di Carmelina Sicari
Chi autorizza il recensore a penetrare nel segreto della scrittura di un’opera letteraria? Un modulo critico sostiene che il critico letterario è philosophus additus auctori, filosofo aggiunto all’autore. Cerca il segreto della scrittura, aldilà delle intenzioni dello stesso autore. Indaga le cause, segue come un segugio le tracce, non si fa depistare dall’autore che cerca di eluderne la caccia. Non cade nel gioco di specchi che lo scrittore sapientemente organizza.
ll segreto di questa scrittura di Annarosa Macrì in “Sarti volanti”, edizioni Rubbettino, è contenuto nel mito di Orfeo, il poeta che ammansisce come primum le fiere, e poi cerca di strappare Euridice all’Ade, l’oscuro regno delle ombre unde negant redire quemquam, donde dicono che nessuno è mai tornato. Anche Annarosa Macrì tenta di ammansire le fiere con il canto la musica. La narrazione è anzi concepita come una gigantesca sinfonia con le variazioni nello spartito e nella sua presentazione la voce poetica è presentata con acuti e toni sommessi. Ma le fiere come quelle dantesche che impediscono la vista del colle della salvezza sono tante, sono inconsce talora.
Ci sono due soggetti nella decifrazione di un’opera. Il primo è il critico ma l’autore stesso è il secondo soggetto che diviene a sua volta philosophus additus siibi ipsi, filosofo aggiunto a se stesso.
L’autore posseduto dal sacro fuoco dell’ispirazione vede vivere i suoi personaggi quasi autonomamente. Affrontare le fiere dell’inconscio e rappresentare la vita dei personaggi è prova di grande coraggio. La scrittura necessita di coraggio come la verità, il coraggio della verità. Le forze oscure dell’Ade, affrontate, possono produrre l’incontro con il sé ed è questo che l’autore vuol ottenere ed è questo che il lettore intende carpire.
In crisi di ispirazione l’aspirante scrittrice Amelie, scopre questa elementare verità. Ripiega sul laboratorio di cucito, eredità avita, che diviene incrocio di sarti volanti e di storie, infinite storie.
Il coraggio del lettore sta nell’affrontare queste storie Orfeo deve affrontare e placare le fiere, lo scrittore i fantasmi interiori, il lettore si aspetta un racconto lineare ed una conclusione, si aspetta uno svolgimento in progress di cui nel libro non c’è traccia. Lo spaventa un così gran numero di pagine sul fondamento del detto callimacheo mega biblos mega kakon, un grosso volume un grosso male. Lo scrittore Orfeo evoca un mondo scomparso, l’Ade appunto, il lettore vorrebbe guardare avanti e conquistare l’oblio del passato. C’era una volta esordisce la favola ma qui non c’è un pezzo di legno, né un reame. Soprattutto si aspetta il lettore una morale che è assolutamente qui taciuta. Ma allora perché Orfeo scrive? La narrazione va avanti e indietro, il tempo si riavvolge costantemente su se stesso eppure lentamente il lettore si persuade. Di cosa? Che sta assistendo davvero allo spettacolo della vita, al suo colore, al suo enigma. Orfeo riprende la sua funzione, scende nell’Ade e fa rivivere i morti, come Rosa, la madre di Amelie, Nino, suo fratello e poi tanti tanti altri. Universi riappaiono, il laboratorio del padre ed il suo e luoghi, Parigi, Roma, Cosenza, Reggio.
Come in Proust l’odore della Madeleine spinge a ricreare a ritroso un mondo, così l’asola si apre alle storie, di amore certo quasi tutte ma senza amore,di dolore piuttosto. Forse la storia più bella è quella della madre di Amelie, che ha un amore di lontano per tutta la vita come i poeti provenzali.
La Sigla globale è esplicita, il coraggio, la verità della scrittura che si snoda come una maestosa elegia con le variazioni musicali, e su tutto il dolore dell’amore, degli amori, vissuti ed accettati. I personaggi amano e soffrono. Doloranti si affacciano sulla pagina gridando di dolore e come nel racconto di Cecov, noi piangiamo perché altri non soffrano, dicono. O come la moglie di Trasea Peto: non dolet, non duole, grida dopo essersi trafitta e porgendo il pugnale al marito. Sì forse la morale c’è in questa storia, in queste storie. È quella stoica, un sapore finale di anime e di resistenza.

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