La Giornata della Memoria 2014 presso l’Istituto Comprensivo Statale “G. Mameli” di Amantea

di Franco Pedatella
Amantea, 4 febbraio 2014 – Una scuola che lavora bene è faro per la società che le vive intorno e depositaria degli stimoli necessari a promuovere saperi dinamici, cioè saperi che producono altri saperi, che allargano la conoscenza perché non si limitano ad offrirsi come punto di arrivo della ricerca ma, come deve essere, si propongono come acquisizioni costantemente proiettate a suscitare la curiosità, se non il bisogno, di andare oltre. È il caso dell’Istituto Comprensivo Statale “G. Mameli” di Amantea, nel cui Auditorium oggi si è svolta la celebrazione della “Giornata della Memoria 2014”. La manifestazione, che rientra nel progetto “Primo Levi in Calabria”, si è giovata della collaborazione dell’Associazione “Il Coviello” e della presenza autorevole del prof. Fabio Levi, Direttore del Centro Internazionale di Studi Primo Levi e Professore di Storia Contemporanea all’Università di Torino, e della dott.ssa Roberta Mori, Responsabile delle attività e del settore didattico del Centro medesimo. Erano presenti il Sindaco ff.di Amantea, Michele Vadacchino, e per il Comune di Lago, le cui scuole rientrano nello stesso Istituto Comprensivo, l’Assessore Giovanni Barone, in rappresentanza del Sindaco Cupelli. Erano presenti, altresì, docenti  e dirigenti di altre scuole di Amantea e del circondario, tra cui il Dirigente dell’Istituto d’Istruzione Superiore Liceo Scientifico – IPSIA –  Tecnologico, prof.ssa Eleonora Saia, accompagnata dalla prof.ssa Filomena Mileti.
La manifestazione ha avuto inizio alle ore 9,30 con la lettura di alcuni brani tratti dall’opera “Se questo è un uomo” di Primo Levi, a cura della dott.ssa Franca Dora Mannarino, innanzi ad un numeroso pubblico di ospiti e di alunni, particolarmente attenti  ed interessati.
Segue l’intervento del Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo “G. Mameli”, prof.ssa Caterina Policicchio, che dà il benvenuto e rivolge un caloroso saluto e ringraziamento ai numerosi ospiti presenti, tra cui, oltre quelli già menzionati, il Comandante la Stazione dei Carabinieri di Amantea, maresciallo Antonino Claudio Vivona, il Comandante dei Vigili Urbani  di Amantea, Emilio Caruso,  i dirigenti e i docenti delle altre scuole, l’ing. Francesco Socievole ed il dott. Aldo Andreani, rappresentanti del Rotary Club di Amantea. Un ringraziamento particolare rivolge a quanti hanno collaborato all’organizzazione della manifestazione, tra cui l’Associazione “Il Coviello” nella persona del suo Direttore Artistico, prof. Salvatore Sciandra, e del Presidente, dott.ssa Franca Dora Mannarino, l’Assessore Barone, le prof.sse Erminia Lico e Concetta Mileti per il cortometraggio “Annientamento” ideato da esse medesime e realizzato  in collaborazione con “I Cinematici”; al prof. Fabio Levi ed alla dott.ssa Roberta Mori per la testimonianza che sono venuti a dare all’evento. Ringrazia gli alunni dell’Istituto Comprensivo di Amantea e Lago e i docenti che hanno organizzato attività nelle classi per promuovere la conoscenza della figura di Primo Levi e dell’evento drammatico dell’Olocausto e li hanno guidati ed aiutati nelle attività di partecipazione ed organizzazione. Ricorda che anche i bambini della Scuola Primaria hanno fatto dei cartelloni e quindi hanno partecipato alla manifestazione.  Quindi sviluppa alcune riflessioni sul significato della “Giornata della Memoria”, richiamando alla memoria dei presenti quel 27 gennaio 1945, quando alle truppe dell’Armata Rossa si aprirono i cancelli del terribile campo di concentramento nazista di Auschwitz, ed invita a riflettere su quanto è accaduto al popolo ebraico e agli altri deportati, tra cui quelli militari e politici italiani nei campi nazisti, “in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano più accadere”. Da questa esperienza terribile nasce la necessità di non abbassare la guardia di fronte al ripetersi di episodi di razzismo e discriminazione. Si dice fiduciosa nella collaborazione di tutto il personale della scuola per tenere vivo in queste giornate il ricordo della Shoah, poiché la maturazione di un’etica della responsabilità individuale e collettiva nei giovani contribuisce al processo di promozione dell’esercizio di una cittadinanza attiva e consapevole.
“Sappiamo che spesso è difficile ricordare, come afferma con amarezza Primo Levi quando dice: ‘La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma ingannevole…Il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è esso stesso traumatico perché richiamarlo duole o almeno disturba’; ma io credo che tutti dobbiamo essere convinti che il ricordo della Shoah sia utile alle nuove generazioni ed è per questo che invito a voler vivere momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione”.
Dopo l’appassionato intervento della prof.ssa Policicchio,  a nome dell’Associazione “Il Coviello” porta i saluti agli intervenuti la dott.ssa Franca Dora Mannarino, la quale rchiama al dovere di ricordare e non dimenticare. Poi ricorda l’esperienza dell’incontro con la Comunità Ebraica di Napoli ed insiste sull’importanza dei luoghi della memoria, invitando al tempo stesso, nonostante le difficoltà economiche del momento, a visitare quei luoghi, quei forni, che c’erano davvero.
Il prof. Salvatore Sciandra nel suo toccante intervento dice: “Come padre, come docente e come cittadino, non posso immaginare che ragazzi come voi non abbiano il bene più grande, la libertà”. Quindi ricorda le “case sciullate” di Amantea, che non sono cadute per l’incuria dell’uomo, ma perché colpite dalle bombe durante la seconda guerra mondiale. Poi trasporta il pubblico agli inizi della sua carriera scolastica in Piemonte, dove lungo le strade che percorreva in autobus per raggiungere il posto di lavoro notava dei cippi che inizialmente gli erano sembrati indicare i morti sulla strada. Successivamente si accorse che portavano i nomi dei giovani fucilati per la libertà. “C’è qualcuno – osserva il prof. Sciandra – che ancora nega che ci sono state Auschwitz ed altre cose uguali. Io mi farei incidere la Stella di David sul braccio per dire quanto mi sento vicino alla causa di quei perseguitati e per gridare la mia rabbia per quanto è avvenuto ed il mio rifiuto della discriminazione e dell’ingiustizia”. Poi, avviandosi verso la conclusione del suo intervento, invita a “cercare attraverso la scuola la via della libertà e della pace”.
A questo punto segue la proiezione del cortometraggio “Annientamento” a cura de “I Cinematici”, realizzato per la partecipazione al Concorso “I giovani ricordano la Shoah” 2013/2014 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Al termine del filmato, Sabrina Caruso, componente del gruppo ed ex alunna del Liceo Scientifico di Amantea, ringrazia per la partecipazione e perché le è stata data la possibilità di realizzare il cortometraggio insieme al gruppo.
Segue la lettura di brani tratti da “Alcune lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” a cura di Claudio Ruggiero, Vicepresidente dell’Associazione “Il Coviello”.
Quindi il prof. Fabio Levi, dopo aver rivolto i ringraziamenti di rito per essere stato invitato alla manifestazione e presentato la nascita e gli obiettivi del Centro, illustra alcuni aspetti dell’opera e della personalità di Primo Levi, partendo da episodi raccontati in uno degli ultimi capitoli di “Se questo è un uomo”, in particolare da quello in cui si narra di quando i prigionieri avevano deciso di ribellarsi e di far saltare uno dei forni crematorî. Qui lo studioso mette in luce l’annientamento morale, prima che fisico, cui erano sottoposti i prigionieri ed individua la necessità di seguire il percorso che ha portato milioni di persone a passare da una vita normale a quell’esperienza terminale, a subire la rottura della normalità quotidiana (il lavoro, la famiglia ecc.) attraverso il licenziamento dal lavoro, la discriminazione, la persecuzione, la deportazione, la prigionia in condizioni disumane, il sacrificio finale mediante l’eliminazione totale. Qui mette in evidenza quella che lo scrittore chiama “la zona grigia”, cioè quello spazio che separava le vittime dai persecutori, che non era vuoto bensì pieno di figure intermedie di prigionieri per vari motivi privilegiati, che si assimilavano ai persecutori.
“Per capire quello che è successo, bisogna allargare lo sguardo su come si è arrivati alla shoah”, sostiene lo studioso e ricorda che Levi dice “dovete ricordare” e poi lancia la maledizione: “Se non lo farete, vi si sfaccia la casa!”. Levi era una persona pacata, pacifica, una persona che riteneva che l’unico modo sensato per dialogare con i propri lettori ed interlocutori era quello di raccontare. Dal racconto possono nascere emozioni, ma le emozioni sono il punto di partenza. Poi bisogna sviluppare ragionamenti, bisogna riflettere. Lì, nei campi di concentramento, c’era incomunicabilità, mancanza di comunicazione: tra l’altro si parlavano lingue diverse. L’incomunicabilità isola e mette in balìa del proprio aguzzino. E Levi vuole aiutare i lettori a conoscere che cosa è successo e a mettersi in allarme per cogliere elementi che possono portare alla stessa situazione. “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo” si legge nella “Conclusione”. Quindi il Professore passa a raccontare di Levi, lo attualizza e ricorda che non amava la scuola fascista, perché  le materie scientifiche vi erano sottovalutate, mentre vi si privilegiavano le materie umanistiche e poeti e scrittori che potevano essere usati per la propaganda di regime. Nel ’43 ha fatto il partigiano e venne arrestato e mandato ad Auschwitz. Gli ha cambiato la vita il fatto che dal regime gli è stata imposta un’identità, quella ebrea, mentre prima si sentiva uno dei tanti, un non diverso. A 24 anni viene deportato ad Auschwitz, a 27 scrive “Se questo è un uomo”. Tutti i 40 anni successivi sono stati segnati da quell’esperienza terribile ed egli ha cercato di capire e di far capire. Scrive anche racconti di fantascienza, che non sono pure divagazioni mentali, anzi c’è una relazione tra questi e l’esperienza del campo di concentramento. Oltre a scrivere, ha girato per le scuole e raccontava e rispondeva alle domande dei ragazzi, proprio per il bisogno profondo che avvertiva di far conoscere la cosa terribile che era successa, e lo faceva con la chiarezza cristallina e la semplicità con cui scriveva, cercando di mettere a proprio agio i suoi giovani interlocutori. Era tale la preoccupazione di farsi capire, che nell’edizione specifica dell’opera per ragazzi inserisce delle note con cui cerca di spiegare parole di difficile comprensione e termini stranieri. Nell’ ”Appendice” del 1976 a “Se questo è un uomo” inserisce alcune risposte date alle domande di giovani studenti, dalle quali emerge la familiarità con cui egli trattava i propri interlocutori.
Segue l’intervento della dott.ssa Roberta Mori, che invita a leggere l’ “Appendice” e parla di Levi come chimico e intellettuale e dei suoi interessi per la scienza, la chimica e gli animali. Quindi seguono alcune domande dei ragazzi a cui la dott.ssa risponde in coppia con il prof. Levi. Da una delle risposte emerge che nel campo di concentramento c’era qualche episodio di resistenza organizzata, ma ogni volontà era piegata e spezzata anche a causa dell’incomunicabilità. Alcuni venivano picchiati ed uccisi anche perché non capivano gli ordini impartiti.
Alla domanda:”Perché il rifiuto di tanti a capire e accettare quello che era successo?” il prof. Levi risponde che c’erano due guerre, una sul fronte e l’altra ideologica contro gli Ebrei. Anche quando Hitler perdeva la guerra sul fronte, usava i treni, che sarebbero potuti servire per trasportare soldati, per deportare. Gli altri Stati volevano vincere la guerra, ma sottovalutavano il problema delle persecuzioni. Quindi sapevano, ma sottovalutavano e tacevano con colpa. Inoltre non c’era informazione, come c’è oggi. Quindi la difficoltà d’informazione favoriva certamente la non conoscenza di quanto accadeva e il rifiuto di accettare l’enormità del dramma che si verificava.
Alla domanda: “Che sapevano gli Ebrei?” la risposta è che anche loro sapevano poco di quello che succedeva loro. Dello sterminio si seppe dopo. Il prof. aggiunge: “Quando uno non vuol sapere, non sa. Su questo Levi ci invita a riflettere sulla non volontà di pensare e conoscere”.
Difficile è, per il prof. Levi, rispondere alla domanda di un alunno che chiede per quale ragione Levi decise di suicidarsi. Non è lecito entrare nei segreti di chi ha deciso di compiere un atto del genere. Noi, però, dobbiamo evitare di riconsiderare la sua vita alla luce di quest’ultimo atto. Levi amava la vita. Se così non fosse, non si sarebbe salvato da Auschwitz.

Terminato il dibattito, prende la parola la Dirigente, che ringrazia il prof. Levi e la dott.ssa Mori per gli importanti contributi forniti alla conoscenza dei ragazzi sull’opera, la personalità e l’attività di Primo Levi e sulle vicende a cui lo scrittore ha legato la sua vita e la sua opera, inoltre per il rilievo dato alla manifestazione con la loro presenza; la prof.ssa Mileti per aver coordinato l’evento; l’Associazione “Il Coviello” per il decisivo contributo dato alla conduzione ed allo svolgimento dell’evento; “I Cinematici” per le emozioni che hanno saputo trasmettere con il loro cortometraggio; gli alunni per aver dato vita e senso all’evento medesimo con la loro partecipazione attiva, con il lavoro e con la passione con cui hanno animato il dibattito; tutti i presenti per la partecipazione numerosa e generosa.

Per l’inaugurazione della nuova sede dell’Auser di Amantea

I versi che seguono, di Franco Pedatella, scritti in occasione dell’apertura della nuova sede dell’Auser di Amantea, sono dedicati “a tutti i soci, perché ognuno di noi – scrive l’autore – era una bandiera, un conglomerato simbolico di idee e di valori ordinati agli stessi obiettivi e quindi orientati ad unità d’intenti”.

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Per l’inaugurazione della nuova sede dell’Auser di Amantea
di Franco Pedatella
Belle bandiere d’Auser qui riunite
ad Amantea son pronte a sventolare
a lieve vento che di primavera
porta gli odori e appronta i frutti estivi.
Ma s’ Euro tempestoso sulla terra
s’avventa a scuoter boschi, ville ed onde,
allor si stringon l’aste in un sol tronco
e i drappi fan lenzuolo spesso intorno.
A frotte volontari sono pronti
gli anziani, con in mano le bandiere,
a correr in soccorso a chi è in panna
ed a riaver aiuto alla bisogna.
L’han detto: mille voci e tante braccia
s’adopran se in via s’alza la bufera.

Amantea, 18 gennaio 2014

Per “Romanzo Mitologico” in Magna Graecia Teatro Festival Calabria 2013

I versi sono stati ispirati dallo spettacolo “Romanzo Mitologico”, recitato per Magna Graecia Teatro Festival Calabria 2013 dagli artisti calabresi Giacomo Battaglia, Gigi Miseferi e Angelica Artemisia Pedatella, nelle vesti, quest’ultima, di Ebe, personificazione della giovinezza, accompagnati dalle musiche (“Divinità”, “Gente di mare” e brani dedicati all’acqua e alla terra) del maestro Sandro Scialpi e dalla voce di Enzo Bruzzese, dal violino di Marco Modica, dalle danze di Samuela Piccolo, dalle coreografie di Antonio Piccolo, dai giochi straordinari delle luci, dovuti all’opera puntuale di  stupendi tecnici, per la regia appassionata di Francesca Grenci. I brani recitati, le musiche ed i ritmi facevano una cosa sola con le danze che li accompagnavano: sembravano riprodurre la melodia di risonanze antiche, talora ancestrali, echi e richiami misteriosi, quasi i canti delle Sirene restituiti dalle onde del mare vicino, cui le movenze delicate della ballerina, assolutamente adagiate sui ritmi della musica, facevano da cornice in un gioco mutevole e ben dosato di luci. È quanto ho visto e ascoltato presso la “Torre Marrana” di Ricadi, dove l’ospitalità del Sindaco ha confermato una delle qualità della Calabria, nel Castello Normanno-Svevo di Vibo Valentia, nel Teatro all’aperto in località “Motta”di Palmi, nel “Parco Archeologico di Capo Colonna” a Crotone. In questa “tappa culturale” tra i siti archeologici della nostra regione immancabile è stato per me l’incontro con il dott. Armando Pagliaro, dirigente regionale presso l’Assessorato alla Cultura ed ai Beni Culturali, sempre presente in occasioni di tale e tanta importanza.

Soffio leggero più si leva e più

vento si fa e tempesta e l’attenzione
sospesa ruba al pubblico presente,
mentre laggiù in fondo alla marina
sospira il mare e l’onda sulla riva
sembra col fiato suggerire ai sassi
la storia di nocchieri e di Sirene
che l’acqua da millenni serba e canta.
Con tocco magistrale la regista
in scena mette note che dall’onde
i musicisti prendon e con arte
agli strumenti affidan musicali.
Poi il suono cessa, quieta è la tempesta
ed Ebe appare in veste di fanciulla
narrar le storie antiche degli eroi,
le esotiche leggende della  genesi
dei mostri che, staccatisi dal buio
delle notturne tenebre, emergenti
diedero forma e corpo a questo mondo
che fe’ di sé la storia d’Occidente.
Dal mondo greco emersero i Giganti,
i frati lor titanici, le Erinni,
pure i Ciclopi, i Figli della Terra,
mostri con tante teste e cento mani.
Quindi il racconto vòlgesi all’Italia
e più precisamente a quella parte
che a Sud il mare Ionio ed il Tirreno
teneramente abbraccian qual sorella.
Della Sicilia dico e di Calabria
fin dove dentro al sen più bello al mondo
Partenope, la ninfa, diede il canto
a quella costa ch’oggi ancor lo intona.
Al centro la Calabria e le sue storie
dan fiato a Battaglia ed a Miseferi,
che con magistral piglio e comic’arte
di questa terra cantan le leggende
da quando il Dio la fe’ felicemente
donandole ogni ben che in mente avéa:
i frutti di natura, i monti, i sassi,
gli uomini, il pensier lor, gli affetti, l’arte.
E non poté evitar i guai che addosso,
le pestilenze, povertà, bisogni,
i terremoti, l’analfabetismo,
l’emigrazione e tanti altri ancora,
mentr’Ei si abbandonava a dolce sonno,
le diè il Maligno, ma destòssi tosto
e riparò, donandole la forza
di sopportar e superar le angustie,
sí ch’ella da cadute si solleva
ed a lottare torna più che prima,
né si rassegna all’avversa sorte
se l’uomo o la natura la ferisce.
Qui sento cupi lai, notturni canti
che lamentosi piangono Alarico
e ascolto la leggenda del tesoro
col re sepolto tra il Busento e il Crati.
Nel fondo del silenzio della notte
odo Sirene raccontar Persefone
rapita dal dio Ade in nero cocchio
mentre coglieva a Vibo il bel narciso
che Zeus creato avéa astutamente.
Di Bacco il passo odo che da Oriente
di vite il ramoscello in Puglia reca
e pianta e inebriante vino adduce.
Passare vedo Ulisse tra gli scogli
e il canto ingannator delle Sirene
udír ed evitar, da Circe istrutto,
e quelle rovinar pe ‘l gran dispetto.
Mi porta il vento dalle mosse canne
la triste storia dell’imperatore
che volle a Lagopésole abitare
e avéa le orecchie d’asin da occultare.
L’amore di Cristalda e Pizzomunno
sul labbro d’Ebe a me com’eco giunge
del canto antico che mi spira il mare,
scrigno fedele di leggende antiche.
Di Encelado lo sbuffo Ebe saluta
e l’acqua al sole tersa che l’abbraccia,
l’aria miracolosa nello Stretto
che crea l’illusione della fata
Morgana agli occhi che la fissan dritti,
dalla bellezza di quei luoghi attratti.
Dal fondo emerge l’isola Sicilia,
terra divina, sacra agl’immortali,
ricca di frutti e miti ed echi antichi
che giungono dall’onde e dalle navi
di viaggiatori che la meta han perso
o cercano dubbiosi la fortuna.
E non potéa mancar qui la leggenda
dell’Urbe eterna, da fraterna lite
nata sul nome e nelle fondamenta.
Sancì che niuno mai saltato avrebbe
impunemente il fosso e la cintura
che di possenti mura la cingeva.
Roma ebbe nome come fortemente
Romolo volle, che primier la resse.
Dal mar profondo emersero i due Bronzi
che della Magna Graecia ambasciatori
le guide dei turisti definiscono,
che numerosi qui a vederli vengono.
Per l’occasione la turista inglese
sui nomi scherza un po’ comicamente;
ma quelli son due grandi simulacri
di un’arte e civiltà sempre presenti
che a noi rimanda il mare con le belle
note musicali e con la danza
che tra le luci, che giocan con le stelle,
il ritmo ripete universale.
Ho visto queste cose a Ricadi,
ove ospitalità, ch’è sacra in Grecia,
nel sindaco del luogo è impersonata,
facendomi sentire in terra amica.
Le dolci note ancor m’han carezzato
l’orecchio in terra ch’ebbe nome Hipponion
e un castro costruívvi Federico.
Le musiche, le voci, i moti in danza
vid’io levarsi all’aura di Pitagora,
ove fu venerata in Kroton Hera.
Venni anche a Palmi, ove del Tirreno
ho visto lo spettacolo più bello.
Categoria morale il Calabrese
è veramente, come a voce ferma
l’artista dice in scena, se tal cosa
nasce in Calabria, cresce ed alimenta
quella virtù che lo distingue in Terra:
genio creativo, animo ospitale;
l’altro sentir fratello nella sorte

cattiva e festeggiar con lui s’è bella.

Per l’inaugurazione della Fiera di Amantea 2013

di Franco Pedatella
Parte dal Municipio la sfilata
tra gonfaloni e fasce tricolori
delle comunità del circondario,
che in festa son presenti ad Amantea
a tributar l’onore a questo evento,
cui diè l’Imperator di Spagna inizio
cinquecent’anni or sono con decreto
istitutivo di regal volere.
A tutte viene dietro Amantea
col gonfalone suo e con le guardie,
che seguon quelle di altri Centri urbani
così come convien per cortesia.
Di festa è l’aria, i bar di gente pieni
paiono con gli odori giorni belli
aprire pria che il sol coi raggi suoi
illumini le prime bancarelle.
Mentre il corteo traversa strade e piazze,
empie le vie il rullo dei tamburi
e la città s’affaccia alle finestre
o sopra  i marciapiedi sosta e guarda
i figuranti involti nelle vesti
tradizionali, ricche di colori,
che in casse conservate avean bramato
esporsi al sol che col suo raggio esalta
le tinte e ne ravviva gli orli e i punti.
Tra gli altri, quelli spiccano di Cleto,
che a tre fanciulle di Amantea uniti,
coi bei colori delle popolane,
rubano un raggio al sol e di riverbero
lo spargono di ardor moltiplicato.
È accanto a lor lo sposo tillesiano
che al passo del leon rampante avanza:
cilindro in testa, frac, bastone in mano,
il papillon, solenne portamento
ne fan l’esempio di eleganza in moto
che soddisfatta incede  in sé raccolta. 
Di Guardia Piemontese brillan gli ori
in mezzo ai costumi dei paesi
che guardan da millenni questo mare,
mentre dal centro avanza il gonfalone
della città natale di Telesio:
Cosenza, di provincia capoluogo,
che vuol con questo gesto dimostrare
la grande rilevanza dell’evento.
La cerimonia a Piazza del Commercio
l’apice tocca dello svolgimento:
è l’atto del passaggio dei poteri
sopra la fiera al Mastrogiurato,
con un cerimoniale che ripete
gesti, costumi e riti  di una volta.
I visi in alto volti verso il palco
ascoltan le parole rituali,
ma in tutti leggo che segreto vola
al sindaco il pensier, che più non è.
A Piazza Cappuccini sono al centro
dell’attenzione gli sbandieratori.
Squilli di trombe e rullo di tamburi
danno il segnal di moto alle bandiere.
S’intreccian queste, volan, fan tutt’uno
con braccia e gambe. Una  il cielo sfiora
e s’accavallan  tutte e fan castello
coi corpi snelli e i guizzi ratti in alto
di Bisignano gli sbandieratori.
In fine poi tra scoppi e scie di luci
muraglia fanno ai fuochi d’artificio
tra sguardi aneli e applausi scroscianti
del numeroso pubblico presente,
cui in petto il cuore esulta per la gioia.
Come ogni salmo poi finisce in gloria,
cosí la festa a Piazza Calavecchia
si chiude con un piatto di spaghetti
con la mollica, sí vuol tradizione,
e un buon bicchier di vino paesano,
che dal barile mani generose
agli ospiti lïetamente versano
e la serata aspergono di gioia.
Domani il cioccolato, caramelle,
dolci, sapori, odori fian padroni
a gole, nasi, orecchi, mani ed occhi
in brulichío di gente nelle strade.
Che dir se il bimbo al padre tira il braccio
o della mamma cerca l’attenzione
per indicar la palla o il “buccunottu”
che soddisfare può la sua giornata?
L’adulto non sarà da tanti gusti
esente, ché anche a lui la merce piace,
sia che alla gola è grata o agli occhi o al tatto.
Cosí fa festa tutta la famiglia.
A organizzare tutta la vicenda
eletto figlio hai, Amantea:
con “Il Coviello” il professore Sciandra
di tutto cura la scenografia.

Amantea, 27 ottobre 2013

Per Ciccio Pagliaro, morto emigrante

di Franco Pedatella

Un grido solo: “Ma, se il tiro c’è,
non entra in porta perché c’è Paché”!
Della Tyllesium era il canto antico
pei giocatori in maglia rossa e gialla.
 
C’eri anche tu tra quelle maglie, Ciccio,
prima di attraversare l’onda scura
a ricercar miglior mestiere altrove
e più proficuo stato per i figli.
 
Oggi il confine della vita varchi.
Risuona intorno l’eco degli amici
che t’ammiravan quando in campo stavi
 
e ti stimavan quando tu operavi 
nella vissuta vita quotidiana.
E se di chi ha meriti acquistato
 
rimane in quei che resta la memoria,
il viaggio tuo di là non è solingo,
ché t’accompagnan mille voci amiche
a consolar le spoglie tue d’amore.
 
Franco Pedatella, 5 ottobre 2013

Amantea. Serata letteraria dedicata a due aiellesi: Franco Pedatella e Arturo Pucci

AMANTEA – Martedì 20 agosto 2013 alle ore 19.00, a “Largo Chianura”, il circolo Auser di Amantea dedica una serata culturale a due aiellesi: Franco Pedatella e Arturo Pucci.

Come informa una nota dell’associazione presieduta da Roberto Aloe, nella prima parte, Roberta del Rosario ed il prof. Antonio Perricone, saranno le voci narranti di alcune poesie del Prof. Franco Pedatella, vincitore del premio nazionale Auser “racconta il banchetto”; mentre nella seconda parte – relatrice la Prof.ssa Rosa Chirumbolo – verrà  presentato il nuovo libro di Arturo Pucci “Il Sogno”.


Contro l'abolizione delle Province in Italia

di Franco Pedatella

La bella Italia, dama di gran gala,
un giorno ereditò tante province
dalla dea Roma, che le avéa create
per reggere un impero sterminato.

Gioielli ne avéa fatto la gran dama,
le avéa portate in picciol territorio,
il suo, ch’è somigliante allo stivale
che in mare che l’abbraccia si distende.

Era felice di mostrare al mondo
le sue province, chiuse in uno scrigno
come diamanti: portano in corona
meravigliosi stemmi dei Comuni,

di gloriose Repubbliche sul mare
fornite di galee per merci e guerre,
che con il sangue di lor prodi figli
la storia hanno scritto dell’Italia.

Tante città, d’autonomia bandiere,
hanno trovato il modo, nella storia,
di ritrovarsi in piena comunione
d’intenti e volontà particolari

e di diversi han fatto un solo Stato
che nome ha Repubblica Italiana.
Or come gran signora in decadenza
disfarsi vuol di questi bei gioielli,

perché non può curarli come deve
né può lustrarli sí che ancor sian belli?
L’Italia può negare la sua storia,
tenere i soldi in note tasche ascosi

e non utilizzarli a mantenere
le sue province, che son gli ornamenti
avuti in dono dalla Madre Roma
come trofei preziosi di famiglia?

o come fori doviziosi ed ampi
o atrii maestosi e adorni d’arte,
che menti creative e mani esperte
pensâro e del progetto fecer atto?

Rifletti, bella Italia, pria di andare
a svendere al mercato i tuoi ornamenti,
se proprio non hai in cassa le risorse
per mantenerli belli e averne il vanto!

Pensa s’è ben ridurti a mendicare 
e tendere la man limosinante,
il riso suscitando e la pietate
di quei che a te fûr servi o corteggianti!

Roma, 7 luglio 2013

In morte di Margherita Hack

Margherita Hack
di Franco Pedatella

Lo studio delle stelle t’ha elevata
a loro altezza nell’umana fama
e i tuoi pensieri e modi ha plasmato
al rigore dei moti universali
cosí ch’autorità in mezzo agli uomini
negli atti e nel pensier divenne il nome
di Margherita Hack, la studïosa
degli astri e della legge che li regola.
La vita or ti s’è spenta in un tramonto
di quella stella che più d’altre scalda
la Terra e poi a sera l’abbandona,
come fai tu che orfana la lasci
di tal pensier, nell’Infinito entrando,
cui laiche dedicasti riflessioni.
L’asteroide che lí ti è dedicato
continuerà perenne ad orbitare
e, volteggiando tra compagni augello,
ad eternare il nome tuo nel mondo.

"Una spiga di grano", racconto di Franco Pedatella, vincitore del concorso Auser "Racconta il banchetto"

Il racconto “Una spiga di grano racconta” scritto dal Prof. Franco Pedatella è risultato vincitore al concorso “Racconta il banchetto” promosso dall’AUSER in occasione della giornata nazionale di raccolta fondi del 18 e 19 maggio 2013. Lo comunica Roberto Aloe dell’Auser amanteana.
«Devo confessarvi – dichiara Aloe – che non ho avuto alcun dubbio sin dall’inizio perché il raccolto era talmente bello che meritava assolutamente di vincere. Al Prof. Pedatella – aggiunge – giungano, a nome mio e di tutti i soci del circolo di Amantea, gli auguri più belli per il meritato premio».

Manifestazione di fine anno all’Istituto Comprensivo di Aiello Calabro

di Franco Pedatella
Nei giorni scorsi, si è svolta, nel Teatro Comunale di Aiello Calabro, la manifestazione di fine anno dell’Istituto Comprensivo, “L’Aquilone” 2° edizione, che ha visto come protagonisti gli alunni della Scuola Secondaria di 1° Grado di Aiello e di Cleto, accompagnati dai loro docenti. Ha aperto i lavori la prof.ssa Maria Vittoria Mariano, che, parlando a nome della Scuola, ha portato i saluti del Dirigente Scolastico, prof.ssa Caterina Policicchio, assente per altri  inderogabili impegni, che non ha mancato di far pervenire il senso della sua partecipazione affettuosa e di far sentire la propria vicinanza ai ragazzi, ai docenti ed al pubblico presente. Quindi la prof.ssa  Mariano ha rivolto un caloroso saluto a tutti i convenuti, alle autorità istituzionali, alle associazioni ed un ringraziamento agli alunni, ai professori, al Personale A.T.A. dell’Istituto ed a quanti hanno collaborato per la realizzazione della manifestazione, tra cui il dott. Camillo Ianni Lucio per la collaborazione offerta come tecnico del suono e per aver messo a disposizione della Scuola la strumentazione tecnica necessaria. Un ringraziamento particolare ha rivolto al sindaco Franco Iacucci per aver concesso l’uso del Teatro e per la costante vicinanza ai problemi ed alla vita della Scuola. In seguito ha preso la parola ed ha portato i saluti del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale la prof.ssa Lucia Baldini, assessore alla cultura, ringraziando per l’invito e per quanto la Scuola fa per i giovani studenti sia attraverso il lavoro curricolare sia attraverso un’offerta formativa ampia ed articolata che impegna i ragazzi in attività aggiuntive per tutto l’arco dell’anno scolastico. Quindi a nome dell’Associazione Culturale Cletarte e del presidente Gaetano Cuglietta, momentaneamente assente per motivi di lavoro, ha ringraziato per l’invito e portato i saluti il prof. Franco Pedatella che, riprendendo alcune espressioni del manifesto inserito nel biglietto d’invito, ha ricordato che i ragazzi sono il più grande patrimonio da tutelare e valorizzare, come avviene in una scuola che, secondo gli orientamenti più aggiornati ed adeguati della pedagogia, mette al centro del proprio operare gli alunni, non a caso paragonati nel manifesto a “frecce vive” che, scagliate da un arco, vengono lanciate in avanti perché vadano “veloci e lontane”.
Entrando nel vivo della manifestazione, i ragazzi, che hanno dato alla loro manifestazione il nome significativo di “Aquilone” per esprimere la loro volontà, direi il messaggio, di librarsi liberi nell’aria, si sono prodotti in una serie di performance che hanno ottenuto il plauso sentito ed entusiastico del numeroso pubblico, che di molto superava i trecento posti a sedere disponibili nel Teatro, accalcandosi ordinatamente in qualunque spazio fosse disponibile in sala.
All’inizio si è esibito un gruppo di ragazzi che con il flauto hanno emozionato il pubblico sulle note verdiane di “Va’, Pensiero” dal “Nabucco”, della “Marcia Trionfale” da “Aida” e di “La Donna è Mobile” da “Rigoletto” e con la musica del beethoveniano  “Inno alla Gioia”. A seguire gruppi di alunni delle due scuole si sono esibiti in “Balletti moderni” e poi in “Canti in lingua francese” e nella rappresentazione della favola “La Cigale et la Fourmi”.
La recita de “L’intervista” ha messo a nudo alcune problematiche sociali del nostro tempo: la violazione dei diritti dell’uomo, la violenza contro gli anziani, l’assenza della legalità, la violenza nella città.
Quindi gli spettatori hanno seguito l’esecuzione in francese della canzone “Comme un Garçon”,  accompagnata dalla coreografia di un balletto.
Originale è stato il musical che in forma di parodia ha rappresentato “L’Inferno in 6 Minuti”, focalizzando l’attenzione su alcuni momenti e personaggi cruciali del viaggio dantesco tra i dannati, commentati con motivetti vari.
A rendere interessante la serata e variare il gusto dell’inventiva e della creatività vi sono state altre parodie (“Avatar”), balletti e coreografie che hanno accompagnato canzoni   (”Hangover”, “Call My Baby”, “Las Divina”, “Amigos de mi Corazon”, “Limbo”, Gangnam Style”), canzoni (“ ‘O Sole Mio”), la recitazione di versi di autori vari e la proiezione di brevi filmati realizzati a scuola.
La creatività degli alunni non si è fermata alla parola, al canto, alla musica ed ai gesti; è andata oltre ed ha investito l’espressione figurativa con la produzione di opere di pittura e di scultura, che sono state esposte sulla parete in fondo alla platea. Per la premiazione dei lavori migliori delle due scuole per categoria è stata costituita una commissione  formata dalla prof.ssa Lucia Baldini, dal prof. Mario Giannuzzi, già preside dello stesso Istituto ora in pensione, dal prof. Franco Pedatella e presieduta dal maestro Franco Magli, pittore di Aiello Calabro. Alla fine la premiazione: a proclamare i vincitori e consegnare i premi è stato chiamato sul palco il presidente Magli, che ha insignito dell’attestato di merito quattro alunni delle due scuole, due per la pittura e due per la scultura, giudicati vincitori ex aequo. Inoltre sono stati premiati con una coppa due alunni, uno per ogni scuola, per la partecipazione alla “Giornata dello Sport”.