Na vota Aiellu e Na vota Jazzaria. Le due ultime fatiche letterarie di Giulio di Malta, edite da Nuova Santelli

Una lettera in diavolettu d'Ajìellu al blog, d'u cumpari Jugale d'a Massa

Riceviamo e postiamo, un fantasioso contributo dialettale di Giulio di Malta

Sig.  Bruno Pino u dutture ca supra Facce e Abbucca scrive nu fiscine de cose ca, siccome tiegnu na vrancata de brutti probremi adde venire ndo mmie. Signu Jugale da Massa ca te parru, un signu aiellise cum’e ttìe ma da banda e llà ndo cc’ìe llu Jume e llu Ponte. Te comunicu due cose, alla prima ca na vota intr’u Jume c’eranu i pisci oie un ce su cchiù. U ppecchì u sacciu ma un tu dicu ppecchì sinnò n’atra vota me rumpanu a capu come tu ben sai. Alla secunda ca tiegnu nu grande probrema ccu muglierma. Iedi nesciuta ciota ccu llu Grillu chillu ca dicica tene cinque stelle e s’iedi dedicata anima e corpu alla politica ed io me puzzu de fame ecc. ecc. Gire lli vicoli vicoli a jornate sane, raghe manifesti e carriie lli cati ccu lla colla e lli pinnielli e sse friche dda casa e du maritu. Amicu Brù, scusame si signu violentu e supratuttu si un te scrivu ccu l’italica parola, ma ccu llu diavolettu d’Aiellu, ca mi l’ha mparatu a Nanna mia Richiglia, ch’ere, viat’illa, nata, crisciuta e pasciuta intra e cupogne de Parrillò. Ciò dittu me scusu sopratuttu si io canusciu sulu lu diavolettu e lu trascrivu ccussì cumu lu vidi, ppecchì, pace all’anima sua, per la qualcosa, m’ha datu na stradata, pace all’anima sua, u cumpari Totonnu Chiappetta ca, dopu due lezioni ccu scritture, m’ha dittu: me, cumparì, io nun vuogliu nescere ciuotu ccu ttie. T’haiu mparatu a tenere u lapis dintru e manu, spette quindi a nnu geniu ppe ciotia, cumu vussuria. fare u riestu. Va all’Istitutu Magistrale saglia e scinda e scale ad’uocchi chiusi due o tri vote e te garantisciu ca ricuogli frutti importantissimi. Divienti nu Prufessorune. Brunillu mio du core, haiu fattu cumu m’ha ddittu e lla pinna me pare ca la sacciu tenere abbastanzemente alla manu. Ma sapissi quantu m’ìe custatu sta studiata. Dece vumbuni e tri punti supra n’uocchiu arrassusiia ccu don Lisistratu u Miedicu du Carminu ca a cunchiusione, m’ha dittu: “Jugà, porta dui ciri alla Madonna du Pileriu ca t’ìe juta bona”. Cca fazzu puntu ca m’haiu de ricogliere. Studia sti guai mie ca su tanti specie chillu du Grillu ccu lle stelle. Te lassu ccu lla preghiera de sistemare allu postu loru i punti e virgola ca mintu dintr’a busta ca cumu ben sai un m’ha istruitu infatti de grammaticatura.
Tuo affezzionatissimo Cumpari Jugale da Massa

Petramalicchiu mio


Qualche giorno fa, il motore di ricerca Skyscanner ha indicato Cleto tra le 17 mete italiane da visitare quest’anno. 
Ecco cosa scrive di #Cleto

“Andiamo ora in Calabria, in provincia di Cosenza, in un borgo incantato, bellissimo e purtroppo sconosciuto, come tanti borghi dell’Italia Interna. Ma qui la magia è intensa più che altrove: Cleto vi conquisterà coi suoi vicoli silenziosi e una natura che signoreggia, suggestiva, tutt’intorno. Fate tappa nella Chiesa della Consolazione, col suo bellissimo pavimento a mosaico e, se potete, andateci in estate per godervi le frizzanti serate di musica, arte e incontri del Cleto festival. Imperdibile il Castello, risalente al periodo del Normanni, e tutta da scoprire la leggenda che si lega al suo nome: c’era una volta Kleta…”

Sempre qualche giorno fa, riceviamo dal poeta aiellese Giulio di Malta una poesia dedicata proprio a Cleto ed ai Cletesi nel Mondo. Che postiamo qui di seguito.

Petramalicchiu mio

Ccu chille “Falde” longhe, 
fore chiumbu,
fatte de rocce janche, frastagliate,
d’Aquile si llu nidu,
no Palumbu,
ccu casicelle a timpe,
arricioppate.
Si nnu gioiellu sprendente,
biellu assai,
espressione du Rre
de lu Creatu,
chine te guarde nun se
stanche mmai,
Petramalicchiu mio,
mò rottamatu.

Cleto 28 Gennaio 2017

“Parra cumu t’ha fattu mammata”… per non scordarci del nostro dialetto

“Parra cumu t’ha fattu mammata”… per non scordarci del nostro dialetto.

L’iniziativa della tutela e riscoperta del dialetto, che da 4 anni viene sostenuta dall’Unpli e che si celebra con diverse iniziative in tutta Italia il 17 gennaio (e anche nei giorni seguenti), è certamente meritoria. La Pro Loco di Aiello Calabro, proprio perché ritiene molto importante il patrimonio linguistico locale, intende dare il proprio contributo alla manifestazione dell’Unpli, promuovendo a breve la pubblicazione online del volume “Piccolo vocabolario del dialetto aiellese”, di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci (con la collaborazione di Eugenio Medaglia), stampato nel 2009 col Patrocinio del Comune di Aiello Calabro.
Appena possibile, la raccolta del lessico dialettale del paesino in provincia di Cosenza sarà disponibile sul blog www.dialettoaiellese.blogspot.com 
Come nelle intenzioni degli autori, il vocabolario rappresenta solo una base di partenza. L’auspicio è quello di essere implementato, attraverso vari e preziosi contributi dei parlanti dialettofoni, con altri lessemi e modi di dire dimenticati.
***
Il piccolo vocabolario del dialetto aiellese
Esistono, in ogni dialetto, parole sepolte sotto strati e strati di oblio. Ogni generazione di parlanti dialettofoni se ne lascia alle spalle una quantità importante. Chi, per esempio, tra i giovani e giovanissimi conosce termini come picuozzu, ‘ndirillu, cannacca, coffa, o ancora verbi come camardare e ‘mpurrare? Probabilmente nessuno o quasi; e pure i più anziani, per esigenze comunicative ed omologandosi al linguaggio delle generazioni successive, ne hanno attenuato o addirittura rimosso l’uso. Sono lessemi che appartengono alla nostra storia – nel caso di specie a quella di Aiello Calabro, in provincia di Cosenza – e che oramai, salvo qualche rara eccezione, più nessuno adopera nel linguaggio quotidiano.
Tante di queste parole dimenticate e non più in uso, sono state raccolte, qualche anno fa, grazie al paziente e puntuale lavoro di scavo, di ricerca di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, in collaborazione con Eugenio Medaglia, Autori del Piccolo Vocabolario Aiellese. Grazie a questo studio abbiamo potuto riacquisire una parte significativa del nostro patrimonio lessicale ed etnografico. Scorrendo le pagine del libro di Coccimiglio e Pucci, entrambi cultori del dialetto locale – geometra e funzionario del Corpo Forestale in pensione, il primo, oltre che poeta vernacolare di particolare acume; già brillante docente di matematica e mio professore al Liceo, il secondo – si possono ritrovare, con piacevole sorpresa, parecchie parole che credevamo perdute per sempre, e molte altre invece che ancora fanno parte dell’attuale bagaglio dialettale paesano; o vecchi “ditteri” della cultura contadina, appartenenti a campi lessicali “sorpassati” dalla contemporaneità.
Il corposo volume, oltre ai termini lessicali, corredati da esempi d’uso in dialetto, arricchiti con citazioni di poesie, proverbi, canzoni, ecc., con traduzione in italiano e spesso con la provenienza etimologica, comprende pure una raccolta di proverbi suddivisi per argomento (l’amicizia, amore, i parenti, gli animali, condizioni atmosferiche, il denaro, la morte, a luci rosse, la salute, la fortuna, il vino); e modi di dire.
In definitiva, siamo di fronte ad un libro-baule dove cercare il senno perduto della nostra società smemorata, che ogni Aiellese dovrebbe tenere, non in soffitta, ma sempre a portata di mano. Per sé e per i propri figli.
Qualche nota sul dialetto aiellese
Il territorio di Aiello Calabro – a circa 45 km a sud-ovest di Cosenza – si situa al confine tra la Calabria cosentina e quella catanzarese. Tenendo conto della suddivisione della Calabria linguistica di J. Trumper e M. Maddalon, composta da cinque gruppi dialettali, l’area in esame è inserita nel gruppo due, ed è parte dell’isoglossa Falerna-Isola Capo Rizzuto, che divide appunto il gruppo due dal gruppo tre.
L’area dialettale, che risulta essere una zona di “transizione”, in base alle isoglosse riguardanti il vocalismo tonico, appartiene all’area cosentina in cui è presente una situazione di compromesso fra il vocalismo tonico siciliano e quello napoletano. Si differenzia, invece, dall’area cosentina in base alle isoglosse che riguardano il consonantismo. Per esempio, notiamo nel cosentino i fenomeni di assimilazione di mb>mm e nd>nn, e di cacuminalizzazione di ll>ddr, che nell’area aiellese non vengono attestati. Ancora, notiamo nel cosentino la sonorizzazione delle occlusive sorde p-t-k, che nell’aiellese vengono pronunciate come sorde e con una leggera aspirazione, ma del resto questo è un fenomeno pancalabro. È evidente però che la differenziazione fra i vari dialetti non può basarsi solo sulle isoglosse fonetiche, ma bisognerà considerare le sostanziali differenze lessicali, morfologiche, grammaticali e semantiche.
Tuttavia, per una analisi scientifica del dialetto calabrese, ed aiellese in particolare, si rimanda – oltre a quella classica del tedesco Gerhard Rolfhs – all’Atlante linguistico etnografico della Calabria realizzato, con il contributo del Comune di Aiello Calabro e dell’Istituto Comprensivo locale, a cura del Laboratorio di Fonetica dell’Unical (giugno 2004). Nella ricerca, coordinata dal dialettologo J. Trumper, è presente una sezione dedicata al nostro paese in cui si esamina fonetica, lessico (relativamente al “ciclo del baco da seta”), e toponomastica.
Altre pubblicazioni e iniziative pro dialetto
Oltre agli studi dell’Università della Calabria e al vocabolario di cui abbiamo appena parlato, in passato diverse sono state le iniziative a tutela e riscoperta del patrimonio dialettale locale. Sono stati pubblicati libri di poesie di Mario Pucci, Gaetano Coccimiglio, Giulio di Malta, Peppe Verduci. Anche se non dati alle stampe, poeti come Domenico Medaglia hanno firmato componimenti molto apprezzati. Da segnalare, inoltre, la bellissima iniziativa “Serata di poesie”, con i poeti summenzionati, organizzata per alcuni anni durante la stagione estiva dal circolo culturale Il Castello. Aggiungiamo, inoltre, le varie rappresentazioni in dialetto aiellese della Compagnia Teatrale Aiellese che dal 1993 allieta il pubblico non solo locale, mantenendo viva la nostra parlata.
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A vecchia cerza. Poesia di Giulio di Malta


Riceviamo e postiamo.

Caro Bruno, allego l’ultima mia poesia dedicata a mia cugina Amelia Alciati e a tutti gli Aiellesi nel Mondo che hanno superato la veneranda età di anni novanta.

Giulio di Malta
Cosenza 19 novembre 2016

A VECCHIA CERZA
A Vecchia Cerza ha “furnutu”ogni combattu,
a linfa saglie pocu allu curinu,
ere rimasta sula, muortu  u Pinu.
U Faggiu, ormai riduttu a nnu rottame,
un parravedi cchiù, un se movie,
ogni ramu siccatu le cadie.
U Carigliu cchiù giuvane e malatu,
na vota cazzillusu e mai perdente,
m’ò ìe riduttu a scheletru vivente.
A Turtura, arrivandu a Primavera,
circave rami virdi giuvanielli,
no viecchi e delicati tronchicielli.
A Vecchia Cerza, ha furnutu ogni combattu,
u vientu fa gran scempiu, ogni momentu,
ormai ìe sulamente: “u Monumentu”.

Cosenza 19 Novembre 2016

Corrispondenze giornalistiche di un terremoto del passato

Qui di seguito, postiamo alcune corrispondenze giornalistiche riguardanti il terremoto avvenuto in Calabria l’8 settembre 1905. Sono tratte dalla “Cronaca di Calabria” a firma del giornalista Giovanni Solimena (qui un suo profilo).

CRONACA DI CALABRIA
11 SETTEMBRE 1905
Aiello Cal. Lì 10-9-‘05
(Gioso) – Scrivo sotto l’enorme impressione che perdura in me come in tutti.
Il telegrafo è interrotto; la posta ritarda, chissà se e quando questa mia vi perverrà.
Come saprete, Aiello è stato il paese più danneggiato dal terremoto, nella provincia. Ventitré morti; molti feriti. Dei morti noto il ricevitore postale Melchiorre de Dominicis e il maestro di musica Pietro Trojano.
Moltissimi palazzi e case sono crollate; le abitazioni della contrada Valle distrutte, quasi tutte inabitabili.
Le case coloniche del territorio sono altrettanti mucchi di rovine. 
La popolazione ha abbandonato il paese, e s’è riversata nella campagna, in prossimità del paese: dove dorme, all’aperto. Il tempo minaccia pioggia: avremo, certamente, per colmo di sventura, una più intensa esplosione malarica. 
Sono arrivati carabinieri, un delegato, cento soldati, in soccorso: ma di rimedi nessuno. Lo ingegnere Vincenzo Vocaturo, di codesto genio civile, trovasi qui per constatare i danni e proporre i soccorsi. 
Ieri venne e ripartì l’illustre prof. Felice Migliori, accompagnato dai giovani dottori Filippi e Tafuri; si rese conto del disastro e diede le prime disposizioni. Si spera molto dall’opera sua illuminata ed energica. 
Una sola cosa, per ora, si impone più degli altri necessari rimedi: l’invio immediato di legname per la costruzione della baracche, giacché, ripeto, la popolazione non ha dove dormire. Di fatti, si contano su le dita le case abitabili. 
I danni si calcolano oltre un milione di lire. 
Perorate la nostra causa: invocate soccorsi immediati e reali; perché finora siamo alla parte coreografica. 

CRONACA DI CALABRIA
15 SETTEMBRE 1905
Aiello, 14
(Gioso) Scrivo di sotto la tenda, febbricitante.
Ieri l’altro arrivò un reparto del genio comandato da un tenente, per la demolizione delle case pericolanti, e lo sgombro delle macerie. S’è dato bel tosto al lavoro con slancio ammirabile. Sono stati rinvenuti altri quattro cadaveri; ne rimangono tuttora nove da esumare, che mandano un fetore insopportabile.
Quanto agli effetti esiziali del terremoto, non vi ho scritto nella precedente corrispondenza che in tutto il territorio si osservano larghi e profondi crepacci. Dall’enorme roccia in cui sorge l’antico castello, s’è distaccato, nella notte fatale dell’otto, un grosso macigno che ha distrutto tre caseggiati seppellendovi altrettante famiglie numerose.
Dal monte S. Angelo, irto di rupi e di boscaglie, s’è pure distaccata una larga zona, che pende su la soggetta valle, con grave danno di quei campagnoli. Si è recato sul luogo l’Ing. Vocaturo, il quale ha disposto che quegli abitatori prendano ricovero bosco comunale, facultandoli a costruirvi casupole e capanne.
Intanto la popolazione continua a dimorare ed a pernottare in aperta campagna, sotto meschine tende da se stesse improvvisate, che mal riparano dall’umidità e dal freddo della notte, il quale fa stridente contrasto col caldo del giorno. La temperatura, nelle prime ore del pomeriggio, raggiunge i 40 gradi all’ombra. Un caldo che non si è nemmeno avuto negli scorsi mesi di luglio e di agosto. 
Si è già verificata una intensa esplosione malarica. Gli ammalati si contano a diecine e vanno sempre più aumentando. Lodevolissimo è il servizio sanitario: medici e farmacisti fanno a gara per curare ed assistere i colpiti. 
In tale stato di cose, urge la costruzione delle capanne di legno, non soltanto per gli indigenti ma per tutta la popolazione senza riguardo alle diverse gradazioni sociali. A prescindere che poche case sono più o meno abitabili, sta il fatto che nessuno ha il coraggio di dormirvi. I possidenti, disposti a costruirsi le capanne a loro spese, non possono avere né legname né mano d’opera. 
Del resto la povera borghesia è stata maggiormente colpita dal disastro e ne subirà intere le conseguenze. Verranno i soccorsi e le generose oblazioni, ma di esse profitteranno i proprietari? 
Essi hanno perduto le case proprie, quelle che concedevano in fitto e le torri coloniche. Potranno ora, con la crisi agricola che li affligge, provvedere almeno alla ricostruzione delle case rurali, così necessarie all’agricoltura? 
Io penso che dovrebbe emanarsi una legge speciale in favore dei possidenti di beni urbani e rustici diretta a facilitarli nei prestiti ammortizzabili a piccole rate annuali, senza interessi. Lo stato dovrebbe fornire i capitali. Ma di questo ed altro mi occuperò a suo tempo. 
Ieri ha visitato le rovine del paese il maggior generale comm. Ferraino comandante la Brigata Catanzaro, col suo aiutante. Si è dato conto di ogni cosa ed ha dato disposizioni pei lavori da eseguirsi. 
Intanto, l’ing. Vocaturo che ha la direzione dei lavori, è riuscito, dopo reiterate premure, ad avere buona qualità di legname prossimo ad arrivare qui. 
Notizia desolanti mi giungono da Terrati. Un ingegnere, recatosi colà, ha constatato che occorre l’abbattimento totale dell’abitato, compresa la chiesa parrocchiale. È un comune che sparisce. 
Sento il dovere di additare al pubblico encomio ed ai superiori l’infaticabile brigadiere dei carabinieri sig. Chirico Gaetano, il quale, coadiuvato efficacemente dal suo dipendente carabiniere Eliprida Tommaso, nella notte dell’8 andante, riuscì a salvare da morte sicura sette persone, a provvedere al trasporto dei feriti, ad esumare parte dei cadaveri. I due militi si sono veramente segnalati per valor civile e continuano a dar prova di abnegazione e di coraggio. 
L’11 andante è stato qui l’onorevole De Seta con Sottoprefetto cav. Leggieri e col prof. Nicola Furgiuele incaricati dal Circolo Calabrese di Napoli. Hanno visitato tutto il paese ricevendone penosa impressione. 
Mentre scrivo, sono le ore 10.30, un’altra scossa abbastanza forte si fa sentire; altre cinque scosse leggiere si sono avute questa notte. Moltissime nei giorni andati. 

CRONACA DI CALABRIA
16 SETTEMBRE 1905
Aiello, 15
(Gioso) – I soldati di fanteria e del genio lavorano alacremente per lo sgombro delle macerie e l’abbattimento delle moltissime case pericolanti. Resta ancora da esumare nove cadaveri. La truppa, in questa dolorosa circostanza, dà prova di coraggio e di abnegazione straordinari. Gli ufficiali tutti si espongono a diuturni pericoli. Resta però molto altro da fare: e cioè il puntellamento delle case riparabili e la visita di quelle abitabili, che sono ben poche.
Si sono finora costruite due baracche, l’una pei feriti e l’altra per l’ufficio postelegrafo. Manca il legname, nonostante che sia stato chiesto dall’ingegnere Vocaturo direttore dei lavori, il quale, con sagacità e con misurata oculatezza ed energia, sta provvedendo a tante cose. Speriamo.
Il Papa, a mezzo del sotto segretario di Stato, ha fatto pervenire al vescovo di Troppa cospicue somme: c’è da augurarsi che arrivi anche qui qualche cosa.
Intanto la malaria infierisce sempre più. Le scosse sismiche continuano.

CRONACA DI CALABRIA
19 SETTEMBRE 1905
Ajello Calabro, 18
(Gioso) – Alle ore 5 di stamane si è avvertita una sensibile scossa di terremoto, che si è ripetuta, fortissima, alle 11.10. Grande l’allarme nella popolazione, che vive all’aperto. Alle ore 13.30 è arrivato qui S.E. il Ministro Ferrarsi, accompagnato dall’on. De Seta, dal cmm. Brunialti, dal cav. Villa, dall’avv. Iaconis de la Tribuna e dal sig. Fazio corrispondente dell’Agenzia Stefani.

CRONACA DI CALABRIA
21 SETTEMBRE 1905
Aiello, 20
(Gioso). Stamattina, alle ore 5, si è scatenato in questa contrada un violentissimo nubifragio, accompagnato da lampi e da tuoni. La pioggia torrenziale ed il vento impetuoso hanno spazzato le capanne di tela improvvisate dalla popolazione e finanche gli accampamenti dei soldati di fanteria e del genio. S’è rimasti all’aperto, sotto l’acqua che veniva giù a catinelle, impotenti di fronte alle forze ingrate della natura. La mancanza di case di legno (finora due soltanto ne sono state costruite) acuisce lo spavento e le sofferenze. Che faremo? Dove andremo? E, intanto il tempo passa e il legname non viene o arriva in piccola quantità.
Ufficiali e soldati fanno l’impossibile per aiutarci; mancano però i materiali; e la buona volontà dell’Ing. Vocaturo non può, da sola, risolvere il grave problema. A causa del temporale un’altra casa è crollata, ferendo gravemente il proprietario intento a riparare il tetto.
Il tempo minaccia nuove piogge, urgono perciò i soccorsi. In codesta prefettura non s’ignora certamente che Aiello è il paese maggiormente colpito del Cosentino; a estreme calamità, estremi rimedi; dunque.


CRONACA DI CALABRIA
8 OTTOBRE 1905
Pel Disastro di Aiello
(Gioso) – Si è costituito in Aiello un Comitato esecutivo, diretto a diffondere il grave disastro paesano.
I componenti di tale comitato hanno fatto affiggere il manifesto che riportiamo integralmente:
«Cittadini,
Animati dal sentimento di dedicare la opera nostra di pensiero e di azione al bene del paese che ci ha dato i natali e dove viviamo, ci siamo costituiti in “Comitato esecutivo pro-Aiello distrutto”, allo scopo di far conoscere ai comitati di soccorso direttamente, ed al popolo italiano col mezzo della stampa la calamità che ci ha colpiti, ed il miserevole e duro stato in cui versiamo, perché un rivolo della gran fiumana di carità che ha inondato la regione calabrese arrivi anche ad Aiello.
La civica finalità nostra, limitata alla propaganda del disastro aiellese – cui sarebbe criminoso il non provvedere – si può raggiungere senza invadere le attribuzioni demandate alle autorità locali e le loro particolari iniziative. 
Questo il nostro disegno nelle sue linee generali, ma precise. 
Voi, d’altra parte, o cittadini, avete appreso che altrove la carità universale ha già spiegato benefiche le sue ali, apportando copiosi, anzi esuberanti, i soccorsi e gli aiuti, ed ora attendendo finanche alla ricostruzione d0interi paesi distrutti dal terremoto. 
Quella stessa carità, invece, tra noi scarsamente considerata fin’oggi, perché la tragedia di Aiello fu tardi conosciuta nella sua terribile e lacrimevole realtà, e forse tuttora è ignorata in qualche luogo o mal nota. 
Se riusciremo, tanto meglio; se falliremo, o raggiungeremo soltanto in parte il nostro disegno, ci sarà di conforto almeno l’aver dedicato intero alla santa causa comune il contributo della nostra energia. 
Comunque, teniamo a dichiarare che saremo lieti, davvero lieti, se altri volenterosi cittadini crederanno associarsi nel compito che ci siamo prefissi, od almeno appoggiare e secondare l’opera nostra con suggerimenti, consigli ed aiuti. 


Aiello in Calabria, lì 5 ottobre 1905
Avv. Ferdinando Cicero
Avv. Battista Viola
Avv. Giovanni Solimena

L’iniziativa nobilissima dei sottoscrittori del manifesto dev’essere accolta con generale simpatia e secondata con tutti i mezzi, perché il disastro di Aiello sia attenuato nelle sue terribili e miserevoli conseguenze. Noi raccomandiamo ai nostri lettori il povero paese così duramente colpito, e in tanto siamo lieti rivolgere una parola di encomio all’egregio sindaco sig. Luigi Malta, il quale ha aderito incondizionatamente all’iniziativa e la seconda convenientemente, egli che si è già reso benemerito, sotto molti riguardi, del paese di cui è a capo.

CRONACA DI CALABRIA
29 OTTOBRE 1905
24 ottobre
(Gioso) – Nella contrada Monti sono stati esumati altri tre cadaveri. Una donna mutilata del braccio destro e della gamba sinistra, con a lato i resti informi del marito e dei piccoli figli.
Dalle case sepolte sotto i macigni caduti dal Castello si sono estratti sette cadaveri, oltre le carogne di alcuni animali.
***
L’appello lanciato dal Secolo al Comitato Milanese di venire in soccorso di Aiello con la stessa somma elargita per Martirano ha commosso la popolazione.
La Giunta municipale e il Comitato di Propaganda hanno inviato telegrammi di ringraziamento al generoso e battagliero giornale lombardo.
***
Ieri ci ha visitati il nostro illustre conterraneo Comm. Miceli, preposto alla direzione dei servigi tecnici di questa provincia, riportando da queste nostre rovine un’impressione angosciosa ed opprimente.
Conscio ormai de visu dei bisogni urgenti di questo paese ha concretato un complesso di provvedimenti immediati, disponendo senz’altro per la loro esecuzione.
Il Comm. Miceli simpaticamente accolto ed accompagnato dalla popolazione è partito stamane alla volta di Paola.

CRONACA DI CALABRIA
5 NOVEMBRE 1905
Da Aiello
2 novembre
(Gioso) – Il benemerito comitato milanese, su proposta del generale Lamberti, che ebbe a promettere adeguati soccorsi ad Aiello, nella sua visita a queste rovine, e recentemente ne fu sollecitata dal nostro conterraneo comm. Miceli, ha deliberato, in massima, di venire in soccorso di questa popolazione. La buona novella è stata accolta, come un conforto ed una speranza di vita migliore, da questa cittadinanza, così duramente colpita dal terremoto e consunta dalla malaria.
Sono strati spediti, molti telegrammi di ringraziamento, tra cui notevole quello diretto al Secolo, che additò Aiello al comitato milanese, rilevando essere il nostro disastro superiore a quello di Martirano e di Parghelia e però meritevole di identici, se non di maggiori soccorsi.
***
In tanto continua il pio pellegrinaggio dei generosi per queste nostro rovine.
Il 31 ultimo, vennero a visitarci, per la seconda volta, l’on. De Seta e il comm. Brunialti, accompagnati dal dott. Furgiuele consigliere provinciale di Amantea e dal cav. Malsano impresario di questa bonifica. Sono stati a colazione presso l’avv. Giovanni Solimena, nella cui casa hanno ricevuto le autorità locali, gli ufficiali del presidio, e i numerosi amici aiellesi. Gl’illustri ospiti visitarono quindi l’abitato, ricevendo dalle rovine e dalle case demolite, un’impressione sempre penosa. Grazie allo speciale interessamento del comm. Brunialti in favore di Aiello, i venti pompieri concessi dal municipio di Roma, verranno presto in Aiello, per portare il loro valido ed esperto concorso alle opere di demolizione e di riparazione in questo abitato.
Si aspetta ora con ansia la venuta della commissione esecutiva del Comitato milanese; e pure si aspetta, con fiducia, quello che saprà fare per noi, presso il governo ed alla camera, l’on. De Seta.

CRONACA DI CALABRIA
7 DICEMBRE 1905
Soldati che partono
Aiello, 4
(Gioso) – Ieri partiva per la sua residenza di reggio Calabria la compagnia del 22 fanteria, cogli ufficiali capitano Giulio Del Bono e tenenti Crispi e Zeremba di Ieraceswski. Il nostro consesso municipale ha votato, alla vigilia della partenza, un encomio pei distinti ufficiali e pei soldati laboriosissimi, conferendo al capitano sig. Del Bono la cittadinanza onoraria Aiellese, per essersi distinto quale comandante le truppe locali e presidente del comitato di soccorso. Una eletta schiera di gentiluomini aiellese, ad iniziativa del sindaco sig. Luigi Malta, offriva un banchetto, di trenta coperti, agli ufficiali partenti, estendendo l’invito agli ingegneridel genio civile signori Vocaturo e Mangano ed all’ing. Olivieri, tenente dei vigili romani. Brindarono all’esercito, con parole di gratitudine, il sindaco Malta e gli avvocati Solimena e Caferri, ai quali, rispondeva con frase elevata ed ispirata, il giovine capitano Del Bono, nostro amatissimo concittadino.

CRONACA DI CALABRIA
24 DICEMBRE 1905
Aiello, 21 dicembre 1905
(Gioso) – Vi segnalo, anzitutto, nuove recenti scosse di terremoto dopo alquanti giorni di calma. Se ne sono avvertite 3 la prima e la seconda alle ore 11,50 ed alle 8.50 del 19 andante; la terza, più forte, alle ore 20.15 di l’altro ieri. Nessun danno, per fortuna, e relativamente poco panico.
– Stamattina alle ore 9 sono partiti, alla volta della capitale, i valorosi pompieri romani, che hanno qui dimorato quaranta giorni sotto il comando del benemerito tenente sig. Giacomo Olivieri, spiegando larga, benefica e duratura l’opera loro nelle più difficili demolizioni dei fabbricati pericolanti e nelle riparazioni alle case danneggiate.
La popolazione aiellese ha voluto affermare la sua riconoscenza ai bravi vigili romani ed al loro degno comandante, accompagnandoli per buon tratto di strada all’atto della partenza. Sono stati inviati telegrammi di ringraziamento al Sindaco di Roma che volle, con atto di spontanea generosità, accordare così valido soccorso ad Aiello.
– Nelle ore pomeridiane di ieri abbiamo avuto una nuova visita da parte del sotto-prefetto di Paola cav. Leggieri e del maggiore Cassoli, che non mancarono di constatare l’andamento e lo stato dei lavori e di accogliere i desiderii di questa cittadinanza. I due egregi funzionari ripartirono sul tardi, accompagnati da buona parte di questa popolazione.
– L’uragano degli scorsi giorni ha completamente devastato le nostre campagne e distrutto il copioso prodotto degli olivi. 
S’impone l’abbuono delle imposte di quest’anno, indipendentemente dai provvedimenti legislativi per le Calabrie, versando questi possidenti nella più dura condizione. Ci pensi la prefettura e concreti le proposte da fare al governo.

Immagini del passato, dalla collezione di Giulio di Malta

Qui di seguito, alcune foto d’epoca, appartenenti alla collezione di Giulio di Malta, che ringraziamo per avercele inviate. Sono graditi commenti sulle foto, qui nello spazio sotto al post, o anche sui social. Cari saluti a tutti gli Aiellesi nel Mondo.
FOTO 1 – Aiello, anni ’30. Tre bambine in costume tradizionale

FOTO 2 – Aiello, anni ’30. Auto d’epoca, e sullo sfondo il vecchio Convento degli Osservanti

FOTO 3 – Aiello, anni 1938-39. Giovani italiane in piazza Plebiscito

FOTO 4 – Aiello, anni ’30. Adunata in piazza Plebiscito

FOTO 5 – Aiello, seconda parte del secolo scorso. Tre personaggi molto popolari. Chi sono?

FOTO 6 – Aiello, anni ’30. Foto di gruppo davanti ad un vecchio vignano

I quattru Airuni da Chiazza Suttana, poesia di Giulio di Malta

“Airone Bianco” dalla “Treccani”. Uccello dal candido piumaggio, di grandi dimensioni alari, elegantissimo nel volo.

di Giulio di Malta

De l’”Antichi”, su parte primordiale,
figli d’Aiellu, de “Timpe” du Castiellu,
i quattru “Airuni”, cosa eccezionale,
ccu pinna hanu operatu e ccu pinniellu.
Peppe, nu Comunista svisceratu,
scolaru de lu Marx, du “Capitale”,
fedele allu culure e bersagliatu,
de nu partitu, ccud’illu mai leale.
Arrivatu ad’Aiellu, quatrariellu,
ìe diventatu figliu primordiale,
tutt’a vit’ha ragatu lu fardiellu,
de n’amure violentu, viscerale.
Gatanu, u “Vruscignuolu Canterinu”,
du Parentatu Rre, du “Focularu”,
da famiglia Pitture sopraffinu,
de lu “dittu”aiellise, gran Massaru.
Mariu, Prufessure de fattu cum’è nume,
Rre de la Farsa, du Carnilevaru,
de lu Paise ìedi lu gra Jume,
canture de l’amure e du “Tilaru”.
Giuliu, Airune ccu pinniellu e sillabariu,
ccu nna “Zampugna”, vecchia,melodiusa,
ntinnedi nu motivu proletariu,
ca na vot’ere cosa prestigiusa.
Cunte cose ca u tiempu ha cancellatu,
cumbattiendu la “Droga e lla Guerriglia”,
u regalu cchiù grande du “Creatu”,

l’amure ppe lla “Terra e lla Famiglia”. 

Cosenza 16 Aprile 20I6

"Nuozzuli", il prossimo libro di poesie di Giulio di Malta su usi, costumi e lingua della nostra civiltà contadina

Per la prossima estate, dovrebbe uscire l’ultimo libro di Giulio di Malta,. Dalla bozza inviataci in anteprima, ne abbiamo tratto, la presentazione dell’Autore, e una delle poesie in essa contenuta. 
A beneficio di tutti i nostri navilettori, in particolar modo degli Aiellesi nel Mondo.

Perché “Nuozzuli”.
di Giulio di Malta
Un antico proverbio dice: “verba volant, scripta manent”, le parole svaniscono nell’aria, gli scritti restano. Verità sacrosanta con l’aiuto della quale, proprio attraverso le scritture e le rappresentazioni grafiche o di colore, noi abbiamo conosciuto usi, costumi, lingua dei più antichi e svariati popoli della Terra. 
Con le liriche che seguono, si vuole tramandare a quelli che verranno attrezzi, materie prime, cibi caratteristici che altrimenti andrebbero perduti di un’epoca che ha avuto evoluzioni drastiche e gigantesche grazie alla intelligenza dell’uomo. Si vogliono immortalare e far conoscere cose che sono destinate a sparire o sono già sparite almeno nella loro forma primordiale. 
La Raccolta è costituita da modeste liriche che vogliono ricordare le piccole ma essenziali cose della vita contadina e paesana che la civiltà dei consumi ha riposto nel dimenticatoio. Sono piccoli flash pronti ad illuminare con la loro flebile luce un mondo in cui sempre viene santificato il dilettevole e sacrificato l’utile e l’essenziale.
”Verba volant, Nuozzuli Manent”.


U Tilaru
A ogni casa Patrunale,
biellu, viecchiu o assai quatraru,
ere usu, assai normale,
possedire, nu Tilaru.
Fattu ntieri o compricatu,
ccu pedali e pettinissa,
ìed’attrezzu delicatu,
ccu “navetta” ppe badissa.
Quattru piedi, arriedi u vancu,
aste, rulli, tendituri
fattu e cerza o lignu jancu,
vrundu lignu mai culuri.
Ammucciatu in sottoscala,
Rre, in cambar’assolata,
cum’u cantu da cicala,
fa la juta e ritornata.
A Cummari o la Patruna,
a Quatrara o a Serbitura,
ccu ntonata e na canzuna,
fadi grande tessitura.

Aiello Calabro 10 Aprile 1972

"A Franciscu a grande cerza d'Aiellu", il ricordo di Giulio di Malta

A FRANCISCU A GRANDE “CERZA” D’AIELLU
A Ricordo di Francesco Janni A “Cerza” d’Aiellu, deceduto all’età di novantadue anni, giorno 14 Settembre 2014.
di Giulio di Malta

A Vecchia Cerza u cuoscu ha abbandunatu.
Su terminate e lutte ccu lli vienti,
chiangianu i Pini, l’Alive du “curmatu”,
l’acielli su accitati e nente sienti.
I cipressi e lle timpe duCastiellu,
stasira un fanu canti e serenate,
ìe sprejutu ccu ttie u vicchiu Aiellu,
raganduse bellizze e cose amate.
Francì! Tu Anticu ndo l’Antichi si vulatu,
nduve regne giustizia e fratellanza.
Mammata, cumu sempre, t’ha aspettatu,
cumu facie quand’ere nquatraranza.
Aiellu ìe sulu. Mò cchiù povariellu,
du passatu le reste lla “bandera,”
de l’Antichi u ricuordu forte, biellu,
ma u gas ìe friddu, ud’ìedi la vrascera.
M’assiettu, alla poltrona, allu divanu,
u pensieru fa vuli ca un te dicu,
a mente torne arriedi, assai luntanu,
e fazzu, nsuonnu, nu percursu anticu.
El Alamein, a buca, la”Pignata,”
u core sbatte cumu nu tamburru,
“l’aggancio al carro”, a fuga, la sbrittata,
“Madonna mia”! Si sarbu. Lu sussurru.
Frascati, Roma, Cassino senza vita,
Napuli, sulu cumuli e macerie,
e nui“costretti “a fare tale gita,
ppe nne fare dui misi e sante ferie.
E viiu nsuonnu i iuorni mai scordati,
l’abbuffata famosa a Petramale,
u crapiettu e llu gallu pistuniati,
ccu Ernestu ca scumave amaru sale.
E sientu chiare e parole de Papà,
quando chillu t’ha fattu la cazziata:
“Ernè, un parru io ca signu ccà,
finisciala, un ce stadi sta sparata.
Franciscu ìe cristianu da famiglia,
alla Chianta pue fare cumu vue.
Va sutta, un nde ragare na buttiglia,
sta vota, lassa stare l’usu tue.
Inchiande nu carracchiu ccu Franciscu,
porta due frese ammollate de grandianu,
nu capeccuollu, pecurinu friscu,
ca, viviendu, spizzicamu chinu, chianu.
Francì! Ti lu ricuordi u gran finale.
U Conte ccu, zuAngiulu già brilli,
Papà, zu Geniu nsieme a Zu Pascale,
ca izanu i bicchieri vispi e arzilli.
Su ricuordi ca u tiempu nun cancelle,
rose, gioielli de tiempi passati,
foto brillanti de jornate belle,
fatti dintru la storia cimentati.
E cca me fiermu, u core sbatt’assai,
t’àmu volutu bene veramente,
l’amure veru nun tramunte mmai,
ìe privilegiu eternu e brava gente.
Aiello Calabro 14 Settembre2014