“Parra cumu t’ha fattu mammata”… per non scordarci del nostro dialetto

“Parra cumu t’ha fattu mammata”… per non scordarci del nostro dialetto.

L’iniziativa della tutela e riscoperta del dialetto, che da 4 anni viene sostenuta dall’Unpli e che si celebra con diverse iniziative in tutta Italia il 17 gennaio (e anche nei giorni seguenti), è certamente meritoria. La Pro Loco di Aiello Calabro, proprio perché ritiene molto importante il patrimonio linguistico locale, intende dare il proprio contributo alla manifestazione dell’Unpli, promuovendo a breve la pubblicazione online del volume “Piccolo vocabolario del dialetto aiellese”, di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci (con la collaborazione di Eugenio Medaglia), stampato nel 2009 col Patrocinio del Comune di Aiello Calabro.
Appena possibile, la raccolta del lessico dialettale del paesino in provincia di Cosenza sarà disponibile sul blog www.dialettoaiellese.blogspot.com 
Come nelle intenzioni degli autori, il vocabolario rappresenta solo una base di partenza. L’auspicio è quello di essere implementato, attraverso vari e preziosi contributi dei parlanti dialettofoni, con altri lessemi e modi di dire dimenticati.
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Il piccolo vocabolario del dialetto aiellese
Esistono, in ogni dialetto, parole sepolte sotto strati e strati di oblio. Ogni generazione di parlanti dialettofoni se ne lascia alle spalle una quantità importante. Chi, per esempio, tra i giovani e giovanissimi conosce termini come picuozzu, ‘ndirillu, cannacca, coffa, o ancora verbi come camardare e ‘mpurrare? Probabilmente nessuno o quasi; e pure i più anziani, per esigenze comunicative ed omologandosi al linguaggio delle generazioni successive, ne hanno attenuato o addirittura rimosso l’uso. Sono lessemi che appartengono alla nostra storia – nel caso di specie a quella di Aiello Calabro, in provincia di Cosenza – e che oramai, salvo qualche rara eccezione, più nessuno adopera nel linguaggio quotidiano.
Tante di queste parole dimenticate e non più in uso, sono state raccolte, qualche anno fa, grazie al paziente e puntuale lavoro di scavo, di ricerca di Gaetano Coccimiglio e Pietro Pucci, in collaborazione con Eugenio Medaglia, Autori del Piccolo Vocabolario Aiellese. Grazie a questo studio abbiamo potuto riacquisire una parte significativa del nostro patrimonio lessicale ed etnografico. Scorrendo le pagine del libro di Coccimiglio e Pucci, entrambi cultori del dialetto locale – geometra e funzionario del Corpo Forestale in pensione, il primo, oltre che poeta vernacolare di particolare acume; già brillante docente di matematica e mio professore al Liceo, il secondo – si possono ritrovare, con piacevole sorpresa, parecchie parole che credevamo perdute per sempre, e molte altre invece che ancora fanno parte dell’attuale bagaglio dialettale paesano; o vecchi “ditteri” della cultura contadina, appartenenti a campi lessicali “sorpassati” dalla contemporaneità.
Il corposo volume, oltre ai termini lessicali, corredati da esempi d’uso in dialetto, arricchiti con citazioni di poesie, proverbi, canzoni, ecc., con traduzione in italiano e spesso con la provenienza etimologica, comprende pure una raccolta di proverbi suddivisi per argomento (l’amicizia, amore, i parenti, gli animali, condizioni atmosferiche, il denaro, la morte, a luci rosse, la salute, la fortuna, il vino); e modi di dire.
In definitiva, siamo di fronte ad un libro-baule dove cercare il senno perduto della nostra società smemorata, che ogni Aiellese dovrebbe tenere, non in soffitta, ma sempre a portata di mano. Per sé e per i propri figli.
Qualche nota sul dialetto aiellese
Il territorio di Aiello Calabro – a circa 45 km a sud-ovest di Cosenza – si situa al confine tra la Calabria cosentina e quella catanzarese. Tenendo conto della suddivisione della Calabria linguistica di J. Trumper e M. Maddalon, composta da cinque gruppi dialettali, l’area in esame è inserita nel gruppo due, ed è parte dell’isoglossa Falerna-Isola Capo Rizzuto, che divide appunto il gruppo due dal gruppo tre.
L’area dialettale, che risulta essere una zona di “transizione”, in base alle isoglosse riguardanti il vocalismo tonico, appartiene all’area cosentina in cui è presente una situazione di compromesso fra il vocalismo tonico siciliano e quello napoletano. Si differenzia, invece, dall’area cosentina in base alle isoglosse che riguardano il consonantismo. Per esempio, notiamo nel cosentino i fenomeni di assimilazione di mb>mm e nd>nn, e di cacuminalizzazione di ll>ddr, che nell’area aiellese non vengono attestati. Ancora, notiamo nel cosentino la sonorizzazione delle occlusive sorde p-t-k, che nell’aiellese vengono pronunciate come sorde e con una leggera aspirazione, ma del resto questo è un fenomeno pancalabro. È evidente però che la differenziazione fra i vari dialetti non può basarsi solo sulle isoglosse fonetiche, ma bisognerà considerare le sostanziali differenze lessicali, morfologiche, grammaticali e semantiche.
Tuttavia, per una analisi scientifica del dialetto calabrese, ed aiellese in particolare, si rimanda – oltre a quella classica del tedesco Gerhard Rolfhs – all’Atlante linguistico etnografico della Calabria realizzato, con il contributo del Comune di Aiello Calabro e dell’Istituto Comprensivo locale, a cura del Laboratorio di Fonetica dell’Unical (giugno 2004). Nella ricerca, coordinata dal dialettologo J. Trumper, è presente una sezione dedicata al nostro paese in cui si esamina fonetica, lessico (relativamente al “ciclo del baco da seta”), e toponomastica.
Altre pubblicazioni e iniziative pro dialetto
Oltre agli studi dell’Università della Calabria e al vocabolario di cui abbiamo appena parlato, in passato diverse sono state le iniziative a tutela e riscoperta del patrimonio dialettale locale. Sono stati pubblicati libri di poesie di Mario Pucci, Gaetano Coccimiglio, Giulio di Malta, Peppe Verduci. Anche se non dati alle stampe, poeti come Domenico Medaglia hanno firmato componimenti molto apprezzati. Da segnalare, inoltre, la bellissima iniziativa “Serata di poesie”, con i poeti summenzionati, organizzata per alcuni anni durante la stagione estiva dal circolo culturale Il Castello. Aggiungiamo, inoltre, le varie rappresentazioni in dialetto aiellese della Compagnia Teatrale Aiellese che dal 1993 allieta il pubblico non solo locale, mantenendo viva la nostra parlata.
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Un saluto per zio Mimì, Domenico Medaglia

Zio Mimì seduto con Ravel
AIELLO CALABRO Cs – Zio Mimì, come voleva essere chiamato, si è congedato da questa vita terrena nella mattinata di venerdì 29 luglio, all’Ospedale di Paola, nella città di San Francesco, dove era stato ricoverato la sera precedente.
Ha chiuso la parabola della sua vita all’età di 95 anni. Una vita dedicata alla famiglia, ed all’insegnamento. Ed alla poesia, soprattutto dialettale. “Cordiale nei suoi modi signorili, elegante nei termini e nella spontanea raffinatezza di stile, affettuoso e sempre disponibile”. Così lo definisce Rosanna Lepore in uno scritto sulla sua poesia.
Maestro elementare per tantissimi anni, classe 1916, Domenico Medaglia, oltre che poeta, era una persona al passo con i tempi. Amava le nuove tecnologie, e se la cavava egregiamente con la navigazione in rete. Una peculiarità che lo aveva reso protagonista di una bella trasmissione televisiva, proprio sul rapporto tra anziani ed internet, andata in onda tempo fa su SAT 2000. In quella occasione, zio Mimì aveva raccontato per la trasmissione “Formato famiglia” all’inviato Emilio Ravel (giornalista, autore televisivo italiano, uno dei pionieri della televisione in Italia) di come aveva iniziato, all’età di 84 anni, a smanettare col computer per collegarsi alla Rete e comunicare con figli, parenti ed amici.
La cerimonia funebre sarà oggi pomeriggio, alle 17, nella chiesa della Madonna delle Grazie, dove la comunità Aiellese che ha stimato e ben voluto Domenico Medaglia lo saluterà per l’ultima volta.

Per ricordarlo, qui di seguito, pubblichiamo una delle sue poesie che più ci piacciono.

Poesia – Juochi bielli 
di Domenico Medaglia 
Ccu lu sule o ccu llu friscu,
allu largu e San Franciscu,
jocan tanti quatrarielli,
piccirilli e grandicielli;
su ‘ nna frotta e gridazzari,
cum ‘e loru un cce su ‘ pari
O de sira o de juornu,
fanu chiassu ntuornu ntuornu.
Fanu tanti juochi bielli:
a scappare cum’ acielli,
all’ammuccia sutt’u muru,
strittu all’ uocchi u maccaturu.
Io me scialu a lli guardare,
ccu na voglia de penzare
ca quand ‘ere piccirillu
io jocave allu stirillu
alla palla e ‘ pezza e’ lana
ca zumpave cumu a rana;
allu strumbulu, allu rullu
alle stacce ccu llu zullu.
Quandu pue ere maturu
io jocave a battamuru
ccu tri sordi e nna rimella.
Chilla vita ere cchiu bella!
Vita bella de quatraru,
sempre lustra cumu u faru.
Ohi cchi tiempi, e cchi etate,
senza viernu e sempre estate!
Mue ca signu allu tramuntu,
a vecchiaia a cchine a cuntu?

Per ricordare zio Mimì

Per ricordare zio Mimi – Domenico Medaglia – Aiello 19 ottobre 1916 – 29 luglio 2011
Poesia – Juochi bielli
di Domenico Medaglia


Ccu lu sule o ccu llu friscu,
allu largu e San Franciscu,
jocan tanti quatrarielli,
piccirilli e grandicielli;
su ‘ nna frotta e gridazzari,
cum ‘e loru un cce su ‘ pari
O de sira o de juornu,
fanu chiassu ntuornu ntuornu.
Fanu tanti juochi bielli:
a scappare cum’ acielli,
all’ammuccia sutt’u muru,
strittu all’ uocchi u maccaturu.
Io me scialu a lli guardare,
ccu na voglia de penzare
ca quand ‘ere piccirillu
io jocave allu stirillu
alla palla e ‘ pezza e’ lana
ca zumpave cumu a rana;
allu strumbulu, allu rullu
alle stacce ccu llu zullu.
Quandu pue ere maturu
io jocave a battamuru
ccu tri sordi e nna rimella.
Chilla vita ere cchiu bella!
Vita bella de quatraru,
sempre lustra cumu u faru.
Ohi cchi tiempi,e cchi etate,
senza viernu e sempre estate!
Mue ca signu allu tramuntu,
a vecchiaia a cchine a cuntu?

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L’Aiellese Domenico Medaglia, zio Mimì, protagonista di “Formato famiglia” su SAT 2000

AIELLO CALABRO Cs – Anziani e Internet. Se ne è parlato ieri, nella trasmissione televisiva “Formato famiglia” in onda su Sat 2000, la televisione dei Cattolici Italiani. Tra i protagonisti della puntata condotta in studio da Antonio Soviero e Arianna Ciampoli, in onda dalle 12 alle 13, c’era in collegamento esterno da Aiello Calabro (Cs), Domenico Medaglia, o Zio Mimì, come preferisce farsi chiamare.

Medaglia, maestro elementare per tantissimi anni, classe 1916, ha raccontato all’inviato Emilio Ravel (giornalista, autore televisivo italiano, uno dei pionieri della televisione in Italia) di come ha iniziato a smanettare col computer. Zio Mimì, quando aveva 84 anni – ora ne ha appena compiuti 93 – ha deciso che avrebbe dovuto imparare a usare il computer e a collegarsi alla Rete per comunicare con figli, parenti ed amici. Detto fatto. All’inizio un po’ di difficoltà, ma poi pian piano, con qualche aiutino, è riuscito a imparare senza troppe complicazioni. Così, ora, oltre ad usare il Pc per scrivere poesie, zio Mimì lo usa anche per stare in contatto con il mondo. Da qualche settimana, è addirittura iscritto a Facebook, il famoso social network. Come dire che – soprattutto per i suoi coetanei – non è mai troppo tardi per avvicinarsi ad uno strumento così importante.

Tre i collegamenti in esterna, nel corso della puntata, duranti i quali zio Mimì ha risposto alle curiosità di Ravel che, inoltre, ha intervistato in diretta pure i redattori del sito web dedicato agli Aiellesi nel Mondo, uno spazio virtuale che agevola gli emigrati del piccolo paesino calabrese a ritrovarsi e a non perdere contatto con le proprie radici culturali.

Anziani e Internet. L’Aiellese Domenico Medaglia, zio Mimì, tra i protagonisti di “Formato famiglia”, in onda venerdì 11 dicembre dalle 12 alle 13 su SAT 2000 (Piattaforma Sky canale 801)

AIELLO CALABRO Cs – Collegamento in diretta Tv da Aiello Calabro (Cs), con Domenico Medaglia, o Zio Mimì, come preferisce farsi chiamare. Nel corso della trasmissione “Formato famiglia”, condotta in studio da Antonio Soviero, in onda venerdì 11 dicembre (dalle 12 alle 13) su SAT 2000 (piattaforma Sky canale 801), si parlerà di anziani e di Internet. Ma perché proprio un collegamento da Aiello Calabro e con zio Mimì? La risposta è semplice. Il professore Medaglia (ha insegnato come maestro elementare per tantissimi anni), classe 1916, quando aveva 84 anni – ora ne ha appena compiuti 93 – ha deciso che avrebbe dovuto imparare a usare il computer e a collegarsi alla Rete per comunicare con figli, parenti ed amici. Detto fatto. All’inizio un po’ di difficoltà, ma poi pian piano, con qualche aiutino, è riuscito a smanettare senza troppe complicazioni. Così, ora, oltre ad usare il Pc per scrivere poesie, zio Mimì lo usa anche per stare in contatto con il mondo. Da qualche settimana, è addirittura iscritto a Facebook, il famoso social network.

Venerdì mattina, nella puntata di “Formato famiglia” ci saranno un paio di collegamenti di pochi minuti da casa Medaglia. Zio Mimì risponderà alle domande dell’inviato Emilio Ravel e magari darà qualche suggerimento ai suoi coetanei – non è mai troppo tardi – per imparare a padroneggiare uno strumento così importante.

Per la cronaca, è la seconda volta che Aiello Calabro è protagonista sul canale SAT 2000, l’emittente dei Cattolici italiani. Come si ricorderà, già lo scorso anno, in novembre, il programma “Formato famiglia” si occupò dell’emigrazione aiellese. Durante il talk show era stata ospitata una minifiction (GUARDALA SU YOUTUBE) sul tema ambientata nella nostra cittadina, i cui protagonisti sono stati: Pasquale Lepore e Simona Falsetti, Pasquale Iacoe, Geniale Lepore e Benedetto Aloisio. 

La volta scorsa, come pure per questa nuova puntata, con SAT 2000 (a cui vanno i ringraziamenti della Comunità di Aiello Calabro) ha collaborato la Redazione degli “Aiellesi nel Mondo” (http://aiellesinelmondo.blogspot.com).


Qualche curiosità su Formato famiglia

Ideato e curato da Brando Giordani, scritto e condotto da Antonio Soviero e Arianna Ciampoli, “Formato Famiglia” è il talk show di TV 2000 interamente dedicato alla famiglia vissuta come realtà positiva, luogo di scambio di esperienze, gioie, conquiste, ma anche porto sicuro nei momenti di difficoltà.

“Formato Famiglia” va in onda in diretta dal lunedì al venerdì, alle 11.45, con la regia di Maurizio Ventriglia.

Con uno stile agile e un ritmo dinamico, senza rinunciare ad un pizzico di ironia, in ogni puntata Antonio Soviero e Arianna Ciampoli ospitano una famiglia protagonista di una storia, spunto e occasione per dibattere su un argomento di stretta attualità. Ospiti in studio e collegamenti in esterna, curati dal nostro inviato Emilio Ravel, aiutano ad approfondire il tema del giorno da prospettive diverse.

L’anteprima di Formato Famiglia, dalle 11.45 alle 12.00, darà l’opportunità di ritornare sul tema del giorno precedente per rispondere ai quesiti posti dai telespettatori.

Chi è Emilio Ravelhttp://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Ravel

Le scuole rurali di una volta, in un libro curato da Vittorio Naccarato

«Il giovane maestro Rosario Naccarato, assunto dalla Associazioni per gli interessi del Mezzogiorno, nell’autunno del 1923 raggiunge a piedi la scuola, ovvero il magazzino, dove attende gli allievi – “I piccoli eroi dell’infanzia”, come li chiamerà dopo averli conosciuti -, i quali si recano anch’essi nella scoletta, dopo aver superato “cuoschi e valluni”. Il maestro però, dopo aver terminato le lezioni, non ritorna in paese, ma si ferma nella contrada di S. Caterina, vivendo nelle due stanzette al primo piano.
Questa novità rappresenta il primo, ma indispensabile passo, perché si possa tenere aperta la scuola in contrade così isolate e lontane dal centri abitati, dimostrando alle famiglie contadine che finalmente lo Stato si ricorda di loro offrendo un servizio che tenga conto delle loro esigenze.
Su questa base si sviluppa un’avvincente esperienza didattica e sociale, che ha come protagonisti il maestro Naccarato, gli allievi e le loro famiglie, sotto la guida di Giuseppe Isnardi, direttore delle scuole dell’Associazione per la Calabria, e dei suoi collaboratori.
Se si moltiplica l’attività svolta a S. Caterina, documentata dai manoscritti del maestro, con quella delle altre centinaia di scuole rurali, si comprende perché Isnardi la definisca “l’esempio più grandioso di scuola libera che abbia avuto l’Italia dopo il Risorgimento”».

Il testo appena riportato è una breve sinossi del volume “Le scuole rurali agli inizi del ‘900” di Rosario Naccarato, per la cura di Vittorio Naccarato, edito da Klipper e presentato al pubblico negli ultimi giorni di agosto.
Il libro, oltre alle cronache scolastiche del maestro R. Naccarato, che rappresentano la parte centrale dello scritto, prende in esame anche demografia e società del paesino di Aiello Calabro tra Ottocento e Novecento e la “rivisitazione”, così come la chiama il curatore, delle due contrade contadine di Ciani e S. Caterina da dove provenivano gli alunni della scuola rurale in esame. Alla iniziativa tenutasi nel salone delle scuole elementari di via Nuova, oltre al curatore, hanno preso parte il sindaco Perri e l’assessore provinciale Covello. Tra gli interventi che si sono susseguiti, moderati dal giornalista Pino Grandinetti, quelli dell’antropologo Mauro Minervino, del dirigente scolastico Mario Giannuzzi, del direttore editoriale di Klipper, Francesco Kostner e del maestro Domenico Medaglia che qui di seguito riportiamo. (bp)

Rosario Naccarato maestro, visto attraverso ricordi e testimonianze di Domenico Medaglia

In questa bella opportunità mi è particolarmente caro fare emergere dalla mia memoria, andando naturalmente a ritroso di un bel pezzo di tempo, i ricordi remoti, ma nitidi, dell’insegnante Rosario Naccarato che, durante il suo quarantennale insegnamento, dispiegato a favore di innumerevoli generazioni di alunni, si è distinto per l’attaccamento al dovere, per la scrupolosità e per le sue capacità didattiche e creative di cui era sapientemente dotato, dando lustro alla scuola elementare.
Ha lasciato un ricordo non facile da dimenticarsi fra le scuole di Cosenza, fra quelle di Vibo Valentia ed in fine in quelle di Roma, dove aveva chiuso la sua impegnativa ed esaltante missione educativa, iniziata con molto entusiasmo intorno agli anni venti, prima nelle scuole serali per analfabeti, e poi in quelle rurali del Comune di Aiello Calabro.
Fra coloro che lo hanno avuto come Maestro dentro e fuori delle aule e in particolare fra la gente delle contrade che io ho potuto incontrare nei primi anni del mio insegnamento, ho raccolto per lui testimonianze d’affetto, e di venerazione. Quei contadini che hanno avuto a che fare con lui non più giovani ma invecchiati per il duro lavoro e per il peso dell’età avevano conservato sentimenti di gratitudine e di riconoscenza per le sue doti intellettuali ed umane.
Io l’ho conosciuto di persona prima per essere stato suo alunno durante un breve periodo in una scuola del centro urbano di Aiello Calabro presso cui, forse, aveva ottenuto qualche breve supplenza, ed in seguito, come collega negli anni immediatamente dopo l’ultimo conflitto mondiale. Mi è stato anche di guida nella preparazione del concorso magistrale affidandomi uno schema molto utile che lui stesso aveva stilato. Il suo metodo di insegnamento, acquisito alla luce degli studi pedagogici, applicato e perfezionato sempre con assiduità è stato infine premiato con esito favorevole.
All’educazione dei bambini delle scuole di campagna del territorio di Aiello si era dedicato con particolare passione, con tutta l’anima e con tutto il fervore che possedeva dotato com’era, di una volontà ferrea, consapevole dell’onere e della responsabilità che il maestro deve assumersi sin dall’inizio della carriera.
Il suo modo di educare non ha mai subito una grinza facendosi forte del suo talento e avvalendosi, peraltro, del metodo pedagogico della Montessori che egli aveva studiato e ne aveva certamente assorbito lo spirito.
Aborriva per convinzione e per carattere l’uso della ferula, di cui nei suoi tempi, e, ahimé anche nei tempi odierni, non solo se ne faceva uso secondo una errata giustificazione pedagogica ma addirittura c’era chi ne faceva abuso. Conviene fare rilevare che ottant’anni fa, il bambino era considerato come un recipiente vuoto e naturalmente ostile ad essere riempito di nozioni e di dottrina. Per i più, educare significava costringere l’educando, spesso con la violenza, a fare una cosa che per natura non desiderava fare. Di conseguenza quando il bambino non capiva o non seguiva le lezioni, era per la sua cattiva volontà. La conclusione di una tale visione era che l’insegnamento esigeva le percosse e le punizioni corporali per costringere la volontà a “raddrizzarsi”. Il regime fascista allora dominante su tutti gli aspetti della vita dell’individuo, favoriva certamente una tale cultura.
Va detto e ripetuto che il bambino non va costretto, ma convinto e persuaso. Il bambino non è colui che non vuole, ma colui che non sa. Non deve temere il maestro ma lo deve capire, non si deve sentire trascinato, ma attirato. Il maestro non va temuto, ma amato. Ognuno per natura aspira alla scienza e alla conoscenza. Sono le condizioni sociali che reprimono questa tendenza. Questa visione didattica il maestro Rosario Naccarato la portava con se non solo nell’insegnamento, ma la vestiva come un habitus morale.
E qui mi sovviene l’aforisma del pedagogista Lombardo-Radice: «Vorrei avere l’onore di portare scritto sul berretto: ‘Maestro di Prima elementare’». Insegnare ai ragazzi delle scuole elementari non è un compito così facile come potrebbe sembrare a chi non è del mestiere.
Fra i miei ricordi il più emozionante è quello che ho provato quando per caso sono capitato ad insegnare proprio nella stessa scuola dislocata in una lontana contrada sperduta nel territorio di Aiello dove l’allora collega aveva insegnato molti anni prima. Mi sentivo privilegiato di sedere sulla stessa sedia, toccare lo stesso tavolo che fungeva da cattedra, servirmi della medesima lavagna e insegnare le stesse cose che da lui avevo imparato e che mi riempivano di entusiasmo e di responsabilità.
La popolazione rurale di quella zona, dove aveva lasciato tracce del suo lavoro di insegnante condotto con tanta passione a favore di quanti gli stavano intorno pronti a chiedergli quello di cui avevano bisogno, mi aveva accolto con molta stima e con rispetto, ma rimpiangeva la mancanza del maestro che mi aveva preceduto. Conviene ricordare qui che l’Italia non era uscita certo illesa dall’esperienza della prima guerra mondiale e le ferite sociali, materiali ed economiche, erano tutte aperte e vive. Nel Meridione e ad Aiello questa pesantezza si faceva sentire più che in altre parti d’Italia. La scuola era un privilegio di pochi e l’analfabetismo era un fenomeno molto diffuso. Il Maestro era un punto di riferimento non solo scolastico, ma umano, sociale, spirituale.
E il Naccarato si è prodigato, con ogni mezzo, per contribuire al riscatto dei giovani incoraggiandoli e collaborando con i loro genitori, a non marinare la scuola, un bene supremo, necessario e indispensabile per la società umana.
Un popolo istruito è destinato a progredire e non può mai perdere le libertà conquistate.

Profilo dell’autore | Rosario Naccarato (1900-1980), nasce ad Aiello Calabro (CS) in una numerosa famiglia di artigiani. Dopo aver frequentato le scuole elementari in paese, studia privatamente per riuscire a conseguire il diploma magistrale. Assunto dalla Associazione per il Mezzogiorno lavora per un triennio nella scuola rurale di S. Caterina e, dopo aver vinto il concorso, nelle scuole statali di altre contrade aiellesi. Nel 1944-45 è il primo sindaco democratico di Aiello Calabro.
Ha lasciato numerosi manoscritti che sono stati oggetto di due pubblicazioni: “Appunti di diario ed articoli scolastici”, in cui si racconta l’esperienza didattica dal 1926 al 1929 nella contrada di Stragolera; “Socialismo e amministrazione nella Calabria contemporanea”, nel quale lo storico Giuseppe Masi ha raccolto gli appunti e le riflessioni che porteranno il maestro Naccarato da una critica sempre più serrata del regime fascista alla sua adesione agli ideali socialisti ed alla sua attiva partecipazione all’attività politica nel dopoguerra.

Profilo del curatore | Vittorio Naccarato insegna storia e materie letterarie nell’Istituto superiore di Tarquinia ed ha realizzato alcune ricerche sulla comunità tarquiniese in età moderna: “Cronaca degli scavi archeologici a Tarquinia dal 1862 al 1880. L’opera di Luigi Dasti” (2000) e “La città e l’agro di Comete [nome mediale della odierna Tarquinia] nel XVIII secolo”.