- Preply, la piattaforma globale di apprendimento delle lingue, ha realizzato uno studio sulle lingue in pericolo in tutto il mondo: la Guinea è il Paese con più idiomi a rischio (367). Seguono Papua Nuova Guinea (345) e Indonesia (267);
- L’Italia è al 35° posto, con 21 realtà linguistiche in pericolo o minacciate: spiccano vivaro-alpino, romagnolo e sardo logudorese.

Globalizzazione, spopolamento di alcune aree del pianeta e una predilezione per le lingue che offrono maggiori opportunità: sono tanti i fattori che minacciano la diversità linguistica nel mondo, mettendo a rischio estinzione un numero sempre maggiore di idiomi. Secondo i dati UNESCO, circa il 40% delle popolazioni non ha accesso all’istruzione nella propria lingua madre e il patrimonio di tradizioni e culture, che viene espresso nelle lingue originali, rischia di non essere tramandato alle nuove generazioni. A ribadirlo è anche Preply, piattaforma globale di apprendimento delle lingue, che ha realizzato un nuovo studio dedicato alle lingue a rischio estinzione, individuando i Paesi in cui queste corrono il pericolo di sparire in modo definitivo.
La Top 10 dei Paesi con più lingue a rischio | Il Paese con il numero più alto di lingue minacciate, afferma Preply, è la Guinea, che ne conta 367. Seguono la Papua Nuova Guinea, con 345 lingue a rischio, e l’Indonesia, dove se ne contano 267. Il 4° posto della classifica è occupato dall’Australia che, con un totale di 231 idiomi in pericolo, è anche il Paese con il più alto numero di lingue considerate “in pericolo critico”, ben 133. Al 5° posto c’è l’India, con 201 lingue minacciate; Brasile e Cina occupano la 6ª e la 7ª posizione con 180 e 147 lingue a rischio, seguite da Niger (146) e Nigeria (142). A chiudere la sfortunata Top 10 stilata da Preply sono gli Stati Uniti d’America, con 124 lingue minacciate. Tra queste, ad esempio, il Lakota: un tempo lingua principale della tribù di nativi americani conosciuta come Teton Sioux, oggi è parlata correttamente da appena 2.000 persone.
Le lingue italiane in pericolo | L’Italia rientra tra i 50 Paesi con le lingue più minacciate, occupando il 35° posto della classifica globale, con 21 realtà linguistiche da tenere sotto controllo. Lo studio di Preply segnala in particolare il vivaro-alpino, dialetto della lingua occitana diffuso in Calabria a Guardia Piemontese (CS) e in alcune valli occitane del Piemonte: parlato solamente da 200.000 persone è incluso tra le lingue “in pericolo”. Questo dialetto è parlato anche in Francia nella regione del Velay, nel nord del Vivarais e nel sud del Delfinato. Tra le lingue “minacciate” ci sono invece il romagnolo, dialetto gallo-italico proprio della Romagna e delle Marche Settentrionali, parlato da 1,5 milioni di persone, e il sardo logudorese, parlato da circa 500.000 persone. Il romagnolo è stato a lungo studiato dal linguista austriaco Friedrich Schürr (1888-1980), al quale oggi è dedicato l’omonimo istituto in provincia di Ravenna che si occupa proprio della tutela e della valorizzazione del dialetto. Il sardo logudorese, invece, è la parlata più conservativa della lingua sarda ed è diffusa nella zona della Barbagia, in buona parte dell’area di Capo di sopra dell’Isola e nelle isole linguistiche di Luras e Olbia.
Come salvare le lingue dall’estinzione secondo Preply | Diventa quindi sempre più urgente attivarsi per salvare le lingue in pericolo o in via di estinzione: per questo Preply indica le azioni che possono contribuire a proteggere o riportare in vita una lingua. Più di ogni altra cosa, è essenziale la proattività: le popolazioni di madrelingua sono quasi sempre in fase di invecchiamento ed è quindi necessario spronare le generazioni più giovani aiutandole a non perdere la fluidità nel parlato. Ci sono poi iniziative che possono essere di grande aiuto: informarsi sulle lingue a rischio nella propria zona e sostenerle, offrendo tempo e risorse economiche ai progetti di conservazione, oppure dedicarsi ad impararne una nuova. Quando il luogo di residenza è diverso da quello di origine, invece, i genitori madrelingua possono trasmettere ai propri figli e al resto della famiglia le lingue di entrambi i Paesi. Istituti scolastici ed enti governativi possono poi avere un ruolo cruciale, proponendo ad esempio piani formativi e corsi extracurriculari o finanziando programmi di sostegno collegati alle lingue più a rischio e alla loro rivitalizzazione.
Lo studio completo di Preply, con ulteriori curiosità legate alle lingue in via di estinzione, è disponibile a questo link:
https://preply.com/it/blog/sos-ecco-le-lingue-che-rischiano-di-scomparire/
Metodologia | Preply ha realizzato lo studio a partire dai dati dell’Endangered Languages Project, evidenziando le seguenti categorie: a rischio; vulnerabile; minacciata; in pericolo; gravemente in pericolo; in pericolo critico; in rinascita; non attiva; sconosciuta. Preply ha inoltre analizzato in modo più approfondito alcune regioni specifiche per raccogliere dati sulle lingue autoctone e sulle tendenze globali. Una serie di fattori rende difficile ottenere numeri esatti per ogni lingua a rischio, dato che nella maggior parte dei Paesi i dati dei censimenti vengono raccolti solo ogni 10 anni (in altri i Paesi la frequenza è ancora minore o non esiste un processo di censimento formale). In alcuni casi sono state incluse informazioni aggiuntive provenienti da fonti governative locali, laddove i dati erano disponibili con una frequenza superiore a quella decennale.
Chi è Preply | Preply è una piattaforma per l’apprendimento delle lingue online, che mette in contatto più di 32.000 insegnanti per 50 lingue con centinaia di migliaia di studenti in 180 Paesi in tutto il mondo. Grazie al matching tra studente e insegnante, suggerito da un algoritmo di machine-learning, il docente selezionato è in grado di creare piani di lezioni personalizzati sulla base del budget, della disponibilità e delle conoscenze pregresse dello studente. Preply è stata fondata nel 2012 da Kirill Bigai, Serge Lukyanov e Dmytro Voloshyn, tutti e tre di origini ucraine. Oggi l’azienda ha sede negli Stati Uniti ma conta oltre 400 dipendenti di 58 diverse nazionalità in 30 paesi tra Europa, USA, Africa, Asia e America Latina.
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