Carpanzano & Marzi, 23 marzo 2024

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Questo sabato 23 marzo, l’ultimo utile per #EscursioniTraMoglieEMarito (poi l’altro è sabato Santo), direzione Sud, Valle del Savuto, e siccome è marzo, potevamo non andare a Marzi? Eh no che non potevamo non andare. Però abbiamo fatto una doppia tappa: ovvero #Carpanzano e #Marzi, due paesi belli belli, confinanti e soprattutto molto accoglienti.
A Carpanzano, la signora Brunella ci ha accompagnato, ha telefonato all’assessore Lillo Sciarratta che ci ha aperto il museo e spiegato un po’ la storia del paese.
Stessa piacevole accoglienza a Marzi.
Insomma, la Calabria è bella tutta e noi calabresi non sappiamo, come ha scritto qualcuno, di abitare nella sala d’aspetto del Paradiso.
Per poco, però, non rimanevamo senza paninA perché i panini erano finiti (sia a Carpanzano che a Marzi), ma abbiamo sopperito (in un alimentari di Marzi) con due fette di pane casereccio di Rogliano con la solita (che ci piace) schiacciata calabrese e provolone insieme alla nostra birricella. Spuntino consumato al sole e poi rientro a Cosenza. Non prima di una fetta di pastiera e di un vassoio di dolci a Rogliano per le figliole.
Buoni passi a tutti e buona Settimana Santa.
Alla prossima

Rota Greca, 9 marzo 2024

Dopo due uscite consecutive verso sud, questo sabato le escursioni tra moglie e marito hanno fatto tappa verso nord, a Rota Greca, a 30 minuti da Cosenza. Il paesino, da subito, si è rivelato il paese del buongiorno, ogni passante incontrato ci ha dato confidenza e regalato un sorriso. D’altronde, è il paese della Pace, c’è una piazza proprio dedicata alla Pace con diverse panchine solidali. È il paese in cui in ogni dove compare il Nostro San Francesco di Paola (al quale è dedicata una chiesa ed una processione in notturna tra il 7 e l’8 settembre) ed è il paese di Angelo De Fiore, vice questore a Roma che ha salvato tanti ebrei durante il nazifascismo.
Bella la chiesa di S. Maria Assunta dove abbiamo offerto una mano a due volontari che stavano spostando pezzi del presepe, e stupendi i portali del centro storico come anche il notevole palazzo Ricci.
Piacevole mattinata e due “panine” top con formaggio di capra e pomodorini secchi sott’olio e le due immancabili birricelle!
Buone cose a tutti e saluti da LaVuretta e Geniale e andiamo a conoscere i paesi di Calabria.
Ah, nel frattempo votate Badolato per il borgo dei borghi sul sito della Rai. Viva la Calabria!

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Motta Santa Lucia, 17 febbraio 2024

Per escursioni tra moglie e marito di questo sabato 17 febbraio, avevamo 4 mete (sempre a mezz’ora da Cosenza): la prima nei boschi di San Benedetto Ullano, tra Laghicello e rifugio Cinquemiglia, la seconda un paesino a nord di Cosenza, ovvero Rota Greca, oppure a Sud, Pedivigliano (Cs) o Motta Santa Lucia (Cz). Siccome, il richiamo della Valle del Savuto è sempre forte, perché così ci guardiamo la bocca di mare, e dall’altra parte il Faeto, S. Lucerna e Scudiero, abbiamo fatto tappa a Motta S. Lucia. Solito girovagare, le chiese (Madonna delle Grazie e S. Lucia), i panorami, quattro chiacchiere con qualcuno del luogo, e “la panina” mangiata nella pace di questo tranquillo paesello, sotto il sole frevaruolu. Buone cose @follower e alla prossima.

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Motta S. Lucia, nell’ambito del territorio della Comunità Montana, si colloca tra i paesi che meglio conservano le caratteristiche dell’origine medievale: la scelta dell’area sulla quale è stato costruito il centro abitato, innanzitutto, risulta chiaramente dettata da considerazioni di ordine strategico; il bisogno di difendersi dalle incursioni dei pirati che, spingendosi all’interno della vallata del Savuto, avevano reso insicuro l’antico centro abitato posto più a valle con la denominazione di “Parchia”, indusse gli abitanti a spostarsi più in alto, in località facilmente difendibile.
In posizione elevata fu costruito il castello feudale, poco distante fu edificata la principale Chiesa della comunità locale; le abitazioni dei Mottesi sorgevano poi lungo la via principale del paese che lambisce Piazza Castello e che coincide con lo spartiacque della collina.
La struttura originaria del paese si è in gran parte conservata perchè il territorio che rapidamente degrada fino a valle ha fortemente ostacolato lo sviluppo urbanistico.
Gli interventi edilizi, pertanto, nel corso dei secoli si sono limitati a ricostruzioni delle antiche abitazioni, in quanto la conformazione del territorio urbano ha reso impossibile la nascita di nuovi quartieri.
Considerate le ristrette possibilità di sviluppo urbanistico della loro cittadina, i Mottesi indirizzarono l’incremento demografico, che pure venne ad interessare la loro comunità fin dalla seconda metà del cinquecento, verso il territorio montano della Diocesi di Martirano.
I vasti possedimenti dell’Abbazia di S. Maria di Corazzo e, soprattutto, i fondi rustici vescovili richiamarono nella vallata dell’Amato un fenomeno di colonizzazione che divenne sempre più intenso ed i cui protagonisti furono essenzialmente i Mottesi.
La comunità Mottese, era sottoposta alla cura spirituale del Vescovato di Martirano. A Motta si trovava una delle principali chiese della Diocesi; intitolata a S.Maria delle Grazie, essa era governata da un Abate, considerato tra le più alte dignità diocesane, coadiuvato da un numeroso e ricco clero che sovrintendeva a tutti gli affari religiosi cittadini ed amministrava, anche tramite procuratori, la cura delle anime della Montagna che tra i seeoli XVII° e XVIII° diventavano sempre più numerose.
Anche dopo la separazione dalla Montagna, il centro storico di Motta S.Lucia nel corso dell’Ottocento ha subito lievi modifiche. Le abitazioni del Seicento e del Settecento si sono conservate anche perchè Motta, in occasione della sommossa antifrancese che nel 1806 coinvolse tutti i paesi del Reventino, non subì il sacco e l’incendio che, disposti da Napoleone che da Parigi seguiva con una certa preoccupazione gli avvenimenti, toccarono invece a Soveria e a Martirano: alcuni cittadini mottesi finirono sotto processo presso la Commissione Militare Francese che operava a Cosenza, ma il centro abitato fu risparmiato dall’assalto delle truppe di occupazione.
Dopo il ritorno dei Borboni al Regno di Napoli, i cittadini rimasti a Motta proseguirono l’opera di ristrutturazione dei fabbricati conservando, per quanto possibile, le caratteristiche principali delle abitazioni: i portali, i balconi e le logge testimoniano ancora questa religiosa cura con la quale i Mottesi hanno sempre cercato di conservare le peculiarietà del proprio centro storico.
In qualche casa si conservano addirittura le scale interne in pietra verde del Reventino costruite con caratteristiche tali da consentire il transito dei muli adibiti all’approvigionamento dell’acqua ad uso domestico e che veniva depositata negli appositi contenitori sistemati nel piano superiore del fabbricato.
Danni irreparabili sono stati arrecati invece dal terremoto del 1905 alla Chiesa Matrice ed al Castello: al loro posto sono sorti l’asilo comunale, l’edificio scolastico ed il Municipio.
Nella seconda metà dell’Ottocento la popolazione locale cercò in qualche modo di arginare le conseguenze della profonda crisi economico-sociale che spingeva all’emigrazione e al brigantaggio, fondando anche una Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Tratto dal sito del Comune

Martirano, 3 febbraio 2024

Oggi, per il sabato dedicato alle #escursionitramoglieemarito, LaVuretta ed io abbiamo scelto di andare a #Martirano, col quale peraltro Aiello Calabro confina e col quale abbiamo in comune i nomi delle frazioni di Piersicu e Muraglie (che però, mi correggo, mi pare essere in territorio di Conflenti). E come Aiello, anche Martirano ha patito il terremoto… Bel paesino, panorama sulla valle del Savuto, e di fronte le colline e la montagna di Aiello. Insomma, anche a Marturanu ci si sente a casa! Non poteva mancare un paninazzo con nduja e pecorino ccu nna bella ddregher! E ‘ntramente ca mangiavemu ne simu puru assullicchjati. Buone cose

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Scigliano, 16 dicembre 2023

Oggi, sabato dedicato come consuetudine a Escursioni tra moglie e marito.
Siccome eravamo in zona Piano Lago, abbiamo pensato: ma perché non andiamo a Scigliano che non ci siamo mai stati? (io ero stato solo al ponte di S. Angelo). E così in mezz’oretta eccoci nel multipaese, un paese sparso, con tante frazioni, tante chiese, dove abbondano le targhe per “Carpanzano” (tutte le strade a Scigliano portano a Carpanzano 😁).
Un giro veloce, ci ha fatto capire che è un paese bello, ma come altri, spopolato.
La panina (pecorino e schiacciata piccante), fatta al minimarket di Calvisi, l’abbiamo consumata sulle scale di San Nicola (a Natale dove sennò?) con l’immancabile birricella.
Buoni passi a tutti i follower da LaVuretta e Geniale Adacquacerze.

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Dipignano, 8.12.2023

Falconara Albanese e Paola, 2.12. 2023

Con la scusa di trovare i fagioli di Falconara Albanese, questa mattina (sabato 2 dicembre) – sempre per la serie escursioni tra moglie e marito – siamo andati a fare un giro nel paese arbereshe. Falconara – 45 minuti da Cosenza, si raggiunge dalla strada che da San Fili sale verso le montagne e che poi scende verso il mare – ha un bel centro storico, pulito, scorci belli. E poi il castelluccio con la chiesa dell’Assunta è certamente da vedere. La ragazza del bar ci aveva detto che porta bene suonare le campane che sono in cima e così abbiamo fatto (un paio di volte, ché non si sa mai). Dopo un giretto tra le viuzze e la visita alla chiesa di San Michele Arcangelo, due bei paninazzi – pecorino e schiacciata piccante – al negozio di alimentari di fronte, panini che abbiamo mangiato (con due immancabili birricelle) in compagnia del busto di Giorgio Castriota, inaugurato pochi giorni fa.

Potevamo ritornare a Cosenza senza passare a trovare il Nostro Patrono di Calabria? No, che non potevamo e così ci siamo diretti a Paola da San Francesco, e abbiamo però tralasciato di acquistare i fagioli per i quali eravamo partiti poiché si vendono direttamente all’azienda agricola che si trova sulla strada da Falconara per Cosenza. E vabbè, sarà per la prossima volta.

Buone cose e alla prossima. Guardatevi le foto…

San Mango d’Aquino, 18 novembre 2023

Questo sabato, col cielo terso, il dilemma era: fare le pulizie di casa oppure andare a fare un giro per Escursioni Tra Moglie E Marito? La seconda opzione è stata più allettante. Dove andiamo? Due proposte sul tavolo: O S. Martino di Finita o San Mango d’Aquino. Abbiamo scelto la seconda. Mezz’ora da Cosenza e siamo nella valle del Savuto. In pratica a casa. Da San Mango vediamo Savuto, Cozzo Piano Grande di Serra Aiello, Aiello nostro con la frazione di Cannavali, Monte S. Angelo, Il Faeto… che vuoi di più? Ah, certo: il mare e lo Stromboli, il fiume Savuto… Innanzitutto, a San Mango, siamo andati a salutare il Patrono San Tommaso d’Aquino, ma anche San Francesco di Paola. Bella la chiesa. In giro abbiamo incontrato Silvano Pucci, ma anche un altro aiellese di origine, titolare del negozio dove abbiamo acquistato i panini, i panzerotti, e dolci vari. Non c’era molto tempo, e così dopo una tappa alla chiesa Madonna dei sette dolori, abbiamo consumato, muglierma Làvura e lo scrivente, panino e birra, ammirando il panorama, e quindi via verso Cosenza. La chiesa della Madonna delle Grazie o della Buda ed un caffè con Armando Orlando rimandati alla prossima visita. Buoni passi a tutti, e jamu caminamu ssi paisi paisi!

Laghi Savuto e Ampollino, 16 giugno 2023

Cosa fare in un pomeriggio di venerdì senza impegni: ciomare e capizziare? Oppure farsi un giro? La seconda che hai detto! E dunque, Geniale e mugliera, anticipando le escursioni tra moglie e marito del sabato, sono andati sul laghetto del Savuto, a Bocca di Piazza dove nasce il fiume che poi dà il nome alla vallata omonima. A Cosenza non era male il tempo, ma in Sila, appena arrivati ha cominciato a piovere e così il Savuto lo abbiamo visto poco e niente. Ci ritorneremo. Ma già che c’eravamo, abbiamo proseguito per il lago Ampollino che viene alimentato anche dal Savuto per far funzionare a dovere la centrale idroelettrica. Il pomeriggio è fatto. Una bevuta d’acqua alla fontana in foto, e ritorno a casa via San Giovanni in Fiore.

Alla prossima e buoni passi a tutti.


Tratto dal sito web Centro Sociale Saliano

Il lago Savuto si trova a pochi km da Saliano, vicino al borgo di Poverella, è stato costruito tra il 1921 e il 1923, e benché non sia molto grande ha ridotto notevolmente la portata originaria delle acque del fiume Savuto dal momento che, una volta invasate, vengono pompate verso il lago Ampollino e quindi, dopo essere sfruttate dalle centrali idroelettriche, vengono scaricate nel mar Jonio. La centrale, costruita nel 1939 (…).
Nell’area della centrale Savuto è presente un complesso abitativo, oramai in stato di abbandono (…)

Altilia e Maione, 10 giugno 2023

Anche questo sabato 10 giugno 2023, ultimo giorno di scuola, non abbiamo mancato di fare l’uscita solita di Escursioni tra moglie e marito. Lauretta ed io, vostro Geniale, abbiamo fatto tappa ad Altilia e Maione e sosta paninica a Belsito.

Altilia e la frazione di Maione sono due piccoli caratteristici centri storici dai bei portali in pietra opera della scuola di scalpellini del luogo. Preso un caffè alla Biblioteca comunale, grazie al gestore del bar, che ci ha aperto il cancello, è stato possibile visitare la grotta di San Francesco di Paola.

Purtroppo, come capita spesso, i centri storici grandi e piccoli sono poco abitati, specialmente il sabato e la domenica quando le persone che vanno “riunde” si dedicano a conoscere i paesi di Calabria. Pensate che abbiamo trovato pure un albero “carrico” di ciliegie non sch-carato e ne abbiamo approfittato.

Non trovando un posto per farci un panino e bere la nostra birricella, ci siamo fermati, on the road, sulla via del ritorno per Cosenza.

Anche questa è fatta, Alle prossime.

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