La “Commissione centrale tutela ambiente montano” (CCTAM), per tramite del proprio gruppo di lavoro “Boschi e Foreste”, ha espresso la propria posizione in merito all’inizio dei lavori per la costruzione della nuova pista da bob. La visione della CCTAM è sposata in pieno dal Club alpino italiano.
Milano, 8 marzo 2024
Un danno grave per quanto riguarda la perdita dei servizi ecosistemici forestali. La “Commissione centrale tutela ambiente montano” ha espresso la sua posizione sull’inizio dei lavori per la costruzione della nuova pista da bob a Cortina d’Ampezzo, cominciati con il taglio di 500 larici.
La visione della CCTAM è sposata in pieno dal Club alpino italiano, che dopo il punto di vista del Comitato scientifico centrale, fa sue anche le parole del Gruppo “Boschi e Foreste” in un documento sul tema. “Il danno reale dell’intervento in corso è dato dal cambio d’uso della superficie che, da bosco con valenze prevalente di protezione dell’abitato, viene trasformato in area semi costruita. Vengono pertanto persi tutti servizi ecosistemici legati alla tipologia forestale presente negli ultimi secoli”.
Il taglio dei larici è stato oggetto anche di una denuncia presentata al Nucleo biodiversità dei Carabinieri di Belluno. L’ipotesi tracciata nell’esposto riguarda il “reato di distruzione di beni paesaggistici e danno ambientale”.
“In sostanza, al di là di ogni valutazione emotiva e morale dell’intervento, va precisato che si sta realizzando una cementificazione che porterà alla sparizione de facto di una area boscata di 2-4 ettari in un contesto sensibile di prossimità di un’area urbana. La scomparsa dei relativi servizi ecosistemici non è immediatamente valutabile ma è facilmente immaginabile che nell’attuale situazione di cambiamento climatico non sia la stessa cosa avere su una pendice di protezione un bosco o una pista da bob”, continuano nel documento.
Al di fuori della pianificazione
Il taglio stravolge la precedente pianificazione forestale confermando che la salvaguardia dell’area boscata non è una priorità. Di conseguenza, è probabile che l’eliminazione di superficie forestale risulti alla fine più estesa di quanto preventivato. Allo stesso tempo, la successiva piantagione di 6.000 alberi non appare realmente compensatoria in quanto non viene specificato né dove verrà fatta né qual è l’obiettivo finale di questa attività.
“Aggressione all’ambiente, cementificazione, attacco a boschi secolari, come in questo caso – in virtù di uno sbandierato sviluppo delle Comunità di montagna – dichiara il delegato all’ambiente del Cai nazionale Mario Vaccarella – non soddisfa i veri standard di sostenibilità ed economia reale dei territori. Località dove occorrono servizi veri e concreti, non opere costose e poco utili (anche per la gestione futura, più volte dichiarata insostenibile), ma investimenti per migliorare la vivibilità dei residenti e delle giovani generazioni, che scelgono di vivere nelle aree montane, anche se in aree ad alta densità turistica ed elitaria. Il Cai si schiera nettamente contrario a queste opere e alle “modalità aggressive” per ottenerle, rimanendo vigile e monitorando i processi, anche con i suoi organi tecnici e insieme ad altre realtà associative attive, con la speranza che si possa prendere piena consapevolezza, a partire dagli uomini e dalle donne di quei territori, con una opposizione democratica più forte e incisiva, chiedendo la giusta trasparenza degli atti e delle azioni”.
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Il Cai condanna il “laricidio” di Cortina d’Ampezzo
“L’azione – ossia il taglio degli alberi – non deve far dimenticare l’intenzione di tale abbattimento”, nota il Comitato scientifico centrale del Club alpino italiano.
Milano, 29 febbraio 2024
Il Club alpino italiano prende posizione sull’inizio dei lavori per la costruzione della nuova pista da bob a Cortina d’Ampezzo, cominciati con il taglio di 500 larici secolari. Lo fa, sposando appieno la visione del Comitato scientifico centrale sul tema, espressa in un articolo che condividiamo qui.
“L’azione – ossia il taglio degli alberi – non deve far dimenticare l’intenzione”, nota il Csc. Infatti, se è gravissima la perdita, in termini di naturalità del territorio e del paesaggio, va pure ricordato che i “parchi a larice” da secoli sono soggetti a tagli per l’utilizzo di legname nell’edilizia e nell’industria del mobile. Tagli però, ben diversi da quello a raso effettuato in questo caso, senza alcun rispetto delle procedure forestali. La questione più importante, è il motivo – l’intenzione – che sta dietro a tale abbattimento.
Il problema vero, è la costruzione dello Sliding Centre di Cortina. Un’opera contro cui si sono espressi in molti, fra comuni cittadini, associazioni e comitati civici, e anche lo stesso Comitato Olimpico Internazionale. Un’opera che, mutuando le critiche mosse dal CIO, è da ritenere intempestiva rispetto al cronoprogramma predisposto per le Olimpiadi invernali 2026, enormemente costosa (verosimilmente poco meno di un centinaio di milioni di euro), non sostenibile quanto al suo mantenimento in futuro, sostanzialmente inutile (vista la disponibilità di altri impianti già funzionanti e considerato il ristrettissimo numero di praticanti delle discipline sportive interessate). Il tutto senza considerare l’ulteriore consumo di suolo (diversi ettari) che l’opera comporta, problematica questa che già vede il Veneto posizionarsi ai primi posti fra le regioni italiane.
“Eppure dovrebbe rappresentare un importante monito il rudere della pista da bob di Cesana Torinese, in Val di Susa, costruita per le Olimpiadi invernali di Torino del 2006 e ormai abbandonata da oltre 16 anni. Ma, evidentemente, anche in questo caso la storia non è magistra vitae. Per alcuni le “strategie di adattamento” ai cambiamenti climatici (meglio: al riscaldamento globale) consistono non già nel perseguire nuove modalità di frequentazione e valorizzazione del territorio e dell’ambiente, di minore impatto e coerenti con le mutate condizioni, bensì nell’investire nuove ingenti risorse pubbliche per continuare ad assicurare, nonostante tutto, le ormai sorpassate modalità di fruizione, anche se ciò comporta l’adozione di soluzioni ancora più impattanti ed energivore”, scrive ancora il Comitato scientifico centrale.
“E nel frattempo… i boschi del Veneto e del Trentino, già devastati da Vaia (ottobre 2018) e ulteriormente feriti dalle piste forestali realizzate per i conseguenti lavori di esbosco, muoiono per la parassitosi da bostrico, la cui pullulazione trova spiegazione certamente nell’enorme quantità di legname a terra a seguito degli schianti provocati da quella tempesta, ma senza dubbio anche nelle mutate condizioni climatiche della montagna – nota ancora – così, l’immagine di sé che prossimamente darà Cortina d’Ampezzo e in genere la montagna veneto-trentina, rischia di essere quella di un territorio alpino pressoché privo di boschi, ma “ornato” da strutture arrugginite di metallo e cemento, a perpetuare il ricordo di tempi ormai irrimediabilmente passati”.
“Il taglio dei larici, non solo sconvolge il paesaggio: in un’epoca in cui gli alberi servono per tirare via l’anidride carbonica dall’atmosfera, noi li tagliamo per progetti insostenibili invece di piantarli. Una follia data dall’antropocentrismo dilagante e becero di cui soffre l’uomo di oggi. Un vero e proprio atto di prepotenza”, ha dichiarato il Coordinatore Attività ambientali, parchi e ASviS Mario Vaccarella.