Un progetto partito dal Sud

di Carmelina Sicari, presidente di “Nuovo Umanesimo”

La vocazione unitaria del Sud ha radici antichissime che tornano alla luce in epoca di nuovi separatismi. È questo il tema di un convegno che l’Associazione “Nuovo Umanesimo” sta organizzando in risposta all’autonomia conclamata. La passione unitaria meridionale traspariva profondamente dalla popolarità di un eroe come Garibaldi nel Risorgimento protagonista di epopee popolari specie dopo la ferita in Aspromonte. Ma ancora prima l’unirà è oggetto di un progetto. Straordinariamente attuale come una risposta al separatismo, il progetto dei Normanni contenuto nella Canzone d’Aspromonte. C’è infatti nella canzone d’Aspromonte, la canzone di gesta, ambientata nella montagna sacra dei calabresi, in primo piano il segno dell’unità europea. Dopo la caduta di Risa-Reggio, per mano degli africani, tutti gli eserciti europei convergono in Aspromonte in difesa della cristianità. L’Aspromonte diviene così il baluardo a Sud dell’Europa come i Pirenei lo erano a nord. Orlandino è l’eroe della canzone di Aspromonte, così come nella canzone di Roland. L’empereur è colto da Orlandino mentre sta per soccombere nel duello col saraceno Almonte e esce vincitore conquistando l’elmo, la spada e il cavallo del pagano come ricorda Ariosto nel Furioso che prende le mosse proprio dall’Aspromonte. La fontana ha un ruolo importante nella Canzone. Essa non è soltanto il luogo dove avviene il fatale duello tra Almonte ed Orlandino, ma entra anche nella profezia di Gallicella. Gallicella è la donna guerriera che sarà il modello di Bradamante, la donna guerriera dell’Ariosto. Per secoli l’Aspromonte fu simbolo di valore ed unità finché i rifacimenti della prima canzone ne perpetuarono la memoria, includendo i vari territori con l’inserimento di particolari che l’esercito di cantastorie nelle corti rinascimentali, innestava nella vicenda principale. I Normanni nel cui ambito sorge la canzone avevano un progetto politico ben definito di unità che si rifaceva a quello europeo dei carolingi ma che guardava soprattutto all’Italia. Dunque la canzone non sarebbe la chiamata alla guerra santa ma il programma politico dei normanni successori dei carolingi e poi dei signori delle corti padane. I Normanni avevano in comune con le corti padane l’ideologia cavalleresca, il sogno di uno stato meridionale cuore dell’impero. Il primitivo progetto in questa direzione era tramontato alla morte di Federico II nel 1250 ma restava un’idea unitaria. Il progetto ha come elementi fondamentali la presenza forte dello stato e la continuità dell’elemento educativo con l’inclusione di tutti territori. Ogni territorio veniva incluso con un luogo, un personaggio, una gionta-aggiunta. Si crea pertanto una sorta di unità attraverso la lingua e la letteratura a cui lavorano intensamente le accademie. Il progetto politico educativo dei normanni in pratica si esaurisce alla morte di Federico ma ritorna con le corti. Lorenzo dei Medici è il continuatore del progetto di uno stato unitario europeo. La sua politica di equilibrio crea questo orizzonte politico. Dopo la pace di Lodi del 1454 tra Milano e Venezia e la morte del Magnifico, il progetto subisce un altro arresto ma viene ripreso dalle accademie. Le canzoni di gesta offrono un apporto notevole a tale progetto perché integrano nel ceppo principale tutti i territori con eroi locali, luoghi. Il poemetto della fine del ‘400 ha la sua importanza proprio nella direzione del progetto unitario. Riunisce infatti i dati dei vari Aspromonti e propone ancora l’idea di unità. La canzone trasmigra al nord accolta dai Gonzaga, ad Urbino e poi a Firenze a Milano, a Venezia il poemetto in ottave è di casa dagli Estensi e viene letto da Ariosto. Verdizzotto, il redattore, che appartiene all’Accademia senese bada al modello virgiliano ma costruisce l’ottava, provvede a riprendere la tradizione classica ma sostiuisce le invocazioni alle divinità pagane con preghiere cristiane. Se nella primitiva canzone prevale al fondamento del progetto educativo, la cortesia cavalleresca, qui, la solidarietà, il gioco delle varianti rispetto ai temi fissi è notevole. La salita di Namo resta invariata e così il duello tra Almonte ed Orlandino ma ci sono piccoli particolari che variano il tema, la tecnica del rinvio della narrazione nel momento culminante per creare sospensione sarà ripresa da Ariosto. Il poemetto che si diffonde dalla fine del ‘400 ad Urbino, Firenze, Milano,Venezia e Ferrara, porta al pubblico delle corti l’idea di uno stato meridionale che risale la penisola e crea unità. Il progetto diveniva quello dell’unità, nella differenza. Proprio quello di cui abbiamo bisogno.

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