
dipinto dell’artista francese François Gérard
di Carmelina Sicari
Si è tornato a parlare dell’epopea napoleonica in occasione del film appena uscito. In realtà non si è mai smesso di parlarne ed a ragione. Tale è l’impronta che il Corso ha lasciato nella storia e non solo militarmente. Non si è però mai tentato di risolvere l’interrogativo lasciato come sospeso dal Manzoni ne Il cinque maggio. Fu vera gloria? Manzoni aggiunge: Ai posteri l’ardua sentenza. Ma i posteri tale sentenza non l’hanno mai pronunciata. È difficile farlo nella modernità che ha perso completamente il senso della gloria. Infatti essa non coincide con il consenso né con il successo che sono i parametri fondamentali dell’attualità. Manzoni aveva dato una risposta nella poesia contrapponendo all’epopea napoleonica un’altra epopea: quella religiosa. Bella immortal, benefica fede ai trionfi avvezza. Scrivi ancor questo […]. L’epopea napoleonica è descritta nella poesia con un’intensità ed un’efficacia impareggiabili. Il lampo dei manipoli, l’onda dei cavalli, il concitato imperio ed il celere ubbidire hanno un corrispettivo nella vastità dello scenario. L’azione di Napoleone va dal Manzanarre al Reno, ma la sua rapidità è prodigiosa. Di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno. Mai versi furono così rapidi ed agili se non in qualche ottava dell’Ariosto. La brevitas si unisce alla rapidità suprema categoria letteraria così come indica Calvino in Lezioni americane. Eppure si ha la sensazione che il poeta aumenti le qualità dell’opera napoleonica per rendere più forte ed evidente il trionfo della fede a cui il grande condottiero alla fine nell’esilio di Sant’Elena si arrende. La sua sanguinosa orma, il segno di immensa invidia e di pietà profonda saranno riscattate dalla fede. Per Manzoni non fu vera gloria. Ma allora in che cosa essa a proposito di Napoleone può consistere? Viene in mente subito la battaglia e la vittoria folgoranti dei Tre imperatori, Austerlitz appunto, quella esaltata dallo scrittore Gallo che titolò un volume della sua opera su Napoleone, Il sole di Austerlitz. Lì si sono confrontate due visioni del mondo, l’ancien regime e le nouveau, il nuovo. Lí Napoleone tentò di realizzare il progetto di unità europea, lì davvero in gioco ci furono le sorti del mondo. Come nella battaglia di Isso in cui Alessandro Magno umiliò Dario terzo e pensò che il suo progetto di unità tra Asia ed Europa potesse compiersi. Lui, il discepolo di Aristotele, il lettore appassionato di Omero. E così con Omero evochiamo il mondo greco che ben conosceva il senso della gloria. Essa non stava nella conquista ma nel coinvolgimento di tanti, di tutti, nella coralità. La gloria è quella dei caduti alle Termopili. Lo dice con chiarezza Simonide di Ceo. Ed allora? Napoleone come Alessandro Magno è un trascinatore della gioventù. Sotto il suo impulso generazioni seguirono il suo esempio. Egli non solo, come dice Croce, divenne il sacerdote della libertà, ma fu il modello per i giovani. Nei dodici sonetti del Carducci esaltà il valore di tutta una generazione formatasi nella Rivoluzione francese. È la generazione napoleonica. Carducci ha peraltro sempre rifiutato il giudizio di essere esaltatore della Rivoluzione francese perché in realtà individua il senso della gloria. Egli mostra cosa possa la natura umana e quale ne sia il valore quando a terra non batte le ali. Come l’Ulisse dantesco Napoleone disse col suo esempio la virtù ed il valore possibili, quando l’uomo non si attarda a viver come bruto. Il suo esempio sarà seme delle lotte per la libertà del Risorgimento.
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