“Il cardinale Ruffo e la straordinaria avventura del 1799” di Caridi. Una recensione di Carmelina Sicari

Giuseppe Caridi, storico di grande vaglia, presidente della Deputazione di storia patria di Reggio Calabria, dedica alla figura del cardinale Fabrizio Ruffo un interessante saggio apparso ora per la Rubbettino, con ampia e nuova documentazione e con una notevole capacità narrativa che riesce a conquistare il lettore medio.
Fabrizio Ruffo si mise a capo della controrivoluzione dopo il 1799, in nome della Santa Fede. A favore del Borbone riunì un esercito mentre i patrioti libertari venivano giustiziati ed altri come Vincenzo Cuoco finivano esuli. Figura controversa è stato da sempre oggetto di analisi e di giudizi contrastanti. L’interrogativo fondamentale si aggira intorno al suo ruolo ed alla definizione conclusiva. Eroe o antieroe? La rivoluzione napoletana ha avuto un cultore, Gaetano Cingari con il volume fondamentale, Giacobini e sanfedisti, opera straordinaria per acume storico. Ma ancor prima, Vincenzo Cuoco ci ha lasciato un saggio classico ormai. Nella biografia manzoniana vengono ricordati gli incontri con l’esule napoletano dell’autore dei Promessi Sposi. Giuseppe Caridi è consapevole della lunga ed importante schiera degli studiosi che l’hanno preceduto. Certo, la figura del cardinale a capo dei Lazzaroni ha un fascino straordinario ma corre tra le righe del saggio di Caridi un’altra impressione. Che il Sud in qualche modo abbia trovato nell’azione del cardinale un ruolo inusitato e straordinario. Ogni azione di rinnovamento sembra partire dal Sud. Dal Sud i Normanni tentavano di costruire uno stato unitario e dal Sud Garibaldi con la sua spedizione riuscì nell’intento da altri fallito. Campanella sognava proprio far partire dal Sud la lotta di liberazione dalla Spagna. Ne era consapevole Fabrizio Ruffo? Proveniente da un ramo secondario della nobile famiglia che aveva il suo centro principale in Bagnara, egli certo sogna di riportare a grandezza la sua dinastia che tuttavia non ha statura e vocazione guerriere. Eppure viene definito condottiero. La repubblica partenopea deve anche a lui, se non soprattutto a lui, la sua tragica fine. Giuseppe Caridi può definirsi, senza con questo intendere una limitazione, storico meridionalista. La sua opera, La Calabria dai Normanni ai Savoia, è davvero importante per la regione. Lo studio del Cardinale si aggiunge ad essa come pietra miliare.


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