di Carmelina Sicari
Se l’unione è il primo elemento della rifondazione europea per il nuovo ordine, ce n’è un altro importante. In tempo di bilanci si scopre che esiste un paradosso.
La Calabria, considerata depauperata, in regressione perenne, ha un patrimonio incommensurabile di beni – come si dice oggi – immateriali.
Non è un caso che lo storico Augusto Placanica abbia detto: «Ogni idea grande conquista l’anima del calabrese».
E Antonello, il protagonista di Gente d’Aspromonte di Corrado Alvaro, quando vede i carabinieri che sono venuti a catturarlo, esclama: «Ora finalmente potrò dire alla giustizia il fatto suo».
Egli crede di sapere cosa sia la giustizia.
Sicché la Calabria si trova ad avere il patrimonio più cospicuo ideale, non materiale, forse dell’intero pianeta, se è vero – come è vero – che ha il piano alternativo di un ordine mondiale rinnovato, alternativo alle progettazioni di potere odierne.
Parliamo naturalmente di Gioacchino da Fiore e della sua età dello Spirito, che non ha nulla a che vedere con le trame di sostituzione egemonica ora in atto. Le bianche stole e i koimetentes, quelli che dormono in attesa della renovatio, sono immagini epiche e sublimi insieme.
Questo è il primo auspicio per l’anno a venire.
Non un semplice mutamento, un cambio di governance – come si dice – ma una rivoluzione culturale è necessaria per la pace.
L’Aspromonte contiene il secondo auspicio: l’unità dell’Europa per la difesa del territorio. L’attaccamento al territorio è la seconda altissima idealità europea.
E poi l’ultimo auspicio: la naturalezza del vivere, il ritorno alla natura, rappresentata da Alvaro che diviene, con la pubblicazione di tutta la sua opera, scrittore nazionale al pari di Foscolo o di Manzoni.
Tre momenti di una condizione alta della storia della regione, di un sublime che non può cadere in oblio. Il primo momento è la visione grandiosa di un tempo che non è più dominato da economia e da lotte per il potere, in cui l’umanità raggiunge se stessa, scopre chi possa davvero essere.
L’ordine nuovo non può essere un cambio di poteri ma qualcosa che va oltre.
Ed infine, con Alvaro, il ripristino della filosofia della natura, così potente nel pensiero di Bernardino Telesio e Tommaso Campanella.
L’avvento dell’Europa come orizzonte della vita dei pastori d’Aspromonte: non più e non solo divinità montane con i lunghi cappucci calati sui volti e i bastoni a cui si appoggiano, ma ambasciatori di una naturalezza della vita a cui occorre ritornare.
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