

di Carmelina Sicari (già direttrice di Calabria Sconosciuta) Mi giunge la notizia di un ulteriore convegno sui Bronzi in occasione del cinquantenario della loro scoperta. Lo terrà il prof. Riccardo Partinico il 10 dicembre prossimo venturo. È l’occasione per una riflessione che mi sembra necessaria per il territorio. Rispetto alla tradizionale ipotesi che si tratti dei due fratelli fratricidi: Eteocle e Polinice, Partinico introduce, attraverso il linguaggio corporeo, un’altra idea e cioè che invece i due eroi siano Pericle e Temistocle, idea che a me sembra più rispondente alla iconografia dell'uomo greco ed alla sua rappresentazione nel mito. Con orrore recentemente alla tv ho colto il commento fatto da un cronista che sottolineava la guerra in Ucraina come fratricida e faceva apparire i bronzi. L'interpretazione fratricida deriva dal mito tebano e dalla tradizione tragica di Sofocle ed Euripide, per cui la stirpe maledetta di Edipo, patricida, è destinata ad autodistruggersi. Mito tremendo e tra i più foschi che il mondo greco ci abbia lasciato. L’eroe greco dai mille volti, però, come dice Campbell, è sempre quello che combatte i mostri e libera il territorio. È un eroe solare ed il mito è apollineo, ispirato a divinità superiori e non a quelle sotterranee ed ecatee. È impensabile che i greci possano aver dedicato statue votive o evocative a fratricidi. E invece è più probabile che si tratti di Pericle, rifondatore di Atene e Temistocle, l'eroe di Salamina. E così il sorriso del 'bello' non è il ghigno di odio del mito tebano ma un sorriso di trionfo.
Scopri di più da Bruno Pino
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
