di Carmelina Sicari
Sì, apre a Torino il Salone del Libro e dunque il suo trionfo.
Perché la nostra civiltà, e non solo, è su di esso fondata. Al centro un eroe: lui, don Chisciotte, impazzito per i libri, che si identifica con loro e attraverso il mondo predicando gli ideali nei libri appresi. Il netto opposto rispetto a Don Ferrante, che nella sua biblioteca raccoglie piuttosto l’erudizione imperante ed autori come il Cardano.
Nihil humanum a me alienum puto
È il motto del libro, città aperta alla poesia, alla scienza, alla virtù, al vizio. Voci, voci. Il sermo dei grandi oratori, i lamenti dei poeti; Redde codicillos, grida Catullo a Lesbia, e la voce severa di Cicerone ammonisce: Quousque tandem abuteris.
Voci, ma sorprendente è anche la vita proteiforme del libro, capace di rinnovarsi con aggiunte, prologhi, interventi. Come la canzone di Aspromonte, si adatta al territorio con eroi del posto e coinvolge il lettore di ogni epoca. La vita misteriosa del libro è testimoniata dalla diffusione in Calabria fino a qualche anno fa de I reali di Francia, tanto che molti portano ancora il nome dei personaggi come Fioravanti. Santi ed eroi popolari.
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