Cosenza, Busento e Crati in piena 13.02.2026

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Aiello Calabro, Comunali 2022. I video degli incontri delle tre liste e i programmi elettorali

Per comodità nostra e dei navilettori, vi proponiamo di seguito i link dei video della campagna elettorale andati in diretta su Facebook, relativi alle tre liste in corsa per l'elezione di Sindaco e Consiglio Comunale di Aiello Calabro. 
L'elenco è in continuo aggiornamento (11.6.2022).
Buona visione

Vedi post precedente su composizione liste
Video primo appuntamento
- Lista Futuro Aiello - Candidata a Sindaco Fenice Bossio 24 maggio 2022 (video 2)
- Lista Uniti per Aiello - Candidato a Sindaco Luca Lepore 30 maggio 2022
- Lista Di.Li.On - Candidato a Sindaco Antonio Caputo 2 giugno 2022 (video 2)

Video secondo appuntamento
- Lista Futuro Aiello - Candidata a Sindaco Fenice Bossio 5 giugno 2022
- Lista Di.Li.On - Candidato a Sindaco Antonio Caputo 6 giugno 2022
- Lista Uniti per Aiello - Candidato a Sindaco Luca Lepore 7 giugno 2022

Video terzo appuntamento
-  Lista Di.Li.On - Candidato a Sindaco Antonio Caputo - 8 giugno 2022 ore 19 (video 1 - video 2)

Video quarto appuntamento
-  Lista Di.Li.On - Candidato a Sindaco Antonio Caputo - in programma 9 giugno 2022 ore 19

Chiusura Campagna elettorale
- Venerdì 10 giugno 2022 - lista Uniti per Aiello (Piazza Municipio)
- Venerdì 10 giugno 2022 - Lista Aiello Futura (Piazza S. Maria)
Programmi elettorali

Lista 1 Di.Li.On
Lista 2 Uniti per Aiello
Lista 3 Futuro Aiello
Link alle Pagine Facebook delle liste

Lista 1 Di.Li.On
Lista 2 Uniti per Aiello
Lista 3 Futuro Aiello

Aiello Calabro, Comunali 2022. Tre liste per le elezioni del Sindaco del 12 giugno

Ecco i candidati a Sindaco, le denominazioni delle liste e gli aspiranti consiglieri. In attesa di leggere i programmi, facciamo un In bocca al lupo a tutti.

Continua a leggere Aiello Calabro, Comunali 2022. Tre liste per le elezioni del Sindaco del 12 giugno

Madonna del Pilerio, Patrona di Cosenza

Ritaglio video del 12 febbraio 2020
La Patrona di Cosenza, scatto del 12 febbraio 2022, al termine della S. Messa delle ore 10

Festa Madonna del Pilerio 12 febbraio 2022, ore 17 (in diretta Facebook)

Storia locale. L'influenza Spagnola ad Aiello Calabro nel 1918

La situazione pandemica attuale dovuta al coronavirus, che sta interessando anche l’Italia, in maniera più grave di quanto ci si aspettasse, somiglia molto ad un’altra pandemia – la Spagnola – che un secolo fa, sul finire della Prima Guerra Mondiale, tra il 1917 ed il 1920*, cagionò decine di milioni di morti in tutto il mondo ed in Italia circa 600 mila.
Su questo aspetto, da tempo, avremmo voluto fare una ricerca per sapere cosa successe ad Aiello, quanti furono i morti; come si affrontò la malattia. Bisognerà per questo cercare documentazione dell’epoca.
Nel frattempo, però, grazie alla signora Maria Luisa Cicero che ci ha fornito dei ritagli di giornale, apprendiamo che le vittime Aiellesi per il morbo furono circa un centinaio.
Abbiamo trascritto uno degli articoli di Cronaca di Calabria del 3 novembre 1918, che fotografa abbastanza chiaramente la situazione e ve lo proponiamo.
Buona lettura.
 
 
Situazione Sanitaria grave
(x.y.) – La pandemia d’influenza, apparsa qui, in forma vaga e lieve, negli ultimi di settembre, si è andata man mano accentuando e aggravando.
Nel primo periodo, quando forse era possibile infrenare e debellare il morbo, di botto si restò senza medico e senza ufficiale sanitario e non fu eseguita disinfezione alcuna. Quando arrivò il dott. Luigi Florio d’Amantea, che moltiplicò le sue cento virtù di mente e di cuore, il morbo avea già assunto proporzioni serie e si andava generalizzando. Molti infermi l’egregio Sanitario di Amantea ebbe a strappare alla morte. Quindi venne il sottotenente medico dott. Pasquale Pignataro, nostro conterraneo anche lui giovane valoroso instancabile, dall’animo trasparente al più sconfinato altruismo. È sempre su e giù in giro per l’abitato, per le frazioni; corre per le campagne, visita dì e notte gl’infermi, che superano i duemila. Molti sono stati da lui salvati. Molti nondimeno i decessi**, moltissimi i moribondi. Occorre un altro Sanitario data l’estensione del territorio. Occorrono aiuti adeguati. C’è famiglie intere colpite e languenti, prive di qualsiasi soccorso.
Urge l’invio di un plotone di soldati per far le veci della gente laboriosa, volenterosa, e pietosa, che manca, urge una squadra di disinfezione, urgono medicinali.
Il Comitato locale di salute pubblica, fa del suo meglio, ma fa ben poco, sprovvisto com’è di mezzi adeguati.
Si è avuto un po’ di medicinali dalla Croce Rossa d’America; qualche cassetta di latte condensato dal chiaro Comm. Berardelli e dall’illustre Prefetto e lire trecento, per gli ammalati poveri, dal Comitato Sanitario provinciale.
Il Sindaco Cav. Attilio Solimena ed il presidente della Congregazione di carità, Cav. Luigi Malta, fra le molte cose utili che fanno pensano di istituire una cucina economica pei poveri.
Il presidente del Comitato Sanitario, avv. Cav. Giovanni Solimena, incurante dei pericoli, per sé e e per la numerosa famiglia, ha aperto si può dire la sua casa a tutti: in sua casa si prepara e si distribuisce il latte, il chinino, la tintura di jodio, i sussidi pei poveri.
L’egregio uomo, nella qualità di commissario intercomunale per l’assistenza civile e la propaganda interna, è l’attività e la fattività fatte persone: scrive, telegrafa, provvede, dispone, chiede, prega, ottiene. Molto fa; ma non può però fare quanto la gravissima situazione richiede. Lo stesso cav. Avv. Nicola Viola deputato provinciale, in Cosenza, moltiplica il suo buon volere e le sue molte energie a profitto del suo paese natio; le autorità provinciali lo ascoltano e ne esaudiscono le preci; ma ripeto, occorrono provvidenze energiche adeguate e pronte; ché Aiello corre un’assai funesto autunno.
Chi sa dove andremo a finire…
 
*Il virus si diffuse in tre diverse ondate: primavera 1918, autunno 1918 e gennaio 1919. 
** Nel numero 92 di Cronaca di Calabria del 21 novembre 1918, si accenna a circa cento persone decedute sino a quel momento.
 
 

Pillole di storia locale. Il disastro aereo avvenuto ad Ajello il 10 febbraio 1940. Tra i dieci morti, il Sen. Alfredo Dentice

Ritaglio de Il Popolo d’Italia 13 febbraio 1940

SUL DISASTRO AEREO AVVENUTO AD AJELLO CALABRO
di Ferruccio Policicchio*

Nel pomeriggio del 10 febbraio 1940, due contadini del posto, all’avv. Gaetano Solimena, Podestà di Ajello Calabro, diedero la notizia che intorno alle ore 15:00, un velivolo precipitò in tenimento di Aiello C., nel bosco Faeto, località impervia a circa otto chilometri dal centro. Nulla seppero dire di più preciso. Causa probabile del disastro fu una violenta bufera. I soccorsi, unitamente alle autorità locali ed ai RR. CC. giunsero immediatamente sul posto, ma le ricerche dovettero subito sospendersi oltre che a causa dell’imperversare della bufera anche per l’arrivo della notte. Mentre il Podestà dispose che il posto telefonico rimanesse aperto fino a nuova disposizione, aereo e salme furono piantonate e le ricerche ripresero con le prime luci del giorno. 
L’apparecchio apparteneva alla compagnia “Ala Littoria”, partito da Rodi con destinazione Roma. I morti furono dieci, dieci cadaveri carbonizzati ed identificati, chi mediante conoscenza personale da parte di agenti della stessa compagnia e chi mediante i documenti personali. Essi erano: 

  • Conte Alfredo Dentice di Frassa, di anni 67, senatore del regno;
  • Negri Angelo fu Giuseppe, comandante dell’apparecchio, nato a Milano il 10.11.1890;
  • Montello Gaetano di Antonio, nato a Roma il 10.4.1915, secondo pilota;
  • Zoin Dino fu Achille, nato ad Alessandria il 22.5.1906, marconista;
  • Clerici Pietro di Giuseppe, nato a Lomazzo (?) il 2.11.1905, motorista;
  • Avon Guido di Vittorio, nato a Sequals (?) il 27.11.1905, barista di bordo;
  • Comm. Rag. Aleozer Eduardo fu Antonio, nato a Palermo il 31.7.1894, della compagnia Ala Littoria;
  • Valassiadis Basile fu Costantino, nato a Costantinopoli il 22.6.1907, secondo pilota aggiunto;
  • Zacchetti Guido fu Leopoldo di anni 41 nato a Valenza, capitano di fregata, sotto capo pilota;
  • Casazza Girolamo della 162ª squadriglia di Rodi (non meglio identificato).

Nel luogo del disastro giunsero i parenti dell’ammiraglio Dentice. 
Giorno 12 febbraio arrivarono a Santa Eufemia in treno, per proseguire in automobile per Ajello, il consigliere nazionale Plingher, presidente dell’Ala Littoria.
Il presidente del senato telegrafò al Prefetto chiedendo, qual ora i funerali avessero avuto forma ufficiale, d’invitare i senatori calabresi ad intervenire in rappresentanza del Senato. In loro assenza delegò il Prefetto.
Le bare, tutte ben composte, furono ospitate nel locale del fascio. I funerali ebbero luogo il 13 febbraio alle ore 10:00 e, dopo il sacro rito, le Salme furono traslate nel locale cimitero per farle poi proseguire, il giorno dopo, verso i differenti luoghi di destinazione.
Il seguente 20 febbraio, il Prefetto, al Podestà, scriveva il seguente: «Esprimo il mio vivo e particolare ringraziamento a Voi e a quanti altri hanno con Voi collaborato nell’opera mirabilmente svolta, con spiccato sentimento di solidarietà umana, in occasione della luttuosa circostanza verificatasi nel territorio di cotesto Comune per la caduta dell’apparecchio dell’Ala Littoria.»

*Storico della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e dell’ICSAIC.

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Nota archivistica:

  • Archivio di Stato Cosenza, Prefettura – Gabinetto – Macero, b. 184, f. 41.

Vedasi anche:

Nell’anniversario della fondazione dei Carabinieri, anche un ricordo di famiglia

Il 5 giugno, nella giornata in cui ricorre anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, oltre a ricordare il carabiniere Aloe, ci piace ricordare anche un nostro prozio, pure lui carabiniere, di Aiello Calabro, che nel corso del suo lavoro, una mattina di aprile del 1968, a Firenze, venne ferito durante un tentativo di rapina in banca. Zio Ernesto non fu il solo della famiglia Guzzo Foliaro a far parte dell’Arma: insieme a lui anche i fratelli Amedeo ed Eugenio.

Qui di seguito, il ritaglio de La Stampa del 30 aprile 1968, pag. 4 che parla di Ernesto Guzzo.

Lago ricorda il carabiniere Giovan Battista Aloe

Il 5 giugno ricorre l’anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Nel post si ricorda il sacrificio di alcuni Carabinieri, in particolare di Giovan Battista Aloe di Lago morto in un agguato a Palermo insieme ad altri colleghi, nell’agosto del 1949.

LAGO, CS – Aveva solo 22 anni Giovanni Battista Aloe quando muore in un agguato a Palermo insieme ad altri sei carabinieri. Quell’episodio tragico, avvenuto la sera del 19 agosto 1949, è conosciuto come l’eccidio di Passo Rigano. Fu una bomba a far saltare in aria un autocarro dei Carabinieri del battaglione mobile “Palermo”. Stavano recandosi alla caserma di Bellolampo perché era stata presa d’assalto dalla banda di Salvatore Giuliano. Già anni prima, a dicembre 1945, quel presidio dell’Arma aveva subìto altri attacchi dallo stesso bandito.

Quella sera d’agosto, i militari sono in convoglio mandati come rinforzi a Bellolampo. Sono una sessantina di Carabinieri e tra questi c’è Giovan Battista Aloe. Perlustrano l’area ma non c’è nessuna traccia del gruppo comandato dal cd re di Montelepre, solo qualche bossolo a terra ma niente di più. Sulla strada del ritorno, però, li aspetta la brutta sorte. C’è una grossa mina che viene azionata al passaggio degli automezzi.

Sono le 21.30. L’ultimo camion, con 18 carabinieri a bordo, salta in aria. Si contano subito sei carabinieri morti e una decina di feriti gravi, uno dei quali morirà il giorno dopo all’ospedale militare di Palermo. Si chiamavano: Pasquale Marcone(Napoli), Armando Loddo (Reggio Calabria), Gabriele Palandrani (Ascoli Piceno), Sergio Mancini (Roma), Antonio Pubusa (Cagliari), Ilario Russo (Caserta) e, appunto, Giovanni Battista Aloe.

La notizia del sacrificio del giovanissimo carabiniere, come tutte le brutte notizie, arriva subito a destinazione. Il papà l’apprende dalla radio. Tutta la comunità di Lago, suo paesino d’origine, in provincia di Cosenza, è profondamente sgomenta. Fernanda, una delle sorelle del carabiniere, all’epoca aveva solo 5 anni, ma ricorda bene lo straziante dolore della famiglia. “In quei tempi, subito dopo la seconda guerra mondiale – così raccontaagli alunni della III A del plesso di Lago dell’Istituto “Mameli-Manzoni” di Amantea che hanno raccolto testimonianze per una ricerca dettagliata sull’avvenimento -, c’era molta fame e Giovan Battista per non essere di peso alla già numerosa famiglia (sette sorelle e un fratello) decise di arruolarsi nell’Arma. Era un giovane molto voglioso di farsi una propria famiglia. Si era arruolato all’età di 22 anni. Dopo l’ufficialità della notizia, solo papà andò a Palermo, accompagnato dai miei zii. Mia madre non poté partecipare perché ebbe uno shock tremendo, per la perdita dell’amato figlio, che gli impedì di presenziare alle esequie. Ho vaghi ricordi del suo funerale celebrato a Lago: ricordo una moltitudine di persone che in modo silenzioso rendevano omaggio alla salma di Giovan Battista e che il via vai continuò a casa anche nei giorni seguenti.

I funerali si svolsero nella Cattedrale del capoluogo siciliano ed in seguito la salma di Aloe venne traslata a Lago dove riposa nella cappella di famiglia.

La memoria di quel sacrificio è sempre viva nella comunità. Nel 2009, a distanza di 60 anni, la famiglia aveva inteso affiggere sulla strada a lui intitolata una lapide. Anche l’Amministrazione comunale, in passato, aveva apposto una lapide all’ingresso della Casa Comunale, per ricordare “il sacrificio del carabiniere Giov. Battista Aloe che il 19.8.1949 immolando in Palermo la sua giovane vista volle che anche nella lotta contro il brigantaggio in nome di Lago fosse tra i primi a rifulgere”.

Ad aprile 2017, su decreto del Presidente della Repubblica, ad Aloe e agli altri sei carabinieri vittime della strage viene conferita la medaglia d’oro al merito civile. Aloe, è scritto nella motivazione: “Con eccezionale coraggio e ferma determinazione, unitamente ad altri militari, non esitava a raggiungere una stazione dell’Arma proditoriamente attaccata da un gruppo di malviventi appartenenti a una tenutissima banda armata. Al termine dell’intervento, sulla strada del ritorno, veniva mortalmente investito dalla violenta deflagrazione di un ordigno azionato dai malviventi al passaggio dell’autocarro su cui viaggiava. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e di elette virtù civiche, spinti fino all’estremo sacrificio”.

Il 5 giugno ricorre l'anniversario della fondazione dell'Arma dei Carabinieri.
Nel post si ricorda il sacrificio di alcuni Carabinieri, in particolare di Giovan Battista Aloe di Lago morto in un agguato a Palermo insieme ad altri colleghi, nell'agosto del 1949.

RASSEGNA STAMPA

Il Quotidiano del Sud 5 giugno 2019, pag. 37

Don Ortensio Amendola torna alla Casa del Padre. Era stato parroco di Aiello per oltre un cinquantennio, dal 1954 al 2008

Aiello Calabro, CS – Don Ortensio Amendola, parroco emerito di S. Maria Maggiore e Canonico della Cattedrale di Cosenza, è tornato alla casa del Padre. L’anziano sacerdote, che a marzo scorso aveva compiuto 96 anni, è deceduto mercoledì mattina. Era stato parroco di Aiello per più di un cinquantennio, dal 1954 al 2008.

Aiello Calabro, CS – Don Ortensio Amendola, parroco emerito di S. Maria Maggiore e Canonico della Cattedrale di Cosenza, è tornato alla casa del Padre. L’anziano sacerdote, che a marzo scorso aveva compiuto 96 anni, è deceduto mercoledì mattina. Era stato parroco di Aiello per più di un cinquantennio, dal 1954 al 2008.

I funerali si sono tenuti giovedì 16 maggio pomeriggio in S. Maria Maggiore, nella parrocchia dove ha esercitato per decenni il suo ministero sacerdotale. A officiare la funzione religiosa c’erano il parroco don Jean Paul Mavungu, don Leonardo Bennardo, don Bruno Dante, don Apollinaris Mashughuli, don Jean Pierre Katumbayi ed il vicario del vescovo di Cosenza, don Pasquale Traulo.

La sua figura è stata ampiamente tratteggiata prima dell’inizio della Messa, dallo stesso parroco don Mavungu, dall’assessore comunale Lucia Baldini e da un componente della famiglia del religioso. Don Ortensio era nato a Longobardi, paesino della provincia di Cosenza, il 22 marzo del 1923. Aveva intrapreso gli studi in Seminario ed era stato ordinato sacerdote il 30 settembre 1945. Nove anni più tardi, viene nominato nuovo parroco di S. Maria Maggiore da Monsignor Agostino Saba, vescovo della Diocesi di Tropea alla quale il paese allora apparteneva. Aiello, in quel periodo era suddiviso in tre parrocchie: Santa Maria Maggiore; San Giuliano e Santi Cosma e Damiano. In seguito, agli inizi degli anni ’60, tutte e tre le parrocchie furono accorpate e don Ortensio ne divenne unica guida sino a novembre 2008, quando venne nominato l’attuale parroco don Jean Paul Mavungu. Nell’arco di oltre 50 anni, don Ortensio Amendola ha svolto ininterrottamente l’opera pastorale e sociale nella comunità, sia religiosa che laica, che ha abbracciato diverse generazioni. Ha somministrato sacramenti ed insegnato religione nelle scuole locali. Un grande conoscitore della Parola di Dio, ed uomo di cultura. Qui ad Aiello Calabro ha festeggiato i suoi 50 anni di sacerdozio, ed anche i 50 di parrocato, e rappresenta certamente un pezzo importante della storia locale.

Don Ortensio ora riposa nel Cimitero del paese, nella cappella della famiglia Marinaro, che ha fatto dono del loculo al prelato aiellese.

Fonte: Il Quotidiano del Sud del 19 maggio 2019, pag. 21

Il terribile sisma del 27 marzo 1638 che distrusse Aiello, nella poesia di Giuseppe Di Valle

“(…) Il 27 marzo del 1638un terribile moto tellurico  – scrive Rocco Liberti in Storia dello Stato di Aiello in Calabria – aveva ridotto in macerie gran parte delle città calabre e aveva prostrato a tal punto la stessa Aiello, che da quell’epoca non riuscì più a risollevarsi completamente ed a ritornare agli antichi splendori. Ecco come il parroco del tempo descrisse il triste avvenimento sul registro dei morti: “ (…) Aiello, che nell’occasione venne quasi distrutta, dovette lamentare la perdita di ben 239 vite umane e il crollo parziale del castello, con abbattimento delle mura e delle torri”.
Qui di seguito, riportiamo la poesia di Giuseppe Di Valle, tradotta dal latino dallo stesso Liberti.

Fermati
o viandante
non ti farò indugiare.
Ohimè ohimè, ora son irti
e
squarciati
ruderi
quei bastioni che
la Magna Grecia edificò
saldi contro il tempo
sicuri contro il nemico
lusingando
Flora, Pomona, e Cerere.
E si abbattè insospettato
il terremoto
nelle soavissime delizie.
Ohimè quanti morti
ohimè quanti morti
quanti dirupi ohimè
nonché vita fluente
in cruento e frettoloso sepolcro.
Va’ ora e impara la sorte della Terra
dal destino sfavorevole.
Impara la lealtà della Terra.

1638
Giuseppe di Valle
superstite inconsapevole
e piangente della distrutta Patria.

Si veda anche: Aiello ad Litteram, pp. 148-149