Riapertura anticipata della caccia, Laghi: «Provvedimento grave e inaccettabile»

Il consigliere regionale e segretario questore: «Dopo gli incendi, con l’avvio anticipato della stagione venatoria, la Regione assesta un duro colpo alla fauna selvatica».

«Il prossimo 2 settembre si riapre la caccia. Così ha deciso la Giunta regionale, con l’approvazione del calendario venatorio 2026-27, nonostante gli innumerevoli roghi che hanno devastato il territorio regionale, assediato centri abitati, incenerito migliaia e migliaia di ettari di boschi, campi e di macchia mediterranea. Una “stagione di fuoco” ben lungi, purtroppo, dall’essersi conclusa. Infatti, lo stesso Piano Regionale per la Prevenzione e la Lotta Attiva agli Incendi Boschivi (Piano AIB) 2026 evidenzia che agosto e settembre rappresentano il periodo di maggior rischio e che quindi l’emergenza non è ancora finita. I dati satellitari indicano che, al 28 luglio, nella nostra regione, sono stati rilevati oltre mille grandi incendi boschivi. Uno scenario terribile, con animali selvatici morti in numero altissimo e che ora – quelli che sono sopravvissuti – dovranno vedersela con migliaia di fucili pronti, puntati su di loro, senza alcuna considerazione per il disastro che ha colpito l’ambiente calabrese e senza tenere conto dei danni subiti dalle specie, in questi giorni di fuoco e di siccità». È quanto dichiara il consigliere regionale, segretario questore, Ferdinando Laghi.

«A parte il danno diretto della morte di migliaia di animali e dei loro piccoli nati – dichiara – gli incendi hanno ridotto e frammentato notevolmente gli habitat idonei, costringendo la fauna a concentrarsi in aree più ristrette. Anticipare l’apertura della caccia, come se nulla fosse accaduto, è dunque un atto che da deplorevole in assoluto, diventa vergognoso, alla luce degli accadimenti di queste settimane».

«La Regione – spiega Laghi – ha “tirato diritto” rispetto anche a quanto prevede la stessa legge nazionale, che fissa l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, in aperto contrasto con la stessa legge quadro, la 157/92, che consente la preapertura solo “a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori”, ovviamente relativi alla situazione delle specie oggetto di caccia anticipata. E il piano faunistico calabrese risale addirittura al 2003, ben oltre venti anni fa. Sarebbe stato opportuno e necessario, invece, applicare l’art.19 comma 1, sempre della legge n.157/92, che permette alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”».

«La Regione, invece si è comportata come se gli animali, anziché essere stati uccisi dalle fiamme e dal caldo torrido – sottolinea ancora il consigliere regionale – si fossero ulteriormente moltiplicati; come se lo spazio a loro disposizione, piuttosto che ridursi in seguito agli incendi, si fosse allargato a dismisura. E la stessa Regione dovrebbe spiegare ai tanti calabresi perché mai gli interventi straordinari invocati a gran voce, debbano interessare solo il patrimonio boschivo o quello agricolo e non lo stesso patrimonio faunistico, che costituisce un tutt’uno con i precedenti».

«La risposta è drammaticamente semplice, anche se inespressa: gli animali non votano – conclude Ferdinando Laghi – i cacciatori sì. Ma dovrebbe esserci pure un limite, e questo limite, con l’apertura anticipata dell’attività venatoria, è stato, con ogni evidenza, ampiamente superato. E, danno che si aggiunge a danno, c’è addirittura l’intenzione da parte della Regione di chiedere la caccia in deroga a specie attualmente protette tra cui il fringuello che pesa circa 20 grammi».

Plastica monouso, Laghi: «La Regione dia il buon esempio, la bandisca da tutti gli uffici»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una proposta di legge che vieta contenitori, stoviglie, bicchieri e cannucce usa e getta negli uffici regionali, negli enti vigilati e nelle manifestazioni finanziate dalla Regione, e premia i materiali riutilizzabili nelle gare pubbliche.

«In un mondo invaso dalla plastica, il modo migliore per avere rispetto della nostra “casa comune” è provare in ogni modo a eliminarla dal quotidiano usa e getta. Per questo ho depositato una proposta di legge che vieti i prodotti in plastica monouso negli uffici e nelle sedi della Regione, degli enti strumentali e delle aziende vigilate, distributori automatici compresi, e nelle fiere e nelle manifestazioni che la Regione organizza o finanzia anche solo in parte. Chi chiede ai cittadini comportamenti responsabili ha il dovere di adottarli per primo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«I numeri raccontano una realtà ormai insostenibile – evidenzia Laghi –. Della plastica, a livello globale se ne ricicla appena il nove per cento, mentre la sua produzione, che dipende dai combustibili fossili, pesa per circa il quattro per cento delle emissioni globali di gas serra. Calore, umidità e raggi ultravioletti, poi, sbriciolano i rifiuti disperdendoli e accelerano il rilascio di sostanze tossiche; piogge, alluvioni, e incendi fanno il resto, trasportandole nei mari, nei suoli e nell’aria».

«Una zavorra che ci portiamo dietro – afferma il consigliere regionale –. Microplastiche, nanoplastiche e sostanze chimiche associate, molte delle quali cancerogene o interferenti endocrini, vengono rilevate ormai in ogni organo del corpo umano e persino all’interno delle cellule, e attraversando la barriera placentare vanno a contaminare anche il bambino prima ancora che nasca. A questo si aggiunga una filiera del riciclo sotto pressione, con i centri di raccolta e selezione ingolfati e un rischio incendi che d’estate diventa ancora più concreto. Quindi, ogni oggetto usa e getta che non entra in un ufficio pubblico è un problema in meno lungo tutta la catena».
«La proposta di legge che ho presentato suggerisce passaggi semplici – prosegue Laghi –: nelle gare regionali l’uso di materiali riutilizzabili diventi un elemento che fa punteggio, accanto ai criteri ambientali minimi già obbligatori, così da spingere le imprese verso soluzioni durevoli. Il tutto avviene con il personale e le risorse già disponibili, senza un euro in più a carico del bilancio regionale».

«Chiedo alla Commissione competente di calendarizzare presto l’esame del testo e ai colleghi di tutti i gruppi di sostenerlo, perché sul terreno della tutela della salute e della salvaguardia dell’ambiente le appartenenze politiche contano poco», conclude Ferdinando Laghi.

Salario minimo negli appalti, Laghi: «Primo passo in commissione sanità. La proposta di legge presenta anche un valore etico»

Il consigliere regionale e segretario questore lancia la proposta sulla retribuzione minima garantita e rimarca: «Il nostro modello richiama quello pugliese non bloccato dalla Consulta».

«La proposta di legge sulla tutela della retribuzione minima salariale nei contratti pubblici della Regione Calabria ha affrontato il primo passaggio in commissione Sanità. È il provvedimento che introduce, per la prima volta nell’ordinamento regionale, una soglia retributiva minima tabellare di nove euro lordi l’ora per il personale impiegato negli appalti e nelle concessioni della Regione, delle aziende del sistema sanitario, delle agenzie e di tutti gli enti strumentali regionali». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«La soglia dei nove euro opera come un livello minimo di garanzia – evidenzia Laghi –: si applica ai trattamenti oggi più bassi, mentre i contratti collettivi che già assicurano retribuzioni superiori restano pienamente salvaguardati. È, praticamente, un pavimento sotto il quale nessuno può scendere».

«Il meccanismo – prosegue il consigliere regionale – è ancorato all’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo 36 del 2023: le stazioni appaltanti indicano il contratto collettivo più pertinente all’attività oggetto dell’appalto e verificano che preveda la soglia dei nove euro l’ora».

«Il nostro modello è quello salvato dalla Consulta – sottolinea Laghi –. Il senso della norma è di natura retributiva ed etica, e per questo non incide sui criteri di valutazione e aggiudicazione delle offerte, riservati alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. È esattamente il punto su cui la Corte costituzionale, con la sentenza 60 del 2026, ha bocciato la legge della Regione Toscana, costruita sul punteggio premiale in gara. La Puglia, che ha scelto la stessa tecnica normativa che proponiamo per la Calabria, ovvero una soglia retributiva non derogabile, senza incidenza sui criteri di gara, ha visto il ricorso del Governo dichiarato inammissibile dalla Consulta con la sentenza 188 del 2025».

«La proposta di legge, su mia richiesta, verrà approfondita anche in la collaborazione con l’area giuridica e con i dipartimenti regionali competenti – conclude Ferdinando Laghi – ed ho altresì proposto l’audizione di Tecnici qualificati per ulteriori valutazioni di cui la materia, articolata e complessa, si può giovare, affinchè i prossimi passaggi istituzionali possano alla fine portare a decisioni condivise, finalizzate a condizioni di lavoro sempre più rispettose dei diritti dei lavoratori e della loro dignità».

Trasporto pubblico locale, Laghi: «Subito un tavolo regionale sulla vertenza Amaco, a rischio 108 posti di lavoro»

Il consigliere regionale presenta un’interrogazione urgente alla Giunta regionale sulle vicende legate all’azienda di tpl di Cosenza, dopo l’appello dei sindacati lanciato il 28 luglio in Piazza dei Bruzi.

«La vertenza Amaco si trascina ormai da troppi anni e oggi mette a rischio il trasporto pubblico locale nell’area urbana di Cosenza, e non solo, e i 108 posti di lavoro degli attuali dipendenti dell’azienda. Parliamo di un servizio che rappresenta un diritto essenziale per migliaia di cittadini, studenti e lavoratori pendolari, ma anche persone la cui salute è collegata anche alla mobilità loro consentita e assicurata. E di 108 famiglie il cui reddito dipende dalla tenuta dell’azienda. La gestione in esercizio provvisorio garantisce la prosecuzione del servizio, ma non offre alcuna garanzia sugli asset strategici né sul rischio di apertura di una procedura di licenziamento collettivo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Il 28 luglio scorso, in Piazza dei Bruzi, Cgil, Filt-Cgil Calabria e altre organizzazioni sindacali hanno lanciato un appello chiaro: sospendere i licenziamenti e garantire il diritto alla mobilità dei cittadini cosentini – evidenzia Laghi –. Una richiesta che la Regione Calabria deve impegnarsi a raccogliere, trattandosi di un servizio pubblico fondamentale che rientra tra le sue competenze dirette e che non può restare senza risposta».

«Per questo ho presentato un’interrogazione urgente a risposta scritta al presidente della Giunta regionale, per chiedere la convocazione immediata di un tavolo istituzionale con Regione, Comune di Cosenza, curatela e organizzazioni sindacali – afferma ancora il consigliere regionale –. Ho chiesto inoltre quali iniziative la Regione intenda assumere per garantire la continuità del servizio, quali azioni intenda porre in essere per scongiurare qualsiasi procedura di licenziamento, per salvaguardare gli attuali 108 posti di lavoro, e se intenda intervenire per preservare gli asset strategici dell’azienda, indispensabili per qualsiasi prospettiva industriale futura».

«Chiedo, infine, alla Giunta regionale – conclude Ferdinando Laghi – una risposta tempestiva a queste mie domande. Su questa vertenza non è possibile perdere altro tempo, perché in gioco ci sono 108 posti di lavoro e la funzione basilare che il trasporto pubblico locale svolge per l’intera area di Cosenza».

Vinitaly, turismo e slogan: Rifondazione smonta la narrazione della “Calabria Straordinaria”

In questi giorni si è tenuto a Sibari l’evento Vinitaly and the City, la versione fuori salone del mega evento veronese sul mondo del vitivinicolo. Al netto dei seri dubbi, già avanzati da operatori del settore, rispetto alle effettive ricadute economiche per i piccoli produttori locali ingenerate da questa logica aggressiva e ecologicamente impattante dei grandi eventi, assistiamo a quella che ci sembra sia l’ennesima passerella da parte del Presidente.

Occhiuto questa volta è in ottima compagnia: nella serata di apertura dell’evento erano presenti, oltre all’assessore Gallo, i ministri Giuli e Lollobrigida.

Una fantasiosa “Calabria Straordinaria” è oggetto delle dichiarazioni dei ministri e del Presidente, che ci raccontano di una regione che cresce più di tutte le altre. Lo stesso rapporto Bankitalia, spesso citato dagli esponenti del centro-destra, ci restituisce però una fotografia della Calabria molto diversa da quella raccontata dal nostro Presidente: i livelli occupazionali sono inferiori rispetto alla media italiana, la retribuzione è in calo e i fondi sono non strutturati e quindi inefficienti sul lungo periodo. La crescita dell’economia, inoltre, è strettamente legata al lavoro stagionale il quale nasconde, non troppo velatamente, retribuzioni misere e precarietà diffusa, oltre che turni di lavoro estenuanti.

Nonostante ciò, il Presidente della regione afferma nelle sue dichiarazioni che è il momento di sfruttare la massiccia presenza di turisti, senza però che i calabresi si aspettino ulteriori aiuti regionali: bisogna “svegliarsi e fare impresa”!

Si tratta di dichiarazioni che promuovono un neoliberismo spicciolo, ideologicamente contrario all’intervento statale, sempre derubricato come assistenzialismo e contrapposto alle capacità individuali di “fare impresa” e al merito.

Il progresso della regione si misura ancora una volta tramite la lente del profitto, della capacità di “creare nuove opportunità economiche”, come ha affermato il ministro Lollobrigida a Lamezia ospite di Confagricoltura nella stessa giornata di ieri. Non c’è riferimento alcuno a questioni di primaria importanza che stanno interessando concretamente la vita dei calabresi e delle calabresi, come la sanità, il trasporto pubblico e la tutela del territorio.

Rifondazione Comunista rifiuta l’immagine completamente distorta che emerge da eventi di questo tipo. Ci sembra infatti inaccettabile che, nella narrazione ormai dominante, si antepongano alle esigenze vive dei calabresi e delle calabresi le necessità del turista stagionale.

In definitiva ci sembra che quella “Straordinaria” non sia affatto la regione che il 99% dei calabresi e delle calabresi vivono quotidianamente, bensì quella che è evidentemente immaginata da una giunta e da un gruppo ristretto di clienti e privilegiati, tutti completamente slegati da un contatto reale con la quotidianità.

Rifondazione Comunista Calabria

Riforma elettorale. Dibattito ad Aiello il 27 luglio 2026

Confronto pubblico e riflessione istituzionale su uno dei temi centrali del dibattito politico nazionale. Lunedì 27 luglio, a partire dalle ore 18:00, a piazza Plebiscito ad Aiello Calabro si terrà l’incontro dal titolo: «L’Italia si merita questa riforma elettorale?».

L’iniziativa intende approfondire i contenuti, gli impatti e le prospettive della proposta di riforma elettorale in discussione, avvalendosi del contributo di esponenti del mondo politico, sindacale, accademico e dell’informazione.

Al dibattito partecipano: Luca Lepore, sindaco di Aiello Calabro, Antonlivio Perfetti, giornalista, Franco Iacucci, già Consigliere Regionale, Walter Nocito, docente UNICAL, Roberto Castagna, già Segretario Generale UIL Calabria e Enzo Paolini, presidente Comitato per la Costituzione di Cosenza. I lavori saranno moderati da Tonino Simone. Gli interventi e il dibattito si concluderanno con il contributo dell’On. Sandro Principe, sindaco della città di Rende.

Campi elettromagnetici a Terranova da Sibari, Laghi: «Sosteniamo la battaglia di Azione Popolare»

Il consigliere regionale esprime piena solidarietà a Luciano Parrotta e all’associazione, da un anno in attesa che il Comune discuta il regolamento sulle antenne per la telefonia mobile, e invita l’amministrazione ad approvarlo.

«La battaglia che l’associazione “Azione Popolare” sta portando avanti a Terranova da Sibari sui campi elettromagnetici è di quelle da giustizia sociale e condivisibile, perché ha un solo obiettivo: tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Esprimo piena solidarietà a Luciano Parrotta e all’associazione, che da quasi un anno attendono che l’amministrazione comunale metta finalmente in discussione la proposta di regolamento sulle stazioni radio base per la telefonia mobile, sottoscritta da oltre cinquanta cittadini». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Da primo firmatario della legge regionale che ha introdotto in Calabria regole più severe a tutela della popolazione dai campi elettromagnetici, conosco bene il valore di questa vertenza – evidenzia Laghi –. Riguarda il diritto di ogni calabrese a vivere in un territorio che mette al primo posto la salute pubblica».

«Ad Azione Popolare e a Luciano Parrotta voglio dire con chiarezza che in questa battaglia non sono soli – afferma ancora il consigliere regionale –. Seguirò da vicino l’evolversi della vicenda e resterò a disposizione per ogni iniziativa politica e istituzionale utile a sostenere una richiesta che nasce dal basso ed è pienamente legittima».

«Il fatto che Parrotta e l’associazione abbiano dovuto rivolgersi al Prefetto di Cosenza per vedere riconosciuta un’istanza rimasta lettera morta, per quasi un anno, al Comune di Terranova da Sibari, è la dimostrazione evidente di una politica che non ascolta i propri cittadini – rimarca il consigliere regionale. Quando ci si deve appellare a un’autorità superiore per ottenere un confronto che dovrebbe essere naturale, è la credibilità stessa delle istituzioni locali a essere messa in discussione».

«Invito, infine, l’amministrazione comunale di Terranova da Sibari a compiere il proprio dovere istituzionale, portando la proposta in discussione, auspicabilmente per approvare senza ulteriori ritardi il regolamento proposto dai cittadini – conclude Ferdinando Laghi».

Salario minimo negli appalti regionali, Laghi: «La proposta c’è già. Da dicembre»

Il consigliere regionale e segretario questore: «La nuova proposta depositata di recente è per larga parte sovrapponibile. Aperto alla collaborazione, meno ad iniziare ogni volta da capo».

«Ho letto con interesse la proposta di legge depositata dalla collega Barbuto sul salario minimo nei contratti pubblici regionali protocollata lo scorso 3 giugno 2026. Trovo il testo largamente condivisibile nei contenuti, del resto, è sostanzialmente coincidente con quello che io stesso ho depositato il 17 dicembre scorso (prot. n. 25055), dal titolo “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Calabria”». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«La legge che ho presentato sei mesi fa impegna la Regione, le aziende del sistema sanitario regionale, le agenzie, le autorità e tutti gli enti strumentali regionali a indicare, in ogni procedura di gara e in coerenza con l’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il contratto collettivo più attinente all’attività, stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Quegli stessi soggetti hanno l’obbligo di verificare che il contratto preveda una retribuzione minima tabellare pari a nove euro l’ora; e, quando l’impresa dichiara di applicare un contratto differente, di condurre il giudizio di equivalenza sui dodici parametri dell’allegato al codice degli appalti, accertando comunque la soglia inderogabile dei nove euro. Tutto questo senza un euro di nuovi oneri per il bilancio regionale».
«Stessa soglia – sottolinea Laghi – stesso ambito applicativo, stessa impostazione di fondo della legge proposta dalla Collega. C’è, semmai, una differenza tecnica che mi permetto di segnalare. La mia proposta costruisce un obbligo di verifica in capo alle stazioni appaltanti: i nove euro sono un vincolo, non un punteggio. Mi fa piacere, in ogni caso, che il tema convinca anche altri. Meno mi convince l’idea che si debba ricominciare da capo, come se nei cassetti delle commissioni non giacesse già un testo depositato sei mesi fa».
«Presumo si tratti di una svista, d’altronde il Consiglio regionale è luogo affollato di carte, e non di disinvoltura istituzionale. Ma proprio per questo colgo l’occasione per ricordare che la mia proposta esiste, è protocollata, e attende da dicembre di essere calendarizzata. Se l’obiettivo condiviso è garantire dignità salariale ai lavoratori degli appalti pubblici calabresi, la strada più rapida è discutere il testo già in essere, comunque modificabile, non aggiungerne un altro alla fila. Invito quindi la collega Barbuto e tutti i gruppi consiliari che intendano sostenere questa misura a unire le forze per portare la proposta esistente in commissione e in aula nel più breve tempo possibile. Il lavoro povero in Calabria non aspetta i tempi della burocrazia regionale. E nemmeno i lavoratori della sanità esternalizzata, delle pulizie, della manutenzione, quelli a cui questa legge è destinata».
«Sono disponibile – conclude Ferdinando Laghi – a ogni forma di collaborazione nell’interesse dei lavoratori calabresi. Meno lo sono a ricominciare ogni volta da capo».

“1% Equo”, tassazione grandi patrimoni, al via nell’area urbana di Cosenza

Parte ufficialmente anche nell’area urbana di Cosenza e Rende la raccolta firme per “1% Equo”, la proposta di iniziativa popolare che punta a ridurre le disuguaglianze economiche e rafforzare i diritti sociali nel nostro Paese.
L’iniziativa chiede un contributo maggiore alle grandissime ricchezze, destinando nuove risorse a settori fondamentali per la vita delle persone: sanità pubblica, scuola e università, diritto all’abitare, tutela ambientale, sicurezza sul lavoro e sostegno al reddito.
In un’Italia in cui milioni di persone fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese, mentre poche persone concentrano patrimoni enormi, “1% Equo” propone un principio semplice e giusto: più equità sociale, meno privilegi.
Anche a Cosenza e Rende sarà possibile sostenere la campagna sia online che fisicamente ai banchetti organizzati sul territorio.

I primi appuntamenti pubblici
Sabato 23 maggio
Piazza Unità d’Italia (Commenda) – ore 10.30
Piazza XI Settembre (Corso Mazzini) – ore 17.30

La firma online può essere effettuata in pochi minuti tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica al link:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500014

Tutte le informazioni sulla proposta e sulla campagna sono disponibili sul sito:
https://www.unpercentoequo.it

Circolo area urbana “Gullo-Mazzotta” Partito della Rifondazione Comunista

Pronto soccorso di Castrovillari, Laghi: «Cantiere infinito e quattro mesi di silenzi dall’Asp sull’accesso agli atti. Presentata un’interrogazione e un esposto ad Anac e Corte dei Conti»

Il consigliere regionale e segretario questore denuncia: «Lavori che si prolungano senza alcuna previsione certa, il tutto con gravi disagi per i cittadini dell’area del Pollino. Se l’azienda, più volte interrogata, non risponde, lo faranno le autorità competenti».

«Il Pronto Soccorso dell’ospedale di Castrovillari è un cantiere aperto da troppo tempo. Ad oggi non è dato sapere quale sia nel dettaglio lo stato di completamento delle opere progettate, mancano gli arredi, mancano attrezzature fondamentali e, soprattutto, non si hanno notizie di adeguamento dell’organico sanitario. A tutto questo fa da contraltare il silenzio ingiustificabile dell’Asp di Cosenza ad ogni richiesta di chiarimenti». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«Questa situazione va ad aggravare una situazione non certo confortante per i cittadini che necessitino di cure urgenti. Il presidio di Castrovillari, peraltro, soffre da anni di una cronica carenza di personale a tutti i livelli, dai primari ai dirigenti medici, dagli infermieri agli operatori socio sanitari (OSS), al personale amministrativo, cosa che mette a dura prova l’efficienza di diversi reparti e servizi. Eppure il “Ferrari” – spiega il consigliere regionale – è l’unico punto di riferimento sanitario, come spoke, per l’intera area del Pollino. In questo scenario non possiamo permetterci un Pronto soccorso ricollocato da troppo tempo in spazi angusti e disagevoli, per via di un cantiere di cui nessuno conosce i tempi».
«Per questi motivi ho presentato la prima richiesta di accesso agli atti il 28 gennaio 2026, nell’esercizio delle funzioni ispettive di consigliere regionale. Ho chiesto di sapere – spiega Ferdinando Laghi – quali siano i termini del cronoprogramma dei lavori, notizie su eventuali differimenti e la data di conclusione. L’Asp non mi ha risposto. Ho sollecitato il 12 febbraio. Poi il 24 marzo. Il 20 aprile ho reiterato la richiesta, invocando espressamente la norma che obbliga le pubbliche amministrazioni a rispondere entro i termini di legge. In tutta risposta ho ricevuto quattro mesi di silenzi su una questione vitale per la salute di migliaia di persone».
«Sono stato, quindi, costretto – specifica Ferdinando Laghi – a formalizzare un esposto alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, all’Autorità Nazionale Anticorruzione e alla Procura regionale della Corte dei Conti, mettendo in conoscenza il presidente della Regione. Ho anche depositato un’interrogazione alla Giunta per sapere quali provvedimenti, anche urgenti, intenda assumere su un cantiere dalla tempistica misteriosa e su un pronto soccorso provvisorio da oltre un anno».
«Se l’Asp di Cosenza non è in grado di rispondere a un consigliere regionale che chiede atti nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali – conclude il segretario questore del Consiglio regionale della Calabria – impedisce di fatto l’esercizio del mandato che i cittadini mi hanno conferito. Saranno le autorità competenti ad accertare quello che l’azienda non ha voluto dire».