Emozioni e guerra

di Carmelina Sicari
La guerra suscita grandi emozioni soprattutto perché nella guerra in atto manca qualcosa. Mancano gli eroi e i martiri. Eroi come Leonida che risponde al nemico persiano che lo minaccia di coprire il sole con le frecce dell’ingente esercito: «Combatteremo all’ombra.» Eroi, con un salto di secoli, come Enrico Toti che lancia al nemico la sua stampella. Martiri come i caduti della Grande guerra, tra cui mio nonno ventenne, di cui ho cercato invano la tomba nei cimiteri veneti. Caduto sul San Michele in una delle battaglie dell’Isonzo. Per generazioni i nipoti maschi si chiamarono Stefano e le femmine Stefania. Perché nella guerra a porre il discrimine tra civiltà e barbarie non è solo il valore, bensì anche l’eusebeia, il rispetto, la pietas, quella che fa grande Enea. I caduti delle Termopili hanno tutti ferite al petto. Non che si possa prediligere la guerra, ma certo questa attuale, con i missili che sfrecciano anonimi nello spazio, rispetto alle precedenti ha un surplus di orrore. E nella guerra di un tempo c’era la strategia. Napoleone, le braccia non conserte, organizzava l’impero e le truppe adoranti, fiduciose, certe della vittoria, ubbidivano celermente. Niente di tutto questo. Tutto sparito. Siamo a una mutazione terribile.


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