Un appuntamento speciale dedicato alla storia, all’arte e alla devozione mariana si terrà venerdì 21 agosto 2026, alle ore 21:00, sul sagrato della Basilica Santuario Maria Santissima delle Grazie della Quercia di Visora a Conflenti.
L’evento, dal titolo “Tu più vaga dell’aurora…” – Catechesi sulla statua della Madonna della Quercia, propone un momento di approfondimento teologico e storico-artistico sulla veneratissima effigie della Vergine, capolavoro del celebre scultore Giacomo Colombo (1663-1731).
Programma della serata: * Saluti istituzionali: Don Giovanni Marotta, Parroco di Conflenti * Relazione principale: Gianfrancesco Solferino, Storico dell’Arte * Introduzione e moderazione: Antonio Cavallaro, Operatore Culturale.
L’incontro rappresenta un’importante occasione per la comunità di Conflenti e per i pellegrini per riscoprire il valore artistico e la profonda carica spirituale di un’opera simbolo dell’identità religiosa del territorio.
Siamo ancora in tempo, prima che la giornata si chiuda, per dedicare un pensiero a una ricorrenza che sta a cuore a tanti: oggi, 12 agosto, ricorre San Giuliano Martire.
Il calendario, a dir la verità, conosce diversi Santi con questo nome — celebrati a gennaio, a febbraio e poi ancora verso la fine di agosto — ma per la nostra comunità questa data porta con sé un’eco del tutto particolare, poichè esiste una chiesa intitolata a questo Santo. E anche perché questo luogo di culto è chiuso ormai da sin troppo tempo, poiché in pessimo stato di conservazione. Un luogo del cuore, nascosto e dimenticato.
Il titolo della chiesa si perde nella storia. Non si conservano, infatti, immagini, dipinti o statue di San Giuliano giunte fino a noi. Ma ciò che manca nell’iconografia è ben vivo nella memoria storica del paese.
Negli anni ’50 del secolo passato, si registrava l’ultimo intervento di restauro sul luogo di culto. Da oltre 25 anni le porte della chiesa sono sbarrate: chiusa al pubblico a causa del grave stato di degrado in cui versa. Più di tre quarti di secolo di abbandono per una struttura bellissima e immensamente cara a tutti gli Aiellesi, che l’hanno vista lentamente scivolare nel silenzio.
In questi anni, il patrimonio storico locale ha iniziato a mostrare segni di rinascita. Con i lavori ormai in via di ultimazione dell’ex Convento degli Osservanti e della chiesa di Santa Maria Maggiore, la speranza torna a farsi strada. Il nostro augurìo più grande è che, una volta chiusi questi importanti cantieri, l’attenzione e le risorse possano finalmente posarsi sulla Chiesa di San Giuliano. Restituire questo luogo alla comunità non significa solo recuperare delle pietre, ma ricucire un pezzo di identità e di storia del nostro territorio.
Le immagini a corredo 1 – San Giuliano Martire (Immagine di repertorio); 2 – Ritaglio stampa (Articolo del 2011 dedicato alla situazione della chiesa); 3 – Dettaglio del pannello espositivo della mostra su Pietro Barbalonga. Secondo l’ipotesi dello storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, il Barbalonga sarebbe l’autore dell’arco lapideo della Cappella del Carmine, un’opera di straordinario pregio proveniente, verosimilmente, proprio da Santa Maria Maggiore e qui successivamente rimontata.
Qui sotto, aggiungiamo una immagine del calendarietto del 2000, per sensibilizzare a salvare l’arte. In questo caso, gli affreschi di Raffaele Aloisio… ma nulla si mosse.
Lago sarà al centro di un importante progetto di ricerca internazionale.
Venerdì 24 luglio inizierà la missione scientifica che punta a individuare il luogo di sepoltura del Beato Fra Bernardo dello Spirito Santo, attraverso l’impiego del georadar (GPR), tecnologia non invasiva che permette di “leggere” il sottosuolo senza scavare.
Le indagini si svolgeranno nell’antico complesso di Santa Maria degli Angeli, dove si dice che sia collocata la sepoltura del fondatore del convento degli Agostiniani Scalzi.
Un progetto di grande valore storico e culturale in cui il Comune di Lago e il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Malta lavoreranno insieme a un qualificato gruppo di studiosi e ricercatori.
Un sentito ringraziamento al dott. Francesco De Pascale, per l’impegno e la passione con cui ha promosso e seguito questa iniziativa, favorendo il dialogo con l’Università di Malta. Un progetto che contribuisce a valorizzare la storia, l’identità e il patrimonio della nostra comunità.
Ci sono appuntamenti che non hanno bisogno di promemoria. Arrivano da soli, portati dall’aria di fine giugno, da quella vibrazione sottile che gli aiellesi nel sangue riconoscono prima ancora di nominarla. È la Madonna delle Grazie. E ogni anno, puntuale come il solstizio d’estate, riprende a battere il cuore antico di Aiello Calabro, il paese di collina che per due giorni diventa centro del mondo. Almeno per chi lo ama.
Il 23 giugno: inizio della Novena Tutto comincia il 23 giugno, quando la novena di preparazione apre ufficialmente il tempo della festa. Nove giorni di preghiera, di raccoglimento, di attesa crescente. Per chi vive ad Aiello, o per chi vi torna apposta da lontano, la novena non è un semplice rito liturgico: è il conto alla rovescia dell’anima. Ogni mattina ed ogni sera la chiesa si riempie, le voci si uniscono. Gli emigrati lo sanno bene. Quelli che hanno lasciato il paese per le fabbriche del Nord o per i continenti lontani tengono d’occhio il calendario con una precisione ossessiva: il 23 giugno la novena, il 1° luglio la processione notturna, il 2 luglio la festa grande. Sono coordinate geografiche dello spirito.
Una storia lunga cinque secoli Per capire perché questa festa sia così radicata, bisogna tornare indietro di oltre cinquecento anni. Il culto della Madonna delle Grazie ad Aiello nasce ufficialmente nel 1472, quando Papa Sisto IV — su richiesta di Francesco de Siscar, viceré di Calabria e Signore di Aiello e Petramala — concede licenza di edificare una chiesa dell’Ordine di San Francesco degli Osservanti, intitolata a Santa Maria delle Grazie. La lettera papale, datata Roma 8 aprile 1472, viene letta alla presenza dei frati e si procede alla concessione del territorio da parte del Siscar. Un atto burocratico, sì, ma che mette radici profonde. Nel 1597 la famiglia Cybo arricchisce ulteriormente il complesso con la costruzione della bella Cappella gentilizia, poi rimontata nel 1735 — dopo l’abbandono del Convento vecchio — assieme alle strutture architettoniche nel luogo in cui ancora oggi si trova la chiesa. E qui entra la leggenda, quella materia impalpabile che però dice spesso più verità dei documenti notarili. Si racconta che durante il trasporto su un carro di buoi delle parti architettoniche e dell’affresco raffigurante la Madonna dal vecchio al nuovo convento, un campo di grano irrimediabilmente rovinato dal passaggio del carro ricrebbe più alto e più rigoglioso di prima. Quella storia è ancora viva, circola ancora nelle case di Aiello …
Il 1° luglio: la Processionein notturna La sera del 1° luglio è la più attesa. È la notte in cui la statua della Madonna lascia la sua dimora — la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, al Convento — e percorre in processione la via pellegrina verso la Chiesa di Santa Maria Maggiore, nel cuore del paese. Dopo le 21 la statua si muove. Dietro di lei, una lunga teoria di fedeli con le candele in mano. Il buio estivo fa da quinta. Le luminarie trasformano le strade in corridoi di luce sospesa. Il carro, allestito con fiori e luci, diventa un altare mobile che avanza lento tra due ali di popolo. Chi ha visto questa processione almeno una volta capisce perché ogni anno la gente torni. Non è solo una cerimonia religiosa: è uno spettacolo che parla direttamente alle emozioni più primitive, alla parte di noi che ancora sa emozionarsi davanti al sacro. Il buio, il fuoco, la musica, la folla — tutto concorre a creare quella particolare forma di “magia” che non ha altra parola più adatta. La fiaccolata notturna rinnova anche un desiderio antico: quello degli aiellesi di avere la Madonna vicina, dentro le mura del paese. Ogni anno, con questo passaggio, il voto si rinnova. E ogni anno la Madonna “accetta” di venire.
Il 2 luglio: la processione per le vie del paese Se la notte del 1° luglio appartiene al mistero e alla suggestione, il 2 luglio è la festa della luce e della gente. Dopo le Sante Messe del mattino, sotto il sole cocente di mezzogiorno, la statua viene portata a spalle lungo le viuzze e le piazze di Aiello. È un omaggio diretto, fisico, affettuoso. La Madonna passa e il paese la saluta con i damaschi esposti a finestre e balconi, quelle coperte colorate che in Calabria significano festa, rispetto, orgoglio di casa. Ogni balcone diventa un palco, ogni cortile un punto di osservazione. Arrivano da tutto il circondario: da Amantea, Cleto, Serra d’Aiello, Lago, Longobardi e dai paesi vicini. Non è solo devozione aiellese: la Madonna delle Grazie di Aiello è da secoli un punto di riferimento per un territorio più ampio, un polo di attrazione spirituale che supera i confini comunali. Poi, al tramonto, arriva il momento più malinconico. La statua viene riaccompagnata alla sua casa, alla chiesa del Convento. La tristezza è reale, quasi palpabile. Ma come dice la saggezza popolare aiellese: un anno trascorre in fretta, e poi sarà ancora festa.
Una festa, mille storie Ciò che rende questa festa davvero speciale non è solo il programma liturgico — la veglia, le Messe solenni, la processione — ma il tessuto umano che le si stringe attorno. Gli uomini che costruiscono il carro, tramandando il mestiere di generazione in generazione. I ragazzi che imparano guardando i più anziani. Le famiglie che tornano per le feste dopo mesi o anni di lontananza. Il sindaco che ringrazia i colleghi dei comuni vicini. I fuochi d’artificio che chiudono la serata con quella lingua di fuoco e rumore che solo in Calabria sa essere così calorosa. C’è anche una dimensione intima, quasi privata. Alcuni aiellesi osservano il digiuno il giorno della vigilia, si ritirano in preghiera presso la chiesa del Convento, si raccolgono davanti alla statua della Vergine. La grazia non si chiede solo in processione: si chiede nel silenzio, nel buio fresco della chiesa, quando si è soli davanti a lei.
ARCIDIOCESI DI COSENZA-BISIGNANO PARROCCHIA SANTA MARIA MAGGIORE AIELLO CALABRO (CS)
FESTEGGIAMENTI IN ONORE DELLA MADONNA DELLE GRAZIE 1 e 2 LUGLIO 2026
PROGRAMMA RELIGIOSO
- Dal 23 giugno 2026 Ore 5:30 – Inizio della Novena presso il Convento. Benedizione della Chiesa Madonna delle Grazie e Santa Messa. Ore 18:00 – Rosario e Santa Messa.
- Mercoledì 1° Luglio 2026 Ore 5:30 – Rosario e Santa Messa. Ore 10:00 – Santa Messa. Ore 19:30 – Rosario e Santa Messa. A seguire, Processione fino alla Chiesa di Santa Maria, accompagnata dalla Banda Musicale “M. Aloe – Città di Amantea”. Spettacolo di Fuochi Pirotecnici
- Giovedì 2 Luglio 2026 Festa della Madonna delle Grazie Ore 11:00 – Santa Messa Solenne in Piazza Plebiscito, presieduta da S.E. Mons. Giovanni Checchinato, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano. A seguire, Processione per le vie del paese, accompagnata dalla Banda Musicale “M. Aloe – Città di Amantea” (CS). Ore 17:30 – Santa Messa in Piazza Plebiscito, presieduta da Don Luca Perri, Parroco della Cattedrale di Cosenza-Bisignano. A seguire, Processione di accompagnamento con il Carro della Madonna fino al Convento. Si comunica che durante le processioni non saranno raccolte offerte.
PROGRAMMA CIVILE
- Mercoledì 1° Luglio 2026 Piazza Santa Maria Ore 22:30 – Concerto del Complesso Musicale “SUDDANZA”. Parteciperà il gruppo di ballo “Amor di Taranta”.
- Giovedì 2 Luglio 2026 Piazza Santa Maria Ore 22:00 – Concerto del Complesso Musicale “CECÈ BARRETTA TOUR 2026”
A seguire, estrazione dei premi della riffa.
RINGRAZIAMENTI Si ringraziano l’Amministrazione Comunale, la Commissione Festa, la Pro Loco, tutte le Associazioni che hanno collaborato, gli Sponsor, il Servizio d’Ordine, il Servizio Civile, il Coro, il Gruppo del Carro e tutte le persone che hanno contribuito con le loro offerte.
Buona festa a tutti! Aiello Calabro, 21 giugno 2026 Il Parroco Sac. Jean Paul Mavungu
Inaugurato il 13 giugno 2026, con la tappa Bianchi-Cicala (Cammino minor), il Cammino di San Giacomo il Maggiore in Calabria. Tantissimi partecipanti (più di 200). C’eravamo anche noi di Jamu a Caminare, nel tratto Corazzo-Castagna. A Santa Maria di Corazzo, lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, ha dato il benvenuto ai partecipanti (che arrivavano da Bianchi) e spiegato lo spirito del progetto.
Il progetto del Cammino di San Giacomo in Calabria, è stato riconosciuto dalla Regione Calabria con Delibera di Giunta n. 51 del 17 Febbraio 2026 quale progetto di interesse regionale. Tale riconoscimento ne attesta il rilevante valore storico, religioso e ambientale, configurando il Cammino come una concreta opportunità di valorizzazione strategica dell’intero territorio calabrese. Cuore del progetto è il percorso che collega Fuscaldo a Cicala, un tracciato che unisce il mare alle zone interne, offrendo ai pellegrini un’esperienza unica di spiritualità e natura, ma come prima esperienza e inaugurazione del Cammino abbiamo scelto una tratta più breve, con partenza dal comune di Bianchi, secondo luogo di culto di San Giacomo Maggiore.
Tra i paesi che il Cammino attraversa ci sono anche quelli del nostro territorio di origine, ovvero Aiello Calabro (vedi anche Il Cammino di Tarquinia), Belmonte, Amantea, Lago, Cleto…
Nota stampa degli organizzatori (aggiornamento 15 giugno 2026 ore 12.30)
NASCE IL CAMMINO DI SAN GIACOMO IN CALABRIA: 300 PELLEGRINI, DUE ARCIVESCOVI ED UNA GIORNATA CHE ENTRA NELLA STORIA
Una giornata destinata a rimanere nella storia delle nostre comunità. Un evento che ha saputo unire spiritualità, cultura, amicizia, territorio e speranza, coinvolgendo circa 300 persone lungo il percorso che da Bianchi ha condotto fino a Cicala, attraverso Castagna, Panettieri e Carlopoli, per l’inaugurazione ufficiale del Cammino di San Giacomo Maggiore in Calabria. Diciotto chilometri percorsi insieme da pellegrini provenienti da diverse realtà, istituzioni, associazioni e semplici cittadini che hanno condiviso un’esperienza unica, resa ancora più significativa dalla presenza e dalla benedizione di due Arcivescovi. Alla partenza, a Bianchi, l’Arcivescovo della Diocesi di Cosenza-Bisignano, Mons. Giovanni Checchinato, ha voluto essere presente per impartire la sua benedizione ai pellegrini. All’arrivo a Cicala, l’Arcivescovo della Diocesi di Catanzaro-Squillace, Mons. Claudio Maniago, dopo aver portato con grande umiltà il Santo Patrono San Giacomo Maggiore Apostolo, ha guidato il momento conclusivo benedicendo tutti i presenti con la speciale “Preghiera del Pellegrino”, scritta personalmente per questo cammino. A entrambi va il nostro più sincero e profondo ringraziamento. La loro partecipazione, sentita e autentica, ha rappresentato un dono prezioso e un grande onore per tutti noi. Un pensiero particolare va alla comunità di Bianchi che, nonostante il dolore per la prematura scomparsa del giovane Francesco e la concomitante giornata di lutto cittadino, ha saputo accogliere i pellegrini con straordinaria generosità, umanità e spirito di servizio. Un gesto che resterà impresso nel cuore di tutti i partecipanti. Desideriamo ringraziare i sindaci di Cicala, Bianchi e Colosimi – Alessandro Falvo, Pasquale Taverna e Giovanni Lucia – che si sono adoperati con impegno e disponibilità per la perfetta riuscita dell’iniziativa, così come il sindaco del Comune di Panettieri ed il Commissario del Comune di Carlopoli per la preziosa collaborazione. Un sentito grazie alla Regione Calabria e al Consiglio Regionale per il sostegno al progetto e, in particolare, all’Assessore regionale Antonio Montuoro che ha scelto di percorrere integralmente il cammino insieme ai pellegrini, condividendo ogni passo di questa importante giornata. Un ringraziamento speciale va a Don Rodolfo, parroco di Bianchi, che fin dal primo momento ha creduto nell’iniziativa, e soprattutto a Don Sergio Polito, autentico motore del progetto, che con passione, determinazione e una visione lungimirante ha saputo trasformare un’intuizione in una realtà concreta. Grazie al suo instancabile lavoro e a quello di un gruppo di persone straordinarie è nata l’Associazione APS “Pellegrini di Speranza sulla Via di San Giacomo in Calabria”, rendendo possibile, dopo oltre due anni di intenso lavoro, l’inaugurazione ufficiale del Cammino. Il nostro grazie va a tutti i soci fondatori dell’Associazione ed alla Confraternita di San Jacopo di Compostela – Capitolo della Calabria, che rappresenta una delle principali fonti ispiratrici di questo percorso. Quella vissuta ieri è stata una data storica non soltanto per Cicala e Bianchi, ma per tutti i territori attraversati dal cammino e per l’intera Calabria, che si arricchisce di un nuovo percorso spirituale e culturale destinato a crescere negli anni. A breve verranno implementate le restanti tappe, partendo da Fuscaldo fino ad arrivare a Cicala, completando l’intero tracciato di 140 km. Ringraziamo il Professor Solferino per l’interessante approfondimento storico sull’Abbazia Santa Maria di Corazzo, molto apprezzato dai partecipanti, così come il giornalista Francesco Roberto Spina di LaC News e Tele Montestella ODV e i giornalisti Antonio Russo e Maria Pia Russo che hanno documentato con professionalità e passione l’intera giornata, percorrendo il cammino insieme ai pellegrini. Un grazie all’Amaro Letterario per aver offerto frutta fresca durante la sosta, alle famiglie e a tutte le persone che lungo il percorso hanno spontaneamente organizzato punti ristoro e momenti di accoglienza, testimoniando il grande senso di ospitalità delle nostre comunità, nello specifico alla famiglia di Maria Gentile sulla strada tra Castagna e Panettieri che ha offerto una miriade di vivande, ed alla famiglia Talarico, con il mitico Luca dell’Associazione “Ognuno è Speciale” in prima fila a servire i viandanti. Desideriamo inoltre ringraziare tutte le aziende, i partner, le attività commerciali e i servizi che hanno contribuito alla buona riuscita dell’evento. Un riconoscimento particolare va a Desta Industrie e a Saverio Nisticò per il sostegno costante, concreto e generoso garantito sia sul piano organizzativo che economico. Un sentito ringraziamento anche alla guida AIGAE Sebastiano Fazio di “Asproseby Hiking” per la professionalità dimostrata, al CAI Sezione di Catanzaro e al CISOM per la preziosa presenza e collaborazione. La giornata si è conclusa in un clima di grande gioia, fraternità ed emozione nella splendida cornice di Piazza San Giacomo a Cicala, dove l’Associazione APS “Pellegrini di Speranza sulla Via di San Giacomo in Calabria” ha organizzato e offerto una cena conviviale a tutti i pellegrini partecipanti. È stato un momento particolarmente bello e significativo, vissuto all’insegna della condivisione e fratellanza, che ha permesso ai partecipanti di rivivere insieme le emozioni del cammino appena concluso. A rendere ancora più speciale la serata è stata la presenza dell’Arcivescovo Mons. Claudio Maniago che, con grande semplicità, disponibilità e autentico spirito paterno, ha scelto di condividere questi momenti con la comunità e con tutti i pellegrini. A lui va il nostro più sincero e affettuoso ringraziamento per la vicinanza dimostrata e per aver accompagnato con il suo esempio e la sua presenza una giornata che resterà nel cuore di tutti. Infine, il grazie più grande va a ogni singolo pellegrino. A tutte le persone che hanno scelto di camminare con noi, condividendo fatica, sorrisi, emozioni e speranza. Senza di loro questo progetto sarebbe rimasto soltanto un sogno. Da oggi quel sogno è diventato realtà. Il Cammino di San Giacomo Maggiore in Calabria è ufficialmente nato ed è pronto ad accogliere chiunque voglia mettersi in cammino alla scoperta di sé, della fede, della storia e delle meraviglie della nostra terra. Vi aspettiamo sulla Via della Speranza. Buon Cammino e Viva San Giacomo!
Per la Notte delle Chiese 2026, il 5 giugno, a Cosenza, abbiamo potuto accedere allo “scolatoio” di San Domenico, sotto il Complesso Monumentale di Piazza Tommaso Campanella. Si tratta di un putridarium (o camera funeraria di scolo) sotterraneo, risalente al XIII secolo, un ambiente ipogeo utilizzato in passato per la scolatura e il disseccamento – per 12/24 mesi – dei corpi dei frati defunti, prima di essere sepolti.
All’interno della seconda festa calabrese della Dottrina Sociale della Chiesa (10-28 maggio 2026), giovedì 21 maggio 2026 si è tenuta al Santuario di San Francesco di Paola a Corigliano Calabro, un incontro dal titolo: “Amate il bene comune”. San Francesco di Paola precursore della Dottrina Sociale della Chiesa. San Francesco di Paola che il 1483 era partito per la Francia, tre anni dopo scriverà una lettera a Girolamo Sanseverino e a Mandella Gaetani, nominandoli procuratori dell’eremo, che il santo aveva costruito a Corigliano Calabro. Nella missiva San Francesco utilizzerà parole e concetti ripresi poi da papa Leone XIII (15 maggio 1891) per la Rerum novarum. Questo il testo del relatore del convegno padre Giovanni Cozzolino.
L’atto di nascita del pensiero sociale della Chiesa in una lettera (10 settembre 1846) di San Francesco di Paola a Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani, costituiti procuratori dell’eremo di Corigliano Calabro
di padre Giovanni Cozzolino O.M. IL TESTO DELLA LETTERA SCRITTA DA SAN FRANCESCO Fratelli e diletti procuratori, anzitutto salute e pace in Gesù Cristo benedetto. Ringrazio nuovamente voi, questo venerabile clero, le autorità e tutto il popolo per l’amore e il fervore che avete portato e portate verso i nostri frati e verso il nostro Ordine e per la grande sollecitudine che avete usato e continuamente usate per la costruzione di questo benedetto luogo della SS. Trinità. Il nostro Signore Gesù Cristo, che dà a tutti la giusta ricompensa, vi renda merito delle vostre fatiche e vi proteggerà da ogni male e pericolo, in qualunque luogo abbiate a recarvi e a dimorare, e noi, con tutti i nostri frati d’altra parte, benché siamo indegni, pregheremo sempre l’eterno Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre, la Vergine Maria, che vi aiutino e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine, dell’anima vostra, pensate che la morte è sicura per tutti, che questa vita è breve e altro non è che ombra che presto passa, per salvarci e che per noi soffrì tanti tormenti e subì la fame, il freddo, la sete, il caldo e tutte le sofferenze che possono soffrire gli uomini, nulla rifiutando per amor nostro, dando esempio di perfetta pazienza e di perfetto amore. Anche noi tutti dobbiamo avere pazienza in tutte le nostre avversità, che dobbiamo sopportare con amore, pensando che lo stesso nostro Signore soffrì maggiori affanni e tribolazioni per tutti noi. Vi prego, ancora, di mettere da parte gli odi e le inimicizie, amate la pace perché è il miglior tesoro che i popoli possano avere il nostro Signore Gesù Cristo non lasciò altro agli apostoli se non la pace. Amate il bene comune, aiutate i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini. Sappiate che siamo vicini alla fine del mondo a causa dei nostri peccati che sono grandi e spingono Dio all’ira; e per questo correggetevi per il futuro e pentitevi del passato, poiché Dio è misericordioso e vi aspetta a braccia aperte. Sappiate che ciò che nascondiamo al mondo non lo possiamo nascondere a Dio. Fate una vera e fedele conversione, osservando queste cose come veri cristiani, riceverete l’aiuto e la benedizione dell’Eterno Dio e della sua Madre e figlia la Vergine Maria e fate tutto ciò affinché Dio mitighi il grande supplizio che riceverà la povera Italia a causa della sua malignità. Altro non scrivo se non che la pace sia con voi, e prego con carità voi, nostri procuratori, di far conoscere ciò a tutto a questo popolo e specialmente a questo venerabile clero come è detto sopra. Scritto nel nostro luogo di San Mattia de la Pace presso Tours in Francia il 10 settembre 1486. Il vostro indegno orante – frate Francesco Minimo, povero eremita di Paola
I passaggi sociali della lettera di San Francesco di Paola (10 settembre 1486) “Amate il bene comune” – Bene comune è l’insieme delle condizioni che permettono a tutti di realizzarsi; San Francesco di Paola usa esattamente la formula che attualmente è il quarto pilastro del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Nel 1486 non esisteva ancora come termine tecnico; qui il santo paolano è davvero profetico. “Aiutate i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini” – L’opzione preferenziale per i poveri; sono le 4 categorie bibliche dei più indifesi. Papa Leona XIII nella Rerum novarum (15 maggio 1891) userà lo stesso elenco. “Mettete da parte gli odi e le inimicizie, amate la pace perché è il miglior tesoro che i popoli possano avere” – Pace e solidarietà; San Francesco di Paola parla di pace non come sentimento, ma come “tesoro dei popoli”; bene politico e sociale, non solo interiore. Si rivolge a “Venerabile clero, le autorità e tutto il popolo” – Partecipazione e sussidiarietà. In questo passaggio il fondatore dell’Ordine dei Minimi chiama in causa tutti i corpi sociali: Chiesa, potere civile, popolo. Non scarica tutto sul principe o sul vescovo.
La tesi di definire San Francesco di Paola “precursore della Dottrina Sociale” ha almeno cinque argomenti a suo favore: Cronologia: 1486. Siamo 405 anni prima della Rerum novarum di Leone XIII; eppure i contenuti coincidono. Destinatari: Non scrive a monaci, ma ai procuratori di Corigliano Calabro; erano amministratori laici dell’eremo, cioè figure pubbliche. San Francesco di Paola, fa magistero sociale rivolto ai politici. Linguaggio: Non dice solo “fate la carità”; ma scrive “amate il bene comune”. In questa frase distingue il piano personale da quello strutturale. Visione nazionale: “la povera Italia a causa della sua malignità”.San Francesco di Paola ha coscienza che il peccato ha conseguenze sociali e storiche su un intero paese. Metodo: Unisce Vangelo e vita civile. Parte da Cristo che “soffrì fame, freddo, sete” e arriva al “mettere da parte gli odi” nella comunità: qui viene praticato il metodo vedere-giudicare-agire.
Naturalmente il limite all’espressione “precursore” è che la Dottrina Sociale della Chiesa come disciplina nasce quando il Magistero pontificio inizia a produrre encicliche organiche sui problemi della società industriale. San Francesco di Paola non aveva le categorie economiche moderne: salario, sindacato, proprietà privata; lui profetizza i principi, non li sistematizza. San Francesco di Paola, possiamo ben definirlo il “padre profetico” o il “precursore maggiore”; come Sant’Ambrogio lo è per la morale economica, o San Benedetto per il lavoro. Se il padre della Dottrina Sociale della Chiesa è chi per primo ne ha scritto il corpo sistematico, allora è Leone XIII; ma il precursore è chi per primo ne ha vissuto l’anima e ha comandato ai governanti di ‘amare il bene comune’ (come nel testo della lettera a Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani), questo nome è inciso dal 10 settembre 1486 ed è frate Francesco minimo, povero eremita di Paola.
I TEMI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA Prendiamo la lettera riga per riga e la confrontiamo con i 7 principi chiave della Dottrina Sociale della Chiesa del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (2004). Dignità della persona umana (par. 107-145): è il principio fondante di tutta la Dottrina Sociale della Chiesa. “Ogni altro principio e contenuto della Dottrina Sociale trova fondamento” nella dignità della persona. Bene comune (par. 164-170): definito come “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”. Destinazione universale dei beni (par. 171-181): il principio è trattato dal par. 171 in poi: “Il principio della destinazione universale dei beni invita a coltivare una visione dell’economia ispirata a valori morali”. Sussidiarietà (par. 185-188): “La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della Dottrina Sociale della Chiesa”. Il paragrafo 186 cita la “Quadragesimo anno”: “non togliere agli individui ciò che possono fare da soli”. Solidarietà (par. 192-196): il Compendio la definisce: “determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune”. È “virtù sociale fondamentale”. Partecipazione (par. 189-191): nel Compendio è trattata subito dopo la sussidiarietà; viene collegata alla vita democratica: “la conseguenza caratteristica della sussidiarietà è la partecipazione” e “il cittadino deve essere messo in condizione di intervenire”. Opzione preferenziale per i poveri (par. 182-184): anche se non è tra i quattro “cardini” del capitolo 4, il Compendio la espone prima della sussidiarietà: “Il principio della destinazione universale dei beni esige che si guardi con particolare sollecitudine ai poveri, agli emarginati”. Giovanni Paolo II la definisce “una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana”.