“Ori d’autunno” (XVI edizione): al via a Cosenza l’appuntamento del 21 ottobre dedicato alla storia delle Domenicane

COSENZA – Nell’ambito della XVI edizione della rassegna “Ori d’autunno” – promossa dal Laboratorio Culturale Cosenza che vive e dal Gran Caffè Renzelli sotto il tema “Tracce, misteri, curiosità… per antiche strade” – si terrà il primo atteso incontro culturale del mese.

L’appuntamento è fissato per martedì 21 ottobre 2026 alle ore 16:30 presso Salita don Luigi Maletta (ex via Tribunali), nel cuore del centro antico di Cosenza.

L’evento, dal titolo “Un quadro e tre monasteri: le vicende delle Domenicane di Cosenza”, consisterà in una visita guidata a cura dello storico e studioso Lorenzo Coscarella. L’iniziativa condurrà i partecipanti in un viaggio affascinante attraverso le memorie storiche, i misteri e l’arte legati alla presenza delle monache domenicane nella città dei Bruzi.

Prossimi appuntamenti in programma:

La rassegna proseguirà poi sabato 31 ottobre alle ore 17:30 presso lo storico Gran Caffè Renzelli in Piazza Parrasio, con l’incontro “Il cielo in una stanza – I soffitti dipinti”, raccontati da Luigi Bilotto.

Le vicende storiche dei monasteri delle Domenicane a Cosenza

Le monache domenicane vantano una presenza secolare nel capoluogo bruzio, articolata attraverso diverse sedi storico-architettoniche nel corso dei secoli:

Il primo monastero: Lo Spirito Santo (dal 1528)

La comunità domenicana femminile si stabilì inizialmente nel Monastero dello Spirito Santo a partire dal 1528.

La trasformazione e la sede di Maria di Costantinopoli (1710)

Nel 1710, sotto l’episcopato dell’Arcivescovo Andrea Brancaccio, la comunità si insediò presso il complesso dedicato a Santa Maria di Costantinopoli (nell’area che in seguito sarebbe divenuta sede della Prefettura di Cosenza).

La soppressione e la nuova sede di Santa Croce (Fine ‘800)

In seguito alle leggi eversive e alle soppressioni dei beni ecclesiastici di fine Ottocento, le suore vennero espulse dal monastero di Maria di Costantinopoli.

La comunità riuscì successivamente ad acquistare a proprie spese un complesso di fabbricati adiacenti alla Chiesa di Santa Croce in Salita Tribunale (oggi Salita don Luigi Maletta), stabilendovi la propria sede e continuando le attività della congregazione delle Domenicane di Santa Maria del Rosario.

Il legame con il quadro e la visita guidata del 21 ottobre

Il tema dell’incontro condotto dallo storico Lorenzo Coscarella (“Un quadro e tre monasteri: le vicende delle Domenicane di Cosenza”) approfondisce proprio questo percorso secolare attraverso un’opera pittorica custodita e tramandata dalla comunità religiosa, che fa da filo conduttore tra i tre luoghi storici che hanno ospitato le monache nella città antica.

    Al via la seconda edizione del Concorso Nazionale di Poesia e Racconto Breve intitolato ad Arturo Pucci

    L’associazione “INSIEME PER… O.D.V.” di Amantea (CS) promuove la seconda edizione del premio letterario dedicato alla figura di Arturo Pucci, figura costante di impegno civile, autodidatta e appassionato di cultura.

    Amantea (CS) – È ufficialmente aperto il bando per la seconda edizione del Concorso Nazionale di Poesia e Racconto Breve dedicato ad Arturo Pucci, promosso dall’associazione INSIEME PER… O.D.V. di Amantea.

    Il concorso nasce per ricordare Arturo Pucci, la cui vita è stata un punto di riferimento per l’impegno civile dell’associazione: un meridionale partito ed emigrato che ha mantenuto intatto il legame con le proprie radici. Proprio da questo vissuto di partenza e ritorno trae ispirazione il tema scelto per questa edizione: “PARTIRE PER RITORNARE”.

    Modalità di partecipazione e regolamento: La partecipazione è aperta a tutti, senza limiti di età. È possibile concorrere con:
    Poesie: di lunghezza non superiore ai 60 versi.
    Racconti brevi: di massimo 7.000 caratteri (spazi inclusi).
    La forma metrica e stilistica è libera ed è ammessa la partecipazione con testi già editi, purché frutto dell’ingegno dell’autore.

    Premi:
    1° classificato Sezione Racconti Brevi: € 100,00
    1° classificato Sezione Poesia: € 100,00
    1° classificato Sezione Classi del Polo Scolastico di Amantea: € 100,00
    Per i secondi e terzi classificati è prevista l’assegnazione di una coppa o di un trofeo.

    Scadenze e invio degli elaborati: La quota di iscrizione è fissata a € 5,00 e deve essere versata sul conto intestato a insieme per…o.d.v. (IBAN: IT43C0538780600000004116791).

    Gli elaborati in formato digitale (.docx) dovranno essere inviati entro le ore 12:00 del 31 ottobre 2026 all’indirizzo email: associazioneinsiemex@gmail.com, specificando la richiesta di conferma di lettura. Per gli studenti del Polo Scolastico di Amantea, il termine di scadenza è prorogato al 15 novembre 2026.

    Il bando integrale può essere scaricato dal sito web ufficiale https://www.concorsiletterari.net/bandi/2-concorsonazionale-di-poesia-e-racconto-breve-delicato-ad-arturo-pucci/ o richiesto direttamente all’indirizzo mail dell’associazione.

    Contatti:
    Associazione INSIEME PER… O.D.V.
    Via della Libertà, Palazzo GEFA – Amantea (CS)
    E-mail: associazioneinsiemex@gmail.com

    Curiosità. Le reliquie di San Pacifico ad Aiello Calabro (Cs) e il documento di donazione

    Oggi è il 24 settembre e la Chiesa ricorda San Pacifico Martire. Ma quanti Santi o beati di nome Pacifico esistono? Nel martirologio cattolico ci sono diverse figure di rilievo che portano questo nome: San Pacifico da San Severino (al secolo Carlo Antonio Divini, 1653-1721), sacerdote francescano osservante, le cui memorie e festività liturgica ricorrono proprio il 24 settembre; Beato Pacifico Ramati da Cerano (†1482), francescano e celebre predicatore (celebrato il 4 giugno); Beato Pacifico (†1234), compagno di San Francesco d’Assisi (celebrato il 10 luglio); Beato Pacifico da Valencia (†1936), religioso cappuccino e martire (celebrato il 12 ottobre).

    Ad Aiello Calabro (Cs) esisteva una reliquia di San Pacifico, donata alla famiglia Giannuzzi nel 1739. L’atto di donazione venne trovato e poi consegnato diversi anni fa, all’Archivio di Stato di Cosenza, dal prof. Rocco Liberti. Il cranio con due capelli era custodito nella cappella di S. Francesco di Paola, ad Aiello. Non è dato sapere se esista ancora e dove sia.

    Pubblichiamo, di seguito, il documento, assieme alla trascrizione in latino e con la traduzione in italiano.

    Trascrizione del documento (Autentica di Reliquia)
    Il documento è un tipico attestato di autenticità di sacre reliquie (in formato latino ecclesiastico) emesso dal Vicariato di Roma nel XVIII secolo.

    Fr. JO: ANTONIVS tit. S. Martini in Montibus S. R. E. Presbyter Card. Guadagni, SS. D. N. Papæ Vicarius Generalis, Romanæque Curiae, eiusque Districtus Judex Ordinarius &c.
    Universis, & singulis praefentes nostras litteras inspecturis fidem facimus, & atteftamur, quod Nos ad maiorem Omnipotentis Dei gloriam suorumque Sanctorum venerationem dono dedimus D. Nicolao Giannuzzi, Tropeien. Dioec. Sacrae Canium [Cranium] Sancti Christi Martyris Pacifici, unà cum duobus Cuniculis [globulis/particulis] ex Sanctis D. N. Papæ ex Coemeterio Cyriaci extractis, quæ in capsula seu theca Reliquiaria crystallina affabrè elaborata benè clausa, & funiculo ferico coloris rubej colligata, ac sigillo nostro signata supradicto D. Nicolao Giannuzzi concessimus, eidemque ut praedicta Sacrae Reliquiae apud se retinere, alijs donare, extra Urbem tranfmittere, & in quacunque Ecclesia, Oratorio, aut Cappella publicæ fidelium venerationi, exponere, & collocare valeat in Domino facultatem concessimus, absque tamen Officio, & Missa ad formam Decreti S. Congreg. Rituum edit. die 11. Augusti 1691. In quorum fidem has litteras testimoniales manu nostra subscriptas, nostroque figillo firmatas per infrascriptum Sacrar. Reliquiarum Custodem, expediri mandavimus. Romae ex Aedibus nostris die 28. mensis January Anno 1739.

    (Firma del Cardinale e del Custode delle Reliquie).

    Traduzione in italiano
    Fra [Frate] GIOVANNI ANTONIO, del titolo di San Martino ai Monti, Presbitero Cardinale Guadagni, Vicario Generale di Nostro Signore il Papa, Giudice Ordinario della Curia Romana e del suo Distretto, ecc.
    A tutti e singoli coloro che esamineranno le nostre presenti lettere diamo fede e attestiamo che Noi, a maggiore gloria di Dio Onnipotente e venerazione dei suoi Santi, abbiamo donato al Signor Nicola Giannuzzi, della diocesi di Tropea, le Sacre Reliquie del Cranio del Santo Martire di Cristo Pacifico, insieme a due particelle estratte dal cimitero di San Ciriaco [di proprietà] dei Santi Nostri Signori Papi, le quali [reliquie] abbiamo racchiuso in una capsula ovvero teca reliquiaria di cristallo finemente lavorata, ben chiusa, legata con un filo di seta di colore rosso e sigillata con il nostro sigillo sopra menzionato, e le abbiamo concesse al suddetto Signor Nicola Giannuzzi.
    E nello stesso tempo abbiamo concesso nel Signore la facoltà affinché possa trattenere presso di sé le predette Sacre Reliquie, donarle ad altri, trasmetterle fuori dall’Urbe [fuori Roma] ed esporre e collocare in qualsiasi Chiesa, Oratorio o Cappella pubblica per la venerazione dei fedeli, senza tuttavia l’Ufficio e la Messa, secondo la forma del Decreto della Sacra Congregazione dei Riti emesso il giorno 11 agosto 1691.
    In fede di ciò abbiamo ordinato che queste lettere testimoniali, sottoscritte di nostra mano e confermate con il nostro sigillo, siano spedite per tramite del sottoscritto Custode delle Sacre Reliquie.
    Roma, dalla nostra residenza, il 28 gennaio dell’anno 1739.

    “Materia del tempo. Cinque secoli di pergamene”, all’Archivio di Stato di Cosenza per le Giornate Europee del Patrimonio 2026

    Pergamene antiche, un tempo considerate prive di valore giuridico e riutilizzate per proteggere i volumi notarili, diventano oggi preziose testimonianze di cinque secoli di storia. È questo il tema della mostra “Materia del tempo. Cinque secoli di pergamene”, che sarà inaugurata sabato 26 settembre 2026 all’Archivio di Stato di Cosenza, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, e resterà aperta al pubblico fino al 30 ottobre 2026.

    La maggior parte delle pergamene esposte proviene dal fondo notarile dell’Archivio di Stato di Cosenza. Nel corso dei secoli, questi documenti sono stati reimpiegati come fogli di guardia e coperte per proteggere i protocolli notarili.

    Quella che per i notai era una comune pratica di riuso — riciclare pergamene più antiche, divenute ormai prive di valore giuridico, come coperte per i loro volumi — si rivela oggi per noi un fortunato atto di conservazione.

    Il percorso espositivo propone un significativo repertorio della diplomatica occidentale, attraverso bolle pontificie, lettere patenti, privilegi, atti di compravendita e concessioni.

    La mostra racconta la storia materiale e documentaria delle pergamene: lavorazione, uso e riutilizzo. Un vero “palinsesto di storia, scrittura e potere”, attraverso cui leggere cinque secoli di storia del territorio.

    L’inaugurazione si svolgerà nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), in programma sabato 26 e domenica 27 settembre 2026, con il tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”, sotto il coordinamento del Ministero della Cultura.

    In occasione dell’iniziativa l’Archivio di Stato di Cosenza sarà aperto straordinariamente al pubblico nelle due giornate.


    Invito alle scuole

    Particolare attenzione è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, invitate a organizzare visite didattiche e percorsi educativi dedicati.
    La mostra offre agli studenti un’esperienza concreta di educazione alla storia e alle fonti, permettendo di avvicinarsi al lavoro dell’archivista e alla scoperta dei documenti come strumenti di conoscenza critica.

    Sono disponibili visite guidate su prenotazione pensate per favorire l’apprendimento attivo e la partecipazione degli studenti.

    La memoria, la parola, la scuola

    di Carmelina Sicari

    Certo, è indubbio ormai: la regressione della scuola è divenuta evidente, luogo di fattacci violenti, di aggressione ai docenti, di zuffe e così via. È come se si fosse perduta la memoria dei dibattiti, del sentimento dell’onore di cui parlava Attisani, come se tutto fosse andato alla deriva.

    Soprattutto la memoria.

    La breve favola di Rodari sulla memoria è particolarmente significativa: la volpe escogita il trucco sempre uguale di fingersi morta, e le galline, senza memoria, le si accalcano intorno, e lei le divora tutte. Senza memoria.

    Non basta la storia per coltivare la memoria della lenta e onerosa conquista della civiltà. No, non bastano le date, il contesto: occorre interpretare, comprendere lo spirito del tempo.

    E poi c’è la parola. La parola vince la violenza, ma bisogna coltivarla a lungo e sapientemente. Vir bonus dicendi peritus è l’ideale formativo del mondo classico.

    Nella Pro Roscio Amerino, Cicerone ottiene una paradossale assoluzione in un caso estremo proprio appellandosi a questi due elementi: tradizione e parola. Roscio Amerino viene trovato con il cadavere del padre, ucciso in una camera chiusa dall’interno, ma viene assolto. Nessuno, dice Cicerone, potrebbe avallare un simile delitto, che è delitto innanzitutto contro la memoria della nostra storia. La sua perorazione è così forte che non può che vincere.

    Dobbiamo tornare, nelle scuole, non ad abilità spicciole, ma a queste supreme capacità.

    Oriana Fallaci, vent’anni dopo: la memoria che resiste all’apocalisse

    di Carmelina Sicari

    Alla notizia della possibile estinzione del genere umano a causa del clima impazzito e del caldo straordinario e intollerabile, ci si sarebbe aspettata una qualche reazione, e non una tranquilla indifferenza come è stato di fatto.

    L’anno Mille era stato ben diverso: Carducci ne commenta l’avvento come una profonda liberazione. Il terrore panico aveva dominato in conseguenza della profezia. “Mille, non più mille”: l’alba dell’anno successivo al Mille segnò la fine di un incubo.

    Qui, ora, siamo al netto opposto. “La terra può finire”, diceva Carlo Cassola. Ma resta la memoria, e l’arte.

    Un testimone particolarmente attendibile in questi tempi apocalittici è Oriana Fallaci, che è stata testimone di un’altra apocalisse, quella dell’11 settembre, e ce ne ha lasciato memoria ne La rabbia e l’orgoglio, un testo straordinario, testimonianza della civiltà occidentale e della sua storia.

    A vent’anni dalla sua morte, Oriana Fallaci è più che mai attuale.

    Commemorare Oriana Fallaci sembrerebbe un’operazione inutile di coccodrillaggio, e basta — ma c’è un episodio che mi piace ricordare.

    Gita scolastica in Grecia. Gli alunni mi chiedono con insistenza di visitare il cimitero. Ad Atene.

    “Ma perché?”

    Li accontento.

    E lì, giunti, si precipitano dietro indicazioni dettagliate su una tomba: quella di Panagulis.

    Avevano letto Un uomo, appunto, della Fallaci, e ne avevano tratto un’impressione imperitura e drammatica.

    Un uomo, insieme a La rabbia e l’orgoglio, sono i segni del genio di Oriana, che merita di essere ricordata con gratitudine.

    No, non è sapiens l’uomo di oggi se uccide. Se anima i conflitti è ancora quello della pietra

    di Carmelina Sicari

    Questa constatazione nel titolo del post non elimina la responsabilità di tutti, compresa la nostra. Occorre la prevenzione; occorre la formazione, a mio avviso, focalizzata su due punti: un modulo educativo e uno, per così dire, storico-esistenziale.

    Il primo è quello che Adelchi Attisani, illustre pedagogista ai miei anni universitari, definiva il sentimento dell’onore. Bisogna riprendere questo tema che la cavalleria utilizzò per superare la barbarie dei suoi tempi. Mia madre, nella mia gloriosa infanzia, ci faceva insistentemente leggere I Reali di Francia proprio per questo; anzi, molti ragazzi della mia generazione portavano il nome di Fioravanti, da uno dei protagonisti.

    Ma la dimensione creaturale è più forte e intensa: sentirsi creatura facente parte del creato significa avere un senso di fratellanza e di rispetto verso tutte le altre creature, al pari di San Francesco, che chiamava “sorella” l’acqua e perfino la morte.

    Bisogna anche far presto.

    Il Regno

    di Carmelina Sicari

    Accade in giorni di emergenza climatica che sorga un’angoscia metafisica collegata con memorie ancestrali e l’eco di testi profetici. Per l’appunto, nell’Apocalisse l’avvento del Regno è preceduto da grandi sconvolgimenti climatici, oltre che da guerre, terremoti ed altri segni orrendi che inducono al terrore.

    L’avvento del Regno | Ma cos’è il Regno, quello che invochiamo nel Padre Nostro? Non è un mito, né un fatto letterario. Nell’Apocalisse prevale il senso drammatico della realtà. Ma il Regno è imparentato con un altro testo, quello delle Beatitudini. Non solo quelli che hanno sete di giustizia saranno protagonisti del Regno, ma anche quelli che ora piangono e che saranno consolati, i perseguitati. Il capovolgimento rispetto all’ordine vecchio è totale. Ma la parentela con un altro testo è affascinante, quello di Gioacchino da Fiore che appunto ne tratteggia la fisionomia nella Expositio in Apocalypsim. Se nel testo delle Beatitudini c’è l’anticipazione del Regno nella frase in cui si dicono beati quelli che amano la giustizia perché possederanno la terra, nel testo di Gioacchino la rivisitazione della storia mondiale di tutti i tempi è esplicita ed intensamente drammatica. La storia mondiale è storia di Anticristi che si succedono a partire da Erode per confluire in Nerone ed in tempi recentissimi. Non vi è cenno esplicito alla grande tribolazione da cui nascerà il nuovo ordine, il Regno. Ma la salvezza, il preludio del Regno, ha segni e simboli importanti. Gioacchino da Fiore usava l’ermeneutica, il confronto tra i testi sacri per ricavare la sua profezia; ma l’istanza del Regno, pur confusa, presente nelle preghiere, è l’anelito più forte della cristianità volta al cambiamento radicale. Il ciclo adamitico deve finire, e forse proprio la sua fine è imminente.

    Savuto’s fair per Pino Miniaci, Arte, Memoria e Cultura nella Valle del Savuto

    Dal 28 al 30 agosto 2026 i Comuni di Malito e Grimaldi ospitano la prima edizione della manifestazione promossa da SeminAria culture e dalla famiglia Miniaci-Pizzuti.

    MALITO – GRIMALDI (CS) – Prende il via il 28, 29 e 30 agosto 2026 la prima edizione di “Savuto’s Fair per Pino Miniaci”, una tre giorni di incontri, mostre, reading letterari, musica e trekking artistici a cura dell’associazione SeminAria culture, in collaborazione con la famiglia Miniaci-Pizzuti e sotto la direzione artistica di Pierluigi Pedretti.

    Un gioco di parole tra fiera, equità e memoria
    L’evento gioca volutamente sul doppio senso del titolo in inglese: “Savuto’s Fair” è sia la storica Fiera del Savuto, sia l’affermazione che “Il Savuto è giusto, equo e leale”. Un luogo di incontro e dialogo situato in una delle vallate più ricche di storia e natura della Calabria, teso a coniugare il commercio plurisecolare con i valori della giustizia sociale, della solidarietà e dell’arte. La manifestazione è dedicata alla memoria di Pino Miniaci, artista legato a questi luoghi, nato a Grimaldi e vissuto a Malito.

    IL PROGRAMMA DETTAGLIATO
    Venerdì 28 Agosto – MALITO
    Ore 17:30 – Apertura ufficiale: Presso il Monumento ai caduti (opera di Pino Miniaci) in Piazza del Popolo. Saluti istituzionali del Sindaco di Malito, dott. Franco De Rosa, e di Anna Petrungaro, presidente di SeminAria culture.
    Ore 18:00 – Casa d’artista: Visita allo studio Miniaci in località Petrara di Malito.
    Ore 18:30 – Mostra d’arte e fotografia: Esposizione delle opere di Pino Miniaci, Maria Naccarato e Franco Daddo Scarpino, con introduzione di Ludovica Miniaci e Pierluigi Pedretti.
    Ore 19:00 – Serata Iniziale – “La parola ai poeti”: Presentazione a cura di Antonietta Malito con interventi dei poeti:
    Giuseppe Condorelli (Do funnu di quali notti, Le Farfalle ed.)
    Anna Petrungaro (Gratis et Amore. Poesie erotiche, Efesto ed.)
    Mario Saccomanno (Rimango fedele alla terra, Interno libri ed.)
    Ore 20:00 – Musica open air: Il canto di Mario Saccomanno.
    Ore 20:30 – Buffet di benvenuto: A cura della famiglia Miniaci/Pizzuti.

    Sabato 29 Agosto – GRIMALDI / MALITO
    Ore 09:30 – Matinée a Grimaldi: Saluti del Sindaco ing. Paolo Stilla presso il Palazzo Comunale.
    Ore 09:45 – Percorso d’artista: Trekking urbano nel centro storico lungo La Via Crucis di P. Miniaci. Conduce Antonietta Malito; testi di Pierluigi Pedretti letti da Michele Andronico e Franco Araniti.
    Ore 12:30 – Aperitivo/Rinfresco: Offerto dall’Amministrazione Comunale di Grimaldi presso il Loggione del Palazzo Comunale.
    Ore 17:00 – Sera d’arte e scrittura (Loc. Petrara, Malito): Mostra d’arte e fotografia – La parola agli artisti.
    Ore 18:00 – La parola agli scrittori:
    Presentazione del libro di Francesca Anili (La terra non ha memoria, ilfilorosso ed.) con Michele Andronico. Intermezzo musicale al sax di Emanuele Germanese.
    Presentazione del libro di Mauro F. Minervino (Le strade, la vita, Scholè ed.) con Giuseppe Condorelli e Pierluigi Pedretti.
    Ore 19:30 – Musica & Convivialità: Sax open air di Emanuele Germanese e chiacchiere conviviali con aperitivo.

    Domenica 30 Agosto – GRIMALDI
    Ore 08:00 – Matinée “I luoghi del cuore di Pino Miniaci”: Trekking d’artista con raduno dei partecipanti in Piazza Mancini e partenza verso Monte Santa Lucerna.
    Ore 09:00 – Salita al monte: A piedi verso il monte “sacro” guidati da Rosario Pedretti.
    Ore 12:00 / 13:00 – Colazione al sacco e rientro in paese.
    Ore 18:00 – Serata Conclusiva (Palazzo Municipale): Presentazione del libro “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica” (Rubbettino ed.) di Fabrizio Mollo, archeologo dell’Università di Messina. Dialogano con l’autore Bruno Pino e Pierluigi Pedretti.
    Ore 19:30 – Saluti finali.

    Patrocini e Ringraziamenti
    L’evento è organizzato grazie alla sinergia tra SeminAria culture e la famiglia Miniaci-Pizzuti, con il patrocinio e contributo del Comune di Grimaldi, il patrocinio del Comune di Malito, il supporto logistico della Pro Loco di Grimaldi APS e il sostegno di Mondadori Bookstore (Piano Lago – Mangone).

    Info e Canali Social:
    Instagram: @savutosfair
    Direzione Artistica: Pierluigi Pedretti

    Il peso delle parole: da umili a ultimi, la metamorfosi del riscatto sociale

    di Carmelina Sicari

    Odo nelle cronache di questi giorni parole certo non nuove, ma che assumono un particolare valore, come un potente richiamo.

    L’illusione dell’uguaglianza e i mille volti degli ultimi. Ultimi. Il Papa degli ultimi, e folle grandiose si mobilitano al richiamo che infine riconoscono come cardine dell’umanità. Non dovrebbero esserci ultimi nella scala sociale: è uno dei moniti — rimasto disatteso — della Rivoluzione Francese: Égalité, l’uguaglianza. Ma il termine ultimo è stato nella letteratura edulcorato e travestito con termini più accettabili: umili, vinti, o come i malheureux (gli sventurati, gli infelici).

    Le categorie letterarie e sociali | Gli Umili (Manzoni): di umili si parla per Alessandro Manzoni. C’è un saggio di Angelandrea Zottoli intitolato proprio “Umili e potenti”. In effetti, nel romanzo manzoniano si contrappongono i potenti, alla cui balia vengono abbandonati gli umili: il peso della responsabilità e il giudizio della storia gravano su di loro. Ma gli umili non sono gli ultimi; umile è una categoria religiosa oltre che sociale, che allude a una virtù specifica: l’umiltà.

    I Vinti (Verga): E poi ci sono i vinti. Qui non c’è alcuna aura religiosa. Su di loro — I Malavoglia verghiani, Mastro-don Gesualdo — pende la sorte, il fato. L’ombra del mondo classico si addensa inesorabile e cancella ogni loro sforzo, obbligandoli a una condizione di perenne emarginazione.

    I Malheureux: I malheureux sono invece i protagonisti di una categoria politica, legati alla necessità di un riscatto sociale. «Sont la puissance de la terre» (Sono la potenza della terra). Si può amministrare il potere in loro nome, possono fornire la delega del potere, coprire il vuoto dei poteri tradizionali e legittimare i mutamenti.

    Il ritorno del termine “Ultimi” | Gli ultimi prolungano questo elemento e varcano la soglia della modernità: ci raggiungono. La parola diviene nuova, si rinnova, acquista un nuovo vigore. È capace di emozionare, di interferire con la realtà e di muovere le folle.