Vinitaly, turismo e slogan: Rifondazione smonta la narrazione della “Calabria Straordinaria”

In questi giorni si è tenuto a Sibari l’evento Vinitaly and the City, la versione fuori salone del mega evento veronese sul mondo del vitivinicolo. Al netto dei seri dubbi, già avanzati da operatori del settore, rispetto alle effettive ricadute economiche per i piccoli produttori locali ingenerate da questa logica aggressiva e ecologicamente impattante dei grandi eventi, assistiamo a quella che ci sembra sia l’ennesima passerella da parte del Presidente.

Occhiuto questa volta è in ottima compagnia: nella serata di apertura dell’evento erano presenti, oltre all’assessore Gallo, i ministri Giuli e Lollobrigida.

Una fantasiosa “Calabria Straordinaria” è oggetto delle dichiarazioni dei ministri e del Presidente, che ci raccontano di una regione che cresce più di tutte le altre. Lo stesso rapporto Bankitalia, spesso citato dagli esponenti del centro-destra, ci restituisce però una fotografia della Calabria molto diversa da quella raccontata dal nostro Presidente: i livelli occupazionali sono inferiori rispetto alla media italiana, la retribuzione è in calo e i fondi sono non strutturati e quindi inefficienti sul lungo periodo. La crescita dell’economia, inoltre, è strettamente legata al lavoro stagionale il quale nasconde, non troppo velatamente, retribuzioni misere e precarietà diffusa, oltre che turni di lavoro estenuanti.

Nonostante ciò, il Presidente della regione afferma nelle sue dichiarazioni che è il momento di sfruttare la massiccia presenza di turisti, senza però che i calabresi si aspettino ulteriori aiuti regionali: bisogna “svegliarsi e fare impresa”!

Si tratta di dichiarazioni che promuovono un neoliberismo spicciolo, ideologicamente contrario all’intervento statale, sempre derubricato come assistenzialismo e contrapposto alle capacità individuali di “fare impresa” e al merito.

Il progresso della regione si misura ancora una volta tramite la lente del profitto, della capacità di “creare nuove opportunità economiche”, come ha affermato il ministro Lollobrigida a Lamezia ospite di Confagricoltura nella stessa giornata di ieri. Non c’è riferimento alcuno a questioni di primaria importanza che stanno interessando concretamente la vita dei calabresi e delle calabresi, come la sanità, il trasporto pubblico e la tutela del territorio.

Rifondazione Comunista rifiuta l’immagine completamente distorta che emerge da eventi di questo tipo. Ci sembra infatti inaccettabile che, nella narrazione ormai dominante, si antepongano alle esigenze vive dei calabresi e delle calabresi le necessità del turista stagionale.

In definitiva ci sembra che quella “Straordinaria” non sia affatto la regione che il 99% dei calabresi e delle calabresi vivono quotidianamente, bensì quella che è evidentemente immaginata da una giunta e da un gruppo ristretto di clienti e privilegiati, tutti completamente slegati da un contatto reale con la quotidianità.

Rifondazione Comunista Calabria

Riforma elettorale. Dibattito ad Aiello il 27 luglio 2026

Confronto pubblico e riflessione istituzionale su uno dei temi centrali del dibattito politico nazionale. Lunedì 27 luglio, a partire dalle ore 18:00, a piazza Plebiscito ad Aiello Calabro si terrà l’incontro dal titolo: «L’Italia si merita questa riforma elettorale?».

L’iniziativa intende approfondire i contenuti, gli impatti e le prospettive della proposta di riforma elettorale in discussione, avvalendosi del contributo di esponenti del mondo politico, sindacale, accademico e dell’informazione.

Al dibattito partecipano: Luca Lepore, sindaco di Aiello Calabro, Antonlivio Perfetti, giornalista, Franco Iacucci, già Consigliere Regionale, Walter Nocito, docente UNICAL, Roberto Castagna, già Segretario Generale UIL Calabria e Enzo Paolini, presidente Comitato per la Costituzione di Cosenza. I lavori saranno moderati da Tonino Simone. Gli interventi e il dibattito si concluderanno con il contributo dell’On. Sandro Principe, sindaco della città di Rende.

Campi elettromagnetici a Terranova da Sibari, Laghi: «Sosteniamo la battaglia di Azione Popolare»

Il consigliere regionale esprime piena solidarietà a Luciano Parrotta e all’associazione, da un anno in attesa che il Comune discuta il regolamento sulle antenne per la telefonia mobile, e invita l’amministrazione ad approvarlo.

«La battaglia che l’associazione “Azione Popolare” sta portando avanti a Terranova da Sibari sui campi elettromagnetici è di quelle da giustizia sociale e condivisibile, perché ha un solo obiettivo: tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Esprimo piena solidarietà a Luciano Parrotta e all’associazione, che da quasi un anno attendono che l’amministrazione comunale metta finalmente in discussione la proposta di regolamento sulle stazioni radio base per la telefonia mobile, sottoscritta da oltre cinquanta cittadini». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Da primo firmatario della legge regionale che ha introdotto in Calabria regole più severe a tutela della popolazione dai campi elettromagnetici, conosco bene il valore di questa vertenza – evidenzia Laghi –. Riguarda il diritto di ogni calabrese a vivere in un territorio che mette al primo posto la salute pubblica».

«Ad Azione Popolare e a Luciano Parrotta voglio dire con chiarezza che in questa battaglia non sono soli – afferma ancora il consigliere regionale –. Seguirò da vicino l’evolversi della vicenda e resterò a disposizione per ogni iniziativa politica e istituzionale utile a sostenere una richiesta che nasce dal basso ed è pienamente legittima».

«Il fatto che Parrotta e l’associazione abbiano dovuto rivolgersi al Prefetto di Cosenza per vedere riconosciuta un’istanza rimasta lettera morta, per quasi un anno, al Comune di Terranova da Sibari, è la dimostrazione evidente di una politica che non ascolta i propri cittadini – rimarca il consigliere regionale. Quando ci si deve appellare a un’autorità superiore per ottenere un confronto che dovrebbe essere naturale, è la credibilità stessa delle istituzioni locali a essere messa in discussione».

«Invito, infine, l’amministrazione comunale di Terranova da Sibari a compiere il proprio dovere istituzionale, portando la proposta in discussione, auspicabilmente per approvare senza ulteriori ritardi il regolamento proposto dai cittadini – conclude Ferdinando Laghi».

Salario minimo negli appalti regionali, Laghi: «La proposta c’è già. Da dicembre»

Il consigliere regionale e segretario questore: «La nuova proposta depositata di recente è per larga parte sovrapponibile. Aperto alla collaborazione, meno ad iniziare ogni volta da capo».

«Ho letto con interesse la proposta di legge depositata dalla collega Barbuto sul salario minimo nei contratti pubblici regionali protocollata lo scorso 3 giugno 2026. Trovo il testo largamente condivisibile nei contenuti, del resto, è sostanzialmente coincidente con quello che io stesso ho depositato il 17 dicembre scorso (prot. n. 25055), dal titolo “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Calabria”». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«La legge che ho presentato sei mesi fa impegna la Regione, le aziende del sistema sanitario regionale, le agenzie, le autorità e tutti gli enti strumentali regionali a indicare, in ogni procedura di gara e in coerenza con l’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il contratto collettivo più attinente all’attività, stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Quegli stessi soggetti hanno l’obbligo di verificare che il contratto preveda una retribuzione minima tabellare pari a nove euro l’ora; e, quando l’impresa dichiara di applicare un contratto differente, di condurre il giudizio di equivalenza sui dodici parametri dell’allegato al codice degli appalti, accertando comunque la soglia inderogabile dei nove euro. Tutto questo senza un euro di nuovi oneri per il bilancio regionale».
«Stessa soglia – sottolinea Laghi – stesso ambito applicativo, stessa impostazione di fondo della legge proposta dalla Collega. C’è, semmai, una differenza tecnica che mi permetto di segnalare. La mia proposta costruisce un obbligo di verifica in capo alle stazioni appaltanti: i nove euro sono un vincolo, non un punteggio. Mi fa piacere, in ogni caso, che il tema convinca anche altri. Meno mi convince l’idea che si debba ricominciare da capo, come se nei cassetti delle commissioni non giacesse già un testo depositato sei mesi fa».
«Presumo si tratti di una svista, d’altronde il Consiglio regionale è luogo affollato di carte, e non di disinvoltura istituzionale. Ma proprio per questo colgo l’occasione per ricordare che la mia proposta esiste, è protocollata, e attende da dicembre di essere calendarizzata. Se l’obiettivo condiviso è garantire dignità salariale ai lavoratori degli appalti pubblici calabresi, la strada più rapida è discutere il testo già in essere, comunque modificabile, non aggiungerne un altro alla fila. Invito quindi la collega Barbuto e tutti i gruppi consiliari che intendano sostenere questa misura a unire le forze per portare la proposta esistente in commissione e in aula nel più breve tempo possibile. Il lavoro povero in Calabria non aspetta i tempi della burocrazia regionale. E nemmeno i lavoratori della sanità esternalizzata, delle pulizie, della manutenzione, quelli a cui questa legge è destinata».
«Sono disponibile – conclude Ferdinando Laghi – a ogni forma di collaborazione nell’interesse dei lavoratori calabresi. Meno lo sono a ricominciare ogni volta da capo».

“1% Equo”, tassazione grandi patrimoni, al via nell’area urbana di Cosenza

Parte ufficialmente anche nell’area urbana di Cosenza e Rende la raccolta firme per “1% Equo”, la proposta di iniziativa popolare che punta a ridurre le disuguaglianze economiche e rafforzare i diritti sociali nel nostro Paese.
L’iniziativa chiede un contributo maggiore alle grandissime ricchezze, destinando nuove risorse a settori fondamentali per la vita delle persone: sanità pubblica, scuola e università, diritto all’abitare, tutela ambientale, sicurezza sul lavoro e sostegno al reddito.
In un’Italia in cui milioni di persone fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese, mentre poche persone concentrano patrimoni enormi, “1% Equo” propone un principio semplice e giusto: più equità sociale, meno privilegi.
Anche a Cosenza e Rende sarà possibile sostenere la campagna sia online che fisicamente ai banchetti organizzati sul territorio.

I primi appuntamenti pubblici
Sabato 23 maggio
Piazza Unità d’Italia (Commenda) – ore 10.30
Piazza XI Settembre (Corso Mazzini) – ore 17.30

La firma online può essere effettuata in pochi minuti tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica al link:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500014

Tutte le informazioni sulla proposta e sulla campagna sono disponibili sul sito:
https://www.unpercentoequo.it

Circolo area urbana “Gullo-Mazzotta” Partito della Rifondazione Comunista

Pronto soccorso di Castrovillari, Laghi: «Cantiere infinito e quattro mesi di silenzi dall’Asp sull’accesso agli atti. Presentata un’interrogazione e un esposto ad Anac e Corte dei Conti»

Il consigliere regionale e segretario questore denuncia: «Lavori che si prolungano senza alcuna previsione certa, il tutto con gravi disagi per i cittadini dell’area del Pollino. Se l’azienda, più volte interrogata, non risponde, lo faranno le autorità competenti».

«Il Pronto Soccorso dell’ospedale di Castrovillari è un cantiere aperto da troppo tempo. Ad oggi non è dato sapere quale sia nel dettaglio lo stato di completamento delle opere progettate, mancano gli arredi, mancano attrezzature fondamentali e, soprattutto, non si hanno notizie di adeguamento dell’organico sanitario. A tutto questo fa da contraltare il silenzio ingiustificabile dell’Asp di Cosenza ad ogni richiesta di chiarimenti». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«Questa situazione va ad aggravare una situazione non certo confortante per i cittadini che necessitino di cure urgenti. Il presidio di Castrovillari, peraltro, soffre da anni di una cronica carenza di personale a tutti i livelli, dai primari ai dirigenti medici, dagli infermieri agli operatori socio sanitari (OSS), al personale amministrativo, cosa che mette a dura prova l’efficienza di diversi reparti e servizi. Eppure il “Ferrari” – spiega il consigliere regionale – è l’unico punto di riferimento sanitario, come spoke, per l’intera area del Pollino. In questo scenario non possiamo permetterci un Pronto soccorso ricollocato da troppo tempo in spazi angusti e disagevoli, per via di un cantiere di cui nessuno conosce i tempi».
«Per questi motivi ho presentato la prima richiesta di accesso agli atti il 28 gennaio 2026, nell’esercizio delle funzioni ispettive di consigliere regionale. Ho chiesto di sapere – spiega Ferdinando Laghi – quali siano i termini del cronoprogramma dei lavori, notizie su eventuali differimenti e la data di conclusione. L’Asp non mi ha risposto. Ho sollecitato il 12 febbraio. Poi il 24 marzo. Il 20 aprile ho reiterato la richiesta, invocando espressamente la norma che obbliga le pubbliche amministrazioni a rispondere entro i termini di legge. In tutta risposta ho ricevuto quattro mesi di silenzi su una questione vitale per la salute di migliaia di persone».
«Sono stato, quindi, costretto – specifica Ferdinando Laghi – a formalizzare un esposto alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, all’Autorità Nazionale Anticorruzione e alla Procura regionale della Corte dei Conti, mettendo in conoscenza il presidente della Regione. Ho anche depositato un’interrogazione alla Giunta per sapere quali provvedimenti, anche urgenti, intenda assumere su un cantiere dalla tempistica misteriosa e su un pronto soccorso provvisorio da oltre un anno».
«Se l’Asp di Cosenza non è in grado di rispondere a un consigliere regionale che chiede atti nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali – conclude il segretario questore del Consiglio regionale della Calabria – impedisce di fatto l’esercizio del mandato che i cittadini mi hanno conferito. Saranno le autorità competenti ad accertare quello che l’azienda non ha voluto dire».

Rifondazione. “Il Comune di Cosenza fa cassa sui Cittadini”

Da alcune settimane in casa dei cosentini e delle cosentine arrivano le “ingiunzioni di pagamento” per omessa corresponsione del tributo per la verifica degli impianti termici relativa all’anno 2020.
Molte famiglie stanno ricevendo addirittura due diverse ingiunzioni per lo stesso impianto.
I controlli sulle caldaie sono stati introdotti con una legge degli anni ‘90 ed al termine della verifica sulla combustione l’impresa che ha la manutenzione della caldaia rilascia un bollino del costo di € 18,00 che poi provvede a versare nelle casse del Comune.
Ebbene, il Comune di Cosenza ha pensato bene di fare cassa in danno ai cittadini: a fronte di un tassa che doveva essere di 18,00 € ad impianto adesso ne richiede ben 120,00€ per l’anno 2020 (l’anno del lock-down).
Quell’anno i controlli furono posticipati e molti saltarono ma, la beffa più grande, è che la maggioranza dei cittadini è in regola ed il Comune ha richiesto ugualmente la tassa.
La situazione è grave: molti cittadini da giorni fanno la fila presso l’ufficio tributi e, dopo aver atteso per ore, si sentono rispondere di dover tornare con la copia della documentazione da presentare al protocollo. Nell’era del digitale il Comune di Cosenza non ha provveduto a creare una piattaforma cui poter accedere per avere e dare informazioni, per cui al danno si aggiunge la beffa.
Solo un’amministrazione con i bilanci in rosso poteva escogitare una mossa del genere.
Rifondazione Comunista è accanto ai cittadini e invita a chiedere l’annullamento delle cartelle quando dovuto.

Circolo area urbana “Gullo-Mazzotta” Partito della Rifondazione Comunista

Rifondazione Comunista, comunicato su gestione disastrosa del 118

Quella che veniva presentata come una modernizzazione aziendalista del 118 si sta rivelando per ciò che è realmente: un disastro burocratico che scarica le proprie inefficienze sulla pelle dei lavoratori della sanità, delle cittadine e dei cittadini, a cui viene sistematicamente negato il diritto fondamentale alla cura e al soccorso tempestivo.

Il quadro sul fronte del personale è specchio di logiche di precarizzazione e frammentazione del lavoro. Il passaggio ad Azienda Zero, basato su una mobilità volontaria, presenta delle criticità che i lavoratori e le lavoratrici hanno evidenziato poiché rischia di svuotare gli organici. Per rimediare a questo vuoto si è inventato l’assurdo escamotage della “dipendenza funzionale”, un limbo giuridico in cui i sanitari restano pagati dalle vecchie ASP ma operano sotto il comando della nuova centrale unica.

Siamo davanti alla scientifica demolizione della catena di comando e alla precarizzazione organizzativa, aggravata dalla dipendenza cronica dal privato sociale e dalle associazioni di volontariato in convenzione – utilizzate come ammortizzatore per non internalizzare i servizi e non assumere – che però non prevedono figure mediche.

Le conseguenze di queste politiche volte al profitto e non alla cura, si misurano purtroppo in vite umane e in tempo prezioso sottratto al soccorso. I dati ufficiali confermano una media regionale dell’intervallo allarme-target superiore ai ventiquattro minuti. La Calabria è strutturalmente fuori dai parametri minimi di sicurezza assistenziale. Condizione grave che la Regione tenta persino di occultare, centralizzando i flussi informativi verso il Ministero per macro-aree geografiche anziché per singole province. È un gioco di prestigio della statistica: si diluiscono i dati per nascondere il totale abbandono delle zone interne, delle comunità rurali e delle fasce sociali più deboli e isolate, dove l’ambulanza è ormai un miraggio. A questo si aggiunge lo spreco intollerabile di mezzi avanzati con medico a bordo per trasporti secondari o codici minori, una inefficienza che priva le reali emergenze di presidi vitali.

Il collasso tocca il fondo nella gestione amministrativa e patrimoniale, dove la logica del debito e l’inefficienza dei manager pubblici nominati dalla politica hanno permesso alle società di riscossione di sottoporre a fermo amministrativo persino le ambulanze.

Vedere i mezzi di soccorso sequestrati per debiti non saldati, e le ASP costrette a riscattarli con pagamenti d’urgenza, dimostra come la sanità pubblica sia scandalosamente ostaggio degli interessi finanziari. Nel frattempo, la Regione non ha nemmeno il controllo della flotta perché alcune aziende provinciali si rifiutano persino di inviare i dati.

Come Rifondazione Comunista Calabria, denunciamo con forza l’atteggiamento omertoso del Dipartimento Salute. La salute non è una merce e il 118 non può essere gestito come un’azienda in liquidazione. Esigiamo che venga rivisto l’accentramento selvaggio di Azienda Zero, si provveda all’internalizzazione di tutti i servizi in convenzione e si avvii un piano concreto di assunzioni pubbliche, stabili e dignitose, per ridare dignità al lavoro e sicurezza al popolo calabrese.

Angelica PerroneResponsabile regionale Sanità Rifondazione Comunista Calabria

Giornate Dossetti 2026. Ritornare a Keynes, Cosenza 23 maggio 2026

Nell’ambito delle Giornate Dossetti 2026, dedicate quest’anno al tema “Economia di guerra / Economia di pace”, l’Associazione Dossetti promuove un incontro pubblico sul tema delle disuguaglianze economiche e sociali, del neoliberismo e delle implicazioni dell’economia di guerra nel contesto internazionale attuale.

Il convegno, che si terrà nella Sala consliare del Comune di Cosenza il 23 maggio prossimo (a partire dalle ore 10), si propone di rileggere il pensiero di John Maynard Keynes come strumento interpretativo per comprendere le crisi del nostro tempo: dall’aumento delle diseguaglianze alla finanziarizzazione dell’economia, dall’indebolimento dei sistemi di welfare all’accelerazione delle spese militari in Europa e nel mondo.

Programma
Saluti istituzionali: Giuseppe Mazzuca, Presidente del Consiglio Comunale di Cosenza
Introduce: Paolo Palma
Intervengono: Domenico Cersosimo e Pasquale Tridico
Modera: Rosa Principe

Antenne 5G, il territorio come bene comune. Laghi: «Marano Marchesato non sia terreno di forzature tecnologiche»

Il consigliere regionale ha depositato un’interrogazione sulla tutela ambientale e sanitaria del territorio: «L’innovazione tecnologica non può prescindere dal rispetto della salute e dalla salvaguardia di un territorio a rischio idrogeologico».

«La politica ha il compito di farsi interprete non solo delle necessità di ammodernamento dei servizi, ma soprattutto della custodia dell’integrità dei luoghi e della salute di chi li vive. È in questo solco, tracciato dal necessario equilibrio tra innovazione e sicurezza, che si inserisce l’atto di sindacato ispettivo che ho inteso rivolgere alla Giunta regionale in merito alla prevista installazione di un’imponente infrastruttura di telefonia mobile nel cuore urbano di Marano Marchesato, in provincia di Cosenza». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«La vicenda, che vede il progetto di una torre 5G alta 35 metri in un’area densamente popolata, non può essere derubricata a mera pratica amministrativa. Ci troviamo di fronte a una criticità – spiega Laghi – che definirei “multilivello”: da un lato la prossimità estrema alle abitazioni – solo pochi metri -, dall’altro una fragilità geologica certificata. L’area individuata ricade infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), zone a rischio medio ed elevato dove la prudenza non è un’opzione, ma un obbligo morale e normativo».
«La tutela della salute pubblica e la sicurezza del suolo sono i pilastri su cui poggia il benessere di una comunità. Ignorare il grido d’allarme di un’Amministrazione comunale e di un comitato di cittadini – rimarca il segretario questore del Consiglio regionale della Calabria – significa abdicare al ruolo di governo del territorio».
«Il Comune di Marano Marchesato ha agito con estrema responsabilità, non opponendo un diniego ideologico, ma proponendo soluzioni alternative e siti idonei – ricorda anche Ferdinando Laghi nell’interpellanza – che permettano la connettività senza sacrificare la sicurezza. Eppure, ci troviamo dinnanzi al rischio di un’imposizione in dissonanza anche con la Legge Regionale n. 44 dell’ottobre 2023, da me proposta. La norma impone chiaramente il criterio della minimizzazione delle esposizioni e riconosce ai Comuni la potestà di indirizzare la localizzazione degli impianti nel rispetto degli standard urbanistici e sanitari».
«Con questa interrogazione chiedo alla Giunta regionale – afferma ancora il consigliere regionale – di farsi parte attiva di un confronto a più voci – la società Inwit, le autorità locali, i cittadini e, non da ultimo anche la Protezione Civile. È fondamentale verificare la reale distanza strutturale dell’impianto dalle abitazioni e, soprattutto, avviare una mediazione che tenga pienamente conto degli interessi e dei diritti anche della popolazione e non soltanto dell’azienda».
«Non possiamo permettere che la transizione digitale avvenga a scapito della serenità dei residenti e dell’incolumità del territorio. La Calabria ha bisogno di infrastrutture moderne, ma devono essere armonizzate con la bellezza e la fragilità del nostro paesaggio. L’ascolto dei cittadini e delle istituzioni locali – conclude Ferdinando Laghi – non è un intralcio burocratico, ma la linfa vitale di una democrazia che voglia dirsi davvero evoluta».