Calabria e veleni. Rassegna stampa Quotidiano 5.12.09

Calabria e veleni. Rassegna stampa Quotidiano 4.12.09

Olivo radioattivo. Rassegna stampa Quotidiano 2.12.09

Olivo radioattivo. Rassegna stampa Quotidiano 26 novembre 09

Come muore un’inchiesta. Editoriale de Il Quotidiano della Basilicata del 30 ottobre ’09

di Paride Leporace

“Il caso Cetraro è chiuso”. Parole del procuratore nazionale antimafia Grasso. “Il relitto della nave è il piroscafo “Catania” affondato da un sottomarino tedesco nel 1917”. Con queste frasi dette in una conferenza stampa a Roma una pietra tombale rischia di far finire all’italiana una vicenda drammatica e inquietante che allunga ombre nel Paese dei misteri.

Sbaglierebbe ora il movimento per la verità sorto in queste settimane ad urlare al complotto senza avere elementi di conoscenza. Troppe approssimazioni hanno provocato una fermata intermedia negativa in un gioco dell’oca che fa di nuovo tornare tutto al punto di partenza.

Chi scrive segue questi fatti da molto tempo. Sulle attendibilità allegre del pentito Francesco Fonti si è scritto più volte in tempi non sospetti e con dovizia di particolari. Tutto inventato? Non mi pare. Il giallo della nave di Cetraro è stato gestito in malo modo dalla politica, dalla magistratura e da certa informazione che invece di fare chiarezza ha inseguito il titolo sensazionale comportandosi come quella controinformazione ideologica che invece di lavorare sulle notizie preferisce dogmi e invettive.

Il magistrato e l’assessore regionale all’ambiente calabrese che hanno scoperto il relitto, forse dovevano gestire meglio la notizia criminis, ma va dato atto che hanno operato a fin di bene. Le ricerche potevano essere più veloci.  Anche quelle di tipo storico.

E’ giusto ricordare alcuni punti fermi che saranno presto dimenticati. L’ammiraglio Branciforte capo del servizio segreto militare al Copasir ha dichiarato che 55 navi a perdere sono state affondate nel Mediterraneo. Forse bisogna cercarle e perseguire chi le ha affondato incassando anche i soldi delle assicurazioni.

Alla notizia del giorno se ne aggiunge un’altra. A Rotondella in Basilicata è accertato che materiali nucleari sono stati adoperati a beneficio di tecnici iracheni e pachistani. Non sappiamo come siano stati smaltiti. L’inchiesta del magistrato Pace ha condannato alcuni responsabili. Da Rotondella si dipana una storia internazionale che conduce al muro di gomma alzato per coprire il disastro aereo di Ustica. Ne ha scritto ieri il documentato giornalista dell’Ansa, Paolo Cucchiarelli, scovando anche un nuovo teste che vide un aereo in difficoltà. Potete leggere l’articolo sul nostro giornale ma immaginiamo che il resto della stampa trascurerà questo intreccio lontano e complesso. Ma non vogliamo che si dimentichi altro. L’inchiesta lucana ha un altro teste. Attendibile: il signor Garelli, passaporto diplomatico del Sahara spagnolo. Il pm Basentini pur chiedendo di archiviare l’inchiesta bis è riuscito a trovare riscontri certi sulla presenza di Garelli in Basilicata. Questo misterioso 007 ha avuto un periodo comune di detenzione con il pentito Fonti. Uno scenario possibile è che Fonti abbia acquisito notizie vere dal faccendiere internazionale, per poi presentarle come vissute in prima persona per trarne beneficio. Perché non s’interroga Garelli? Gli atti più semplici sono così difficili? L’inchiesta lucana al vaglio del gip di Potenza adesso sarà archiviata? A nostro parere sarebbe uno sbaglio. Ci sono filoni e persone che possono far svelare l’intrigo internazionale. La Commissione parlamentare per il ciclo dei rifiuti, la commissione Antimafia, il coordinamento della Dda che contempla una decina di Procure hanno delle strade possibili da percorrere. Dotandoli di mezzi e finanziamenti adeguati conducano ricerche in siti e fabbriche che producono rifiuti tossici e nucleari. Controllino smaltimenti antichi e recenti. Tutto dovrebbe essere documentato in termini di produzione. Ma a qualcuno interessa tutto questo nel paese dove anche i Verdi hanno pensato per anni a spartirsi posti di governo e sottogoverno e dove la polizia non ha i soldi per il carburante? Resterà qualche magistrato che lavora in solitudine, qualche giornalista motivato che non ama trascrivere veline e che continuerà a scavare come una talpa ostinata, gruppi di ambientalisti seri, le vittime dei disastri occultati nel nome del profitto e del quieto vivere?

“Il caso Cetraro è chiuso”. Temo che anche navi a perdere, nucleare connection, scambio di armi, omicidio Alpi ritorneranno ad essere un ingombrante matassa dimenticata.

Magari fino alla prossima variabile impazzita.

Pasolinianamente sapere senza prove nella nostra epoca non serve. Chi ha interesse e passione con coscienza continui a prestare la propria opera per la ricerca di una verità ad oggi monca di troppe risposte.

Calabria inquinata. La drammatica storia di Antonella in un articolo di Francesco Mannarino su Il Quotidiano di domenica 24 ottobre '09


LA NAVE DEI veleni, trovata a Cetraro, non è la Cunsky, ci dicono. E noi  rispondiamo: chi se ne frega!!! Certo, la nostra terra, la Calabria, la sua immagina e ancora prima la vita dei suoi cittadini, del futuro di noi calabresi va salvaguardato. Non devono esistere dubbi. Ma è pur vero che una nave, al di là del nome, c’è, eccome se c’è su questa nostra bella costa del mar Tirreno. Così come è vero il dramma che parla di cesio e di radioattività della vicina Aiello e del fiume Oliva. Ecco allora perchè dobbiamo fare nostro, di tutti, lo striscione che mi è rimasto impresso alla manifestazione di Amantea, stretto tra le mani di due bambini, forse ignari di una storia più grande di loro. “Il futuro è nelle nostre mani”. Come non ragionare su ciò!
Di seguito incollo un mio articolo, pubblicato sulla prima pagina del Quotridiano della Calabria, domenica mattina (25 ottobre u.s.). E’ una storia triste, tristissima. E che oltre al mio “pezzo” sarà ripresa anche dalla trasmissione “Anno zero” di Santoro, molto probabilmente già nella puntata di domani sera. Anche per questa signora, per questa sua triste storia, per quei bimbi, per noi, DOBBIAMO sapere TUTTA LA VERITA, NIENT’ALTRO CHE LA VERITA’.
***
TANTI, tantissimi i volti sorridenti dei ragazzi, delle donne, dei bimbi, ieri ad Amantea. Tra questi però anche gli occhi lucidi, pensierosi, anche tristi di una donna, Antonella Pino, che alla manifestazione dice di esserci per fortuna, quasi per caso, anzi. La sua è una storia triste. Ma che racchiude per intero tutta la vicenda di questi mesi, dei veleni, o presunti tali, o delle radioattività, che hanno fatto capolino nel nostro Tirreno. Nelle nostre terre. Lei è di Campora, un tiro di schioppo da Amantea. Pochi passi, pochi kilometri. Nata però ad Aiello, con tutta la sua famiglia. I suoi genitori, i parenti. In una terra di campagna, ci racconta. Due anni fa effettua un controllo di routine. Un pap-test, come tante donne effettuano ogni giorno. Prevenzione, nulla più. Eppure – così poi scoprirà – quel controllo ritenuto di consuetudine le salverà la vita. I medici le riscontrano un carcinoma al collo dell’utero. La signora Antonella corre in ospedale, a Cetraro. Effettua una biopsia e le diagnosticano il tumore. I medici decidono per l’intervento. Va bene e dopo un lungo periodo di cure e controlli ne esce a testa alta. Felice. Guarita. “Purtroppo non sarà così per mia mamma”, racconta al Quotidiano, durante il corteo. La mamma di Antonella non ce la fa. Anche lei un tumore, al colon, che le stronca la vita. 70 anni. Così anche la cugina, ancora un tumore, il giorno di san Valentino. Una tragedia familiare. “Pensavamo fosse un caso”, ci confessa. “Ma poi, dopo aver sentito tutto quello che sta accadendo, con la scoperta della nave a Cetraro, il Cesio ad Aiello, abbiamo capito – continua a raccontarci, tra l’altro intervistata anche dalle telecamere della trasmissione di Santoro, Anno zero – che non può essere “solo un caso”. Anche perché, in questi due anni, anche altre sue amiche sono andate incontro allo stesso dramma”. Lei, Antonella, ha due figli, un marito. È una casalinga, anche se per anni è stata operatrice ecologica con la cooperativa Arcobaleno. E si dice assolutamente preoccupata, per la situazione. Ecco perché ieri, ad Amantea, oltre ai sorrisi ed all’allegria della gente comune, lì per urlare la propria rabbia, ci sono stati anche quegl’occhi stracolmi di pensieri e timori di Antonella.
Francesco Mannarino

Il sapore delle vacanze. Nella rubrica de Il Quotidiano della Calabria si parla dell'origano Aiellese

Tratto da Il Quotidiano della Calabria del 7 settembre ’09, pag. 42 (di Giovanna Bergantin)
Clicca sulla foto per ingrandire e leggere

Vicenda Jolly rosso. L'Espresso e il Quotidiano della Calabria parlano di radioattività nei pressi dell'Olivo

AIELLO CALABRO – Si ritorna a parlare della Jolly rosso e di radioattività riscontrata vicino al fiume Olivo. Qui di seguito, pubblichiamo uno scatto dell’articolo uscito oggi sul Quotidiano della Calabria a firma di Paolo Orofino e linkiamo il servizio dell’Espresso, sempre di oggi 20 agosto, di Riccardo Bocca.

Il ricordo del poeta Francesco Graziano su Il Quotidiano della Calabria

Fonte Il Quotidiano della Calabria di lunedì 17 agosto ’09, pag. 39


L’uscita dell’ultimo numero de ilfilorosso (il n° 46/2009), il semestrale di cultura, poesia e letteratura avviato nel 1986, annuncia nelle prime pagine una assenza importante. È quella del fondatore che una brutta malattia lo ha strappato alla vita e alla poesia, “una sera di giugno/ gonfia del profumo dei tigli”. La morte di Francesco Graziano, avvenuta il 7 giugno scorso, in una domenica di elezioni, è passata senza la giusta attenzione mediatica. In molti hanno saputo del triste evento tempo dopo, solo all’uscita della sua rivista, diretta assieme alla moglie Gina Guarasci, e del mensile della Fondazione A. Guarasci. Eppure, “quando muore un poeta il mondo piange, maggiore è la solitudine nelle sue strade”.

E Francesco Graziano, poeta lo era. Nato a Rossano (Cs) nel 1949, ha insegnato italiano e latino nei licei e ha collaborato a diverse riviste. È stato autore di saggi su Montale, Moravia, Pea, Roversi, Satta, Celati, La Cava, Seminara ed altri. Tra le sue pubblicazioni “Nasse del Sud” (Quaderni de ilfilorosso, 2002), con prefazione e traduzione in inglese di Annalisa Saccà; e “Cronache di anni d’abisso e di vento” (Rubbettino 2003), con prefazione di Roberto Roversi. La sua creatura della quale andava più fiero era però ilfilorosso. Di cui era, oltre che fondatore, direttore e anima di ogni iniziativa editoriale e culturale. Ora che il professore Graziano non c’è più, è volontà condivisa da tutti i collaboratori, storici e occasionali, di far continuare a vivere la rivista – a cominciare dal prossimo numero di dicembre che sarà a lui dedicato -, “perché ilfìlorosso non è mai stato una semplice rivista culturale, ma un incontro di uomini che credono nella poesia, nell’arte, nell’impegno civile e che credono che scelte fondate su questo non solo sono possibili, ma belle da vivere”.

“Francesco – scrive Paolo Ragni nel suo saluto al poeta scomparso – è stato sempre amatissimo dai suoi ragazzi. Sempre affabile nei modi e intransigente nelle cose più importanti, appassionatissimo pur nella ricercatezza del parlare, ha insegnato a miriadi di studenti il valore, la bellezza, l’impegno nello studio. Ha insegnato l’amore per la cultura, per l’applicazione seria e non a buon mercato, per la ricerca, per la critica, per il pensiero liberato dalle strettoie del dogmatismo e della superficialità”.

“Questo suo modo dolce e caparbio lui – continua Ragni – lo ha trasmesso anche a noi de Ilfilorosso: nessuno steccato, nessun apriorismo, ma una grande voglia di lavorare insieme, di progettare un percorso comune, di ritrovarsi insieme all’interno di un cammino di cultura”.

Scegliamo l'inno della Calabria. Al gioco-sondaggio de Il Quotidiano votiamo per "Funtana funtanella"

AIELLO CALABRO – Nel nuovo gioco-sondaggio de Il Quotidiano della Calabria si chiede di votare l’inno della Calabria. Nella griglia di partenza compaiono: canzoni di Rino Gaetano, Mia Martini, Calavrisella mia, Rusina mia ecc. C’è, come di consueto, la possibilità di fare una scelta diversa. Il Blog di Aiello Calabro e dintorni fa una proposta, naturalmente, di campanile. E vi invita a votare la canzone “Funtana Funtanella”, scritta nei primi anni ‘30 da Luigi Vocaturo e musicata da Adolfo Civitelli. La canzone, per chi vuole ascoltarla, è disponibile su internet a questo indirizzo (www.myspace.com/genuzzogiardino), cantata da Eugenio Giardino, aiellese doc che vive in Liguria.

Per votare cliccate QUI.

***

Ecco, di seguito, il testo ella canzone.

***

I

‘Un c’ije cchiu bella cosa ‘e sta funtana

Cchi prejulizzu si ce si bicinu,

Appuzza ‘u varrile, abbazate ‘a suttana

Cà a nu mumentu ti lu vidi chijnu.

Ritornello

Funtana funtanella

Curra cumu vue tu

Ca st’acqua frisca e bella

Passe e nun torne cchijù.

II

Vìenicce a piglià l’acqua ogni mumentu

Quantu me prieju de sta faccia bella

Cridime ca nun sacciu cchi me sientu

Quandu te viu azare a cucumella.

Rit.

III

Sta funtanella ‘mbite assai ad amare

Chè llu ristoru de’ li ‘nnammurati

Vanu e venenu tutte le quatrare

U d’hannu cchi ce fare mamme e patri.

Rit.

IV

Nu juornu jiendu a caccia a caccìare

A ruozzulare piertiche siccate

D’ogne manera l’acqua accumpagnava

La musica de chille perticate.

Rit.

V

L’erbuzza di valluni va a siccare

E l’acqua d’intra li ticini vue jire

Io nun me stancu mai de ce turnare

‘Ncavallu a nu cavallu de pensieri.

Rit.

VI

Mammata ‘u mme pue videre, lu sai,

Atru rimedio ‘un c’ie ca de venire

A sta funtana nun me stancu mai

De te guardare ca me fai morire.

Rit.

VII

Cumu ere bella l’acqua da muntagna

A chilla pucchiarella de Carinu

U cannaruozzu mio ‘u facie tantu

E sagliere un putie nu gradinu

Rit.

VIII

Cumu ere bella la funtana antica

Ch’ere llu spassu de li ‘nnammurati

Mue c’hanu fattu sta funtana nova

Nun se pue ddire mancu ‘na parola.

Rit.