Oriana Fallaci, vent’anni dopo: la memoria che resiste all’apocalisse

di Carmelina Sicari

Alla notizia della possibile estinzione del genere umano a causa del clima impazzito e del caldo straordinario e intollerabile, ci si sarebbe aspettata una qualche reazione, e non una tranquilla indifferenza come è stato di fatto.

L’anno Mille era stato ben diverso: Carducci ne commenta l’avvento come una profonda liberazione. Il terrore panico aveva dominato in conseguenza della profezia. “Mille, non più mille”: l’alba dell’anno successivo al Mille segnò la fine di un incubo.

Qui, ora, siamo al netto opposto. “La terra può finire”, diceva Carlo Cassola. Ma resta la memoria, e l’arte.

Un testimone particolarmente attendibile in questi tempi apocalittici è Oriana Fallaci, che è stata testimone di un’altra apocalisse, quella dell’11 settembre, e ce ne ha lasciato memoria ne La rabbia e l’orgoglio, un testo straordinario, testimonianza della civiltà occidentale e della sua storia.

A vent’anni dalla sua morte, Oriana Fallaci è più che mai attuale.

Commemorare Oriana Fallaci sembrerebbe un’operazione inutile di coccodrillaggio, e basta — ma c’è un episodio che mi piace ricordare.

Gita scolastica in Grecia. Gli alunni mi chiedono con insistenza di visitare il cimitero. Ad Atene.

“Ma perché?”

Li accontento.

E lì, giunti, si precipitano dietro indicazioni dettagliate su una tomba: quella di Panagulis.

Avevano letto Un uomo, appunto, della Fallaci, e ne avevano tratto un’impressione imperitura e drammatica.

Un uomo, insieme a La rabbia e l’orgoglio, sono i segni del genio di Oriana, che merita di essere ricordata con gratitudine.


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Pubblicato da

Bruno Pino

Bruno Pino è giornalista, blogger, appassionato di storia locale, fotografo - Cosenza & Aiello Calabro (Cs) - Contatti brunopino66@gmail.com | +39.3495767435

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