La memoria, la parola, la scuola

di Carmelina Sicari

Certo, è indubbio ormai: la regressione della scuola è divenuta evidente, luogo di fattacci violenti, di aggressione ai docenti, di zuffe e così via. È come se si fosse perduta la memoria dei dibattiti, del sentimento dell’onore di cui parlava Attisani, come se tutto fosse andato alla deriva.

Soprattutto la memoria.

La breve favola di Rodari sulla memoria è particolarmente significativa: la volpe escogita il trucco sempre uguale di fingersi morta, e le galline, senza memoria, le si accalcano intorno, e lei le divora tutte. Senza memoria.

Non basta la storia per coltivare la memoria della lenta e onerosa conquista della civiltà. No, non bastano le date, il contesto: occorre interpretare, comprendere lo spirito del tempo.

E poi c’è la parola. La parola vince la violenza, ma bisogna coltivarla a lungo e sapientemente. Vir bonus dicendi peritus è l’ideale formativo del mondo classico.

Nella Pro Roscio Amerino, Cicerone ottiene una paradossale assoluzione in un caso estremo proprio appellandosi a questi due elementi: tradizione e parola. Roscio Amerino viene trovato con il cadavere del padre, ucciso in una camera chiusa dall’interno, ma viene assolto. Nessuno, dice Cicerone, potrebbe avallare un simile delitto, che è delitto innanzitutto contro la memoria della nostra storia. La sua perorazione è così forte che non può che vincere.

Dobbiamo tornare, nelle scuole, non ad abilità spicciole, ma a queste supreme capacità.


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Pubblicato da

Bruno Pino

Bruno Pino è giornalista, blogger, appassionato di storia locale, fotografo - Cosenza & Aiello Calabro (Cs) - Contatti brunopino66@gmail.com | +39.3495767435

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