Per la Notte delle Chiese 2026, il 5 giugno, a Cosenza, abbiamo potuto accedere allo “scolatoio” di San Domenico, sotto il Complesso Monumentale di Piazza Tommaso Campanella. Si tratta di un putridarium (o camera funeraria di scolo) sotterraneo, risalente al XIII secolo, un ambiente ipogeo utilizzato in passato per la scolatura e il disseccamento – per 12/24 mesi – dei corpi dei frati defunti, prima di essere sepolti.
“Buongiorno Regione” su Rai 3 Calabria, giovedì 16 ottobre 2025 ha fatto tappa ad Aiello Calabro con dirette dalla Casa Comunale. Durante la trasmissione, condotta dalla giornalista Ilaria Raffaele, sono intervenuti il sindaco Luca Lepore, la vice sindaca Olga Terranova e il direttore dei lavori del restaurato castello, arch. Giuseppe Massara. Si è parlato di rinascita del paese e di spopolamento, focalizzandosi su progetti come gli interventi sull’antico castello (che dovranno essere completati), su attività culturali della biblioteca comunale e sulla promozione del turismo sostenibile. Una opportunità di visibilità nazionale per Aiello Calabro (Cs), piccolo centro dell’entroterra cosentino
Inaugurazione del castello normanno Mercoledì 16 luglio
In questa data avrà luogo l’inaugurazione del Castello Normanno, che — a seguito di interventi di recupero su una parte della struttura — diventa finalmente fruibile al pubblico. Un’occasione per ammirare da vicino un bene storico di inestimabile valore e bellezza.
Cerimonia di inaugurazione Ore 17:00 – Teatro Comunale Si terrà un convegno di presentazione dei primi risultati conseguiti dagli interventi di restauro conservativo, con la partecipazione di illustri e stimati relatori. Sono previsti i saluti del Prefetto di Cosenza, S.E. Rosa Maria Padovano, e le conclusioni del Presidente della Regione Calabria, On. Roberto Occhiuto.
Taglio del nastro e visita al Castello A seguire, si svolgerà la cerimonia ufficiale con taglio del nastro e la visita guidata al Castello, arricchita da una breve rievocazione storica e da un’esibizione degli sbandieratori di Bisignano.
Serata conviviale La serata proseguirà con un momento conviviale allietato da uno spettacolo musicale.
Vi aspettiamo per condividere questo importante momento che scrive una nuova pagina nella valorizzazione del nostro patrimonio storico. Un evento che celebra l’identità di Aiello, centro nevralgico del passato, le cui testimonianze storiche giungono fino ai nostri giorni. Non mancate!
Il castello “…una delle prime fortezze del regno” (L. Alberti, 1525/26), è ubicato sul promontorio Tilesio. Secondo diversi documenti dovrebbe risalire al tempo di Francisco Siscar, viceré di Calabria sotto gli Aragonesi, ma ingloba strutture precedenti di epoca normanna. Il castello, da cui si poteva controllare una bretella della Via consolare romana Annia che sboccava al mare, fu di fondamentale importanza militare. Composto da: cinque porte ferrate e ponte levatoio, torri (il Mastio a base quadrata, la torre dell’Orologio e diverse torri d’avvistamento), cappelle, cisterne per i bisogni della cittadella, cinta muraria e cunicoli per le fughe, è andato in rovina a seguito dei terremoti del 1638, del 1783 e del 1905, oltre che per l’incuria dell’uomo. Tuttavia, restano eloquenti vestigia, quali: mura perimetrali, torri angolari speronate, cisterne, ed alcune stanze sotto le torri. Al castello si giunge attraverso una suggestiva via d’accesso, scavata nella roccia tufacea.
Il castello di Aiello Calabro sarà inaugurato il prossimo (LA DATA DEL 20 GIUGNO è STATA ANNULLATA)… . Lo ha annunciato il sindaco Luca Lepore. “Dopo attenti interventi di restauro, di una parte – riferisce Lepore -, diventa fruibile al pubblico che potrà ammirare un bene di inestimabile valore e bellezza“. Attendiamo la nuova data.
Il castello “…una delle prime fortezze del regno” (L. Alberti, 1525/26), è ubicato sul promontorio Tilesio. Secondo diversi documenti dovrebbe risalire al tempo di Francisco Siscar, viceré di Calabria sotto gli Aragonesi, ma ingloba strutture precedenti di epoca normanna. Il castello, da cui si poteva controllare una bretella della Via consolare romana Annia che sboccava al mare, fu di fondamentale importanza militare. Composto da: cinque porte ferrate e ponte levatoio, torri (il Mastio a base quadrata, la torre dell’Orologio e diverse torri d’avvistamento), cappelle, cisterne per i bisogni della cittadella, cinta muraria e cunicoli per le fughe, è andato in rovina a seguito dei terremoti del 1638, del 1783 e del 1905, oltre che per l’incuria dell’uomo. Tuttavia, restano eloquenti vestigia, quali: mura perimetrali, torri angolari speronate, cisterne, ed alcune stanze sotto le torri. Al castello si giunge attraverso una suggestiva via d’accesso, scavata nella roccia tufacea.
Il castello di Ayello (ritaglio) Disegno Serie Cybo – Archivio di Stato di Massa
Sabato 11 e domenica 12 maggio si svolgeranno a Vibo Valentia le Giornate Nazionali dei Castelli con visite al Castello di Vibo Valentia e un convegno su studi, restauri e valorizzazione dei castelli. Rappresentanti delle Istituzioni, ricercatori, amministratori, operatori del settore, esperti di valorizzazione discuteranno dell’argomento portando la loro esperienza e riflettendo sulle buone pratiche di gestione di beni così particolari come i castelli. Tra le relazioni, quella sul castello di Ajello, peraltro anche sulla locandina con il disegno dell’Orlandi del 1770.
Il programma di scavo è stato realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma La Sapienza sotto la direzione della professoressa Francesca Romana Stasolla.
Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Crediti IMOT
Il 27 giugno scorso si sono conclusi i lavori di scavo nell’area immediatamente antistante l’Edicola, nel complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme, nell’ambito del programma di restauro del pavimento della basilica. Le indagini archeologiche in questa zona sono state svolte a cura del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma Sapienza, sotto la direzione di Francesca Romana Stasolla (cfr allegato 1).
La particolare collocazione dell’area di scavo ha comportato la chiusura momentanea dell’accesso all’Edicola e pertanto lo scavo a ciclo continuo, in soli 7 giorni e 7 notti di lavoro.
Il gruppo degli archeologi del dipartimento di Scienze dell’Antichità che ha lavorato sulla scavo del pavimento del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Crediti Gianfranco Pinto Ostuni, ofm
Lo scavo ha consentito di rivenire l’articolazione paleocristiana della sistemazione dell’Edicola, alla quale si accedeva tramite due gradini in marmo bianco (fig 3).
Fig 3. Crediti Archivio Sapienza Università di Roma
Davanti ad essa, si estendeva una pavimentazione in lastre litiche, della quale si sono rinvenute le tracce nella malta di preparazione; di esse è possibile ricostruire le misure e l’andamento. Tale pavimentazione proseguiva per circa 6 m verso est, fino a congiungersi con un piano di grandi blocchi litici bianchi, ben lisciati, disposti con andamento nord-sud (Fig. 4).
Fig 4.Crediti Archivio Sapienza Università di Roma
Questa sistemazione rappresenta l’aspetto finale della Rotonda alla fine del IV secolo, come viene datato dal ripostiglio monetale rivenuto al di sotto della preparazione pavimentale in lastre litiche e che ha come ultime emissioni le monete dell’imperatore Valente (364-378). Il rinvenimento di tratti di muratura anteriori la fine del IV secolo conferma la presenza di forme di organizzazione della Rotonda nel corso del secolo, ancora da ricostruire nella loro interezza. Sono inoltre emersi i resti della base della balaustra della recinzione liturgica cinquecentesca, rimasta in uso fino ai rifacimenti ottocenteschi. Fra i manufatti, appare significativo un frammento di rivestimento parietale, con ogni probabilità dell’Edicola, di una fase antecedente al rifacimento ottocentesco, ricco di graffiti databili al XVIII secolo in varie lingue, fra le quali spiccano il greco, il latino, l’armeno (Fig. 5).
Il restauro pavimentale all’interno dell’Edicola ha consentito di effettuare una pulizia archeologica al di sotto delle lastre. Nella Cappella dell’Angelo, sul banco di roccia poggiava direttamente una pavimentazione in lastre in marmo grigio di cui rimangono pochissimi resti al di sotto dello zoccolo dell’attuale Edicola. Rimangono anche i lacerti di muretti con andamento nord-sud che dovevano costituire le basi delle recinzioni liturgiche menzionate anche dalla pellegrina Egeria alla fine del IV secolo (Fig. 6); poco più all’interno, tagli nella roccia segnano la posizione del piccolo altare che sosteneva parte della pietra di chiusura del sepolcro.
Fig 6. Crediti Archivio Sapienza Università di Roma
Fra la Cappella dell’Angelo e la tomba, la lavorazione della roccia e scarsissimi resti di rivestimento parietale in marmo consentono di ricostruire la configurazione dell’apertura del vano, leggermente absidato verso la cappella stessa. All’interno della tomba, in sezione è visibile una precedente pavimentazione marmorea di età medievale, quindi la lavorazione della roccia stessa, con tracce di frequentazione intensa che l’hanno resa estremamente liscia. E’ stata rintracciata e documentata parte del fondo di una camera funeraria analoga a quelli rinvenuti nella porzione nord della Rotonda, riempita e sistemata per favorire la frequentazione da parte dei pellegrini fin dal periodo paleocristiano.
” Il Santo Sepolcro rappresenta il cuore di ogni viaggio religioso a Gerusalemme e in Israele: la conclusione dell’attuale restauro darà senza dubbio una spinta al settore del pellegrinaggio in netta crescita in Israele nell’ultimo anno, ritornando ai livelli prepandemia” ha dichiarato Kalanit Goren, direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo a Milano.
Si ringraziano la professoressa Francesca Romana Stasolla e la Custodia di Gerusalemme per la condivisione delle informazioni presenti in questa comunicazione.