Geniale, quando sch-carava…

Amarcord. Da ragazzi, un po’ per goliardia, un po’ perché stando fuori da casa a giocare molte ore ci veniva fame, gli alberi da frutta nei giardini del paese erano meta delle nostra sch-carate. Il termine più o meno significa rubare la frutta di stagione per consumo sul posto ed era tollerata dai padroni degli alberi.
Bei tempi.

Oggi, mi capita spesso di notare, specialmente in questo periodo, alberi di cachi, rangi e mandarini, carichi all’inverosimile, lasciati a marcire, cibo solo per gli uccelli o i cinghiali. A nessuno viene la voglia di scavalcare il muretto, o arrampicarsi, per gustare un bel caco o qualche mandarino.
A me la voglia viene, ma non ho più l’età (non perché non riesco ad arrampicarmi o scavalcare un muretto, ma perché mi potrebbe vedere qualcuno…).
Preferiamo farla marcire la frutta e andarla a comprare al supermercato. Mmah

P. S. Anni fa, in un cortile di una scuola c’erano delle cacumbare che ho mangiato avidamente. E un genitore mi guardava stupito. Sì, perché poi glielo ho spiegato che erano corbezzoli, che costui non conosceva.
Jati bbielli, ja!
Vostro Geniale Adacquacerze amarcordologo


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Pubblicato da

Bruno Pino

Bruno Pino è giornalista, blogger, appassionato di storia locale, fotografo - Cosenza & Aiello Calabro (Cs) - Contatti brunopino66@gmail.com | +39.3495767435

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