Conclusa la kermesse Cletarte. Molti gli appassionati che hanno visitato la mostra

CLETO, Cs – La vecchia Pietramala, dal 20 al 24 agosto scorsi, è diventata luogo d’arte. Una trentina di artisti si sono dati appuntamento qui, nella terra che fu dell’Amazzone Cleta, per riflettere, attraverso mostre, performance artistiche, dibattiti, sul tema del Ritorno.
Ritorno – come ha spiegato Franco Pedatella, membro del direttivo e tra i fondatori del sodalizio, nel vernissage della rassegna – inteso come “luogo in cui passato e futuro si ricongiungono, senza malinconie, ma con il piacere di rimettere piede là da dove si era partiti, con una consapevolezza nuova”.
La kermesse d’arte, l’unica del Circondario che anno dopo anno si candida a punto di riferimento per quanti hanno a cuore i piccoli Centri storici, spesso abbandonati, è stata organizzata dalla omonima associazione costituitasi quest’anno a seguito dell’iniziativa partita nel 2005. Per il presidente Cuglietta e per tutti i soci, quella di far rivivere con l’Arte il piccolo paesino di antiche radici, è una scommessa sulla quale stanno spendendo passione ed energia.
Molti gli appassionati che hanno visitato le due mostre: l’una, allestita all’interno della Chiesa della Consolazione; l’altra nei locali dell’ex Mattatoio.
Il programma delle diverse iniziative che hanno arricchito la manifestazione prevedeva le testimonianze della Locus Ars, avanguardia artistica di Fernanda Stefanelli che nel 2005 ha dato il là alla manifestazione, con l’obiettivo di “coinvolgere, testimoniare e rendere partecipi i fruitori, coniugando modernizzazione e preesistenza, innovazione e tradizione verso nuovi orizzonti di riqualificazione culturale”; e l’intervento del gruppo “Eccedenze creative” con la partecipazione del critico Gianfranco Labrosciano.
Di particolare importanza, per gli organizzatori, lo spazio “Cletarte Junior” dedicato ai ragazzi le cui creazioni sono state messe all’asta ed il ricavato devoluto a favore del Centro Madre Teresa di Calcutta di Reggio Calabria; e “Cletarte Senior”, in cui sono stati gli anziani ad essere coinvolti, che con gli oggetti d’artigianato venduti all’asta hanno potuto contribuire a dotare il paese di arredo urbano.
La mostra, è stata patrocinata da Comune, Provincia e Regione.

I 29 artisti partecipanti
Géraldine Baron, Rosario Bernardo, Andrea Biffi, Raffaele Boemio, Perito Bonavita, Mario Francesco Bruno, Maurizio Carnevali, Carmine Cianci, Alan Curto, Giulio di Malta, Luana Galluccio, Ombretta Gazzola, Gianni Gugliotta, Elisa Ianni Palarchio, Nella Juliano-Pacaud, Elda Longo, Francesco Magli, Mirella Nudo, Lucia Paese, Anna Petrungaro, Annunziata Ruffolo, Yari Sacco, Maria Luisa Sardi, Maurizio Savaglio, Armando Sdao, Alfredo Sguglio, Fernanda Stefanelli, Anna Emilia Tarasi, Sophie Voyer.

Cletarte 2008. Tra gli artisti presenti Francesco Magli

Le immagini si riferiscono alle opere di Magli: Ritorno-Il Quinto Stato; Zampognari 1, 2 e 3

CLETO, Cs – La vecchia Pietramala, dal 20 al 24 agosto scorsi, è diventata luogo d’arte. Una trentina di artisti si sono dati appuntamento qui, nella terra che fu dell’Amazzone Cleta, per riflettere, attraverso mostre, performance artistiche, dibattiti, sul tema del Ritorno.

Ritorno – come ha spiegato Franco Pedatella, membro del direttivo e tra i fondatori del sodalizio, nel vernissage della rassegna – inteso come “luogo in cui passato e futuro si ricongiungono, senza malinconie, ma con il piacere di rimettere piede là da dove si era partiti, con una consapevolezza nuova”.

La kermesse d’arte, l’unica del Circondario che anno dopo anno si candida a punto di riferimento per quanti hanno a cuore i piccoli Centri storici, spesso abbandonati, è stata organizzata dalla omonima associazione costituitasi quest’anno a seguito dell’iniziativa partita nel 2005. Per il presidente Cuglietta e per tutti i soci, quella di far rivivere con l’Arte il piccolo paesino di antiche radici, è una scommessa sulla quale stanno spendendo passione ed energia.

Molti gli appassionati che hanno visitato le due mostre: l’una, allestita all’interno della Chiesa della Consolazione; l’altra nei locali dell’ex Mattatoio.

Il programma delle diverse iniziative che hanno arricchito la manifestazione prevedeva le testimonianze della Locus Ars, avanguardia artistica di Fernanda Stefanelli che nel 2005 ha dato il là alla manifestazione, con l’obiettivo di “coinvolgere, testimoniare e rendere partecipi i fruitori, coniugando modernizzazione e preesistenza, innovazione e tradizione verso nuovi orizzonti di riqualificazione culturale”; e l’intervento del gruppo “Eccedenze creative” con la partecipazione del critico Gianfranco Labrosciano.

Di particolare importanza, per gli organizzatori, lo spazio “Cletarte Junior” dedicato ai ragazzi le cui creazioni sono state messe all’asta ed il ricavato devoluto a favore del Centro Madre Teresa di Calcutta di Reggio Calabria; e “Cletarte Senior”, in cui sono stati gli anziani ad essere coinvolti, che con gli oggetti d’artigianato venduti all’asta hanno potuto contribuire a dotare il paese di arredo urbano.

La mostra, è stata patrocinata da Comune, Provincia e Regione.



I 29 artisti partecipanti

Géraldine Baron, Rosario Bernardo, Andrea Biffi, Raffaele Boemio, Perito Bonavita, Mario Francesco Bruno, Maurizio Carnevali, Carmine Cianci, Alan Curto, Giulio di Malta, Luana Galluccio, Ombretta Gazzola, Gianni Gugliotta, Elisa Ianni Palarchio, Nella Juliano-Pacaud, Elda Longo, Francesco Magli, Mirella Nudo, Lucia Paese, Anna Petrungaro, Annunziata Ruffolo, Yari Sacco, Maria Luisa Sardi, Maurizio Savaglio, Armando Sdao, Alfredo Sguglio, Fernanda Stefanelli, Anna Emilia Tarasi, Sophie Voyer.

Al via Cletarte 2008. Tra i 29 artisti non potevano mancare i Nostri Rosario Bernardo, Giulio di Malta e Francesco Magli

Riceviamo e pubblichiamo

Comunicato Stampa da Cletarte
Si inaugura domani 20 agosto la IV edizione di Cletarte, la rassegna d’arte che si terrà a Cleto fino a giorno 24. «Un evento volto a coinvolgere artisti di chiara fama nazionale ed internazionale sul tema portante di quest’anno che è il “Ritorno” ma che – fanno sapere dall’associazione culturale Cletarte che lo organizza dal 2005- vuole rappresentare un punto di riferimento per i cittadini cletesi sparsi per il mondo». Un programma ricco di appuntamenti che sarà inaugurato con l’Incontro creativo “CLETARTE Junor” dedicato ai ragazzi che saranno invitati a creare opere per i loro stessi coetanei più bisognosi il cui aiuto sarà concretizzato attraverso la vendita all’asta degli oggetti realizzati. Analogamente avverrà per i “Senior” che invece contribuiranno a dotare la stessa comunità di un servizio che riterranno necessario. A seguire in Piazza Chiesa della Consolazione un incontro con il prof. Franco Pedatella e l’ingegnere Giulia Fresca l’inaugurazione dell’esposizione d’arte.
Ad allietare la serata la performance musicale dell’Old Fox Jazz Trio con Piero Longo al sax, Felice Campora al basso e Giancarlo Mancini alla batteria. Nei giorni successivi, oltre agli incontri creativi “Cletarte Junior” e “Cletarte Senior” si potrà partecipare alla performance della Locus Ars di Fernanda Stefanelli che si snoderà in cinque tappe lungo un percorso tra le antiche vie cittadine, ma anche alla Conferenza sul tema: “Emigrazione e spopolamento dei piccoli centri storici” a cui interverranno il Dr. Armando Oolando, il Prof. Armido Cario ed il prof. Francesco Volpe. Non mancheranno sorprese e spettacoli come quello del mago illusionista Gino Lauzieri previsto per la sera di sabato e della ottima musica da parte del “Quartetto per archi Mousike” con Giovanni Azzinari, Francesco Falcone, Alessio Vilardo e Stefano Amato che avranno il compito di dare l’appuntamento al prossimo anno.
Un evento importante, patrocinato dalla Regione Calabria, dalla provincia di Cosenza e voluto fortemente dal sindaco del Comune di Cleto, Amerigo Cuglietta, che non mancherà di stupire anche quest’anno per la grande partecipazione che l’arte e la cultura riescono sempre a richiamare.

I 29 artisti partecipanti

Géraldine Baron, Rosario Bernardo, Andrea Biffi, Raffaele Boemio, Perito Bonavita, Mario Francesco Bruno, Maurizio Carnevali, Carmine Cianci, Alan Curto, Giulio di Malta, Luana Galluccio, Ombretta Gazzola, Gianni Gugliotta, Elisa Ianni Palarchio, Nella Juliano-Pacaud, Elda Longo, Francesco Magli, Mirella Nudo, Lucia Paese, Anna Petrungaro, Annunziata Ruffolo, Yari Sacco, Maria Luisa Sardi, Maurizio Savaglio, Armando Sdao, Alfredo Sguglio, Fernanda Stefanelli, Anna Emilia Tarasi, Sophie Voyer.

Nella foto, un’opera di Magli esposta (fuori concorso) a Cletarte 2008

14 luglio 1984. Ovvero quando Francesco Magli dipinse i panettoni della Scala a Milano

Nel tram mi tremavano le gambe” racconta. “Ma era qualcosa che andava fatta. Portai con me dei pennelli e dei colori e decisi di colpire nel bel mezzo di Milano. Alla Scala. Così cominciai a colorare la città grigia”.

Era il 14 luglio del 1984 quando Francesco Magli dipinse quei blocchi di cemento arrotondato (i panettoni spartitraffico) che a ogni angolo di Milano segnano un divieto o una proibizione. Blocchi che possono trasformarsi nelle mani di un artista in uno strumento di libera creatività, “come chiodi sul muro della città a cui appendere la propria rivolta” e “combattere la costrizione della legge con la libertà del colore”. Una data storica (la presa della Bastiglia) che l’artista calabrese scelse per celebrare la rivolta popolare per eccellenza. Fu poi multato per aver “imbrattato”. Ma per Francesco – «pittore militante che ha fatto di Milano il suo terreno d’azione, della mappa della città un territorio reale e immaginario da cui lanciare i suoi strilli di megafono» – che con l’insegnamento e la pittura vuole far riflettere sulla realtà contemporanea e sulle contraddizioni del denaro e del consumo – era una azione irrinunciabile per protestare contro la politica degli sfratti. Contro le ingiustizie di una città tentacolare e grigia che lascia poco spazio alla creatività e alla forza del colore.

A quella data deve la sua popolarità di artista, guadagnandosi spazio su tutti i giornali dell’epoca. Da quel momento, ma anche da prima la sua vita è votata all’arte. Arte e Vita sono inscindibili in un “cortocircuito di politica e pensiero”. Sempre alla ricerca di nuove esperienze, di nuove iniziative per far conoscere le opere d’arte e soprattutto l’uomo che sta dietro di esse, la sua anima, per la affermazione della dignità dell’uomo, per il “grande dialogo“, per l’amicizia e la solidarietà tra gli uomini, per la Pace, la Giustizia.

A questo mondo io sono e sarò sempre dalla parte dei poveri”, dice Magli con Garcia Lorca.

1, 2, 3, ISOLA!

Arte e artigianato, musica e giochi per le strade del quartiere Isola – MILANO


1, 2, 3 luglio 2008 dalle 18 alle 24

Laboratori e giochi per i bambini Aperitivi, mostre, tour eno-gastronomici Musica, performances e Dj set

A cura di: www.isolagaribaldi.netinfo@isolagaribaldi.net

con il patrocinio di: Provincia di Milano

con la collaborazione di: Politecnico di Milano

con il sostegno di: Unione del Commercio

Per informazioni su eventuali cambi di programma ed aggiornamenti www.isolagaribaldi.net

Nel corso dell’iniziativa, Mercoledì 2 luglio Dalle 17 alle 19, l’Artista Francesco Magli curerà una visita guidata nel suo laboratorio in via De Castillia, 24, spiegando ai partecipanti “Come nasce un’opera d’arte?”

L'Eterno ritorno. Un volumetto appena pubblicato dedicato all'arte di Francesco Magli

E’ stato da poco pubblicato un volumetto sull’arte di Francesco Magli di cui riportiamo alcune recensioni di Danilo Eccher e Domenico Cara, ed una poesia di Garcia Lorca che l’artista ama molto.

L’eterno ritorno

“La storia dell’Occidente e le sue contraddizioni”, questo potrebbe essere il titolo per una mostra di Francesco Magli, le dissonanze insite nella nostra società e il tentativo che questa fa per celarle sono elementi essenziali per la sua pittura, le illusioni dell’Occidente, la conquista dello spazio, la cibernetica, la scienza atomica, non sono “la storia della nostra società moderna” ne sono solo un aspetto e le altre facce del prisma restano oscurate da questo chiarore.
Già l’informale negli anni sessanta aveva tentato di svelare questo processo, ma le tecniche e le modalità d’uso erano solamente
il frutto di un margine di tolleranza già contemplato dalla stessa società tecnocratica (non a caso l’informale nasce nel paese più progredito dell’Occidente). L’operazione che Francesco Magli svolge è diversa e più modesta, ma forse proprio per questo più sincera; egli non dipinge solo “un’altra faccia del prisma”, bensì il prezzo che sempre l’uomo paga alla storia, non è un anti storia”, è piuttosto l’immagine di un “eterno ritorno” neitzschano.
L’ideologia occidentale non può, e non vuole, eliminare le sacche di preistoria che con lei convivono, anzi è di queste che essa si nutre: questa è la realtà di cui Magli si fa portavoce.
Determinato il fine Francesco Magli lo insegue non solo sul piano figurativo, ma anche su quello tecnico-compositivo;
infatti i suoi quadri raggiungono il loro livello espressivo di grafica primitiva, attraverso un’accurata scelta tecnica, che spazia dalla contrapposizione cromatica all’essenzialità del tratto, dalla componente materica alla totalità figurativa.
Mezzo e fine sono complementari fra loro, la loro compenetrazione determina una struttura armonica che sostiene il dato pittorico. La corposità materica permette quell’incisività del tratto che, riesumando le primitive incisioni rupestri, ci conduce alla riscoperta delle nostre origini.
Ciò che la società occidentale nega e ciò che la mantiene in
vita, ciò che è essoterico in luoghi controllati è esoterico ovunque. L’eterno ritorno è stato riconosciuto.

Danilo Eccher (1980)

***


L’iconografia che Francesco Magli tenta di istituire per la progressione elettiva individuale, che è quella dell’arte su misura di un proprio riordino mentale e formalistico, a discreta distanza dalle convenzionali letture di opere d’arte contemporanea, produce esempi inediti e fantastici, oggetti dal linguaggio mini/mostruoso, errori biografici di personaggi ignoti, differenziali dalle consecutive figurazioni (e figurabilità) di uomo fisico tout court, senza anima né adempimenti sociali alla base del loro umore di profilo e di linea. Egli mostra una sequenza abbastanza originale di forme/uomo, di somatiche straordinarie, cave, composte da vuoti e pieni labirintici, affondi grafici rornanzabili, astrazioni itinerali che, se non leggono oroscopi particolari, o non si interessano del prossimo viaggio sulla luna, trascrivono (in venature cospicue e inventive) le correnti di bufera che attraversano il volto e l’intelligenza dell’essere nel suo stato di economia, di immobilità fossile, di rifondazione di tutto questo con i fatti continui e discontinui di una protostoria, che appartiene senz’altro alle immagini che Magli ci affida allo sguardo (e alla verifica), con il rischio di una lettura non immediata ma controllata, volontaria. Dove non ci sono formule particolari per sapere di più sul corpus di questi oggetti dell’essere quasi nuragici, i cui volumi straziati e compositi progettano una presenza quanto mai interrogativa o rarefatta: esiste Magli che conosce insospettabilmente uomo fantastico trascurato e riemergente, avvizzito e infelice, degradato della stessa ideologia a esercizio di masticazione e di robotico spezzone della civiltà. In effetti Magli interviene contro cadeste indubitabilità di considerare il protagonista assiduo dell’universo (il Sud soprattutto), dalla sua paura,dalla sua follia prospettica; del tabù attraversato nelle sue strutture intime da oppressioni, mozioni di sfiducia, desideri incompiuti e laceri. Lo stile dell’ambivalenza formale, in apparenza massiccia, segnata da avvenimenti registrati, sezione di fantasma clinico e dì intransigenza, riportata a certi crudeli dogmi di vivisezione scientifica. Ma in essa Magli riscopre (senza didascalie arbitrarie, o previsioni drammatiche da inserire nel confronto di una cronaca tragica e ribelle), la scelta di un tema popolare e opportuno ai tempi d’oggi e a quelli che un suo stesso conterraneo, Tommaso Campanella, ha conosciuto e fissato nella sua opera filosofica i senza omelie, né pubblici poteri culturali). I ritratti non hanno nome proprio perché appartengono ad ogni epoca; l’identificazione potrebbe essere generica e tutt’altro che compensativa della sua riscoperta; cosi lo scultore ha determinato il totem/uomo imparando a memoria la sua passione secolare piuttosto che il rilievo o la connotazione anagrafica (e senza abiti per la pantomima della sua maschera). Quel tanto di primitivo (e primigenio) che c’è nel clima nel magma: legno, ceramica, creta grezza, metallo, confluisce in modo distintivo, è sogno e percorso del ricercatore in arte: si affida a una metafisica secca, espressionistica: fonda il profilo e la prospezione (con l’enigma e l’orrore che sono connessi alle teste dei feticci) attraverso un processo automatico, inventivo, integrando la loro storia anonima sul segreto che il silenzio e la loro ambivalenza trasmettono e alimentano. Un’impostazione tragica dell’uomo ridotto al negativo dalle convenzioni, fatti estremi, usure minerali, sbriciolamento biologico e istanze smarrite nella comunità in cui è vissuto o resta in decapitazione relittuale. Una presenza/assenza che lo scultore calabrese sa adeguare e filtrare in una contestazione tutt’altro che marginale o di circostanza, bensì coltivata con una caparbietà assidua, ambiziosa e sotterranea (egli non abita alcun centro dei clans milanesi del perbenismo culturale, né è capace di spingere l’autoriferimento fino ad obbligare gli altri perché se ne accorgano di ciò che fa).
E intanto convive con queste sue indubitabili archeologie, espunte dalle radici della propria terra (nell’intelligenza di quel microcosmo umano e civile) che riesce ad offrirgli linfe ulteriori (oltre l’infanzia e la memoria, o i luoghi dell’humus e delle verità elementari, pure). Pertanto qualcosa di certo rispunta in innumerevoli riprove del suo lavoro con illuminazioni tematiche e compositive che strangolano i vecchi clichés oleici, gli indizi della bellezza speciosa ed estemporanea, gli eri sordidi e ingenui che adescano ancora alcuni sentimentali incapaci di impegno e autoscoperta, per utilizzare alcune fondamentali forme dell’esperienza, nell’amaro e aspro campo dell’immigrazione lombarda, in geometrie programmate o di spontanei grumi bloccati ed istintivamente animati e premuti in un insieme ondulato e tensivo, senza agiografia o mito. E a ciò diversificare vibrazioni legittime rispetto al ritratto di ignoto (con ginecei conflittuali, oscuri ambiti di senso morfologico, su una rete di progettazione linguistica scavata sulla steppa glabra del volto, senza sorrisi, né premonizioni di sortilegio meridionale, ma brivido di selvaggi eventi, di antichissime bruciature che hanno risucchiato l’attendibilità dell’essere nel campo). Fra solchi profondi, ossa itinerali crepuscolari lembi di persona, il feticcio e la sua spoglia diventano il maggior stato di denuncia di un tipo di scultura violenta che è andata perdendo la carne di spaesanti pieghe cerebralistiche.
Magli invece ristabilisce un insolito rigore, custodendo l’immaginazione poetica interrogativa, senza mai tradirla, o soltanto dilaniandola per imitare (o pietrificare) la traccia della storia.

Domenico Cara (1980)

***

A questo mondo io sono è sarò sempre

dalla parte dei poveri.

Sarò sempre dalla parte di coloro che

non hanno nulla ed ai quali si nega

perfino la tranquillità del nulla. Noi – e mi

riferisco agli uomini di estrazione intellettuale

ed educati nell’ambiente delle classi

cosìdette benestanti – siamo chiamati

al sacrificio. Accettiamolo.

Nel mondo non lottano più forze umane,

ma telluriche. Se mi pongono su una

bilancia il risultato di questa lotta: in un

piatto il tuo dolore il tuo sacrificio e in un

altro la giustizia per tutti, pur con l’angoscia

di un futuro che si pronostica, ma

non si conosce, io su quest’ultimo piatto

batto il pugno con tutta la mia forza.

Federico Garcia Lorca

Piace il Presepe di San Francesco

Piace la mostra di presepi, alla seconda edizione, ospitata all’interno della Cappella devozionale (risalente al XVIII secolo) dedicata a S. Francesco di Paola.
Nei giorni scorsi, le rappresentazioni della Natività (quest’anno sono sette), curate dal Centro Anziani della cittadina e dalle Suore Fscj, con la collaborazione del Comune, delle altre associazioni, delle scuole e di diversi appassionati del luogo, molti dei quali giovani e giovanissimi, e dell’artista Francesco Magli, sono state meta di molti visitatori che ne hanno apprezzato la semplicità del materiale povero con cui ogni scena è stata realizzata, e la bellezza di alcune sculture, come nel caso di quelle plasmate da Magli, in “maiolica cotta a gran fuoco”.
I presepi, come fa sapere il Centro Anziani FSCJ, si potranno visitare ancora sino al giorno dell’Epifania, tutti i giorni dalla mattina a tarda sera.

Seconda edizione del Presepe a San Francesco

Seconda edizione del Presepe all’interno della Cappella devozionale dedicata a S. Francesco di Paola, curata dal Centro Anziani della cittadina e dalle Suore Fscj, con la collaborazione del Comune e dell’artista Francesco Magli.
Come lo scorso anno, dunque, il luogo di culto farà da sfondo a diverse opere presepiali. Infatti, secondo quanto ci è stato riferito, oltre ai presepi di Magli, vi saranno anche quelli fatti dai bambini e ragazzi delle scuole locali e dei giovani che vorranno dare il proprio contributo, partecipando al laboratorio che sarà attivato in queste settimane che precedono il Natale.
La prima edizione, come si ricorderà, aveva accolto
più di una scena di Natività, realizzate con materiale poveri, ma anche con pezzi di rara bellezza come le sculture Raku. Un bel presepe, con scene di autentica poesia nelle fornaci in miniatura, segni di un passato in cui l’artigianato locale era vivace e produttivo; e con scorci in cui tante sculture si parlano tra loro per evidenziare, dice Magli, il forte bisogno del dialogo tra le persone, che è forse il vero spirito del Natale.
Il desiderio dell’uomo e dell’artista Francesco Magli, che è stato il promotore della riapertura di San Francesco, è anche quello di vedere ristrutturata interamente la cappella e di realizzarvi un laboratorio artigiano ed un centro di documentazione. Un progetto che ancora, però, non è stato preso dalle autorità competenti nella dovuta considerazione.

Per informazioni, o per partecipare attivamente alla realizzazione del presepe, contattare Suor Ezia; Laura Sansone o anche lo scrivente a questo indirizzo: brunopino66@gmail.com

I numeri civici di Magli

Quello di avere un numero civico artistico sull’uscio di casa sta diventando un vero e proprio cult. La moda, se così si può chiamare, è nata un po’ di tempo fa, quando l’artista Francesco Magli ha deciso di aprire uno studio estivo ad Aiello Calabro, in discesa Lavatoio, 15.
Nella sua dimora-laboratorio, dopo decine di estati passate ad Amantea e poi a San Pietro, dove ha realizzato un originale museo all’aperto, un capolavoro di ambientazione cittadina dell’arte contemporanea, ha iniziato a lavorare con la creta di Aiello. Dalla sua immaginazione creativa, oltre a opere di pittura e scultura in cui, rispettivamente, sono soggetti principali lo zampognaro calabro e la grande madre terra, escono fuori anche particolari numeri civici in terra cotta, smaltati, colorati e narranti storie.
Per le antiche stradine di Aiello, di questi numeri di terra cotta, ce ne sono già diversi. Ognuno con una sua storia da raccontare. Che è anche quella di un artista sempre alla ricerca di nuove esperienze, di nuove iniziative per far conoscere le opere d’arte e soprattutto l’uomo che sta dietro di esse e la sua anima.
Francesco Magli, o meglio Francesco d’Aiello (come ama farsi chiamare), nasce nella cittadina tirrenica nel giugno 1947. I primi anni della sua infanzia li passa ad Aiello, ma poi vivrà sino all’adolescenza in un collegio a Limbadi, assieme a compagni di scuola come il giornalista Pantaleone Sergi e Nuccio Barillari (il noto fotografo). Da lì, andrà giovanissimo a Milano ed è qui, nella città meneghina, soprattutto nella sua Isola (il quartiere vicino alla stazione di Porta Garibaldi), che sceglierà la strada dell’arte con maestri e compagni di viaggio come Ibrahim Kodra, l’ultimo grande artista postcubista scomparso agli inizi del 2006, e grazie agli insegnamenti presso l’Accademia di Brera di Nicola Gianmarino (scultura), Pippo Spinoccia (Disegno) e Raffaele De Grada (storia dell’Arte e Critica sociale).

Ecco finalmente il programma estivo!!!

Dopo che in tanti dall’inizio del mese si erano chiesti se ci fosse o meno un programma estivo e perché non venisse pubblicizzato, stamattina è stato finalmente reso noto dall’Amministrazione comunale.
Oltre alle due iniziative (la serata della solidarietà organizzata dal Centro Anziani e dalla Suore, ed un saggio di danza della Superdance di Amantea) già tenutesi, il cartellone prevede una serie di appuntamenti a cominciare da mercoledì 8 sera con una commedia in piazza a cura della Compagnia teatrale aiellese. Per il 9 agosto è previsto lo spettacolo “Marlen” della associazione Star Artisti e Stelle del Domani di Divina Catanzaro; il 10 sarà la volta del Festival del Folclore “Culture a confronto per la Pace nel mondo”; mentre per l’11, il circolo Anspi della cittadina presenterà il musical “San Francesco di Paola e l’agnellino Martinello”. Ancora una iniziativa solidale, per il 12, curato dal Centro Anziani FSCJ, dal titolo “Dai una mano a tuo fratello”, animata da stand di cullurielli e dalle musiche di Asta e Valentino. L’antivigilia di ferragosto è appannaggio di ritmi caraibici con lo spettacolo “Sabor Tropicali”; mentre il 14 si terrà la manifestazione Castellaria (promossa dalla Regione), anche se ancora non si conosce il nome dell’artista protagonista dello spettacolo (lo scorso anno fu Lello Arena). Pausa di qualche giorno e si ricomincia il 17 con Cataldo Perri e Leon Pantarei in concerto, con la partecipazione dello scrittore Carmine Abate; e “Provincia Tango Festival” giorno 18 con lo spettacolo “Pasional”. A chiusura, giorno 25, presentazione del libro “Le scuole rurali in Calabria agli inizi del ‘900” di Vittorio Naccarato.
Durante il periodo agostano, si terranno pure, dal 12 al 19, il tradizionale torneo del formaggio; una mostra di artigianato locale e una mostra del maestro Francesco Magli, presso lo studio di Scesa Lavatoio 15, dal titolo “I Cartoni per lo Studio del V stato”.
Non ci saranno invece, per come invece ipotizzato in alcune riunioni con le associazioni, la realizzazione dei murales e i percorsi artistico-artigianale lungo le viuzze del Centro Storico.