La Comunità Aiellese ha celebrato domenica scorsa la giornata di devozione dedicata a San Geniale Martire, Protettore principale della cittadina.
Quello di quest’anno, anche se nessuno lo ha ricordato, era un anniversario tondo. A parte i 340 anni del Culto che si perpetua da domenica 6 maggio 1668, ricorrevano pure due secoli esatti della permanenza della Statua e delle Reliquie all’interno della Chiesa Matrice. Come ci ricorda Scipione Solimena, sino agli inizi di maggio 1808 San Geniale aveva sede nella Cappella gentilizia dei Cybo fuori le mura. Poi, “mentre nella prima domenica di maggio si portava il Santo in processione ritornata questa davanti la Chiesa Madre, dalla bocca del popolo che la seguiva, s’incominciò a gridare: «Vogliamo che il nostro Santo resti in questa Chiesa!». E così, il desiderio del popolo venne subito esaudito, con il collocamento della Statua dapprima nella Cappella a destra della Chiesa Matrice, e poi dal 1883, nella nuova Cappella dedicata al Martire.
Di questa volontà popolare, oggi, a duecento anni di distanza, è rimasto ben poco. Salvo che in qualche occasione – come per l’importante celebrazione del 2004, anno della ricognizione canonica delle Reliquie e del restauro conservativo della statua lignea settecentesca; e poi per quella del 2005, quando di celebrò San Geniale nel ricordo del terribile sisma del settembre 1905 – la festa sembra sempre di più cadere nell’oblio e nell’indifferenza. Nella mattinata di domenica si sono registrate solo i riti religiosi alla presenza delle locali Autorità civili e militari, e lo svolgimento della processione per le vie del paese accompagnata dalla banda musicale con la Statua contenente le sacre Reliquie, arricchita da Palma e Corona d’argento, e dalle preziose chiavi urbiche anch’esse d’argento forgiate dall’orafo aiellese Pasquale Bruni. Non abbiamo visto, però, eccetto che in un caso, i numerosi damaschi e le pregiate coperte di seta da finestre e balconi che in passato salutavano il passaggio del Santo; non un tradizionale pallone aerostatico, non un fuoco pirotecnico, e nemmeno il tipico torneo pomeridiano “du casu”. Abbiamo visto solo una Statua su una base processionale ottocentesca malconcia e precaria che andrebbe subito subito restaurata. Perché non lanciare una bella sottoscrizione pubblica? Perché non ritornare a ridare importanza – con un piccolo quanto significativo gesto – alle cose che più contano per la verace identità culturale della cittadina?
(Fonte: PATRIA INDIPENDENTE 20 APRILE 2008, PAG. 5)
Quando i primi partigiani scelsero la via della lotta e salirono sulle montagne per combattere il nazifascismo, rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i princìpi stessi sui quali costruire la convivenza civile: la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la democrazia. Il prezzo pagato fu altissimo: decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di Liberazione, oltre 40 mila tra cittadini e lavoratori deportati nei campi di concentramento, eccidi, come a Cefalonia, di soldati che rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, 600 mila internati in Germania, 87 mila militari caduti nella guerra di Liberazione. Da quella lotta che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa, nacque la nostra Costituzione. Una Costituzione ancora attuale e vitale, fra le più avanzate tra quelle esistenti, non a caso difesa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani nel referendum del giugno 2006, quando si cercò di snaturarne la sostanza e i valori. Ma a sessant’anni dal 1° gennaio 1948, da quando essa entrò in vigore, l’Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più i rischi per la tenuta del sistema democratico, come evidenti si manifestano le difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento. Permangono, d’altro canto, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i “repubblichini”, sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati. Un modo per intaccare le ragioni fondanti della nostra Repubblica. Per questi motivi, per difendere nuovamente le conquiste della democrazia, il 25 APRILE ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE assume il valore di una ricorrenza non formale. Nel ricordo dei Caduti ci rivolgiamo ai giovani, ai democratici, agli antifascisti, per una mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.
Il 25 aprile è oggi una data più viva che mai, in grado di unire tutti gli italiani attorno ai valori della democrazia.
<p class="MsoNormal" style="text-align:center" align="center"><span style="font-family:Georgia;font-size:14px"> </span><span style="font-weight:bold;font-family:Georgia;font-size:10px">Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane</span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:center;font-weight:bold" align="center"><span style="font-family:Georgia;font-size:10px">Fondazione Corpo Volontari della Libertà (CVL) </span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:center;font-weight:bold" align="center"><span style="font-family:Georgia;font-size:10px">ANPI-FIAP-FIVL-ANPPIA-ANED-ANEI-ANFIM </span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:center;font-weight:bold" align="center"><span style="font-family:Georgia;font-size:10px">PD-PRC-SDI-PdCI-Sd-Verdi-Italia dei Valori-MRE - CGIL-CISL-UIL-ACLI-Centro Puecher </span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:center" align="center"><span style="font-family:Georgia;font-size:10px"><span style="font-weight:bold">Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano</span></span></p>
Come ogni anno dal 1996, il 23 aprile la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore sarà celebrata in Italia e in tutto il mondo: un’occasione per rendere omaggio a questo formidabile strumento d’educazione, confronto, cultura ma anche per riflettere sugli autori e l’editoria ed evidenziare prospettive e problemi.
La data prescelta è simbolica e rappresenta un omaggio a tre grandi autori la cui vita si spense per una singolare coincidenza proprio quel giorno nello stesso anno 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes Saavedra e “El Inca” Garcilaso de la Vega.
I consueti temi, che ruotano attorno al libro e alla filiera che ad esso conduce e che sempre attirano l’attenzione di molti operatori culturali e semplici appassionati fruitori, si rinnovano di anno in anno sotto l’impulso di accadimenti o progetti che catalizzano in quel determinato momento le energie dell’UNESCO e, nel nostro Paese, della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Lo scorso anno la Convenzione sulla Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali, ratificata dall’Italia con la legge 19 del 19 febbraio 2007 ed appena entrata in vigore, suggerì di fare della diversità culturale, del dialogo tra popoli e comunità e della ricchezza multiforme dei saperi l’elemento portante di molte manifestazioni e confronti.
Il 2008, proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale del Pianeta Terra , si impone sotto il segno di un’attenzione particolare verso il pianeta che tutti ci ospita e del quale non sempre conosciamo e rispettiamo potenzialità e limiti. “Leggi il tuo pianeta” è quindi l’invito che la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO rivolge quest’anno alle biblioteche, le istituzioni, le scuole e le associazioni degli operatori del settore coinvolte, anche con il contributo del Comitato IYPE Italia che cura per il nostro Paese le celebrazioni per l’Anno Internazionale del Pianeta Terra .
Ma il 2008 è anche Anno Internazionale delle Lingue : il Direttore Generale dell’UNESCO Koïchiro Matsuura nel suo messaggio per la Giornata sottolinea il legame tra lingue e libro come veicolo d’espressione e presenza di un multilinguismo che deve vivere affinché le diverse culture possano continuare a farlo.
Il libro, infine, supporto e tramite per l’approfondimento della conoscenza del mondo che ci circonda – tessuto ambientale e umano del nostro operare – può sostenere con il libero confronto delle idee e il pluralismo dei saperi la cultura della pace per la quale l’UNESCO opera dal 1946.
L’eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo1944, ai danni di 335 civili italiani, come atto di rappresaglia per un attacco eseguito da partigiani contro le truppe germaniche ed avvenuto il giorno prima in via Rasella. Per la sua efferatezza, l’alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l’evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell’occupazione.
Le “Fosse Ardeatine”, antiche cave di pozzolana site nei pressi della via Ardeatina, scelte quali luogo dell’esecuzione e per occultare i cadaveri degli uccisi, sono diventate un monumento a ricordo dei fatti e sono oggi visitabili.
Sarà presentato lunedì 10 marzo a Roma presso l’Accademia Nazionale di San Luca il nuovo libro di Alessandro Masi, “Storia dell’arte italiana 1909-1942”. All’incontro, coordinato da Giorgio Ciucci, interverranno Giorgio Muratore, Duccio Trombadori e lo storico Lucio Villari
Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita del Futurismo (1909-2009), sarà presentato lunedì 10 marzo alle ore 18.00 a Roma, presso l’Accademia Nazionale di San Luca (Piazza dell’Accademia di San Luca, 77), il libro di Alessandro Masi “Storia dell’arte italiana 1909-1942”, (Ed. Edimond, pagg. 360, ? 28,00). All’incontro, coordinato da Giorgio Ciucci, Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca e docente presso l’Università di Roma Tre, interverranno, oltre all’autore, Giorgio Muratore, titolare della Cattedra di Storia dell’Arte e dell’Architettura Contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, il critico d’arte Duccio Trombadori e Lucio Villari, professore di Storia Contemporanea presso l’Università di Roma Tre. Il volume di Alessandro Masi ripercorre idealmente quasi mezzo secolo di storia nazionale con l’intento di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza di una “via italiana all’arte moderna”: una via che passa dalla rivoluzione letteraria e artistica operata da Marinetti alla stagione metafisica di Giorgio de Chirico, dal “ritorno all’ordine” del Novecento Italiano alle inquietudini espressioniste della Scuola Romana di Via Cavour, alla nuova arte sociale teorizzata da Mario Sironi. Sullo sfondo, le vicende che videro contrapposti architetti classicisti e razionalisti, impegnati nella costruzione di “città nuove” e nel cantiere-simbolo dell’Esposizione Universale Romana. Un’analisi approfondita e attenta, particolarmente destinata agli studiosi del settore, ma anche a chi cercasse una chiave di valutazione inedita, rigorosa e filologica, per un periodo storico a tutt’oggi di difficile e controversa lettura.
QUELLO dell’eccidio dell’Arandora Star, la nave di lusso trasformata in nave per il trasporto di prigionieri all’indomani dell’inizio della seconda guerra mondiale tra l’Inghilterra e l’Italia, è un episodio – ricordato dalla studiosa Azadeh Medaglia durante il dibattito incentrato sulle comunità di emigrati italiani che vivono in Gran Bretagna – che ai più è sconosciuto. Con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, l’atteggiamento della Gran Bretagna nei confronti della Comunità italiana cambiò radicalmente. Gli italiani (erano all’incirca 18 mila i residenti), che erano ben integrati nel tessuto sociale ed economico dell’isola, divennero stranieri nemici. In 4 mila (tra i 18 e i 70 anni) furono arrestati e internati, con maltrattamenti e tenuti, come si evince in un rapporto della Croce Rossa, in condizioni disumane. Di questi 4 mila, 700 circa tra quelli ritenuti più pericolosi, furono imbarcati sulla Arandora Star diretta in Canada. Ma la mattina del 2 luglio 1940, la nave venne silurata da un sommergibile tedesco. Gli italiani che trovarono la morte nelle acque gelide dell’Atlantico furono 446. I superstiti, come leggiamo dal sito http://www.ArandoraStarCampaign.com, promosso dai familiari delle vittime che non hanno mai ricevuto scuse ufficiali, né un risarcimento dal Governo britannico – “una volta sbarcati nel Regno Unito, subirono altri maltrattamenti e, nonostante le sofferenze patite, molti di loro vennero nuovamente imbarcati per essere deportati in Australia”. La vicenda è stata raccontata in un libro pubblicato nel 1980, “Star of Shame”, l’unico libro che tratta del disastro basandosi sui racconti di molti sopravvissuti italiani, tedeschi ed ebrei che però non è mai stato reperibile in Gran Bretagna. È invece del 2002 il libro “Arandora Star, una tragedia dimenticata”, di Maria Serena Balestracci. Il libro si basa su ricostruzioni storiche, documenti, e su testimonianze dirette.
Il 5 febbraio, come tradizione vuole, ricorrono i festeggiamenti in onore di S. Geniale ex voto. Com’è noto, le reliquie del Santo, martirizzato durante le persecuzioni romane, giunsero in Aiello nel 1667 per l’interessamento del Cardinale Alderano Cybo, fratello di Alberico II Principe di Massa e Duca di Ajello.Da allora si diffuse sempre più capillarmente la devozione verso San Geniale e «la fama dei celesti prodigi operati per sua intercessione – scrive Gianfrancesco Solferino, storico dell’arte e finanziatore, nel 2004, del restauro del prezioso busto reliquario settecentesco – ebbe risonanza anche oltre i confini del Ducato». Numerosi e commoventi furono i casi di grazie attribuiti al Martire, in taluni casi riconosciuti con voto pubblico, come quello nel febbraio del 1783. In occasione del funesto terremoto che scosse le Calabrie, gli Ajellesi attribuirono la loro incolumità (si registrò solo a morte del castellano) a San Geniale e fecero voto di celebrare in perpetuo la ricorrenza del 5 febbraio con una processione penitenziale – con le statue di S. Geniale, di S. Antonio e dell’Immacolata che si innestava su una precedente manifestazione religiosa del 1623 consacrata all’Immacolata – e con l’offerta di un cereo votivo. L’appuntamento religioso, preparato dal Novenario iniziato il 27 gennaio scorso, prevede le sante messe celebrate in Santa Maria Maggiore; mentre nel centro storico si tiene la fiera.
La storia del culto di S. Geniale Geniale, quando fu martirizzato, tra il I e il III secolo d.C., ha circa 14 anni. Sepolto nelle Catacombe di San Lorenzo in Roma, vi resterà sino al 4 di maggio del 1653, quando le Reliquie (Ossa e Sangue in una ampolla, conservati ora nel basamento della ottocentesca Statua in legno) vengono estratte per ordine di Papa Alessandro VII e consegnate da Marco Antonio Addo, Cardinale Vicario di Roma, assieme ad altre reliquie di santi, al Cardinale Alderano Cybo, pronipote di quell’Alberico Cybo che fu il primo Marchese di Aiello. In seguito, è il 10 giugno del 1656, le Reliquie di Geniale verranno consegnate dal Cybo a frate Francesco da Pietramala, vice responsabile provinciale per la Calabria dei Minori Osservanti, per essere conservate nel convento aiellese di S. Maria delle Grazie. La consegna effettiva della cassa contenente il corpo di San Geniale alla Universitas aiellese avverrà però più tardi. E’ il 26 di luglio del 1667 quando ad Amantea approda la nave che la trasporta. Dopo un vano tentativo degli amanteoti di impossessarsene (la cassa, secondo la leggenda popolare, diventa pesantissima), Tarquinia Ferrise, una donna venuta al seguito degli aiellesi incontro al loro protettore, riesce a sollevarla e portarsela in quel di Aiello, liberandosi, nello stesso tempo, dal demonio da cui era posseduta. Una volta arrivata ad Aiello, la Cassa rimarrà nel monastero di S. Chiara sino al 1668. E’ il 6 di maggio di quell’anno che ha inizio il culto. La Cerimonia è solenne. Il Vicario Generale D. Orazio D’Amato di Amantea controlla i sigilli ed espone le Reliquie al popolo. Poi, come era stato disposto dalla famiglia Cybo, in processione vengono trasportate nella cappella gentilizia della famiglia ducale. Qui l’urna viene chiusa “con tre chiavi diverse, una delle quali fu consegnata al Guardiano del Convento, l’altra al Vicario Foraneo, e la terza al Sindaco”. E qui, tra continui pellegrinaggi anche dai paesi vicini, rimarranno sino al 1808 quando, gli aiellesi, chiedono ed ottengono dal vescovo Gerardo Gregorio Mele che la Statua con le Reliquie sia conservata nella Chiesa matrice dove si trova attualmente.
La Ricognizione delle Reliquie Nel mese di novembre del 2003, si sono concluse – con il patrocinio ed il contributo dell’Amministrazione Comunale – le operazioni della Ricognizione Canonica sul ‘corpo santo’ di Geniale martire, voluta da monsignor Giuseppe Agostino, allora Metropolita di Cosenza-Bisignano. La Commissione, di cui faceva parte, tra gli altri, anche il Rev. Don Ortensio Amendola, parroco di Santa Maria Maggiore (dove sono custodite le Reliquie), ha provveduto in 6 sessioni a catalogare ed esaminare i resti di Geniale. Dall’analisi medica è risultato che le ossa appartenenti ad un giovinetto (14/16 anni) di 160/170 cm, rinvenute nel simulacro, erano dignitosamente conservate e munite di autentica. Oltre alle ossa sono stati rinvenuti altri reperti (tra questi il frammento di muro in malta e resti dell’ampolla in vetro contenente il sangue del martire, provenienti dalla catacomba di S. Lorenzo in Roma). Le ossa repertate sono state poste in un’urna sigillata. Così gli altri reperti, messi in una urna, esterna al simulacro, anch’essa munita di sigillo arcivescovile.
Il Restauro della Statua lignea Con il finanziamento della famiglia Solferino, da sempre devota al patrono, si è provveduto nel mese di aprile 2004 al restauro (descialbatura e disinfestazione) del busto reliquiario del Martire. Il busto consiste in un pregevole opera di bottega partenopea della prima metà del 1700, nella cui predella sono ospitate le reliquie del Santo Martire. Raffigura un giovinetto dalle armoniose ed aggraziate fattezze, in abiti romani in atteggiamento orante e incoronato da un angelo. Le operazioni di restauro – affidate alla ditta “Daniela del Francia” di Roma – si sono rese possibili grazie ai nulla osta della Curia e della Soprintendenza ai beni artistici di Cosenza ed al supporto dell’Assessorato alla Cultura del Comune, allora retto dallo scrivente.
Dopo un periodo di apparente inattività politica, Alleanza di Progresso per Aiello, il movimento e gruppo consiliare di opposizione, ritorna a pungolare l’Amministrazione comunale guidata da Gaspare Perri. La tematica sulla quale la minoranza richiama l’attenzione del governo locale è lo stato dell’arte delle strade del territorio comunale. «Da tempo ormai – scrive AdP in una interrogazione al primo cittadino -, ci giungono segnalazioni da molti cittadini che lamentano il pessimo stato del fondo stradale di alcune arterie viarie di primaria importanza. In effetti ci troviamo di fronte ad una situazione che sta degenerando, una situazione che può produrre danni ai veicoli in circolazione e, soprattutto, mette a repentaglio la stessa sicurezza dei cittadini. Sicuramente questa realtà, in parte condizionata dalle cattive condizioni atmosferiche, nasce – fanno notare gli aderenti al movimento politico – dalla scarsa manutenzione, da lavori mal eseguiti e da opere pubbliche già programmate che non sono ancora iniziate o che non sono mai state completate». Alla constatazione della situazione precaria in cui versano alcune arterie, AdP fa seguire la richiesta di una ricognizione complessiva e “gira” a Perri alcune delle segnalazioni fatte dai cittadini che riguardano le strade dissestate di Casaline-Persico; Cannavali-Provinciale e Bocca di Colle-Calendola. Ed infine, la strada Fondo Valle Olivo da Aiello ad Amantea «che è una arteria provinciale per la quale è però urgente – dicono – chiedere alla Provincia un intervento di manutenzione straordinaria». Ma la missiva dell’Opposizione si occupa anche di opere pubbliche attualmente in fase di realizzazione che per AdP «non rispettano il crono-programma di completamento dei lavori che ci è stato rappresentato nella positiva riunione congiunta delle Commissioni Consiliari tenuta nel mese di luglio u.s.». Nello specifico segnalano: a) i lavori sulle case comunali di Patricello, per i quali era prevista l’immediata fine della terza fase e il completamento, entro fine 2007, del quarto lotto; b) il marciapiede del rettilineo della “Porta” che è inutilizzabile sia perché manca l’illuminazione (opera a carico dell’Amministrazione Comunale), sia per il mancato completamento del raccordo con la strada provinciale che rappresenta un grave rischio per le auto in transito; c) la mancata consegna della Casermadel Corpo Forestale che era prevista entro fine anno; d) i lavori del cimitero che, dopo la consegna, non sono ancora iniziati. Le domande sono state poste. Ora, si attendono quali saranno le spiegazioni e le risposte dell’Amministrazione comunale.
Quando la solidarietà va a braccetto con la spiritualità, quella espressa dalla musica per esempio, il risultato è sempre lusinghiero. Così è stato per il concerto, molto apprezzato, degli Happy Day Gospel Singers, formato da otto vocalisti statunitensi, e considerati tra gli organici religiosi di musica gospel, tra i migliori al mondo.
Lo spettacolo, che si è svolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore della cittadina il pomeriggio di Capodanno, proprio in concomitanza della giornata della Pace, è servito anche a raccogliere fondi per continuare a costruire pozzi in Kenya. Il progetto di solidarietà “Acqua – Un pozzo per la vita”, promosso da qualche anno dall’Amministrazione provinciale di Cosenza e dal Centro Missionario Diocesano in diversi centri della Provincia con concerti ed iniziative varie di solidarietà, ha prodotto sinora già dei risultati concreti, come la realizzazione di due pozzi d’acqua potabile.
A quanto pare, la questione Adsl, per il piccolo centro tirrenico, suscita non poco interesse. Dopo che sull’argomento il gruppo di opposizione di Alleanza di Progresso per Aiello aveva indirizzato una interrogazione al sindaco Perri, è intervenuto nel dibattito pure Danilo Amendola, webmaster ed amministratore di http://www.aiellocalabro.net, il sito non ufficiale della cittadina più cliccato, letto e commentato, che conta anche tanti contatti esteri. Amendola, nella sua nota, riassume le diverse tappe, a partire da ottobre 2006, quando, assieme all’amministrazione comunale, furono esaminate le diverse proposte (della “Calù Wireless Network” e della“Connex33”), per la realizzazione della banda larga attraverso la tecnologia Wireless. Si decise, una volta valutata più vantaggiosa la proposta della Connx33, di dare il via ai lavori che avrebbero dovuti iniziare solo dopo un breve periodo di studio del territorio per stabilire come e dove piazzare le antenne e i dispositivi necessari. Poi, come ci ha spiegato Amendola, i primi giorni dello scorso settembre si ebbe la notizia, prima voce di corridoio, poi confermata dallo stesso sindaco Perri, che la delibera d’accordo con Connex33 era saltata perché si attendeva l’intervento di Telecom. Un intervento atteso per settembre che ancora, a novembre inoltrato, però non è giunto. «Il problema “Internet e Banda larga” – ci dice l’amministratore di Ac.Net – sembra forse banale a chi non è abituato all’uso quotidiano del computer e di internet. Non è sicuramente così per chi di internet ne fa attività d’impresa o per chi ogni giorno lo usa per lo studio o per chi, lontano dal paese, cerca di raggiungere gli uffici pubblici, senza successo! Le tecnologie sono ormai all’ordine del giorno, milioni di persone hanno la propria pagina web personale ma non il Comune di Aiello Calabro! È mai possibile?!».