Caccia, Laghi: “Il ddl 1552 “sparatutto” sulla caccia avanza in Parlamento. La Calabria, invece, può scegliere di tutelare habitat e specie”

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una proposta di legge che porta a venti anni il divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco, sospende l’attività venatoria in caso di siccità severa e la vieta nei siti Natura 2000. Una scelta opposta a quella del ddl 1552.

«Gli incendi e le lunghe stagioni di siccità in Calabria stravolgono gli habitat e lasciano la fauna selvatica senza cibo, acqua e rifugi. Situazioni che si prolungano, per gli animali, molto oltre l’emergenza. L’Ispra ha più volte richiamato le Regioni a misure cautelative sulla caccia, citando espressamente la Calabria. Per questo ho presentato una proposta di legge che trasforma quel richiamo in regole precise». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Le misure sono tre – evidenzia Laghi –. Nelle aree bruciate dal fuoco la caccia resta vietata per venti anni, invece dei dieci fin qui previsti dalla legge nazionale. In caso di siccità severa, rilevata da indicatori ufficiali, l’attività venatoria si sospende su tutto il territorio regionale. Nelle Zone di Protezione Speciale e nelle Zone Speciali di Conservazione della Rete Natura 2000 il divieto è permanente».

«A Roma si procede in direzione opposta – afferma ancora il consigliere regionale –. Il ddl 1552, che riforma la legge 157 del 1992, rende consultivo il parere dell’Ispra, apre i calendari venatori anche alle fasi di migrazione e nidificazione ed eleva il cacciatore a gestore della fauna. La gestione della biodiversità passa così dalla scienza a chi caccia».

«La Commissione europea ha già segnalato il rischio di violare le direttive Habitat e Uccelli, con possibili procedure di infrazione – rimarca il consigliere regionale –. I cittadini, da parte loro, hanno le idee chiare: nel recente sondaggio Ipsos Doxa per la Fondazione Capellino, il 91% chiede di non estendere ulteriormente la caccia e il 75% ne vorrebbe l’abolizione o una forte riduzione. In tutto questo i cacciatori sono circa 430mila, meno dell’1% della popolazione».

«Una stagione venatoria più estesa pesa anche su ambiente e salute – sottolinea Laghi –. Piombo e altri metalli, plastica delle cartucce, disturbo ad habitat già fragili per i cambiamenti climatici, maggior rischio di zoonosi se capi infetti sfuggono ai controlli sanitari ed entrano nella filiera alimentare».

«Per queste serie di ragioni chiedo al presidente del Consiglio regionale di calendarizzare il testo in tempi brevi e invito la maggioranza a un confronto nel merito, aperto a associazioni ambientaliste e mondo venatorio. La legge – rimarca il consigliere regionale Ferdinando Laghi – non comporta oneri per il bilancio regionale, quindi non esistono ostacoli economico-finanziari per approvarla».

«Infine sono costretto a denunciare anche il tono offensivo e intimidatorio di attacchi social ricevuti da tutta Italia, certamente sulla base del passaparola, dopo un mio post pubblicato su Facebook, che riportava la mia intervista sul ddl 1552, andata in onda su Tg Leonardo di Rai 3 – conclude Ferdinando Laghi –. Un’ulteriore dimostrazione che quella della caccia è una lobby che si muove a comando. È bene che chi è contro questa pratica anacronistica e crudele, che è l’attività venatoria, sappia di essere rappresentato e quali siano, invece, i comportamenti di tanti cacciatori».

Fisioterapisti, Laghi: «Graduatoria dell’ASP di Cosenza in scadenza a dicembre, a rischio circa 150 idonei»

Il consigliere regionale e segretario questore ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Giunta sul fabbisogno di fisioterapisti nel Servizio sanitario regionale e sull’utilizzo della graduatoria del 2022, che a dicembre decade, senza una proroga.

«A dicembre scade la graduatoria dell’Asp di Cosenza e circa 150 professionisti idonei attendono da quattro anni di essere chiamati: nel 2026 sono state effettuate solo due assunzioni, mentre la rete pubblica di riabilitazione resta priva del personale necessario». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«La graduatoria del 2022 – prosegue il consigliere – conta 209 professionisti tra vincitori e idonei, 16 dei quali vincitori di concorso. Ho presentato un’interrogazione – evidenzia Laghi – facendomi portavoce della segnalazione del Comitato Fisioterapisti Idonei ASP Cosenza, che riferisce di avere chiesto più volte un incontro ai vertici dell’Azienda e della Regione senza ottenere risposta. Il Comitato segnala che lo scorrimento si è fermato alla posizione 63. Un utilizzo così limitato, lontano dal bacino di idonei disponibili e dal fabbisogno del territorio, rischia di compromettere la continuità e il potenziamento dei servizi riabilitativi pubblici».

«Chiedo alla Giunta – afferma ancora il consigliere regionale – di rendere noto il fabbisogno effettivo di fisioterapisti dell’Asp di Cosenza, delle altre Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere. Ma anche quante siano le nuove assunzioni effettuate con la graduatoria del 2022 e quanti fisioterapisti siano stati assegnati alle Case della Comunità e agli Ospedali di Comunità, chiarendo quante le nuove immissioni in ruolo e quante le riallocazioni di personale già in servizio».

«La graduatoria in essere, prorogata, potrebbe essere messa a disposizione di tutte le Aziende del Servizio sanitario regionale – rimarca il consigliere regionale – e risponderebbe alle carenze di organico diffuse sul territorio, limitando il travaso dei pazienti verso il privato, che sui trattamenti riabilitativi ha costruito un punto di forza. Per questo chiedo anche se la Giunta intenda promuovere una proroga prima della scadenza di dicembre».

«Una graduatoria già esistente, frutto di una procedura pubblica – conclude Ferdinando Laghi – va utilizzata fino in fondo prima di lasciarla decadere. Eviteremmo così spreco di risorse pubbliche e impiegheremmo chi è già ritenuto idoneo dopo un concorso pubblico».

Distaccamento Vigili del fuoco nell’Alto Ionio, Laghi: «L’iter rimane sospeso mentre i pompieri arrivano dopo un’ora e 65 km percorsi»

Il consigliere regionale e segretario questore chiede alla Giunta di sollecitare il Ministero per il l’attivazione del distaccamento permanente di Trebisacce dei VVF, richiesta con la mozione approvata all’unanimità a gennaio.

«Nell’Alto Ionio cosentino il soccorso urgente si misura prima in chilometri e soltanto dopo in minuti: sessantacinque chilometri di statale e di curve separano Mormanno da Trebisacce, ed è da lì che mercoledì pomeriggio è dovuta arrivare la squadra chiamata a spegnere il fuoco sviluppatosi sul tetto di un’abitazione. Più di un’ora di attesa, senza feriti per fortuna. E così i diciotto comuni, una fascia costiera che d’estate moltiplica i residenti e una viabilità che allunga ogni percorso, continuano a dipendere da presidi dei vigili del fuoco anche molto lontani». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Il 27 gennaio il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità, con la sottoscrizione di tutti i capigruppo, la mozione che avevo presentato per la trasformazione del distaccamento volontario di Trebisacce in presidio permanente – ricorda Laghi –. Quel voto impegnava la Giunta e il Presidente della Regione ad attivarsi presso il Governo con l’obiettivo di reperire le risorse e gli organici e a sollecitarne la trasformazione. Il distaccamento volontario è stato chiuso a luglio 2024, nonostante il Comune avesse già messo a disposizione a titolo gratuito un immobile ristrutturato e idoneo, mentre il Comando provinciale di Cosenza aveva definito il passaggio al presidio permanente non più procrastinabile».

«Il 10 giugno, nel corso di una visita ufficiale di esponenti del Governo – rammenta ancora il consigliere regionale – è stata annunciata la firma del decreto da parte del ministro Piantedosi: trentatré unità destinate a Trebisacce, quattro turni di servizio, apertura promessa entro la fine dell’anno dopo il passaggio alla Corte dei conti. Sono trascorsi tre mesi e senza alcuna novità. Nel frattempo, il 12 settembre, è stato sospeso anche il servizio antincendio boschivo che nel corso dell’estate aveva garantito almeno una copertura diurna. Quattro giorni dopo, quel tetto ha atteso i soccorsi per oltre sessanta minuti».

«Quali azioni sono state intraprese in attuazione della mozione e quali interlocuzioni sono state avviate con il Ministero dopo la firma del decreto? E lo stato di registrazione del provvedimento presso la Corte dei conti, i tempi di assegnazione del personale previsto e la data di attivazione del presidio, a che punto sono? – conclude Ferdinando Laghi –. I fatti accaduti, inoltre, ulteriormente dimostrano, semmai ce ne fosse bisogno, come, nelle more dell’apertura, vada comunque ripristinata una copertura operativa sul posto, perché nessuna comunità può restare senza soccorso tecnico urgente nell’attesa che un atto già firmato produca i suoi effetti. Personalmente, continuerò, con la dovuta determinazione, nel mio impegno per la tutela del territorio calabrese e i diritti della sua popolazione».

Monte Caloria, Laghi: «Istituire la Riserva Naturale per tutelare il territorio e aprire la strada ai fondi europei»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una proposta di legge per la creazione di un’area protetta tra Fagnano Castello, Malvito, Cetraro e Acquappesa: «Un territorio di grande pregio, sul quale esiste da tempo una convergenza politica. Ora bisogna trasformare quella attenzione in un risultato concreto».

«Difendere il patrimonio naturalistico della Calabria significa difendere una parte del nostro futuro. Ci sono territori che possono essere tutelati e, allo stesso tempo, trasformarsi in una risorsa per creare lavoro, attirare investimenti e contrastare lo spopolamento delle aree interne. Il Monte Caloria è uno di questi. Per questo ho depositato una proposta di legge per istituire la “Riserva Naturale Regionale del Monte Caloria”». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi.

«Parliamo di quasi duemila ettari nella catena costiera – spiega – un’area dalla straordinaria ricchezza ambientale, floristica e faunistica, conosciuta e studiata da decenni. Sul Monte Caloria si è già concentrata, negli anni, l’attenzione delle istituzioni e della politica. Nelle legislature passate sono state presentate proposte e iniziative sia dal centrodestra che dal centrosinistra. È un dato importante, perché dimostra che la tutela di questo territorio è un obiettivo condiviso e che su questo obiettivo può esserci una responsabilità comune. Oggi abbiamo la possibilità di fare un passo decisivo e dare finalmente una forma concreta a quanto già proposto in passato. La scelta di individuare e delimitare un’area protetta deve restare fuori dalle appartenenze politiche. Qui si parla della tutela di un patrimonio che appartiene a tutti».

«C’è poi un’altra ragione molto concreta per procedere: attraverso il riconoscimento della Riserva – sottolinea Ferdinando Laghi – la Regione Calabria può accedere a importanti risorse europee destinate alla tutela dell’ambiente, alla conservazione degli habitat e alla transizione ecologica. Fondi che possono essere utilizzati per creare opportunità di lavoro, valorizzare il territorio e rafforzarne anche l’attrattività turistica».

«La proposta – illustra il consigliere regionale – riguarda 1.963 ettari distribuiti tra i comuni di Fagnano Castello, Malvito, Cetraro e Acquappesa. Il Monte Caloria è un fondamentale punto di collegamento naturale tra il Parco Nazionale del Pollino e quello della Sila, ponendo in essere una continuità ecologica di grande importanza. Nell’area sono presenti anche quattro siti di interesse comunitario della Rete Natura 2000 e luoghi di particolare pregio come la torbiera del Lago Trifoglietti. Sono patrimoni che meritano una tutela seria e una gestione coordinata, che, attraverso l’istituzione dell’area protetta, sarà affidata direttamente ai Comuni interessati».

«Adesso serve una scelta chiara da parte della politica regionale. Mi auguro che prevalgano il senso di responsabilità e la consapevolezza di quello che questo territorio può rappresentare per la Calabria. Istituire la Riserva Naturale Regionale del Monte Caloria – conclude Ferdinando Laghi – significa proteggere un patrimonio straordinario, ma anche costruire le condizioni per un turismo più attento, lento e rispettoso dei luoghi. La tutela del territorio come punto di partenza per uno sviluppo vero e duraturo».

Aggiornamento 16.09.2026

Riserva naturale del Monte Caloria, Laghi ai sindaci di Fagnano Castello, Acquappesa, Cetraro e Malvito: «Sull’obiettivo siamo in piena sintonia, ora lavoriamo insieme»

Il consigliere regionale e segretario questore specifica che non si potrà prescindere dall’apporto degli amministratori che saranno auditi in commissione e a loro spetteranno regolamenti, perimetrazione e zonizzazione. «Il testo è identico a quello depositato nella scorsa legislatura».

«Accolgo con favore la posizione espressa dai sindaci di Fagnano Castello, Acquappesa, Cetraro e Malvito. Il coinvolgimento delle popolazioni e delle loro rappresentanze amministrative appartiene allo spirito stesso della proposta di legge per l’istituzione della Riserva naturale regionale del Monte Caloria, che da quel contributo trae forza e ragion d’essere. Ho sempre considerato questo passaggio un presupposto acquisito di qualunque percorso serio di tutela.». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Come ho già avuto modo di sottolineare – evidenzia Laghi – la vicenda del Monte Caloria si trascina da molti anni e ha già ricevuto un’attenta valutazione politica bipartisan, trattandosi di un’area preziosa e di riconosciuto interesse naturalistico. Si tratta inoltre della medesima proposta da me presentata nella scorsa legislatura, ormai tre anni fa, mai discussa in Commissione anche per l’anticipato scioglimento del Consiglio e che era stata preceduta da puntuali contatti con i Sindaci allora in carica».

«In ogni caso, è bene sottolineare – continua il consigliere regionale – come, oltre alla opportuna e necessaria componente di tutela ambientale, la proposta di legge non introduca alcun vincolo pregiudiziale e, anzi, saranno le stesse amministrazioni comunali a stilare i regolamenti dell’area protetta. Ma, ancor prima della stesura del regolamento, gli amministratori locali avranno modo di offrire il loro qualificante contributo in seno alla Commissione Ambiente regionale per gli altri aspetti relativi all’area protetta, a iniziare dalla perimetrazione e dalla zonizzazione Queste modalità hanno già fatto sì che nei territori in cui le aree sono state istituite, siano stati ottenuti risultati importanti, non soltanto ambientali ma anche sotto l’aspetto di quello sviluppo turistico e occupazionale, auspicato nella nota dei sindaci: le nostre posizioni coincidono, adesso perciò occorre rimboccarsi le maniche e riprendere l’iter che si era arenato con la conclusione anticipata della precedente legislatura».

«Il mio invito ai sindaci dei territori interessati – conclude Ferdinando Laghi – è quello alla condivisione e al lavoro comune. Mi auguro perciò che, con i presupposti che ho illustrato  ci possa essere un auspicabile e comune sostegno alla proposta, così che la riserva del Monte Caloria possa finalmente vedere la luce dopo quindici anni di attesa».

Adhd, Laghi: «La terapia in Calabria non può diventare un percorso a ostacoli»


Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato un’interrogazione a risposta scritta al presidente della Giunta: «Serve una risposta puntuale e un’indicazione operativa precisa che arrivi fino ai medici di medicina generale e ai servizi territoriali delle Asp».

«Quando una persona è già in cura, la continuità terapeutica non può diventare un Calvario, andando a bussare di porta in porta senza ricevere risposte. È questo il punto che pongo con l’interrogazione a risposta scritta che ho inviato al presidente della Giunta, per sapere se la Calabria disponga di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale per il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (Adhd), quali siano i centri prescrittori effettivamente operativi nelle singole Asp e chi debba garantire la prosecuzione della terapia ai pazienti che arrivano da altre regioni». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Per una persona affetta da Adhd che segue una terapia farmacologica, la continuità del trattamento è parte essenziale della cura. Quando la prescrizione si interrompe, i sintomi ritornano, con ricadute pesanti sulla vita lavorativa e di relazione. Secondo quanto riportato di recente dalla stampa, un paziente adulto, già in trattamento, temporaneamente in Calabria, ha tentato per circa tre settimane di ottenere la prescrizione necessaria a proseguire la terapia, passando per diversi servizi e livelli del sistema sanitario regionale senza riuscire a individuare un percorso che gli consentisse di farlo».

«Sulla vicenda specifica – evidenzia Laghi – non entro nel merito, anche se appare sintomatica. Mi interessa, piuttosto, capire il funzionamento del Servizio sanitario regionale. Il metilfenidato -sostanza alla base della terapia dell’Adhd – figura nel Prontuario terapeutico regionale in fascia A e la Regione dispone di un sistema che individua i centri abilitati a prescrivere i farmaci soggetti a Piano terapeutico o a registro di monitoraggio Aifa. Le regole, quindi, ci sono. Se un paziente con una terapia già prescritta ha dovuto muoversi per settimane senza ricevere un’indicazione chiara, bisogna capire dove si interrompa il percorso. Le ipotesi sono due: o manca una procedura che stabilisca chi deve farsi carico di questi casi, oppure la procedura c’è e gli operatori non ne sono a conoscenza. In entrambi i casi, porvi rimedio spetta alla Regione».

«Il Servizio sanitario è nazionale – afferma ancora Laghi – e chi si trova in Calabria per lavoro o per ragioni familiari, con un Piano terapeutico rilasciato altrove, deve poter proseguire la cura senza ostacoli. Per questo il percorso deve essere definito con chiarezza e reso noto nello stesso modo in ogni Azienda sanitaria provinciale».

«Con l’interrogazione – rimarca Ferdinando Laghi – chiedo al presidente della Giunta se la Calabria abbia adottato un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale regionale per l’Adhd e come siano disciplinate la presa in carico e la continuità terapeutica. Chiedo inoltre di conoscere il percorso prescrittivo oggi previsto per i pazienti già titolari di un Piano terapeutico Aifa, quali centri prescrittori siano effettivamente operativi in ciascuna Asp e in che modo il paziente possa accedervi, quali procedure garantiscano la prosecuzione della terapia a chi si trova temporaneamente in Calabria, compresi i pazienti provenienti da altre regioni, e quale servizio del Servizio sanitario regionale sia tenuto ad assicurarla quando il paziente non può rivolgersi al proprio centro prescrittore abituale».

«Alla Regione chiedo una risposta puntuale e un’indicazione operativa che arrivi fino ai medici di medicina generale e ai servizi territoriali delle Asp – conclude il consigliere regionale –. Un paziente che si presenta con il proprio Piano terapeutico deve avere risposte rapide e certe. La continuità di una terapia non può essere affidata al caso, né dipendere dalla capacità del paziente di barcamenarsi tra uffici e sportelli alla ricerca di una risposta, ammesso che poi la trovi».

Emodinamica di Castrovillari, Laghi: «Un presidio salvavita relegato ad un quarto di giornata»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una mozione che impegna la Giunta a riferire in Aula sui tempi di ripristino della copertura H24 del servizio di emodinamica dell’ospedale del Pollino, a intensificare il reclutamento del personale e a disporre una verifica sulle segnalazioni relative a tentativi di ridimensionamento della Cardiologia del “Ferrari”.

«Il territorio dell’Asp di Cosenza esteso per oltre 6.500 chilometri quadrati, può contare su un solo presidio pubblico di emodinamica per i pazienti con infarto acuto, quello dell’ospedale di Castrovillari, che tuttavia può assicurare oggi soltanto una copertura di appena sei ore al giorno, a causa della carenza di personale. E questo, dopo un percorso che lo ha condotto dalla “storica”, necessaria operatività H24 a una copertura H12 e infine all’attuale regime, ulteriormente ridotto. Il servizio dello spoke del Pollino, riconosciuto come una delle eccellenze della sanità regionale, vanta ben oltre un decennio di attività ed ha eseguito migliaia di procedure diagnostiche e terapeutiche, contribuendo a salvare la vita a centinaia di pazienti. L’attuale orario H6 espone un bacino di utenza che comprende un’area che va dal Pollino all’Esaro e dalla Sibaritide all’alto Jonio cosentino a rischi che un’adeguata programmazione sanitaria non dovrebbe consentire. L’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza da troppo tempo promette periodicamente il ripristino della piena operatività dell’emodinamica di Castrovillari, che però continua a rimanere a ranghi ridotti, anzi ridottissimi». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi, illustrando i contenuti della mozione depositata in Consiglio regionale sull’emodinamica di Castrovillari.

«Sulla carenza di cardiologi emodinamisti, indicata dall’Asp come principale ostacolo al ripristino della copertura H24 – afferma ancora il consigliere regionale – vanno esplorate con maggiore determinazione tutte le possibilità di integrazione dell’organico già presente, anche alla luce di quanto avvenuto in queste settimane a Crotone, dove l’Azienda sanitaria locale ha attivato, “ex novo”, il servizio di emodinamica. La stessa determinazione va messa in campo per una struttura già formata, attiva e riconosciutamente baricentrica, ed anche per questo insostituibile, per l’intera area centro-settentrionale della provincia».

«Ho ritenuto opportuno, nel testo della mozione, dare atto anche delle segnalazioni giunte da alcuni operatori sanitari della Cardiologia dell’ospedale di Castrovillari – spiega il segretario questore – relative a surrettizzi tentativi di ridimensionamento del reparto, e di alcune voci, allo stato non controllate, su presunti tentativi di indirizzamento dei pazienti verso strutture diverse da quella del “Ferrari”. Sono elementi che credo meritino un accertamento da parte degli organi di controllo competenti, a tutela della struttura e, ancor più, della salute dei cittadini».

«Per questi motivi chiedo al Presidente della Giunta regionale, quale titolare della delega alla Sanità, di riferire in Aula sulle cause della situazione e sui tempi previsti per il necessario ripristino dell’attività H24 dell’emodinamica dello spoke del Pollino – continua Laghi – e di attivare ogni strumento utile al reclutamento del personale mancante. La risposta ai pazienti del territorio dell’Asp di Cosenza, colpiti da Sindrome Coronarica Acuta, deve passare, prioritariamente, attraverso il ripristino del regime H24 dell’unico centro pubblico, baricentrico e di lunga e apprezzatissima esperienza presente sull’intero territorio dell’Azienda sanitaria provinciale».

«Spero che questa iniziativa abbia il supporto esplicito delle istituzioni locali e dei rappresentanti territoriali eletti in Consiglio regionale, dall’assessore Gallo ai colleghi Consiglieri Rosa e Santoianni – conclude Laghi –. Il diritto alla salute non ha appartenenze politiche e, insieme, tanto possiamo fare per difenderlo».

Emodinamica, Laghi: «Equipe itineranti a parte, la Regione come vuole curare chi l’infarto acuto ce l’ha in atto?»

Il consigliere regionale e segretario questore chiede di potenziare Castrovillari e interroga la “filiera istituzionale”: «C’è forse in atto un’azione per smantellare la Cardiologia del Ferrari?».

«Grandi polemiche ha suscitato la delibera n.400 della Giunta Regionale, dello scorso 21 luglio, circa l’organizzazione dei servizi di emodinamica in Calabria. In ogni caso, è stato da più parti giustamente sottolineato che la delibera (al netto dei più volte evidenziati copia-e-incolla di un documento programmatico del Friuli), tratta dell’organizzazione dei casi di pazienti cosiddetti “in elezione”, cioè non con un infarto acuto in atto. Per chi, invece, l’infarto acuto ce l’ha, l’unica reale e concreta possibilità di cura è una emodinamica che intervenga tempestivamente “stappando” la coronaria occlusa e “allargandola” con l’angioplastica (il cosiddetto “palloncino”)». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Sul territorio dell’Asp di Cosenza, che comprende gli oltre 6.550 km2 della provincia – rammenta Laghi – l’unica emodinamica pubblica e perfettamente baricentrica, è quella dello spoke di Castrovillari (un’altra è nell’ospedale di Cosenza – Azienda ospedaliera a sé stante – e una terza, privata, sulla costa tirrenica). Fa specie che questo dato, e specificamente l’esistenza in vita e le cospicue e preziose performance della struttura di Castrovillari, non siano state menzionate da alcuno. Anche perché il ruolo assolutamente baricentrico nell’area della Calabria settentrionale, l’ultradecennale, fruttuosa attività, i brillanti risultati che hanno reso la Cardiologia di Castrovillari il classico “fiore all’occhiello” della sanità calabrese, meriterebbero e meritano ben altro trattamento rispetto a quanto avviene da troppo tempo».

«Un’emodinamica – sottolinea il consiglier regionale – che ha funzionato, in tempi passati, per come normalmente dovrebbe funzionare un servizio del genere: 24 ore su 24, poi ridotto a 12 ore su 24, e fino all’attuale H6. Ma l’insorgenza di un infarto non si programma. Il motivo addotto? Impossibilità di trovare emodinamisti. E intanto si apre “ex novo” – e ben venga! – l’emodinamica di Crotone, mentre l’Asp di Cosenza va avanti a colpi di annunci – mai concretizzati – sul “prossimo” ripristino dell’attività dell’emodinamica dello spoke di Castrovillari prima a 12 e poi a 24 ore al giorno».

«A gettare una ulteriore, cupa luce su tutta la vicenda, le pubbliche esternazioni di operatori del settore che denunciano tentativi – fortunatamente respinti da operatori seri e motivati – di smantellamento dell’emodinamica e della stessa cardiologia di Castrovillari e voci al momento incontrollate (ma chi di dovere dovrebbe verificarle) – denuncia il segretario questore – di pazienti volutamente indirizzati a centri diversi dall’emodinamica dello spoke del Pollino. E la politica, in tutto questo? Non pervenuta».

«Non una posizione né una parola da parte del potente assessore regionale locale, né dei consiglieri regionali di maggioranza della zona. E l’amministrazione De Gaio, politicamente “allineata” al governo regionale, e che ha sottoscritto nel Consiglio comunale del 3 agosto scorso la delibera passata all’unanimità, che sull’emodinamica dello spoke di Castrovillari ha puntato i riflettori, come si è mossa, cosa ha ottenuto nel frattempo? Qual è la sua posizione ufficiale – chiede in conclusione Ferdinado Laghi – quali i passi che intende fare? Personalmente, invito tutti ad un’azione corale, fortemente unitaria e coraggiosamente determinata. Dimostriamo, coi fatti, che la salute davvero non ha colore politico».

Riapertura anticipata della caccia, Laghi: «Provvedimento grave e inaccettabile»

Il consigliere regionale e segretario questore: «Dopo gli incendi, con l’avvio anticipato della stagione venatoria, la Regione assesta un duro colpo alla fauna selvatica».

«Il prossimo 2 settembre si riapre la caccia. Così ha deciso la Giunta regionale, con l’approvazione del calendario venatorio 2026-27, nonostante gli innumerevoli roghi che hanno devastato il territorio regionale, assediato centri abitati, incenerito migliaia e migliaia di ettari di boschi, campi e di macchia mediterranea. Una “stagione di fuoco” ben lungi, purtroppo, dall’essersi conclusa. Infatti, lo stesso Piano Regionale per la Prevenzione e la Lotta Attiva agli Incendi Boschivi (Piano AIB) 2026 evidenzia che agosto e settembre rappresentano il periodo di maggior rischio e che quindi l’emergenza non è ancora finita. I dati satellitari indicano che, al 28 luglio, nella nostra regione, sono stati rilevati oltre mille grandi incendi boschivi. Uno scenario terribile, con animali selvatici morti in numero altissimo e che ora – quelli che sono sopravvissuti – dovranno vedersela con migliaia di fucili pronti, puntati su di loro, senza alcuna considerazione per il disastro che ha colpito l’ambiente calabrese e senza tenere conto dei danni subiti dalle specie, in questi giorni di fuoco e di siccità». È quanto dichiara il consigliere regionale, segretario questore, Ferdinando Laghi.

«A parte il danno diretto della morte di migliaia di animali e dei loro piccoli nati – dichiara – gli incendi hanno ridotto e frammentato notevolmente gli habitat idonei, costringendo la fauna a concentrarsi in aree più ristrette. Anticipare l’apertura della caccia, come se nulla fosse accaduto, è dunque un atto che da deplorevole in assoluto, diventa vergognoso, alla luce degli accadimenti di queste settimane».

«La Regione – spiega Laghi – ha “tirato diritto” rispetto anche a quanto prevede la stessa legge nazionale, che fissa l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, in aperto contrasto con la stessa legge quadro, la 157/92, che consente la preapertura solo “a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori”, ovviamente relativi alla situazione delle specie oggetto di caccia anticipata. E il piano faunistico calabrese risale addirittura al 2003, ben oltre venti anni fa. Sarebbe stato opportuno e necessario, invece, applicare l’art.19 comma 1, sempre della legge n.157/92, che permette alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”».

«La Regione, invece si è comportata come se gli animali, anziché essere stati uccisi dalle fiamme e dal caldo torrido – sottolinea ancora il consigliere regionale – si fossero ulteriormente moltiplicati; come se lo spazio a loro disposizione, piuttosto che ridursi in seguito agli incendi, si fosse allargato a dismisura. E la stessa Regione dovrebbe spiegare ai tanti calabresi perché mai gli interventi straordinari invocati a gran voce, debbano interessare solo il patrimonio boschivo o quello agricolo e non lo stesso patrimonio faunistico, che costituisce un tutt’uno con i precedenti».

«La risposta è drammaticamente semplice, anche se inespressa: gli animali non votano – conclude Ferdinando Laghi – i cacciatori sì. Ma dovrebbe esserci pure un limite, e questo limite, con l’apertura anticipata dell’attività venatoria, è stato, con ogni evidenza, ampiamente superato. E, danno che si aggiunge a danno, c’è addirittura l’intenzione da parte della Regione di chiedere la caccia in deroga a specie attualmente protette tra cui il fringuello che pesa circa 20 grammi».

Plastica monouso, Laghi: «La Regione dia il buon esempio, la bandisca da tutti gli uffici»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una proposta di legge che vieta contenitori, stoviglie, bicchieri e cannucce usa e getta negli uffici regionali, negli enti vigilati e nelle manifestazioni finanziate dalla Regione, e premia i materiali riutilizzabili nelle gare pubbliche.

«In un mondo invaso dalla plastica, il modo migliore per avere rispetto della nostra “casa comune” è provare in ogni modo a eliminarla dal quotidiano usa e getta. Per questo ho depositato una proposta di legge che vieti i prodotti in plastica monouso negli uffici e nelle sedi della Regione, degli enti strumentali e delle aziende vigilate, distributori automatici compresi, e nelle fiere e nelle manifestazioni che la Regione organizza o finanzia anche solo in parte. Chi chiede ai cittadini comportamenti responsabili ha il dovere di adottarli per primo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«I numeri raccontano una realtà ormai insostenibile – evidenzia Laghi –. Della plastica, a livello globale se ne ricicla appena il nove per cento, mentre la sua produzione, che dipende dai combustibili fossili, pesa per circa il quattro per cento delle emissioni globali di gas serra. Calore, umidità e raggi ultravioletti, poi, sbriciolano i rifiuti disperdendoli e accelerano il rilascio di sostanze tossiche; piogge, alluvioni, e incendi fanno il resto, trasportandole nei mari, nei suoli e nell’aria».

«Una zavorra che ci portiamo dietro – afferma il consigliere regionale –. Microplastiche, nanoplastiche e sostanze chimiche associate, molte delle quali cancerogene o interferenti endocrini, vengono rilevate ormai in ogni organo del corpo umano e persino all’interno delle cellule, e attraversando la barriera placentare vanno a contaminare anche il bambino prima ancora che nasca. A questo si aggiunga una filiera del riciclo sotto pressione, con i centri di raccolta e selezione ingolfati e un rischio incendi che d’estate diventa ancora più concreto. Quindi, ogni oggetto usa e getta che non entra in un ufficio pubblico è un problema in meno lungo tutta la catena».
«La proposta di legge che ho presentato suggerisce passaggi semplici – prosegue Laghi –: nelle gare regionali l’uso di materiali riutilizzabili diventi un elemento che fa punteggio, accanto ai criteri ambientali minimi già obbligatori, così da spingere le imprese verso soluzioni durevoli. Il tutto avviene con il personale e le risorse già disponibili, senza un euro in più a carico del bilancio regionale».

«Chiedo alla Commissione competente di calendarizzare presto l’esame del testo e ai colleghi di tutti i gruppi di sostenerlo, perché sul terreno della tutela della salute e della salvaguardia dell’ambiente le appartenenze politiche contano poco», conclude Ferdinando Laghi.

Salario minimo negli appalti, Laghi: «Primo passo in commissione sanità. La proposta di legge presenta anche un valore etico»

Il consigliere regionale e segretario questore lancia la proposta sulla retribuzione minima garantita e rimarca: «Il nostro modello richiama quello pugliese non bloccato dalla Consulta».

«La proposta di legge sulla tutela della retribuzione minima salariale nei contratti pubblici della Regione Calabria ha affrontato il primo passaggio in commissione Sanità. È il provvedimento che introduce, per la prima volta nell’ordinamento regionale, una soglia retributiva minima tabellare di nove euro lordi l’ora per il personale impiegato negli appalti e nelle concessioni della Regione, delle aziende del sistema sanitario, delle agenzie e di tutti gli enti strumentali regionali». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«La soglia dei nove euro opera come un livello minimo di garanzia – evidenzia Laghi –: si applica ai trattamenti oggi più bassi, mentre i contratti collettivi che già assicurano retribuzioni superiori restano pienamente salvaguardati. È, praticamente, un pavimento sotto il quale nessuno può scendere».

«Il meccanismo – prosegue il consigliere regionale – è ancorato all’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo 36 del 2023: le stazioni appaltanti indicano il contratto collettivo più pertinente all’attività oggetto dell’appalto e verificano che preveda la soglia dei nove euro l’ora».

«Il nostro modello è quello salvato dalla Consulta – sottolinea Laghi –. Il senso della norma è di natura retributiva ed etica, e per questo non incide sui criteri di valutazione e aggiudicazione delle offerte, riservati alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. È esattamente il punto su cui la Corte costituzionale, con la sentenza 60 del 2026, ha bocciato la legge della Regione Toscana, costruita sul punteggio premiale in gara. La Puglia, che ha scelto la stessa tecnica normativa che proponiamo per la Calabria, ovvero una soglia retributiva non derogabile, senza incidenza sui criteri di gara, ha visto il ricorso del Governo dichiarato inammissibile dalla Consulta con la sentenza 188 del 2025».

«La proposta di legge, su mia richiesta, verrà approfondita anche in la collaborazione con l’area giuridica e con i dipartimenti regionali competenti – conclude Ferdinando Laghi – ed ho altresì proposto l’audizione di Tecnici qualificati per ulteriori valutazioni di cui la materia, articolata e complessa, si può giovare, affinchè i prossimi passaggi istituzionali possano alla fine portare a decisioni condivise, finalizzate a condizioni di lavoro sempre più rispettose dei diritti dei lavoratori e della loro dignità».