L’arrampicata d’u surice

Praja. Continua l'azione del Comitato per le bonifiche

Il Quotidiano del 3 dicembre 2012

Dal Comitato per le bonifiche dei terreni, mari e fiumi della Calabria riceviamo  e pubblichiamo.
Continua l’azione del Comitato dopo la manifestazione del 1 dicembre a Praja a Mare dove hanno partecipato  un migliaio di persone provenienti da tutta la Calabria inquinata, dai rifiuti tossici, dalle discariche e dai liquami. Il Comitato intende ringraziare tutti coloro che con la loro partecipazione hanno permesso la riuscita della manifestazione, i cittadini, gli ammalati di tumore, gli ex operai della Marlane, il regista Ulderico Pesce, le associazioni ambientaliste che hanno aderito e partecipato nonostante il forte maltempo.
“Avremmo manifestato anche se fossimo stati cinquanta” dichiara Luigi Pacchiano ex operaio della Marlane esponente del Si-Cobas e dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, uno degli organizzatori della manifestazione. 
“Non abbiamo puntato sui numeri ma sulle tematiche. Perché sono i problemi quelli che ci stanno a cuore e vogliamo allertare la popolazione sui rischi che si corrono. Abbiamo rotto un silenzio che vigeva da oltre venti anni – continua Pacchiano – un silenzio al quale concorrevano tante forze che vorrebbero che il processo in corso contro la Marzotto finisse nel nulla e che i terreni non vengano mai bonificati”.
La manifestazione è stata la rottura di una situazione che troppo a lungo si era creata su Praja a Mare. Abbiamo rotto una cappa dicono quelli del Comitato, che dichiarano che continueranno  a riunirsi ed a programmare nuove iniziative. Finalmente la stampa regionale e nazionale hanno dato risalto a quanto sta avvenendo a Praja e nei territori calabresi.
Continueremo a sensibilizzare le popolazioni, per il diritto alla salute, alla verità, alla giustizia per quanti hanno sofferto.
Ribadiamo le nostre rivendicazioni:
·         l’istituzione di un registro dei tumori su base provinciale che parta dai medici di base;
·         un indagine epidemiologica sulle popolazioni in vicinanza di siti inquinati;
·         la riapertura degli ospedali ed il potenziamento delle strutture oncologiche;
·     la bonifica immediata dei terreni  inquinati a Praia a Mare, Valle dell’Oliva, Crotone, Cassano, Rossano, Cariati, San Calogero, Ciminà, Rosarno.
Il Comitato ritiene che sia stata grave l’assenza di tanti sindaci (a parte dei comuni di Praja e Tortora) e delle istituzioni tutte della Calabria tutti invitati a partecipare ed a rendersi conto delle problematiche esistenti nei nostri territori segno evidente di quanto siano sottovalutati tali problemi.
Tutto questo sarà da sprono per continuare la nostra azione.
La lotta continua. 
PER IL COMITATO PER LE BONIFICHE DEI TERRENI, MARI E FIUMI  DELLA CALABRIA
(Luigi Pacchiano, Francesco Cirillo, Luigi Marinaccio, Francesco Garreffa, Giovanni Moccia, Giovanni Guzzo, Juri Camarca, Aniello Mazziotti, Antonio Mandarano) 

Mancata costituzione parte civile nel processo Valle Oliva. Alleanza di progresso interroga il sindaco

AIELLO CALABRO – Perché il comune di Aiello Calabro non si è costituito parte civile nel processo relativo all’inquinamento nella vallata dell’Olivo, come invece hanno fatto gli altri comuni interessati?
A chiederselo è Alleanza di Progresso per Aiello che ha presentato una interrogazione ad hoc al sindaco Iacucci.
Come si ricorderà, nelle scorse settimane, con il rinvio a giudizio da parte del Gup di Paola degli imputati ritenuti colpevoli di disastro ambientale, il cui processo si terrà presso la Corte d’Assise di Cosenza a partire dal 16 aprile 2013, si erano costituiti quali parti civili i comuni di Amantea, Serra D’Aiello e San Pietro in Amantea. Ma non il comune di Aiello, né il Ministero dell’Ambiente, e né la Regione Calabria. La costituzione in giudizio, tuttavia, è ancora possibile prima dell’inizio del processo di aprile prossimo.
In una nota diffusa dal presidente di AdP, Ernesto Cicero, si ribadisce, in aggiunta all’interrogazione presentata dal gruppo consiliare di minoranza, ancora di più la necessità per la comunità Aiellese di conoscere «il motivo per cui il primo cittadino del comune di Aiello Calabro non si sia ancora espresso a riguardo».
«Secondo l’accusa – ricorda Cicero -, lo smaltimento illecito di rifiuti avrebbe comportato seri danni per il territorio e per le acque, utilizzati per pascolo ed agricoltura, causando un aumento statisticamente significativo di tumori nelle aree coinvolte. Ipotesi che destano timore all’interno delle comunità e che se dovessero essere confermate i danni per il Comune di Aiello Calabro e per gli altri comuni coinvolti sarebbero incalcolabili».
«Queste sono le ragioni – spiega – per le quali abbiamo provveduto mercoledì scorso a produrre un atto ufficiale,  presentando all’attenzione del Sindaco un’interrogazione a risposta scritta, articolata in due punti, nella quale si chiedono le ragioni per le quali il sindaco e la giunta non si sono ancora espressi a riguardo e se hanno o meno intenzione di costituirsi parte civile, motivandone ovviamente, in entrambi i casi le ragioni».
«Mi auguro che su una questione così delicata – aggiunge l’esponente del movimento che si oppone alla maggioranza che guida il municipio aiellese – il Sindaco possa rispondere al più presto ai nostri quesiti in modo da poter dare ai cittadini le risposte che tanto aspettano».

Il Quotidiano del 28 novembre 2012

Processo Valle Oliva. Il Comitato De Grazia: "Assistenza legale gratuita agli ammalati che vivono nel bacino del fiume"

Praia a Mare. Costituito il Comitato per le bonifiche dei terreni, dei fiumi e dei mari


Ha visto una discreta partecipazione l’assemblea convocata dal Movimento Ambientalista del Tirreno (coord. Francesco Cirillo) e dal Si-Cobas ( coordinatore Luigi Pacchiano) tenutasi il 25 ottobre nella sala parrocchiale di Praia a Mare. Dopo gli interventi di Luigi Pacchiano che ha parlato della situazione processuale del Processo Marlane e dei rischi di una prescrizione tombale per tutti e di Francesco Cirillo che ha fatto un exsursus sui terreni tossici e la sanità in tutta la regione, diversi gli interventi di semplici cittadini ed appartenenti ad associazioni ambientaliste. Si è quindi costituito il Comitato che si occuperà adesso delle questioni tecniche per organizzare la manifestazione regionale a Praia a mare per chiedere la bonifica dei terreni della Marlane, della Valle dell’Oliva, del cassanese, della Pertusola di Crotone e dei tanti altri terreni inquinati dalle discariche sparsi per tutta la Calabria. Per chiedere anche il registro dei tumori, indagini epidemiologiche sulle popolazioni dove ricadono questi luoghi intossicati dai veleni, ed il potenziamento piuttosto che la chiusura dei reparti di oncologia. Già diverse le adesioni per la Manifestazione che orientativamente si dovrebbe tenere sabato 24 novembre a Praia a Mare. 

Hanno già aderito le Lampare del Basso Jonio, il Comitato Verità per le ferriti di Cassano, la CGIL che Vogliamo, la Filctem-CIgil di Cosenza, il CPOA Rialzo, il Comitato Natale De Grazia di Amantea, l’Arci di Crotone, il SI-Cobas Nazionale, il PdCI della Provincia di Cosenza, la Rete difesa del territorio Franco Nisticò.
Nei prossimi giorni si riunirà il Comitato costituito da Luigi Pacchiano (nominato subito Presidente Onorario), Gigino Marinaccio (tesoriere), Francesco Cirillo, Rocco Martino, Giovanni Moccia, Garreffa Francesco, Giovanni Guzzo, Sergio Serio, Aniello Mazziotti, Mandarano Antonio, Massimo Sanguinetti, Osvaldo Palermo, Camarca Juri.
Le riunioni del Comitato saranno pubbliche e potranno parteciparvi tutti i cittadini e le associazioni che lo vorranno.

Praia A Mare 26 ottobre 2012

Valle Oliva, verso l'udienza preliminare. Il comune di Amantea parte civile nell'eventuale processo

Il Quotidiano del 18 ottobre 2012

Valle Oliva. Il Consorzio di albergatori Isca Hotel, parte civile nell'eventuale processo per disastro ambientale

Il Quotidiano del 17 ottobre 2012

Inquinamento Valle Oliva. Le richieste ai comuni dei Comitati civici e della Popolazione locale

1.   Richiesta immediata agli Enti competenti delle operazioni di bonifica dell’area;
2. Richiesta valutazione costituzione parte civile nel processo che sarà eventualmente  incardinato a seguito della chiusura dell’inchiesta che sta conducendo la Procura di Paola;
3.  Attivazione per il controllo delle acque, dell’aria, dei prodotti agricoli e degli allevamenti ubicati nella vallata;
4.  Richiesta intervento per sollecito alle Autorità Sanitarie regionali, provinciali e locali per la Costituzione del Registro Tumori Provincia di Cosenza.

Con queste quattro precise richieste il comitato De Grazia, in collaborazione con il comitato “Valle Oliva, Terre a perdere”, ha inviato nei giorni scorsi una lunga missiva – contenente in premessa una relazione sullo stato del fiume Oliva – ai sindaci di Amantea, Aiello Calabro, San Pietro in Amantea e Serra d’Aiello (e per conoscenza al presidente della Regione Calabria, all’Assessore regionale all’ambiente, al Presidente della Provincia di Cosenza e al Direttore sanitario dell’Asp di Cosenza) affinché ognuno per le proprie competenze faccia quanto necessario per avviare a definitiva soluzione la vicenda del fiume Oliva.
Ai comuni viene richiesto in particolar modo di sollecitare gli organi competenti di mettere in sicurezza l’area attraverso la bonifica dei siti contaminati da sostanze pericolose e nel contempo, attivarsi per il controllo della salubrità delle acque (anche con l’utilizzo dei piezometri già installati), dell’aria, dei prodotti agricoli e dell’allevamento ubicati nella vallata.
Il comitato ritiene inoltre che l’avvio di uno studio epidemiologico e l’istituzione del registro tumori sia necessario, aldilà della situazione dell’Oliva, per capire la reale situazione delle malattie tumorali del comprensorio di Amantea, per individuare le possibili cause ambientali e quindi porvi rimedio. E’ indispensabile poi, che i Comuni lesi dall’inquinamento del fiume Oliva, si costituiscano parte civile nel processo che si andrà molto probabilmente a celebrare, per tutelare gli interessi dei cittadini.
E’ stato poi sollecitato un incontro con i sindaci (con lettera protocollata il nove febbraio al comune di Amantea) per definire, insieme alle amministrazioni locali, azioni condivise da cittadini e amministratori, per accelerare la soluzione della vicenda dell’Oliva. Il Comitato ritiene che solo dopo aver messo la parola fine a questa vicenda lunga più di un ventennio, e quindi dopo aver ripristinato la salubrità dei luoghi ed aver avviato a soluzione il problema sanitario, si potranno investire utilmente delle risorse per rilanciare, attraverso adeguate azioni di marketing territoriale, l’economia dei comuni colpiti da queste vicende. Fino a quando non verranno bonificati i siti contaminati ogni tentativo ipocrita di “rinfrancare” la popolazione e di “rimuovere” il problema, va condannato perché incurante della vita della gente e delle future generazioni.

Amantea, 11 febbraio 2012

Comitato civico “Natale De Grazia”
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Valle Oliva inquinata. Il commento del Comitato De Grazia sulla relazione della Commissione europea Envi

Fonte Blog Comitato De Grazia

Amantea, 10 feb. 2012 – Che la commissione Envi del Parlamento Europeo avesse scarsi poteri decisionali per tentare di risolvere l’emergenza ambientale Calabrese ci è stato chiaro già dai primi contatti avuti con i membri della delegazione venuti in Calabria. Il loro interesse, per i problemi della nostra comunità, è apprezzabile ma ci è sembrato che potessero solo relazionare al parlamento europeo per  portare a conoscenza dell’UE i problemi relativi all’applicazione della legislazione ambientale nella nostra regione e confermare l’incapacità dell’Italia nel gestire il ciclo dei rifiuti. Inoltre sono sembrati, comprensibilmente, poco disposti ad attivarsi per impegnare fondi europei per risolvere situazioni come quelle del fiume Oliva o della Pertusola Sud di Crotone, problemi – che secondo i membri della delazione – sono tutti italiani.
Quello che ci ha colpito positivamente è stata la sensibilità mostrata soprattutto da alcuni parlamentari della delegazione europea nei confronti della popolazione locale, la loro disponibilità ad ascoltare le preoccupazione dei cittadini riuniti in associazioni e comitati, apprezzarne le iniziative intraprese in questi anni e prestare attenzione alle loro aspettative (bonifica e prevenzione tumori). Da questo punto di vista i parlamentari Europei ci hanno ascoltato più e meglio di quanto fatto fino ad oggi dai rappresentanti istituzionali nazionali.
Deprecabile è stato invece l’atteggiamento mostrato da alcuni tecnici incontrati dai membri della commissione. Alle domande poste dai componenti dell’Envi hanno riservato risposte vaghe e un rimpallarsi di responsabilità. Lo stesso atteggiamento che abbiamo potuto riscontare (salvo eccezioni) in queste lunghi anni di attività nel Comitato dalla maggior parte delle istituzioni.
Discorso a parte per la magistratura, unica istituzione italiana incontrata dai parlamentari europei (Giordano a Paola e Bruno a Crotone), capace di fornire informazioni dettagliate e consegnare documentazione a supporto. L’impressione generale avuta dai membri della delegazione è la stessa con la quale siamo costretti a confrontarci quotidianamente: una situazione difficile a causa dei vari livelli di governo e della macchinosa burocrazia italiana, il fatto che nessuno intende assumersi alcuna responsabilità, la scarsa trasparenza istituzionale (come dimenticare il caso del relitto di Cetraro?) e la conseguente mancanza di fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Per risolvere il problema bisogna contare sulla determinazione delle popolazioni locali che devono costringere gli organi competenti come la Regione e il Governo nazionale a farsi carico materialmente della bonifica dei siti inquinati. In questo, un ruolo fondamentale dovrebbero recitarlo i rappresentanti degli enti locali (Comune e Provincia) che dovrebbero farsi carico dei problemi e delle aspettative dei cittadini lottando al loro fianco. Successivamente, se le responsabilità dei privati nelle cause di inquinamento dell’Oliva, dovessero essere dimostrate, dovrebbero esser costretti a rimborsare i costi della bonifica allo Stato che nel frattempo deve provvedere alla bonifica. In tal senso è necessario che i Comuni lesi dall’inquinamento del fiume Oliva si costituiscano parte civile nel processo che si andrà probabilmente a celebrare.
Vedi precedente link:
http://aiellocalabro.blogspot.com/2012/02/la-visita-della-commissione-envi-in.html

Fiume Oliva. Radiottività da record. Per l'Ispra è colpa di Chernobyl

Fonte: Il Corriere della Calabria del 17 giugno 2011 – di Roberto De Santo (tratto dal Blog del Comitato De Grazia di Amantea)

Valle Oliva – Un puzzle complesso. Maledettamente difficile da ricomporre, i cui pezzi, a prima vista idonei ad incastrarsi perfettamente l’uno con l’altro, non riescono però a restituire appieno il quadro complessivo. Le indagini portateavanti dalla Procura di Paola sul presunto inquinamento della vallata dell’Oliva hanno questa caratteristica: ogni nuovo singolo tassello trovato non si incastra mai con i precedenti. Nonostante la sagoma coincida con quella ricercata. Nonostante sembri restituire il profilo dell’immagine finale. Il dato che emerge dalla relazione del 6 giugno scorso, stilata dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), conferma questo fil rouge: valori di contaminazione di cesio 137 circa dieci volte superiori alla media regionale ma «riconducibili – secondo gli esperti dell’Ispra – a fenomeni naturali di accumulo di radionuclidi».
In particolare nel documento trasmesso al procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, titolare dell’inchiesta sull’Oliva, i tecnici dell’Istituto hanno riscontrato un valore anomalo di cesio 137 in località Petrone di Aiello Calabro: 132 Bq/kg (Bequerel per chilogrammo di terreno). Un dato elevatissimo. Mai riscontrato prima in nessuna altra parte della regione. La letteratura scientifica in materia, infatti, parla di un valore medio in Calabria di presenza di questo radionuclide artificiale, altamente cancerogeno, che si ferma attorno a 15-16 Bq/Kg. Inoltre, dalle risultanze di alcuni tecnici, incaricati dallo stesso procuratore di effettuare studi comparati sui terreni del Tirreno cosentino, addirittura questo valore risulta ancora più basso: il picco più alto registrato in quest’area è pari a 8,9 Bq/kg. Ebbene, nonostante tutto questo, gli esperti dell’Ispra concludono la loro ultima relazione in questo modo: «Sulla base delle misure effettuate, si ritiene che la presenza di cesio 137 sia riconducibile a fenomeni naturali di accumulo del radionuclide derivante dalle ricadute delle esplosioni nucleari degli anni ‘60 e dall’incidente di Chernobyl». Identica conclusione a cui erano giunti gli stessi tecnici dell’Ispra già a febbraio scorso quando, dopo una lunga fase di analisi dei campioni prelevati nell’Oliva, durata oltre otto mesi, avevano sentenziato: effetti di Chernobyl. In quell’occasione, i valori riscontrati dagli esperti dell’Istituto erano già alti. Nello stesso sito, già esaminato, di località Petrone l’Ispra aveva fissato questo valore a 93 Bq/kg. Mentre in altri campioni prelevati nel 2010 in tre siti distinti in località Foresta di Serra d’Aiello, il cesio 137 rinvenuto era pari rispettivamente a 29,6 Bq/kg, 14,4 Bq/kg e, infine, a 15,2 Bq/kg. Valori alti ma riconducibili, per i tecnici dell’Ispra, all’incidente alla centrale Chernobyl del 1986 e ad altri fenomeni di contaminazione “naturale”. Eppure, dalle rilevazioni sulle ricadute naturali derivanti da incidenti nucleari nel mondo, riportate dal Notiziario dell’Enea (maggio-giugno 2006) e dall’Hearth Physics Abstract, il riferimento al cesio 137 per il Sud Italia ha come valore statistico 6 Bq/kg. Contraddizioni che non si fermano qui.
Da una relazione effettuata dall’Arpa Piemonte che ha monitorato dal 1997 al 2002 l’area della Provincia di Vercelli (tra le zone italiane più colpite dalle ricadute radioattive dell’incidente di Chernobyl) emerge che la presenza di cesio 137 è più bassa che in alcuni siti monitorati nella vallata dell’Oliva. Da quello studio si legge, infatti, che la quantità di cesio è passata da 151 Bq/kg del 1997 a 54 Bq/kg del 2002. Cioè, in quest’ultimo caso, meno della metà del valore rinvenuto a febbraio scorso in località Petrone e praticamente pari a quello ritrovato in altri due siti (200 metri dallo stesso sito di Petrone e in località Foresta). Riferimenti temporali importanti se si tiene conto che la contaminazione da cesio 137 decade con il trascorrere degli anni e, addirittura, in 30 anni si dimezza. Dall’incidente di Chernobyl, ultimo episodio di ricaduta significativa di cesio 137 registrabile nelle analisi dell’Ispra dello scorso febbraio, sono trascorsi già 25 anni. Elementi che cozzano con le conclusioni a cui è giunto l’Ispra a proposito della quantità elevata di questo radionuclide nella valle dell’Oliva Sostanza, che ricordiamo, si forma solo dopo l’esplosione di un ordigno atomico o nel processo di generazione elettrica da fonte nucleare. La tesi è riscontrabile anche nelle relazioni effettuate, nel corso dell’indagine giudiziaria, dai consulenti tecnici nominati dalla Procura di Paola che escludevano, già nel passato, chiaramente questa ipotesi. Soprattutto alla luce della presenza di cesio 137 rinvenuta anche in profondità. Nel 2004 l’Arpacal riscontrò, infatti, questo radionuclide anche nel sottosuolo dell’Oliva. Ad esempio, in località Foresta, alla profondità di cinque metri i tecnici dell’Agenzia regionale trovarono questo isotopo radioattivo con un valore pari a 3,59 Bq/kg. Si parlò anche allora di Chernobyl ed anche allora i tecnici di parte confutarono questa ipotesi. «Il cesio 137 – scrisse uno dei consulenti della Procura – è un radionuclide artificiale che, normalmente, si mantiene in superficie e non scende, in terreni argillosi e misti anche in tempi lunghi, in profondità superiori a 40-50 cm». E, sempre durante un’indagine effettuata da un tecnico di fiducia della Procura su campioni prelevati nel 2007 ad una profondità di 4 metri in località Foresta, alla sinistra idraulica del torrente Oliva, fu riscontrata la presenza di cesio 137 con valori pari a 3Bq/kg. «È da ritenere non escludibile e forse possibile l’ipotesi che il cesio 137 – si leggeva nella relazione conclusiva presentata in Procura nel 2008 – possa essere una propaggine o dispersione proveniente da una zona interrata più ricca di detto isotopo artificiale radioattivo». Ancora, in un’altra relazione consegnata sempre nel 2008 nella mani del procuratore su nuovi rinvenimenti di cesio 137 nel sottosuolo dell’Oliva, si leggeva: «La presenza di cesio 137 in profondità può essere giustificata, molto verosimilmente, solo dal fatto che il materiale che lo contiene possa avere origine o provenienza diverse da quella un cui è stato trovato, ossia da scarico illecito». Rinvenimenti importanti che contrastano con le ultime analisi effettuate dall’Ispra. Nel rapporto arrivato in Procura a febbraio scorso a firma dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, infatti, la presenza di cesio viene riscontrata con valori significativi soltanto in superficie. Ma non nel sottosuolo come invece era stato segnalato dai tecnici della Procura. Ancora combinazioni. Maledette combinazioni che, secondo l’Ispra, portano a far concentrare in maniera massiccia il cesio 137 proveniente probabilmente da Chernobyl proprio nella vallata dell’Oliva. La stessa area di cui si sospetta da anni che sia stata utilizzata come sito di smaltimento illecito di materiale radioattivo e tossico. Ed a pochi chilometri di distanza, il 14 dicembre del 1990 la motonave Rosso, tristemente nota con la precedente denominazione di Jolly Rosso per il traffico di sostanze tossico-nocive provenienti dal Libano, si spiaggiò in circostanze non ancora del tutto chiarite. Combinazioni.
Tante combinazioni che non permettono di ricomporre, ancora una volta nella sua interezza, quel puzzle così pazientemente ricostruito finora dal procuratore Giordano. «Stiamo valutando tutti gli elementi emersi dalle indagini – afferma caparbiamente il procuratore capo di Paola – e appena arriveranno le conclusioni finali dell’Ispra cercheremo di sciogliere tutti i nodi e ci determineremo sul da farsi». Al vaglio della Procura, non bisogna dimenticare, c’è anche la gravissima contaminazione da metalli pesanti riscontrata nelle acque e nei terreni della vallata dell’Oliva. Le analisi effettuate dai tecnici dell’Arpa Calabria e validata dall’Ispra confermano la tesi. I dati emersi dalle indagini effettuate nel 2010 su 100 carotaggi di terreni lungo l’Oliva e dall’esame dei valori di 35 piezometri piazzati nelle acque del torrente sono sconcertanti: non meno di centomila metri cubi di fanghi industriali la cui provenienza, vista la caratteristica e la mole, secondo la Procura, non può essere locale. Si tratta per lo più di arsenico (riscontrato con valori fino a 10 volte superiori alla norma), cromo, nickel, antimonio, zinco e cobalto. Ma anche idrocarburi, cadmio, cromo esavalente e rame. Tutte sostanze riscontrate in quantità almeno tre volte superiore ai limiti di legge nei sottosuoli dell’intera zona. Un inquinamento che non ha risparmiato le falde acquifere dell’Oliva. Una contaminazione così alta da costringere la stessa Procura a far sigillare, negli anni, almeno una dozzina di pozzi di raccolta dell’acqua provenienti dall’alveo del fiume ed utilizzati per anni in agricoltura e nell’allevamento, anche industriale, di animali della zona. Dunque, una sorta di pattumiera a cielo aperto, la vallata dell’Oliva, utilizzata per smaltire rifiuti di ogni genere che, al di là delle responsabilità penali tutte ancora da accertare, pone ora prepotentemente il problema della bonifica. «La Procura – conclude Giordano – ha fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per accertare i fatti accaduti nell’Oliva. Forse anche oltre le sue competenze. Sarà, comunque, necessario intercettare tutte le risorse utili a bonificare l’intera area».