di Ferruccio Policicchio Duecentoventisette anni fa, il 7 gennaio 1797 nasceva il tricolore. La Repubblica Cispadana, per la prima volta, adottò il tricolore deliberando il seguente: […] Reggio Emilia, 7 gennaio 1797, ore 11. Sala Patriottica. Gli intervenuti sono 100, deputati delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Giuseppe Compagnoni di Lugo fa mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Vien decretato. […]. Buon compleanno, Tricolore!
di Ferruccio Policicchio Il piroscafo “Cagliari”, circa ottomila tonnellate, carico di 24.000 cassette di arance e limoni, è stato colpito la sera del 6 maggio 1941, alle ore 18:45, alla distanza di circa 4 miglia nel mare prospiciente al comune di Fuscaldo nel mar Tirreno, da due siluri nemici calando a picco in meno di tre minuti. Il suo equipaggio era composto da 52 uomini. I pescatori di Fuscaldo, 26 uomini con tre scialuppe, come vuole la legge del mare, subito si prodigarono con slancio fraterno per il salvataggio dei naufraghi del piroscafo. Immediatamente salpò, con sette marinai, l’imbarcazione denominata “Onorata” il cui capo barca era Giuseppe Pollola fu Francesco, prima barca a salpare, prima barca a rientrare con 13 naufraghi, quasi tutti i feriti. Subito dopo furono mollati gli ormeggi dell’imbarcazione “S. Lucia” con nove uomini, capo barca Damiano Piemontesi di Stefano; a seguire fu messa in mare, con 10 marinai, l’imbarcazione “S. Anna”, capo barca Carmine Piemontese di Stefano. Le due scialuppe rientrarono insieme con 28 naufraghi. Dopo sei ore di permanenza, dalle acque, riuscirono a portare a terra 41 superstiti mancando all’appello 11 persone. Il giorno dopo Giuseppe Pollola e altri, senza sorte, ripresero il mare alla ricerca di altri superstiti. Giorno 8 fu spiaggiato e rinvenuto morto da alcuni pescatori Antonio Sanfilippo, da Palermo, primo ufficiale macchinista, nella spiaggia di Acquappesa. Tra i 41 che furono tratti in salvo vi erano 11 feriti e tra questi tre gravissimi, tutti ricoverati presso l’ospedale civile di Cosenza dove uno vi morì. I soccorritori furono segnalati al Prefetto di Cosenza per la concessione di un eventuale attestato di benemerenza civile. Ebbero in beneficenza solo il prodotto, recuperato, che il “Cagliari” trasportava. Il piroscafo “Cagliari” era un mercantile a vapore con tre alberi sequestrato alla società di navigazione Raffaele Rubattino da Carlo Pisacane con l’intento di promuovere, nel giugno 1857, regnando Ferdinando II di Borbone, una rivolta nelle provincie meridionali del regno delle due Sicilie.
SUL DISASTRO AEREO AVVENUTO AD AJELLO CALABRO di Ferruccio Policicchio*
Nel pomeriggio del 10 febbraio 1940, due contadini del posto, all’avv. Gaetano Solimena, Podestà di Ajello Calabro, diedero la notizia che intorno alle ore 15:00, un velivolo precipitò in tenimento di Aiello C., nel bosco Faeto, località impervia a circa otto chilometri dal centro. Nulla seppero dire di più preciso. Causa probabile del disastro fu una violenta bufera. I soccorsi, unitamente alle autorità locali ed ai RR. CC. giunsero immediatamente sul posto, ma le ricerche dovettero subito sospendersi oltre che a causa dell’imperversare della bufera anche per l’arrivo della notte. Mentre il Podestà dispose che il posto telefonico rimanesse aperto fino a nuova disposizione, aereo e salme furono piantonate e le ricerche ripresero con le prime luci del giorno. L’apparecchio apparteneva alla compagnia “Ala Littoria”, partito da Rodi con destinazione Roma. I morti furono dieci, dieci cadaveri carbonizzati ed identificati, chi mediante conoscenza personale da parte di agenti della stessa compagnia e chi mediante i documenti personali. Essi erano:
Conte Alfredo Dentice di Frassa, di anni 67, senatore del regno;
Negri Angelo fu Giuseppe, comandante dell’apparecchio, nato a Milano il 10.11.1890;
Montello Gaetano di Antonio, nato a Roma il 10.4.1915, secondo pilota;
Zoin Dino fu Achille, nato ad Alessandria il 22.5.1906, marconista;
Clerici Pietro di Giuseppe, nato a Lomazzo (?) il 2.11.1905, motorista;
Avon Guido di Vittorio, nato a Sequals (?) il 27.11.1905, barista di bordo;
Comm. Rag. Aleozer Eduardo fu Antonio, nato a Palermo il 31.7.1894, della compagnia Ala Littoria;
Valassiadis Basile fu Costantino, nato a Costantinopoli il 22.6.1907, secondo pilota aggiunto;
Zacchetti Guido fu Leopoldo di anni 41 nato a Valenza, capitano di fregata, sotto capo pilota;
Casazza Girolamo della 162ª squadriglia di Rodi (non meglio identificato).
Nel luogo del disastro giunsero i parenti dell’ammiraglio Dentice. Giorno 12 febbraio arrivarono a Santa Eufemia in treno, per proseguire in automobile per Ajello, il consigliere nazionale Plingher, presidente dell’Ala Littoria. Il presidente del senato telegrafò al Prefetto chiedendo, qual ora i funerali avessero avuto forma ufficiale, d’invitare i senatori calabresi ad intervenire in rappresentanza del Senato. In loro assenza delegò il Prefetto. Le bare, tutte ben composte, furono ospitate nel locale del fascio. I funerali ebbero luogo il 13 febbraio alle ore 10:00 e, dopo il sacro rito, le Salme furono traslate nel locale cimitero per farle poi proseguire, il giorno dopo, verso i differenti luoghi di destinazione. Il seguente 20 febbraio, il Prefetto, al Podestà, scriveva il seguente: «Esprimo il mio vivo e particolare ringraziamento a Voi e a quanti altri hanno con Voi collaborato nell’opera mirabilmente svolta, con spiccato sentimento di solidarietà umana, in occasione della luttuosa circostanza verificatasi nel territorio di cotesto Comune per la caduta dell’apparecchio dell’Ala Littoria.»