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Patrono di Aiello Calabro (Cs), sec. III
San Geniale, sebbene non incluso nel martirologio cristiano, è un martire del terzo secolo, che sotto Diocleziano diede la vita per affermare i valori della sua giovane fede. Le sue reliquie, conservate nella catacombe di S. Lorenzo in Roma, vennero donate per intercessione del cardinale Cybo alla universitas aiellese di cui la sua famiglia era feudataria. La cassetta con le ossa, ed un’ampolla di sangue, giunsero ad Aiello nel 1667, il 26 di luglio, e furono custodite nel monastero degli Osservanti. Dal 6 maggio 1668, domenica, con la verifica dei sigilli della cassetta, alla presenza dell’inviato del vescovo di Tropea, venne acclamato dal popolo aiellese come patrono della città.
Da allora, la tradizione del culto si perpetua ogni anno nella prima domenica di maggio. E dal 1783, anno del terremoto, per lo scampato pericolo, in segno di ringraziamento, di penitenza e di devozione, anche come ex voto, il 5 di febbraio. (Fonte Bruno Pino)
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di Francesco Capalbo
FONTE http://francescocapalbo.blogspot.com/
In una contrada di Luzzi, sopra un piccolo pianoro dal quale è possibile scorgere in lontananza uno spicchio della catena del Pollino e la gola del fiume Rosa, è adagiata una chiesa rurale intitolata alla Madonna della Cava o della Sanità.
La storia narra che in questo lembo nascosto di Calabria l’intervento mariano portò soccorso a Lucrezia Scalzo, una ragazza disabile. L’interno della chiesa, di recente restaurata, è composta da tre corte navate decorate dal pittore Emilio Jusi, lo stesso che a metà degli anni cinquanta affrescò anche la chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire di San Sosti. Alla fine della navata laterale destra è collocata una tela raffigurante la Madonna del Pettoruto che, sia per il realismo dell’immagine che per la cura dei particolari, potremmo definire di derivazione classica. Il dipinto svela non solo quanto fosse diffuso nei secoli scorsi sul territorio della Valle del Crati il culto della Vergine di San Sosti, quanto anche la ricercata sensibilità artistica di un personaggio poco conosciuto.
L’autore del quadro, stando alla firma collocata sulla sua sinistra, fu nel 1863 il pittore Antonio del Corchio, nipote ed allievo del famoso Aloisio Raffaele Maria Luigi, che dipinse opere sacre conservate in varie chiese della Calabria.
Secondo lo studioso Raffaele Borretti, tra i due parenti vi fu un rapporto di mutua collaborazione desunto dal fatto che in una tela conservata a Laurignano è decifrabile il nome del nipote sotto il monogramma con il quale l’Aloisio era solito firmarsi.
Del Corchio, sulle orme dello zio, studiò a Napoli e fu testimone insieme ad altri giovani pittori calabresi del fiorire delle speranze culturali della nostra regione nel periodo post unitario. Nella città partenopea trovò accoglienza, mentre la Prefettura di Cosenza si fece carico dei suoi studi.
Tra gli estimatori del giovane artista vi fu anche Vincenzo Padula che accostò il pittore di Aiello Calabro a Tano Eugenio, eccellente ritrattista ed anche fervido garibaldino. Lo stesso scrittore fu impressionato, sia per la fantasia che per la bellezza delle forme, da un dipinto raffigurante Tommaso Campanella nell’atto di contemplare il cadavere di Bernardino Telesio e ne propose l’acquisto alla Provincia di Cosenza.
Padula tuttavia non fu sempre benevolo nei confronti dell’ artista di Aiello Calabro. Tagliente si rivelò ad esempio la sua opinione a proposito di una tela raffigurante san Gerolamo ed anche il suo convincimento a riguardo di un dipinto figurante lo scontro tra Argante e Tancredi. In questo ultimo caso ebbe a sentenziare senza parsimonia di parole che il ritrattista disconosceva l’opera di Torquato Tasso.
Di Antonio del Corchio rimangono anche gli affreschi della cupola di San Geniale, ora Chiesa del Sacro Cuore e della Chiesa di Santa Maria Maggiore di Aiello Calabro, nonché il ritratto del Beato Domenico Lentini conservato in Lauria ed a lui attribuito in maniera incontrovertibile.
Svaniti appaiono ormai i dubbi intorno alla vera identità dell’uomo d’arte, ingenerati dalla bizzarra abitudine che egli aveva di anteporre la preposizione articolata “del” al suo vero cognome.
La firma “Antonio del Corchio” che compare sotto le sue opere sembra più che altro il ghiribizzo di un uomo d’arte che di nome faceva Antonio Corchio, figlio di Geniale e di Cecilia Aloisio, il quale venne alla luce nella contrada San Giuliano di Aiello Calabro in un giorno di fine settembre del 1834.
AIELLO CALABRO – La prima domenica di maggio, non è solo una gradevole e calda giornata di primavera. Per gli Aiellesi, che dal 1668 lo hanno proclamato loro protettore, è la domenica in cui San Geniale viene celebrato con solennità.
La chiesa di Santa Maria Maggiore, per la funzione solenne delle 11.30, è meta di tanti fedeli. Anche lo spiazzale antistante è pieno di gente in attesa del volo dei caratteristici palloni aereostatici e dei fuochi d’artificio in onore del Santo.
Alla funzione religiosa, come è tradizione, partecipano le autorità locali, il Sindaco in fascia tricolore e la polizia municipale con il Gonfalone civico, e il comandante della Caserma dei Carabinieri. Il momento più atteso è per tutti la processione che quest’anno – per impulso del parroco padre Bamba – è ritornata a seguire, almeno in parte, l’antico percorso per le viuzze del Centro storico. La Statua di San Geniale, con le Sacre Reliquie, arricchita dalla palma del martirio, dalla corona e dalla chiavi urbiche argentee – ed accompagnata dalla banda musicale Curcio di Amantea -, viene accolta sempre con grande rispetto e devozione.
Ma la giornata delle festa di San Geniale, per la comunità, non è solo un momento di profonda religiosità. C’è spazio anche per gli antichi giochi di una volta – organizzati nel pomeriggio dalla locale Pro loco – che sono stati una bella attrattiva per piccoli e grandi.
AIELLO CALABRO – La prima domenica di maggio, non è solo una gradevole e calda giornata di primavera. Per gli Aiellesi, che dal 1668 lo hanno proclamato loro protettore, è la domenica in cui San Geniale viene celebrato con solennità.
La chiesa di Santa Maria Maggiore, per la funzione solenne delle 11.30, è meta di tanti fedeli. Anche lo spiazzale antistante è pieno di gente in attesa del volo dei caratteristici palloni aereostatici e dei fuochi d’artificio in onore del Santo.
Alla funzione religiosa, come è tradizione, partecipano le autorità locali, il Sindaco in fascia tricolore e la polizia municipale con il Gonfalone civico, e il comandante della Caserma dei Carabinieri. Il momento più atteso è per tutti la processione che quest’anno – per impulso del parroco padre Bamba – è ritornata a seguire, almeno in parte, l’antico percorso per le viuzze del Centro storico. La Statua di San Geniale, con le Sacre Reliquie, arricchita dalla palma del martirio, dalla corona e dalla chiavi urbiche argentee – ed accompagnata dalla banda musicale Curcio di Amantea -, viene accolta sempre con grande rispetto e devozione.
Ma la giornata delle festa di San Geniale, per la comunità, non è solo un momento di profonda religiosità. C’è spazio anche per gli antichi giochi di una volta – organizzati nel pomeriggio dalla locale Pro loco – che sono stati una bella attrattiva per piccoli e grandi.