Il Consigliere, Segretario Questore del Consiglio regionale calabrese: «La difesa del “Ferrari” non è una battaglia di pennacchio ma la lotta di un territorio che non può essere né marginalizzato né sacrificato».
«Sono qui come cittadino e presidente dell’Associazione Solidarietà e Partecipazione, insieme a centinaia e centinaia di altri nostri concittadini, per rivendicare il diritto fondamentale alla salute». Questo uno dei passaggi del Consigliere regionale e Segretario Questore, Ferdinando Laghi, che è intervenuto nel corso della fiaccolata a difesa dell’ospedale di Castrovillari.
«Da tempo – ha sottolineato – l’ospedale di Castrovillari è sotto attacco da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Negli ultimi periodi abbiamo assistito a colpi durissimi inferti a servizi essenziali come la Cardiologia, l’Emodinamica, fino alla sostituzione del sistema informatico, che ha provocato e continua a provocare pesanti e negative ripercussione cliniche a carico di tutte le Unità Operative dello spoke».
Il consigliere regionale ha sottolineato come risultati positivi siano stati comunque ottenuti, proprio grazie alla mobilitazione popolare. «Qualche segnale di miglioramento è giunto, e mi riferisco all’aumento del numero dei medici cubani, al mantenimento della Divisione di Broncopneumologia, al ritorno dell’Oncologia a Unità Operativa Complessa, alla nomina di alcuni primari. Risultati ancora insufficienti, ma di cui bisogna prendere atto, che non sono arrivati per caso, ma che sono stati promossi e supportati proprio dalla costante determinazione con la quale il Comitato delle Associazioni – attualmente AVO, AVIS, AFD, Medici Cattolici, Isde Medici per l’Ambiente, Solidarietà e Partecipazione – e i cittadini hanno contribuito concretamente al loro raggiungimento, scendendo fisicamente in piazza, con sit-in. mobilitazioni e manifestazioni di vario genere».
«Quando i cittadini si fanno sentire – ha aggiunto il consigliere regionale –, quando pretendono ciò che spetta loro, le istituzioni sono obbligate ad ascoltarne il grido di dolore e a ben valutare gli allarmi lanciati dai territori. Sono momenti di partecipazione altamente democratica che si pongono come pietra angolare nella costruzione dei diritti delle popolazioni. Il livello di rappresentanza istituzionale è fondamentale, ma consegue il massimo dei risultati quando si basa su una forte mobilitazione popolare».
«La difesa dell’ospedale di Castrovillari – ha concluso Ferdinando Laghi – non è una battaglia di parte, ma una lotta per il diritto alla salute di un intero territorio – Pollino, Esaro, Sibaritide-, che non può essere marginalizzato né tantomeno sacrificato».
Categoria: Politica
Salario minimo, depositata la proposta di legge regionale. Laghi: «Dopo la sentenza della Consulta la Calabria non resti indietro»
La decisione della Corte Costituzionale, che ha dichiarato inammissibile il ricorso del Governo contro le leggi della Regione Puglia sul salario minimo negli appalti pubblici, segna un passaggio politico e giuridico di grande rilievo. La Consulta ha chiarito che le Regioni possono intervenire per tutelare la dignità salariale dei lavoratori, nel pieno rispetto della Costituzione e del Codice dei contratti pubblici.
In questo solco si colloca l’iniziativa del consigliere regionale Ferdinando Laghi, che annuncia di aver depositato una proposta di legge regionale dal titolo “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Calabria”.
«La sentenza della Consulta –dichiara Laghi– toglie ogni alibi a chi per anni ha sostenuto che le Regioni non potessero intervenire. Ora è chiaro che garantire una retribuzione minima dignitosa non solo è possibile, ma è doveroso. Per questo la Calabria deve fare la sua parte, senza esitazioni».
La proposta di legge presentata da Laghi introduce, per la Regione Calabria e per tutti gli enti e organismi regionali, l’obbligo di garantire nei contratti pubblici e negli appalti una retribuzione minima tabellare non inferiore a nove euro l’ora, nel pieno rispetto dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Una misura che non comporta nuovi oneri per il bilancio regionale, ma che rafforza le tutele contro il dumping salariale, lo sfruttamento e la precarizzazione del lavoro.
«Parliamo di lavoratori e lavoratrici spesso impiegati in servizi essenziali –prosegue Laghi–, dalla sanità ai servizi esternalizzati, dalle pulizie alla manutenzione. Non è accettabile che il risparmio negli appalti si traduca in salari da fame. La dignità del lavoro viene prima di ogni ribasso».
Il consigliere regionale sottolinea come la proposta sia perfettamente coerente con l’articolo 36 della Costituzione, con la recente giurisprudenza della Cassazione e con il Codice dei contratti pubblici, che già impone il rispetto delle tutele economiche e normative nei confronti dei lavoratori, anche in caso di subappalto.
«Dopo la Puglia e la Toscana –conclude Laghi– anche la Calabria deve compiere una scelta di civiltà. Il salario minimo non è uno slogan, ma uno strumento concreto di giustizia sociale. Mi batterò affinché questa proposta venga discussa e approvata rapidamente, perché il lavoro non può essere povero e perché chi lavora ha diritto a vivere con dignità».
Ufficio Stampa
L’allarme di Laghi: «Quasi 500 gli addetti delle pulizie delle strutture sanitarie senza stipendio. Asp di Cosenza e Regione vigilino sulla vertenza»
Il consigliere regionale nelle prossime ore depositerà una nuova interrogazione su un problema che rischia di deflagrare. «Si faccia grande attenzione anche al passaggio tra vecchio e nuovo appalto»
«Gli undici addetti al servizio di igiene dell’ospedale di Cariati ed i circa 70 impiegati nello spoke di Corigliano Rossano sul piede di guerra, sono solo la punta dell’iceberg di un problema che sta per deflagrare. Come denunciato anche dai sindacati, sono quasi 500 i lavoratori in servizio nelle strutture sanitarie gestite dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, a trovarsi nelle medesime condizioni. Quindi con tre mesi di stipendi arretrati, in molti casi in situazioni familiari monoreddito e sotto la gestione di società a quanto pare in crisi. Tant’è che la stessa Asp sembra stia per affidare il servizio di pulizie ad altri. Si tratta di lavoratori che svolgono un lavoro delicato e di una commessa assai rilevante – circa 45 milioni di euro –: aspetti che richiedono una stretta vigilanza. Nei giorni scorsi ho già presentato un’interrogazione per chiedere lumi sulla situazione in cui versano i lavoratori dell’ospedale di Cariati e nelle prossime ore ne depositerò un’altra perché serve fare luce sull’intera vertenza che, come ormai acclarato, coinvolge tra 450 e 500 dipendenti. Chiederemo anche grandissima attenzione nella tutela dei livelli occupazionali, al momento del passaggio di lavoratori da un’azienda all’altra. Asp e Regione vigilino su tutti i processi in atto e intervengano, ove necessario, a ristorare i lavoratori, in attesa della riorganizzazione del servizio di igiene degli ospedali e di tutte le strutture sanitarie che rientrano nella governance dell’Asp. In un momento così delicato dell’anno, alla vigilia delle festività natalizie, non si possono lasciare intere famiglie senza un’entrata, per di più da mesi». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
Laghi: «Ai lavoratori da tre mesi senza stipendio all’ospedale di Cariati servono risposte e chiarezza»
Il consigliere regionale annuncia un’interrogazione in Consiglio. «Solidarietà agli operatori del servizio d’igiene. Intervenga l’Asp di Cosenza, non si può calpestare la dignità delle persone».
«Non si può rimanere inermi quando la dignità delle persone viene calpestata, come nel caso degli undici lavoratori del servizio di igiene dell’ospedale di Cariati, dipendenti della Cooperativa Csf Costruzioni e Servizi Srl, da tre mesi senza stipendio. Ci troviamo di fronte ad un gruppo di persone che seppur oggettivamente sfruttato, continua a svolgere la sua opera di pubblica utilità, nonostante gli operatori versino in condizioni di grave difficoltà economica. Serve un intervento celere e risolutivo per alleviare le difficoltà personali e delle famiglie, ancora più urgente ove si consideri il delicato periodo dell’anno, quello delle festività natalizie. Ma, in aggiunta a ristori immediati, sono necessarie anche azioni utili a chiarire i termini della vicenda per tentare di sanare definitivamente la vertenza, per la quale si impone un intervento dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Voglio, infine, manifestare la mia personale solidarietà agli operatori coinvolti, in appoggio dei quali ho già predisposto una interrogazione in Consiglio regionale». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
Urgente il riconoscimento del Distaccamento dei Vigili del Fuoco di Trebisacce come struttura permanente. Laghi presenta una mozione
“La sicurezza dei cittadini non può attendere”. E’ per questo che il consigliere Ferdinando Laghi ha presentato in Consiglio regionale una mozione finalizzata a sollecitare la trasformazione del distaccamento volontario dei Vigili del Fuoco di Trebisacce in distaccamento permanente, rispondendo a un’esigenza da anni evidenziata dai territori.
Laghi richiama innanzitutto il ruolo cruciale che i Vigili del Fuoco svolgono nella tutela delle comunità e nella protezione del territorio, soprattutto in una provincia complessa come quella di Cosenza – la più vasta della Calabria-, caratterizzata da una morfologia complessa e articolata. Nonostante questa complessità, la distribuzione attuale dei presidi VVF presenta una forte criticità sulla fascia ionica nord, dove l’unico distaccamento permanente è a Corigliano-Rossano e quello di Trebisacce, volontario, è chiuso dal luglio 2024 per mancanza di personale.
“Il risultato – spiega Laghi – è un aumento insostenibile del carico di lavoro sui distaccamenti permanenti di Castrovillari e Corigliano-Rossano, che faticano a garantire interventi tempestivi su un’area vasta, complessa e ad alta vocazione turistica. Si tratta di una grave problematica, che espone i cittadini e gli stessi vigili del fuoco a rischi gravi e inaccettabili”.
Eppure, Trebisacce dispone oggi di un immobile completamente ristrutturato e consegnato a titolo gratuito dal Comune, perfettamente idoneo a ospitare un presidio permanente. Inoltre, il distaccamento – durante i periodi di operatività – ha garantito oltre mille interventi all’anno su 16 Comuni, numeri che testimoniano quanto la sua presenza sia indispensabile.
Lo stesso Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Cosenza, insieme alle amministrazioni comunali dell’Alto Ionio cosentino, ha più volte ribadito al Ministero dell’Interno la necessità non più rinviabile di un distaccamento permanente, ricordando che “la vastità e la complessità del territorio impongono una continuità operativa che solo una struttura stabile può garantire”.
Per queste ragioni, Laghi chiede formalmente che la Giunta regionale e il Presidente della Regione si attivino immediatamente presso il Governo nazionale per ottenere le risorse necessarie al potenziamento degli organici dei Vigili del Fuoco in Calabria e che sollecitino con urgenza la trasformazione del Distaccamento volontario di Trebisacce in Distaccamento permanente, così da garantire interventi più rapidi, maggiore sicurezza per i cittadini e standard qualitativi più elevati nelle attività di soccorso.
“La Regione Calabria – conclude Laghi – ha il dovere di sostenere questa battaglia insieme ai territori. Non si tratta di una richiesta meramente politica, ma di una necessità vitale per la sicurezza di migliaia di cittadini, a cui bisogna dare risposte concrete”.
Ufficio stampa
Rifondazione Comunista interviene su Hub a Cosenza e Policlinico a Rende
Il Consiglio Comunale di Rende, convocato con un’urgenza eccessiva — tale da impedire la partecipazione di alcuni consiglieri, tra cui la nostra — ha adottato all’unanimità un ordine del giorno dal contenuto e dalla forma paradossali, recante la dicitura: “Realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza” (a Rende!). Inadeguatezza di forme, tempi e dibattito democratico intorno alla questione, dentro e fuori il consiglio, appaiono di una gravità sconcertante e paradossale. Perché questa improvvisa accelerazione da parte del Comune di Rende? In che modo l’INAIL potrebbe finanziare un nuovo ospedale a Rende, atteso che le decisioni precedenti ne prevedevano la costruzione a Cosenza, nell’area di Vagliolise?
L’inaspettata convergenza politica tra Occhiuto, Principe, Bilotti e Ghionna — quest’ultimo presumibilmente assente in aula per motivi personalistici, essendo membro della commissione di gara — sostenuta dall’uscente rettore dell’Unical, rischia di generare un preoccupante caos politico e istituzionale e di rallentare o compromettere sia la realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza sia quella del futuro policlinico universitario.
È bene ricordare che l’attuale Ospedale dell’Annunziata soffre di gravi criticità strutturali: posti letto insufficienti, spazi angusti e inadeguati, difficoltà nel garantire standard di sicurezza e igienico-sanitari. Alla luce di tali problemi, la realizzazione di un nuovo Hub ospedaliero a Cosenza — come già previsto dagli accordi e secondo elementari principi di pianificazione sanitaria — rappresenta una necessità urgente e non più rinviabile. Tale intervento realizzato in una zona baricentrica e facilmente raggiungibile con i trasporti pubblici offrirebbe anche un’importante occasione di riqualificazione urbana per un quartiere, quello di Vagliolise, da troppo tempo trascurato dalle istituzioni.
L’alternativa tra nuovo ospedale cittadino e la costruzione di un policlinico universitario ad Arcavacata è chiaramente una finta alternativa dal momento che le due strutture risponderebbero a funzioni diverse e complementari e attingerebbero nella realizzazione, almeno sulla carta, a canali di finanziamento diversi. Le polemiche campanilistiche sulle due sponde del Campagnano oscurano le reali esigenze dei calabresi e delle calabresi. Un qualsiasi nuovo ospedale, per quanto moderno e tecnologicamente avanzato, non potrà risolvere le carenze del sistema se non sarà accompagnato da un piano di assunzioni stabile e strutturale: senza medici e operatori adeguati, si rischia di continuare a costruire solo cattedrali nel deserto. Un sistema sanitario efficace deve assicurare prossimità, tempestività e continuità assistenziale su tutto il territorio. I calabresi e le calabresi vogliono l’Hub ospedaliero a Cosenza, il policlinico ad Arcavacata e molto di più: case della cura, consultori, guardie mediche e altre strutture sanitarie ben presidiate su tutto il territorio per evitare la strage quotidiana di malasanità.
Riteniamo pertanto inadeguato e fuorviante il livello del dibattito emerso in Consiglio comunale a Rende ed in generale quello in essere sulla carta stampata e sui social. La salute dei cittadini non può essere subordinata a tatticismi, campanilismi o interessi estranei al bene collettivo.
Così come ci siamo espressi contro fusioni di comuni imposte dall’alto in nome dell’interesse generale, nello stesso modo respingiamo decisioni in materia sanitaria prive di un reale confronto democratico. Solo attraverso sinergia, trasparenza e cooperazione tra i territori sarà possibile costruire una sanità calabrese equa, efficiente e degna dei cittadini e delle cittadine che ne devono usufruire. L’ormai famigerato metodo Occhiuto, condiviso ora da Principe, Leone e loro sodali, basato sulla forzatura e sulla prepotenza impiegate nell’utilizzo dei poteri derivanti dal ruolo istituzionale svolto hanno creato e continuano a creare soltanto problemi nella vita dei calabresi e delle calabresi.
La segreteria provinciale di Cosenza e il circolo area urbana Cosenza-Rende del Partito della Rifondazione Comunista
Elezioni regionali Calabria 2025. I dati di Aiello Calabro (Cs)

Link a Eligendo
No al ponte sullo Stretto: perché il Sud ha bisogno di altro
«Un neonato in Calabria ha un’aspettativa di vita inferiore di oltre due anni rispetto a uno nato al Nord. E mentre qui mancano ospedali, scuole, trasporti, il Governo festeggia un ponte da 13,5 miliardi come fosse la soluzione a tutto. Ma la verità è che ci stanno rubando il futuro con la scusa del progresso».
È un attacco durissimo quello del consigliere regionale Ferdinando Laghi, che torna a denunciare con fermezza il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, all’indomani dell’approvazione definitiva da parte del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile).
«Il Ponte torna alla ribalta dell’attualità -continua Laghi- ma meglio sarebbe dire della propaganda politica. Non è un’opera pensata per il Sud, ma contro il Sud: imposta dall’alto, inutile, costosa e dannosa. È l’ennesimo schiaffo a territori martoriati e a comunità considerate ‘sacrificabili’».
Laghi, che da anni si oppone al progetto con interventi in Aula di Consiglio Regionale, manifestazioni pubbliche -in Calabria e in Sicilia-, convegni e riunioni, sottolinea come le risorse stanziate -oltre 2 miliardi di euro sottratti a Sicilia e Calabria- dovevano servire a colmare il vero divario: quello infrastrutturale, sociale e sanitario.
«Il Sud non ha bisogno di un monumento al cemento -chiosa-. Ha bisogno di scuole vere, di ospedali funzionanti, di treni che non siano da terzo mondo. Ha bisogno di lavoro, di tutela ambientale, di ascolto. E invece si spendono miliardi per una chimera che arricchirà pochi e danneggerà molti».
Secondo il consigliere Laghi, inoltre, il Ponte è il simbolo di una visione vecchia, estrattiva e autoritaria dello sviluppo utile solo “a costruire consenso elettorale”.
«Per questo mi sono battuto: per un Sud che abbia voce e dignità e che tuteli le sue bellezze, capitale vero per una rinascita anche economica, e per questo -conclude- continuerò a battermi anche in futuro, perché i diritti e la ragione abbiamo l’ultima parola».
Ufficio Stampa
Rifondazione Comunista Calabria: “Decisione Cipess su ponte è dichiarazione di guerra contro i territori”
Il Partito della Rifondazione Comunista – Calabria aderisce con convinzione al corteo NO PONTE che si terrà il 9 agosto a Messina, unendosi alla mobilitazione popolare che da decenni si oppone alla devastazione ambientale, al furto di risorse pubbliche e alla logica militarista dietro il progetto del ponte sullo Stretto di Messina.
Il via libera formale arrivato dal CIPESS, con la clausola che impone 1,5 miliardi di euro alle casse pubbliche in caso di stop ai lavori, rappresenta l’ennesimo ricatto ai danni della collettività. Una scelta che premia ancora una volta gli interessi dei grandi gruppi privati come Eurolink, con la complicità del governo Meloni-Salvini, mentre i nostri territori continuano a soffrire per l’assenza di diritti fondamentali come l’accesso all’acqua, ai trasporti pubblici e alla sanità.
In Calabria come in Sicilia, la crisi idrica è ormai una condizione strutturale. Mentre la rete idrica perde il 50% dell’acqua e interi quartieri rimangono a secco, si continua a investire miliardi in un’opera inutile e dannosa che da sola sottrarrebbe 5 milioni di litri di acqua al giorno, il 20% del fabbisogno idrico della città di Messina. Uno schiaffo alla giustizia sociale e ambientale.
Sappiamo bene che non si tratta solo di un’opera infrastrutturale: il Ponte è il simbolo di un modello che privilegia la speculazione, l’oppressione sociale, e che — come denunciato apertamente — viene addirittura presentato come opera di interesse militare e strategico per la NATO. La Sicilia e la Calabria vengono così ridotte a avamposto di guerra nel Mediterraneo, mentre si tagliano i fondi per la viabilità ordinaria, per la prevenzione degli incendi, per la sanità e per l’istruzione pubblica.
Ecco perché essere contro il Ponte vuol dire anche essere contro la guerra e contro il sistema economico e politico che la alimenta. In piazza il 9 agosto porteremo anche la nostra solidarietà al popolo palestinese, oggi vittima di un genocidio sionista, nella convinzione che le lotte contro il Ponte, contro il neoliberismo e contro il militarismo siano tutte parte di un’unica, grande battaglia per la giustizia globale, la pace e l’autodeterminazione dei popoli.
Con 14 miliardi di euro destinati al ponte e oltre 30 miliardi all’anno in spese militari, si potrebbero affrontare concretamente le vere emergenze: scuole sicure, ospedali funzionanti, trasporti pubblici efficienti, bonifiche ambientali e diritto all’acqua per tutte e tutti.
Per tutto questo, il 9 agosto saremo in piazza per unirci al coro del comitato promotore: VOGLIAMO L’ACQUA, NON LA GUERRA, NO AL PONTE!
Partito della Rifondazione Comunista – Calabria
Mercure, incostituzionale la legge Laghi. Il Consigliere: “sentenza da leggere bene. Esplicita tutela delle aree protette, rischi delle biomasse”
“Nessun posto di lavoro a rischio, anche se la centrale chiudesse. Reazioni scomposte anche da colleghi Consiglieri che esultano per una vittoria di Pirro”.
E’ stata giudicata incostituzionale la norma che imponeva alle centrali a biomasse, all’interno delle aree protette, di ridurre la potenza sotto i 10Mw termici, più nota come “legge Laghi”.
A stabilirlo è la Corte Costituzionale che ieri ha reso nota la sentenza che, di fatto, cancella l’articolo 14 della legge regionale n.36/2024 della Calabria, ma certamente non senza se e senza ma. L’articolo in questione riguardava le altre aree protette calabresi, introducendo quanto previsto nel Piano del Parco Nazionale del Pollino, in cui è previsto il contingentamento della potenza delle centrali a biomasse nell’area del Parco più grande d’Italia. Piano del Parco che, dopo la sua recente approvazione anche da parte della Regione Basilicata, entra finalmente in vigore, dopo oltre 30 anni di attesa.
La “legge Laghi” solo indirettamente tirava in ballo la mega centrale del Mercure, situata nel cuore del Parco del Pollino e oggetto da ben oltre venti anni di proteste e mobilitazioni popolari da parte degli abitanti della Valle. Alla centrale sono addebitati i danni provocati in passato e i rischi – collegati all’incenerimento di 350.000 tonnellate di alberi all’anno e alle emissioni di centinaia di TIR adibiti al trasporto delle biomasse – per la salute dei residenti, a causa dell’emissione di sostanze nocive derivanti dai processi di combustione.
“Al di là delle scomposte reazioni di alcuni, tra cui qualche disinformato collega Consigliere regionale, – commenta Ferdinando Laghi – la sentenza, per chi ha avuto la cura di leggerla, apre prospettive assai interessanti per le aree protette. Prospettive che, certo, non possono essere oscurate dalle miserabili e consuete bugie su assai presunte migliaia di posti lavoro a rischio e su uno sviluppo di un Parco Nazionale “sostenuto” da un mega impianto industriale. In ogni caso, se anche la centrale chiudesse i battenti domani – continua Laghi – i posti di lavoro a rischio sarebbero pari a zero! L’enorme deficit di biomasse da parte delle altre centrali calabresi, che costringe all’importazione da aree lontane o lontanissime di molte centinaia di migliaia di tonnellate di legname l’anno, resterebbe deficit, anche assorbendo totalmente le biomasse destinate alla centrale del Mercure. Senza dimenticare che quelle raccolte localmente rappresentano solo un’esigua percentuale delle biomasse necessarie al funzionamento della centrale. Le fandonie, poi, su uno sviluppo industriale pesante, definito “sostenibile”, in un Parco Nazionale che ha la sua ragion d’essere in tutt’altro ambito, quello della tutela dell’ambiente e della biodiversità, si commenta da sè”.
“In ogni caso, gli spunti, importantissimi, della sentenza, che a mio modo di vedere è una classica “vittoria di Pirro”, sono tanti e confortanti – entra nel merito Laghi -. In primo luogo, viene sottolineata l’importanza prioritaria della tutela delle aree protette e dell’ambiente in generale, anche sulla base del più volte richiamato articolo 9 della Costituzione, nella sua più recente formulazione che gli attribuisce il rango legislativo più elevato, cioè quello costituzionale.
Ma anche la potestà legislativa riconosciuta alle Regioni di individuare aree idonee e non idonee per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con la specificazione che le biomasse, per le loro caratteristiche climalteranti derivanti dalla combustione, devono indurre a particolare cautela, anche nell’ambito delle stesse Fonti di Energia Rinnovabile (FER). Lo stesso strumento utilizzato nella “norma Laghi” – conclude il Consigliere-, cioè una legge piuttosto che un atto amministrativo, è stato giudicato dalla Corte utilizzabile, seppur a determinate condizioni.
In definitiva penso si possa dire che la Corte Costituzionale abbia “apprezzato” lo spirito della legge, pur non condividendone le modalità di realizzazione. Ne prendiamo atto e ne faremo tesoro – termina il Consigliere Laghi -, certo è che l’impegno per la tutela della salute, dell’ambiente e dello sviluppo vero e duraturo della Calabria, secondo le vocazioni della nostra terra, continuerà con rinnovato slancio”.
Ufficio stampa