Grazie per l’ospitalità a Orizzonte Savuto, periodico del comune di Altilia che anche in questo numero ha dedicato spazio ad uno scritto che parla dell’Aiellese Francesco Della Valle, poeta del 1600.
ORIZZONTE SAVUTO ALTILIA-MAIONE – anno II n° 3 del 6 aprile 2024
28 gen 2014 … Antonio Piromalli, apprezzatissimo collaboratore della presente … Qui il link ad un articolo sul poeta Francesco Della Valle, sul quale il prof.
18 set 2015 … Al festival della filosofia di Mantova il tema proposto è stato l’eredità. …. Costantino Arlìa filologo calabrese · Francesco della Valle Poeta …
Lo sappiamo che è un tormentone. Che ogni anno lo chiediamo. E lo facciamo anche per questa Giornata Mondiale del Libro. Chiediamo agli amministratori comunali di #AielloCalabro che fine ha fatto la #BibliotecaCivica? Dove sono i libri? Perché la biblioteca non è stata aperta?
Ricordiamo che la biblioteca, allocata in alcune stanze dell’ex Convento degli Osservanti, era stata istituita con tanto entusiasmo nel 2003. Era stato approvato dal Consiglio comunale il Regolamento di gestione; era stata dotata di scaffalatura, tavoli per la sala lettura, computer, programmi per la catalogazione. Poi, come capita spesso alle nostre latitudini, per un motivo o per un altro, non se ne è saputo più nulla.
Non osiamo immaginare in quale condizione di abbandono saranno quei libri (più di un migliaio, sempre che esistano ancora), a suo tempo affidati al comune in comodato d’uso gratuito da alcuni benefattori sulla base di una consolidata fiducia verso chi si è occupato – quotidianamente – di promuovere la cultura e la memoria storica nella comunità.
Attendiamo, senza alcuna fiducia, risposte.
Copertina de Le lettere delle Dame e degli Eroi di Francesco Della Valle, poeta Aiellese del 1600
O Fiumicel, che de l’amate rive /Del patrio nido mio bagni le arene, /Campi fecondi, collinette amene, /Aure salubri, acque sorgenti e vive.
Il brano è tratto dalla poesia dell’Aiellese Francesco Della Valle (XVI-XVII secolo), dedicata alla Sua Patria. Il fiumicel dovrebbe essere l‘Oliva che però, non è più quello di secoli fa. Ora necessita, questo nostro fiume, della bonifica. Dalla politica regionale calabrese aspettiamo una decisione ponderata che non può non essere che in direzione del ripristino ambientale dei siti inquinati. Ad meliora
AMANTEA – Con le deposizioni in aula dei testi della difesa, è iniziata ieri mattina la seconda fase del processo Valle Oliva Inquinata, che si celebra in Corte d’Assise a Cosenza.
A deporre per primo, Mario Spinelli, pensionato delle FF.SS. che abita nei pressi del fiume Oliva dal 1982, e dove ha un pezzo di terra che coltiva. Rispondendo alle domande del legale della difesa Nicola Carratelli, ha detto di non aver mai notato niente di strano circa eventuali operazioni di interramento. Anche l’acqua usata per le coltivazioni, presa direttamente dal fiume, è sempre risultata pulita, come dimostrerebbero le analisi effettuate in alcune occasioni dall’Asp.
Dello stesso tenore, il racconto di Giovanni Pino, commerciante, residente da circa 25 anni a Gallo, frazione del comune di S. Pietro in Amantea, il quale ha riferito di non aver mai notato lavori sospetti di camion riconducibili alla ditta di cui è titolare Coccimiglio, imputato nel processo per disastro ambientale, insieme ad altri quattro proprietari di terreni risultati inquinati.
E anche per Marcello Rizzo, titolare di un terreno alla sinistra idraulica dell’Olivo, e produttore di cipolle (che vantano il marchio di qualità IGP), nulla di anomalo nelle acque utilizzate per l’irrigazione.
Tra i testi convocati, anche alcuni dipendenti della ditta Coccimiglio. Maurizio Giglio, geometra impiegato nell’amministrazione della ditta di calcestruzzi di Amantea dal 2002, ha fornito elementi sui lavori che effettua la ditta Coccimiglio, e ha spiegato che tutti i rifiuti prodotti e gli scarti della lavorazione sono smaltiti regolarmente dalla EcoSistem di Lametia. Informazioni confermate anche da Luigi Curcio che nel silos ubicato nella vallata dell’Olivo svolge le mansioni di impiantista dal 2003. Nessuna attività di camion al di fuori del normale orario di lavoro, per Geniale Cuglietta, che per Coccimiglio da più di 25 anni fa la guardiania notturna degli impianti.
Se la difesa fa il suo lavoro per dimostrare l’estraneità degli imputati ai fatti contestati dalla Procura paolana, rappresentata ieri dai pm Maria Camodeca e Sonia Nuzzo, rimane tuttavia il fatto incontestabile – come hanno dimostrato scientificamente analisi e caratterizzazioni sovrintese da Ispra e Arpacal, nell’ambito delle indagini della Procura di Paola che hanno portato al procedimento in corso – dei diversi siti che presentano materiale inquinante interrato, fanghi industriali, metalli pesanti, materiale radioattivo come il cesio 137, sostanze altamente tossiche per la salute.
Su quest’ultimo aspetto, riguardante appunto salute pubblica e bonifica ambientale, un segnale positivo era arrivato nel corso del recente incontro tenutosi ad Amantea alla presenza di Domenico Bevacqua, presidente della IV Commissione ambiente del consiglio regionale. Bevacqua, come si ricorderà, aveva preso impegni precisi, annunciando una seduta della commissione proprio ad Amantea, con il coinvolgimento dell’Arpacal e i vertici dell’Asp, e attivandosi nel contempo per agevolare le procedure burocratiche per il ripristino ambientale entro un anno. Si attende, inoltre, come auspica fortemente il comitato civico Natale De Grazia, che a breve venga effettuata l’analisi del rischio, operazione immediatamente propedeutica alla bonifica dei siti inquinati. Intanto, sono state fissate le prossime udienze del processo in Assise, iniziato a luglio 2013, che si svolgeranno il 16 maggio, il 6 ed il 21 giugno, e il 4 luglio.
Sono passati dieci lunghi anni senza il Prof. Antonio Piromalli, apprezzatissimo collaboratore della presente rivista, già fondata all’epoca dal compianto primo direttore dott. Giuseppe Polimeni.
Egli aveva seguito con i suoi incoraggiamenti ed i suoi scritti il tortuoso percorso d’elaborazione per più d’un ventennio, fin dal 1978, ed i suoi contributi furono pubblicati fino a qualche anno prima della scomparsa. Originario dalla Calabria (Maropati 1920 – Polistena 2003) ha sempre rafforzato il suo legame con essa, nonostante fosse per lunghi periodi fuori, impegnato nell’insegnamento della Letteratura italiana prima all’Università di Urbino e Bologna, poi nelle Università di Udine, Salerno, Cassino, medaglia d’oro nel 1989 dei Benemeriti della Scuola, della Cultura, dell’Arte anche per i molti importanti incarichi ministeriali che assunse per la promozione della Scuola.
Ma quando ritornava nella terra che aveva nel cuore, seguiva da vicino gli eventi culturali, promuovendo incontri ad alto livello ed incoraggiando manifestazioni.
È stato un vero maestro, se per tale s’intende non solo chi invita a gustare il pane della propria sapienza, ma anche chi è fraternamente vicino e interpreta le attese nel segno d’una umanità che si fa previdente. Egli ha infatti tracciato nuove strade nel solco della cultura meridionale, dando loro visibilità, non solo con le sue due grandi opere: Letteratura calabrese (Rubbettino, Cosenza 1965) e Letteratura e Cultura popolare (Firenze,1983) ad indicare un percorso originale e moderno, molto ricercato dalle giovani generazioni, ma pure con i tanti saggi che hanno messo in luce figure di autori fino a quel momento ignorati e pure validissimi. Intendo riferirmi ai poeti Lorenzo Calogero, Nicola Giunta, Alba Florio, Ermelinda Oliva, Emilio Argiroffi di cui scrisse pagine illuminanti per gli sviluppi della loro carriera. Egli stesso fu poeta fin dalla prima giovinezza e si annoverano, dopo il 1945, ben sette sue raccolte di versi. L’ampia conoscenza filologica inoltre gli ha consentito di approfondire aspetti del linguaggio, soprattutto il dialetto, per lungo tempo considerato dai critici di scarsa dignità. Così lavorò a lusinghieri saggi su E. Alvaro, Donnu Pantu, V. Ammirà, N. Giunta, rivelando la loro impronta originale e il fervido rapporto con il luogo ed il tempo con i quali erano venuti a contatto. Cogliendo ed apprezzando il filo rosso della Rivista “Calabria Sconosciuta”, intercorrente tra élite e popolo, si soffermò spesso e volentieri, in vari numeri, a spiegare il carattere della cultura contadina oltre alla pregnanza del dialetto, il senso di certi riti, il valore di alcun celebrazioni, insomma il multiforme volto della società in evoluzione.
Fu proprio la sua critica illuminata a chiarire la profonda influenza degli autori italiani di fine secolo sulla cultura contemporanea, specie calabrese, per non parlare della sua ultima fatica di far conoscere il suo conterraneo scrittore Fortunato Seminara al grande pubblico.
Ne ha istituito la Fondazione e dopo aver riedito Le baracche, nel 1990, ha dato alle stampe i romanzi postumi: L’Arca (1997), La dittatura (2002), Il viaggio (2003). Si trovava a Polistena proprio per presentare quest’ultimo libro, quando fu colto dal malore che gli fu fatale. Il compianto fu unanime e profondo. La Calabria perdeva con lui non solo un grande intellettuale, noto nei luoghi più ricercati del dibattito nazionale, ma anche un figlio memore e fedele che aveva voluto onorarla sempre. Seminara infatti rappresentò ai suoi occhi la Calabria stessa ch’egli aveva imparato a conoscere ed a frequentare fin dall’inizio della sua vita, quel mondo raccolto ed appartato che aveva un profilo familiare anche se non sempre felice, fin dalla pubblicazione, appunto nel 1942, de Le baracche, voluta da Leo Longanesi per Einaudi. S’era assunto il compito di valorizzare i migliori talenti della sua gente e di sfatare l’ingiusto pregiudizio che non esistono al sud energie creative degne d’attenzione e capaci di rinnovamento. Il suo messaggio non può essere disconosciuto ed ignorato, ne siamo certi.
Qui il link ad un articolo sul poeta Francesco Della Valle, sul quale il prof. Piromalli tenne ad Aiello Calabro (Cs) una interessantissima conferenza nel settembre del 2002.
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. La data, che segna anche il primo giorno di primavera, riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace.
L’UNESCO negli anni ha voluto dedicare la giornata all’incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni. Tra le diverse forme di espressione, infatti, ogni società umana guarda all’antichissimo statuto dell’arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica. Per la Giornata Mondiale di quest’anno, la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, in collaborazione con il Dipartimento di Lingue , Letterature e Culture Straniere dell’Università Roma Tre ed il Museo Nazionale dell’Alto Medio Evo, ha organizzato un evento culturale incentrato sulla poesia, presso la sala “Opus sectile” con la partecipazione di alcune poetesse impegnate nell’arte e nel sociale, che offrono al pubblico del Museo, agli studenti di Roma Tre ed agli studenti di alcune Scuole Associate UNESCO un saggio delle proprie opere. Fra queste si segnalano Fausta Squatriti, artista multimediale e letterata che ha già in passato ha aderito a manifestazioni legate alla Giornata Mondiale della Poesia, Eiléan Ni Chuilleneanain, letterata e docente universitaria presso l’ Università Trinity College di Dublino, Maria Josefa Flores Requejo, Docente di Filologia spagnola presso l’Università dell’Estremadura.
Prof. Giovanni Puglisi
Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO
Poeti per Sibari (Cosenza)
Tipologia di iniziativa:Poeti per Sibari Reading poetico e Mostra di poesia visiva Poeti per Sibari
Località: Museo Nazionale Archeologico di Sibari (CS)
Data: 23 marzo 2013 ore 17,30
Realizzato da: Anna Lauria
In collaborazione con: Agenzia Informazione&Comunicazione Corigliano Calabro, Cometa radio, Associazione Le Muse – Reggio Calabria, Comune di Cassano Ionio.
Contatti: Anna Lauria poetessa – 3336625500 – Email: lauriaanna@alice.it http://www.facebook.com/pages/Anna-Lauria-Poesia
Descrizione sintetica: Poeti per Sibari – La manifestazione nasce a sostegno della funesta inondazione che ha sommerso gli scavi di Sibari (CS). Anna Lauria chiama a raccolta tanti poeti, amanti della poesia e cittadini per sensibilizzare al dramma che sta vivendo il territorio, leggendo le poesie. Ci sarà uno spazio espositivo apposito per le poesie che giungono da tutta Italia. Lungo il percorso del Museo sarà allestita una mostra di poesia visiva con opere da tutta Italia che rimarrà esposta a lungo. Interventi: Gianni Papasso sindaco di Cassano Ionio, Silvana Luppino soprintendente per i beni archeologici della Calabria e direttrice del Museo e degli scavi di Sibari, Giuseppe Livoti critico d’Arte, Enrico Marchianò presidente Club Unesco Cosenza, Anna Lauria poetessa. Modera Rossella Molinari giornalista.
Un nostro Post dello scorso anno
Giornata mondiale della Poesia 2012. Per celebrare l’appuntamento, qualche poesia di Francesco Della Valle, poeta Aiellese del Seicento
Riceviamo e postiamo
La scienza dimostra che la poesia aiuta a superare i problemi della vita reale grazie al pensiero laterale. Lo psicoterapeuta ci spiega come.
La poesia ci può dare un aiuto concreto a superare i problemi che ci affliggono quotidianamente. Giovanni Porta, psicoterapeuta, specialista in arteterapia, la usa da anni come terapia per i suoi pazienti. “La poesia – spiega – ci fa vedere le cose sotto un aspetto diverso, più profondo, e spesso lontano da quello che noi pensiamo. E’ una forma di pensiero laterale, che ci permette di cambiare prospettiva, di vedere le cose in modo diverso e quindi aiuta a sbloccarsi. Molte persone si sentono infelici perché non riescono a ottenere ciò che vogliono. Quando arrivano dallo psicoterapeuta, sperano di trovare un modo magico per ottenere risultati diversi non cambiando assolutamente nulla del loro modo di fare, e anzi cercano nello psicoterapeuta una “spalla su cui piangere”, qualcuno con cui condividere il proprio profondo senso di frustrazione. Diceva Einstein: la follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Condivido in toto questa affermazione e nel mio lavoro di psicoterapeuta il fatto di aiutare le persone ad accettare questa innegabile evidenza è un presupposto indispensabile al miglioramento della loro qualità di vita. Da qui si parte per trovare altre possibili vie per risolvere le difficoltà che la persona sta vivendo. La poesia in questo ci può aiurare. La creazione poetica è una forma vera di pensiero laterale, e tramite di lei anche i problemi di cui soffro quotidianamente mi sembreranno diversi, perché è diverso lo strumento con cui li rappresento: non li descrivo ma esprimo emozioni e idee ad essi associati. Nelle parole che uso per esprimere la mia vita sono nascoste moltissime risorse da utilizzare.”.
Il termine “pensiero laterale” è stato coniato dallo psicologo maltese Edward De Bono, e consiste in una modalità di risoluzione dei problemi che prevede un approccio indiretto, ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema. Il concetto di base del pensiero laterale è che per ogni problema sono possibili molte soluzioni.
“ Da più di vent’anni scrivo poesie, – continua Giovanni Porta – e ciò che mi ha sempre stupito in questa attività è di come spesso tramite le poesie io arrivi a dire con chiarezza cose di cui non ho ancora piena consapevolezza. In altre parole, se lascio la mia mente libera di produrre associazioni di parole senza metterle troppi vincoli di giudizio o senso comune, arrivo a esprimere con sorprendente precisione ciò che vivo, e che sento. La poesia è un contenitore di senso nel quale è possibile associare parole di significato diverso, anche opposto (si veda la figura retorica dell’ossimoro, tipo “calorosa freddezza”). Se ad esempio, scrivendo in una poesia in cui parlo di come mi sento a relazionarmi con gli altri, uso l’espressione “calorosa freddezza”, significa che dentro di me ci sono almeno due parti che la pensano in maniera diversa: una ritiene l’interazione “calorosa” mentre l’altra la considera “fredda”. La parte che considera l’interazione calorosa probabilmente avrà piacere a trovarsi lì, mentre quella che la considera fredda vorrebbe interromperla e andarsene. In pratica, mi sento diviso, voglio due cose opposte, voglio sia stare che andarmene. La poesia, cioè, permette di far emergere gli opposti, ovvero le mie parti interne che sono in conflitto. E una volta individuate le parti in conflitto, che me ne faccio?
Attraverso tecniche di psicoterapia, le metto in comunicazione, le faccio parlare e lascio ad ognuna tempo e modo di esprimere i propri vissuti e ragioni, fino ad arrivare a un accordo, o almeno a un compromesso. Per farlo, identifico un episodio specifico in cui ho vissuto una “calorosa freddezza”, e lavoro a partire da un episodio concreto. In che modo fare questo può aiutare il mio benessere? Arrivare a un compromesso tra parti interne che vogliono cose diverse è fondamentale, se vogliamo vivere in pace. L’alternativa è di rimanere in balia di parti di noi che litigano come condomini irascibili costretti a una forzata convivenza.
In sintesi, dunque, la poesia è una forma creativa riconducibile a un processo di pensiero laterale che fa emergere, grazie alla libertà insita nella sua forma espressiva, conflitti interni. Una volta esplicitati, questi conflitti possono essere elaborati e risolti grazie a tecniche tipiche di psicoterapia della gestalt quali la “sedia vuota”, in cui mi sposto da una sedia all’altra identificandomi di volta in volta con una specifica parte di me. La risoluzione di un conflitto si associa di solito a una piacevole sensazione di liberazione, come essersi tolti un peso.
È da qualche anno che ho iniziato ad associare poesia e psicoterapia, e sono spesso rimasto stupito della potenza di questa tecnica, capace di trasformare un generico malessere in espressione di un conflitto, e in possibilità di soluzione”.
Poesia e cervello umano
Nel cervello umano esistono due emisferi: quello sinistro e quello destro. L’emisfero sinistro è preposto alle attività logiche, matematiche, lineari, mentre quello destro presiede le attività intuitive: non verbali, immaginative, artistiche. I due emisferi cerebrali sono collegati tramite un’area detta corpo calloso.
L’emisfero sinistro presiede il pensiero logico- analitico o “verticale”, che viene insegnato a scuola e che tutti conosciamo; l’emisfero destro presiede invece il pensiero laterale, o generativo, una maniera analogica di relazionarsi con la realtà che viene usata, per esempio, in tecniche creative come il brainstorming, nel gioco e nelle attività artistiche e nella poesia
GIOVANNI PORTA
Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto di poesia e di teatro. Vive e lavora a Roma. Da anni realizza laboratori e percorsi in cui l’arte viene utilizzata con finalità terapeutiche. Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, si è successivamente specializzato con un master in “Utilizzo di tecniche artistiche nella relazione d’aiuto”, ha una specializzazione in Psicoterapia della Gestalt presso l’I.G.F. di Roma, ed una in “Teatro e Psichiatria”. Riceve a Roma, in via Pisa 21, e a Pomezia (RM), in via Rimini 11/B. Per info: www.giovanniporta.it –giovanniporta74@gmail.com.
Ufficio stampa Giovanni Porta: Eo Ipso (www.eoipso.it)
Info: Chiara Porta – cporta@eoipso.it – 3289629722
L’articolo che qui pubblichiamo risale al settembre 2002, quando si tenne la conferenza sul poeta con il prof. Antonio Piromalli, grande storico della letteratura italiana e calabrese (1920 – 2003).
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“DI DUO Franceschi abbia la Patria il vanto /tu la spada adoprando ed io le carte /tu col valor del braccio ed io col canto”. I versi che recita Antonio Piromalli, professore emerito di Letteratura Italiana all’Università di Cassino, tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana attualmente in circolazione – in occasione della conferenza sul poeta secentesco tenutasi il 7 settembre alla Casa delle Culture di Aiello Calabro (Cs) – fanno chiarezza sul luogo di nascita del poeta Francesco Della Valle, vissuto tra la fine del 1500 e i primi decenni del 1600. Appartenenti ad un sonetto delle “Rime” che scrisse il poeta, opera forse mai letta in precedenza con la dovuta attenzione, i versi citati da Piromalli sono dedicati all’amico Francesco di Malta, esponente di spicco di una delle famiglie nobili aiellesi, assalito dai turchi in battaglia e salvatosi eroicamente. Se la patria del di Malta era – come era – lo Stato feudale di Aiello, è logico dedurre, che anche Della Valle fosse aiellese. Anche un altro sonetto, sempre delle “Rime” che sono dedicate ad una donna della propria città natale, si rivela chiarificatore. In esso l’autore affida il compito all’amico Muzio Stefanini, aiellese anche lui, di andare a trovare la sua musa in Aiello (Là dove sotto a poco amica stella/ io nacqui e vissi i dì poco sereni/ vanne pur, Muzio, e dica all’empia/ che mia penna ha cara/ che ancor l’adoro/ e alla patria ingrata/ che suo malgrado a nome mio sia chiara.).
Ciononostante, alcuni studiosi reputano Della Valle nativo invece di Cosenza e nipote di Sartorio Quattromani. Questa tesi, trova fondamento nella dicitura riportata sulla copertina di una delle edizioni delle “Rime” (Napoli, 1617), in cui il poeta si qualifica cosentino; e anche nel sonetto che l’autore dedica alla città di Cosenza dove dice: “Nobil città, ch’al chiaro Crati in sponda; …Come presso (sic!) il tuo Seggio ebbi la cuna”. Analizzate con attenzione, gli elementi che sostanziano la tesi della cosentinità, risultano in qualche maniera poco sostenibili. Lo Spiriti, nelle sue “Memorie degli scrittori cosentini”, ci dice, invece, chiaramente, che il Della Valle “… di cui si rinviene il nome avanti la traduzione del IV libro dell’Eneide del Quattromani” visse intorno al 1570, mentre il Nostro “pubblicò le sue poesie il 1618, e dice l’Eritreo, che morì molto giovine (probabilmente nel 1627); onde se questi dovesse riputarsi lo stesso, che il primo, avrebbe dovuto avere nel 1618 almeno li suoi settant’anni; e perciò nò potea dirsi che fosse morto assai giovine”. Parimenti, anche la menzione che il poeta fa di Cosenza nel sonetto dedicato alla Città Bruzia (presso il tuo Seggio ebbi la cuna), trova una plausibile spiegazione nel fatto che potrebbe essere stata dettata unicamente dalla gloria e dalla potenza culturale e politica che la città dei Bruzi ebbe in quell’epoca. Per l’autorevole storico e critico della letteratura italiana Antonio Piromalli, che con una prosa semplice e gradevole ha tenuto alto e costante l’interesse del numeroso pubblico, non ci sono dubbi. Francesco Della Valle è poeta aiellese, come lo era per Benedetto Croce che nel 1910 lo inserisce nell’antologia dei Lirici marinisti.
Durante l’incontro culturale – curato dall’assessorato alla Cultura del comune, a cui hanno assicurato la partecipazione attiva la professoressa Donatella Laudadio, attivissimo assessore alla Cultura dell’Amministrazione provinciale; il primo cittadino Francesco Iacucci; e Antonio D’Elia, presidente del sodalizio letterario “F. Della Valle” di Cosenza; il professore Piromalli, ha tracciati con chiarezza il quadro storico in cui il poeta ha vissuto ed un singolare profilo del poeta. Due importantissimi documenti notarili, del 1604 e 1609, reperiti da Antonio D’Elia, che descrivono la donazione da parte del notaio GiovanPaolo Della Valle, padre di Francesco, dello Ius Patronatus dell’altare di San Lorenzo presso la chiesa di San Giuliano in Aiello, al figlio chierico che poi vi rinuncerà, forse per andare a Roma, nel 1609, ci informano che Della Valle dovesse appartenere al mondo ecclesiastico. Forse un sacerdote, diacono o chierico, durante la sua permanenza nella Città Eterna, dove visse lontano “dalla patria ingrata” (in un sonetto delle “Rime” (1618), dedicato a Girolamo Brivo, confessa di essere già da 10 anni a Roma), poteva vantare amicizie tra i più importanti personaggi dell’epoca. Sono suoi amici, il Cavalier Marino, Antonio Bruni, l’Eritreo, con cui condivide le frequentazioni all’Accademia degli Umoristi; il principe Filippo Colonna; Maurizio di Savoia, figlio di Carlo Emanuele I; il Duca Ranuccio Farnese; Roberto degli Ubaldini che sarà il suo mecenate; e, Cinzio e Pietro Aldobrandini, che lo zio, quello che diverrà Papa Clemente VIII, fa poi cardinali. Altro amico del Della Valle è il cardinale Maffeo Barberini, che salito al soglio pontificio nel 1623, col nome di Urbano VIII, si ricorderà del poeta che qualche tempo prima gli aveva dedicato alcuni sonetti, accordandogli nel 1626 – secondo Padre Francesco Russo che lo riporta dal quinto volume dei Regesti Vaticani -, una pensione sul conto del clero di Cosenza, città che Della Valle, desideroso di ritornare all’Accademia dei Costanti, reputa città di cultura. La conferenza, tuttavia, non ha posto l’attenzione solo sugli aspetti biografici, pure importanti, soprattutto per una comunità, come quella aiellese, che come patria del Della Valle, ne riceve lustro.
Piromalli ha parlato per più di un’ora della sue poesie, raccolte ne “Le Rime”, pubblicate in due edizioni (Napoli 1617; e Roma 1622); ne “Le lettere delle dame e degli eroi” (Venezia 1622 e 1627 e Ravenna 1630) e in altre sue liriche che si trovano nella “Raccolta di sonetti d’autori diversi et eccellenti dell’età nostra” (Ravenna 1623) e in una Antologia pubblicata a Roma nel 1627, in occasione del Funerale della signora Sitti Maani Gioerida.
Lo stile, i modelli che prendono ispirazione da Petrarca, la rilevanza artistica del poeta, peraltro testimoniata da diversi studiosi come l’Eritreo, D’Amato, Spiriti, Accattatis, Croce, Getto, Tuscano, Procaccioli, lo stesso Piromalli, Crupi ed altri, che ne hanno analizzato lo stile, l’espressione e l’originalità della sua poesia, rendono giustizia ad un poeta che merita di essere studiato. D’altronde, le diverse tesi di laurea sul poeta prodotte all’Università di Salerno e all’Unical, come quelle del giovane Alessandro Citro, che è stato il primo a studiarlo, seguito dal compianto professore Saro Contarino e poi dal professore Ordine (significativa la borsa di studio assegnatagli per la sua tesi dalla Città di Cosenza); come pure Mariangela Romano di Salerno, Annalisa Montesanti di Lametia e di Antonio D’Elia, testimoniano l’interesse del mondo accademico per questo poeta certamente non minore.
Il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. “La data, che segna anche il primo giorno di primavera – è scritto sul sito dell’Unesco -, riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace”.
Per celebrare l’appuntamento, in galleria foto, alcuni componimenti del poeta Francesco Della Valle (Aiello Calabro, 1590 circa – Roma ?, 1627). Qui di seguito, un articolo che tratta del poeta calabrese.
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Francesco Della Valle, poeta aiellese del ‘600 di Bruno Pino (Il Quotidiano, settembre 2002)
“DI DUO Franceschi abbia la Patria il vanto /tu la spada adoprando ed io le carte /tu col valor del braccio ed io col canto”. I versi che recita Antonio Piromalli, professore emerito di Letteratura Italiana all’Università di Cassino, tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana attualmente in circolazione – in occasione della conferenza sul poeta secentesco tenutasi recentemente alla Casa delle Culture della cittadina aiellese – fanno chiarezza sul luogo di nascita del poeta Francesco Della Valle, vissuto tra la fine del 1500 e i primi decenni del 1600. Appartenenti ad un sonetto delle “Rime” che scrisse il poeta, opera forse mai letta in precedenza con la dovuta attenzione, i versi citati da Piromalli sono dedicati all’amico Francesco di Malta, esponente di spicco di una delle famiglie nobili aiellesi, assalito dai turchi in battaglia e salvatosi eroicamente. Se la patria del di Malta era – come era – lo Stato feudale di Aiello, è logico dedurre, che anche Della Valle fosse aiellese. Anche un altro sonetto, sempre delle “Rime” che sono dedicate ad una donna della propria città natale, si rivela chiarificatore. In esso l’autore affida il compito all’amico Muzio Stefanini, aiellese anche lui, di andare a trovare la sua musa in Aiello (Là dove sotto a poco amica stella/ io nacqui e vissi i dì poco sereni/ vanne pur, Muzio, e dica all’empia/ che mia penna ha cara/ che ancor l’adoro/ e alla patria ingrata/ che suo malgrado a nome mio sia chiara.). Ciononostante, alcuni studiosi reputano Della Valle nativo invece di Cosenza e nipote di Sartorio Quattromani. Questa tesi, trova fondamento nella dicitura riportata sulla copertina di una delle edizioni delle “Rime” (Napoli, 1617), in cui il poeta si qualifica cosentino; e anche nel sonetto che l’autore dedica alla città di Cosenza dove dice: “Nobil città, ch’al chiaro Crati in sponda; …Come presso (sic!) il tuo Seggio ebbi la cuna”. Analizzati con attenzione, gli elementi che sostanziano la tesi della cosentinità, risultano in qualche maniera poco sostenibili. Lo Spiriti, nelle sue “Memorie degli scrittori cosentini”, ci dice, invece, chiaramente, che il Della Valle “… di cui si rinviene il nome avanti la traduzione del IV libro dell’Eneide del Quattromani” visse intorno al 1570, mentre il Nostro “pubblicò le sue poesie il 1618, e dice l’Eritreo, che morì molto giovine (probabilmente nel 1627); onde se questi dovesse riputarsi lo stesso, che il primo, avrebbe dovuto avere nel 1618 almeno li suoi settant’anni; e perciò nò potea dirsi che fosse morto assai giovine”. Parimenti, anche la menzione che il poeta fa di Cosenza nel sonetto dedicato alla Città Bruzia (presso il tuo Seggio ebbi la cuna), trova una plausibile spiegazione nel fatto che potrebbe essere stata dettata unicamente dalla gloria e dalla potenza culturale e politica che la città dei Bruzi ebbe in quell’epoca. Per l’autorevole storico e critico della letteratura italiana Antonio Piromalli, che con una prosa semplice e gradevole ha tenuto alto e costante l’interesse del numeroso pubblico, non ci sono dubbi. Francesco Della Valle è poeta aiellese, come lo era per Benedetto Croce che nel 1910 lo inserisce nell’antologia dei Lirici marinisti. Durante l’incontro culturale – curato dall’assessorato alla Cultura del comune, a cui hanno assicurato la partecipazione attiva la professoressa Donatella Laudadio, attivissimo assessore alla Cultura dell’Amministrazione provinciale; il primo cittadino Francesco Iacucci; e Antonio D’Elia, presidente del sodalizio letterario “F. Della Valle” di Cosenza inaugurato alla Casa delle Culture di Cosenza a settembre del 2002 -, il professore Piromalli, ha tracciati con chiarezza il quadro storico in cui il poeta ha vissuto ed un singolare profilo del poeta. Due importantissimi documenti notarili, del 1604 e 1609, reperiti da Antonio D’Elia, che descrivono la donazione da parte del notaio GiovanPaolo Della Valle, padre di Francesco, dello Ius Patronatus dell’altare di San Lorenzo presso la chiesa di San Giuliano in Aiello, al figlio chierico che poi vi rinuncerà, forse per andare a Roma, nel 1609, ci informano che Della Valle dovesse appartenere al mondo ecclesiastico. Forse un sacerdote, diacono o chierico, durante la sua permanenza nella Città Eterna, dove visse lontano “dalla patria ingrata” (in un sonetto delle “Rime” (1618), dedicato a Girolamo Brivo, confessa di essere già da 10 anni a Roma), poteva vantare amicizie tra i più importanti personaggi dell’epoca. Sono suoi amici, il Cavalier Marino, Antonio Bruni, l’Eritreo, con cui condivide le frequentazioni all’Accademia degli Umoristi; il principe Filippo Colonna; Maurizio di Savoia, figlio di Carlo Emanuele I; il Duca Ranuccio Farnese; Roberto degli Ubaldini che sarà il suo mecenate; e, Cinzio e Pietro Aldobrandini, che lo zio, quello che diverrà Papa Clemente VIII, fa poi cardinali. Altro amico del Della Valle è il cardinale Maffeo Barberini, che salito al soglio pontificio nel 1623, col nome di Urbano VIII, si ricorderà del poeta che qualche tempo prima gli aveva dedicato alcuni sonetti, accordandogli nel 1626 – secondo Padre Francesco Russo che lo riporta dal quinto volume dei Regesti Vaticani -, una pensione sul conto del clero di Cosenza, città che Della Valle, desideroso di ritornare all’Accademia dei Costanti, reputa città di cultura. La conferenza, tuttavia, non ha posto l’attenzione solo sugli aspetti biografici, pure importanti, soprattutto per una comunità, come quella aiellese, che come patria del Della Valle, ne riceve lustro. Piromalli ha parlato per più di un’ora della sue poesie, raccolte ne “Le Rime”, pubblicate in due edizioni (Napoli 1617; e Roma 1622); ne “Le lettere delle dame e degli eroi” (Venezia 1622 e 1627 e Ravenna 1630) e in altre sue liriche che si trovano nella “Raccolta di sonetti d’autori diversi et eccellenti dell’età nostra” (Ravenna 1623) e in una Antologia pubblicata a Roma nel 1627, in occasione del Funerale della signora Sitti Maani Gioerida. Lo stile, i modelli che prendono ispirazione da Petrarca, la rilevanza artistica del poeta, peraltro testimoniata da diversi studiosi come l’Eritreo, D’Amato, Spiriti, Accattatis, Croce, Getto, Tuscano, Procaccioli, lo stesso Piromalli, Crupi ed altri, che ne hanno analizzato lo stile, l’espressione e l’originalità della sua poesia, rendono giustizia ad un poeta che merita di essere studiato. D’altronde, le diverse tesi di laurea sul poeta prodotte all’Università di Salerno e all’Unical, come quelle del giovane Alessandro Citro, che è stato il primo a studiarlo, seguito dal compianto professore Saro Contarino e poi dal professore Ordine (significativa la borsa di studio assegnatagli per la sua tesi dalla Città di Cosenza recentemente); come pure Mariangela Romano di Salerno, Annalisa Montesanti di Lametia e di Antonio D’Elia che ancora continua le ricerche su Della Valle, testimoniano l’interesse del mondo accademico per questo poeta certamente non minore. Ora, le sue opere, non stampate più da circa 4 secoli, potrebbero essere ripubblicate dal comune di Aiello Calabro con gli auspicabili contributi che regione Calabria e Provincia di Cosenza vorranno mettere a disposizione. Una intenzione ed un impegno preciso, che sono emersi da questo importante approfondimento letterario.