Addio Gaetano Coccimiglio, poeta di particolare acume e cultore del dialetto Aiellese

Cultore profondo e appassionato di poesia e del dialetto aiellese che “usa con intensità emotiva e con compiacimento intellettuale e culturale” (G. Pucci). 
La sua capacità di evocare nel lettore profondi sentimenti ha fatto di Coccimiglio un poeta apprezzato anche al di fuori della comunità Aiellese.

AIELLO CALABRO – Gaetano Coccimiglio, poeta dialettale di particolare acume, autore di libri di poesie, e del Piccolo vocabolario del dialetto Aiellese, è morto stamane all’ospedale di Cosenza dove era ricoverato.
Nato ad Aiello Calabro nel 1934, geometra e funzionario del Corpo Forestale in pensione, Coccimiglio aveva la sua grande passione per il dialetto e la poesia vernacolare. Memorabili le diverse edizioni delle serate di Poesia sotto le stelle organizzate da Il Castello a metà anni ’90. Nel ’98, molti dei suoi componimenti (44 in dialetto e 24 in italiano) erano stati raccolti nel volume “Poesie” (in vernacolo ed in lingua, con prefazione di Geniale Pucci). Poesie che, molte volte, hanno sullo sfondo il suo paese, verso il quale ha sempre nutrito “un amore profondo”.
“Il lettore delle sue poesie – scriveve G. Pucci nella prefazione – potrà facilmente notare la fluidità dei suoi versi, che non viene mai condizionata dalle esigenze del ritmo e della rima (sempre alternata o baciata), la straordinaria varietà dei termini dialettali, che assume sempre le vesti di “organicità semantica” e di originalità espressiva”.
Propria la conoscenza approfondita del lessico dialettale “permette al poeta – faceva notare ancora Pucci – di usare altri registri, oltre a quello lirico-elegiaco”.
Tante, tantissime le poesie ascoltate durante le serate estive che ci hanno fatto sorridere, o che ci hanno fatto emozionare. Indimenticabili: Paise mio, a Mimosa, Vienime ‘nsuonnu, U casellune, U bandu, o l’articulu parpagnuolu, o ancora U fidanzamentu.
Di due anni fa, l’ultima fatica del Piccolo vocabolario. Un’opera scritta assieme a Pietro Pucci, in cui è stata raccolta una parte significativa del nostro patrimonio lessicale ed etnografico.
Gaetano Coccimiglio riposerà ora nella sua Aiello. Quella delle “casicelle stritte e ammunzellate/ fravicate allu pede du castiellu”.
Ciao Gatà, ti ricorderemo e sorrideremo leggendo i tuoi versi. Che siamo certi anche tu non mancherai di recitare ancora ai molti amici che ti hanno preceduto.
‘A vita è troppu curta ppe daveru/ chì a nu mumentu se finisce a zeru,/ però chine ha campatu de cristianu/ lasse llu nume suo chi va luntanu”.

Piccolo Vocabolario del Dialetto Aiellese. Una recensione sulla rivista semestrale di cultura "ilfilorosso" che si occupa anche della recente raccolta poetica in vernacolo di Gaetano Coccimiglio, "Zumpettiandu"

Presentato il Piccolo vocabolario aiellese

AIELLO CALABRO, Cs – Il Piccolo vocabolario del dialetto aiellese ha suscitato, come speravano gli autori, un grande entusiasmo. La presentazione del volume, tenutasi nello scorso fine settimana presso la Casa delle Culture della cittadina, ha infatti catalizzato l’attenzione di un folto uditorio che ha apprezzato nel merito il lavoro di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci (a cui ha collaborato Eugenio Medaglia).

Il vernissage letterario – moderato da Bruno Pino – è stato aperto dal saluto del sindaco Perri che ha patrocinato la stampa del volume curata dalla Tipografia Di Giuseppe di Cosenza; e dal giornalista Benito Patitucci che ha brevemente analizzato il libro. Sono seguiti gli interventi degli autori Pucci e Coccimiglio che hanno raccontato la nascita un po’ per gioco del piccolo vocabolario; e di Eugenio Medaglia che si è soffermato sulle diverse provenienze etimologiche del lessico aiellese.

Il volume è organizzato in due parti. La prima dedicata al lessico, in cui i termini compaiono in ordine alfabetico, corredati da esempi d’uso in dialetto, arricchiti con citazioni di poesie, proverbi, canzoni, ecc., con traduzione in italiano e spesso con la provenienza etimologica; l’altra, invece, raccoglie proverbi suddivisi per argomento; e diversi modi di dire.

Il “Piccolo vocabolario”, come indica lo stesso titolo della raccolta lessicale, è tuttavia incompleto. «Ciò che emerge – scrive Eugenio Medaglia nell’introduzione – è solo la punta dell’iceberg. Molto purtroppo è andato definitivamente perso. Mancano le migliaia di parole legate al mondo dell’agricoltura e della campagna. Mancano le parole legate alle arti ed ai mestieri, i nomi degli utensili di lavoro, degli animali, delle cure mediche».

Secondo le intenzioni degli autori, proprio da questa prima edizione si dovrà partire per l’implementazione delle migliaia di parole del piccolo vocabolario, attraverso un progetto online di partecipazione e condivisione che sarà ospitato sul web momentaneamente all’indirizzo http://dialettoaiellese.blogspot.com.

Insomma, per i cultori del dialetto, e per tutti gli Aiellesi nel Mondo in particolare, quello di Coccimiglio e Pucci è un libro da non perdere. «Un libro-baule – annota il giornalista Bruno Pino nella prefazione -, dove cercare il senno perduto della nostra società smemorata, che ogni Aiellese dovrebbe tenere, non in soffitta, ma sempre a portata di mano. Per sé e per i propri figli».

Presentato il Piccolo vocabolario aiellese

AIELLO CALABRO, Cs – Il Piccolo vocabolario del dialetto aiellese ha suscitato, come speravano gli autori, un grande entusiasmo. La presentazione del volume, tenutasi nello scorso fine settimana presso la Casa delle Culture della cittadina, ha infatti catalizzato l’attenzione di un folto uditorio che ha apprezzato nel merito il lavoro di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci (a cui ha collaborato Eugenio Medaglia).

Il vernissage letterario – moderato da Bruno Pino – è stato aperto dal saluto del sindaco Perri che ha patrocinato la stampa del volume curata dalla Tipografia Di Giuseppe di Cosenza; e dal giornalista Benito Patitucci che ha brevemente analizzato il libro. Sono seguiti gli interventi degli autori Pucci e Coccimiglio che hanno raccontato la nascita un po’ per gioco del piccolo vocabolario; e di Eugenio Medaglia che si è soffermato sulle diverse provenienze etimologiche del lessico aiellese.

Il volume è organizzato in due parti. La prima dedicata al lessico, in cui i termini compaiono in ordine alfabetico, corredati da esempi d’uso in dialetto, arricchiti con citazioni di poesie, proverbi, canzoni, ecc., con traduzione in italiano e spesso con la provenienza etimologica; l’altra, invece, raccoglie proverbi suddivisi per argomento; e diversi modi di dire.

Il “Piccolo vocabolario”, come indica lo stesso titolo della raccolta lessicale, è tuttavia incompleto. «Ciò che emerge – scrive Eugenio Medaglia nell’introduzione – è solo la punta dell’iceberg. Molto purtroppo è andato definitivamente perso. Mancano le migliaia di parole legate al mondo dell’agricoltura e della campagna. Mancano le parole legate alle arti ed ai mestieri, i nomi degli utensili di lavoro, degli animali, delle cure mediche».

Secondo le intenzioni degli autori, proprio da questa prima edizione si dovrà partire per l’implementazione delle migliaia di parole del piccolo vocabolario, attraverso un progetto online di partecipazione e condivisione che sarà ospitato sul web momentaneamente all’indirizzohttp://dialettoaiellese.blogspot.com.

Insomma, per i cultori del dialetto, e per tutti gli Aiellesi nel Mondo in particolare, quello di Coccimiglio e Pucci è un libro da non perdere. «Un libro-baule – annota il giornalista Bruno Pino nella prefazione -, dove cercare il senno perduto della nostra società smemorata, che ogni Aiellese dovrebbe tenere, non in soffitta, ma sempre a portata di mano. Per sé e per i propri figli».

Aiello Calabro. Piccolo vocabolario del dialetto aiellese. Il 2 maggio la presentazione al pubblico

AIELLO CALABRO, Cs – Dopo qualche anno di gestazione, giunge finalmente alle stampe il “Piccolo vocabolario del dialetto aiellese”, scritto da Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, con la collaborazione di Eugenio Medaglia, che sarà presentato al pubblico il prossimo 2 maggio alle 17 presso la Casa delle Culture della cittadina. Prenderanno parte all’incontro, oltre agli autori Coccimiglio e Pucci, unitamente ad Eugenio Medaglia che con quest’ultimi ha collaborato alla stesura, il sindaco Gaspare Perri; Benito Patitucci e Bruno Pino.
Il volume, patrocinato dal Comune di Aiello Calabro, appena stampato dalla Tipografia Di Giuseppe di Cosenza, è organizzato in due parti. La prima dedicata al lessico, in cui i termini compaiono in ordine alfabetico, corredati da esempi d’uso in dialetto, arricchiti con citazioni di poesie, proverbi, canzoni, ecc., con traduzione in italiano e spesso con la provenienza etimologica; l’altra, invece, raccoglie proverbi suddivisi per argomento (l’amicizia, amore, i parienti, gli animali, condizioni atmosferiche, il denaro, la morte, a luci rosse, la salute, la fortuna, il vino); e diversi modi di dire.
Grazie dunque al paziente e puntuale lavoro di scavo, di ricerca che gli Autori hanno portato avanti con passione e dedizione, pagina dopo pagina, gli appassionati del dialetto locale potranno riacquisire una parte significativa del patrimonio lessicale ed etnografico.
«Scorrendo le pagine del libro di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, entrambi cultori del dialetto locale – scrive il giornalista Bruno Pino nella prefazione – si potranno ritrovare, con piacevole sorpresa, parecchie parole che credevamo perdute per sempre, e molte altre invece che ancora fanno parte dell’attuale bagaglio dialettale paesano; o vecchi “ditteri” della cultura contadina, appartenenti a campi lessicali “sorpassati” dalla contemporaneità».
Il lavoro – che segue in ordine di tempo ad una analisi di taglio scientifico del dialetto aiellese consultabile sull’Atlante linguistico etnografico della Calabria (http://clt.unical.it/BachicolturaAielloCalabro.htm) curato dal Laboratorio di Fonetica dell’Unical – è tuttavia incompleto. «Ciò che emerge – scrive Eugenio Medaglia nell’introduzione – è solo la punta dell’iceberg. Molto purtroppo è andato definitivamente perso. Mancano le migliaia di parole legate al mondo dell’agricoltura e della campagna. Mancano le parole legate alle arti ed ai mestieri, i nomi degli utensili di lavoro, degli animali, delle cure mediche».
Secondo le intenzioni degli autori, proprio da questa prima edizione si dovrà partire per l’implementazione delle migliaia di parole del piccolo vocabolario, attraverso un progetto online di partecipazione e condivisione che sarà ospitato sul web.
Insomma, per i cultori del dialetto, e per tutti gli Aiellesi nel Mondo in particolare, quello di Coccimiglio e Pucci è un libro da non perdere. «Un libro-baule – annota ancora Pino -, dove cercare il senno perduto della nostra società smemorata, che ogni Aiellese dovrebbe tenere, non in soffitta, ma sempre a portata di mano. Per sé e per i propri figli».

Dialetto Aiellese. Ecco il piccolo vocabolario di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci. Sabato 2 maggio la presentazione al pubblico


AIELLO CALABRO – Dopo qualche anno di gestazione, giunge finalmente alle stampe il “Piccolo vocabolario del dialetto aiellese”, scritto da Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, con la collaborazione di Eugenio Medaglia. Si tratta di una opera che raccoglie circa 4 mila parole del dialetto locale, oltre a centinaia di detti e proverbi.

Il volume, patrocinato dal Comune di Aiello Calabro, e appena stampato dalla Tipografia Di Giuseppe di Cosenza, sarà presentato al pubblico il prossimo 2 maggio alle 17 presso la Casa delle Culture della cittadina. Prenderanno parte all’incontro, oltre agli autori Coccimiglio e Pucci, unitamente ad Eugenio Medaglia che con quest’ultimi ha collaborato alla stesura, il sindaco Gaspare Perri; Benito Patitucci e Bruno Pino.

Ecco, qui di seguito, la prefazione al libro e una breve nota sul dialetto aiellese curate da Bruno Pino; e l’introduzione di Eugenio Medaglia.

 

***

 

Prefazione (di Bruno Pino)

 

Esistono, in ogni dialetto, parole sepolte sotto strati e strati di oblio. Ogni generazione di parlanti dialettofoni se ne lascia alle spalle una quantità importante. Chi, per esempio, tra i giovani e giovanissimi lettori di questo libro conosce termini come picuozzu, ‘ndirillu, cannacca o coffa, o ancora verbi come camardare e ‘mpurrare? Probabilmente nessuno o quasi; e pure i più anziani, per esigenze comunicative ed omologandosi al linguaggio delle generazioni successive, ne hanno attenuato o addirittura rimosso l’uso. Sono lessemi che appartengono alla nostra storia e che oramai, salvo qualche rara eccezione, più nessuno adopera nel linguaggio quotidiano.

Grazie al paziente e puntuale lavoro di scavo, di ricerca che gli Autori hanno portato avanti con passione e dedizione, pagina dopo pagina, potremo riacquisire una parte significativa del nostro patrimonio lessicale ed etnografico. “Poca”, o se volete, dunque, scorrendo le pagine del libro di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, entrambi cultori del dialetto locale – geometra e funzionario del Corpo Forestale in pensione, il primo, oltre che poeta vernacolare di particolare acume; già brillante docente di matematica e mio professore al Liceo, il secondo – si potranno ritrovare, con piacevole sorpresa, parecchie parole che credevamo perdute per sempre, e molte altre invece che ancora fanno parte dell’attuale bagaglio dialettale paesano; o vecchi “ditteri” della cultura contadina, appartenenti a campi lessicali “sorpassati” dalla contemporaneità.

Il corposo volume è organizzato in due parti. La prima dedicata al lessico (A-M e N-Z) in cui i termini compaiono in ordine alfabetico, corredati da esempi d’uso in dialetto, arricchiti con citazioni di poesie, proverbi, canzoni, ecc., con traduzione in italiano e spesso con la provenienza etimologica; l’altra, invece, raccoglie proverbi suddivisi per argomento (l’amicizia, amore, i parienti, gli animali, condizioni atmosferiche, il denaro, la morte, a luci rosse, la salute, la fortuna, il vino); e modi di dire.

In definitiva, un libro-baule, questo di Coccimiglio e Pucci, dove cercare il senno perduto della nostra società smemorata, che ogni Aiellese dovrebbe tenere, non in soffitta, ma sempre a portata di mano. Per sé e per i propri figli.

 

 

Breve nota sul dialetto aiellese

 

Il territorio di Aiello Calabro – a circa 45 km a sud-ovest di Cosenza – si situa al confine tra la Calabria cosentina e quella catanzarese. Tenendo conto della suddivisione della Calabria linguistica di J. Trumper e M. Maddalon, composta da cinque gruppi dialettali, l’area in esame è inserita nel gruppo due, ed è parte dell’isoglossa Falerna-Isola Capo Rizzuto, che divide appunto il gruppo due dal gruppo tre.

L’area dialettale, che risulta essere una zona di “transizione”, in base alle isoglosse riguardanti il vocalismo tonico, appartiene all’area cosentina in cui è presente una situazione di compromesso fra il vocalismo tonico siciliano e quello napoletano. Si differenzia, invece, dall’area cosentina in base alle isoglosse che riguardano il consonantismo. Per esempio, notiamo nel cosentino i fenomeni di assimilazione di mb>mm e nd>nn, e di cacuminalizzazione di ll>ddr, che nell’area aiellese non vengono attestati. Ancora, notiamo nel cosentino la sonorizzazione delle occlusive sorde p-t-k, che nell’aiellese vengono pronunciate come sorde e con una leggera aspirazione, ma del resto questo è un fenomeno pancalabro. È evidente però che la differenziazione fra i vari dialetti non può basarsi solo sulle isoglosse fonetiche, ma bisognerà considerare le sostanziali differenze lessicali, morfologiche, grammaticali e semantiche.

Tuttavia, per una analisi scientifica del dialetto calabrese, ed aiellese in particolare, si rimanda – oltre a quella classica del tedesco Gerhard Rolfhs – all’Atlante linguistico etnografico della Calabria realizzato, con il contributo del Comune di Aiello Calabro e dell’Istituto Comprensivo locale, a cura del Laboratorio di Fonetica dell’Unical (giugno 2004). Nella ricerca, coordinata dal dialettologo J. Trumper, è presente una sezione dedicata al nostro paese in cui si esamina fonetica, lessico (relativamente al “ciclo del baco da seta”), e toponomastica. (b.p.)

 

***

 

INTRODUZIONE

di Eugenio Medaglia

 

Quando l’amico Pietro Pucci mi ha chiesto di scrivere un’introduzione al suo “Piccolo Vocabolario”, scritto assieme a Gaetano Coccimiglio, in cuor mio, l’ho ringraziato così tanto che avrei invidiato qualsiasi altro  l’avesse fatto al posto mio.

A dire il vero ho invidiato pure lui perché è stato sempre il mio sogno recondito quello di ricercare le parole ormai pronte a morire, ma che conservano ancora tanta freschezza e tanta carica semantica.

Questa opera, che io considero un gioiellino da tenere gelosamente custodito in uno scrigno, non nasce nelle aule universitarie o nelle biblioteche. Nasce in piazza, o meglio supra u parapiettu. Come un gioco e per gioco  si avvale dell’apporto di chi c’è, de chine se fa lla chiazziata.

L’autore è un pò come Omero, raccoglie ciò che sente dire. Ma questo atto del raccogliere si trascina dietro un grande merito: ci permette di ricordare. Il “Piccolo Vocabolario” è dedicato ai giovani affinché sappiano ed ai meno giovani affinché non dimentichino.

Ma io vi leggo dietro, o meglio dentro, un’altra grande esigenza vitale, quella di non rassegnarsi alla morte. Oggi la lingua tende ad universalizzarsi. I computer, i telefoni cellulari, l’accesso alle reti telematiche, la globalizzazione delle comunicazioni e dei pensieri, impongono un linguaggio universale. Parole come internet, file, spam, account, e-mail, formattazione, porta USB, ed un fiume di tante altre sono diventate o stanno per diventare universali e sarebbe un guaio se non lo fossero ed una tragedia se si tornasse indietro. Il matematico e filosofo Leibniz nel pensare alla progettazione di macchine calcolatrici aveva sentito l’esigenza, in tempi non sospetti (XVII secolo), di creare una lingua che avesse una “characteristica universalis”. Con ritardo, ma eccolo accontentato. I grandi sono grandi non perché sono nati prima di noi, ma perché vedono molto  lontano. Una lingua universale è capace di raggiungere e coprire la totalità, ma perde di intensità. Cade quella che si chiama carica semantica in relazione inversa a quella che è la forza estensionale del linguaggio. La moderna linguistica, le scienze neurologiche, la logica matematica da Wittgenstein fino a Chomsky hanno ampiamente dimostrato che la lingua non riflette una oggettiva immagine del mondo, ma ci restituisce piuttosto una visione del mondo, un modo di pensare, di sentire, di godere, di ridere, di vivere il mondo. Perciò quando una parola muore con essa svanisce una parte di comunità. Ecco perché il “ Piccolo Vocabolario “ rappresenta l’esigenza di resistere a questa morte. La vita che c’è dentro le parole è unica ed irripetibile. Mentre una parola come blog la conoscono in Australia così come in Lapponia, una parola come pucchia ha un ambito estensionale molto più ristretto. Ma ha una potenza di significato o forza espressiva inversamente proporzionale alla sua estensione. Il concetto meriterebbe ben altro spazio per poter essere compreso appieno ma io voglio solo scrivere un’introduzione e non un trattato.

Molte parole dialettali in realtà sono intraducibili nella lingua italiana e se sono state tradotte è solo per rendere il libro più leggibile e non per rendere un servizio al significato. A questo scopo, dove è stato possibile si è cercato di risalire all’origine etimologica della parola e si è visto che le radici affondano nel greco antico, nel latino, nella lingua araba, nello spagnolo e nel francese. Non è una semplice archeologia linguistica che si è voluta fare (pur anche interessante), ma si sono raggiunti due risultati. Da un lato l’origine della parola ci racconta la nostra storia e quindi è un autentico documento storico che tradisce l’origine greca di Aiello, una lunga storia latina, una dominazione araba, spagnola e francese. Dall’altro l’origine della parola cerca di restituirci quella carica semantica che la fredda resa in italiano ci farebbe perdere. Mi piace ricordare che già Dante Alighieri si lamentava che la lingua italiana (il volgare) non gli offriva parole abbastanza “ aspre e chioccie “ per descrivere il paesaggio infernale.

Il “Piccolo Vocabolario” non è chiaramente completo. Qualcun altro si faccia avanti. Ciò che emerge è solo la punta dell’iceberg. Molto purtroppo è andato definitivamente perso. Mancano le migliaia di parole legate al mondo dell’agricoltura e della campagna. Mancano le parole legate alle arti ed ai mestieri, i nomi degli utensili di lavoro, degli animali, delle cure mediche. Chi sa se, chi sa quando si potrà recuperare tutto ciò. Intanto è stato fatto un lavoro prezioso ed io nel leggerlo mi sono divertito da matti.

Ho trovato di grande saggezza l’inserimento qua e là di qualche poesia in vernacolo. Ad Aiello manca una letteratura e quando c’è non bisognerebbe perderne neanche una goccia.

Infine la cosa che mi ha più entusiasmato è la raccolta dei proverbi e dei modi di dire. Il proverbio ci presenta con una schiettezza disarmante una ingenua ma profonda visione del mondo. Per favore, fino a quando è possibile, non sciupiamo questa ricchezza.

Dialetto Aiellese. Ecco il piccolo vocabolario di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci. Sabato 2 maggio la presentazione al pubblico

AIELLO CALABRO – Dopo qualche anno di gestazione, giunge finalmente alle stampe il “Piccolo vocabolario del dialetto aiellese”, scritto da Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, con la collaborazione di Eugenio Medaglia. Si tratta di una opera che raccoglie circa 4 mila parole del dialetto locale, oltre a centinaia di detti e proverbi.
Il volume, patrocinato dal Comune di Aiello Calabro, e appena stampato dalla Tipografia Di Giuseppe di Cosenza, sarà presentato al pubblico il prossimo 2 maggio alle 17 presso la Casa delle Culture della cittadina. Prenderanno parte all’incontro, oltre agli autori Coccimiglio e Pucci, unitamente ad Eugenio Medaglia che con quest’ultimi ha collaborato alla stesura, il sindaco Gaspare Perri; Benito Patitucci e Bruno Pino.
Ecco, qui di seguito, la prefazione al libro e una breve nota sul dialetto aiellese curate da Bruno Pino; e l’introduzione di Eugenio Medaglia.
Prefazione (di Bruno Pino)
Esistono, in ogni dialetto, parole sepolte sotto strati e strati di oblio. Ogni generazione di parlanti dialettofoni se ne lascia alle spalle una quantità importante. Chi, per esempio, tra i giovani e giovanissimi lettori di questo libro conosce termini come picuozzu, ‘ndirillu, cannacca o coffa, o ancora verbi come camardare e ‘mpurrare? Probabilmente nessuno o quasi; e pure i più anziani, per esigenze comunicative ed omologandosi al linguaggio delle generazioni successive, ne hanno attenuato o addirittura rimosso l’uso. Sono lessemi che appartengono alla nostra storia e che oramai, salvo qualche rara eccezione, più nessuno adopera nel linguaggio quotidiano.
Grazie al paziente e puntuale lavoro di scavo, di ricerca che gli Autori hanno portato avanti con passione e dedizione, pagina dopo pagina, potremo riacquisire una parte significativa del nostro patrimonio lessicale ed etnografico. “Poca”, o se volete, dunque, scorrendo le pagine del libro di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, entrambi cultori del dialetto locale – geometra e funzionario del Corpo Forestale in pensione, il primo, oltre che poeta vernacolare di particolare acume; già brillante docente di matematica e mio professore al Liceo, il secondo – si potranno ritrovare, con piacevole sorpresa, parecchie parole che credevamo perdute per sempre, e molte altre invece che ancora fanno parte dell’attuale bagaglio dialettale paesano; o vecchi “ditteri” della cultura contadina, appartenenti a campi lessicali “sorpassati” dalla contemporaneità.
Il corposo volume è organizzato in due parti. La prima dedicata al lessico (A-M e N-Z) in cui i termini compaiono in ordine alfabetico, corredati da esempi d’uso in dialetto, arricchiti con citazioni di poesie, proverbi, canzoni, ecc., con traduzione in italiano e spesso con la provenienza etimologica; l’altra, invece, raccoglie proverbi suddivisi per argomento (l’amicizia, amore, i parienti, gli animali, condizioni atmosferiche, il denaro, la morte, a luci rosse, la salute, la fortuna, il vino); e modi di dire.
In definitiva, un libro-baule, questo di Coccimiglio e Pucci, dove cercare il senno perduto della nostra società smemorata, che ogni Aiellese dovrebbe tenere, non in soffitta, ma sempre a portata di mano. Per sé e per i propri figli. 
Breve nota sul dialetto aiellese 
Il territorio di Aiello Calabro – a circa 45 km a sud-ovest di Cosenza – si situa al confine tra la Calabria cosentina e quella catanzarese. Tenendo conto della suddivisione della Calabria linguistica di J. Trumper e M. Maddalon, composta da cinque gruppi dialettali, l’area in esame è inserita nel gruppo due, ed è parte dell’isoglossa Falerna-Isola Capo Rizzuto, che divide appunto il gruppo due dal gruppo tre.
L’area dialettale, che risulta essere una zona di “transizione”, in base alle isoglosse riguardanti il vocalismo tonico, appartiene all’area cosentina in cui è presente una situazione di compromesso fra il vocalismo tonico siciliano e quello napoletano. Si differenzia, invece, dall’area cosentina in base alle isoglosse che riguardano il consonantismo. Per esempio, notiamo nel cosentino i fenomeni di assimilazione di mb>mm e nd>nn, e di cacuminalizzazione di ll>ddr, che nell’area aiellese non vengono attestati. Ancora, notiamo nel cosentino la sonorizzazione delle occlusive sorde p-t-k, che nell’aiellese vengono pronunciate come sorde e con una leggera aspirazione, ma del resto questo è un fenomeno pancalabro. È evidente però che la differenziazione fra i vari dialetti non può basarsi solo sulle isoglosse fonetiche, ma bisognerà considerare le sostanziali differenze lessicali, morfologiche, grammaticali e semantiche.
Tuttavia, per una analisi scientifica del dialetto calabrese, ed aiellese in particolare, si rimanda – oltre a quella classica del tedesco Gerhard Rolfhs – all’Atlante linguistico etnografico della Calabria realizzato, con il contributo del Comune di Aiello Calabro e dell’Istituto Comprensivo locale, a cura del Laboratorio di Fonetica dell’Unical (giugno 2004). Nella ricerca, coordinata dal dialettologo J. Trumper, è presente una sezione dedicata al nostro paese in cui si esamina fonetica, lessico (relativamente al “ciclo del baco da seta”), e toponomastica. (b.p.)
INTRODUZIONE
di Eugenio Medaglia
Quando l’amico Pietro Pucci mi ha chiesto di scrivere un’introduzione al suo “Piccolo Vocabolario”, scritto assieme a Gaetano Coccimiglio, in cuor mio, l’ho ringraziato così tanto che avrei invidiato qualsiasi altro  l’avesse fatto al posto mio.
A dire il vero ho invidiato pure lui perché è stato sempre il mio sogno recondito quello di ricercare le parole ormai pronte a morire, ma che conservano ancora tanta freschezza e tanta carica semantica.
Questa opera, che io considero un gioiellino da tenere gelosamente custodito in uno scrigno, non nasce nelle aule universitarie o nelle biblioteche. Nasce in piazza, o meglio supra u parapiettu. Come un gioco e per gioco  si avvale dell’apporto di chi c’è, de chine se fa lla chiazziata.
L’autore è un pò come Omero, raccoglie ciò che sente dire. Ma questo atto del raccogliere si trascina dietro un grande merito: ci permette di ricordare. Il “Piccolo Vocabolario” è dedicato ai giovani affinché sappiano ed ai meno giovani affinché non dimentichino.
Ma io vi leggo dietro, o meglio dentro, un’altra grande esigenza vitale, quella di non rassegnarsi alla morte. Oggi la lingua tende ad universalizzarsi. I computer, i telefoni cellulari, l’accesso alle reti telematiche, la globalizzazione delle comunicazioni e dei pensieri, impongono un linguaggio universale. Parole come internet, file, spam, account, e-mail, formattazione, porta USB, ed un fiume di tante altre sono diventate o stanno per diventare universali e sarebbe un guaio se non lo fossero ed una tragedia se si tornasse indietro. Il matematico e filosofo Leibniz nel pensare alla progettazione di macchine calcolatrici aveva sentito l’esigenza, in tempi non sospetti (XVII secolo), di creare una lingua che avesse una “characteristica universalis”. Con ritardo, ma eccolo accontentato. I grandi sono grandi non perché sono nati prima di noi, ma perché vedono molto  lontano. Una lingua universale è capace di raggiungere e coprire la totalità, ma perde di intensità. Cade quella che si chiama carica semantica in relazione inversa a quella che è la forza estensionale del linguaggio. La moderna linguistica, le scienze neurologiche, la logica matematica da Wittgenstein fino a Chomsky hanno ampiamente dimostrato che la lingua non riflette una oggettiva immagine del mondo, ma ci restituisce piuttosto una visione del mondo, un modo di pensare, di sentire, di godere, di ridere, di vivere il mondo. Perciò quando una parola muore con essa svanisce una parte di comunità. Ecco perché il “ Piccolo Vocabolario “ rappresenta l’esigenza di resistere a questa morte. La vita che c’è dentro le parole è unica ed irripetibile. Mentre una parola come blog la conoscono in Australia così come in Lapponia, una parola come pucchia ha un ambito estensionale molto più ristretto. Ma ha una potenza di significato o forza espressiva inversamente proporzionale alla sua estensione. Il concetto meriterebbe ben altro spazio per poter essere compreso appieno ma io voglio solo scrivere un’introduzione e non un trattato.
Molte parole dialettali in realtà sono intraducibili nella lingua italiana e se sono state tradotte è solo per rendere il libro più leggibile e non per rendere un servizio al significato. A questo scopo, dove è stato possibile si è cercato di risalire all’origine etimologica della parola e si è visto che le radici affondano nel greco antico, nel latino, nella lingua araba, nello spagnolo e nel francese. Non è una semplice archeologia linguistica che si è voluta fare (pur anche interessante), ma si sono raggiunti due risultati. Da un lato l’origine della parola ci racconta la nostra storia e quindi è un autentico documento storico che tradisce l’origine greca di Aiello, una lunga storia latina, una dominazione araba, spagnola e francese. Dall’altro l’origine della parola cerca di restituirci quella carica semantica che la fredda resa in italiano ci farebbe perdere. Mi piace ricordare che già Dante Alighieri si lamentava che la lingua italiana (il volgare) non gli offriva parole abbastanza “ aspre e chioccie “ per descrivere il paesaggio infernale.
Il “Piccolo Vocabolario” non è chiaramente completo. Qualcun altro si faccia avanti. Ciò che emerge è solo la punta dell’iceberg. Molto purtroppo è andato definitivamente perso. Mancano le migliaia di parole legate al mondo dell’agricoltura e della campagna. Mancano le parole legate alle arti ed ai mestieri, i nomi degli utensili di lavoro, degli animali, delle cure mediche. Chi sa se, chi sa quando si potrà recuperare tutto ciò. Intanto è stato fatto un lavoro prezioso ed io nel leggerlo mi sono divertito da matti.
Ho trovato di grande saggezza l’inserimento qua e là di qualche poesia in vernacolo. Ad Aiello manca una letteratura e quando c’è non bisognerebbe perderne neanche una goccia.
Infine la cosa che mi ha più entusiasmato è la raccolta dei proverbi e dei modi di dire. Il proverbio ci presenta con una schiettezza disarmante una ingenua ma profonda visione del mondo. Per favore, fino a quando è possibile, non sciupiamo questa ricchezza.

Ritornata dopo qualche anno la serata di Poesie. Con Coccimiglio, di Malta, Medaglia e Pucci

AIELLO CALABRO – Dopo qualche anno, è ritornata per la gioia dei tanti appassionati la rassegna di poesia, animata da Gaetano Coccimiglio, Giulio di Malta, Eugenio Medaglia – che leggeva componimenti del padre Domenico, e Mario Pucci. Grande assenza, invece, quella del poeta comunista Peppe Verduci, passato a miglior vita appena qualche mese fa.
Come nelle passate edizioni estive di “Poesie sotto le stelle” organizzate dal circolo “Il Castello”, seguendo il consueto canovaccio, i poeti hanno declamato a rotazione i loro versi in dialetto aiellese ed in lingua. Non sono mancati applausi di gradimento del pubblico e sano divertimento.

Prosegue l'agosto aiellese

AIELLO CALABRO – Proseguiranno ancora sino al 20 le serate dell’agosto aiellese, organizzate da Comune, Centro Anziani e Anspi.
Un mix di musica, teatro e solidarietà i diversi appuntamenti che si sono svolti sinora nella bella piazza Plebiscito.
Da segnalare, per il gradimento ottenuto dal pubblico, la Cover di Vasco Rossi “Etilico 69”, le commedie “U testamientu du zu Nicola” (rivisitazione di Gisa Guidoccio di una opera di Franco Barca) messa in scena dalla Compagnia Teatrale Aiellese; “La Fortuna con la F maiuscola” di De Filippo e Curcio rappresentata dall’Associazione Culturale Aprustum; ed il concerto di Verdiana che ha cantato un vasto repertorio di Mina.
Particolare interesse hanno ricevuto le iniziative solidali per le quali si è impegnato in prima linea il Centro Anziani della cittadina, che ha promosso prima una fiaccolata per la Pace e poi l’iniziativa “Dai una mano a tuo fratello” con stand di cucina, mercatino dell’usato, animazione per bambini in compagnia della “Ludus in Fabula”, il cui ricavato è destinato a favore delle missioni FSCG in Romania e per l’Associazione “Camminiamo insieme per l’Uganda”.
Seguito di appassionati anche per il torneo del formaggio, antico gioco medioevale di lunga tradizione paesana, che si svolge tutti i pomeriggi, sino al 19, in località Pucchia.
Tra gli altri appuntamenti ancora in programma, il concerto con l’Orchestra Fiati della Provincia di Cosenza previsto per stasera (14 agosto); il Musical “San Francesco di Paola e l’Agnellino Martinello”, una produzione 2007 che il circolo Anspi “Insieme si vince” replicherà il 16. E ancora, teatro per il 17 in compagnia dell’Associazione Donne Serrapedace e Più che presenterà la Commedia in vernacolo “A Ciarra e ru casatu”; una noche cubana per il 18 e danza il 19 con la scuola Tersitore di Grimaldi; ed infine, per il 20, una intera giornata dedicata a i Bambini con la Ludus in fabula.
Da stabilire le date per il recupero dello spettacolo rinviato “Che vuole questa musica stasera” di e con Francesco Occhiuzzi; e della presentazione del “Piccolo Vocabolario del Dialetto Aiellese” di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci.
In relazione al cartellone estivo, non manca qualche spunto polemico. In un comunicato, l’Udc locale mette in risalto la propagandata collaborazione della Pro loco alle varie iniziative. “La domanda che noi ci poniamo insieme a numerosi cittadini – scrivono nella nota – è in che modo una Pro loco dove il presidente è dimissionario, senza un collegio sindacale, una sede, un direttivo, ed in piena fase di rinnovamento dei vari organi statutari abbia contribuito alla realizzazione dei vari eventi!”.

Agosto Aiellese 2008: ecco il programma delle manifestazioni

Agosto Aiellese 2008
Gli spettacoli si svolgono in piazza Plebiscito alle ore 22

Programma
• 7 agosto – Musica: Cover Vasco Rossi “Etilico 69”
• 8 agosto – Teatro: La Compagnia Teatrale Aiellese presenta la Commedia “U testamientu du zu Nicola”
• dal 9 al 19 agosto – Torneo du Casu (nel pomeriggio)
• 9 agosto – Teatro: L’Associazione Culturale Aprustum presenta la Commedia “La Fortuna con la F maiuscola”
• 10 agosto – Solidarietà: Il Centro Anziani FSCJ presenta la serata “Dai una mano a tuo fratello”
• 11 agosto – Musica: “Che vuole questa musica stasera” di e con Francesco Occhiuzzi
• 12 agosto – Musica: Verdiana in “Immensamente mia”
• 13 agosto – Caccia al tesoro e cocomerata con il Centro Anziani FSCJ (dalle ore 16)
• 14 agosto – Musica: Concerto con l’Orchestra Fiati della Provincia di Cosenza
• 16 agosto – Musical: Il circolo Anspi “Insieme si vince” presenta il Musical “San Francesco di Paola e l’Agnellino Martinello” (Replica)
• 17 agosto – Teatro: L’Associazione Donne Serrapedace e Più presenta la Commedia in vernacolo “A Ciarra e ru casatu”
• 18 agosto – Musica: “Son de Cuba” Noce Latina
• 19 agosto – Danza: La Scuola Tersitore di Grimaldi presenta il Saggio di danza 2008
• 20 agosto – Giornata dedicata a i Bambini: Ludus in fabula e ore 22 Teatro dei Burattini

• data da stabilire – Presentazione del “Piccolo Vocabolario del Dialetto Aiellese” di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci con la collaborazione di Eugenio Medaglia