria dei marciapiedi, rappresenta un danno ambientale assai grave. La messa a dimora di nuove piante giovani, infatti, non rappresenta una soluzione funzionalmente adeguata. Oltre a essere, a mio avviso, anche una violazione di legge». «Italia Nostra cita correttamente la legge regionale n. 7 del 7 febbraio 2024, da me promossa e che il Consiglio regionale della Calabria ha approvato all’unanimità. Quella legge — sottolinea il segretario questore del Consiglio regionale — non lascia spazio ad ambiguità: vieta esplicitamente ai Comuni di capitozzare, abbattere, eradicare o danneggiare alberi e siepi. Gli unici casi in cui tali interventi sono consentiti sono documentate esigenze fitosanitarie o di tutela dell’incolumità pubblica. Dagli atti e dalle immagini che circolano, non sembra certo questo il caso per le piante abbattute a Praia a Mare». «Chiedo perciò con forza al Comune di Praia a Mare — è l’appello di Laghi — di sospendere immediatamente qualsiasi ulteriore abbattimento. Non lo chiede solo Italia Nostra. Lo impone la legge della Regione Calabria. Ricordo all’amministrazione comunale che la normativa regionale prevede, invece, obblighi precisi: preservare la vegetazione arborea urbana, incrementarla, censirla e pianificarla, come parte integrante delle reti ecologiche cittadine. Quegli alberi non erano un ostacolo ai marciapiedi: erano un patrimonio collettivo, costruito dal tempo e dalla natura, che apparteneva all’intera comunità di Praia a Mare e che ora non c’è più. La norma, prima in Italia, approvata dal Consiglio regionale della Calabria non può essere ignorata — conclude Laghi —, soprattutto da parte di chi istituzionalmente è chiamato ad applicarla e a farla rispettare».
Dopo il maltempo che ha colpito Cassano allo Ionio e Corigliano-Rossano, sopralluogo ai Laghi di Sibari: 500 persone sfollate. Il consigliere sollecita aiuti immediati e una svolta nella gestione del territorio.
L’ondata di maltempo che sta investendo con particolare violenza i territori di Cassano allo Ionio e Corigliano -Rossano, così come molte altre aree della Calabria, sta facendo emergere ancora una volta la vulnerabilità di un territorio che chiede interventi tempestivi e una visione di lungo periodo. Il consigliere regionale Ferdinando Laghi si è recato nel pomeriggio di sabato 14 febbraio ai Laghi di Sibari, nel territorio di Cassano allo Ionio, duramente colpito, insieme all’area di Lattughelle, dall’esondazione del Fiume Crati che ha provocato allagamenti nelle abitazioni della zona e costretto molte persone a lasciare le proprie case. Nel corso della visita, il consigliere ha effettuato un sopralluogo accompagnato dal sindaco Gianpaolo Iacobini, incontrando rappresentanti del territorio e soccorritori. «Ora è il momento dell’intervento, dell’urgenza, della solidarietà – ha dichiarato Laghi – ma certamente non si può non tenere presente della concomitanza fra la crisi climatica e una gestione del territorio che da troppi decenni è affrontata con approssimazione o addirittura sciatteria. Su questo bisognerà intervenire per cercare di evitare che fenomeni del genere si possano tornare a ripresentare in un prossimo e magari imminente futuro». Il Segretario Questore, poi, ha avuto un colloquio telefonico anche con il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, dove la situazione è estremamente complessa. L’emergenza ha messo in ginocchio numerose famiglie residenti e risulta duramente colpito anche il comparto agricolo ed economico del territorio. Il Consigliere Laghi ha sottolineato la necessità di attivare con la massima rapidità tutte le procedure utili al sostegno delle famiglie sfollate – oltre 500 sono le persone coinvolte da questa emergenza – e delle attività danneggiate, chiedendo interventi immediati per il ripristino delle condizioni di normale agibilità e per la messa in sicurezza dell’area. «È indispensabile – ha aggiunto – che si apra una fase nuova nella pianificazione e nella manutenzione del territorio. Non possiamo limitarci a intervenire in emergenza: serve una strategia strutturale, capace di coniugare prevenzione, tutela ambientale e sicurezza delle comunità». Laghi ha infine manifestato la piena vicinanza alle persone colpite da questa grave circostanza tramite i loro rappresentanti istituzionali, ai quali ha garantito l’attenzione costante sull’evolversi della situazione.