#GiornataMondialeDelLibro #23aprile2016

Vedi anche:

20 mar 2012 … Giornata mondiale della Poesia 2012. Per celebrare l’appuntamento, qualche poesia di Francesco Della Valle, poeta Aiellese del Seicento.
brunopino.blogspot.com
28 gen 2014 … Antonio Piromalli, apprezzatissimo collaboratore della presente … Qui il link ad un articolo sul poeta Francesco Della Valle, sul quale il prof.
brunopino.blogspot.com
17 feb 2012 … Ha curato: Poesie di Francesca Serra Le Pera (Cosenza, Pellegrini 2004), Rime di Messer Francesco Della Valle (introduzione e nota …
brunopino.blogspot.com
18 set 2015 … Al festival della filosofia di Mantova il tema proposto è stato l’eredità. …. Costantino Arlìa filologo calabrese · Francesco della Valle Poeta …
brunopino.blogspot.com
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Ricordando #CostantinoArlìa, filologo e magistrato calabrese, letterato della #Crusca

Il #18febbraio1915, a #Firenze, moriva il calabrese #CostantinoArlìa. Era nato ad #AielloCalabro il 23 agosto 1828. Nella vita era stato magistrato di professione e filologo per passione. Tra le sue pubblicazioni più note, il “Lessico dell’infima e corrotta italianità” che scrisse insieme a Pietro Fanfani. La competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, fecero dell’Arlìa un autorevole linguista, tanto da essere chiamato a far parte dell’Accademia della Crusca. A lui, per esempio, si deve l’introduzione, nel 1902, di un termine di grande fortuna come “pubblicità” al posto del francese “recláme”.
Qui di seguito, alcune pagine della prefazione al Lessico della corrotta italianità.

Qui giù, una rassegna dei post contenuti nel blog.

Aiellesi illustri. Oggi, 18 febbraio 2015, ricorre il centenario della morte di #CostantinoArlìa

 

Cento anni fa, il 18 febbraio 1915, a Firenze, all’età di 86 anni, moriva Costantino Arlìa, illustre filologo calabrese. Era stato magistrato e poi funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia. Ma aveva dedicato gran parte della sua vita allo studio della lingua italiana. Una passione forte ed una competenza filologica e lessicografica, che lo avevano portato a diventare accademico della Crusca. 

Nato ad Aiello Calabro (Cs) nell’agosto 1828, si forma al seminario di Tropea. Dopo un periodo da autodidatta, prosegue gli studi a Napoli dove si laurea in giurisprudenza. Iniziata nel 1861 la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea, passa come funzionario al Ministero di Grazia e Giustizia, prima a Torino, e poi a Roma. Dimessosi per motivi di salute dall’incarico ministeriale, si trasferisce agli inizi del 1891, a Firenze, dove trascorre la parte finale della vita, insieme alla moglie.
Di lui si parla nell’Enciclopedia Italiana Treccani e nel Dizionario Enciclopedico UTET, oltre che in “Gli Scrittori delle Calabrie”, e nella “Bibliografia e Biografia calabra”.

Per l’Arlìa, la purezza linguistica – come si evince dal Lessico dell’infima e corrotta italianità, scritto insieme a Pietro Fanfani (la prima edizione per i tipi di Paolo Carrara di Milano è del 1877, a cui ne seguiranno altre) – fu tra le sue più vive preoccupazioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani, il Carducci lo definirà “puntiglioso linguaiolo”.

Tra le altre pubblicazioni il “Dizionario bibliografico”, edito a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, una raccolta di locazioni e voci del linguaggio bibliografico; “Voci e maniere di lingua viva” (Milano, 1895); “Del linguaggio degli artigiani fiorentini” (ibid. 1876); “Filologia spicciola” (Firenze, 1889); “Passatempi filologici” (Milano, 1903), ecc. 
Molti suoi manoscritti – oltre alla documentazione prodotta dallo studioso custodita all’Accademia della Crusca – sono conservati ancora presso l’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, nonostante avesse ordinato, prima di morire, e divenuto oramai cieco, che fossero dati alle fiamme. Alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, invece, si trovano un corposo carteggio ed altre lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936 alla biblioteca dalla vedova.

La riconosciuta importanza degli studi di Arlìa, però non ha sortito, come invece avrebbe dovuto, l’interesse da parte delle istituzioni culturali, che non hanno inteso, per motivi che disconosciamo, fare una celebrazione del centenario, come avevamo suggerito sulla stampa, già anni fa e in diverse occasioni, ma senza successo.

Tuttavia, se è sfuggita questa ricorrenza del 18 febbraio, volendo, si può sempre pensare di organizzare, nei prossimi mesi, almeno un convegno, un incontro, una conferenza. Intanto, anche un po’ per provocazione, è in corso una commemorazione, virtuale, sui social network.

Calabresi illustri. Oggi, 18 febbraio 2015, ricorre il centenario della morte di #CostantinoArlìa

Cento anni fa, il 18 febbraio 1915, a Firenze, all’età di 86 anni, moriva Costantino Arlìa, illustre filologo calabrese. Era stato magistrato e poi funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia. Ma aveva dedicato gran parte della sua vita allo studio della lingua italiana. Una passione forte ed una competenza filologica e lessicografica, che lo avevano portato a diventare accademico della Crusca.
Nato ad Aiello Calabro (Cs) nell’agosto 1828, si forma al seminario di Tropea. Dopo un periodo da autodidatta, prosegue gli studi a Napoli dove si laurea in giurisprudenza. Iniziata nel 1861 la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea, passa come funzionario al Ministero di Grazia e Giustizia, prima a Torino, e poi a Roma. Dimessosi per motivi di salute dall’incarico ministeriale, si trasferisce agli inizi del 1891, a Firenze, dove trascorre la parte finale della vita, insieme alla moglie.
Di lui si parla nell’Enciclopedia Italiana Treccani e nel Dizionario Enciclopedico UTET, oltre che in “Gli Scrittori delle Calabrie”, e nella “Bibliografia e Biografia calabra”.
Per l’Arlìa, la purezza linguistica – come si evince dal Lessico dell’infima e corrotta italianità, scritto insieme a Pietro Fanfani (la prima edizione per i tipi di Paolo Carrara di Milano è del 1877, a cui ne seguiranno altre) – fu tra le sue più vive preoccupazioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani, il Carducci lo definirà “puntiglioso linguaiolo”.
Tra le altre pubblicazioni il “Dizionario bibliografico”, edito a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, una raccolta di locazioni e voci del linguaggio bibliografico; “Voci e maniere di lingua viva” (Milano, 1895); “Del linguaggio degli artigiani fiorentini” (ibid. 1876); “Filologia spicciola” (Firenze, 1889); “Passatempi filologici” (Milano, 1903), ecc.
Molti suoi manoscritti – oltre alla documentazione prodotta dallo studioso custodita all’Accademia della Crusca – sono conservati ancora presso l’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, nonostante avesse ordinato, prima di morire, e divenuto oramai cieco, che fossero dati alle fiamme. Alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, invece, si trovano un corposo carteggio ed altre lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936 alla biblioteca dalla vedova.
La riconosciuta importanza degli studi di Arlìa, però non ha sortito, come invece avrebbe dovuto, l’interesse da parte delle istituzioni culturali, che non hanno inteso, per motivi che disconosciamo, fare una celebrazione del centenario, come avevamo suggerito sulla stampa, giàanni fa e in diverse occasioni, ma senza successo.
Tuttavia, se è sfuggita questa ricorrenza del 18 febbraio, volendo, si può sempre pensare di organizzare, nei prossimi mesi, almeno un convegno, un incontro, una conferenza. Intanto, anche un po’ per provocazione, è in corso una commemorazione, virtuale, sui social network.
Link utili

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Qui di seguito, tratte dal Lessico di Arlìa e Fanfani, un paio di parole “straniere” del linguaggio giornalistico, che ci riguardano da vicino, commentate dai due studiosi.

PUBBLICISTA. Vale Autore di gius pubblico, ma viene di fuori, e a noi italiani dovrebbe bastare: Scrittore politico. Es.: Il Macchiavelli è il primo tra gli scrittori politici – Il Paruta, il Giannotti, il Guicciardini ec. furono valenti e come scrittori di politica, e come politici nel trattare le pubbliche faccende.
Ora il titolo di Pubblicista se lo danno coloro che scrivono su per i giornali a tanto il braccio, o meglio la linea, dove spesso e volentieri manca… anche la grammatica, figurarsi poi le nozioni scientifiche!

REPORTER. Un tempo bastava la voce Corrispondente per indicare colui che scrive Corrispondenze, e Compilatore per quello che scrive gli articoli pe’ giornali; ma da alquanti anni in qua non bastano più questi nomi, e si è corso fino in Inghilterra a pescare il Reporter.
Ma qui cade acconcio un fatterello aneddoto fresco fresco circa il riprovevole e riprovato uso delle voci straniere. Da poco da’ giornalisti era stata introdotta la voce Reporter, quando un giorno in un crocchio uno leggeva in un giornale: «Ieri fu bastonato di santa ragione il sig. G., uno de’ reporter della Gazzetta d’Italia…»
«Maledette quelle che son ite di fuori» dissero a una voce tutti coloro che udirono tal lettura. Ma, di grazia, Reporter che vuol dire? domandò uno: niuno seppe rispondere! E noi che diremo? Prima oltre alle voci di Compilatore e di Corrispondente, qui sopra citate, coloro che attendevano a’ fogli periodici dicevansi anche in generale Gli scrittori o Cooperatori: che ora c’è il Reporter, che noi chiameremmo il Ragguagliatore, e meglio il popolino chiamerebbe Il carotajo dalla merce che spaccia. Ma, lasciando da parte lo scherzo, ecco come il Davanzati, nella versione negli Annali di Tacito rese in due luoghi la voce corrispondente a quella del tema. Nel Lib. IV, § LX pose : « Questi curri non lo inducevano a mali pensieri ma a parole superbe, mal pesate; le quali essendo da’ raccoglitori a ciò tenuti, riportate maggiori, e Nerone non lasciato scusarsene, partorivano vari fastidi;» e nel Lib. VI, § XXIV : « E rimproverò al morto il laido corpo, e l’animo pestifero a’ suoi e nemico della repubblica; e fece leggere, ciocché egli aveva detto e fatto dì per di, atrociti non udita, avergli tenuto tanti anni raccoglitori de’ mai visi, sospiri, borbottìi, ec. »
Lasciando da parte la voce inglese. Reporter, pronunziata poi in cento modi diversi, non abbiamo da sostituirle, oltre le voci di Raccoglitore, Ragguagliatore(che sarebbe la più propria) anche le vive e fresche di Referendario, Relatore, che tale appunto in inglese il significato del vocabolo Reporter? Ma ora che anche il Vocabolario dell’Accademia francese (VII Ed.) ha registrato questa voce inglese come di gergo(Intendete?) di gergo giornalistico, chi la leva più di bocca agli Italiani?



Celebrazione virtuale del Centenario di #CostantinoArlìa #filologo per passione all'#AccademiadellaCrusca

L’Evento celebrativo virtuale su Google Plus e su Facebook per il 18 febbraio 2015. Qui di seguito, un articolo dello scorso anno.

Sino al 18 febbraio [e anche in seguito] qui sulla Rete, Celebrazione virtuale del Centenario di #CostantinoArlìa #filologo per passione all’#AccademiadellaCrusca #AielloCalabro 23.08.1828 – #Firenze 18.02.1915


Il 18 febbraio 1915, a Firenze, moriva il calabrese Costantino Arlìa. Nella vita era stato magistrato di professione e filologo per passione. Tra le sue pubblicazioni più note, il  “Lessico  dell’infima  e corrotta italianità” che scrisse insieme a Pietro Fanfani. La competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, fecero  dell’Arlìa un  autorevole  linguista,  tanto  da  essere  chiamato  a  far  parte dell’Accademia della Crusca. A lui, per esempio, si deve l’introduzione, nel 1902, di un termine di grande fortuna come “pubblicità” al posto del francese “recláme”.

Per il centenario della morte, che sarà appunto nel prossimo febbraio, avevamo espresso, tempo addietro, l’auspicio che venisse celebrata la ricorrenza con un convegno, che fosse magari ripubblicata qualche sua opera, o che fosse oggetto di studio nelle Università. Ma al momento, questo letterato non sembra interessare più di tanto. A parte l’intitolazione dell’Istituto Comprensivo di Aiello Calabro (Cs), databile a qualche  decennio  fa,  il filologo meriterebbe  infatti di  essere  meglio  conosciuto. In attesa di tempi migliori, ne tracciamo un profilo della vita e della sua opera di italianista.

Nato il 23 agosto 1828, e battezzato il 24 dalla levatrice Grazia Casanova che lo aveva trovato nei pressi di una frazione di Ajello Calabro (Cs) – come per primo riporta lo storico Rocco Liberti – il trovatello fu poi riconosciuto legalmente dal padre naturale, il “cerusico” Bonaventura Arlìa di Amantea, solo nel 1836.

La formazione scolastica inizia nel seminario di Tropea, nella cui Diocesi erano compresi  all’epoca sia Aiello che Amantea. In seguito, dopo un periodo di studio da autodidatta, si trasferirà a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza. È il 1861 quando inizia la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea. Da qui andrà a Torino come capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia; e poi a Roma. Nel 1890 si dimette per motivi di salute dall’incarico ministeriale di direttore della seconda divisione e subito dopo, nel febbraio 1891, si trasferirà a Firenze, assieme alla compagna Giuseppina Massaglia. Con quest’ultima si sposerà nella città del Giglio, ormai avanti con gli anni, il 4 febbraio 1906. E qui, nel capoluogo toscano, Costantino Arlìa passa a miglior vita nella sua casa di via S. Gallo 81, per una emorragia cerebrale, il 18 febbraio del 1915. «L’ultimo periodo della sua lunga vita (morì a 86 anni) – si legge nel necrologio pubblicato sul «Giornale storico della letteratura italiana» – venne funestato dalla cecità, ma egli sopportò con stoicismo la sua sventura, consolando le tenebre da cui era avvolto con le luci sempre vivide della memoria e dell’intelletto». Fu, il Nostro, secondo l’anonimo estensore, «editore e annotatore amoroso e  sagace», sebbene non «un letterato di professione, ma ciò non tolse che egli amasse e  studiasse le  lettere nostre con vera e instancabile passione».

La purezza linguistica fu per l’A. tra le sue più vive preoccupazioni e passioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani ad opera di Luigi Lerro, il Carducci lo definì “puntiglioso linguaiolo”, una descrizione che il poeta aveva già usato anche per il Fanfani.

L’intento che aveva mosso i due filologi (Fanfani e Arlìa) nella compilazione del Lessico dell’Infima e corrotta italianità (Carrara, Milano 1877), l’opera più famosa, è più volte ribadito: solo in rare eccezioni si possono accogliere nuove parole straniere. Ma il ruolo che scelgono è quello di “consiglieri”, e non già di despoti, nel dire quello che si può o non si può dire, nell’italiano.

Molti suoi manoscritti, per quanto prima di morire avesse predisposto che fossero bruciati, si trovano nell’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, dove è custodito il carteggio Arlìa (908 lettere comprese tra il 1871 e il 1905), acquisito nel 1915 per acquisto dalla libreria Lumachi, e diverse lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936. Altre lettere, come il carteggio Bongi, sono all’Archivio di Stato di Lucca; mentre all’archivio storico della Crusca è conservata tutta la documentazione prodotta dallo studioso.

Una gran mole documentale ancora da esaminare, dunque, assieme alle altre notizie biografiche ancora incomplete e da verificare, che aspettano di essere oggetto di ulteriori studi.

Le pubblicazioni. Tra le sue opere possiamo menzionare: il noto Lessico dell’Infima e corrotta italianità, pubblicato a Milano per la prima volta nel 1877 (altre edizioni sono del 1881, 1890 e 1898) per i tipi della Casa Edizioni Paolo Carrara; Del linguaggio degli artigiani fiorentini del 1876; Giunte al Lessico dell’infima e corrotta italianità del 1884 e 1896 (Carrara editore, Milano); Filologia spicciola (Firenze, 1889); Note filologiche, 1891-1892; il Dizionario bibliografico, pubblicato a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, che è una raccolta di locuzioni e voci del linguaggio bibliografico; Voci e maniere di lingua viva (Milano, 1895); Il parlare degli artigiani fiorentini, Milano, 1896; Ruscelleide di Vincenzo Borghini, Note raccolte da Costantino Arlìa, 1898; Passatempi filologici (Novelle e bozzetti), Roma, Albrighi e Segati, 1903; Storia d’un libro, Treviso, 1904. I suoi studi filologici comprendono anche testi di Machiavelli, del Capperone, Borghini, Cecchi, Curzio da Marignola, Malatesti ecc.

Pubblicò, oltre ad alcune novelle, pure diverse raccolte di versi, originali e traduzioni. Ecco alcuni titoli: Sonetto, in raccolta Per le nozze di Domenico De Palco e Teresina Nobile, Napoli, Stab. Tip. Di G. Nobile, 1854; Canti calabresi, Il passatempo, 15 novembre e 1 dic. 1864 (canti d’amore con versione italiana); Rose e viole (Canti e leggende popolari di varie nazioni, raccolte e tradotte), Tip. G. Favale e Comp., 1865; La novella di Geta e Birria riprodotta da un’antica, Bologna, Romagnoli, 1879; Le nozze del Diavolo: novella di G. B. Fagiuoli, Bologna 1886; La via dello infame aretino, Editore S. Lapi, Città di Castello, a cura di C. Arlìa.

Qui di seguito, alcune voci riguardanti il giornalismo, tratte dal Lessico dell’infima e corrotta italianità di Costantino Arlìa e Pietro Fantani, Carrara editore (terza edizione), Milano 1890.


Celebrazione virtuale del Centenario di #CostantinoArlìa #filologo per passione all'#AccademiadellaCrusca #AielloCalabro 23.08.1828 – #Firenze 18.02.1915

L’Evento celebrativo virtuale su Google Plus e su Facebook per il 18 febbraio 2015. Qui di seguito, un articolo dello scorso anno.

Qui di seguito, alcune voci riguardanti il giornalismo, tratte dal Lessico dell’infima e corrotta italianità di Costantino Arlìa e Pietro Fantani, Carrara editore (terza edizione), Milano 1890.

Per l'anniversario di Costantino Arlìa. Illustre filologo all'Accademia della Crusca, nato ad Aiello Calabro

Il Quotidiano del 16.02.2014, pag. 49
Il 18 febbraio 1915, a Firenze, moriva il calabrese Costantino Arlìa. Nella vita era stato magistrato di professione e filologo per passione. Tra le sue pubblicazioni più note, il  “Lessico  dell’infima  e corrotta italianità” che scrisse insieme a Pietro Fanfani. La competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, fecero  dell’Arlìa un  autorevole  linguista,  tanto  da  essere  chiamato  a  far  parte dell’Accademia della Crusca. A lui, per esempio, si deve l’introduzione, nel 1902, di un termine di grande fortuna come “pubblicità” al posto del francese “recláme”.
Per il centenario della morte, che sarà appunto nel febbraio del prossimo anno, avevamo espresso, tempo addietro, l’auspicio che venisse celebrata la ricorrenza con un convegno, che fosse magari ripubblicata qualche sua opera, o che fosse oggetto di studio nelle Università. Ma al momento, questo letterato non sembra interessare più di tanto. A parte l’intitolazione dell’Istituto Comprensivo di Aiello Calabro (Cs), databile a qualche  decennio  fa,  il filologo meriterebbe  infatti di  essere  meglio  conosciuto. In attesa di tempi migliori, ne tracciamo un profilo della vita e della sua opera di italianista.

Nato il 23 agosto 1828, e battezzato il 24 dalla levatrice Grazia Casanova che lo aveva trovato nei pressi di una frazione di Ajello Calabro (Cs) – come per primo riporta lo storico Rocco Liberti – il trovatello fu poi riconosciuto legalmente dal padre naturale, il “cerusico” Bonaventura Arlìa di Amantea, solo nel 1836.
La formazione scolastica inizia nel seminario di Tropea, nella cui Diocesi erano compresi  all’epoca sia Aiello che Amantea. In seguito, dopo un periodo di studio da autodidatta, si trasferirà a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza. È il 1861 quando inizia la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea. Da qui andrà a Torino come capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia; e poi a Roma. Nel 1890 si dimette per motivi di salute dall’incarico ministeriale di direttore della seconda divisione e subito dopo, nel febbraio 1891, si trasferirà a Firenze, assieme alla compagna Giuseppina Massaglia. Con quest’ultima si sposerà nella città del Giglio, ormai avanti con gli anni, il 4 febbraio 1906. E qui, nel capoluogo toscano, Costantino Arlìa passa a miglior vita nella sua casa di via S. Gallo 81, per una emorragia cerebrale, il 18 febbraio del 1915. «L’ultimo periodo della sua lunga vita (morì a 86 anni) – si legge nel necrologio pubblicato sul «Giornale storico della letteratura italiana» – venne funestato dalla cecità, ma egli sopportò con stoicismo la sua sventura, consolando le tenebre da cui era avvolto con le luci sempre vivide della memoria e dell’intelletto». Fu, il Nostro, secondo l’anonimo estensore, «editore e annotatore amoroso e  sagace», sebbene non «un letterato di professione, ma ciò non tolse che egli amasse e  studiasse le  lettere nostre con vera e instancabile passione».

La purezza linguistica fu per l’A. tra le sue più vive preoccupazioni e passioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani ad opera di Luigi Lerro, il Carducci lo definì “puntiglioso linguaiolo”, una descrizione che il poeta aveva già usato anche per il Fanfani.
L’intento che aveva mosso i due filologi (Fanfani e Arlìa) nella compilazione del Lessico dell’Infima e corrotta italianità (Carrara, Milano 1877), l’opera più famosa, è più volte ribadito: solo in rare eccezioni si possono accogliere nuove parole straniere. Ma il ruolo che scelgono è quello di “consiglieri”, e non già di despoti, nel dire quello che si può o non si può dire, nell’italiano.
Molti suoi manoscritti, per quanto prima di morire avesse predisposto che fossero bruciati, si trovano nell’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, dove è custodito il carteggio Arlìa (908 lettere comprese tra il 1871 e il 1905), acquisito nel 1915 per acquisto dalla libreria Lumachi, e diverse lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936. Altre lettere, come il carteggio Bongi, sono all’Archivio di Stato di Lucca; mentre all’archivio storico della Crusca è conservata tutta la documentazione prodotta dallo studioso.
Una gran mole documentale ancora da esaminare, dunque, assieme alle altre notizie biografiche ancora incomplete e da verificare, che aspettano di essere oggetto di ulteriori studi.

Le pubblicazioni. Tra le sue opere possiamo menzionare: il noto Lessico dell’Infima e corrotta italianità, pubblicato a Milano per la prima volta nel 1877 (altre edizioni sono del 1881, 1890 e 1898) per i tipi della Casa Edizioni Paolo Carrara; Del linguaggio degli artigiani fiorentini del 1876; Giunte al Lessico dell’infima e corrotta italianità del 1884 e 1896 (Carrara editore, Milano); Filologia spicciola (Firenze, 1889); Note filologiche, 1891-1892; il Dizionario bibliografico, pubblicato a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, che è una raccolta di locuzioni e voci del linguaggio bibliografico; Voci e maniere di lingua viva (Milano, 1895); Il parlare degli artigiani fiorentini, Milano, 1896; Ruscelleide di Vincenzo Borghini, Note raccolte da Costantino Arlìa, 1898; Passatempi filologici (Novelle e bozzetti), Roma, Albrighi e Segati, 1903; Storia d’un libro, Treviso, 1904. I suoi studi filologici comprendono anche testi di Machiavelli, del Capperone, Borghini, Cecchi, Curzio da Marignola, Malatesti ecc.
Pubblicò, oltre ad alcune novelle, pure diverse raccolte di versi, originali e traduzioni. Ecco alcuni titoli: Sonetto, in raccolta Per le nozze di Domenico De Palco e Teresina Nobile, Napoli, Stab. Tip. Di G. Nobile, 1854; Canti calabresi, Il passatempo, 15 novembre e 1 dic. 1864 (canti d’amore con versione italiana); Rose e viole (Canti e leggende popolari di varie nazioni, raccolte e tradotte), Tip. G. Favale e Comp., 1865; La novella di Geta e Birria riprodotta da un’antica, Bologna, Romagnoli, 1879; Le nozze del Diavolo: novella di G. B. Fagiuoli, Bologna 1886; La via dello infame aretino, Editore S. Lapi, Città di Castello, a cura di C. Arlìa.

Per l’anniversario della morte di Costantino Arlìa. Filologo per passione all'Accademia della Crusca

Il Quotidiano del 16.02.2014, pag. 49

Il 18 febbraio 1915, a Firenze, moriva il calabrese Costantino Arlìa. Nella vita era stato magistrato di professione e filologo per passione. Tra le sue pubblicazioni più note, il “Lessico dell’infima e corrotta italianità” che scrisse insieme a Pietro Fanfani. La competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, fecero dell’Arlìa un autorevole linguista, tanto da essere chiamato a far parte dell’Accademia della Crusca. A lui, per esempio, si deve l’introduzione, nel 1902, di un termine di grande fortuna come “pubblicità” al posto del francese “recláme”.
Per il centenario della morte, nel febbraio 2015, avevamo espresso l’auspicio che venisse celebrata la ricorrenza con un convegno, che fosse magari ripubblicata qualche sua opera, o che fosse oggetto di studio nelle Università. Ma al momento, questo letterato non sembra interessare più di tanto. A parte l’intitolazione dell’Istituto Comprensivo di Aiello Calabro (Cs), databile a qualche decennio fa, il filologo meriterebbe infatti di essere meglio conosciuto. In attesa di tempi migliori, ne tracciamo un profilo della vita e della sua opera di italianista.
Nato il 23 agosto 1828, e battezzato il 24 dalla levatrice Grazia Casanova che lo aveva trovato nei pressi di una frazione di Ajello Calabro (Cs) – come per primo riporta lo storico Rocco Liberti – il trovatello fu poi riconosciuto legalmente dal padre naturale, il “cerusico” Bonaventura Arlìa di Amantea, solo nel 1836.
La formazione scolastica inizia nel seminario di Tropea, nella cui Diocesi erano compresi all’epoca sia Aiello che Amantea. In seguito, dopo un periodo di studio da autodidatta, si trasferirà a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza. È il 1861 quando inizia la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea. Da qui andrà a Torino come capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia; e poi a Roma. Nel 1890 si dimette per motivi di salute dall’incarico ministeriale di direttore della seconda divisione e subito dopo, nel febbraio 1891, si trasferirà a Firenze, assieme alla compagna Giuseppina Massaglia. Con quest’ultima si sposerà nella città del Giglio, ormai avanti con gli anni, il 4 febbraio 1906. E qui, nel capoluogo toscano, Costantino Arlìa passa a miglior vita nella sua casa di via S. Gallo 81, per una emorragia cerebrale, il 18 febbraio del 1915. «L’ultimo periodo della sua lunga vita (morì a 86 anni) – si legge nel necrologio pubblicato sul «Giornale storico della letteratura italiana» – venne funestato dalla cecità, ma egli sopportò con stoicismo la sua sventura, consolando le tenebre da cui era avvolto con le luci sempre vivide della memoria e dell’intelletto». Fu, il Nostro, secondo l’anonimo estensore, «editore e annotatore amoroso e sagace», sebbene non «un letterato di professione, ma ciò non tolse che egli amasse e studiasse le lettere nostre con vera e instancabile passione».
La purezza linguistica fu per l’A. tra le sue più vive preoccupazioni e passioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani ad opera di Luigi Lerro, il Carducci lo definì “puntiglioso linguaiolo”, una descrizione che il poeta aveva già usato anche per il Fanfani.
L’intento che aveva mosso i due filologi (Fanfani e Arlìa) nella compilazione del Lessico dell’Infima e corrotta italianità (Carrara, Milano 1877), l’opera più famosa, è più volte ribadito: solo in rare eccezioni si possono accogliere nuove parole straniere. Ma il ruolo che scelgono è quello di “consiglieri”, e non già di despoti, nel dire quello che si può o non si può dire, nell’italiano. 
Molti suoi manoscritti, per quanto prima di morire avesse predisposto che fossero bruciati, si trovano nell’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, dove è custodito il carteggio Arlìa (908 lettere comprese tra il 1871 e il 1905), acquisito nel 1915 per acquisto dalla libreria Lumachi, e diverse lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936. Altre lettere, come il carteggio Bongi, sono all’Archivio di Stato di Lucca; mentre all’archivio storico della Crusca è conservata tutta la documentazione prodotta dallo studioso.
Una gran mole documentale ancora da esaminare, dunque, assieme alle altre notizie biografiche ancora incomplete e da verificare, che aspettano di essere oggetto di ulteriori studi.
Le pubblicazioni. Tra le sue opere possiamo menzionare: il noto Lessico dell’Infima e corrotta italianità, pubblicato a Milano per la prima volta nel 1877 (altre edizioni sono del 1881, 1890 e 1898) per i tipi della Casa Edizioni Paolo Carrara; Del linguaggio degli artigiani fiorentini del 1876; Giunte al Lessico dell’infima e corrotta italianità del 1884 e 1896 (Carrara editore, Milano); Filologia spicciola (Firenze, 1889); Note filologiche, 1891-1892; il Dizionario bibliografico, pubblicato a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, che è una raccolta di locuzioni e voci del linguaggio bibliografico; Voci e maniere di lingua viva (Milano, 1895); Il parlare degli artigiani fiorentini, Milano, 1896; Ruscelleide di Vincenzo Borghini, Note raccolte da Costantino Arlìa, 1898; Passatempi filologici (Novelle e bozzetti), Roma, Albrighi e Segati, 1903; Storia d’un libro, Treviso, 1904. I suoi studi filologici comprendono anche testi di Machiavelli, del Capperone, Borghini, Cecchi, Curzio da Marignola, Malatesti ecc.
Pubblicò, oltre ad alcune novelle, pure diverse raccolte di versi, originali e traduzioni. Ecco alcuni titoli: Sonetto, in raccolta Per le nozze di Domenico De Palco e Teresina Nobile, Napoli, Stab. Tip. Di G. Nobile, 1854; Canti calabresi, Il passatempo, 15 novembre e 1 dic. 1864 (canti d’amore con versione italiana); Rose e viole (Canti e leggende popolari di varie nazioni, raccolte e tradotte), Tip. G. Favale e Comp., 1865; La novella di Geta e Birria riprodotta da un’antica, Bologna, Romagnoli, 1879; Le nozze del Diavolo: novella di G. B. Fagiuoli, Bologna 1886; La via dello infame aretino, Editore S. Lapi, Città di Castello, a cura di C. Arlìa.

Calabresi Illustri. Costantino Arlìa, magistrato di professione e filologo per passione

Qui di seguito, un articolo su Costantino Arlìa, già pubblicato su Calabria Sconosciuta nel numero 133 di gennaio-marzo 2012.
CALABRESI ILLUSTRI. 
Costantino Arlìa, magistrato di professione e filologo per passione. Tra le pubblicazioni più note del linguista di origini calabresi, il “Lessico dell’infima e corrotta italianità”.
Nella vita aveva esercitato la professione di magistrato prima, e in seguito di funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia. Il suo maggiore interesse, tuttavia, fu per la lingua italiana. La profonda passione, e la competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, fecero di Costantino Arlìa un autorevole linguista, tanto da essere chiamato a far parte dell’Accademia della Crusca. Si deve a lui, tanto per fare un esempio, l’introduzione nel 1902 di un termine di grande fortuna come “pubblicità” al posto del francese “recláme”.
Sebbene alcune fonti riportino luogo e data di nascita diversi1, i registri anagrafici di Aiello parlano chiaro, come peraltro già evidenziato dagli studi dello storico Rocco Liberti2. Dagli archivi parrocchiali e comunali dell’epoca, infatti, si evince che il Nostro, registrato inizialmente con il nome di Costantino Adriano3, nacque il 23 agosto 1828 e fu battezzato il 24 dalla levatrice Grazia Casanova che lo aveva trovato nei pressi di una frazione di Ajello Calabro (Cs). Il trovatello fu poi riconosciuto legalmente dal padre naturale, il “cerusico” Bonaventura Arlìa di Amantea, solo nel 18364.
La sua formazione scolastica inizia nel seminario di Tropea, nella cui Diocesi erano compresi all’epoca sia Aiello che Amantea. Secondo quanto ci hanno riferito dall’Archivio storico diocesano di Tropea, non esiste più alcuna documentazione relativa ai seminaristi per il 1800, essendo andata perduta negli anni ’50 del secolo scorso. Pertanto, possiamo solo supporre che il periodo di studio dell’Arlìa presso l’istituzione religiosa, che sappiamo essere stato di tre anni5, sia circoscrivibile, anno più, anno meno, al 1839-42.
In seguito, e dopo un periodo di studio da autodidatta, l’Arlìa si trasferirà a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza6.
È il 1861 quando inizia la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea. Da qui andrà a Torino come capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia; e poi a Roma. Nel 1890 si dimette per motivi di salute dall’incarico ministeriale di direttore della seconda divisione e subito dopo, è il febbraio 1891, si trasferirà a Firenze, assieme alla compagna Giuseppina Massaglia. Con quest’ultima si sposerà nella città del Giglio, ormai avanti con gli anni, il 4 febbraio 19067.
Nel capoluogo toscano, Costantino Arlìa passa a miglior vita nella sua casa di via S. Gallo 81, per una emorragia cerebrale, il 18 febbraio del 19158. 
«L’ultimo periodo della sua lunga vita (morì a 86 anni) – si legge nel necrologio pubblicato sul «Giornale storico della letteratura italiana» (anno LXVI, secondo semestre 1915, pag. 308 – Loescher Torino) – venne funestato dalla cecità, ma egli sopportò con stoicismo la sua sventura, consolando le tenebre da cui era avvolto con le luci sempre vivide della memoria e dell’intelletto»9. 
Fu, il Nostro, secondo l’anonimo estensore, «editore e annotatore amoroso e sagace», sebbene non «un letterato di professione, ma ciò non tolse che egli amasse e studiasse le lettere nostre con vera e instancabile passione»10.
Le pubblicazioni. Tra le sue opere possiamo menzionare: il noto Lessico dell’Infima e corrotta italianità, pubblicato a Milano per la prima volta nel 1877 (altre edizioni sono del 1881, 1890 e 1898) per i tipi della Casa Edizioni Paolo Carrara; Del linguaggio degli artigiani fiorentini del 1876; Giunte al Lessico dell’infima e corrotta italianità del 1884 e 1896 (Carrara editore, Milano); Filologia spicciola (Firenze, 1889); Note filologiche, 1891-1892; il Dizionario bibliografico, pubblicato a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, che è una raccolta di locuzioni e voci del linguaggio bibliografico; Voci e maniere di lingua viva (Milano, 1895); Il parlare degli artigiani fiorentini, Milano, 1896; Ruscelleide di Vincenzo Borghini, Note raccolte da Costantino Arlia, 1898; Passatempi filologici (Novelle e bozzetti), Roma, Albrighi e Segati, 1903; Storia d’un libro, Treviso, 1904. I suoi studi filologici comprendono anche testi di Machiavelli, del Capperone, Borghini, Cecchi, Curzio da Marignola, Malatesti ecc.
Pubblicò, oltre ad alcune novelle, pure diverse raccolte di versi, originali e traduzioni. Ecco alcuni titoli: Sonetto, in raccolta Per le nozze di Domenico De Palco e Teresina Nobile, Napoli, Stab. Tip. Di G. Nobile, 1854; Canti calabresi, Il passatempo, 15 novembre e 1 dic. 1864 (canti d’amore con versione italiana); Rose e viole (Canti e leggende popolari di varie nazioni, raccolte e tradotte), Tip. G. Favale e Comp., 1865; La novella di Geta e Birria riprodotta da un’antica, Bologna, Romagnoli, 1879; Le nozze del Diavolo: novella di G. B. Fagiuoli, Bologna 1886; La via dello infame aretino, Editore S. Lapi, Città di Castello, a cura di C. Arlìa. Ecc. 
Tra le altre pubblicazioni, la prima versione italiana, per i tipi di Giuseppe Marghieri, della Storia del Diritto Romano di Gustavo Hugo, edita a Napoli nel 185611. Del 1859, sempre per Marghieri, è la traduzione della Storia dei progressi del dritto delle genti in Europa e in America dalla pace di Westfalia fino ai giorni nostri con una introduzione sui progressi del diritto delle genti in Europa prima della pace di Westfalia di Henry Wheaton cui segue nel 1860 la traduzione di un’altra opera del medesimo autore, gli Elementi di diritto internazionale. Nel 1861 vede la luce Le Convenzioni d’estradizione tra il Regno d’Italia e gli Stati stranieri, edita a Torino.
Molti suoi manoscritti, per quanto prima di morire avesse predisposto che fossero bruciati, si trovano nell’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, dove è custodito il carteggio Arlia (908 lettere comprese tra il 1871 e il 1905), acquisito nel 1915 per acquisto dalla libreria Lumachi, e diverse lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936 alla biblioteca. Altre lettere, come il carteggio Bongi, sono all’Archivio di Stato di Lucca12; mentre all’archivio storico della Crusca è conservata tutta la documentazione prodotta dallo studioso.
Una gran mole documentale ancora da esaminare, dunque, assieme alle altre notizie biografiche ancora incomplete e da verificare, che aspettano di essere oggetto di ulteriori studi.
La fortuna del “Lessico”. «Non poche volte gli stranieri hanno mosso accusa agli Italiani, o che non sanno la propria lingua, o che essa è poverissima, o che, infine, eglino non hanno Vocabolarj ben fatti, perché sì ne’ loro scritti, come nel parlare, usano voci e maniere di dire, o che non sono registrate ne’ Vocabolarj, o, se sono, hanno altro senso, ovvero appartengono ad altre lingue. L’accusa, o volere o non volere, dobbiamo confessarlo, è fondata, e non occorre dimostrazione; imperocché basta aprire un libro qualunque, o dare un’occhiata ad un giornale, per vederlo seminato (lasciando stare lo stile) di voci improprie, di barbarismi, di voci straniere scusse scusse, piantate lì, neppure italianizzate nella desinenza, anzi, perché facciano bella mostra, poste anche in carattere corsivo! (…)».
Il brano fa parte della prefazione alla prima edizione del Lessico dell’infima e corrotta italianità compilato da Pietro Fanfani13 e Costantino Arlìa, per i tipi dell’editore Paolo Carrara di Milano, ripresa nella seconda edizione della primavera 1881. La prima edizione, del 1877, andò a ruba, «senza stamburate di amici, senza raccomandazioni di protettori, e tanto meno senza incoraggiamenti uffiziali, anzi!»14.
Come si apprende dall’Arlìa, la purezza linguistica fu tra le sue più vive preoccupazioni e passioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani ad opera di Luigi Lerro, il Carducci lo definì “puntiglioso linguaiolo”, una definizione che il poeta aveva già usato anche per il Fanfani15. 
L’opera di Fanfani e Arlìa, nella prefazione all’edizione del 1877, indica con chiarezza l’intento che li ha mossi nella compilazione dell’opera. Per i due filologi, la purezza della lingua è da salvaguardare16. Solo in rare eccezioni si possono accogliere nuove parole straniere. Per esempio solo «quando con la cosa nuova ci viene la voce che l’addita, e nella nostra non ce n’è una che le faccia riscontro, o che al popolo non riesce di crearla o formarla; accolgasi pure la voce o la frase di altra lingua, modificandola secondo l’indole della nostra; ma se invece nella nostra abbiamo la voce per l’appunto alla straniera corrispondente, o se il popolo crea la voce, ovvero se trasforma la straniera e l’adatta in modo corrispondente alla natura della propria lingua, perché mai, questa disprezzando, abboccare ed ostinatamente usare la straniera, e ripeterla con la straniera pronunzia, e farne pompa!».
In buona sostanza, Fanfani e il Nostro, si scelgono il ruolo di “consiglieri”, e non già di despoti, nel dire quello che si può o non si può dire, nell’italiano. Lo diranno meglio nel Dialogo dei modi errati che segue alla prefazione.
Il successo che ebbe il Lessico è rimarcato dallo stesso autore nella penultima edizione del 1890. Sino ad allora tre erano state le edizioni nell’arco di tredici anni, ed una quarta se ne sarebbe aggiunta nel 1898. «Che di un libro di cose di lingua, o didascalico, se ne faccian tre edizioni in tempo relativamente breve, da noi è un caso un po’ raro, e, se non isbaglio, dovrebbe essere ciò riguardato non solo come un valido e inoppugnabile documento a prò dell’utilità di esso, e un titolo di raccomandazione presso gli studiosi, ma anche come la prova che molti attendono a tali studii, e che un qualche giovamento esso abbia apportato»17.
Anche qui viene ribadito lo scopo della pubblicazione: «(…), che per avere la proprietà e la purezza della lingua, si dee risalire agli scrittori più antichi e più vicini alla sua origine, cioè al Trecento, e al tempo in cui la lingua ebbe il suo maggiore incremento e ne furono fissate le regole, cioè al Cinquecento. Secondo questo concetto, largamente esposto nel Dialogo de’ modi errati, che in fine di questa prefazione si riporta (2), fu fatto il disegno del Lessico».
NOTE
1 Cfr. Enciclopedia Treccani e Dizionario Enciclopedico Treccani, e Grande Dizionario Enciclopedico Utet; e anche Vito G. Galati, Gli scrittori delle Calabrie, I, Firenze, 1928, pp. 229-231; e Francesco Morano, Bibliografia e biografia calabra. 
2 R. Liberti, Lo Stato di Ajello in Calabria, Barbaro editore, Oppido Mamertina, 1978, pp. 227-231. 
3 Trascrizione dell’atto di nascita – Nr. D’ordine 55 F. «L’anno 1828 il dì 24 del mese di agosto alle ore 12 avanti di noi Geniale Maruca Sindaco ed Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Aiello distretto di Paola (Provincia di Calabria Citra) è comparsa la signora Grazia Casanova di anni 60 di professione levatrice domiciliata in Aiello contrada Copano e ci ha presentato un bambino secondo che abbiamo ocularmente riconosciuto e ci ha dichiarato che lo stesso è stato da essa ritrovato in questo giorno 24 dico 24 del c.m. di agosto, alle ore 7 avanti la Pagliaia del suo fondo detto Copano ove domicilia, quale sembrava essere stato abbandonato dagli autori dei suoi giorni, in fasciato con alcuni panni di lino bianco, con fascia di Bambace bianca, ricci di cambri bianchi, al collo, legato con un cordone di lana nero, con una barca di seta, color paglino e fettuccia rossa ed altra bianca colla testa ignuda senza alcun segno, cifra, o lettera sul collo. Noi ufficiali dello Stato Civile dopo aver visitato detto bambino l’abbiamo ritrovato essere maschio, della età apparente di tre giorni. La stessa ha inoltre dichiarato di dare al bambino nome di Costantino cognome Adriano. 
La presentazione, e dichiarazione anzidetta si è fatta alla presenza di Don Giuseppe Caferri di anni 44 di professione proprietario domiciliato ad Aiello contrada S. Maria don Giacomo Caferri di anni 25 di professione proprietario testimoni, intervenuti al presente atto e dalla dichiarante prodotti a presente atto, che abbiamo formato all’uopo… ». 
4 R. Liberti, Lo Stato di Ajello cit. p. 229. Nel documento «tratto dagli atti di nascita in viaggio di mare, di ricognizione, di adozione, delle persone defunte fuori del domicilio e dei morti-nati nel Comune di Ajello C. dal 1-1-1836 al 31-12-1836 (foglio 3° ordine 1°)» «è detto a chiare lettere che il 16 gennaio 1836 don Bonaventura Arlìa, dottore fisico e cerusico di Amantea “ha dichiarato di riconoscere per proprio figlio un fanciullo che ci venne presentato (al sindaco Maruca) addì 24 agosto 1828 ed iscritto nei registri di nascita al N° 55 f. 28 col nome di Costantino Adriano, ci ha inoltre dichiarato che lo stesso è nato da lui nel giorno 23-8-1828”». 
5 Ivi, pag. 230. 
6 Verosimilmente, l’anno potrebbe essere intorno al 1851. Pur non avendo riscontri documentali (che abbiamo chiesto, ma al momento in cui scriviamo non abbiamo ancora ricevuto), in quell’anno l’Arlìa ha 23 anni, una età compatibile con il conseguimento della Laurea. 
7 Come si evince dal foglio di Famiglia N° 60276, fornitoci gentilmente dal Comune di Firenze. Nello stesso documento è scritto che la moglie Giuseppina Massaglia, possidente, del fu Stefano (la madre si chiamava Maria Deorsola), era nata a Robella (AT) il 24.01.1843 e a Firenze morì il 15 marzo 1935. 
8 Atto nr. 386, parte I, serie A, Comune di Firenze, Cfr. Liberti, op. cit., p. 228. Nello stesso documento, si fa riferimento anche alla madre, De Mundo Maria. 
9 «Giornale storico della letteratura italiana» LXVI, secondo semestre 1915, Loescher, Torino, p. 308. 
10 Ibidem. 
11La notizia è presa dalla Rete. Eccetto che per una improbabile omonimia, l’opera è attribuibile all’Arlìa che la dedica al professore Luigi Capuano, docente di Diritto all’Università di Napoli dove l’Arlìa si era laureato in Giurisprudenza qualche anno prima. 
12 Archivio di Stato Lucca, Lettera del 27 Maggio 1886; 31 Maggio 1886; 12 Giugno 1886; 14 Luglio 1886; 28 Maggio 1886. 
13 Collesalvetti, 21 marzo 1815 – Firenze, 4 marzo 1879. Filologo, dal 1859, bibliotecario della biblioteca Marucelliana, editore di testi antichi, autore di studî di lingua e di libri educativi, polemista in difesa della tradizione linguistica quale egli puristicamente la concepiva; e soprattutto, lessicografo. In collaborazione con l’Arlìa compilò nel 1877 il Lessico dell’infima e corrotta italianità. Cfr. Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 44 (1994). 
14 P. Fanfani e C. Arlìa, Lessico della infima e corrotta italianità, editore Carrara Milano, Prefazione seconda edizione, primavera 1881; 
15 Per la querelle tra Carducci e Fanfani sulla “Crudele matrigna”, si veda: Michele Colombo (a cura di), Carducci filologo e la filologia su Carducci, Atti del Convegno (Milano 6-7 novembre 2007), Mucchi Editore Modena, pp. 57-71. 
16 L’epoca in cui esce l’opera dei due filologi, per inquadrare il periodo, è quella post unitaria durante la quale si stava discutendo sulla questione della lingua. Nel 1868, il ministro Emilio Broglio istituì una commissione, presieduta dal Manzoni, appunto per stabilire quale dovesse essere il modello di italiano da adottare ufficialmente. Successivamente, sciolta la commissione, il Ministro diede inizio alla redazione del Nuovo Vocabolario della lingua italiana (Firenze, 1871) secondo i suggerimenti del Manzoni. Alla redazione parteciparono, assieme a Giovan Battista Giorgini che ne fu il principale collaboratore, Pietro Fanfani, Stanislao Bianciardi e Agenore Gelli, e poi Pietro Dazzi, Mauro Ricci e Giuseppe Meini. Cfr. Dizionario Biografico Treccani alla voce Broglio, Emilio. 
17Arlìa, Lessico, ediz. 1890, pag. V

L'Accademia della Crusca rinnova il Sito Web

Marco Biffi presenta il nuovo sito dell’Accademia della Crusca (di cui fece parte anche l’Aiellese Costantino Arlìa): un portale dedicato alla lingua italiana completamente rinnovato dal punto di vista grafico e dei contenuti.
Il 2012 è una data ideale per l’inaugurazione del nuovo sito, infatti, non soltanto si festeggiano i 400 anni della prima edizione del Vocabolario, ma anche i 10 anni del primo sito dell’Accademia che è uscito nel settembre del 2002. Con quel sito l’Accademia aveva creato non soltanto un sito istituzionale — in cui si potessero trovare della informazioni sulle attività, sulla storia dell’Accademia — ma anche un sito che fosse un portale d’accesso a informazioni sulla lingua italiana, su strumenti che ne consentissero lo studio. Infatti il sito, fin dalla sua pubblicazione, offriva numerosi servizi e strumenti, il più importante — soprattutto per l’impatto che ha sul largo pubblico — è il servizio di consulenza linguistica che consente a tutti coloro che si collegano al nostro sito di porre domande di varia natura sulla grammatica e sulle parole. A questo servizio, in questi 10 anni, si sono rivolti un po’ tutti, dalle scuole di tutti gli ordini e gradi agli specialistici di vari settori specifici. Un altro settore — su cui ha lavorato molto l’Accademia e per il quale il portale è un accesso sicuramente privilegiato — è quello delle banche dati e degli strumenti per lo studio della lingua italiana e per la valorizzazione del patrimonio librario e archivistico che c’è in Accademia.

Con gli anni si sono davvero arricchite tantissimo le pagine del nostro sito e questo, paradossalmente, è diventato uno dei punti deboli perché la grande ricchezza di informazione non sempre garantiva un accesso facile e immediato ai contenuti per chi stava cercando. Il nuovo sito va, prima di tutto, proprio in questa direzione: fornire degli strumenti efficaci per consentire a chiunque di trovare i materiali che sta cercando, ma anche dare suggerimenti su percorsi che guidano nella lettura e nella consultazione dei materiali. Una della prime finestre evidenti a chi accede al nuovo sito dell’Accademia della Crusca è la sezione che si chiama “La Piazza delle lingue”: la Piazza della lingua virtuale è un punto di accesso a percorsi guidati su vari temi che riguardano le attività dell’Accademia, come ad esempio l’intensa attività che in questi anni è stata svolta a livello internazionale per la promozione dell’italiano e per la sua collocazione all’interno del quadro dell’Unione europea. L’Accademia della Crusca negli ultimi anni ha lavorato tantissimo anche con il Ministero degli Esteri per la promozione della “Settimana della lingua italiana nel mondo” che — nel mese d’ottobre negli ultimi sette anni — propone al mondo varie iniziative che mettono in luce le particolarità della nostra lingua nel corso dei secoli e anche nella realtà attuale. La “Piazza” mette in luce anche l’impegno che l’Accademia della Crusca ha avuto in questi ultimi anni con la scuola. Quindi in questa “piazza virtuale” — che tecnicamente è un aggregatore di contenuti — chi vuole avere informazioni su questo tipo di materiali, per esempio su l’italiano in Europa, avrà accesso automaticamente a tutti i materiali che nel sito sono presenti su questo argomento, dalle pubblicazioni, agli eventi, alle iniziative che l’Accademia sta svolgendo, alle associazioni italiane ed europee con cui collabora nell’ottica di portare avanti questo tema.
Altre novità sul nuovo sito sono quelle che riguardano in particolar modo le pubblicazioni dell’Accademia della Crusca che adesso potranno essere vendute anche on line: c’è una sezione specifica dedicata proprio al commercio dei libri dell’Accademia.
Un’altra delle novità fondamentali del sito è sicuramente l’interazione con i social network: il sito consente da tutte le sue pagine di essere segnalato a eventuali consultatori, di porre delle segnalazioni sui principali social network. Al sito l’Accademia ha anche associato un canale Youtube ufficiale in cui si trovano dei video che poi trovano posto anche nel sito, e anche una pagina ufficiale su Facebook che interagisce quindi su più livelli con un pubblico diversificato. Naturalmente rimangono quelle sezioni che hanno fatto il successo del sito con milioni di visitatori: la consulenza linguistica che si presenta in una nuova veste grafica ma mantiene le stesse caratteristiche, per cui ripropone la banca dati delle risposte che supera ormai le 650 risposte on line e dà la possibilità a chiunque di porre nuovi quesiti.
La Crusca informatica è la sezione in cui si ha accesso alle varie banche dati prodotte in questi anni e che l’Accademia della Crusca sta ancora incrementando con nuovi progetti.

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