Lunga Notte delle Chiese 2026. Il “putridarium” di San Domenico a Cosenza

Per la Notte delle Chiese 2026, il 5 giugno, a Cosenza, abbiamo potuto accedere allo “scolatoio” di San Domenico, sotto il Complesso Monumentale di Piazza Tommaso Campanella. Si tratta di un putridarium (o camera funeraria di scolo) sotterraneo, risalente al XIII secolo, un ambiente ipogeo utilizzato in passato per la scolatura e il disseccamento – per 12/24 mesi – dei corpi dei frati defunti, prima di essere sepolti.

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Per approfondimenti, a seguire, linkiamo i post di Esplorazioni Cosentine e Mistery Hunters.

San Geniale 3 maggio 2026 | Una foto di repertorio

San Geniale Martire Patrono di Aiello Calabro

Oggi, prima domenica di maggio, ad Aiello Calabro si festeggia il Patrono, San Geniale Martire. Per impegni vari, non siamo andati in paese e pertanto non possiamo postare la consueta rassegna fotografica e/o video. Riproponiamo un’immagine del Martire, di qualche anno fa. Viva sempre San Geniale!

Aiello Calabro. San Geniale 2026, il programma della festa religiosa e civile

La comunità di Aiello Calabro si appresta a vivere il suo momento identitario più forte: la festa del Santo Patrono, San Geniale Martire, che culminerà domenica 3 maggio 2026. Un appuntamento che non è solo una ricorrenza religiosa, ma un vero e proprio “ritorno alle origini” per un paese che custodisce con orgoglio le spoglie di uno dei 24 “corpi santi” presenti in Calabria.

Una Storia che dura dal 1668
Come documentato nelle ricerche storiche, il culto di San Geniale ad Aiello ha radici profonde. Il martire, un giovane testimone della fede ucciso sotto le persecuzioni di Diocleziano (III secolo), giunse ad Aiello il 26 luglio 1667 grazie all’intercessione della famiglia Cybo. Tuttavia, fu la prima domenica di maggio del 1668 che il Vicario Generale di Tropea, verificati i sigilli della cassetta contenente le reliquie e l’ampolla del sangue, lo proclamò ufficialmente Patrono. Da allora, ogni prima domenica di maggio, Aiello rinnova questo legame indissolubile.

Il Programma Religioso: Il Rito del Cero e delle Chiavi
Le celebrazioni – secondo il programma reso noto dal parroco sac. don Jean Paul Mavungu – entreranno nel vivo con il Novenario (dal 24 aprile al 2 maggio) presso la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Il cuore della festa sarà domenica 3 maggio:

Ore 11:00 (Piazza Plebiscito): Solenne Celebrazione Eucaristica durante la quale il Sindaco, Luca Lepore, rinnoverà il rito dell’offerta del cero votivo e delle chiavi urbiche. Si tratta di un gesto che affonda le radici nel 1783, quando la comunità invocò la protezione del Santo contro il terribile terremoto che colpì la Calabria.

A seguire: La processione per le vie del paese. La pregevole statua lignea settecentesca, che custodisce alla base le reliquie del Santo, attraverserà i quartieri storici accompagnata dai fedeli e dalle note della Banda Musicale “M. Aloe” di Amantea.

Tradizioni e Folklore: I Damaschi e i “Palloni”
Il percorso processionale sarà impreziosito dall’esposizione dei Damaschi dai balconi, un omaggio visivo di rara bellezza che colora il centro storico. Ma l’attesa è tutta per il tradizionale volo dei palloni (piccole mongolfiere di carta realizzate artigianalmente), curato dalla Pro Loco, un gesto simbolico di devozione che si alza nel cielo limpido di maggio.

I Festeggiamenti Civili
Dopo la Messa di Ringraziamento delle ore 17:00, la festa si sposterà in Piazza Santa Maria (dalle ore 18:30) per il programma civile:

Gastronomia e Artigianato: Stand dedicati ai prodotti tipici locali e all’artigianato d’eccellenza.

Musica: Il concerto della Sway Band e il gran finale con lo spettacolo dei fuochi pirotecnici.

La festa di San Geniale rimane un punto di riferimento per l’intero comprensorio del Basso Tirreno Cosentino, una testimonianza di come la memoria storica, difesa e divulgata attraverso studi e documenti, possa ancora oggi unire una comunità sotto il segno della propria identità.

824° anniversario della morte di Gioacchino da Fiore. Ottava edizione dei Cammini da Pratopiano a Canale di Pietrafitta

Aiello Calabro (Cs), paesaggio, storia e cultura. Post scriptum, S. Maria in restauro (finalmente)

Per la giornata del paesaggio del 14 marzo 2026, uno sguardo ad Aiello Calabro (Cs), paese tra i paesi più belli d’Italia (il termine borgo non ci piace).
Foto di repertorio scattata dal castello.

Album foto
di repertorio

P.s. Siccome non ne avevamo dato notizia sul blog (‘a capu), segnaliamo che la chiesa di S. Maria Maggiore è attualmente in restauro conservativo, come si può leggere dalla foto del cartello sotto. Le funzioni religiose, da qualche giorno, sono spostate nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano.

Cariati, presentazione del volume di don Gaetano Federico sulla storia della Diocesi

Si annuncia un incontro molto interessante quello di giovedì 19 febbraio 2026 nella Concattedrale di Cariati, per la presentazione in anteprima nazionale dello studio di don Gaetano Federico sulla Diocesi di Cariati. Don Gaetano non è nuovo a pubblicazioni storiche su momenti e aspetti dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati; il nuovo testo, edito dalla casa editrice Progetto 2000 di Cosenza affronta la storia dell’ex Diocesi di Cariati, la cronotassi dei suoi vescovi e alcune pagine sulle figure di santità di ieri e di oggi.
Alla manifestazione oltre all’autore, all’editore Demetrio Guzzardi, interverranno la dirigente scolastica Sara Giulia Aiello, il prof. Antonio De Nardo, le conclusioni sono affidate all’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Maurizio Aloise.
Il saggio di don Gaetano Federico sulla Diocesi di Cariati, parte dal 1437, quando la principessa Covello Ruffo fa un’istanza a papa Eugenio IV per elevare a Cattedrale e a sede di una nuova diocesi la chiesa di San Pietro a Cariati; il decreto arriva il 27 novembre; il pontefice unisce questa nuova diocesi con quella di Acherentia (Cerenzia) che era stata fondata ai tempi dei normanni. Alcuni dei vescovi che hanno retto la diocesi sono passati alla storia, per il loro impegno: mons. Giovanni Sersale (1506-1512) viene ricordato per aver presieduto le sessioni del Processo Cosentino per la canonizzazione di San Francesco di Paola; mons. Giovanni Carnuti (1535-1545) che fu fatto prigioniero durante l’incursione del corsaro Barbanera e che morì in condizione di schiavitù ad Algeri. Sempre nel Cinquecento, vescovo di Cariati fu il milanese mons. Alessandro Crivelli (1561-1568), amico di San Carlo Borromeo, che fu creato cardinale nel 1565 e tre anni dopo fu trasferito a Roma. Agli inizi del Seicento sulla cattedra di Cariati, il papa volle, un frate francescano mons. Filippo Gesualdi (1602-1619) che visse e morì in odore di santità; è da ricordare inoltre l’episcopato di un “rampollo” di casa Gonzaga, Francesco (1633-1657) che lasciò sull’arco del portone di ingresso al Seminario – da lui fondato – il suo stemma episcopale in pietra. Sul finire del Seicento per 24 anni a Cariati ci fu mons. Gerolamo Barzellino (1664-1688) che ampliò il palazzo vescovile e fece murare una lapide con il suo nome che tra l’altro dice: “perchè il reato della dimenticanza in futuro non ci sia”. Per il Settecento un vescovo che ha fatto parlare di sè, è mons. Felice Antonio D’Alessandria (1792-1802) che nel cosentino fu il braccio destro del cardinale Ruffo durante l’impresa della Santa Fede. Nel corso del tempo, altri territori verranno uniti dalla Santa Sede a Cariati; nel 1818 con la bolla “De utiliori” alla Diocesi di Cariati si uniranno quella di Strongoli e di Umbriatico. Il Novecento sarà caratterizzato da tante novità, con la presenza di un vescovo sociale: mons. Giovanni Scotti (1911-1918 e poi 1927-1930), e di un vescovo molto caritativo: mons. Eugenio Raffaele Faggiano (1936-1956). Gli anni Settanta videro alcune soluzioni: dal 1967 al 1979 la diocesi fu guidata dall’arcivescovo di Santa Severina e Crotone; poi dal 1979 al 1986 dall’arcivescovo di Rossano; infine con il decreto “Instantibus votis” l’unificazione “in perpetuum” con l’arcidiocesi di Rossano, divenendo la Chiesa diocesana di Rossano-Cariati. Una storia lunga quasi 500 anni che meritava di essere conosciuta e tramandata.
Dalla presentazione di mons. Maurizio Aloise, arcivescovo di Rossano-Cariati: «Il valore di una cronotassi non si esaurisce in un mero elenco cronologico: essa costituisce una vera e propria trama nella quale si intrecciano le vicende di uomini scelti da Dio per guidare il suo popolo. Questa successione episcopale, oltre a essere fondamento per lo studio storico e teologico, contribuisce a rafforzare l’identità della Chiesa locale, rendendo visibile la continuità della sua missione nel tempo. È memoria viva, che unisce passato e presente; è segno concreto di appartenenza, che ci aiuta a leggere le trasformazioni della nostra comunità alla luce del Vangelo e della guida dei suoi pastori».

L’AUTORE: Gaetano Federico è nato a Rossano (Cs) l’8 giugno 1972. È sacerdote dal 1998 dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati; dal settembre 2023 è parroco della Concattedrale San Michele Arcangelo e di San Cataldo a Cariati. Direttore dell’Archivio storico diocesano e della Biblioteca arcivescovile “Santi Nilo e Bartolomeo”. Laureato in Scienze storiche all’Università della Calabria; diplomato in Archivistica presso l’Archivio apostolico Vaticano. Licenza in Teologia morale sociale con indirizzo bioetico all’Istituto Teologico Calabro “San Pio X” di Catanzaro. È ricercatore in Teologia pastorale alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale “Sezione San Tommaso” di Napoli. È giornalista pubblicista, collabora con diverse testate e periodici. È socio della Deputazione di Storia patria per la Calabria. Ha già pubblicato numerosi volumi; con l’Editoriale progetto 2000: Matteo Saraceno. Da frate minore osservante ad arcivescovo di Rossano (2017); Antonio Ciliberti il vescovo della corresponsabilità (2018); Arcidiocesi di Rossano tra Oriente e Occidente. Dalle origini alla fine del rito greco: VII-XIV secolo (2020).

15 febbraio 1926 muore Piero Gobetti

Giorno della Memoria 2026. Una pietra d’inciampo a Parma per il partigiano Geniale Bruni

Per il Giorno della Memoria 2026, a Parma, sarà ricordato con la posa di una pietra d’inciampo il partigiano Aiellese Geniale Bruni.
Un occasione per ricordare i tanti partigiani meridionali che hanno preso parte alla Resistenza parmense e che, per questa scelta, hanno pagato con la vita. Alla cerimonia del 27 gennaio 2026 sono stati invitati i parenti del partigiano.
L’iniziativa è a cura del Comune di Parma – Settore Cittadinanza Attiva e Partecipazione e ISREC Parma in collaborazione con Archivio Storico Comunale e Parma Infrastrutture.

Il programma
Martedì 27 gennaio
Dalle 9.30 – Cerimonia ufficiale e posa di nuove pietre d’inciampo:
9.30: Angelo Battei, via Nazario Sauro 5
10: Emilio degli Andrei, borgo Onorato 8
10.20: Geniale Bruni, borgo Bernabei angolo via d’Azeglio
10.40: Annibale Visconti, via Solari 17

Fonte notizia | Comune di Parma e Parmadaily

Per informazioni sul partigiano ==> Geniale Bruni | Dizionario biografico della Calabria Contemporanea curato dall’ICSAIC

La Platea dei Beni di Sant’Antonio Abate, antica parrocchia ubicata nel Rione Valle ad Aiello

Ajello – Disegno serie Cybo, (Archivio di Stato di Massa)
Sant’Antonio Abate – chiesa di S. Domenica, Longobardi

Da quando ho scoperto che ad Aiello, nel Rione Valle, esisteva una parrocchia intitolata a Sant’Antonio Abate — il santo che la Chiesa celebra il 17 gennaio — questo frammento di storia locale, oggi quasi del tutto dimenticato, ha iniziato a incuriosirmi sempre di più. È facile immaginare che, secoli fa, proprio ad Ajello questa data fosse vissuta come una vera giornata di festa. Sant’Antonio Abate, padre del monachesimo cristiano, era ed è il protettore degli animali domestici, del bestiame e del lavoro dei campi: una figura centrale per una comunità come quella del Rione Valle, abitata in prevalenza da contadini. Lo confermano anche le fonti fiscali dell’epoca, come le rivele del Catasto onciario, dove ricorrono spesso cognomi legati a famiglie rurali — i numerosi “Pino” ne sono un esempio eloquente.
Di quella chiesa parrocchiale, attiva tra il XVI e il XVIII secolo e dedicata appunto a Sant’Antonio Abate, oggi non resta alcuna traccia visibile nel tessuto urbano. Nessun muro, nessuna iscrizione, nessun segno che ne indichi l’antica presenza. Eppure la memoria non è andata completamente perduta: a salvarla dall’oblio è rimasta la Platea dei beni, un documento prezioso che continua a raccontarci, in silenzio, l’esistenza di una comunità, della sua fede e del suo quotidiano rapporto con la terra.

La Platea della Chiesa di S. Antonio Abate di Aiello (documento conservato presso l’Archivio di Stato di Cosenza) registra, tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo, l’insieme dei beni immobili, delle rendite e degli obblighi religiosi appartenenti alla chiesa.
Il patrimonio è composto da terreni agricoli, vigne, case, orti e censi, concessi a privati in cambio di pagamenti in grano o denaro. Molti beni sono gravati da obblighi spirituali (messe, lumi, manutenzione di cappelle).
La documentazione attesta un possesso stabile, riconosciuto dalle visite pastorali e confermato ufficialmente nel 1723, con divieto di alienazione senza autorizzazione ecclesiastica.

Tra i toponimi principali e ricorrenti che troviamo: Aiello (luogo centrale della Platea, sede della chiesa di S. Antonio Abate e delle rendite); Pietramala (località e cappella dotata di rendita); Pietra Bava (bene fondiario), ecc. E poi S. Martino di Aiello; S. Michele d’Aiello; S. Nicola d’Aiello, ecc. E ancora: SS. Sacramento, S. Maria di sopra, S. Maria di sotto, S. Giuliano, S. Lorenzo, S. Pietro, S. Biagio, ecc. ecc.

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Qui di seguito, in aggiunta a questo post, un brano del “Viaggio” nell’Aiello del 1753, relazione del 2013 di Sergio Chiatto, pubblicato nell’Antologia “Aiello ad Litteram” alle pagine 104-5, che parla del rione aiellese più antico.
(vedi anche https://brunopino.it/2025/08/22/il-rione-valle-ad-ajello/)

Valle, l’ho già detto, appare il quartiere a più alta concentrazione di abitanti in questo momento storico (ripeto che siamo nel 1753 e che il dato è tratto dalla consultazione di rivele e spogli afferenti al coevo Catasto Onciario di Aiello). I 361 individui che vi abitano con certezza, suddivisi negli individuati 74 fuochi, con una media, perciò, di 4,88 componenti per nucleo familiare, vivono quasi tutti di agricoltura. Agricoltori, dunque, ma anche custodi di animali, massari e molinari: in definitiva, tutto un mondo rurale, che alla Valle importa il 74 % ed oltre dei suoi capifamiglia, ove spiccano, per numero di occupati, quelli dal cognome Pino: una decina almeno, uno dei quali, Francesco, di soli 14 anni, è il più giovane capofuoco del paese. Anche due delle cinque donne del quartiere con famiglia propria sono Pino: Virginia e Ippolita, quest’ultima di 46 anni, figlia di Giovanni che di anni ne ha 100, un altro primato. Due falegnami, due barbieri, un sarto e un fabbro formano il corpo degli artigiani del rione. Il Regio Notaro Gennaro Serra ed il “nobile” Don Giuseppe De Liguoro, nella sua casa di dieci camere, con bassi, cortile, stalle e giardinetto attaccato, sono i due benestanti del vicinato.
I sacerdoti Don Muzio Giuliani, Don Geniale Buffone ed il suddiacono Don Domenico Civitelli (gli ultimi due, beneficiati, rispettivamente, dell’Altare di Santa Caterina del casale di Terrati e della locale cappella di Sant’Antonio Abate), ne costituiscono il Clero. Altro individuo, con celesti … agganci, deve essere quel tale Lorenzo Gallo, «figlio della Madonna» (ma Gesù non fu unigenito?!), il quale sembra anch’egli dimorare nella Valle, nella casa che Don Paolo Viola gli concede “per carità”. (Sergio Chiatto)

Fuori campo, il cinema come dimora | Aiello Calabro 30.11.2025

𝗙𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗼 𝟱, 𝗶𝗹 𝗖𝗶𝗻𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗗𝗶𝗺𝗼𝗿𝗮
𝐋𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, il video realizzato per la tappa di Palazzo Cybo Malaspina, realizzato da Cristiano Videographer, all’anagrafe Francesco Cristiano.
Un ritratto intimo di Aiello Calabro costruito attorno a tre soggetti. Due figure che raccontano la storia e la memoria, con i proprietari del Palazzo che invece raccontano i loro ricordi.
Il corto documentaristico, intreccia ricerca, testimonianze orali e immagini del paese per restituire storia, bellezza e la tenace continuità tra passato e presente.
Intimo, contemplativo, sensoriale.

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Fuori Campo 5 chiude ad Aiello Calabro un’edizione dedicata al legame tra cinema e dimore storiche

Con l’appuntamento ad Aiello Calabro si è conclusa la quinta edizione di Fuori Campo, il progetto itinerante ideato da Rete Cinema Calabria e dedicato alla valorizzazione del cinema italiano d’autore e delle dimore storiche regionali. Tema di quest’anno, “Il Cinema come Dimora”, ha inteso esplorare il legame profondo fra gli spazi filmici e la narrazione cinematografica, offrendo un percorso di riscoperta delle principali Dimore Storiche della Calabria riconosciute dal Ministero nei percorsi nazionali del patrimonio italiano.
Un itinerario iniziato il 7 novembre a Cosenza, a Palazzo Grisolia, proseguito il 22 novembre ad Acconia di Curinga, nella splendida Villa Cefaly Pandolphi, e conclusosi il 30 novembre ad Aiello Calabro, presso il suggestivo Palazzo Cybo Malaspina. Qui, la giornata finale si è aperta con una visita guidata del borgo condotta dal giornalista Bruno Pino, seguita dall’accoglienza della vice sindaca Olga Terranova e di Anna Tasselli, rappresentante della famiglia proprietaria della dimora, che hanno sottolineato il valore culturale e sociale di questi luoghi come depositi di memoria collettiva.
Tra architettura, arte e riflessioni cinematografiche
Durante l’incontro è stato proiettato in anteprima il video-racconto “Le Stanze del tempo” di Francesco Cristiano, un cortometraggio che intreccia ricerca, testimonianze e immagini per restituire il ritratto di un borgo che vive sospeso tra passato e presente. L’opera ha rappresentato una sintesi poetica della filosofia del progetto: dare voce ai luoghi e alle persone che custodiscono la memoria viva del territorio.
A seguire, l’intervento della storica dell’arte Giuseppina De Marco, docente all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, ha offerto un originale parallelismo tra architettura e cinema, con la relazione “Trame diegetiche tra Architettura e Cinema”, in cui ha messo in luce la bellezza e la genialità che accomunano due linguaggi artistici differenti ma complementari.
Con la stessa intensità, Carlo Fanelli, docente di Discipline dello Spettacolo all’Università della Calabria, ha presentato il volume “Pasolini e la Calabria”, raccogliendo episodi, riflessioni e testimonianze sul rapporto del poeta con la regione: dalla sua partecipazione al Premio Crotone negli anni ’50 alle descrizioni del territorio nel reportage “La lunga strada di sabbia”, fino ai ricordi legati alle riprese de “Il Vangelo secondo Matteo”.
Cinema al femminile e nuove narrazioni calabresi
La tappa conclusiva ha ospitato anche la giornalista Paola Abenavoli e l’attrice Agnese Ricchi, interprete e produttrice del documentario “Kalavrìa” (2024), diretto da Cristina Mantis, vincitore del Vesuvio Award – Nuovo Cinema Italia al Napoli Film Festival. Girato interamente in Calabria, il film racconta un viaggio tra mito e realtà, attraverso lo sguardo di un moderno Ulisse – interpretato da Ivan Franek – che riscopre una terra sospesa tra leggenda e quotidianità.
La regista, intervenuta in collegamento video dall’estero, ha spiegato di aver voluto rappresentare “l’altra Calabria, quella del mito, della storia e delle radici profonde”, ispirandosi agli studi di Armin Wolf sul legame tra Ulisse e il territorio calabrese.
La sala, gremita e partecipe, ha seguito con attenzione l’intero evento moderato da Ernesto Orrico, con il supporto tecnico di Antonio Giocondo e Antonio Cuda, e la presenza di Ivana Russo, presidente di Rete Cinema Calabria.
Nel suo intervento finale, Russo ha espresso gratitudine verso i proprietari delle dimore storiche e lo staff, sottolineando come “ogni tappa abbia permesso di scoprire luoghi straordinari e rafforzare il legame con la nostra regione”.
Sostenuta dalla Calabria Film Commission, dalla Fondazione Carical e da BCC Mediocrati, la rassegna “Fuori Campo 5” si conferma così un appuntamento di rilievo per il cinema d’autore e per la promozione del patrimonio culturale e paesaggistico della Calabria.