Inaugurato il Parco Museo Kolbe di S. Pietro in Amantea, 18 luglio 2026

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Sabato 18 luglio è stato inaugurato il Parco Museo Kolbe della Comunicazione, un nuovo spazio culturale che apre le proprie porte a San Pietro in Amantea con l’obiettivo di raccontare l’evoluzione della comunicazione umana attraverso un patrimonio unico di strumenti, documenti e tecnologie che attraversano secoli di storia.

Il museo rappresenta la realizzazione del grande progetto di Fra Pio Marotti, frate francescano che ha dedicato la propria esistenza alla ricerca, alla divulgazione e alla conservazione della memoria tecnologica della comunicazione. Per decenni ha raccolto, restaurato e custodito migliaia di reperti provenienti da ogni parte del mondo, convinto che comprendere come l’uomo abbia imparato a comunicare significhi comprendere anche la sua evoluzione culturale e sociale.

Alla sua scomparsa, avvenuta il 14 settembre 2025, il patrimonio costruito con passione nell’arco di una vita non è andato disperso. Al contrario, grazie all’impegno di quanti hanno creduto nel valore della sua opera, quella collezione diventa oggi un museo aperto alla collettività: un luogo di studio, divulgazione e incontro, destinato a trasformarsi in un punto di riferimento per studenti, ricercatori, appassionati e visitatori.

L’inaugurazione ha preso il via al Museo Arte Orafa, ospitato nell’ex Chiesa di San Bartolomeo, con una lecture del prof. Riccardo Barberi, ordinario di Fisica Applicata presso l’Università della Calabria, dedicata al rapporto tra scienza, tecnologia e comunicazione.

E’ seguita una tavola rotonda coordinata dal prof. Antonio Viscomi, ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università Magna Graecia e vicepresidente di Entopan, momento di confronto sul ruolo della comunicazione come motore di sviluppo culturale, sociale e scientifico.

Al termine dell’incontro il pubblico si è trasferito al Parco Museo Kolbe della Comunicazione, in Contrada Muglicelle, dove si è svolta la cerimonia ufficiale con il taglio del nastro.

La serata è proseguita con un’apericena a buffet e con il concerto dell’Orchestra di Fiati Mediterranea Città di Amantea, in un momento di festa aperto alla cittadinanza.

Un museo che racconta come cambia il mondo | Il Parco Museo Kolbe della Comunicazione custodisce centinaia di reperti che documentano la straordinaria evoluzione degli strumenti attraverso cui l’uomo ha imparato a trasmettere informazioni, conoscenza e cultura: dalle prime forme di stampa alle telecomunicazioni, dalla fotografia alla radio, dal telefono fino alle tecnologie digitali.

Il Patrimonio del Museo Kolbe rappresenta una “eccezionalità”, perché contemporaneamente si possono vedere qui raggruppati tanti oggetti esposti in molti Musei nel Mondo quali:
La Cittadella Galileiana di Pisa; Musei con Opere di Galileo Galilei in Milano e Firenze; Museo Arti e Mestieri di Parigi; Museo Rai della Radio e TV di Torino, Museo Radio Vaticana; Museo della Stampa in: Chania (Grecia), Soncino (CR), Prati (PC); Museo del Calcolo ed Informatica in: Pisa, Milano, Paterbon (Germania), Smithsorian (Washington – USA). La varietà dello spettro di oggetti collezionati e il loro significato nella evoluzione delle tecnologie ne fanno un esempio singolare nel panorama museale dell’Italia meridionale.

Il percorso museale quindi non è soltanto una raccolta di oggetti storici, ma un viaggio attraverso le idee che hanno trasformato il modo in cui le persone si incontrano, dialogano e costruiscono relazioni. Ogni strumento racconta un passaggio fondamentale dell’ingegno umano, mostrando come ogni innovazione abbia cambiato il nostro modo di vivere il tempo, lo spazio e la società.

Inserito nel paesaggio di San Pietro in Amantea, il museo nasce con la volontà di diventare un luogo vivo, aperto alla ricerca, alla didattica e alla divulgazione, capace di dialogare con scuole, università e visitatori provenienti da tutta Italia.

L’eredità di Fra Pio Marotti | Fra Pio Marotti amava ripetere che gli strumenti della comunicazione non sono semplici oggetti, ma testimonianze della capacità dell’uomo di costruire ponti tra persone, culture e generazioni.

L’inaugurazione del Parco Museo Kolbe rappresenta il compimento di quel pensiero e restituisce alla comunità l’eredità di un uomo che ha trasformato una passione personale in un patrimonio collettivo. Dal 18 luglio quel patrimonio non sarà più soltanto il frutto di una vita dedicata alla ricerca e alla conoscenza, ma diventerà una nuova occasione di crescita culturale per il territorio, affinché il sogno di Fra Pio continui a parlare alle generazioni future.

Per maggiori info: https://www.pmkolbe.it/

Inaugurazione del Parco Museo Kolbe a San Pietro in Amantea

San Pietro in Amantea (CS) – Il 18 luglio 2026, alle ore 18:00, si terrà l’inaugurazione del Parco Museo Kolbe a San Pietro in Amantea.

L’evento si aprirà presso il Museo Arte Orafa (ex chiesa di San Bartolomeo), dove avrà luogo una lecture curata dal Prof. Riccardo Barberi, ordinario di Fisica Applicata presso l’Università della Calabria. La tavola rotonda sarà coordinata dal Prof. Antonio Viscomi, ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università Magna Græcia e vicepresidente Entopan. All’incontro sono invitate le autorità civili e religiose del territorio.

A seguire, i partecipanti si sposteranno presso il Parco Museo Kolbe (Contrada Muglicelle, 7) per la cerimonia ufficiale di inaugurazione, che vedrà il tradizionale taglio del nastro e il concerto dell’Orchestra di Fiati Mediterranea – Città di Amantea.

Per agevolare gli spostamenti tra il Museo Arte Orafa e il Parco Museo Kolbe, l’organizzazione mette a disposizione un servizio navetta gratuito.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito web www.pmkolbe.it o seguire i canali social ufficiali utilizzando l’hashtag #pmkolbe.

Contatti:
Sito web: www.pmkolbe.it
Social: #pmkolbe

Aiello Calabro festeggia la Madonna delle Grazie 1 e 2 luglio 2026 | Galleria foto & video

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Finissage della mostra documentaria su Pietro Barbalonga all’Archivio di Stato di Cosenza

COSENZA – Lo scorso venerdì 19 giugno 2026, con il finissage della mostra documentaria dedicata a Pietro Barbalonga si è conclusa “Segni di pietra, memorie d’archivio”, organizzata dall’Archivio di Stato di Cosenza (4 maggio – 19 giugno 2026).
Il convegno conclusivo, frutto della collaborazione tra Archivio di Stato e Comune di Aiello Calabro, è iniziato con i saluti istituzionali di Raffaele Traettino (Dirigente per la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Calabria), Maria Spadafora (Direttrice dell’Archivio di Stato di Cosenza), Vincenzo Antonio Tucci (Direttore dell’Archivio Diocesano di Cosenza) e Luca Lepore (Sindaco di Aiello Calabro). Era presente e ha portato i suoi saluti anche il direttore dell’Archivio di Stato di Catanzaro, Antonio Paonessa. Tra il pubblico, l’assessore Rosario Branda del Comune di Cosenza e, naturalmente, Olga Terranova e Giuseppe Rocchetta, rispettivamente vicesindaca e assessore del Comune di Aiello Calabro.
A seguire, gli interventi specialistici: la direttrice dell’Archivio di Stato, Maria Spadafora, che si è soffermata sulla documentazione notarile custodita nell’Archivio relativa ai contratti di lavoro di Pietro Barbalonga e all’attività della scuola di scalpellini di Aiello nei primi del Seicento; Gianfrancesco Solferino, storico dell’arte e curatore scientifico delle celebrazioni barbalonghiane, che ha presentato una rassegna sulla città ducale di Aiello e le sue emergenze artistiche; Dina Caligiuri, architetto e studiosa di Barbalonga, che ha parlato in particolare del palazzo Giannuzzi (conosciuto come Cybo-Malaspina) decorato dal Barbalonga; e infine Mario Panarello, storico dell’arte, docente dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e socio del Centro studi sulla Civiltà Artistica dell’Italia Meridionale “Giovanni Previtali” di Napoli, il quale ha approfondito l’aspetto artistico della magnifica Cappella Cybo di Aiello Calabro. I lavori sono stati introdotti e moderati dal giornalista Bruno Pino.
“È stato un convegno di grande valore umano e culturale, capace di far emergere con profondità la vita e le opere dell’artista. Con sincera emozione — ha dichiarato il sindaco di Aiello Calabro, Luca Lepore — sono intervenuto per ribadire quanto sia importante continuare a far conoscere e valorizzare la figura di Pietro Barbalonga nel 400° anniversario della sua morte. Un maestro che ha lasciato tracce preziose e diffuse in tutta la Calabria: un patrimonio di bellezza e identità che abbiamo voluto raccogliere in un’importante mostra”.
La mostra fotografica “Bizzarre invenzioni tra architettura e scultura. Pietro Barbalonga artista della Tarda Maniera ad Aiello Calabro”, allestita nel chiostro dei Paolotti dal 5 giugno, continuerà per tutto giugno e i primi giorni di luglio, prima di tornare ad Aiello.

Ufficio Stampa
Email: tillesino@gmail.com
Web: pietrobarbalonga2026.wordpress.com

Lunga Notte delle Chiese 2026. Il “putridarium” di San Domenico a Cosenza

Per la Notte delle Chiese 2026, il 5 giugno, a Cosenza, abbiamo potuto accedere allo “scolatoio” di San Domenico, sotto il Complesso Monumentale di Piazza Tommaso Campanella. Si tratta di un putridarium (o camera funeraria di scolo) sotterraneo, risalente al XIII secolo, un ambiente ipogeo utilizzato in passato per la scolatura e il disseccamento – per 12/24 mesi – dei corpi dei frati defunti, prima di essere sepolti.

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Per approfondimenti, a seguire, linkiamo i post di Esplorazioni Cosentine e Mistery Hunters.

Estate Aiellese 2026

Calabria Straordinaria. “Tour tra i borghi più belli d’Italia in Calabria”

Vedi anche “Alla scoperta del borgo di Aiello Calabro

San Francesco di Paola precursore della dottrina sociale della Chiesa

All’interno della seconda festa calabrese della Dottrina Sociale della Chiesa (10-28 maggio 2026), giovedì 21 maggio 2026 si è tenuta al Santuario di San Francesco di Paola a Corigliano Calabro, un incontro dal titolo: “Amate il bene comune”. San Francesco di Paola precursore della Dottrina Sociale della Chiesa. San Francesco di Paola che il 1483 era partito per la Francia, tre anni dopo scriverà una lettera a Girolamo Sanseverino e a Mandella Gaetani, nominandoli procuratori dell’eremo, che il santo aveva costruito a Corigliano Calabro. Nella missiva San Francesco utilizzerà parole e concetti ripresi poi da papa Leone XIII (15 maggio 1891) per la Rerum novarum.
Questo il testo del relatore del convegno padre Giovanni Cozzolino.

L’atto di nascita del pensiero sociale della Chiesa in una lettera (10 settembre 1846) di San Francesco di Paola a Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani, costituiti procuratori dell’eremo di Corigliano Calabro

di padre Giovanni Cozzolino O.M.
IL TESTO DELLA LETTERA SCRITTA DA SAN FRANCESCO
Fratelli e diletti procuratori, anzitutto salute e pace in Gesù Cristo benedetto. Ringrazio nuovamente voi, questo venerabile clero, le autorità e tutto il popolo per l’amore e il fervore che avete portato e portate verso i nostri frati e verso il nostro Ordine e per la grande sollecitudine che avete usato e continuamente usate per la costruzione di questo benedetto luogo della SS. Trinità.
Il nostro Signore Gesù Cristo, che dà a tutti la giusta ricompensa, vi renda merito delle vostre fatiche e vi proteggerà da ogni male e pericolo, in qualunque luogo abbiate a recarvi e a dimorare, e noi, con tutti i nostri frati d’altra parte, benché siamo indegni, pregheremo sempre l’eterno Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre, la Vergine Maria, che vi aiutino e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine, dell’anima vostra, pensate che la morte è sicura per tutti, che questa vita è breve e altro non è che ombra che presto passa, per salvarci e che per noi soffrì tanti tormenti e subì la fame, il freddo, la sete, il caldo e tutte le sofferenze che possono soffrire gli uomini, nulla rifiutando per amor nostro, dando esempio di perfetta pazienza e di perfetto amore. Anche noi tutti dobbiamo avere pazienza in tutte le nostre avversità, che dobbiamo sopportare con amore, pensando che lo stesso nostro Signore soffrì maggiori affanni e tribolazioni per tutti noi.
Vi prego, ancora, di mettere da parte gli odi e le inimicizie, amate la pace perché è il miglior tesoro che i popoli possano avere il nostro Signore Gesù Cristo non lasciò altro agli apostoli se non la pace.
Amate il bene comune, aiutate i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini. Sappiate che siamo vicini alla fine del mondo a causa dei nostri peccati che sono grandi e spingono Dio all’ira; e per questo correggetevi per il futuro e pentitevi del passato, poiché Dio è misericordioso e vi aspetta a braccia aperte. Sappiate che ciò che nascondiamo al mondo non lo possiamo nascondere a Dio.
Fate una vera e fedele conversione, osservando queste cose come veri cristiani, riceverete l’aiuto e la benedizione dell’Eterno Dio e della sua Madre e figlia la Vergine Maria e fate tutto ciò affinché Dio mitighi il grande supplizio che riceverà la povera Italia a causa della sua malignità.
Altro non scrivo se non che la pace sia con voi, e prego con carità voi, nostri procuratori, di far conoscere ciò a tutto a questo popolo e specialmente a questo venerabile clero come è detto sopra.
Scritto nel nostro luogo di San Mattia de la Pace presso Tours in Francia il 10 settembre 1486.
Il vostro indegno orante – frate Francesco Minimo, povero eremita di Paola

I passaggi sociali della lettera di San Francesco di Paola (10 settembre 1486)
“Amate il bene comune” – Bene comune è l’insieme delle condizioni che permettono a tutti di realizzarsi; San Francesco di Paola usa esattamente la formula che attualmente è il quarto pilastro del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Nel 1486 non esisteva ancora come termine tecnico; qui il santo paolano è davvero profetico.
“Aiutate i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini” – L’opzione preferenziale per i poveri; sono le 4 categorie bibliche dei più indifesi. Papa Leona XIII nella Rerum novarum (15 maggio 1891) userà lo stesso elenco.
“Mettete da parte gli odi e le inimicizie, amate la pace perché è il miglior tesoro che i popoli possano avere” – Pace e solidarietà; San Francesco di Paola parla di pace non come sentimento, ma come “tesoro dei popoli”; bene politico e sociale, non solo interiore.
Si rivolge a “Venerabile clero, le autorità e tutto il popolo” – Partecipazione e sussidiarietà. In questo passaggio il fondatore dell’Ordine dei Minimi chiama in causa tutti i corpi sociali: Chiesa, potere civile, popolo. Non scarica tutto sul principe o sul vescovo.

La tesi di definire San Francesco di Paola “precursore della Dottrina Sociale”
ha almeno cinque argomenti a suo favore:
Cronologia: 1486. Siamo 405 anni prima della Rerum novarum di Leone XIII; eppure i contenuti coincidono.
Destinatari: Non scrive a monaci, ma ai procuratori di Corigliano Calabro; erano amministratori laici dell’eremo, cioè figure pubbliche. San Francesco di Paola, fa magistero sociale rivolto ai politici.
Linguaggio: Non dice solo “fate la carità”; ma scrive “amate il bene comune”. In questa frase distingue il piano personale da quello strutturale.
Visione nazionale: “la povera Italia a causa della sua malignità”.San Francesco di Paola ha coscienza che il peccato ha conseguenze sociali e storiche su un intero paese.
Metodo: Unisce Vangelo e vita civile. Parte da Cristo che “soffrì fame, freddo, sete” e arriva al “mettere da parte gli odi” nella comunità: qui viene praticato il metodo vedere-giudicare-agire.

Naturalmente il limite all’espressione “precursore” è che la Dottrina Sociale della Chiesa come disciplina nasce quando il Magistero pontificio inizia a produrre encicliche organiche sui problemi della società industriale. San Francesco di Paola non aveva le categorie economiche moderne: salario, sindacato, proprietà privata; lui profetizza i principi, non li sistematizza. San Francesco di Paola, possiamo ben definirlo il “padre profetico” o il “precursore maggiore”; come Sant’Ambrogio lo è per la morale economica, o San Benedetto per il lavoro.
Se il padre della Dottrina Sociale della Chiesa è chi per primo ne ha scritto il corpo sistematico, allora è Leone XIII; ma il precursore è chi per primo ne ha vissuto l’anima e ha comandato ai governanti di ‘amare il bene comune’ (come nel testo della lettera a Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani), questo nome è inciso dal 10 settembre 1486 ed è frate Francesco minimo, povero eremita di Paola.

I TEMI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Prendiamo la lettera riga per riga e la confrontiamo con i 7 principi chiave della Dottrina Sociale della Chiesa del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (2004).
Dignità della persona umana (par. 107-145): è il principio fondante di tutta la Dottrina Sociale della Chiesa. “Ogni altro principio e contenuto della Dottrina Sociale trova fondamento” nella dignità della persona.
Bene comune (par. 164-170): definito come “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”.
Destinazione universale dei beni (par. 171-181): il principio è trattato dal par. 171 in poi: “Il principio della destinazione universale dei beni invita a coltivare una visione dell’economia ispirata a valori morali”.
Sussidiarietà (par. 185-188): “La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della Dottrina Sociale della Chiesa”. Il paragrafo 186 cita la “Quadragesimo anno”: “non togliere agli individui ciò che possono fare da soli”.
Solidarietà (par. 192-196): il Compendio la definisce: “determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune”. È “virtù sociale fondamentale”.
Partecipazione (par. 189-191): nel Compendio è trattata subito dopo la sussidiarietà; viene collegata alla vita democratica: “la conseguenza caratteristica della sussidiarietà è la partecipazione” e “il cittadino deve essere messo in condizione di intervenire”.
Opzione preferenziale per i poveri (par. 182-184): anche se non è tra i quattro “cardini” del capitolo 4, il Compendio la espone prima della sussidiarietà: “Il principio della destinazione universale dei beni esige che si guardi con particolare sollecitudine ai poveri, agli emarginati”. Giovanni Paolo II la definisce “una forma speciale di primato
nell’esercizio della carità cristiana”.

L’11 giugno ricorre il 70° anniversario della morte di Corrado Alvaro

di Carmelina Sicari
Spentasi la generazione dei primi alvariani come De Angelis — quelli che gli facevano da guardia del corpo — tramontata la stagione dei critici come Pedullà, resta come un immenso spazio interpretativo.
Tre elementi occupano buona parte di questo spazio: l’elemento iconico dei pastori con i lunghi cappucci appoggiati ai nodosi bastoni; il silenzio di Melusina, che conserva come un segreto interrotto dal grido di Antonello, che vuole dire il fatto suo alla giustizia che è venuta a prenderlo.
Il pastore è dentro di noi.
L’elemento primitivo che ha sostituito l’idillio è fondamentale. Come per la Calabria, Gente d’Aspromonte è nella memoria soltanto, non la nostalgia dell’Eden perduto. Non sono primitivi i pastori, ma al di qua della storia. Sono fuori dalla storia, che scorre come lontano da loro.
E poi c’è il silenzio di Melusina, che custodisce un universo di sensazioni, di dolore, di pensieri.
Ma su tutto si leva il sentimento di giustizia di Antonello. Proprio qui Alvaro dimostra di saper interpretare lo spirito della gente di Calabria, animata da una richiesta inesausta di giustizia.
La lettura del loro carattere, della loro anima, è il segreto dell’attualità del grande scrittore.

Giornata nazionale “Dimore storiche” 2026. Il palazzo cd Cybo Malaspina di Aiello Calabro (Cs) apre le porte il 24 maggio

Domenica 24 maggio 2026 Aiello Calabro (CS) – recentemente entrato nel circuito de “I Borghi più belli d’Italia” – si prepara ad accogliere la XVI Giornata Nazionale dell’ADSI, l’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS, Sezione Calabria. Protagonista della giornata sarà il Palazzo conosciuto come Cybo Malaspina, uno dei più significativi esempi di architettura storica civile della Calabria, che per un giorno spalancherà al pubblico le proprie porte in occasione di questa importante ricorrenza culturale nazionale.

L’iniziativa, promossa dall’ADSI Sezione Calabria con il patrocinio del Comune di Aiello Calabro, si inserisce nel più ampio quadro delle Giornate Nazionali organizzate ogni anno in tutta Italia per valorizzare il patrimonio delle dimore storiche private. Grazie a questa apertura, residenti e visitatori potranno scoprire gli spazi del piano terreno del palazzo, ammirando l’eleganza di un luogo che custodisce secoli di storia calabrese.

Oltre alla visita guidata ai locali al piano terreno del palazzo, la giornata propone un programma articolato. Gli appassionati di storia dell’arte e del motorismo d’epoca potranno ammirare una esposizione di auto storiche a cura della Scuderia Brutia, che animerà gli spazi esterni del palazzo con veicoli d’epoca di particolare pregio.

Fiore all’occhiello della manifestazione sarà la mostra fotografica dedicata a Pietro Barbalonga, ospitata negli stessi spazi del palazzo e curata dallo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, nell’ambito del festival “Sentieri d’Arte” organizzato dal Comune di Aiello Calabro.

La mostra fotografica “Pietro Barbalonga, architetto e scultore michelangiolesco. Da Messina alla Calabria” rappresenta uno dei momenti più significativi delle celebrazioni per il IV centenario della morte dello scultore e architetto messinese, deceduto ad Aiello il 23 aprile 1626.

Pietro Barbalonga – scalpellino e architetto di origine messinese – giunse per la prima volta ad Aiello nel 1596, chiamato dal governatore Alfonso Cybo per edificare un altare in pietra verde, pietra nera e marmo di Carrara per la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Quello che doveva essere un incarico temporaneo si trasformò in un legame indissolubile: Barbalonga trascorse gli ultimi trent’anni della sua vita nel piccolo feudo calabrese, sposandosi, acquistando case e possessioni, e lasciando un’impronta artistica straordinaria, non solo ad Ajello ma in altri luoghi di Calabria.

Le ricerche d’archivio condotte negli ultimi anni hanno portato alla luce una serie di contratti inediti che testimoniano un’attività frenetica e poliedrica: dalla progettazione di cappelle nelle chiese di Aiello, Tropea e Amantea, alla direzione di cantieri complessi come quello del convento di clausura di Santa Chiara in Aiello, fino alla fondazione di una vera e propria scuola che formò numerosi allievi del territorio. Barbalonga non era dunque un semplice esecutore manuale: i documenti lo ritraggono come progettista e direttore dei lavori, capace di fornire disegni e modelli per le opere commissionategli, con un ruolo da vero e proprio architetto.

Tra i capolavori che si conservano ad Aiello, la Cappella Cybo (a breve sarà restituita alla fruizione pubblica dopo il restauro) e le decorazioni scultoree di Palazzo Cybo.

Le celebrazioni per il IV centenario hanno dato vita a un ampio percorso di valorizzazione. Oltre alla mostra fotografica ospitata momentaneamente a Palazzo Cybo Malaspina (sarà spostata prima all’Archivio di Stato di Cosenza e poi nell’ex Convento degli Osservanti ad Aiello, nelle prossime settimane), le iniziative si arricchiscono anche di una mostra documentaria – autonoma ma complementare – organizzata dall’Archivio di Stato di Cosenza (“Segni di Pietra, Memorie d’Archivio: Pietro Barbalonga Grande Maestro”). E di un documentario dedicato all’artista, incontri di approfondimento storico-artistico in altri centri della regione, dove Barbalonga ha operato – tra cui quello recente di San Francesco di Paola – e altre iniziative già effettuate nelle scuole del territorio.

La giornata del 24 maggio rappresenta dunque una ottima occasione: attraverso le immagini della mostra fotografica allestita negli spazi storici del palazzo che Barbalonga stesso contribuì a decorare, il pubblico potrà ripercorrere la parabola di un grande artista del passato, troppo a lungo dimenticato e oggi finalmente restituito alla memoria collettiva.

Informazioni
Evento: XVI Giornata Nazionale ADSI – Sezione Calabria
Data: Domenica 24 maggio 2026
Orari: 10:00–13:00 e 16:00–19:30
Luogo: Palazzo Cybo Malaspina, Aiello Calabro(CS)
Ingresso: Libero e gratuito
In programma: Visita ai locali al piano terreno – Mostra fotografica su Pietro Barbalonga (Comune di Aiello Calabro) – Esposizione auto storiche (Scuderia Brutia)

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