Sparirà Manzoni dalle scuole?

Alessandro Manzoni (1858) Giuseppe Cornienti

di Carmelina Sicari

Vi ricordate le appassionate parafrasi de I Promessi Sposi, le analisi dei personaggi sulle orme dei critici crociani come Russo? Il paesaggio lirico mandato a memoria dell’Addio ai monti? La notte dell’Innominato che poteva concorrere con le pagine degli scrittori russi?

E che dire di don Abbondio, espressione mondiale del “sentimento del contrario” come lo ha consacrato Pirandello ne L’umorismo?

Tutto ciò sta per sparire se va avanti la riforma letteraria al ginnasio dove si studiano I Promessi Sposi, il romanzo nazional-popolare che ha consacrato da noi il romanzo storico. Una grande nostalgia ci afferra, e non solo nella memoria degli anni giovanili, quanto per un filone che non dovrebbe venir meno nella nostra formazione culturale.

Il dibattito se Manzoni sia un “oratore della fede” più che un artista ha consentito di riassumere tutto il panorama intellettuale degli anni del crocianesimo ed oltre. E il grande pannello della peste a Milano poteva concorrere con le grandi descrizioni di Tucidide e degli storici greci.

Ma soprattutto c’è un punto che occorre sottolineare: la presenza nella storia di una categoria mai apparsa prima, gli umili. Zottoli afferma che per la prima volta i potenti vengono giudicati per come trattano gli umili.

La contrapposizione con il potere osceno si configura in una lotta con un altro potere: la Provvidenza, che agisce come per caso ma costantemente e finisce con l’avere la meglio. Un lieto fine è dovuto proprio dal suo trionfo.

No, Manzoni non va eliminato in tempi di confusione.


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Pubblicato da

Bruno Pino

Bruno Pino è giornalista, blogger, appassionato di storia locale, fotografo - Cosenza & Aiello Calabro (Cs) - Contatti brunopino66@gmail.com | +39.3495767435

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