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Gruppo Sperimentale VILLANUCCIA
via San Zanobi, 50 / 50129 Firenze
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Gruppo Sperimentale Villanuccia e Teatro Belli
CITTA’ FANTASTICA
Il lungo canto di Lorenzo Calogero
Opera video-teatrale di Nino Cannatà
con un adattamento dei testi dall’opera di Lorenzo Calogero
con Roberto Herlitzka
e la partecipazione di Lydia Mancinelli
in collaborazione con Carlo Emilio Lerici
musiche di Girolamo Deraco
soprano Serena Salotti
esegue Opus ensemble
direttore Alessandro Cadario
allestimento, video e regia Nino Cannatà
produzione Gruppo Sperimentale Villanuccia
in collaborazione con Teatro Belli di Roma
con il sostegno della Regione Calabria Ass.to alla Cultura
Comune di Melicuccà
TEATRO BELLI, Roma
dal 16 al 20 Novembre 2011, ore 21:00
Domenica 20 ore 17
Categoria: Letteratura
Aiello, Colombo e papa Cybo. Scoperte e vecchie certezze
Colombo, il Christo Ferens e i Cybo. Conversazione ad Aiello il 21 agosto prossimo
AIELLO CALABRO, CS (12 agosto 2011) – Chi era veramente Cristoforo Colombo? Era davvero figlio di papa Innocenzo VIII Cybo? E che ruolo ebbe, lo stesso pontefice, nella spedizione verso le Americhe? Fu una “scoperta” quella del Christo Ferens, del portatore di Cristo, o solo una “rivelazione”? E che rapporti aveva, l’Ammiraglio, con San Francesco di Paola?
Su questi ed altri interrogativi, che ruotano tutti attorno alla figura di Colombo, “l’eroe che dovrebbe essere santo” (il cui processo di beatificazione fu avviato ed interrotto per due volte), converseranno domenica 21 agosto 2011, ad Aiello Calabro, antico borgo del cosentino che fu feudo dei Cybo, il colombista Ruggero Marino, autore del libro “L’Uomo che superò i confini del mondo” (Sperling & Kupfer 2010), lo storico Fausto Cozzetto, docente di storia moderna all’Unical, Giuseppe Pisano, studioso di Calabrès e Manetti, padre Rocco Benvenuto dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, e Mario Caligiuri, assessore alla cultura della regione Calabria. Ospiti del rendez-vouz ideato dal “Blog degli Aiellesi nel Mondo” animato da Bruno Pino, i sindaci Francesco Iacucci e Francesco Tonnara delle Comunità di Aiello e di Amantea.Le tesi di Marino, giornalista che ha lavorato per più di 30 anni a Il Tempo, esposte anche nei precedenti volumi: Cristoforo Colombo e il papa tradito (Newton Compton, 1991 e Edizioni RTM 1997), e Cristoforo Colombo, l’ultimo dei Templari (Sperling & Kupfer 2005), sono certamente “rivoluzionarie”. L’autore, che fa parte pure della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo, nell’ultimo libro «smonta uno ad uno i “miti” costruiti sulla figura dell’Ammiraglio». Colombo non sbarcherà in America per errore, nel tentativo di raggiungere l’Oriente, ma invece, «è perfettamente consapevole del suo obiettivo ed è molto più di un semplice e fortunato uomo di mare. Si muove sulla base di antiche mappe con la decisione di un missionario, di un soldato di Cristo, con lo stesso afflato religioso che caratterizza gli ordini cavallereschi e, in particolare, quello più misterioso della Storia: i Templari».L’incontro culturale, che si svolgerà, proprio nella piazza che ospita lo storico palazzo che fu dei feudatari Cybo, che tanta parte ebbero nella vicenda colombiana, sarà anche un primo passo verso ulteriori e più approfondite indagini sulla figura e sul ruolo di papa Giovanni Battista Cybo nel più importante avvenimento della storia dell’umanità, dopo la nascita di Cristo; e naturalmente, sui marinai Anton Calabrès di Amantea e Angelo Manetti di Ajello, il quale secondo l’Orlandi è tra i partecipanti alla spedizione di Vasco da Gama che lo porterà a Calcutta nel 1497, e «compagno di Cristoforo Colombo – come scrive lo storico Rocco Liberti – in uno dei suoi viaggi verso le Americhe».
Per saperne di più sull’argomento:
http://www.scribd.com/doc/60565137/Sunto-delle-Tesi-di-Ruggero-Marino
http://www.scribd.com/doc/62660764/La-meridionalita-di-Colombo
William Blake a 250 anni dalla nascita
“Shall I call him artist or genius – or mystic – or madman? Probably he is all.” Queste sono le parole tratte dal Robinson’s Diary, del 10 dicembre 1825, di H. C. Robinson. Parole che si interrogano sulla personalità di William Blake, un artista totale che dipinge, incide, scrive poesia (conosciuto per essere l’autore dei Canti dell’Innocenza del 1789 e dei Canti dell’Esperienza del 1794), che compone musica, considerato e conosciuto nella sua epoca soprattutto per l’attività di illustratore di libri.È certamente un uomo di genio, come lo definisce Coleridge. Il suo valore è conosciuto anche fuori dall’Inghilterra. Un pittore tedesco, che lo aveva conosciuto, ebbe a dire: “In Inghilterra ho visto molti uomini di talento, ma solo tre uomini di genio: Coleridge, Flaxman and Blake, e di questi Blake era il più grande”.
Blake – di cui ricorrono 250 anni dalla nascita celebrati con una mostra di Quaderni di appunti alla British Library da metà gennaio sino a tutto il mese di marzo – nasce a Londra nel 1757. Sin da piccolo è incoraggiato dai suoi genitori a coltivare interessi artistici. In particolare, sarà colpito dai pittori italiani del trecento senese. Lo vediamo fare apprendistato presso una scuola di disegno (Henry Parr’s drawing school), poi lavorare presso un incisore (J. Basire) per alcuni anni, fino a vederlo alla Royal Academy, diretta dal Reynolds, che subito abbandona per un senso di intolleranza verso le rigide regole vigenti. Poi con l’aiuto della moglie e del fratello, aprirà un piccolo negozio di stampe. Purtroppo, il fallimento dell’attività commerciale e la precoce morte del fratello fanno cadere Blake in uno stato di profonda disperazione che riesce a superare grazie all’aiuto della moglie e degli amici Tom Paine e William Godwin.
Le scarse risorse finanziarie indurranno Blake a dedicarsi a tempo pieno all’incisione, in conseguenza della poca popolarizzazione delle sue opere poetiche ed artistiche, apprezzate dai soli uomini di genio amanti di opere fuori dai canoni popolari. Il mancato successo, e i pochi proventi economici derivanti dal suo lavoro, nonché il generale procedere della sua vita, lo faranno ritirare in se stesso. E gradualmente a credere nelle realtà delle cose che dipinge: quelle straordinarie visioni del passato, presente e futuro, percepite o rilevate sotto l’influenza di uno spirito.
L’importanza di Blake come artista creativo sarà messa in evidenza, soprattutto da A. Gilchrist, o meglio da una sua biografia di Blake, pubblicata postuma, grazie alla moglie di lui (di Gilchrist) e ai fratelli Rossetti. In seguito, altri studiosi si dedicheranno a Blake: da Swinburne, a Yeats, a Eliot, a Frye ecc.
Al 1789 risalgono le illustrazioni per i Songs of Innocence e Thel, al 1791-92 quelle di America e al 1794 quelle per i Songs of Experience, Europe e Book of Urizen. L’anno dopo illustra Song of Los, Book of Ahania e Book of Los. Tra il 1800 e il 1802 inizia a lavorare ad una serie di illustrazioni bibliche; mentre tra il 1804 e il 1818 lavora a Jerusalem, corredata da un apparato iconografico di circa duecento incisioni; e al Milton. In conseguenza di un incontro nel 1818 con il pittore Linnel, gestore del salotto intellettuale che si riunisce nella sua casa a Hampstead, Blake pubblica una serie di illustrazioni per Il libro di Giobbe, seguita più tardi dalle incisioni per l’illustrazione della Divina Commedia, progetto che però non porta a termine a causa della morte dell’artista, il 12 agosto 1827.
Dalla Tesi di Laurea di Bruno Pino
Arti Verbali e Arti Visive
Ri-creazioni e trasposizioni visive di programmi verbali
In W. Blake e nella Confraternita Preraffaellita
Unical luglio 1996



