Emodinamica di Castrovillari, Laghi: «Un presidio salvavita relegato ad un quarto di giornata»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una mozione che impegna la Giunta a riferire in Aula sui tempi di ripristino della copertura H24 del servizio di emodinamica dell’ospedale del Pollino, a intensificare il reclutamento del personale e a disporre una verifica sulle segnalazioni relative a tentativi di ridimensionamento della Cardiologia del “Ferrari”.

«Il territorio dell’Asp di Cosenza esteso per oltre 6.500 chilometri quadrati, può contare su un solo presidio pubblico di emodinamica per i pazienti con infarto acuto, quello dell’ospedale di Castrovillari, che tuttavia può assicurare oggi soltanto una copertura di appena sei ore al giorno, a causa della carenza di personale. E questo, dopo un percorso che lo ha condotto dalla “storica”, necessaria operatività H24 a una copertura H12 e infine all’attuale regime, ulteriormente ridotto. Il servizio dello spoke del Pollino, riconosciuto come una delle eccellenze della sanità regionale, vanta ben oltre un decennio di attività ed ha eseguito migliaia di procedure diagnostiche e terapeutiche, contribuendo a salvare la vita a centinaia di pazienti. L’attuale orario H6 espone un bacino di utenza che comprende un’area che va dal Pollino all’Esaro e dalla Sibaritide all’alto Jonio cosentino a rischi che un’adeguata programmazione sanitaria non dovrebbe consentire. L’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza da troppo tempo promette periodicamente il ripristino della piena operatività dell’emodinamica di Castrovillari, che però continua a rimanere a ranghi ridotti, anzi ridottissimi». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi, illustrando i contenuti della mozione depositata in Consiglio regionale sull’emodinamica di Castrovillari.

«Sulla carenza di cardiologi emodinamisti, indicata dall’Asp come principale ostacolo al ripristino della copertura H24 – afferma ancora il consigliere regionale – vanno esplorate con maggiore determinazione tutte le possibilità di integrazione dell’organico già presente, anche alla luce di quanto avvenuto in queste settimane a Crotone, dove l’Azienda sanitaria locale ha attivato, “ex novo”, il servizio di emodinamica. La stessa determinazione va messa in campo per una struttura già formata, attiva e riconosciutamente baricentrica, ed anche per questo insostituibile, per l’intera area centro-settentrionale della provincia».

«Ho ritenuto opportuno, nel testo della mozione, dare atto anche delle segnalazioni giunte da alcuni operatori sanitari della Cardiologia dell’ospedale di Castrovillari – spiega il segretario questore – relative a surrettizzi tentativi di ridimensionamento del reparto, e di alcune voci, allo stato non controllate, su presunti tentativi di indirizzamento dei pazienti verso strutture diverse da quella del “Ferrari”. Sono elementi che credo meritino un accertamento da parte degli organi di controllo competenti, a tutela della struttura e, ancor più, della salute dei cittadini».

«Per questi motivi chiedo al Presidente della Giunta regionale, quale titolare della delega alla Sanità, di riferire in Aula sulle cause della situazione e sui tempi previsti per il necessario ripristino dell’attività H24 dell’emodinamica dello spoke del Pollino – continua Laghi – e di attivare ogni strumento utile al reclutamento del personale mancante. La risposta ai pazienti del territorio dell’Asp di Cosenza, colpiti da Sindrome Coronarica Acuta, deve passare, prioritariamente, attraverso il ripristino del regime H24 dell’unico centro pubblico, baricentrico e di lunga e apprezzatissima esperienza presente sull’intero territorio dell’Azienda sanitaria provinciale».

«Spero che questa iniziativa abbia il supporto esplicito delle istituzioni locali e dei rappresentanti territoriali eletti in Consiglio regionale, dall’assessore Gallo ai colleghi Consiglieri Rosa e Santoianni – conclude Laghi –. Il diritto alla salute non ha appartenenze politiche e, insieme, tanto possiamo fare per difenderlo».

Emodinamica, Laghi: «Equipe itineranti a parte, la Regione come vuole curare chi l’infarto acuto ce l’ha in atto?»

Il consigliere regionale e segretario questore chiede di potenziare Castrovillari e interroga la “filiera istituzionale”: «C’è forse in atto un’azione per smantellare la Cardiologia del Ferrari?».

«Grandi polemiche ha suscitato la delibera n.400 della Giunta Regionale, dello scorso 21 luglio, circa l’organizzazione dei servizi di emodinamica in Calabria. In ogni caso, è stato da più parti giustamente sottolineato che la delibera (al netto dei più volte evidenziati copia-e-incolla di un documento programmatico del Friuli), tratta dell’organizzazione dei casi di pazienti cosiddetti “in elezione”, cioè non con un infarto acuto in atto. Per chi, invece, l’infarto acuto ce l’ha, l’unica reale e concreta possibilità di cura è una emodinamica che intervenga tempestivamente “stappando” la coronaria occlusa e “allargandola” con l’angioplastica (il cosiddetto “palloncino”)». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Sul territorio dell’Asp di Cosenza, che comprende gli oltre 6.550 km2 della provincia – rammenta Laghi – l’unica emodinamica pubblica e perfettamente baricentrica, è quella dello spoke di Castrovillari (un’altra è nell’ospedale di Cosenza – Azienda ospedaliera a sé stante – e una terza, privata, sulla costa tirrenica). Fa specie che questo dato, e specificamente l’esistenza in vita e le cospicue e preziose performance della struttura di Castrovillari, non siano state menzionate da alcuno. Anche perché il ruolo assolutamente baricentrico nell’area della Calabria settentrionale, l’ultradecennale, fruttuosa attività, i brillanti risultati che hanno reso la Cardiologia di Castrovillari il classico “fiore all’occhiello” della sanità calabrese, meriterebbero e meritano ben altro trattamento rispetto a quanto avviene da troppo tempo».

«Un’emodinamica – sottolinea il consiglier regionale – che ha funzionato, in tempi passati, per come normalmente dovrebbe funzionare un servizio del genere: 24 ore su 24, poi ridotto a 12 ore su 24, e fino all’attuale H6. Ma l’insorgenza di un infarto non si programma. Il motivo addotto? Impossibilità di trovare emodinamisti. E intanto si apre “ex novo” – e ben venga! – l’emodinamica di Crotone, mentre l’Asp di Cosenza va avanti a colpi di annunci – mai concretizzati – sul “prossimo” ripristino dell’attività dell’emodinamica dello spoke di Castrovillari prima a 12 e poi a 24 ore al giorno».

«A gettare una ulteriore, cupa luce su tutta la vicenda, le pubbliche esternazioni di operatori del settore che denunciano tentativi – fortunatamente respinti da operatori seri e motivati – di smantellamento dell’emodinamica e della stessa cardiologia di Castrovillari e voci al momento incontrollate (ma chi di dovere dovrebbe verificarle) – denuncia il segretario questore – di pazienti volutamente indirizzati a centri diversi dall’emodinamica dello spoke del Pollino. E la politica, in tutto questo? Non pervenuta».

«Non una posizione né una parola da parte del potente assessore regionale locale, né dei consiglieri regionali di maggioranza della zona. E l’amministrazione De Gaio, politicamente “allineata” al governo regionale, e che ha sottoscritto nel Consiglio comunale del 3 agosto scorso la delibera passata all’unanimità, che sull’emodinamica dello spoke di Castrovillari ha puntato i riflettori, come si è mossa, cosa ha ottenuto nel frattempo? Qual è la sua posizione ufficiale – chiede in conclusione Ferdinado Laghi – quali i passi che intende fare? Personalmente, invito tutti ad un’azione corale, fortemente unitaria e coraggiosamente determinata. Dimostriamo, coi fatti, che la salute davvero non ha colore politico».

Riapertura anticipata della caccia, Laghi: «Provvedimento grave e inaccettabile»

Il consigliere regionale e segretario questore: «Dopo gli incendi, con l’avvio anticipato della stagione venatoria, la Regione assesta un duro colpo alla fauna selvatica».

«Il prossimo 2 settembre si riapre la caccia. Così ha deciso la Giunta regionale, con l’approvazione del calendario venatorio 2026-27, nonostante gli innumerevoli roghi che hanno devastato il territorio regionale, assediato centri abitati, incenerito migliaia e migliaia di ettari di boschi, campi e di macchia mediterranea. Una “stagione di fuoco” ben lungi, purtroppo, dall’essersi conclusa. Infatti, lo stesso Piano Regionale per la Prevenzione e la Lotta Attiva agli Incendi Boschivi (Piano AIB) 2026 evidenzia che agosto e settembre rappresentano il periodo di maggior rischio e che quindi l’emergenza non è ancora finita. I dati satellitari indicano che, al 28 luglio, nella nostra regione, sono stati rilevati oltre mille grandi incendi boschivi. Uno scenario terribile, con animali selvatici morti in numero altissimo e che ora – quelli che sono sopravvissuti – dovranno vedersela con migliaia di fucili pronti, puntati su di loro, senza alcuna considerazione per il disastro che ha colpito l’ambiente calabrese e senza tenere conto dei danni subiti dalle specie, in questi giorni di fuoco e di siccità». È quanto dichiara il consigliere regionale, segretario questore, Ferdinando Laghi.

«A parte il danno diretto della morte di migliaia di animali e dei loro piccoli nati – dichiara – gli incendi hanno ridotto e frammentato notevolmente gli habitat idonei, costringendo la fauna a concentrarsi in aree più ristrette. Anticipare l’apertura della caccia, come se nulla fosse accaduto, è dunque un atto che da deplorevole in assoluto, diventa vergognoso, alla luce degli accadimenti di queste settimane».

«La Regione – spiega Laghi – ha “tirato diritto” rispetto anche a quanto prevede la stessa legge nazionale, che fissa l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, in aperto contrasto con la stessa legge quadro, la 157/92, che consente la preapertura solo “a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori”, ovviamente relativi alla situazione delle specie oggetto di caccia anticipata. E il piano faunistico calabrese risale addirittura al 2003, ben oltre venti anni fa. Sarebbe stato opportuno e necessario, invece, applicare l’art.19 comma 1, sempre della legge n.157/92, che permette alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”».

«La Regione, invece si è comportata come se gli animali, anziché essere stati uccisi dalle fiamme e dal caldo torrido – sottolinea ancora il consigliere regionale – si fossero ulteriormente moltiplicati; come se lo spazio a loro disposizione, piuttosto che ridursi in seguito agli incendi, si fosse allargato a dismisura. E la stessa Regione dovrebbe spiegare ai tanti calabresi perché mai gli interventi straordinari invocati a gran voce, debbano interessare solo il patrimonio boschivo o quello agricolo e non lo stesso patrimonio faunistico, che costituisce un tutt’uno con i precedenti».

«La risposta è drammaticamente semplice, anche se inespressa: gli animali non votano – conclude Ferdinando Laghi – i cacciatori sì. Ma dovrebbe esserci pure un limite, e questo limite, con l’apertura anticipata dell’attività venatoria, è stato, con ogni evidenza, ampiamente superato. E, danno che si aggiunge a danno, c’è addirittura l’intenzione da parte della Regione di chiedere la caccia in deroga a specie attualmente protette tra cui il fringuello che pesa circa 20 grammi».

Plastica monouso, Laghi: «La Regione dia il buon esempio, la bandisca da tutti gli uffici»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una proposta di legge che vieta contenitori, stoviglie, bicchieri e cannucce usa e getta negli uffici regionali, negli enti vigilati e nelle manifestazioni finanziate dalla Regione, e premia i materiali riutilizzabili nelle gare pubbliche.

«In un mondo invaso dalla plastica, il modo migliore per avere rispetto della nostra “casa comune” è provare in ogni modo a eliminarla dal quotidiano usa e getta. Per questo ho depositato una proposta di legge che vieti i prodotti in plastica monouso negli uffici e nelle sedi della Regione, degli enti strumentali e delle aziende vigilate, distributori automatici compresi, e nelle fiere e nelle manifestazioni che la Regione organizza o finanzia anche solo in parte. Chi chiede ai cittadini comportamenti responsabili ha il dovere di adottarli per primo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«I numeri raccontano una realtà ormai insostenibile – evidenzia Laghi –. Della plastica, a livello globale se ne ricicla appena il nove per cento, mentre la sua produzione, che dipende dai combustibili fossili, pesa per circa il quattro per cento delle emissioni globali di gas serra. Calore, umidità e raggi ultravioletti, poi, sbriciolano i rifiuti disperdendoli e accelerano il rilascio di sostanze tossiche; piogge, alluvioni, e incendi fanno il resto, trasportandole nei mari, nei suoli e nell’aria».

«Una zavorra che ci portiamo dietro – afferma il consigliere regionale –. Microplastiche, nanoplastiche e sostanze chimiche associate, molte delle quali cancerogene o interferenti endocrini, vengono rilevate ormai in ogni organo del corpo umano e persino all’interno delle cellule, e attraversando la barriera placentare vanno a contaminare anche il bambino prima ancora che nasca. A questo si aggiunga una filiera del riciclo sotto pressione, con i centri di raccolta e selezione ingolfati e un rischio incendi che d’estate diventa ancora più concreto. Quindi, ogni oggetto usa e getta che non entra in un ufficio pubblico è un problema in meno lungo tutta la catena».
«La proposta di legge che ho presentato suggerisce passaggi semplici – prosegue Laghi –: nelle gare regionali l’uso di materiali riutilizzabili diventi un elemento che fa punteggio, accanto ai criteri ambientali minimi già obbligatori, così da spingere le imprese verso soluzioni durevoli. Il tutto avviene con il personale e le risorse già disponibili, senza un euro in più a carico del bilancio regionale».

«Chiedo alla Commissione competente di calendarizzare presto l’esame del testo e ai colleghi di tutti i gruppi di sostenerlo, perché sul terreno della tutela della salute e della salvaguardia dell’ambiente le appartenenze politiche contano poco», conclude Ferdinando Laghi.

Salario minimo negli appalti, Laghi: «Primo passo in commissione sanità. La proposta di legge presenta anche un valore etico»

Il consigliere regionale e segretario questore lancia la proposta sulla retribuzione minima garantita e rimarca: «Il nostro modello richiama quello pugliese non bloccato dalla Consulta».

«La proposta di legge sulla tutela della retribuzione minima salariale nei contratti pubblici della Regione Calabria ha affrontato il primo passaggio in commissione Sanità. È il provvedimento che introduce, per la prima volta nell’ordinamento regionale, una soglia retributiva minima tabellare di nove euro lordi l’ora per il personale impiegato negli appalti e nelle concessioni della Regione, delle aziende del sistema sanitario, delle agenzie e di tutti gli enti strumentali regionali». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«La soglia dei nove euro opera come un livello minimo di garanzia – evidenzia Laghi –: si applica ai trattamenti oggi più bassi, mentre i contratti collettivi che già assicurano retribuzioni superiori restano pienamente salvaguardati. È, praticamente, un pavimento sotto il quale nessuno può scendere».

«Il meccanismo – prosegue il consigliere regionale – è ancorato all’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo 36 del 2023: le stazioni appaltanti indicano il contratto collettivo più pertinente all’attività oggetto dell’appalto e verificano che preveda la soglia dei nove euro l’ora».

«Il nostro modello è quello salvato dalla Consulta – sottolinea Laghi –. Il senso della norma è di natura retributiva ed etica, e per questo non incide sui criteri di valutazione e aggiudicazione delle offerte, riservati alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. È esattamente il punto su cui la Corte costituzionale, con la sentenza 60 del 2026, ha bocciato la legge della Regione Toscana, costruita sul punteggio premiale in gara. La Puglia, che ha scelto la stessa tecnica normativa che proponiamo per la Calabria, ovvero una soglia retributiva non derogabile, senza incidenza sui criteri di gara, ha visto il ricorso del Governo dichiarato inammissibile dalla Consulta con la sentenza 188 del 2025».

«La proposta di legge, su mia richiesta, verrà approfondita anche in la collaborazione con l’area giuridica e con i dipartimenti regionali competenti – conclude Ferdinando Laghi – ed ho altresì proposto l’audizione di Tecnici qualificati per ulteriori valutazioni di cui la materia, articolata e complessa, si può giovare, affinchè i prossimi passaggi istituzionali possano alla fine portare a decisioni condivise, finalizzate a condizioni di lavoro sempre più rispettose dei diritti dei lavoratori e della loro dignità».

Trasporto pubblico locale, Laghi: «Subito un tavolo regionale sulla vertenza Amaco, a rischio 108 posti di lavoro»

Il consigliere regionale presenta un’interrogazione urgente alla Giunta regionale sulle vicende legate all’azienda di tpl di Cosenza, dopo l’appello dei sindacati lanciato il 28 luglio in Piazza dei Bruzi.

«La vertenza Amaco si trascina ormai da troppi anni e oggi mette a rischio il trasporto pubblico locale nell’area urbana di Cosenza, e non solo, e i 108 posti di lavoro degli attuali dipendenti dell’azienda. Parliamo di un servizio che rappresenta un diritto essenziale per migliaia di cittadini, studenti e lavoratori pendolari, ma anche persone la cui salute è collegata anche alla mobilità loro consentita e assicurata. E di 108 famiglie il cui reddito dipende dalla tenuta dell’azienda. La gestione in esercizio provvisorio garantisce la prosecuzione del servizio, ma non offre alcuna garanzia sugli asset strategici né sul rischio di apertura di una procedura di licenziamento collettivo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Il 28 luglio scorso, in Piazza dei Bruzi, Cgil, Filt-Cgil Calabria e altre organizzazioni sindacali hanno lanciato un appello chiaro: sospendere i licenziamenti e garantire il diritto alla mobilità dei cittadini cosentini – evidenzia Laghi –. Una richiesta che la Regione Calabria deve impegnarsi a raccogliere, trattandosi di un servizio pubblico fondamentale che rientra tra le sue competenze dirette e che non può restare senza risposta».

«Per questo ho presentato un’interrogazione urgente a risposta scritta al presidente della Giunta regionale, per chiedere la convocazione immediata di un tavolo istituzionale con Regione, Comune di Cosenza, curatela e organizzazioni sindacali – afferma ancora il consigliere regionale –. Ho chiesto inoltre quali iniziative la Regione intenda assumere per garantire la continuità del servizio, quali azioni intenda porre in essere per scongiurare qualsiasi procedura di licenziamento, per salvaguardare gli attuali 108 posti di lavoro, e se intenda intervenire per preservare gli asset strategici dell’azienda, indispensabili per qualsiasi prospettiva industriale futura».

«Chiedo, infine, alla Giunta regionale – conclude Ferdinando Laghi – una risposta tempestiva a queste mie domande. Su questa vertenza non è possibile perdere altro tempo, perché in gioco ci sono 108 posti di lavoro e la funzione basilare che il trasporto pubblico locale svolge per l’intera area di Cosenza».

Campi elettromagnetici a Terranova da Sibari, Laghi: «Sosteniamo la battaglia di Azione Popolare»

Il consigliere regionale esprime piena solidarietà a Luciano Parrotta e all’associazione, da un anno in attesa che il Comune discuta il regolamento sulle antenne per la telefonia mobile, e invita l’amministrazione ad approvarlo.

«La battaglia che l’associazione “Azione Popolare” sta portando avanti a Terranova da Sibari sui campi elettromagnetici è di quelle da giustizia sociale e condivisibile, perché ha un solo obiettivo: tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Esprimo piena solidarietà a Luciano Parrotta e all’associazione, che da quasi un anno attendono che l’amministrazione comunale metta finalmente in discussione la proposta di regolamento sulle stazioni radio base per la telefonia mobile, sottoscritta da oltre cinquanta cittadini». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Da primo firmatario della legge regionale che ha introdotto in Calabria regole più severe a tutela della popolazione dai campi elettromagnetici, conosco bene il valore di questa vertenza – evidenzia Laghi –. Riguarda il diritto di ogni calabrese a vivere in un territorio che mette al primo posto la salute pubblica».

«Ad Azione Popolare e a Luciano Parrotta voglio dire con chiarezza che in questa battaglia non sono soli – afferma ancora il consigliere regionale –. Seguirò da vicino l’evolversi della vicenda e resterò a disposizione per ogni iniziativa politica e istituzionale utile a sostenere una richiesta che nasce dal basso ed è pienamente legittima».

«Il fatto che Parrotta e l’associazione abbiano dovuto rivolgersi al Prefetto di Cosenza per vedere riconosciuta un’istanza rimasta lettera morta, per quasi un anno, al Comune di Terranova da Sibari, è la dimostrazione evidente di una politica che non ascolta i propri cittadini – rimarca il consigliere regionale. Quando ci si deve appellare a un’autorità superiore per ottenere un confronto che dovrebbe essere naturale, è la credibilità stessa delle istituzioni locali a essere messa in discussione».

«Invito, infine, l’amministrazione comunale di Terranova da Sibari a compiere il proprio dovere istituzionale, portando la proposta in discussione, auspicabilmente per approvare senza ulteriori ritardi il regolamento proposto dai cittadini – conclude Ferdinando Laghi».

Referti sanitari, Laghi: «Ad ogni utente ne va proposto l’invio per mail in alternativa al ritiro allo sportello»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato un’interrogazione sulla trasmissione telematica dei referti diagnostici e di laboratorio: «Il Fascicolo Sanitario Elettronico è attivo solo per il 2% dei calabresi, servono canali immediati e un’offerta esplicita all’utenza».

«Al momento del congedo, ogni utente/paziente delle strutture pubbliche calabresi dovrebbe sentirsi rivolgere una domanda semplice: il referto vuole riceverlo via posta elettronica o preferisce ritirarlo di persona allo sportello? Domanda che oggi, nelle nostre Aziende sanitarie, non viene quasi mai posta. E non certo perché sia vietata. Tutt’altro, la normativa la prevede e raccomanda esplicitamente. È questa la ragione dell’interrogazione che ho rivolto al presidente della Giunta regionale». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) dovrebbero confluire i referti clinici, entro cinque giorni dalla prestazione: lo prevedono l’articolo 12 del decreto legge 179/2012 e il decreto ministeriale del 7 settembre 2023. In Calabria, però, siamo molto indietro, la possibilità di usufruirne si ferma addirittura al 2% dei cittadini. Assai vicina allo zero! Nell’attesa che il FSE vada, chissà quando, a regime, la posta elettronica è uno strumento alternativo, pienamente autorizzato anche dalle stesse norme che disciplinano il Fascicolo Sanitario Elettronico».

«Del resto è quanto accade normalmente nelle strutture private, dove al paziente viene normalmente chiesto come desidera ricevere l’esito. La stessa possibilità può e deve essere garantita a chi si rivolge al servizio pubblico, altrimenti si concretizza, nei fatti, un vantaggio ingiustificato della sanità privata rispetto a quella pubblica. Ricevere un referto per via telematica, infatti, determina un risparmio di tempo e spesso anche economico, ove l’utente/paziente non sia in pensione».

«Chiedo dunque una direttiva regionale chiara per tutte le Aziende del Servizio Sanitario Regionale: all’atto della prestazione il paziente deve sempre ricevere un’offerta esplicita, se desideri, cioè, ricevere il referto via mail o ritirarlo allo sportello. Deve diventare – afferma ancora il consigliere regionale – una procedura di routine, tracciata, non una concessione lasciata alla buona volontà del singolo operatore. Da medico so cosa significhi l’attesa per il paziente anziano, magari di un comune dell’entroterra, costretto a rimettersi in auto e a percorrere decine di chilometri per ritirare in ospedale un referto che la legge vorrebbe già disponibile. Ogni viaggio evitabile che una struttura pubblica impone arbitrariamente, è un pezzo di diritto alla salute che si perde per strada».

PFAS, via libera del Consiglio regionale: approvata all’unanimità la legge Laghi per tutelare salute e ambiente

La norma introduce limiti più restrittivi agli scarichi nelle acque, istituisce un Comitato tecnico scientifico regionale e garantisce la pubblicazione dei dati sui controlli. Laghi: «Una legge di civiltà che allinea la Calabria alle regioni più avanzate».

E’ legge la proposta di Ferdinando Laghi che tutela i cittadini calabresi dai PFAS, meglio conosciuti come inquinanti eterni. Nel corso dell’ultima seduta, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta del Segretario Questore che stabilisce nuove misure per la riduzione dell’inquinamento da sostanze poli-e perfluoroalchiliche (PFAS), composti chimici di sintesi, ampiamente utilizzati per le loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e antiaderenti, presenti in oggetti di uso quotidiano come padelle antiaderenti, tessuti tecnici, imballaggi alimentari e schiume antincendio. Queste sostanze sintetiche sono estremamente persistenti in quanto non si degradano in natura e si accumulano nel corpo umano e negli ecosistemi. Una esposizione cronica a queste sostanze è stata associata a un aumento del rischio di tumori del rene e dei testicoli, oltre che a disfunzioni ormonali, immunitarie, epatiche e riproduttive. Nelle donne in gravidanza c’è poi il rischio della contaminazione del feto.

Recenti campionamenti confermano la presenza delle PFAS nei pesci e nelle acque potabili in Calabria, rendendo perciò ulteriormente utile una legge che riduce gli attuali valori-limite di emissione per sostanze PFAS negli scarichi in acque superficiali. La legge, inoltre, prevede l’istituzione di un Comitato Tecnico Scientifico Regionale che svolgerà un importante ruolo nel campo del monitoraggio e controllo dei PFAS.

“E’ una legge, questa, che punta alla tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare, della qualità delle risorse idriche e della salubrità degli ecosistemi presenti nel territorio della Regione Calabria – dichiara Laghi, firmatario della legge, sottoscritta anche dal presidente della Commissione Ambiente, Sergio Ferrari. È per questo che il dipartimento competente, elaborerà un piano annuale di controllo, i cui dati saranno pubblicati sui siti istituzionali della Regione Calabria entro trenta giorni dalle rilevazioni effettuate, affinché tutti i cittadini possano conoscere lo stato di salubrità dell’ambiente in cui vivono o che frequentano. Una legge, tra l’altro, a costo zero per la Regione, dal momento che non sono previsti oneri finanziari aggiuntivi. Una legge di civiltà che rafforza la tutela della salute dei cittadini calabresi e allinea finalmente la nostra regione a quelle più virtuose a livello nazionale”.

Ufficio stampa

Salario minimo negli appalti regionali, Laghi: «La proposta c’è già. Da dicembre»

Il consigliere regionale e segretario questore: «La nuova proposta depositata di recente è per larga parte sovrapponibile. Aperto alla collaborazione, meno ad iniziare ogni volta da capo».

«Ho letto con interesse la proposta di legge depositata dalla collega Barbuto sul salario minimo nei contratti pubblici regionali protocollata lo scorso 3 giugno 2026. Trovo il testo largamente condivisibile nei contenuti, del resto, è sostanzialmente coincidente con quello che io stesso ho depositato il 17 dicembre scorso (prot. n. 25055), dal titolo “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Calabria”». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«La legge che ho presentato sei mesi fa impegna la Regione, le aziende del sistema sanitario regionale, le agenzie, le autorità e tutti gli enti strumentali regionali a indicare, in ogni procedura di gara e in coerenza con l’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il contratto collettivo più attinente all’attività, stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Quegli stessi soggetti hanno l’obbligo di verificare che il contratto preveda una retribuzione minima tabellare pari a nove euro l’ora; e, quando l’impresa dichiara di applicare un contratto differente, di condurre il giudizio di equivalenza sui dodici parametri dell’allegato al codice degli appalti, accertando comunque la soglia inderogabile dei nove euro. Tutto questo senza un euro di nuovi oneri per il bilancio regionale».
«Stessa soglia – sottolinea Laghi – stesso ambito applicativo, stessa impostazione di fondo della legge proposta dalla Collega. C’è, semmai, una differenza tecnica che mi permetto di segnalare. La mia proposta costruisce un obbligo di verifica in capo alle stazioni appaltanti: i nove euro sono un vincolo, non un punteggio. Mi fa piacere, in ogni caso, che il tema convinca anche altri. Meno mi convince l’idea che si debba ricominciare da capo, come se nei cassetti delle commissioni non giacesse già un testo depositato sei mesi fa».
«Presumo si tratti di una svista, d’altronde il Consiglio regionale è luogo affollato di carte, e non di disinvoltura istituzionale. Ma proprio per questo colgo l’occasione per ricordare che la mia proposta esiste, è protocollata, e attende da dicembre di essere calendarizzata. Se l’obiettivo condiviso è garantire dignità salariale ai lavoratori degli appalti pubblici calabresi, la strada più rapida è discutere il testo già in essere, comunque modificabile, non aggiungerne un altro alla fila. Invito quindi la collega Barbuto e tutti i gruppi consiliari che intendano sostenere questa misura a unire le forze per portare la proposta esistente in commissione e in aula nel più breve tempo possibile. Il lavoro povero in Calabria non aspetta i tempi della burocrazia regionale. E nemmeno i lavoratori della sanità esternalizzata, delle pulizie, della manutenzione, quelli a cui questa legge è destinata».
«Sono disponibile – conclude Ferdinando Laghi – a ogni forma di collaborazione nell’interesse dei lavoratori calabresi. Meno lo sono a ricominciare ogni volta da capo».